Sociologia della comunicazione
Comprensione della scienza e alfabetizzazione scientifica
L'alfabetizzazione scientifica è conoscenza di dati e argomenti; la comprensione invece riguarda simboli, credenze, sentimenti; sono indipendenti gli uni dagli altri.
Immaginazione sociologica
Mills (1959): facoltà di capire le trasformazioni più impersonali e remote e le reazioni più intime della persona umana. È l’immaginazione non solo del sociologo, ma di chiunque voglia divenire consapevole di quello che succede nel mondo e in sé stessi. La scienza sociale, secondo Mills, è un'intelligenza pubblica di pubblica utilità; il sociologo la elabora professionalmente ma chiunque ne ha bisogno. Si tratta della consapevolezza di sé come attore individuale e collettivo all’interno di un processo storico costitutivo (coscienza storica) e portatore di una responsabilità (coscienza sociale).
La vita individuale si compone di tre cose
- Natura: il corpo con le sue emozioni interiori e le interazioni con quel che lo circonda;
- Società: luogo in cui ci sviluppiamo e che cerchiamo di cambiare pur poco ma incessantemente;
- Conoscenza: prodotti della coscienza da cui attingiamo le risorse per vivere e per dare significato al vivere sociale individuale.
La storia non passa, ma semplicemente si sedimenta; al fondo di una cultura potremmo trovare tutte quelle che l’hanno originata. Allo stesso modo, Freud sosteneva che esistono degli strati anche nella mente del singolo perché anche qui la conservazione del passato è la regola.
L’individuo non è solo un esito di processi, ma è esso stesso l’insieme dei processi di riproduzione e sviluppo. Gli aggregati sociali sono considerati come la storia di configurazioni, campi, istituzioni che costituiscono gli individui come esseri realmente umani. L’umanità stessa è considerabile come convoluzione di tutti i processi di incivilimento e di costruzione di un mondo dei simboli.
Cambiamento
Queste tre strutture sono caratterizzate dal cambiamento (su scale temporali differenti – biografia, storia sociale, storia ideale) incessante.
Innovazione e immaginazione sociologica
Nuovo vs comune: le cose nuove ci rendono impreparati e per questo le temiamo, le comuni le usiamo come uno scudo di fronte alle difficoltà (Petrarca, Familiarum rerum). Il nuovo oggi è simbolo di limiti immaginativi. L’innovazione è un passo nel futuro a portata della mente collettivamente organizzata. L’innovazione genera paura, sfida al senso comune, spaesamento, risentimento, abbacinamento, moda; è una sfida all’atteggiamento quotidiano (Jedlowski).
Da un lato abbiamo miti antichi mai scomparsi del tutto che ancora oggi riemergono e sono rubricabili come tecnofobie; dall'altro lato la seconda tradizione tipica della modernità con miti tra cui riduzionismo e narcisismo che possono essere rubricabili come tecnofrenie.
Sociologia della conoscenza secondo Merton
Merton (1945), la sociologia della conoscenza nasce quando anche per la verità cominciano a essere date spiegazioni in termini sociali. La sociologia della scienza è una scienza che fa fatica a occuparsi di scienze e viene quindi sminuita di scientificità.
Due culture, forse tre (la scienza sociale)
Charles Percy Snow (1959) distingueva “due culture”:
- Cultura scientifica: di coloro che hanno per natura il futuro nel sangue, in particolare i fisici (l’ottimismo degli scienziati verso il futuro può talvolta apparire eccessivo e ingenuo);
- Cultura tradizionale: antiscientifica per natura, di coloro che rispondono auspicando che non ci sia il futuro, in particolare i letterati (l’esaltazione della cultura tradizionale li porta a denigrare il progresso odierno).
Entrambe però sono storicamente accomunate dal non intendere le grandi trasformazioni sociali in corso, anzi dal non preoccuparsene nemmeno.
Idea di cultura secondo Snow
All’interno di una cultura ci sono atteggiamenti, regole, schemi di comportamento che fanno sì che l’individuo sia figlio del suo tempo, della sua posizione e formazione, senza che questi orientamenti comportino una perdita di individualità o di libera volontà.
