CAPITOLO 1_ LA DIVISIONE SOCIALE E TECNICA DEL LAVORO_
La divisione del lavoro è stata concepita come una variabile continua tra due estremi,la
differenziazione del lavoro e la divisione tecnica del lavoro. Possiamo avere due tipi di lavoro:
orizzontale -agricoltura,industria,servizi- verticale –scomposizione di un dato mestiere o
professione. La scomposizione di un lavoro ha generato vincoli tecnici di riduzione o
ampliamento dei links di competenze e delle routine organizzative specifiche. Divisione del
lavoro come separazione verticale tra lavoro creativo e lavoro esecutivo; dipendenza del
secondo dal primo come gerarchie di potere che produce effetti sulle
conoscenze,l’attribuzione del lavoro creativo a individui diversi. Queste forme le troviamo
dalle riv. ind. in poi; esse assumono la denominazione di divisione tecnica del lavoro. Invece
per la divisione del lavoro parcellare o parcellizzato si intende la frammentazione delle
mansioni con forte contenuto manuale. Ferguson sottolinea che la divisione del lavoro si
esplica nelle professioni e nelle arti, Smith analizza la divisione del lavoro attraverso
l’articolazione delle mansioni parcellizzate,inoltre sostiene che il lavoro frammentato produca
individui incapaci di svolgere altri ruoli al di fuori del proprio.
Marx introduce nell’analisi sociologica tre elementi fondamentali:
-il concetto di alienazione: il mondo degli oggetti prodotti dall’uomo si costituisce come
modello delle merci che si sviluppa come valore di scambio;il soggetto non è più l’uomo ma il
mercato da cui la vita dell’uomo dipende,è altro da se,la vita dell’uomo è alienata.
-il concetto di dominio di potere: si spiega nella possibilità attribuita alle classi superiori di
prelevare e utilizzare ai propri fini il surplus prodotto dalla classe lavoratrice.
- l’identità tra divisione del lavoro e proprietà privata: non vi può essere l’una senza l’altra. Per
Spencer il termine sta ad indicare la specializzazione delle funzioni che riguardano la
soddisfazione dei bisogni materiali e la produzione di mezzi materiali per la soddisfazione di
bisogni sociali,psicologici. Per Schmoller essa è la causa della formazione delle classi sociali
che emergono dalla massa del popolo come espressione della separazione tra lavoro
superiore e manuale. Per Durkheim essa è un fattore che distingue le società primitive da
quelle avanzate. Per Marx essa si onda sulla produzione di plusvalore che implica forme di
dominio o di potere da parte di coloro che detengono i mezzi di produzione.
1.2 Aspetti generali e storici della divisione del lavoro
Le più evidenti forme di diffusione del lavoro sono:
-il sesso: alle differenti funzioni dell’uomo e della donna sono riconducibili le prime orme di
organizzazione del lavoro;
- l’età e la struttura psicofisica: le differenze di forza,di abilità,di esperienza tra il giovane,
’uomo maturo ed il vecchio favoriscono l’attribuzione all’uno o all’latro di compiti che sfruttino
al meglio le loro capacità. Una discriminazione fondamentale è fondata sulle conoscenze,cioè
i lavoratori maturi si trovano impotenti di fronte ai cambiamenti tecnologici che sono al di
fuori della loro storia professionale;
-lo spazio e il tempo: la più antica divisione topografica del lavoro è tra città e campagna;
-la necessità di organizzazione di un gruppo di qualsiasi dimensione che non sia effimero
aprono tutta una gamma di linee di differenziazione a cui deve far fronte un gruppo. La
divisione tecnica del lavoro ha proceduto lungo due assi,verticale e orizzontale: il primo è
l’asse controllo-esecuzione tra attività di concezione-progettazione e l’attività pratica.
Sull’asse orizzontale l’insieme delle produzioni necessarie per fabbricare un singolo prodotto
è stato suddiviso in operazioni semplici e brevi che possono essere apprese anche senza
possedere esperienze specifiche.
1.3 Divisione del lavoro e assetti sociali
La specializzazione orizzontale fa capo alla valutazione sociale e all’interesse che ogni
membro d’una società reca alle eccellenze delle prestazioni lavorative altrui. Del tutto ignorato
nelle più o meno recenti polemiche contro la divisione del lavoro è che il tutte le società la
quasi totalità degli individui ricerchino un livello superiore a quello di cui loro stessi sarebbero
capaci se si impegnassero e si chiama ricerca dell’eccellenza delle prestazioni altrui.
