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Lo sviluppo delle tecnologie informatiche, in rapidissima evoluzione,

comporta un continuo aggiornamento delle imprese. Le associazioni

industriali stanno attivando delle figure di raccordo opportunamente

formati tra i laureati in :

 Scienze dell’informazione;

 Scienze della comunicazione;

 Economia e commercio.

Questo significa ke una volta rilevati i bisogni e individuata la sfera in cui

si collocano, il nuovo professionista di raccordo indica come muoversi e

come procedere. Esso dovrà parlare un linguaggio ke possa essere colto

con facilità e chiarezza dall’imprenditore.

La nuova figura assolve funzioni di link, cioè di reale collegamento tra

mondo scientifico e mondo produttivo, diventa così la risorsa umana cui

viene affidata la circolazione della conoscenza.

La legge 241 del 90 mette al centro i concetti di trasparenza, pubblicità e

accesso come strumenti e funzioni esercitabili a favore del cittadino.

Un esempio concreto di figura professionale dedicata alla comunicazione

pubblica, si riscontra all’interno di un ufficio per le relazioni con il

pubblico ( URP ) ke cerca di rispondere a tali esigenze:

erogare informazioni su richiesta ricorrendo a vari mezzi: contatto

personale, posta, telefono e di rispondere agli interrogativi posti dal

cittadino.

La legge sottolinea la necessità di un luogo unico facilmente riconoscibile

in grado di accogliere i bisogni informativi dell’utenza.

L’URP si offre dunque a tutela del principio di trasparenza, all’interno

dell’attività amministrativa.

L’attività dell’URP ruota intorno alla comunicazione.

Maddalena della Volpe - Comunicazione d’impresa

1: Società lavoro e organizzazione

La sociologia si propone di essere una scienza sociale, che utilizzi il metodo “scientifico” per ottenere dei risultati, con i

limiti imposti dalla materia di studio (la società) e dal punto di vista del sociologo, che deve essere obiettivo ma che non

sempre ci riesce (cfr L’identità del sociologo).

C’è forte contrapposizione tra scienza sociale e scienza naturale (positivismo totale secondo il quale solo la natura e la

fisica permettono lo studio).

La s. è inoltre positiva perché analizza non allo scopo di giudicare ciò che è morale o amorale, ma di capire origini,

cause e trasformazioni delle strutture sociali.

La s. è generalizzante perché i suoi principi vogliono applicarsi non al singolo ma ad un livello più ampio.

La s. infine è empirica perché si basta su fattori di analisi di ciò che è osservabile e facente parte della realtà sensibile

1.1: Taylor e lo Scientific Management (1956-1915 fine 800 inizio 900)

Taylor è il primo a parlare di METODO nell’organizzazione aziendale. I suoi principi si basano su:

1) Le conoscenze tecniche dell’operaio sono + importanti del suo pensiero personale

2) La manodopera deve essere selezionata e addestrata (per la prima volta si parla di FORMAZIONE

PROFESSIONALE!!)

3) C’è collaborazione tra manodopera e dirigenza

Si parla quindi di TASK MANAGEMENT, cioè gestione delle singole attività e i singoli processi produttivi (i task).

Taylor basa la sua teoria sulla divisione del lavoro (ricordare che anche Durkheim ne aveva parlato!): in ogni struttura

va ricercato il BEST WAY, il modo migliore di ottenere lo scopo che è la produzione. Per ottenere questo, c’è prima

una fase (1) di selezione e (2) ANALISI delle azioni dei migliori operai, che vengono studiati nelle loro azioni,

cronometrati (fase 3) registrando il loro modo di agire. I risultati vengono poi normalizzati eliminando le azioni

ridontanti lente o inutili (4) e razionalizzati in serie quelli utili (5). Con questo schema in mano si potrà FORMARE il

resto degli operai per ottenere la massima produttività. I compiti vengono distribuiti con molta precisione e con il

principio di specializzazione alla base della divisione del lavoro. L’operaio deve anche essere premiato se riesce a

compiere il lavoro come previsto. Si pensa alla soddisfazione di dirigenti e operai. Nell’organizzazione ci si basa su:

1) Principio di centralizzazione del comando nell’unità dirigenziale

2) Gerarchia ben definita tra autorità di controllo e sottoposti

3) Principio di eccezione: solo poche questioni che vanno dal basso verso l’alto possono passare il filtro della

gerarchia

I PROBLEMI rientrano soprattutto nell’alienazione dell’operaio che va in crisi nel momento in cui deve compiere lo

stesso gesto migliaia di volte senza pensare ad altro. Si parla di isteria da catena di montaggio. Pensare a Charlie

Chaplin in Tempi Moderni! L’operaio diventa isolato e ANOMICO (senza nomos, senza leggi: l’unica legge è quella

della catena di montaggio).

1.2: La scuola della HUMAN RELATION (Mayo: USA, anni ‘30)

Mayo riconosce i limiti del modello taylorista: non basta la retribuzione e la condizione di lavoro a far funzionare

l’operaio. C’è bisogno di RAPPORTI SOCIALI SUL LAVORO e INTEGRAZIONE del singolo nel gruppo, e si pensa

al livello di soddisfazione che l’uomo deve raggiungere con il lavoro. Mayo compie anche alcuni esperimenti per capire

l’incidenza di elementi esterni quali illuminazione dell’ambiente di lavoro, le pause, pasti, orari. Notando che in due

gruppi di lavoro, uno sperimentale e uno di riferimento, la produttività aumentava comunque, si capì che era il

GRUPPO a favorire la produttività, i rapporti che si creavano! La coscienza di gruppo teneva alto il morale!

Conlusioni:

1) La produttività è si legata alle condizioni fisiche, ma non prescinde dalla natura sociale (es: la collaborazione)

2) Gli incentivi sono importanti per la produttività, ma non solo quelli economici

3) Assegnare i compiti solo in base alla specializzazione e alla div. del lavoro è riduttivo

4) I gruppi fanno nascere delle dinamiche spontanee che vanno considerate 1

1.3 L’approccio sistemico di Weber (anni 20)

Si parla di approccio sistemico perché non si pensa all’individuo, ma al SISTEMA di individui. Weber non affronta

direttamente i problemi organizzativi come Taylor e Mayo. Weber individua i principi dell’AGIRE SOCIALE, isolando

gli atteggiamenti:

1) Razionale rispetto allo scopo (finalista-pragmatico)

2) Razionale rispetto al valore (lo scopo è importante in quanto valore)

3) Affettivo (determinato dallo stato d’animo)

4) Tradizionale (derivato da agire tramandato o da abitudini)

L’agire sociale è FONDAMENTALE. Si ricorda anche Tonnies, che parla di due modelli di società: quella del villaggio

(GHEMEINSCIAFT… non mi ricordo come si scrive, agire affettivo comunque) e della città industrializzata dove

l’uomo è anomico e specializzato (GHESELLSCIAFT… agire razionale) questa roba non c’è ma si ricorda da

teorie&tecniche e un po’ da sociologia. Weber parla poi dei tipi di potere:

1) Tradizionale (per esempio la monarchia ereditaria: pericolosa perché non è meritata!)

