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Prima lezione

Gli approcci sono delle prospettive che non esauriscono il tema della famiglia. Guardare da un solo punto di vista può essere riduttivo poiché ogni movimento la vede da una prospettiva. Questo è sbagliato: bisogna vederla da più prospettive e più variabili.

Che cos'è la famiglia?

È un valore, un'istituzione, sono persone legate da un vincolo affettivo, sociale, giuridico. La famiglia non è solo un'istituzione: è fatta di aspettative, relazioni, unioni, sentimenti e solo se mettiamo insieme tutte queste variabili viene fuori la definizione di famiglia, che è un fenomeno complesso che sfugge a qualsiasi definizione di tipo meccanicistico deterministico.

Con la definizione classica si è dato origine al pregiudizio che la famiglia, come si evince dalla Costituzione, è quella basata sul vincolo giuridico del matrimonio. Ciò ha dato i natali a tutte le famiglie italiane, prima dell'istituzione del divorzio nel 1970 (legge 898, 1974 referendum), poiché da quel momento viene meno l'indissolubilità della famiglia. Tutto ciò ha concesso ai singoli una scelta più privata nella vita dei singoli.

Oggi c'è la pluralizzazione degli stili di famiglie: troviamo le famiglie al plurale, troviamo nuovi modi di fare famiglia, troviamo una costellazione di famiglie, non solo quelle legate al vincolo. Queste hanno validità giuridica se all'interno si può sviluppare la propria personalità. Siamo in un momento di transizione e di espansione di queste famiglie, e risulta difficile dare un giudizio su questo nuovo modo di fare famiglia.

Abbiamo coppie di fatto, famiglie miste, famiglie dei "bamboccioni" (emancipati o no economicamente) o figli che tornano a casa dopo il divorzio, famiglie ricomposte o ricostituite, allargate. Nel senso sociologico, famiglia ricomposta si riferisce alla struttura della famiglia, mentre famiglia ricostituita si riferisce alle relazioni all'interno della famiglia.

Noi possiamo utilizzarle allo stesso modo: ricostituite o ricomposte perché è una famiglia composta da due soggetti di cui almeno uno dei due proviene da una relazione, convivenza o matrimonio e porta con sé un proprio figlio. Queste due persone possono decidere di convivere o sposarsi, e poi tutto diventa più difficile se nascono figli a questa nuova coppia. Sono relazioni complesse.

Le famiglie ricomposte le abbiamo trovate sia nel 1800 sia nell'epoca passata. Molti nonni che restavano vedovi con figli si ricomponevano per necessità, non per scelta, non per libera autodeterminazione; anche le vedove si risposavano, ma per una questione materiale e monetaria. Fino agli anni '70, vivere con un uomo senza sposarsi era come vivere nel peccato e socialmente si era emarginati.

L'Italia è uno dei pochi paesi che ha la separazione (3 anni) e poi il divorzio consensuale e giudiziario. Ritornando alle famiglie ricomposte e ricostituite, gli uomini negli anni '70 si accontentavano di quelle donne oltre ventenni non più in età da marito. Ci sono dei territori rurali in Campania, Basilicata, Veneto dove c'è ancora la convinzione che le ultra ventenni non siano più da marito. È chiaro che questo è un fatto culturale e dipende dalla cultura delle famiglie.

Sociologia della famiglia

La sociologia della famiglia si occupa della famiglia in sé, della sua evoluzione, ma si occupa della famiglia anche come sistema che si raccorda alla società. La sociologia registra e poi cerca di interpretare ciò che vede nei comportamenti della società e della famiglia.

Famiglie ricomposte: la letteratura dell'infanzia ne è piena, ad esempio Cenerentola. Famiglie miste: ci sono delle verifiche perché molti di questi sarebbero solo simulati. Sono stati fatti per convenienza. Nei matrimoni misti nascono problemi con i paesi dove l'Italia non ha convenzioni giuridiche internazionali, come con i paesi mussulmani.

Affidamento familiare: famiglie che si offrono per dare appoggio a un bambino che ha una famiglia in difficoltà, assicurando affettività e mantenimento materiale, e che possono garantire il rientro nella sua famiglia quando si sia ristabilito l'ordine. Affido preadottivo: diverso, perché qui si rompono i contatti con la famiglia di origine. I giudici cercano sempre di essere favorevoli affinché restino con la famiglia biologica.

