Corso di sociologia della famiglia A.A. 2007/2008
Introduzione
La famiglia è un qualcosa di cui ognuno di noi ha esperienza, cioè ognuno di noi viene fuori da una famiglia. Nel linguaggio comune, famiglia significa tanto, perché questo termine lo si può usare per indicare un modello di struttura della società, nel senso che la nostra società è organizzata attraverso dei piccoli nuclei che si definiscono famiglia. Per come lo studia la sociologia, lo si deve rendere un po’ più ampio, nel senso che lo si deve trasformare in un concetto, in un qualcosa di astratto. Non si può parlare ogni volta di famiglia e cercare di definire continuamente il discorso, perché ognuno di noi ha esperienza di famiglie diverse. Per cui decidiamo di astrarre il concetto di famiglia dando una definizione il più possibile generale.
“La famiglia, tanto per un individuo, tanto per una società, è un legame simbolico che va oltre la vera natura e instaura l’ordine della cultura.”
Per essere famiglia c’è bisogno che la società in cui vivo mi riconosca in quanto tale. Quindi, in questo senso, dal mero dato naturale che è l’attrazione tra due persone, famiglia significa aggiungere un elemento culturale, di valore che è condiviso dalla società in cui le persone si trovano a vivere.
“L’ordine della cultura inteso come ordine significativo del mondo, cioè per dare un senso a ciò che viviamo in cui gli individui anche con difficoltà, distorsioni e fallimenti, trovano la loro identità e la loro posizione nello spazio e nel tempo sociale con riferimento, in particolare, al genere e all’età.”
Ognuno di noi si riconosce membro della società, perché ha un nome e un cognome e quest’ultimo deriva da un’appartenenza ad una famiglia. Come individui nella famiglia ci si forma all’interno di essa come persone: si dice che la famiglia risponde ad una funzione fondamentale nella società che è quella della socializzazione primaria, ebbene la famiglia è la prima agenzia di socializzazione primaria; è quella che imprime, bene o male, le prime regole che poi permetteranno di vivere nella società.
L’esperienza in famiglia si fa attraverso due modalità:
- Genere (il sesso a cui si appartiene);
- Generazione (il posto nella linea generazionale che si occupa).
Per fare un esempio, la donna farà esperienza di figlia, di moglie, di madre, di nonna, però è un modo di fare esperienza che ha già le sue regole; nello stesso tempo, a seconda dell’età che ci colloca in una linea generazionale, si è figli, nipoti, genitori, nonni. Dunque, per ogni ruolo, vi sono dei compiti ben precisi da assolvere all’interno della famiglia.
Famiglia non è uguale a matrimonio. Quest’ultimo è il modo in cui due persone si uniscono per formare una famiglia; ma famiglia non significa necessariamente matrimonio, perché nelle scienze sociali ci sono delle famiglie che non presuppongono un matrimonio, ma comunque, sono famiglie lo stesso. La famiglia può essere definita come un insieme di due o più persone legate da:
- Vincoli di sangue,
- Matrimonio o adozione,
- Un’unità economica; sono responsabili della reciproca cura e spesso vivono insieme nel medesimo aggregato domestico.
Per vincoli di sangue si intende la parentela; matrimonio, cioè due persone, liberamente, scelgono di unirsi davanti ad un pubblico ufficiale, all’altare con i testimoni o di adozione, nel senso che si appartiene ad una famiglia perché si è adottati e non per vincolo di sangue; unità economica, nel senso che i beni economici, il reddito, ecc. è tutto in comune tra queste persone che stanno insieme e sono una famiglia; per cura, vuol dire che si sostengono non solo economicamente, ma anche affettivamente e materialmente.
Matrimonio e famiglie
Matrimonio è un termine che comporta più problemi quando si vuole definire cosa sia una famiglia. Il matrimonio è definito come un legame tra un uomo e una donna allo scopo di formare una famiglia. Da un punto di vista etimologico, il termine matrimonio vede un’ambivalenza:
- Matri-monus = compito della madre;
- Mater-munere = proteggere la madre;
quindi, la caratteristica principale del matrimonio è che ci sia una madre.