2) Carismatico (si osanna un capo carismatico… Mussolini, Che Guevara, il Fidel Castro dei tempi andati)

3) Legale o razionale (molto burocratico, gerarchico): implica anche una comunicazione però, eh! E’ razionale

perché si basa su scelte ben precise e su qualifiche per competenza.

Per Weber il modello migliore è quello burocratico, fatto di norme razionali (ricordare però l’Autunno del Leviatano,

secondo Corsale non c’è una vera razionalizzazione formale del diritto a causa dei troppi passaggi). X Weber è il

migliore perché permette di scendere in dettaglio nelle necessità, di garantire l’uguaglianza rispetto alle leggi. Ci sono

dei limiti, riconosciuti da Merton (era quello della macrosociologia e della teoria di medio raggio -> studio sul

suicidio): il ritualismo che porta all’anomia, la santificazione della professione, l’aspetto delicato e i punti critici della

burocrazia, il circolo vizioso. Parsons (funzionalista) parlerà di questi limiti perché ci sono elementi informali come il

comportamento individuale e lo spirito di gruppo che influenzano.

1.4 McLuhan: il medium è il messaggio

L’affermazione è provocatoria e paradossale ma rende l’idea di quanto sia importante il MEZZO di comunicazione,

oltre al contenuto. Il mezzo è alla base della socializzazione e della comunicazione di massa grazie alle nuove

tecnologie. Si può anche citare Derrick, che bello! Per esempio nella televisione il messaggio può essere minimizzato

dall’esperienza sensoriale (visiva e acustica). McLuhan distingue tra media freddi e media caldi.

Freddi: telefono e televisione (richiedono un alto grado di partecipazione del pubblico e sviluppano i canali percettivi)

Caldi: radio e cinema (un solo senso ad alta definizione).

ML fa l’esempio della luce elettrica: per lui è un medium senza messaggio che influenza la società!

1.5 L’immaginario e la merce (Morin, anni 60)

Morin pone l’accento su come nella cultura di massa l’immaginario sia importante almeno quanto il reale.

L’immaginario parte dalla proiezione di se stessi e dal superamento nella sfera del pensiero di tutti i limiti, dal

soddisfacimento dei desideri, creando nuovi mondi (come Goodman!). L’immaginario è quindi una guida verso la

soddisfazione di istinti e bisogni, costruendo “miti” da cercare nel tempo libero (loisir) come ad esempio l’amore e la

felicità. Nei media la cultura di massa “orienta” verso questi miti: ad esempio gli attori e i divi incarnano l’ideale di

“felicità” e quindi creano un modello.

Come si colloca l’immaginario nel mondo del lavoro? Con la specializzazione il lavoratore è svuotato (lavoro in

briciole), ma nel loisir trova sfogo la necessità di creatività, accentuando la vita privata. C’è quindi un dualismo:

l’anomia c’è sul lavoro, ma viene scacciata nel tempo libero, contribuendo comunque a migliorare la condizione del

lavoratore. La cultura di massa fornisce quindi dei modelli per soddisfare l’immaginario fuori dal lavoro. Occhio

che la cultura di massa può essere anche solo un prodotto di consumo. Un esempio: la moda. La pubblicità pone

l’accento su contenuti erotici/esogeni, che incontrano la pulsione sessuale. Inizialmente è dedicata alle elite, ma poi

discende verso il popolo femminile, che è spinta a seguire l’immaginario dalla voglia di mutamento, dalla stanchezza

del già visto, il desiderio di originalità. Paradossalmente poi appena il desiderio si diffonde però diventa standard. Una

volta raggiunto lo standard, il processo inizia da capo. Per questo la moda è in continua rivoluzione.

Sociologia della pubblicità. La p. nasce dal tentativo di far incontrare consumatore e produttore. La p. deve

confondere l’informazione e far nascere l’incitamento all’acquisto (dialettica 1), e integrarsi nel gioco di

ripetizione-innovazione (dialettica2). Ripetizione e innovazione devono essere finalizzati all’incitamento! La

ripetizione moltiplica l’informazione tra i diversi canali. Deve contenere l’innovazione solo nella società in cui il nuovo

2

è un mito/valore. Quando serve deve poter portare innovazione anche dove non c’è (pensare a saponi e dentifrici).

Fondamentale quindi è la ricerca dell’incitamento. Morin pone anche l’accento sulla marca: non è solo un nome ma

una firma che porta a sua volta contenuti, appellandosi a volte a sentimenti o spettri infantili. Per eccitare il libidinale

fondamentale l’apparenza con l’elemento estetico ma anche la qualità o la desiderabilità erotica. L’eros è un elemento

fortissimo per risvegliare il desiderio, finchè però non incappa in censura o non suscita sofferenza per esempio nel

maschio, causando quindi insoddisfazione.

1.6 La persuasione occulta (Packard, anni 50)

Il suo è un pensiero-denuncia: pericolo delle conseguenze della socializzazione (intesa come manipolazione) a mezzo

pubblicitario. La pubblicità influenza paurosamente il modo di vivere, il cliente è narcisista, attratto da se stesso, e

compra non perché vuole i prodotti, ma perché vede una proiezione di se stesso (per esempio la donna compra il vestito

perché proietta se stessa nella bellezza della modella che lo indossa nella pubblicità. E’ una tesi che negli anni 70 viene

contestata, ma ci sono ancora sostenitori. La lotta più valida contro il dominio dell’inconscio del consumatore è la

conoscenza, e la consapevolezza del proprio comportamento e quindi del proprio acquisto.

Packard dice che non appena viene identificato un bisogno, questo viene exploitato, sfruttato mostrando al pubblico che

l’acquisto del prodotto è il mezzo per soddisfarlo.

Ci sono otto bisogni segreti.

La sicurezza emotiva: si ricerca la stabilità, le certezze, la tranquillità. Caso emblematico: il frigorifero nel

dopoguerra era antieconomico: costava molto, consumava, ed era più il cibo da buttare dimenticato nel frigo che quello

consumato. Però le famiglie lo compravano lo stesso come elemento rassicurante “in casa c’è del cibo, simbolo di

stabilità e sicurezza (la fonte primaria del cibo è la madre!)

Stima e considerazione: puntare sull’autostima e sulla considerazione di sé. Caso emblematico: il sapone e i

detersivi. Il mercato era in crisi perché la pubblicità era sbagliata: ignora che le donne usano questi prodotti

passivamente senza trarne beneficio. Puntando invece il dito verso la nobiltà dei lavori domestici si fidelizza la cliente

che è orgogliosa di quel sapone che le dà autostima perché “è lei che porta avanti la famiglia con le piccole cose di

ogni giorno”!

Le esigenze dell’ego: simile alla stima. Caso emblematico: le scavatrici. Le vendite venivano influenzate dai

commenti dei manovratori sulla difficoltà di uso delle macchine (ovvio, perché vogliono darsi importanza!). Nelle

pubblicità c’erano solo delle imponenti macchine a vapore. Mettendo in foto anche un manovratore che domina la

macchina, l’ego viene soddisfatto.

