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apparecchiature di produzione ha permesso l’uso crescente di forma di automazione che

implicano:

- la riprogrammabilità delle operazioni secondo istruzioni imputabili ad hoc;

- varie forme di retroazione tra le condizioni dell’ambiente,l’estensione di tecniche produttive

automatizzate anche ad operazioni che precedentemente richiedevano un qualche intervento

discrezionale dei lavoratori.

Parecchi sistemi produttivi elettronici sono in grado di riconoscere alcuni manufatti sui quali

devono operare operazioni appropriate,infine gli apparati di produzione elettronici permettono

di codificare e standardizzare ampie classi di operazioni precedentemente basate sulle

capacità dei singoli lavoratori.

2.1TENDENZE GENERALI DELLA MECCANIZZAZIONE E DELL’AUTOMAZIONE

Prima tendenza:riguarda l’uso crescente di energia per unità di prodotto(sfruttamento dei corsi

d’acqua,fissione nucleare all’uso intensivo dei segnali,ecc.);

Seconda tendenza:riguarda l’aumento secolare di attività per addetto in special modo

nell’industria manifatturiera;

Terza tendenza:concerne l’aumento nella quantità e nel valore del capitale fisso in rapporto a

ciascun lavoratore;

Quarta tendenza:la produttività del lavoro è aumentata anche nella produzione delle macchine

stesse;inoltre continue innovazioni produttive incorporate in tali beni di produzione hanno

determinato una crescita della loro produttività fisica. Questi due fenomeni hanno fatto si che

il rapporto capitale/prodotto sia rimasto relativamente stabile nel corso del tempo;

Quinta tendenza:i processi di meccanizzazione/automatizzazione sono spesso molto correlati

a un crescente sfruttamento di economie di scala nella produzione;

Sesta tendenza:un ulteriore fonte potenziale di aumento di efficienza dei processi produttivi

meccanizzati e automatizzati risiede in aumento della standardizzazione sia dei prodotti sia

dei processi produttivi.

La standardizzazione delle operazioni produttive tende a generare specializzazione inoltre,la

meccanizzazione di un processo produttivo basata su tecnologie elettromeccaniche richiede

una definizione accurata delle richieste di prodotto;inoltre si basa su macchine dedicate cioè

costruite appositamente per particolari operazioni. Un importante conseguenza di questi

elementi tendenziali è che nelle economie contemporanee di specializzazione e

standardizzazione hanno indotto una divisione tecnica del lavoro tra singoli lavoratori. Da un

lato la specializzazione delle produzioni,dall’altro la de-specializzazione di un importante

frazione della forza-lavoro,dovuta alla meccanizzazione delle produzioni e all’incorporazione

delle abilità professionali delle macchine stesse. Nel caso italiano possiamo notare un

fenomeno di ampia rilevanza economica e sociale:l’abilità professionale incorporata

nell’operaio di mestiere con l’avanzare delle forme rudimentali di meccanizzazione perde

all’interno della composizione della classe operaia gran parte della sua

importanza;l’innovazione tecnologica e la pressione del mercato del lavoro corrodono le forme

della composizione forza-lavoro. Questo processo conduce a economie di scala,stabilità

occupazionale,accrescimento dei consumi di massa.

Settima tendenza: qualsiasi apparato produttivo meccanizzato/automatizzato implica

specifici scarti o alternative tra flessibilità ed economie di scala;meccanizzazione ed

automazione richiedono standardizzazione di prodotto e procedure produttive che implicano

che macchine e apparati siano in vasta misura dedicati. Gli apparati di produzione hanno un

avita fisica ed economica molto maggiore di un singolo periodo produttivo.

Ottava tendenza: qualsiasi forme di meccanizzazione/automatizzazione della produzione

richiede un correlativo mutamento delle forme di organizzazione delle imprese stesse.