Ci sono due modalità generali, idealtipiche di famiglie: vi possono essere le famiglie monogamiche e le famiglie poligamiche: le prime sono le famiglie in cui ci si sposa o si sta insieme, approvati dalla società, con una persona per volta; nel caso delle seconde, invece, la legge consente di sposarsi contemporaneamente con più persone. A loro volta, le famiglie poligamiche si dividono in famiglie poliandriache, nel momento in cui una donna sposa due uomini, e famiglie poliginiche, quando è un uomo che sposa più donne. C’è stato un autore, Murdock, che nel 1949 ha compiuto un’indagine e ha visto che su 250 società: 40 erano monogamiche; 145 poliginiche; 2 poliandriache. Queste differenze sono dovute a reazioni di adattamento all’ambiente che ci circonda.
I vincoli di sangue e la parentela
Ritornando ai vincoli di sangue, questi, in linea di massima, significano parentela, che è un altro modo di intendere la famiglia; però, la parentela, di solito, non è l’insieme di quelle persone che vivono nello stesso tetto: generalmente, non si vive insieme a nonni, cugini e parenti, ma si è legati dai vincoli di sangue per cui si può dire che si è di una stessa famiglia. La parentela si distingue in due grandi linee, ossia in tipo:
- Cognatico (sono tutti parenti sia da parte di padre sia da parte di madre);
- Unilineare (sono parenti o da parte di padre o da parte di madre).
Ci sono due filoni principali per studiare la famiglia:
- La teoria funzionalista, che è quella che cerca di studiare la famiglia rispondendo alle funzioni che la famiglia assolve nella società;
- La teoria del conflitto, che non esclude i conflitti all’interno della famiglia.
I capitolo – chi vive con chi
Le teorie principali che studiano la famiglia sono:
- La teoria funzionalista;
- La teoria del conflitto.
La teoria funzionalista
Nella teoria funzionalista si hanno due grosse branche delle scienze sociali che se ne occupano, quali l’antropologia e la sociologia. Per l’antropologia, la funzione principale della famiglia è quella dell’allevamento e la cura dei figli. Essendo questi quelli che hanno bisogno di più cure, la natura stessa si è preoccupata di far d’istinto lo stare insieme di due persone e di proteggere questi cuccioli. Per i sociologi, le funzioni della famiglia sono maggiori: la riproduzione, sia fisica (degli individui), sia sociale (nel senso di socializzazione primaria); la cura dei bambini e di tutti i non autosufficienti; l’educazione; la regolarizzazione della sessualità (in quanto in famiglia la sessualità tra un uomo e una donna è socialmente approvata); la condivisione economica (di tutti i beni che la famiglia produce e acquisisce fuori); la divisione del lavoro tra i sessi, perché la famiglia è il luogo dove si sperimenta l’assolvere a funzioni di lavori differenti che nel contempo si completano.
La teoria del conflitto
La teoria del conflitto si fa a due autori classici che sono Weber e Marx e, in particolare, per ciò che riguarda la sociologia della famiglia l’idea del conflitto non è da leggere in senso negativo, ma nel senso che si tratta di persone di sesso e di età differenti che non la pensano allo stesso modo. Dunque, la maniera in cui la famiglia va avanti nella sua vita e nella società è, appunto, il conflitto, il contrasto letto in termini positivi. Per applicare la teoria del conflitto alla sociologia della famiglia, i sociologi si sono immaginati di studiare la famiglia attraverso la struttura che la compone. Per struttura si intende la convivenza, cioè un tipo di vincoli che lega i membri di una convivenza. Ovviamente, ai fini dello studio della famiglia, ci si muove lungo due assi quali le generazioni (come rapporto tra i membri di età differenti) e il genere (come rapporto tra i membri di sessi differenti).
Gli autori principali della sociologia della famiglia che si sono occupati di struttura sono, sostanzialmente, due:
- Le Play;
- Laslett.