Gli impulsi creativi: il caso stavolta sono le torte: c’è una forte corrispondenza tra fare la torta e fare un bambino,

nell’immaginario collettivo, grazie a luoghi comuni. I preparati istantanei per la tavola, che si scontrano con il senso del

“lo faccio io perché ne sono orgogliosa, è merito mio se il dolce viene bene, non del preparato”. Si pone quindi

l’accento sul fatto che il dolce riesce grazie alla massaia (magari che deve aggiungere latte e uova, non + solo acqua),

aumentando le vendite.

Speculazione sull’affetto: si sfruttano gli istinti affettivi per promuovere un’immagine. Per esempio per far amare

un divo anche dalle donne più mature e avanti con gli anni, viene “infantilizzata” l’immagine del divo e associata ad

elementi materni (tipo l’immagine della madre che ascolta il figlio durante i suoi spettacoli). Problema ETICO!

Senso di potenza: un esempio su tutti, le automobili: l’automobile è una estensione della potenza personale (e anche

sessuale, simbolo fallico non indifferente). La potenza è il vero scopo per il quale la persona compra la macchina:

bisogna però vincere il senso di colpa che deriva da questa consapevolezza: si sottolinea quindi, ad esempio, la

sicurezza, o la macchina adatta alla famiglia che vince la paura di essere egoisti. E’ una finta razionalità che funziona.

I legami familiari: si pone l’accento sulle tradizioni. Il vino Mogen David ad esempio pose l’accento su “buono come

il vino della nonna”… legandosi a tradizioni e a messaggi come la casa e la mamma.

Il bisogno di immortalità: l’immortalità è un impulso molto radicato, alla base per esempio della riproduzione (mi

riproduco per essere immortale attraverso il mio patrimonio genetico). Sfruttare questo impulso nelle assicurazioni: si

vive dopo la morte per le proprie azioni pensate prima. Per esempio, si può continuare a proteggere (influire su) i

propri cari dopo la propria morte accidentale. Si perpetua il dominio sulla famiglia che si esercita. L’assicurazione sulla

vita viene associata all’EROE. 3

La persuasione disarmata: (Moore, anni 70)

Adesso si parla di messaggi subliminali, cioè messaggi non avvertiti coscientemente ma recepiti. Si pensa ad un

meccanismo di decodifica automatico e inconsapevole. Non è stato dimostrato che funziona, le applicazioni possono

essere delle coincidenze. E’ però convinzione di qualcuno che la cosa funziona. Si nasconde spesso l’elemento eros,

calamita di consenso, per stimolare (es: crackers Ritz). Non c’è dimostrazione dell’esistenza di questi meccanismi di

decodifica inconsci. I m. subliminali dovrebbero far leva sugli effetti latenti: la pubblicità ci influenza in modi che

nemmeno immaginiamo.

L’interazione sociale (anni 60, Goffman)

Si parla di vita quotidiana come recita e rappresentazione. L’interazione con gli altri prevede sempre che ci si

comporti in un certo senso come gli altri si aspettano che ci si comporti. Come in un teatro, si vive nel proprio ruolo

(da rotulus, il rotolo su cui si legge la parte!). C’è una diatriba tra cinico e “sincero”. Il sincero viene recepito come la

persona che si comporta come ci si aspetterebbe. Il cinico di solito viene visto come egoista. Ma in realtà, chi è

DAVVERO sincero, il “sincero”, o il cinico? E’ il fenomeno dell’aspettativa sociale, utilizzato anche in pubblicità.

Cosa si aspettano gli altri da noi? APPROFONDIRE PERCHE’ SEMBRA SEMPLICE… MA LA PROF POTREBBE

CHIEDERE DI PIU’.

Comportamento sociale: atto esteriore sviluppato in risposta a breve termine a stimoli esterni.

Gruppo: insieme di individui che condividono lo stesso status.. funzionale allo scopo e connotato dalla coscienza di g.

Interazione sociale: azione tra più individui. L’i.s. comporta la modifica del proprio atteggiamento

Norma sociale: prescrizione comportamentale. Ci si aspetta tale comportamento da persona di tale status/gruppo/ruolo

Organizzazione: attività organizzata e pianificata, l’entità concreta (partito, chiesa…), o la struttura di questa.

Posizione sociale: collocazione dell’individuo a seconda di ruolo e status. Comporta obblighi e diritti.

Rapporto sociale: rapporto per il quale ci si comporta come la classe prevede.

Relazione sociale: simile all’interazione sociale, ma consapevole e “volontario”

Ruolo: le norme e le aspettative che si addicono alla persona che lo riveste (es: il dottore, il parroco…)

Sistema sociale: il complesso di posizioni classi e ruoli nel quale si realizzano interazioni e relazioni sociale intense

Status: posizione sociale, prestigio (onore, rispetto) o prestigio economico (pensare allo status symbol)

Struttura sociale: il reticolo di interdipendenza che si sviluppa nel gioco di ruoli, classi, status.

2: Semiologia e linguistica

1: L’oggetto della linguistica

Il fondatore della linguistica moderna è de Saussure, che introduce il concetto di comunicazione viva. Esiste un circuito

comunicativo sociale che si basa sulla distinzione tra langue e parole. Langue è l’insieme delle convenzioni che

permettono la comunicazione, l’aspetto “etereo”, la serie di rappresentazioni collettive condivise che legano l’oggetto

al suo nome. La parole invece è l’atto fisico e fonetico. Esempio degli scacchi: le regole e le funzioni dei pezzi sono la

langue, l’effettivo giocare e spostare i pezzi è la parole. Per de Saussure la scelta del linguaggio è arbitraria e non

razionale (Gensini!). Esiste quindi il concetto di significante (l’unione delle fonie, la parole) e significato (l’idea che è

connessa alla realtà fonetica, che necessita di essere condivisa). Ecchecca$$o in ogni esame c’è significante e

significato! Ma i professori, tra loro, parlano? Non condividono un emerito ca$$o loro, eh?

De Saussure dà uno schema al principio di collegamento tra langue e parole. Si parte dal cervello: un concetto pensato

fa scattare nel cervello una rappresentazione mentale (fenomeno psichico). Il cervello trasmette agli organi preposti un

impulso collegato all’immagine, e vengono emesse onde sonore dal soggetto A le onde rappresentano l’elemento fisico.

Fonazione (emetterle) e audizione (riceverle) sono processi fisiologici.. Il soggetto B riceve queste onde ed effettua il

processo inverso: rappresenta nel cervello l’immagine collegata agli impulsi fonetici. Si crea un circolo comunicativo

bidirezionale. Il ruolo più importante è la capacità di associazione e di coordinazione, che è possibile solo grazie alla

CONDIVISIONE DEI SIGNIFICATI. La lingua perfetta non esiste nel singolo, ma solo nella massa (ci si può collegare

a Derrick e ricamarci un parallelismo): è inoltre inconsapevolmente utilizzata: è nel produrre la parole che si usa la

volontà e l’intelligenza. Si producono SEGNI (semeiòn).