Nona tendenza: a livello microeconomico è l’intero modo di lavorazione che viene mutato:si

passa da un sistema di lavoro in cui l’attività produttiva è fondata su macchine singole,che

richiedono processi di apprendimento costituiti da un lento accumulo di mestiere ad un altro

in cui questo mestiere non è più indispensabile. Particolari processi di meccanizzazione

/automatizzazione si approfondiscono anche attraverso forme di apprendimento,tale

apprendimento riguarda i produttori delle macchine stesse tendenti a migliorare le loro

prestazioni e gli utilizzatori che molto spesso tendono ad apprendere per esperienza (learning

by doing)l’utilizzazione efficiente degli apparati.

2.2 DALL’AUTOMAZIONE ELETTROMECCANICA AI PROCESSI ELETTRONICI

Le prime forme di automazione erano basate su processi elettromeccanici di lavorazione,nelle

condizioni meccaniche la precondizione dell’automazione era il taylorismo. La parcellizzazione

del lavoro e la ripetitività di singole mansioni molto semplici eliminano buona parte delle

precedenti professionalità operaie. La spersonalizzazione della produzione in regime di

automazione fa sì che il nuovo regime sia fondato sull’aumento del lavoro preparatorio a cui

corrisponde la diminuzione del lavoro di esecuzione. Inoltre avviene una totale separazione tra

le figure che svolgono i compiti di preparazione e quelli di esecuzione. L’insieme delle

procedure e delle innovazioni organizzative determinate dal nuovo regime ha prodotto un vero

scientific management

e proprio sistema di pensiero: basato sui problemi generali

dell’organizzazione del lavoro e dell’impresa. L’automazione elettromeccanica è storicamente

parte fondamentale di ciò che spesso viene chiamata un regime fordista di organizzazione

della produzione. Caratteristiche fondamentali del regime fordista sono:

- forme di automazione elettromeccaniche;

- forte tendenza verso lo sfruttamento delle economie di scala;

- forme di collegamento della retribuzione operaia alla dinamica della produttività;

- una relatività stabilità nella crescita economica;

- l’accesso massiccio dei lavoratori stesso all’acquisto dei beni di consumo durevoli prodotti

dall’industria manifatturiera automatizzata. L’automazione elettronica si distingue da quella

elettromeccanica per la programmabilità dei compiti delle singole macchine o di interi sistemi.

La forma più semplice di automazione elettronica si basa sull’utilizzazione di singole macchine

flexible manifacturing system

programmabili,infine i - automatizzano intere fasi di produzione

gestite da un calcolatore centrale. Il processo di diffusione di automatizzazione appare

orientato a pervadere la quasi totalità delle attività produttive con influenze sull’economia

generale. L’introduzione dell’elaboratore elettronico ha influenzato in modo profondo anche

l’organizzazione del lavoro nel settore amministrativo del sistema produttivo (servizi

amministrativi, settore del traffico, autostrade automatiche,banche,vendite,ecc.).

2.3LA MICROECONOMIA DELL’AUTOMAZIONE: OPPORTUNITA’ ,INCENTIVI,VINCOLI

In economia si definisce frontiera profitti-salari, la relazione tra il livello dei profitti e il livello

dei salari,che ciascuna tecnica permette. In effetti si può dimostrare che la frontiera profitti

salari di una tecnica produttiva non interseca la frontiera della tecnica inferiore e pertanto un

profitto più alto o di controverso sarà associato ad un salario più alto. Le tecnologie

particolarmente nuove hanno come condizione necessaria per il loro sviluppo avanzamenti

scientifici spesso generati in istituzioni extraeconomiche. Nel caso dell’automazione

elettronica è fondato sui risultati dell’esplorazione scientifica delle proprietà dei semi

conduttori; tipicamente nelle economie contemporanee, i livelli di capacità tecnologica e i

tassi di apprendimento dei produttori di apparati industriali influenzano fortemente la

dinamica innovativa nei beni di investimento automatizzati. Varie imprese caratterizzate da

tecniche e livelli di automazione diversi competono continuamente sui mercati nazionali ed

internazionali. Tutte apprendono sia dalle proprie esperienze passate che dai concorrenti.

Complessivamente le interazioni concorrenziali selezionano la molteplicità degli agenti. In

tutto questo processo l’incentivo microeconomico a forme crescenti di automazione e a

innovazioni di prodotto è molto spesso un correlato fondamentale dell’esigenza di rimanere

competitivi o di aumentare la propria competitività.