Scienze sociali: in questo contesto non sono da intendere come una terza cultura, bensì come una proiezione della contrapposizione sociologia-ricerca sociale, la prima di tipo critico-filosofico, la seconda tecnico-esperta.
Oggetto del conflitto
L’oggetto del conflitto sta nella contrapposizione tra:
- Mondo della qualità: che rivendica l’unicità;
- Mondo della quantità: che riduce tutto a serialità.
Per comprendere questi atteggiamenti dobbiamo fare riferimento a Romanticismo e Illuminismo.
Pensiero di Isaiah Berlin
Isaiah Berlin (1965) parla del Romanticismo come della più profonda e duratura rivoluzione dell’Occidente, anteceduta da un mutamento di valori che ne hanno influenzato pensiero, sentimento e azione.
Siamo tra il 1760 e il 1830; il centro ispiratore fu la dedizione incondizionata, la sincerità, la purezza dell’anima, la capacità di dedicarsi al proprio ideale (ideali contrapposti a quelli del classicismo). Egli parla di due declinazioni del Romanticismo:
- Romanticismo comunitaristico di stampo reazionario: negli Stati radicali sorti dopo la rivoluzione, come la Francia, che auspicano un ritorno al modello medievale.
- Romanticismo comunitaristico progressista: negli Stati reazionari come la Prussia post-1812.
Definisce i romantici come: uomini inesperti, poveri, timidi, umiliati, oggetto di vessazioni e ingiurie, figli di pastori, dipendenti pubblici, incapaci quindi di concorrere con chi era “nato in alto”, per questo frustrati. La patria del movimento fu la Germania. Si diffuse poi in tutti quei Paesi in cui regnavano malcontento e insoddisfazione. Un esempio è la sindrome byroniana (Byron) in Inghilterra che si rifaceva a due principi: volontarismo e libertà di strutture, che si contrappongono alla regolarità positivistica della natura.
Capisaldi del movimento erano:
- Eroe romantico: concezione esaltata dell’individuo, eroico ed eccezionale anche nella sconfitta.
- Comunità: esaltazione dei legami sociali organici.
- Primato dell’azione: negazione dell’intellettualità.
Il romanticismo, secondo Berlin, non fu altro che la revanche di una classe emergente rappresentativa dell’intero popolo, sul pensiero illuminista francese allora dominante. La Germania vedeva quindi da un lato la sconfitta militare e l’inibizione al processo di unificazione, dall’altro il ruolo della nobiltà o alta borghesia illuminata francese in contrasto con la piccola borghesia e gli strati inferiori della società tedesca.
Movimento romantico nel pietismo
Berlin trova la culla del movimento romantico nel pietismo: nel XVII e XVIII movimento religioso in seno al protestantesimo come reazione al dogmatismo e al razionalismo della teologia luterana. Il pietismo critica i dogmi imposti da gerarchie ecclesiastiche, predicando una religiosità interiore strettamente individuale. I pietisti insegnavano che il cristiano cerca continuamente di trasformare il piombo della propria anima nel nobile oro capace di riflettere la gloria di Dio attraverso l'espiazione, continuamente esposto all'insidia del demonio.
In Germania nacque così un’interiorità violentemente emotiva, un odio per l'intelletto identificabile con il nemico storico la Francia e come diceva Lutero Per quella puttana della Ragione. Si tratta quindi di uno scontro tra mondo creativo tedesco vs mondo critico francese, azione vs ragione, passione vs conoscenza.
Due correnti parallele nella cultura moderna
Berlin, 2 punti chiave attorno a cui ruota il Romanticismo sono:
- A differenza della scienza che propone di “farsi guidare dalla natura delle cose”, si afferma la volontà umana indomabile: gli uomini creano valori, non li conoscono e basta; l’uomo si crea a propria visione dell’universo. Si parla di creatività e unicità dell’individuo.
- Non esiste nessuna struttura, nessuno schema delle cose. Questo principio si riscontra nel volo ergo sum di Fichte, nel vitalismo mistico di Schelling, nella ricerca del fiore azzurro di Novalis, nella ricerca dell’infinito. C’è comunque un senso di nostalgia e paranoia per una lotta incessante contro le forze creative della natura.
L’analisi razionale si scontra con la sintesi, con tre varianti:
- Semplice/eroica: dà un’anima alle cose.