2: L’oggetto della semiologia (Prieto)

Prieto specifica che il processo di attribuzione di significati ai segni/segnali è automatico e “necessario” ma appare solo

quando il cervello è sufficientemente evoluto. La comunicazione per lui è il rapporto sociale tra due persone

possibile grazie ad un indice prodotto dall’emittente (comunicazione asimmetrica). Quindi parla di semiologia della 4

comunicazione che studia i segnali linguistici (oggetto della linguistica) e quelli non linguistici, mentre la semiologia

della significazione studia anche gli indici convenzionali che siano segnali. (NON HO CAPITO BENE,

RICONTROLLARE).

I segnali, per essere tali, devono essere INTENZIONALI. Esistono quindi:

indici veri = intenzionali = segnali

indici naturali = per esempio il rumore della pioggia

indici falsi = indici prodotti per ingannare = rumore della pioggia finto

indici convenzionali = la relazione tra indice e indicato è istituita dalla società (come significante e significato)

Distinguere gli indici consente di districarsi tra la mole di segnali e isolare solo quelli intenzionali che compongono la

comunicazione.

Il rumore della pioggia sta alla pioggia come l’espressione fonetica “piove” sta a “informazione che piove”.

3: La comunicazione come processo di interazione

C’è forte contrapposizione tra Prieto e Watzlawick, Helmick Beavin e Jackson: secondo questi tre TUTTO comunica, e

la comunicazione non è sempre intenzionale, mentre per Prieto c’è comunicazione effettiva solo quando c’è

intenzionalità. Il fulcro del loro studio è che, comunque ci si comporti, non si può non comunicare, perché non esiste

uno stato di non comunicazione nel momento in cui c’è interazione: il comportamento stesso è comunicazione anche

quando involontaria.

4: Scopi e limiti della ricerca semiotica (Umberto Eco detto amichevolmente “’o strunz”)

Eco, dall’alto della sua odiosa onniscienza, ha deciso che c’è comunicazione ogni volta che c’è un passaggio di

informazioni che stimola e sollecita una risposta interpretativa. Sia per quanto riguarda eventi semplici che

complessi. Per analizzare i processi di semiosi (fottuto correttore ortografico che mi cambia semiosi con seriosi!),

ricorda che tutta la cultura deve essere studiata come fenomeno semiotico e che tutti gli aspetti di essa possono

essere studiati come contenuti di attività semiotica.

Per l’interpretazione, si fa ricorso a codici che rinviano a diversi campi semiotici. Per esempio se dico “calcio”, la

parola è ambigua. Se dico “il latte contiene calcio” appartiene ad un campo semiotico, se dico “Il Napoli è una squadra

di calcio”, mi rifaccio ad un altro sistema semiotico.

Esempio 1: l’utilizzo degli strumenti. Se un individuo prende una pietra e la usa come schiaccianoci, non c’è

costruzione di significato. Affinché ci sia, è necessario: 1)Che l’essere stabilisce la nuova funzione della pietra, 2)che

l’essere ne ha stabilito una nuova denominazione (es: pietra per rompere le noci), 3)che l’essere abbia pronunciato la

nuova definizione davanti ad altri esseri pensanti comunicando il nuovo legame e la nuova associazione, e 4) che un

essere a seguito di ciò sia in grado di riconoscere in altre pietre la medesima funzione.

Il solo nuovo uso della pietra non fa cultura. Per fare cultura deve essere condiviso.

Esempio 2: lo scambio dei beni. Scambio e comunicazione sono sinomini? Non al 100% perché nello scambio c’è un

passaggio, nella comunicazione c’è condivisione, a meno che il bene scambiato non sia un bene immateriale stesso (cfr.

Balassone e l’economia immateriale). Il parametro di scambio della merce (Marx), è sempre corrisposto da denaro o

altra merce, che hanno una natura fisica (una moneta fisica consente lo scambio, la parola /moneta/ no). In questo senso

però la merce diventa un segno, proprio perché risponde al concetto di STARE PER. Analizzare l’economia con

processi semiotici è però molto azzardato perché entrano in gioco altri elementi (tipo il plusvalore) difficilmente

riconducibili a sistemi semiotici. Esempio non molto chiaro, approfondire.

Esempio 3: lo scambio parentale. Un esempio insolito: lo scambio delle donne. In senso antropologico, agli albori le

donne erano un semplice oggetto da usare per bisogni fisiologici. Se però questa verità fosse assoluta, non si

spiegherebbe come mai un uomo non può andare con qualsiasi donna. Il VALORE SIMBOLICO della donna si

contrappone a quello delle altre donne. La donna diventa quindi un segno che si porta il suo carico di impegni sociali.

Se qualcuno mi spiega che c’entra con quello di cui stavamo parlando mi fa un favore. ‘tacci sua…

Concludendo, la cultura si può far ricondurre a diversi sistemi semantici, diverse strutture in cui le parole assumono

significato a seconda del contesto o del co-testo (l’occorrenza della parola presentata insieme ad altre parole dello stesso

sistema). Il rapporto segno-sistema semantico e univoco? NO! Perché ad esempio l’//automobile// (significante) può

riportare sia al significato di veicolo sia a quello di ricchezza, velocità, o incidendi, a seconda delle occorrenze

cotestuali. E vaffanculo Eco. 5

5: Lo schema classico della comunicazione: Jakobson

Con J. si arriva al famoso schema della comunicazione che supera quello cosiddetto postale in cui c’è solo mittente,

messaggio e destinatario. Nello schema di J, rivestono funzioni importantissime: il mittente, il messaggio, il canale, il

codice, il contesto, e infine il destinatario. Sono parti indissolubili del processo comunicativo. Ognuno di questi

elementi danno origine ad una funzione linguistica precisa. A seconda di dove cade l’enfasi, il processo comunicativo

viene influenzato.

Funzione referenziale (contesto): l’atteggiamento rispetto al contesto, particolarmente usata per la terza persona

Funzione emotiva o espressiva (mittente): l’accento cade sull’atteggiamento del mittente

Funzione conativa (destinatario): è l’orientamento verso destinatario, come nell’imperativo o nel vocativo

Funzione fatica (canale): si pone l’accento sul canale, per esempio “mi senti?”

Funzione metalinguistica (codice): accento sul codice (linguaggio)… p.es “hai capito?”

Funzione poetica (messaggio): si pone l’accento su come è strutturato il messaggio.