2.4 AUTOMAZIONE E DINAMICHE MACROECONOMICHE

Una tradizione di pensiero sostiene che il sistema economico tende ad autoequilibrarsi,

indipendentemente dalle caratteristiche specifiche del progresso tecnologico, a livelli vicini al

pieno impiego di tutte le risorse produttive. Tale ipotesi è formalmente giustificata sulla base

di altre ipotesi: i prezzi di ciascun fattore produttivo o bene finale reagiscono con sufficiente

flessibilità alle domande di offerta; in qualunque momento sono disponibili insieme

abbastanza ampi di piani produzione; i pensieri di consumo finale sono discretamente reattivi

alle variazioni dei prezzi relativi delle merci finali. I mercati sono spesso caratterizzati da varie

forme di oligopolio, i prezzi tendono ad essere rigidi rispetto a variazioni della domanda e

viene meno un fondamento macroeconomico. Le variazioni macroeconomiche

dell’occupazione seguono la seguente relazione:

• • •

N = Y -

Dove rappresentano rispettivamente l’occupazione, il reddito aggregato e la produttività di

lavoro e i puntini stanno a rappresentare i tassi di variazione per unità di tempo. La questione

se un’automazione in estensione produca tassi di crescita del reddito crescenti o meno

all’occupazione concerne allora le implicazioni dell’automazione stessa rispetto ai tassi di

accumulazione, ai modelli di consumo e all’intensità ed alla ripartizione del lavoro sociale

complessivo. Il nascente regime di automazione elettronica della produzione definisce un

campo importante di opportunità, di incentivi, e vincoli sull’insieme delle configurazioni socio-

economiche potenzialmente realizzabili; nello stesso tempo questo è anche un periodo di

grande sperimentazione socio-istituzionale.

2.5 GLI EFFETTI SOCIALI DELL’ AUTOMAZIONE

La diffusione dell’automazione nell’industria fu considerevolmente più lenta ed i suoi effetti

molto più complessi di quanto si potesse prevedere. L’effetto reale dell’automazione sul

sistema telefonico è stato quello di accrescere in modo elevato il numero delle comunicazioni

telefoniche sicché il processo dell’automazione si accompagna a un’accresciuta divisione

internazionale del lavoro, per cui certi paesi tendono a specializzarsi in definiti tipi di

produzione industriale. Laddove l’automazione è stata introdotta, ha cambiato il lavoro

umano, così come le abilità e l’istruzione richieste per eseguirlo. Essa ha determinato un

aumento relativo del numero degli impiegati e di tutti coloro collegati a tale processo; i lavori

si sono ridotti a tre tipi: sorveglianza alla macchina, manutenzione della stessa, lavori no

qualificati di pulizia e simili. L’automazione comporta spesso una diminuzione del bisogno di

istruzione; la conseguenza più rilevante dell’automazione sulla forza lavoro è il mutamento

della sua composizione in termini di impiegati,tecnici, e operai. Infatti una quantità sempre

crescente del contenuto di conoscenza e di abilità relative al processo di produzione viene

trasferito dall’operatore alla macchina, all’elaboratore e ai suoi sorveglianti.

Drucker ha sottolineato che la crescente concentrazione di lavori intellettuali ha avuto

influenza assai grave nello sradicare le trazioni dei mestieri. La tendenza dell’organizzazione

industriale è di considerare molto simili le diverse capacità professionali. Ames e Rosenberg

hanno osservato che tanto più un uomo è specializzato meno compiti può eseguire.

CAPITOLO_3 PRODUZIONE, ORGANIZZAZIONE DEL LAVORO E ORGANIZZAZIONE

DELL’IMPRESA

L’economia della produzione, nelle versione standard, ha al proprio centro d’analisi i processi

di ottimizzazione degli impianti, i costi medi unitari del prodotto, le convenienze determinate

dai layout, la matrice prodotto-processo. La teoria standard della produzione ha

accompagnato la teoria delle contingenze strutturali in economia.