- Creativa: frutto di un atto di illuminazione comprensibile ma non spiegabile razionalmente.
- Impossibile dalla Ragione: resa di fronte alla varietà del mondo e dei valori.
Anche il fascismo è erede del Romanticismo. Da qui la volontà imprevedibile del capo e la distruzione di tutte le istituzioni che limitano la volontà. Allo stesso modo l’esistenzialismo. Il fallimento storico di una nazione crea paura, angoscia nell’individuo.
VS Berlin, Zeev Sternhell
Berlin, Zeev Sternhell (2006) sostiene invece che la rivolta contro i Lumi non fu una controrivoluzione, bensì una vera e propria rivoluzione: questa critica all’illuminismo si basa sulla negazione del diritto della ragione di plasmare gli uomini e sulla relatività dei valori. Esponenti di questa seconda modernità sarebbero Herder, Burke, de Maistre e nel Novecento Croce, Berlin.
Rivoluzione secondo Sternhell, non ci sarebbe prima una illuministica e poi una romantica; si potrebbe caso mai parlare di cultural lag (Ogburn) in cui una parte della società avanza e un’altra rimane indietro (Hobbes).
Illuminismo e antilluminismo
Il divario Illuminismo-Antilluminismo può essere visto come un divario tra produzione scientifico-culturale e capacità culturale di metabolizzare l’innovazione. In Ogburn non si può considerare la cultura (conoscenza) come parte distinta dalla tecnologia (produzioni materiali e simboliche).
Illuminismo
L’individuo viene liberato dalla tradizione ma finisce con il perdere la propria identità e diventare soggetto generico. L’individualità può essere riscoperta solo al di fuori della società, tra gli intellettuali puri che riscoprono la Ragione.
Antilluminismo
La vita dell’individuo è inesauribile, ma viene così sradicata dallo sviluppo storico che diventa sempre più astratto.
Rousseau e Kant
Jean-Jacques Rousseau mette in primo piano il compito storico della costruzione sociale della coscienza (anche se non è del tutto favorevole al progresso). Pone comunque l’accento sulla necessità di cambiamento delle strutture sociali presenti. Kant, fra i massimi esponenti dell’Illuminismo, sostiene il primato della Ragion Pratica sulla Ragion Pura e della Metafisica, che lascerebbe intendere una via di fuga verso l’Antilluminismo.
Queste due visioni contrapposte permettono comunque una facile oscillazione da un capo all’altro; il mondo fisico-naturale manca di cultura, quello umano-culturale manca di realtà. Come suggerisce Tomas Maldonado (1979), non tutti i razionalisti sono favorevoli a ogni tecnica o non tutti i mistici contrati, e non i primi tutti progressisti e i secondi tutti reazionari.
La conoscenza nella sociologia
La scienza sociale può porsi come terza cultura? La sociologia riesce a disinnescare il conflitto tra le due culture?
Dobbiamo considerare la sociologia della conoscenza e altre discipline, come antropologia, storia e filosofia della scienza. È una disciplina sviluppatasi in ritardo e quindi ancora molto fragile di fronte a incursioni fugaci e dirompenti.
Problema chiave
Problema chiave: siccome la produzione simbolica è costruita da individui collocati in certe posizioni entro il campo sociale, come avviene tale costruzione? La disciplina si è sviluppata nel Novecento, grazie anche al contributo di Karl Mannheim => nel tentativo di isolare i vari stili di pensiero e collegarli ai gruppi da cui provengono, egli è consapevole che nello stesso pensatore possano coesistere diversi e opposti modi di pensare; non si può quindi essere deterministici nel collegare posizione sociale e presa di posizione pubblica => relazionismo (diverso dal relativismo). Concetti rivisti da Robert King Merton nel Paradigma per la Sociologia della conoscenza che inaugura la Sociologia della scienza.
Contributi di studiosi alla sociologia della conoscenza
Ludwik Fleck: esistenza di comunità (o collettivi) di pensiero, composte da individui in stretto contatto intellettuale che si scambiano idee reciprocamente. L’individuo raramente ha coscienza di appartenervi e quindi si trova a condividere un pensiero collettivo che per lui è impensabile contraddire.