6: La sociolinguistica (Bernstein)

Bernstein inizia il suo studio cercando di capire come mai i bambini delle classi sociali più svantaggiate risultano meno

validi negli studi. Studia quindi prima la scuola poi la famiglia come elementi socializzanti, la famiglia in questo senso

è fondamentale perché utilizza un codice di comunicazione particolare e intimo. Si realizza in quattro contesti:

1) Regolativo: si stabiliscono le gerarchie familiari, norme e valori del gruppo familiare

2) Educativo: il bambino impara a percepire la natura degli oggetti che lo circondano e le loro caratteristiche

3) Immaginativo o innovativo: riguarda la creatività e la capacità di vedere le cose da più punti di vista

4) Interpersonale: relazionale e interazionista

La socializzazione si realizza in questi contesti. Bernstein identifica un codice ristretto ed un codice elaborato per

giustificare gli squilibri tra le classi. Il codice ristretto è ricco di sottintesi e di rimandi a concetti paralinguistici

(?).E’ orientato all’implicito e al non detto e valorizza il NOI, perché si rifà a concetti condivisi. Nel codice elaborato

invece viene valorizzato l’IO, ed è più esplicito perché c’è più componente di “indicazione del proprio punto di vista”.

I significati vanno esplicati . Esempio: dov’è la cartellina? Ad una segretaria che si conosce da tempo si può rispondere

“al solito posto” (codice ristretto), ad una nuova le si dice “schedario di destra secondo cassetto” (codice elaborato).

L’uso di un codice non è più o meno linguisticamente sbagliato, né influenza l’intelligenza personale. Bernstain

quindi nota che nelle famiglie svantaggiate si fa uso di codice ristretto e di atteggiamento autoritario che non aiuta

ed esercita le capacità razionali del bambino ma le passivizza, trovandosi in contrasto con il linguaggio elaborato della

scuola.

7: L’uso delle parole (De Mauro)

De Mauro immagina il lessico di una lingua come rappresentabile in una sfera:

Dal centro verso l’esterno:

Vocabolario fondamentale: parole di massimo utilizzo e di massima diffusione (es: amore, mamma) (pantolettali)

Vocabolario di base: vocabolario di circa 7000 parole note alla maggior parte di categorie di persone

Vocabolario comune: termini di linguaggi specifici che sono usciti dalla loro nicchia (es inflazione, equazione)

Vocabolario hapax: usato in ambienti ristretti e relativi ad argomentazione specialistiche (es: compilatore) (idiolettali)

E’ fondamentale tener presente questi aspetti per la comunicazione d’impresa in quanto a seconda del target che si

vuole colpire e del messaggio che si vuole dare, bisogna livellare il messaggio per permettere la comunicazione. Il

vocabolario ricercato viene apprezzato dagli specialisti, il vocabolario fondamentale estende la comprensione a tutti.

Più una frase di avvicina al contesto, più è informale e viceversa.

9: La sociologia del linguaggio (Fishman)

Fishman studia il rapporto tra l’uso del linguaggio e l’organizzazione sociale (ricorda un po’ Bernstein!). Fishman

distingue tra sociologia descrittiva del linguaggio e sociologia dinamica del linguaggio. La prima è la classica cultura

condivisa con le sue norme, la seconda è l’uso specifico del linguaggio a seconda delle situazioni sociali in cui ci si

trova. Per esempio, la relazione di ruolo: le persone assumono registri linguistici differenti a seconda dell’interlocutore

e della persona con cui parla. Si tengono conto di tutte le inferenze sociali. Un esempio: il secchione che ha a che fare

con lo scugnizzo ai quartieri spagnoli (e lo teme), parla napoletano per cercare di nascondere la sua natura di secchione

e uscire illeso dall’incontro). Applica i principi del relativismo alla sociolinguistica basandosi su elementi che creano

la situazione sociale: prevede tutti gli aspetti che influiscono il linguaggio e crea dei “modelli” predeterminati e 6

analizzabili che prendono il nome di domini sociolinguistici. Quando un linguaggio è coerente con il dominio in cui

viene espresso, è congruente, viceversa è incongruente (per esempio lo scugnizzo di cui sopra che manda al diavolo la

maestra). Per l’incongruenza deve essere sbagliato almeno o il momento o il luogo. Quando l’interazione è limitata, si

parla di microsociolinguistica, macrosociolinguistica quando si ampia il raggio di azione del dominio, per esempio la

scuola, la chiesa, il governo, le istituzioni.

10: Semiotica e strategie comunicative (Ferraro)

Come variare l’utilizzo del messaggio, del linguaggio, e delle teorie sociolinguistiche testè riportate per ottenere un po’

di sana e influente comunicazione di massa? Ferraro dà uno spaccato di questa applicazione negli audiovisivi: l’utilizzo

di inquadrature come il primo piano permette di accentuare il risalto su cose o persone (per esempio testimonial che

associano la propria immagine al prodotto). Esiste un vero e proprio CODICE delle inquadrature, delle tecniche di

ripresa, degli effetti, che innescano quindi un processo SEMIOTICO. Cinema e televisione pur usando un media

simile differiscono per tecnologia, differenze sociopoliticoeconomiche (non dimentichiamo che il cinema è raramente

stato utilizzato come propaganda a differenza della TV), diff. di programmazione, rapporto psico affettivo nei

confronti del mezzo (TV-focolare!). La TV inoltre può trasmettere in diretta, che diluisce l’azione, che viceversa nel

cinema viene molto compattata. Il tempo dell’azione è compresso nel cinema. La regia è più curata nel cinema. Per il

montaggio poi, nel cinema si tende a comprimere scene e condensarne il succo, in TV la regia opera più a livello

spaziale, per mostrare ad esempio la stessa scena da più punti di vista contemporaneamente: il montaggio televisivo

non ha la forza sintetica di quello cinematografico.

Nella comunicazione pubblicitaria è molto importante l’uso delle figure retoriche.

Metafora: olio Shell, paladino dell’autostrada (c’è bisogno di spiegarla?)

Metonimia: comprate Marzotto (si associa il nome al prodotto)

Ossimoro: Fiesta, piccolo grande snack (si usano parole antitetiche)

Polisemia: il primo sorso affascina, il secondo STREGA (si gioca sul doppio senso linguistico)

Ripetizione: crudo sul pane, crudo sui pomodori, Olio sasso, crudo sulle minestre (ripetizione)

Iperbole: il mare a domicilio (l’esagerazione ragionata)

Tautologia: una VW è una VW (inutile l’elogio)

Preterizione: non ha bisogno di pubblicità

Le figure retoriche non si usano solo per stupire o far ricordare: vogliono far leva sul doppio piano di lettura. Si usano

perché si cerca comunque innovazione, particolarità, elementi che facciano distinguere e divertano.

11: La comunicazione non verbale (Argyle) (come si legge, ERGIAIL?)

C’è processo semiotico ogni qualvolta si usano codici che possono essere interpretati. La CNV è fatta di gesti,

abbigliamento, atteggiamenti, posture, elementi esterni, che comunicano. Conoscere questi codici è una marcia in

più per il singolo e per l’azienda. La gestualità è importante, ma è rischiosa perché varia da popolo a popolo. Argyle

comunque evidenzia e sottolinea questa importanza perché la CNV è carica di significati.

Perché si usa la CNV?