1.4 La divisione del lavoro dalla manifattura alla factory system
L’analisi di Adam Smith può essere riassunta ne seguente modo:
-i miglioramenti osservati nella produttività del lavoro erano sicuramente effetti della
crescente divisione del lavoro (mano visibile);
-la divisione del lavoro è un fenomeno tipico della manifattura ovvero della capacità di
trasformare industrialmente le precedenti attività artigianali;
- l’aumento della produttività conseguente alla divisione del lavoro è in relazione a tre fattori:
1)aumentata destrezza in ogni tipo di lavoro attraverso la parcellizzazione delle mansioni;
2)economia del tempo ottenibile con un ciclo lavorativo sequenziale ed ininterrotto;
3)uso di macchine la cui convenzione è stata stimolata dalla divisione del lavoro.
-la divisione del lavoro per svilupparsi richiede una fase preliminare di accumulazione del
capitale necessario per coprire anticipatamente i costi del lavoro specializzato degli
operai,delle materie prime fino al momento in cui le merci sono vendute;
-la divisione del lavoro è limitata dall’astensione del mercato:se il mercato è molto ristretto
nessuno può sentirsi incoraggiato a dedicarsi soltanto ad una attività perché gli manca la
possibilità di scambiare tutta la parte in più del prodotto del proprio lavoro con la parte del
prodotto degli altri uomini che gli serve.
La razionalizzazione del lavoro,per Babbage, è generata da due conseguenze:la riduzione dei
costi di apprendimento e la riduzione dei tempi di aggiustamento e di attrezzagio delle
macchine generata dalla bassa varietà delle operazioni che l’operaio compie. La divisione del
lavoro viene ora concepita come un processo progettabile e quindi calcolabile. L’oggetto di
analisi della URE è il factory system contrapposto alla manifattura fondata sulla divisione del
lavoro. Il factory system è frutto di progressi scientifici realizzatisi all’indomani della
rivoluzione industriale soprattutto nel campo dell’ingegneria meccanica e nello sfruttamento
delle fonti di energia. È solo con Marx che si identifica il progresso del capitalismo con la
crescita dimensionale dell’impresa. Marshall affronta il tema delle economie interne di scala
associate alle dimensioni delle singole imprese;i problemi tipici delle singole imprese sono:
-la specializzazione manageriale;
-il potere contrattuale di mercato nei confronti dei fornitori e del sistema finanziario;
-le spese pubblicitarie che permettono una più forte penetrazione sui mercati.
All’analisi interna dell’impresa,Marshall accompagna altre due posizioni di estremo
interesse:l’enfasi sull’economie esterne ed il ciclo di vita biologico dell’impresa. Egli afferma
che la crescita dell’impresa logora la spinta propulsiva dell’imprenditore. Il logoramento della
spinta propulsiva avviene per le seguenti ragioni:
-perché le grandi organizzazioni hanno procedure e routine macchinose;
-perché i costi delle imprese che crescono più rapidamente sono aggravati da livelli crescenti
di spese legate alle vendite,che possono in certi settori controbilanciare le economie di scala
nella produzione;
-perché gli imprenditori invecchiano biologicamente e la loro vicenda personale si intreccia a
quella dell’impresa.
La produzione di massa è una forma di organizzazione complessa del rapporto tra tecnologia e
produzione industriale che entra a far parte dei comportamenti e della logica d’azione di tutti
gli operatori industriali. Le condizioni sono:
-la possibilità di disporre di una rete energetica altamente distribuita e modulabile capace di
supportare una pluralità di movimenti automatizzati e autonomi delle macchine operatrici;
-la progettazione della moderna fabbrica come insieme di macchine interconnesse capaci di
assolvere a funzioni successive o disgiunte;
-la tecnica della parcellizzazione che permette la semplificazione delle operazioni complesse
con un insieme di operazioni semplici in sequenza. Attraverso la parcellizzazione la tecnologia
industriale non è più confinata alle operazioni più semplici, ma diventa compatibile con i vari
livelli della complessità dei processi.