Entrambi, si sono inventati una tipologia di famiglia che, poi, tutti gli studiosi di sociologia della famiglia hanno adottato nelle loro analisi e nelle loro ricerche. Le Play, precedente a Laslett, dice che, fondamentalmente, esistono tre tipi di famiglie:
- Patriarcale – una famiglia patriarcale è strutturata da un patriarca che ha sotto di lui tutti i figli sposati e non; quindi, è una grande famiglia con a capo il membro maschio più anziano e sotto di lui i figli (sposati e non) che vivono con lui in una grande casa. Prendendo in considerazione i due assi di genere e generazione, ciò comporta che c’è una persona che ha il potere sia sulle generazioni e sia sul genere, perché la famiglia patriarcale è organizzata in modo tale che il maschio più grande controlli sia i maschi più giovani, sia le donne, indipendentemente se più giovani o coetanee. Nel rapporto di genere, in questo caso, risulta essere molto rigido, in quanto alla morte del capo famiglia il comando, il potere di questa famiglia passa nelle mani del primogenito maschio; a sua volta, il figlio che appartiene alla generazione dopo assume il potere anche sulla madre. Questo tipo di famiglia, per Le Play, risulta essere il più stabile, nel senso che l’ordine della famiglia e, di conseguenza, della società non viene compromesso, in quanto ci sono pochi che decidono e non risultano esserci grossi conflitti evidenti.
- A ceppo – Il padre anziano sceglie un solo figlio, il primogenito maschio, affinché questi resti a casa con lui, con sua moglie e con i figli che eventualmente nasceranno. Tutti gli altri figli sono “liberi” di sposarsi e andare a vivere per conto loro. Questo tipo di famiglia è detta anche dinastica, perché è ciò che accade nelle monarchie o nelle grandi famiglie aristocratiche, per cui c’è uno che assume il comando sulla famiglia e gli altri, invece, se ne vanno. Anche in questo caso, il rapporto di potere passa da maschio a maschio.
- Instabile – Qui, ogni figlio può decidere di andare a vivere per fatti propri con la moglie. Questo tipo di famiglia, secondo Le Play, è quella che produce più disordine sociale, perché ogni uomo che si sposa diventa capo famiglia di una nuova famiglia.
La tipologia di Laslett risulta essere un po’ più articolata, ma maggiormente utilizzata dai censimenti odierni. La tipologia di famiglia è così composta:
- Nucleare – famiglia composta da padre, madre e dai figli, o solo da marito e moglie o, ancora, da un genitore e dai figli.
- Solitario – rientrano in questa categoria i single e le persone anziane che vivono da sole, in quanto per l’ISTAT il reddito di una persona è da considerarsi famiglia.
- Senza struttura – in questo caso, significa senza coppia che ha intenzione di procreare o, un fratello e una sorella rimasti orfani e che vivono insieme. Ancora, caso recente di immigrati che vivono insieme.
- Estesa – questi è il tipo di famiglia che prevede una famiglia nucleare più un parente convivente.
- Multipla – questi prevedono la presenza di due o più nuclei familiari.
Gli ultimi due tipi di famiglia, a loro volta, possono essere di tipo orizzontale o verticale a seconda se si parli di rapporto tra sessi, per quanto riguarda il primo, o di rapporto tra generazioni, per quanto riguarda il secondo.
Il punto che differenzia Laslett da Le Play è che il secondo pone l’accento sui discorsi del potere, quindi di come viene distribuito, il primo si basa su com’è la famiglia in termini di struttura.
La nuclearizzazione della famiglia
Analizzare, ora, le famiglie nel passato ci fa notare come si arriva alla nuclearizzazione della famiglia. Oggi, la maggior parte di noi in famiglie nucleari, ma non è sempre stato così: vi è stato un processo per cui si è arrivato a questo punto e se ci si rifà all’esperienza, già, dei nostri genitori ci viene raccontato che ai loro tempi si viveva in tanti, vi erano rapporti diversi, tutto lontano dal sintetizzare come famiglia nucleare.
Fino alla seconda metà dell’800, in Italia c’erano molte più famiglie multiple ed estese, ma da allora ad oggi c’è stato un qualcosa chiamato, appunto, processo di nuclearizzazione della famiglia. La famiglia era intesa come un’ impresa (agricola) nel senso che tutti i membri lavoravano e mettendo insieme il loro lavoro la famiglia riusciva a vivere, a riprodursi e a lasciare qualcosa alle generazioni future. Il passaggio da famiglie multiple a famiglie nucleari, per qualcuno, è dovuto principalmente all’industrializzazione: nel momento in cui si è avviato il processo di nuclearizzazione il sistema di famiglie dove più nuclei viveva insieme ad un certo punto è esploso, perché con le industrie si avvia quello che è il processo di urbanizzazione dove ci si spostava dalle campagne alle città per andare a lavorare nelle industrie. Questo è ciò che dice Durkheim quando parla di processo di contrazione della famiglia, cioè ci sono degli eventi esterni alla famiglia che fanno sì che da grandi i membri della famiglia si sposta e si arriva alla famiglia nucleare, come se fosse un processo naturale.