Oggi c'è più permissività anche per i genitori tossicodipendenti: il giudice dice che se tu segui un percorso riabilitativo a tempo, puoi riacquisire la potestà su tuo figlio, altrimenti decadere dalla potestà genitoriale. Prima i tossicodipendenti o coloro che non rispondevano alle norme, anche chi conviveva, erano etichettati perché non rispondevano al vincolo giuridico del matrimonio. Oggi invece non è più così.

Dal 1975, con la legge 151 e la riforma del diritto di famiglia, la dicitura di "patria potestà" è stata cambiata in "potestà genitoriale". La prima implicava un concetto patriarcale per cui il maschio all'interno della famiglia aveva potestà non solo sulla moglie ma anche sui figli. La dicitura "potestà genitoriale" indica uguaglianza di marito e moglie ed entrambi hanno la potestà sui figli, anche se restano delle reminiscenze di questa cultura nel nostro ordinamento:

  • Cognome del padre (Spagna doppio cognome; in Germania c'è la scelta prima del matrimonio)
  • Relativamente alle cure del proprio figlio, cioè le cure sanitarie, è sempre l'uomo ad avere l'ultima parola nelle decisioni

Nel caso di conflitto tra moglie e marito o tra conviventi, subentra il giudice tutelare. Un esempio può essere per i Testimoni di Geova: qui da un lato c'è un conflitto poiché da un lato si lede una credenza, ma dall'altro si lede un bene improrogabile che è la vita. In Italia, c'è una cultura molto maschilista proprio per queste due reminiscenze.

Nei casi di separazione esiste l'obbligo di fedeltà affievolito durante la separazione: cioè, prima del divorzio si può intraprendere una nuova relazione, però questo obbligo comporta che soprattutto la donna mantenga un contegno e dignità anche rispetto alla sua sessualità e i suoi sentimenti. Non si può ostentare cioè la nuova relazione (tipo fare l'amore nell'ascensore) perché può essere utilizzato come addebito nei confronti della donna.

Seconda lezione

Approccio evoluzionista

Evoluzionismo e famiglia: mutamento della famiglia in chiave evoluzionistica. Siamo nell'800, momento caratterizzato dalla legge di Darwin sull'evoluzione della specie che ha avuto la pretesa di essere universale e che ha influenzato anche le tematiche sociali del momento e la famiglia. Si tratta di una tesi del 1800 che deriva dalle istanze evoluzionistiche dell'epoca (Darwin) e che ha dominato la sociologia fino agli anni '60 del secolo scorso.

Il nodo centrale di questa tesi è individuare e costruire un modello esplicativo che consentisse di individuare la società umana a partire da quella animale e di individuare gli stadi della storia dell'umanità all'interno delle quali si sono realizzate le prime forme di aggregazione sociale fino alla civiltà.

Cioè tutte le trasformazioni sociali, comprese quelle della famiglia, erano trasformazioni a tappe: ogni cambiamento era il risultato di un cambiamento precedente in questo evoluzionismo. Gli evoluzionisti guardavano a tutte le trasformazioni, compresa quella della famiglia, in senso unilineare che poi non troveremo più perché sono gli evoluzionisti a sostenere questo: tutte le trasformazioni sociali seguono questa linea per tappe, per gradi, e quindi anche la famiglia non sfugge a questo tipo di legge.

Cosicché la famiglia nucleare monogamica altro non sarebbe, secondo gli evoluzionisti, che il risultato di una serie di trasformazioni precedenti. Ogni tappa, ogni trasformazione è il frutto di una trasformazione precedente; quello che viene dopo è il risultato di ciò che viene prima. Infatti, la famiglia monogamica significa che un uomo si lega a una donna in una relazione esclusiva, in opposto c'è la poligamica. La nuclearità ha a che fare con la struttura della famiglia: famiglia nucleare, cioè composta da un uomo, una donna, e i figli non emancipati.

La struttura della famiglia si determina o sul vincolo di sangue (consanguineità) o sul vincolo giuridico. Se, per esempio, dico matrimonio e chiedo su quale tipo di struttura si fonda, è il vincolo giuridico. La famiglia monogamica nucleare altro non è che il risultato finale di una serie di trasformazioni familiari, cioè il prodotto, il risultato unilineare di queste trasformazioni.

Questo modello aveva la pretesa di essere generale, cioè gli studiosi pensavano di aver trovato una legge valida per tutti gli aspetti della società umana che si potesse spiegare sulla base del paradigma evoluzionistico, cioè si potesse spiegare non solo in generale ma anche in modo universale, cioè applicabile a tutte le società umane. Gli evoluzionisti sono però stati criticati da antropologi, etnologi, sociologi ma soprattutto dagli storiografi che maggiormente hanno criticato la loro teoria.