1.5 Divisione del lavoro ed estensione del mercato
Adam Smith traeva esempi da entrambe:la produzione degli spilli è quella che possiamo
chiamare verticale del lavoro ma spesso nei contesti sociali e produttivi assistiamo a una
crescente divisione orizzontale del lavoro. Marx distinsi due forme fondamentali:la produzione
eterogenea e la produzione di serie. Quest’ ultima era illustrata dall’esempio della
fabbricazione di A. Smith e rendeva possibile una divisione verticale del lavoro;la produzione
eterogenea può essere effettuata col lavoro a domicilio o con la piccola dimensione ad elevate
competenze tecniche. Il tentativo di Stiglerè quello di mostrare che lo sviluppo dell’impresa
verso la crescita dimensionale ha un percorso complesso e più lento che gli sarebbe
assegnato dalla curva decrescente dei costi di lungo periodo. Se l’impresa viene vista come un
insieme di funzioni elementari non tutte seguiranno la legge degli orientamenti crescenti. I
fattori che hanno una più diretta influenza sugli assetti organizzativi efficaci ed efficienti
possono essere raggruppati in tre classi:
1)le economie generate dalla divisione del lavoro hanno delle fonti specifiche, la prima è
apprendimento
l’ . La specializzazione su una sola attività porta ad allenamento permette la
costruzione di un repertorio di routine e procedure efficaci ed efficienti che hanno
problem solving.
caratteristiche di Le economie di specializzazione sono in gran parte
dipendenti dalla specializzazione degli impianti e del macchinario. Si pensi ai vantaggi di
produttività derivanti dal passaggio degli attrezzi di impiego universale alle macchine dedicate
ad una classe di operazioni ai sistemi di macchine specializzate per un solo processo di
trasformazione e output.
2)è definita economia di scala la diminuzione dei costi unitari di produzione di beni o sevizi al
crescere del numero di unità prodotte;implica rendimenti crescenti ed è considerata un
fattore di espansione dei confini delle unità produttive: le economie di scala possono
presentarsi a livelli diversi:possono essere specifiche della fase o manifestarsi su più fasi.
Questa distinzione è importante dal punto di vista organizzativo infatti qualora vi siano
economie su un insieme di fasi ,si genera una spinta all’integrazione in un’unica unità
economico-organizzativa. Al contrario,qualora le economie di scala fossero interne a una fase
esse generano spinte all’espansione di quella attività come attività specializzata. Nel caso di
economie di raggio d’azione (o di scope) accade che i costi unitari di produzione diminuiscano
allorché più tipi di beni o servizi siano prodotti congiuntamente,cioè utilizzando le stesse
risorse. Le economie di raggio d’azione non escludono la compresenza di economie di
specializzazione nelle singole attività. Spesso è proprio l’apprendimento in un’attività a
permettere l’accumulazione di risorse e competenze applicabili ad altre attività. Queste risorse
però debbono avere caratteristiche flessibili,universali,di base potenzialmente comuni a più
attività. La presenza di economie di scope non è di per se sufficiente a spiegare l’espansione
di unità economico-organizzative su più attività direttamente possedute e svolte. Non solo il
risultato dell’utilizzazione dell’economica delle risorse deve essere appropriabile,ma le risorse
non devono nemmeno essere facilmente trasferibili tramite il mercato delle unità.
L’insostituibilità delle risorse deriva da qualche cosa di più dell’unicità di risorse e
competenze,sono risorse critiche. Le principali forme di monopolio nelle attività economiche
che generano insostituibilità sono:il monopolio naturale(petrolio),il monopolio economico-
finanziario,il monopolio da innovazione e differenziazione del proprio output da quello dei
propri concorrenti. L’ insostituibilità costituisce una base di potere solo se associata alla
presenza dell’incertezza che è un ulteriore attributo delle attività economiche che ha esiti
importanti in relazione all’efficacia e all’efficienza delle organizzazioni.
CAPITOLO 2_L’AUTOMAZIONE INDUSTRIALE E IL PROGRESSO TECNOLOGICO_
È definito meccanizzato ogni processo che sostituisce procedimenti lavorativi basati su fonti di
energia inanimata a operazioni compiute dall’uomo. Il termine fu introdotto dall’inglese
Diebold per descrivere i primi impieghi,in epoca contemporanea,di apparecchiature
automatiche nell’industria automobilistica. Solitamente l’automazione implica anche qualche
tipo di autoregolazione in misura automatica che possiamo definire automazione:
- l’impiego di un insieme di apparecchiature e procedimenti tecnici che assicurano lo
svolgimento automatico di un processo o di una fase produttiva;
- la tecnica stesse e le metodiche che studiano il funzionamento degli impianti e i relativi
layout al loro impiego e alla loro realizzaz