A tal proposito, Laslett con i suoi studi contraddice questa tesi. Egli va in Inghilterra e si prende degli elenchi che risalivano a prima dell’industrializzazione. Egli afferma che in Inghilterra, prima dell’industrializzazione, la maggior parte delle famiglie era già nucleare. Quindi, il mito dell’industrializzazione che produce la nuclearizzazione delle famiglie può risultare vero in alcune zone, ma non né è la causa scatenante; anzi, laddove c’erano famiglie nucleari si avvia il processo di industrializzazione.
In Italia, vi era una certa differenziazione tra Centro-Nord e il Sud. Nel Centro-Nord, la maggior parte delle famiglie erano estese o multiple; nel Sud le famiglie erano principalmente nucleari. I motivi per cui si afferma o esiste, in un determinato e in una data area, un maggior numero di tipo di famiglia è dovuto a dei fattori come: i contratti agricoli, la geografia del luogo e l’esistenza di città-villaggio. Se si guarda la famiglia del Centro-Nord, quest’area era caratterizzata da un’immensa pianura fertile, coltivabile, dove il contratto agricolo prevalente era quello della mezzadria, cioè vi era il padrone della terra che cedeva ad un contadino, quindi a tutta la sua famiglia, e si faceva a metà per quello che si produceva, per cui più si produceva più si guadagnava. Questo tipo di contratto era dovuto alla geografia del luogo, che permetteva questo contratto, e anche al fatto che esistevano delle grandi casolari che permettevano la convivenza di un numero elevato di famiglie.
Al Sud, il discorso fatto per il Nord non valeva; il contratto agricolo prevalente era quello del bracciante, cioè una persona vendeva la sua giornata ad un padrone che gli dava un compenso giornaliero ed era finito il rapporto di lavoro, poiché si aveva l’istituzione del latifondo e la geografia era di tipo montuoso che non permetteva una coltivazione estensiva. La caratteristica particolare è che, benché vi erano famiglie nucleari, in realtà, si viveva in città-villaggio, quindi vicino al parentato. La nuclearità era visibile nella struttura, ma non nelle relazioni. Quindi, in Calabria si ha un tipo di famiglia nucleare prevalente, principalmente per il contratto agricolo e il tipo di gerarchia familiare. In generale, anche nelle famiglie del passato esisteva l’instabilità coniugale per una serie di fattori: elevata mortalità (grande presenza di orfani, vedovanza), nuove nozze ed emigrazione. In realtà, alcuni studiosi vedono l’emigrazione come un fenomeno che costituisce le famiglie.
Per riprendere il passaggio della nuclearizzazione, nelle zone dove, invece, si può verificare il discorso che l’industrializzazione abbia portato la nuclearizzazione delle famiglie, sono proprio quelle zone in cui vi era una multifamiliarità nelle campagne. Quando cominciano ad arrivare le fabbriche in quelle zone accade che i maschi adulti vanno a lavorare in queste fabbriche, mentre le donne, i bambini e gli anziani rimanevano a lavorare in campagna. I maschi adulti facevano i pendolari, però ad un certo punto ci si accorge è più conveniente stabilirsi vicino alle fabbriche: all’inizio si sistemano solo i maschi adulti, poi si fanno raggiungere dalle mogli e dai figli. Quindi, da quello che era una grande casa dove vivevano più famiglie, ci si comincia a differenziare perché qualcuno comincia ad andar via portando con sé la propria famiglia in cui si creano più famiglie che, in questo caso, diventano nucleari. Qui vi è una rottura generazionale e un’operazione sulla relazione di genere per cui, in questo caso, le donne o vanno a lavorare nelle fabbriche (succede solo per le donne non sposate), oppure stanno a casa ed è quel momento in cui si crea quella coppia dove uno è operaio e l’altra è casalinga. La figura della casalinga nasce proprio quando entra in vigore il “sistema f
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