Morgan è l'autore che meglio esemplifica il paradigma scientifico evoluzionistico del 1800. È colui che ci fa capire, ma anche Engels, come la famiglia monogamica è il risultato di tutte le varie trasformazioni. Lo studioso propone una storia della famiglia che ripercorre gli stadi della storia dell'umanità dallo stato selvaggio a quello della barbarie a quello della civiltà.

Morgan, come anche Engels, trova degli elementi di sviluppo che vanno verso gli stadi successivi, all'interno di ognuno di questi stadi ci sono momenti di sviluppo anche all'interno del singolo stadio. A questo sviluppo degli stadi dell'umanità fa covariare (accoppia) le forme tipologie familiari che portano alla famiglia monogamica.

All'inizio, nello stato selvaggio, non c'era nessuna forma familiare: l'uomo era simile agli animali e viveva in promiscuità sessuale. Infatti esisteva l'orda barbarica: fratelli, sorelle, padri, madri, figli si accoppiavano tra di loro, e quindi orda barbarica primordiale che viene chiamata da Jacob Bacone fase eterica. Poi la famiglia consanguinea e poi terza tipologia come cambiamento di quella precedente, la famiglia punalua: termine haitiano-hawaiano che indica compagno intimo, che indica il marito della sorella della moglie, quindi cognato.

Questo per intendere che cosa? Che è una prima forma di famiglia sui generis, stiamo a uno stadio abbastanza avanzato, è con la famiglia punalua che ci troviamo di fronte alla prima forma di famiglia, perché? Perché iniziano le prime proibizioni sessuali, il tabù dell'incesto. L'unica differenza con la tipologia familiare successiva è che in questa, pur accoppiandosi al di fuori della parentela (matrimonio esogamico), non c'è la necessità di coabitazione.

Lo stadio successivo è la famiglia sindiasmiana: qui c'è l'obbligo della coabitazione. La famiglia patriarcale si intende le funzioni e i ruoli, il potere che il pater famiglia esercita sui membri della famiglia allargata, anzi estesa, cioè una struttura di famiglia composta da un nucleo familiare (padre, madre e figli) ma dove è presente il capofamiglia, cioè il suocero o la suocera. In Italia questa situazione resterà fino agli anni '50.

Sono famiglie patriarcali estese. In realtà indichiamo la stessa cosa, ma in realtà non sono la stessa cosa nel senso che pensiamo alle famiglie composte non solo da un nucleo centrale ma estesa a suoceri, cugini, zii ed affini. Pater famiglia ha potere non solo sulla moglie e figli. In sociologia della famiglia facciamo un'ulteriore differenza tra famiglia patriarcale romana e germanica.

Famiglia romana: il pater familias aveva potere di vita e di morte su donne e figli considerate res. Aveva però anche potere sul figlio sposato, sulla moglie di lui e sui nipoti. Infine, arriviamo all'ultima tappa tipologia familiare, la famiglia monogamica. Secondo gli evoluzionisti, siamo arrivati a questo risultato per tappe successive e cambiamenti trasformativi.

Il primo evoluzionista per eccellenza è Morgan (antropologo puro), anche Engels per certi aspetti perché lo troveremo anche nell'approccio storico marxista, è un evoluzionista poiché riprende la stessa ipotesi di Morgan ed individua tre tappe principali e soprattutto unilineari (prima una trasformazione e poi quella che viene dopo è il frutto di quella precedente). Engels individua tre stadi: selvaggio, barbarie e civiltà, con una piccola differenza rispetto a Morgan.

Ad ognuno di questi stadi corrisponde un graduale sviluppo storico. Stato selvaggio: all'inizio l'uomo si nutriva dei frutti della terra, poi con la scoperta del fuoco e infine inventa le frecce e l'arco e comincia a cacciare, cioè si emancipa. Anche nello stato della barbarie, l'uomo addomestica gli animali, diventa allevatore, coltiva la terra, fonde il ferro, lavora la ceramica, cioè utilizza queste prime rudimentali tecnologie che gli servono per migliorarsi e emanciparsi.