3.2 LA PRODUZIONE

La produzione è l’attività di acquisizione di determinate risorse(input) disponibili in natura allo

scopo di ottenere altre risorse(output) richieste dagli utilizzatori finali di altre produzioni. La

tecnologia con la quale avviene la produzione è concepita come un bene acquisibile sul

mercato. Le forme di organizzazione della produzione che osserviamo nella realtà industriale

sono il frutto del passaggio fondamentale che si ha con l’abbandono della produzione di

massa e l’abbandono della produzione artigianale come sistema prevalente di produzione. La

produzione di massa presenta: standardizzazione dei processi, standardizzazione delle parti,

intercambiabilità delle parti, economie di scala. A fianco del modello della produzione di

massa è cresciuto un nuovo modello fondato sulla varietà dei prodotti, cioè un modello

fondato nell’ampliamento della varietà di prodotti attraverso la flessibilità dei sistemi

produttivi e l’adozione di brevi intervalli di risposta alle richieste di mercato.

3.3 TIPOLOGIE DI PROCESSI PRODUTTIVI

La tipologia dei processi produttivi segue l’analisi classica della Woodward che è stata

costruita sulla base dei seguenti elementi: differenziazione dei prodotti, dimensione di flussi

che sono collocati sul mercato, modalità con cui si manifesta la domanda. Queste tre variabili

determinano almeno quattro tipologie di sistemi produttivi che sono indicate:

su progetto

- : cioè fondato sull’unicità del prodotto;

su modello

- : cioè prevede un numero più o meno ampio di prodotti che possono essere ripetuti

in piccola serie su modelli predisposti dall’utilizzatore;

processo intermittenti a grandi lotti

- : cioè i prodotti sono differenziati, ma le varianti vengono

realizzate per mezzo della standardizzazione delle parti componenti delegando in tal modo la

variabilità ottenuta alla fase finale dell’assemblaggio;

-per processo: è tipica del prodotto unico avente poche varianti, ottenuto con flussi continui e

a tempi indeterminati. In questa tipologia vi è l’apporto capitale/lavoro.

Una volta che è stato scelto il prodotto, l’impresa deve definire il ciclo produttivo che si colloca

a monte di tale prodotto e ciò che essa deve produrre, come organizzare tale produzione, con

quale livello di integrazione o di specializzazione.

La specializzazione su pochi processi si traduce nei seguenti vantaggi: focalizzazione

dell’impresa su pochi obiettivi; acquisizione i risorse omogenee; opportunità di aumentare il

livello emergente; possibilità di estendere tecnologie a processi situati a monte e così via.

Il rapporto integrazione/specializzazione è legato alle dimensioni e alla variabilità dei flussi

che l’impresa soddisfa o acquisisce. Nell’ultimo decennio la rigidità crescente dei costi ha

spinto le imprese a ridurre sempre più il grado di integrazione a quelle lavorazioni per le quali

l’impresa ha una superiorità specifica. La standardizzazione ottiene risultati significativi nel

rendere compatibili produttività e flessibilità. È una condizione necessaria in quanto comporta

ripetitività ma anche rigidità. A fronte di tale inconveniente si può porr l’attenta pianificazione

delle numerose varianti, concependole come un insieme di parti standardizzate per aderire

meglio alle richieste di differenziazione da parte del mercato. Il coordinamento organizzativo

rappresenta un costo più o meno rilevante che cresce in funzione dell’aumento della divisione

del lavoro e della parcellizzazione delle fasi produttive. Una volta caratterizzati la produzione e

il prodotto si prospettano le diverse soluzioni nella progettazione dei layout da assumere:

- a catena, cioè le macchine vengono disposte secondo la sequenza temporale delle

operazioni;

- layout, cioè la disposizione del reparto prevede che le macchine siano riunite in gruppi per

omogeneità di funzione adottando in tal modo uno schema funzionale.

Versatilità ed autonomia determinano anche la capacità di effettuare diversi cicli di

lavorazione sullo stesso prodotto o su diversi prodotti. Si ha quindi la possibilità do produrre

lotti diversi con produzione intermittente in relazione alla combinazione.