Thomas Kuhn: concetto di paradigma in due diverse versioni (almeno due) nelle due edizioni del suo volume più noto (1962/1969). Egli intende il paradigma come qualcosa che oscilla tra l’interpretazione data dagli scienziati ai dati sperimentali e la conoscenza tacita insita negli esperimenti, tra i modelli e il modo di guardare il mondo.
Michel Foucault: concetto di episteme e di archeologia del sapere. Per episteme egli intende un humus, un fondamento di modalità e di ordine che nello spazio e nel tempo hanno formato il basamento delle conoscenze; quello che George Canguilhem definisce a priori storica della conoscenza (humus sul cui certe forme di organizzazione del discorso possono crescere senza dipendere da altre). Foucault individua due fratture storiche nell’episteme:
- Una inaugura l’età classica alla metà del XVII secolo.
- Una inaugura la modernità agli inizi del XIX.
In una cultura esiste una sola episteme, che definisce le condizioni di possibilità di ogni sapere. Il suo metodo, l’archeologia del sapere, non può mostrare da quale legge dipendono le mutazioni improvvise che fanno sì che le cose non siano più percepite allo stesso modo.
Peter Berger e Thomas Luckmann (1966): concetto di universo simbolico: corpi teorici che integrano diverse sfere di significato, con funzione di mettere l’individuo al riparo dal terrore supremo legittimandolo alle strutture protettive dell’ordine sociale.
Charles Taylor (2004): concetto di immaginario sociale: modi in cui gli individui immaginano la loro esistenza sociale, come essa si intreccia con quella degli altri, come si strutturano i rapporti, non tanto gli schemi intellettuali che le persone adottano quando riflettono sulla realtà sociale in modo distaccato.
Cacciatori e raccoglitori, agricoltori e lavoratori servili, non spariscono con l’avvento della società dei servizi, ma si trasformano, vengono ri-capitalizzati dal fattore economico. Questo fenomeno viene chiamato re-mediation o ri-capitalizzazione.
La storia si sedimenta nell’immaginario, andando a ricoprire gli stati precedenti, che comunque continuano a influenzare il vissuto delle persone. In ogni istante, il mondo con cui ci confrontiamo è composto da un certo assetto di individui, società e conoscenza.
Oggi possiamo parlare di società degli individui o società dei cittadini (Norbert Elias) (1939/1987), per i processi con cui si connettono individui e società. Per i processi di connessione tra società e conoscenza si può parlare di economia della conoscenza.
Cerroni, 2006: quattro fasi logiche nel funzionamento della circolazione simbolica di una società
- Produzione di conoscenza da parte degli individui
- Istituzionalizzazione della conoscenza che diventa riferimento teorico e pratico
- Diffusione della conoscenza in società
- Socializzazione ai singoli individui, ponendo le premesse per un altro circolo logico. (NB non vi è un prima e un dopo nelle fasi, si tratta di attori, istituzioni, conoscenze in continuo divenire!!!).
Nella storia sono possibili regressioni, ma non si ritorna mai esattamente a condizioni precedenti. Il tempo è anisotropo, c’è una path-dependency nella storia. Se ripercorressimo all’indietro il nostro cammino non giungeremmo mai allo stesso punto d’inizio: memoria, apprendimento, esperienza ce lo impedirebbero => irreversibilità della storia.
Terza dimensione: conoscenza
Terza dimensione: conoscenza => dimensione costituita dall’insieme dei contributi personali che ciascun individuo fornisce alla sua biografia partecipando alla vita storica della sua specie sociale e recandone un contributo anche per gli altri. È la dimensione del genere umano. Le varie generazioni vi apportano ulteriori stratificazioni che in parte ricoprono, in parte lasciano emergere gli strati precedenti. Il primo Canone emerse vero la metà del I millennio a.C. (Era Assiale); il secondo è stato terminato solo nel XIX secolo, esaurendosi nel successivo.
Possiamo intendere il Canone come l’insieme delle risposte a domande esistenzialmente fondamentali. Queste domande costituiscono il fondo di conoscenza che definiamo Matrice Classica, in quanto costitutive dei modi di darsi risposte.
Canone Antico
Canone Antico: il nomos olimpico doppio legame, Norbert Elias (1983): trappola del più siamo emotivamente coinvolti,
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