Ultimo stadio, civiltà: inizia la storia scritta e nascono le grandi civiltà mediterranee. Anche lui, come Morgan, individua vari stadi della famiglia e, come lui, sostiene che all'inizio esisteva questa orda barbarica, esisteva la promiscuità sessuale. Poi siamo passati alla famiglia consanguinea e punalua. L'unica differenza nelle determinazioni delle tipologie familiari tra Morgan ed Engels è che la sindasmiana con Engels diventa famiglia di coppia specifica ed infine si arriva alla famiglia monogamica. Famiglia consanguinea c'è il vincolo di sangue ma potrebbe significare anche sposarsi tra persone dello stesso clan, tipo cugini.

Durkheim e l'approccio istituzionale

Durkheim, che poi troveremo anche nell'approccio istituzionale, considera la famiglia come un'istituzione socialmente determinata e non un raggruppamento naturale. Può essere considerato un evoluzionista perché la famiglia monogamica è il prodotto della legge della contrazione progressiva (cioè richiama l'evoluzionismo per una modificazione progressiva), cioè un'evoluzione nel corso della quale essa si contrae quanto più si amplia l'ambito sociale. Per lui, più si amplia la società, più la famiglia si riduce a fondo di famiglia monogamica.

Più la famiglia si allarga all'esterno con le reti di solidarietà (cioè la chiesa, le associazioni, la scuola, la politica, l'economia), più la famiglia tende a restringersi. Per Durkheim, la prima forma familiare si trova nel clan esogamo amorfo (tribù costituita da donne appartenenti ad altri clan e non esiste ancora la divisione sociale del lavoro). Quindi ci troviamo in una società semplice e non complessa dove c'è la divisione del lavoro. Vedete perciò che non crede nella famiglia come un raggruppamento naturale poiché non ha parlato dello stato selvaggio e dell'orda barbarica, ma ha parlato subito di una prima forma familiare secondo lui.

Un tipo di famiglia in cui la donna moglie è estranea alla famiglia stretta: le donne vengono cercate all'esterno del proprio clan, cioè della parentela allargata. Poi passa a considerare la famiglia clan e poi la famiglia agnatizia, cioè indivisa, dove le donne erano escluse dalla successione patrimoniale: solo ai maschi toccava. In Italia ci sono state forme residuali fino agli anni '20/'30: le proprietà commerciali venivano lasciate ai maschi solo che poi si poneva il problema fin dal '700 della cosiddetta dote. Diritto del primo figlio e gli altri figli erano cadetti. Fino poi ad arrivare alla famiglia patriarcale romana: il pater aveva un potere assoluto sulla famiglia, figli sposati, cognati, su tutti i membri della sua famiglia allargata.

Poi si passa alla famiglia patriarcale germanica in cui vigeva un potere del pater familias, ma più che solo potere era anche un dovere di prendersi cura, tutelare e difendere, educare moglie e figli, che è diverso dalla famiglia patriarcale romana. Però questo era un esercizio del potere finalizzato a se stesso, non c'era nulla che riguardasse la responsabilità o la difesa, detto in gergo contemporaneo, il pater non aveva obblighi neanche di tipo morale di esercitare anche il ruolo educativo.

Ed infine si passa alla famiglia monogamica della società moderna. In definitiva, gli evoluzionisti leggevano il mutamento sociale come passaggio lineare da società semplici a complesse, il mutamento della famiglia come progressiva semplificazione delle tipologie familiari, da estese a nucleari. In questo passaggio da estesa a nucleare, secondo gli evoluzionisti, la famiglia si sarebbe modificata non solo nella struttura, che secondo gli evoluzionisti è questo il male della famiglia moderna, della decadenza della famiglia nella società moderna: genitori e figli non emancipati si sono isolati ma anche svincolati dai legami familiari, ma si sarebbe depotenziata anche nelle funzioni.

Volevano arrivare a dire che la famiglia monogamica o nucleare era decadente: la nascita di questo tipo di struttura faceva sì che i soggetti si isolassero dai loro parenti. La semplificazione della tipologia familiare aveva fatto sì che padre, madre e figli restassero da soli nel loro guscio, lontano dai nonni, cognati, zii rispetto alla famiglia estesa che presentava una struttura allargata costituita da più elementi e dove i legami parentali erano più forti. Non solo questo, ma criticavano anche che la famiglia si fosse depotenziata nel passaggio da estesa a nucleare, cioè da struttura polifunzionale (unità di produzione, e consumo portatrice dei meccanismi di trasmissione dei valori e delle norme, di integrazione sociale tra i membri di socializzazione primaria) diventa struttura che conserva solo le funzioni di stabilizzazione della personalità adulta e di socializzazione.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della famiglia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof D'Alessandro Lucio.
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