1) Quando manca una codificazione verbale (per comunicare cose molto semplici… ), o per la personalità

2) I segnali non verbali sono + efficaci (alzata di spalle quando si è scazzati vale + del dire “sono scazzato”)

3) I segnali NV sono meno controllati e quindi + genuini (elementi fisiologici come pupille o pallore)

4) Per non esplicitare troppo, per non turbare (importante nella “trattativa”, per esempio nel corteggiamento)

5) E’ utile un’alternativa al linguaggio, oltre che arricchire può giocare in alcune situazioni

12: La prossemica (Hall)

Fa parte della CNV la gestione degli spazi fisici nel momento comunicativo. Lo spazio è un canale non verbale. Ci

sono quattro livelli di distanza analizzati.. anche se sono studi datati sono cmq interessanti.

D. INTIMA. Fase di vicinanza: contatto fisico, olfattivo… sentire il respiro dell’altro… com’è romantico! O

selvaggio. Fa parte dell’amplesso o della lotta. La fase di lontananza (15-45 cm) è solo per pochi, altrimenti suscita

aggressività. La percezione del prossimo è un po’ deformata. Situazione classica di autobus e metrò.. si cerca

l’equilibrio e non si è rilassati.

D. PERSONALE, fase di vicinanza (45-75cm): è più tollerabile, e si comprende che si può entrare in relazione con il

prossimo. Si vede la figura quasi intera e questo dà sicurezza. Fase di lontananza (75-120cm). E’ il confine del

dominio fisico. La figura vista è ancora più lontana e controllabile. I contatti fisiologici sono limitati e difficili (odore,

alito). 7

D. SOCIALE, fase di vicinanza (1-2metri): è la distanza degli affari interpersonali, classica del lavoro, degli incontri

occasionali e dei convenevoli. Se una persona è in piedi e l’altra seduta c’è un senso di potenza (p. es. il capo che parla

alla segretaria. Fase di lontananza (2-3,60m): distanza molto formale… si perdono i particolari del volto e tutti i

contatti sensoriali. Si ha un gran senso di libertà sul lavoro, si lavora comodi e con tranquillità. E’ però anche una

distanza di isolamento, occhio!

D. PUBBLICA, fase di vicinanza (3,6-7,5 m): distanza di sicurezza in caso di difesa a mezzo fuga. A questa distanza

di sceglie accuratamente il linguaggio usato, con stile formale. Fase di lontananza (7,5 m in su): tipica delle

apparizioni pubbliche, la voce e l’imponenza devono essere amplificate, studiata lentezza e massimo stile.

Zone spaziali nascoste: zone in cui si è un po’ più liberi e vengono usate, quasi “intimamente” per dei momenti di

rilassamento. In genere sono ricercate nello sfruttamento massimo della propria area di lavoro. E’ bene che ci

siano per rassicurare il personale. C’è bisogno di un minimo di senso di spaziosità.

12: L’arte del ben parlare (Quintiliano)

Il miglior saggio del libro. Da leggere.L’arte del bel parlare è la retorica. Va ricercato uno stile efficace, adatto alla

situazione, ricercato, in modo da essre convincenti. La retorica, nonostante la moderna accezione negativa del termine, è

un’arte. L’oratoria è la parlantina libera, in pubblico, commisurata, intelligente. L’oratore ha i suoi gesti, le sue

movenze, le sue pause… è quasi un attore. Deve capire il pubblico, cercarne il feedback. Per esempio c’è l’uso di

leggere, in pubblico: andrebbe sempre alzato lo sguardo per mantenere il contatto. Quintiliano si sofferma sui gesti,

sull’espressione del volto (soprattutto le sopracciglia!), le mani, su cosa evitare (toccarsi il volto o mangiarsi le labbra).

E’ importante la postura, la riflessione e il non parlare per forza. Meglio la pausa razionale che il tentennamento.

3: Psicologia della comunicazione

Viene riproposto il dualismo delle dottrine di comportamentismi e cognitivisti. Viene ricordata la scuola della Gestalt

che si occupò di analizzare il mondo fenomenico attraverso gli organi di senso percettivi. Per il comportamentismo si

studiano i rapporti di causa-effetto e in particolare l’apprendimento, come fonte dell’agire. Per i cognitivisti invece il

fulcro è nell’attività mentale intrinseca. I cognitivisti sono lontani anche dalla Gestalt, che ritengono non sufficiente.

Nel 900 si sviluppa invece la psicanalisi, con Freud. Si conclude infine con le tendenze della psicologia sociale, cioè il

comportamento sociale come estensione di quello individuale

1: Il Comportamentismo

Il brano è di Watson, ma parlando dei behavioristi non si può non citare Pavlov, che studiò i riflessi condizionati. Ci si

può azzeccare anche Johnson Laird dall’esame di psicologia, e Turing. Per Pavlov le entità dell’apprendimento sono lo

stimolo e la risposta. Ricordare l’esperimento dei cani! Il comportamentismo cerca di capire la genesi delle abitudini,

che si sviluppa tramite l’apprendimento. Per Watson l’apprendimento si basa su due principi: di frequenza e di

prossimità temporale: quanto più spesso capita lo stimolo, tanto più è probabile che segua una data risposta

(frequenza), e più è recente la risposta allo stimolo, più è probabile che sia ripetuta. Ricordare i vari modi di

apprendimento, per esempio tentativo ed errore.

2: La Gestalt

Ritornano le leggi della Gestalt di cui parlava anche Cesa Bianchi: la scuola della G. poneva l’accento sul rapporto tra

“esterno e interno”, passando per la percezione (sia in un senso che nell’altro, cioè sia top down che bottom up). Le

leggi della G. sono importantissime per il pubblicitario o comunque per tutti quelli che si occupano di comunicazione

visiva. L’analisi parte dal fenomeno phi: l’illusione che una scritta intermittente si muova, quando in realtà si

accendono delle luci e se ne spengono altre. Le leggi si applicano al concetto di campo, cioè quello che viene posto

davanti all’osservatore. In generale, l’uomo tende a riconoscere, nell’ambiguità di forme, alcune situazioni

“favorevoli”.

In particolare (questo lo riassumo da Cesa Bianchi perché lì è spiegato meglio), si tende a percepire:

1) Una forma riconoscibile fatta da elementi vicini (per es. dei puntini vicini che formano un quadrato)

2) Elementi simili come unificati

3) La continuità della direzione rispetto alla casualità

4) La chiusura delle forme

5) La pregnanza: il carattere unitario di forme semplici in cui una appartiene all’altra 8

6) Il fattore empirico: la segmentazione avviene anche in base alle esperienze passate

La G. inoltre si pone il problema del gruppo: esiste una psicologia del gruppo, la consapevolezza del “NOI”? Dato per

scontato che il gruppo sociologico esiste, si postula che dove c’è un gruppo sociologico ce n’è anche uno psicologico.

Esiste la coscienza di gruppo, la consapevolezza psicologica di appartenervi. Come ci si comporta in gruppo?

Legge di somiglianza: entrando in una stanza con altre persone, si è analoghe ad esse (esempio; quando si va dal

medico e si aspetta. Ci si sente fuori posto quando si è vestiti diversamente, ad esempio. Questo può anche essere un

limite del comportamento: si è uguali forzatamente anche come atteggiamento di difesa.