3.4 LA CAPACITA’ PRODUTTIVA E LE ECONOMIE DI SCALA TECNOLOGICHE

Le economie di scala si manifestano anche in altri settori dell’impresa. Normalmente vengono

distinte in:

- economie di scala di tipo tecnologico;

- economie interne di gestione;

- economie esterne;

le economie di scala tecnologiche sono quelle che danno origine alla diminuzione del costo

medio unitario di produzione. Le maggiori fonti di risparmio sono: le immobilizzazioni tecniche,

le immobilizzazioni immateriale, il lavoro, i materiali, le fonti di energia.

Le economie di scala sono la relazione esistente tra aumento della scala di produzione e

diminuzione del costo medio unitario di produzione.

L’integrazione verticale può realizzarsi in due modi:

a monte,verso gli stadi della produzione antecedenti il proprio prodotto;

- a valle, verso il mercato dei prodotti finiti.

-

3.5 L’INTEGRAZIONE A MONTE E A VALLE

L’integrazione verticale descrive uno stile di possesso e di controllo. Le economie

integralmente verticali sono unite sono una gerarchia.

Lo sviluppo verticale si può realizzare anche in altri modi, oltre a quello dell’integrazione

produttiva,cioè usando la leva finanziaria. Una politica che viene considerata alternativa

all’integrazione totale è rappresentata dalla cosiddetta quasi integrazione, che consiste nella

costituzione di rapporti verticali fra imprese in varie forme che si collocano tra la stipulazione

di contratti a lungo termine e la proprietà. Le principali motivazioni che inducono le imprese

all’integrazione verticale e discendente sono. Evitare il dominio di mercato delle imprese

acquirente;necessità di collocare la propria produzione sui mercati; esistenza di liquidità

significative che inducono l’impresa a integrarsi a valle, in relazione alla maggiore redditività

delle fasi successive di lavorazione.

Il fenomeno del decentramento non ha origini recenti,questo fenomeno ha indotto gli

imprenditori ad interessarsi sempre più delle funzioni gestionali e ad affrontare il problema

dell’innovazione concentrando le risorse sul set dei prodotti principali esternalizzando ad altre

imprese componenti non fondamentali e produzioni accessorie. Le forme e le modalità del

decentramento produttivo possono essere ricondotte al seguente schema di riferimento:

decentramento di tipo tecnico, di tipo economico, economico sostanziale, economico formale.

Afferma di Nardi che la divisione del lavoro all’interno della fabbrica si estende sotto la specie

di divisione del lavoro tra le industrie,nel senso che si moltiplicano gli impianti industriali. Già

Caselli avevo rilevato che il decentramento può configurarsi in due modi:

- termini addizionali e cioè il fenomeno investe la crescita dei mercati di fase con la parallela

crescita delle piccole unità produttive;

- in termini sostitutivi cioè il decentramento produttivo è il risultato della ristrutturazione e del

ridimensionamento di imprese già esistenti che si sono frantumate per aver incontrato dei

limiti allo sviluppo aziendale.

I fattori determinati il decentramento produttivo si sono distinti in esogeni ed endogeni alle

imprese. Le caratteristiche di fondo sono le seguenti: graduale e sistemica scomposizione dei

cicli produttivi; riallocazione delle risorse finanziarie e organizzative da parte delle imprese

terminali; specializzazione in senso verticale delle imprese committenti; la nascita e lo

sviluppo delle aziende subfornitrici.

3.7 PRINCIPALI TIPI DI CONFIGURAZIONE ORGANIIZZATIVA

La scelta di ulteriori strumenti di coordinamento di tipo organizzativo completa il disegno

dell’organizzazione.

La struttura funzionale è il tipo ancora oggi più diffuso, in imprese di tutte le dimensioni e di

tutti i settori di attività. La struttura è caratterizzata dall’adozione di criterio di divisione del

lavoro per funzioni, l’obiettivo che porta all’adozione di questo tipo di struttura è la ricerca

della competenza specialistica rispetto alle risorse da utilizzare e alle attività specifiche.

