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LA COMUNICAZIONE FACCIA A FACCIA

Ogni evento comunicativo è la risultante di un complesso di fattori

che interagendo tra loro permettono il realizzarsi della

comunicazione. Più specificatamente nell’interazione faccia a faccia,

ciascun soggetto, caratterizzato dai propri riferimenti culturali,

atteggiamenti, dinamiche psicologiche, nonché, connotato delle

proprie caratteristiche fisiche, si trova a essere coinvolto nella sua

totalità psicofisica. In questo tipo di comunicazione il linguaggio

numerico e quello analogico assumono una rilevanza notevole

poiché s’integrano e si completano a vicenda, in un intrecciarsi

continuo il cui esito condiziona la qualità della comunicazione.

Infatti, nel momento in cui il linguaggio verbale (inteso come

sistema codificato di simboli e segni prodotto da una società), si

accompagna in sintonia a quello analogico (inteso come quel

complesso di azioni corporee che si producono in modo più o meno

inconsapevole ), la dinamica della relazione si rivela positiva e

l’attenzione si orienta quasi esclusivamente sul piano del contenuto.

Ma nel momento in cui i messaggi analogici, recepiti dal nostro

sistema di controllo subcosciente, appaiono distonici rispetto al

contenuto espresso verbalmente ecco che la qualità della

comunicazione si deteriora perché si attivano tutti quei meccanismi

psicologici per i quali l’attenzione si sposta sul piano della relazione

e sulla comprensione di tali messaggi piuttosto che su quelli espressi

dal codice linguistico. Appare chiara l’importanza che i messaggi

analogici assumono nella comunicazione interpersonale, faccia a

faccia, in considerazione del principio secondo cui ogni atto

comunicativo rappresenta di fatto un comportamento e quindi ogni

individuo in quanto essere vivente non può no comunicare. Infatti,

anche la semplice presenza fisica in un determinato contesto, pur in

assenza di qualunque forma di dialogo, di fatto rappresenta un

comportamento e quindi un a comunicazione. Più analiticamente la

mimica facciale, gli atteggiamenti posturali, la gestualità, la

prossemica e i segni paralinguistici, costituiscono quegli elementi

del linguaggio analogico, che per la forza percettiva con cui sono

recepiti, rappresentano gli elementi di maggiore forza in una

situazione comunicativa faccia a faccia . Per ciò che riguarda da

mimica facciale essa connota in modo diretto ciò che si vuole

trasmettere a livello comunicativo, la faccia quindi diventa il più

importante canale della nostra espressività attraverso cui si

trasmettono messaggi di diversa natura e a un diverso grado di

consapevolezza (pallore o rossore, difficilmente gestibile dal

soggetto). Anche il modo di muoversi rappresenta una fonte di

se4gnali analogici attraverso cui si manifestano i propri stati

emotivi e i tratti della personalità . Per quanto la struttura corporea

sia frutto del patrimonio genetico, è pur vero che il corpo stesso è

modellato dall’uso che ne facciamo e dalle posture che più

frequentemente assumiamo. Un altro importante veicolo della

comunicazione analogica è costituito dalla gestualità che in

particolare per i popoli mediterranei rappresenta un elemento di

supporto e rinforzo del linguaggio verbale con il quale agire in forte

interconnessione e sintonia. La gestione dello spazio inoltre incide

in modo sostanziale in tutti i processi comunicativi, giacché la

distanza che s’interpone con gli interlocutori è esplicativa in base al

tipo di comunicazione che s’intende condurre. Secondo la scienza

della prossemica le sfere dello spazio (intima, personale, sociale,

pubblica) vengono gestite da ciascun individuo in relazione hai

contesti comunicativi in cui si è coinvolto e in base agli scopi che ci

si prefigge, quindi una pur se limitata violazione di tali limiti può

essere percepita come sorta di violenza o minaccia attivando

pertanto nel soggetto dei meccanismi reattivi sia psicologico sia

cosciente. Pari importanza assumono i segni paralinguistici,

attraverso cui si attua l’espressività verbale umana, in larga parte in

modo inconsapevole, ma comunque sempre in maniera conforme

alle situazioni comunicative. Il piano delle relazioni, in una’azione

comunicativa interpersonale è dunque attivato dai messaggi

analogici che in larga parte rappresentano il linguaggio delle nostre

emozioni, che sia a livello personale e sociale, occupano una

dimensione centrale nei processi di significazione comunicativa.

Pur se basate su meccanismi fisiologici innati, le emozioni

assumono una dimensione sociale in quanto, sono incapsulate

all’interno di una serie di schemi a valenza normativa che ne

condizionano e ne regolano la grammatica espressiva. In questo

senso quindi rappresentano il motore di ogni comportamento

umano e di conseguenza di ogni azione comunicativa.

CONOSCENZA SOCIALE

L’organizzazione della conoscenza osservata dalla prospettiva delle

rappresentazioni sociali, rimanda alla concezione culturalista della

conoscenza secondo cui i sistemi simbolici di cui, gli esseri umani si

servono per elaborare e scambiare conoscenze, sono già presenti

nell’ambiente sociale perché costituiscono la cultura condivisa e il

linguaggio. Lo sviluppo della mente non può non essere

immaginato, calato all’interno del sistema di simboli e significati

condivisi da una certa comunità culturalmente definita. Non è

possibile immaginare una mente senza una cultura di riferimento, la

quale modella le menti degli i8ndividui che a loro volta la utilizzano

e ridefiniscono tutte le volte in cui devono dare significato alla realtà

che li8 circonda. La realtà sociale è il risultato dell’interazione tra il

dato fenomenico, l’azione del soggetto e le categorie concettuali

utilizzate per interpretarla e darle un senso. Conoscere il mondo

significa intervenire su esso anche solo attraverso l’azione del

conoscere, per ricondurlo all’interno di costrutti mentali la cui

origine è appunto prevalentemente sociale. E’ ciò che conta non è

tanto che le conoscenze contengono la verità, quanto piuttosto che

la nostra conoscenza sia in linea con il senso comune, con

quell’insieme di certezze tacite e indubitabili che ciascun elemento

condivida con i suoi simili. Ciascun individuo quindi, nel momento

in cui condivide con il gruppo di appartenenza, simboli, segni e

significati che altri prima di lui hanno condiviso, trova una sorta

comune di facilitatore cognitivo, una strategia attraverso cui la

realtà viene semplificata e quindi facilmente comprensibile.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e sociali
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della Comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Cepernich Cristopher.

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