I gruppi sono vivi e vivono di regole:

Chiusura e segregazione: un gruppo può essere più o meno chiuso e restrittivo. Aumenta la coscienza di gruppo

Stabilità: connessa con la chiusura, il gruppo può essere + o – conservativo e disponibile alle innovazioni

Articolazione: i comportamenti sono sempre relazionati, nel gruppo, ogni comportamento ha un’eco di risonanza

In un gruppo si tende a seguire delle gerarchie in base all’efficienza (leader). Il leader può essere o il capo amato, o

la guida temuta. Gli altri sono seguaci. Ma guidare un gruppo implica che certe azioni vengano compiute e altre no

allo scopo di mantenere la posizione, e la stabilità del gruppo. Simile atteggiamento si riscontra anche nei seguaci.

Non è così semplice però: il leader non è sempre uno solo: esempio degli uccelli che beccano gli altri. C’è lotta per il

dominio sugli altri. Una volta stabilite le gerarchie, la lotta scompare e il rapporto diventa persino amichevole.

Mettere in discussione il leader vuol dire rischiare.

3: La psicologia sociale (Lewin)

Lewin è un comportamentista e si interessa del comportamento sociale. Sua è la teoria di campo. Il campo è dato

dall’unione di ambiente comportamentistico esterno ed elementi interiori. Fondamentalmente Lewin è importante

perché è il primo ad analizzare il nesso che c’è tra uomo e ambiente… ricordare anche Maturana e Varala, secondo

cui uomo e ambiente comunicano ma si evolvono indipendentemente. Si può dire che ogni campo ha una connotazione

circostanziale che permette di distinguere diversi campi a loro volta divisi in regioni. Il passaggio da regione a

regione è frequente, sia volontario che involontario. L’insieme delle regioni è lo spazio psicologico di libero

movimento. Per esempio, se vado al cinema e scelgo di sedermi su una poltroncina dove non è seduto nessuno ma

lontana piuttosto che su una in posizione migliore ma vicino alla quale ci sono due persone, è perché non vedo in quella

poltroncina uno spazio di libertà psicologica. Lewin spiega quali forze agiscono sulle scelte della regione… a volte c’è

conflitto, a volte una sola scelta. L’ambiente quindi influisce sulla scelta, e quindi sul comportamento. In questo senso

l’apprendimento, ciopè il cambiamento della struttura cognitiva, è orientato allo scopo. L’apprendimento è

l’interiorizzazione delle aree non strutturate, cioè le zone sconosciute.

4: La psicoanalisi (Freud)

Freud è il primo a puntare il dito verso l’inconscio, una realtà psicologica non consapevole che influisce le scelte e le

azioni. Il problema contro cui si è scontrato Freud per l’approccio clinico, è quello della rimozione: il paziente tende

coscientemente sempre a mascherare e nascondere fatti spiacevoli e dolorosi. Secondo Freud, il disturbo psichico è

fortemente influenzato dalla vita sessuale infantile e dal rapporto con i genitori (complesso di Edipo). E’ ugualmente

importantissimo come pulsioni, fantasie e desideri vengano repressi per non suscitare conflitti, causando disturbi, ansie,

nevrosi. Si distingue quindi tra Es, Io e Super-io

Es: la parte più primitiva della personalità, istintiva. E’ orientata al raggiungimento del piacere, ancestrale, oscura,

illogica. Non è dotata di giudizio. Quasi bestiale.

Io: è la parte di personalità che si relaziona con il mondo. E’ regolata dall’autoconservazione, e media tra Es e mondo

esterno lottando contro gli istinti e i desideri dell’Es.

Il Super-io rappresenta l’interiorizzazione dei genitori e della società.E’ al di sopra di Es ed Io, e opera come coscienza.

Raprresenta quindi gli ideali, i modelli, approva o condanna. E’ il controllo “subito” dai genitori che viene fatto proprio

e diventa autocontrollo.

Le tre componenti sono sempre in conflitto in un gioco di spinte e pulsioni. Il conflitto tra Io e Es genera angoscia.

Meccanismi interiori come la proiezione (attribuire ad altri le pulsioni di cui ci si vergogna), razionalizzazione (la

volpe e l’uva) o identificazione (ci si assimila ad un altro io estraneo preso a modello cui ci si avvicina, per esempio il

figlio che diventa come il padre) sono reazioni di difesa.

5: La teoria della motivazione umana

E’ importantissima per il marketing! L’uomo sano deve autorealizzarsi, e l’uomo autorealizzato è un uomo

produttivo ed efficiente. Va quindi promosso in azienda lo sviluppo individuale. Per autorealizzarsi, l’uomo deve

soddisfare dei bisogni posti in una scala motivazionale piramidale. Il successo si realizza con l’avanzamento. I primi

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bisogni da soddisfare sono quelli fisiologici. Facendo l’esempio di un’azienda che assume questo modello

motivazionale, si ha, dal basso verso l’alto, il soddisfacimento di bisogni:

Fisiologici: per esempio il necessario per sopravvivere, ad esempio mangiare

Sicurezza: la protezione da minacce, dolori, pericoli. L’azienda che tutela il lavoratore, ad esempio, con assicurazioni

Affetto: l’uomo ha bisogno di sentirsi coccolato! L’azienda lo invita ad un party aziendale, organizza eventi e circoli.

Stima: si cerca la stima. L’azienda glie la da facendogli rappresentare l’azienda, gli si comunica l’apprezzamento

Autorealizzazione: l’uomo si sente capace di diventare quello che vuole, è la sua aspirazione!

Salire in questa piramide necessita di onestà e impegno da parte del lavoratore, libertà di espressione e dignità

umana rispettata da parte dell’azienda. Sono le condizioni necessarie.

6: Pragmatica della comunicazione umana

Watzlavick, Beavin e Jackson parlano del comportamento come comunicazione costante. C’è comportamento, quindi

c’è comunicazione. Per risolvere i problemi di comportamento quindi si deve agire sulla comunicazione. Uno degli

esempi è quello della profezia che si autorealizza. Se gira la voce che un’azienda è in crisi ma non lo è, lo potrebbe

diventare presto. I genitori che considerano più sveglio uno dei figli inconsciamente lo porteranno a diventarlo. Si parla

di pragmatica della comunicazione perché in modo molto pratico pone l’accento proprio su punteggiatura e

articolazione. A volte piccole differenze di punteggiatura possono creare grandi drammi (si veda p.es. la risoluzione

dell’ONU impugnata da Israele proprio per una virgola mancante!).

7: Psicologia dei gruppi (Moreno)

Moreno parla di sociometria e sociodramma. La prima è una rappresentazione schematica basata sulla frequenza dei

rapporti interpersonali in azienda allo scopo di conoscerne la struttura. La seconda è una rappresentazione teatrale

(simulazione) a scopo terapeutico.La sociometria quindi cerca di delineare i sentimenti che intercorrono basandosi su

domande cui ogni soggetto deve rispondere. In tal modo si individuano i leader. E’ importante notare come le

comunicazioni informali hanno un forte peso. Una volta ottenuti i dati, si inseriscono nel sociogramma, in cui si

evidenzia la distanza (tele) tra i vari elementi!