Vantaggi:

- favorisce il raggiungimento degli obiettivi di efficienza tramite la competenza specialistica;

- favorisce il controllo centralizzato;

- consente il controllo dei costi a livello delle singole funzioni;

- consente una gestione rapida delle funzioni organizzative.

Svantaggi:

- lo sviluppo dimensionale comporta la verticalizzazione della struttura e quindi un aggravio di

ordinamento;

- si tende a resistere allo sviluppo dimensionale basato sulla diversificazione prodotti/mercati;

- solo al vertice si hanno esperienze di responsabilità e profitto.

La scelta della struttura polifunzionale tende a mantenersi a lungo nel tempo.

Crescendo l’esigenza di attenzione ai prodotti si è sviluppata la tendenza a integrare la

struttura funzionale con strumenti del tipo: comitati di prodotto, gruppi di lavoro per prodotti,

product manager. Quando tale esigenza supera quella relativa alle funzioni si opera la scelta

opposta: viene adottata una struttura per prodotto, integrata da strumenti che coprono la

residua necessità di coordinamento rispetto alle funzioni: comitati di funzione,gruppi di lavoro

per funzione. L’obiettivo primario è quello di concentrare l’attenzione sui singoli prodotti.

Qualora la variabile critica non sia la diversificazione dei prodotti ma la diversificazione

geografica si ricorre alla suddivisione geografica delle unità organizzative; la struttura è del

tutto simile a quella per prodotto,con l’unica differenza che il criterio di aggregazione al primo

livello non è più il prodotto ma la zona, il mercato, la nazione o qualunque variabile territoriale.

Una simile struttura che privilegia l’attenzione ed il coordinamento a livello locale può

consentire un buon livello di decentramento fino alla responsabilità di profitto.

La struttura per progetto nasce dal fatto che spesso le imprese oltre alle attività di routine

debbono talvolta svolgere attività non ripetitive e specifiche. Le soluzioni organizzative

possibili per far fronte alle attività di progetto si basano sulla creazione di ruoli di

coordinamento dei singoli progetti e si differenziano tra loro per quanto riguarda il tipo di

autorità sulle risorse assegnato al project manager.

1) Struttura per progetto debole: in questo caso al capo progetto è affidato un ruolo di

pianificazione, coordinamento e controllo dello specifico progetto, in tal caso il project

manager è responsabile dei tempi di avanzamento dei lavori, dei costi, e della qualità

del progetto.

2) Struttura per progetto forte: in questo caso le risorse necessarie sono assegnate in

modo stabile ai diversi progetti e quindi sotto la responsabilità diretta del capo

progetto, essi hanno responsabilità autonoma nell’uso delle risorse.

3) Struttura per progetto matrice: si basa sull’incrocio delle due responsabilità; tale

struttura è permanente. I responsabili funzionali hanno la responsabilità del

reperimento, mantenimento e sviluppo delle risorse, nonché il compito di garantire la

loro responsabilità dell’uso di tali risorse, della programmazione e del controllo dei

progetti.

Gli stadi di sviluppo dell’impresa assumono due dimensioni: una quantitativa espressa dalla

percentuale di fatturato da attribuire alla linea dei prodotti principali, e una qualitativa

espressa dal collegamento tra le diverse linee di prodotti. A tal proposito sono emerse due

strutture: una holding che si differenzia per l’assenza di una direzione centrale che svolga

funzioni di elaborazione di strategie e politiche per l’impresa nel suo complesso e

coordinamento;e quella funzionale-holding che si collega con la strategia a prodotto

dominante, essendo il prodotto dominante gestito attraverso una soluzione funzionale ai

prodotti che completano la gamma con soluzioni holding.

3.8 UNA TASSONOMIA DELLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE


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ninja13

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti su sociologia dell'organizzazione e del lavoro per l'esame del prof. Massimo Corsale contenenti una sintesi su:
la divisione sociale e tecnica del lavoro
Aspetti generali e storici della divisione del lavoro
Divisione del lavoro ed estensione del mercato
Automazione industriale e processo tecnologico
Effetti sociali dell'automazione
tipi di configurazione organizzativa.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dell'organizzazione e del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Corsale Massimo.

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