8: Le neuroscienze

Questo capitolo parla del problema memoria: cosa viene memorizzato, e come? Si ricorda il modello neuronale di come

funziona il cervello, e si introduce il concetto di darwinismo neuronale, secondo cui esiste a “basso livello, neuronale”,

una sorta di apprendimento in base a ciò che è stato già immagazzinato. La memoria diventa dinamica, costruisce e

rielabora ogni volta le informazioni, non è un mero magazzino. Basti pensare ad un profumo che suscita ricordi e stati

emozionali. La memoria non è quindi più un processo meccanico, ma creativo.

4: Impresa produzione e comunicazione

Dopo la produzione industriale è sì aumentata la capacità di produzione, ma ci si è resi conto della necessità di

collegarla ad una comunicazione efficiente (a chi li vendo se no i miei prodotti?!?). L’alba del marketing…fino ai

’20-’50 si punta ancora alla produzione, poi effettivamente si inizia a studiare il comportamento (non solo d’acquisto…)

del consumatore. Dopo i ’50 ci si chiede finalmente COSA serve al cliente (economia politica, statistica). Tra i ’70-’80

il marketing aiuta l’occidente a minimizzare i danni dell’inflazione, diventando da procedura “economica” sociale

(processo bidirezionale).

Nei ’90 si punta alla “glocalizzazione” dei mercati.

’20 – ’50 produzione

‘50 – ’60 soddisfazione bisogni cliente (ec politica)

’70 – ’80 marketing “sociale”

’90 glocalizzazione

1: Il lavoro intellettuale (Marx)

In questo breve capitolo viene evidenziato un punto di vista di Marx meno noto. Si punta il dito verso lo sviluppo

scientifico, che diventa rapidamente un bene ed una risorsa fondamentale. I processi produttivi sono ottimizzati, e

l’operaio non è più l’agente principale e il lavoro diventa astrazione (pensare ai risvolti psicologici che questo può

comportare!). Il sapere è una forza con la quale si controlla la società. Il profitto quindi non è solo nell’aumento della

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produzione ma nella razionalizzazione della stessa… c’è il passaggio dall’uomo operaio all’uomo come risorsa

intellettuale.

2: Il ciclo della produzione e i bisogni indotti (J K. G )

OHN ALBRAITH

 Inizia considerando il volume enorme delle spese pubblicitarie e prova a collegarle alla teoria della domanda dei

beni di consumo

 La produzione crea i bisogni che tende a soddisfare!!! È come un medico che investe i pedoni…se c’è bisogno di

fare tanta pubblicità i bisogni non sono poi così urgenti! I persuasori hanno potere solo su chi è talmente lontano dal

bisogno fisico da non sapere cosa vuole!

 Più una società è opulenta, più crea bisogni (per emulazione, suggestione); una maggiore produzione non

necessariamente aumenta benessere; sicuramente però soffia sulla fiamma dei bisogni! La produzione chiama altra

produzione…

 Il lavoro ha un significato “strano”: il vantaggio che provoca sta nel reddito e non nell’attività stessa…deve essere

piacevole, gratificante!

 È così stutto x la nuova classe, che in caso contrario si sente frustrata. Fin da bambini impariamo a cercare un

lavoro che ci porti non fatica ma godimento. Titolo essenziale per entrare in una “casta” del genere è l’istruzione,

unico investimento fattore di sempre sicuro progresso.

 Nel passaggio dal lavoratore “attivo” (zappatore) a quello “passivo” (home-worker) i mestieri hanno perso il

senso della “fatica”, dello sforzo fisico; la smaterializzazione del lavoro porta con se la ricerca di nuovi modi x

impegnare il tempo libero, e il carrozzone dell’infotainment va avanti!!!

3: Il sistema azienda (S )

CIARELLI

 = organizzazione economica che, mediante l’impiego di un complesso differenziato di risorse, svolge

AZIENDA

processi di acquisizione e di produzione di beni o servizi, da scambiare con unità esterne al fine di conseguire un

reddito (input-output, sistema di parti correlate)

 L’assetto deve essere funzione delle caratteristiche operative e direzionali (ripartizione di compiti e poteri). Il

processo di ottimizzazione deve tenere conto di vincoli umani, finanziari, strutturali (stutto nel caso si tratti

un’azienda pre-esistente)

o = suddivisione delle aree di responsabilità per gruppi di compiti (funzioni simili accentrate sotto

FUNZIONALE

la stessa direzione). Esalta la specializzazione e le competenze del singolo, ma diminuisce la coordinazione.

Focalizza su compiti

o = ripartizione delle responsabilità per gruppi di prodotti, ciascuno affidato ad un direttore

DIVISIONALE

divisionale responsabile dei risultati economici della sua “cellula” (le multinazionali dividono anche per

territori!). Comporta frazionamento in più parti, di cui si può controllare meglio il rendimento. Alcune funzioni

(personale, finanza) restano accentrate. L’org divisionale non deve far perdere i vantaggi di una dimensione

aziendale! Necessita una dir. generale molto capace per dare spinta alle varie autonomie, x ricercare nuovi

business da affidare poi alle varie “branche”. A volte evolve in holding, con vantaggi fiscali, finanziari, riduce

rischi. Focalizza su risultati!

o = articolazione di funzionale: al suo interno vengono formati dei gruppi di lavoro temporanei su

PER PROGETTO

particolari progetti/prodotti. Adatta ad alta tecnologia a breve ciclo di vita!

o = istituzionalizza quella per progetto, l’azienda diventa una rete di competenze; diventa difficile

PER MATRICE

la coordinazione e la motivazione del personale. Adatta ad alta tecnologia a breve ciclo di vita!

 Bisogna trovare equilibrio tra e !

SPECIALIZZAZIONE COORDINAMENTO

4: La comunicazione interna formale (S )

CIARELLI

 La vita aziendale è fatta di informazioni! Per essere vivace, dinamica, ci vuole infrastruttura (anche “culturale”)

adeguata. Se l’informatica ha reso tutto più “accessibile” bisogna tenere conto della frammentazione delle info; ci

vuole momento di ricomposizione (dove la macchina serve a poco)!

 I = conoscenza nuova ottenuta mediante comunicazione/osservazione (altrimenti si parla di

NFORMAZIONE

messaggio). Inoltre deve essere direttamente utilizzabile (o si parla di dato da elaborare-aggregare). È implicata in

processi decisionali, di controllo ed esecutivi (in realtà è un ciclo continuo tra le tre fasi…da decisione ad esecuzione

a controllo e di nuovo decisione)

 MIS = management information system, produce informazioni anche prospettiche sulla vita aziendale (non solo

info su quella attuale, anche ricerche di mercato ecc). Diviso in: 11


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AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Sociologia della comunicazione d'impresa. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: Gestione della comunicazione aziendale, la comunicazione interna, Flussi comunicativi, La comunicazione esterna, Mercato, Marketing, Comunicazione e risorse umane, ecc.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della comunicazione d'impresa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Della Volpe Maddalena.

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