LAVORO
1. è uno scambio di bisogni fra una prestazione e un compenso in genere monetario
2. qualsiasi attività svolta in cambio di una retribuzione precedentemente stabilita
3. prestazione di un operato in cambio di un compenso
4. attività retribuita di produzione di beni o fornitura di servizi
5. attività che un individuo svolge in maniera autonoma o subordinata in cambio di un compenso e governata da una relazione
mutamente soddisfacente fra 2 soggetti (datore/dipendente, lavoratore autonomo/committente). Le relazioni fra i soggetti
coinvolti sono regolate dalla normativa nazionale di riferimento
6. il lavoro è una serie di azioni svolte in vari ambiti organizzati che offre servizi di vario genere che vengono retribuiti in
modo diverso. Esso determina una serie di diritti e doveri sia per chi lo svolge sia per chi richiede la prestazione; il lavoro
dovrebbe piacerti e appassionarti in modo tale da soddisfarti come persona.
Oggi il lavoro è fondamento istituzionale dello stato moderno, è perno dell’autonomia e dell’indipendenza della persona, della sua
realizzazione sociale, della sua dignità, del suo sostentamento, è motore dello sviluppo della civiltà contemporanea.
Non è però sempre stato così: per millenni il lavoro ha contraddistinto coloro che vivevano in prigionia, in schiavitù e quindi lavoro
significava attività ignobile. Il lavoro era ciò che facevano i servi, gli schiavi; secondo Aristotele l’attività manuale era
ignobile,mentre la poesia era qualcosa di nobile. Tutto ciò è stato vero fino a 2 secoli fa quando il lavoro si è combinato con
l’organizzazione diventando ciò che nobilita la persona: essere un lavoratore diventa motivo di orgoglio, fondamento dell’identità
sociale e delle relazioni fa persone. Non è però detto che sia così anche in futuro dato che sia il lavoro che le organizzazioni stanno
affrontando mutamenti con la localizzazione, il lavoro flessibile, la contrattazione sindacale e la continua rivoluzione delle
tecnologie. In passato come abbiamo detto il lavoro non nobilitava la persona e l’organizzazione non esisteva. Tappe fondamentali
per rendere il lavoro quello che è oggi furono:
• La riforma benedettina. Essa incise sulla Chiesa,anche se si riferiva a una comunità chiusa. Il lavoro da punizione biblica
diventa ora et labora, dove lavorare ha lo stesso significato di pregare. È un invito, rendi produttivo il tuo tempo. Inoltre il
termine ora scandisce lo scorrere temporale della giornata e segnala l’appropriazione del tempo da parte dell’individuo. Il
tempo non è più quello naturale o divino ma è un qualcosa di cui la persona si appropria; cambia la concezione della
persona: quando una persona lavora è nello stesso status di quando prega.
• Il rinascimento fiorentino. L’individuo forgia il suo destino con le proprie capacità creative, lavorative, artistiche, con
l’impegno civile e politico, con l’erudizione.
• La riforma luterana. Trasformò il lavoro personale in qualcosa su cui fondare il riscatto individuale dell’uomo. La riforma
protestante incentra la sua battaglia sul libero arbitrio, sull’autonomia e l’indipendenza. Il lavoro è come una molla
attraverso la quale l’individuo si riscatta. L’uomo costruisce il proprio destino attraverso il lavoro che diventa qualcosa di
nobile. L’uomo crea la sua morte attraverso il lavoro,non conta più il sangue né la divinità che dice qual è il destino di un
uomo; dipendo da me, ho un elemento forte nel quale incardinare la mia indipendenza.
• L’illuminismo. Ancora maggiore autonomia della persona con l’obiettivismo scientifico e l’estetica. Espressione destino
terreno dell’individuo.
• La rivoluzione francese. Con essa l’uomo acquista la libertà (nasce libero), può disporre del suo destino al punto tale di
poter vendere alle organizzazioni il suo tempo,le sue energie e capacità in un mercato del lavoro. Si scambia dunque il
proprio tempo con un salario.
• La rivoluzione industriale. È essenziale in tutto ciò perché rivoluzione industriale vuol dire tecnologia: ho macchinari che
richiedono persone a lavoro per farli funzionare; serve una concentrazione di persone intorno ad un macchinario. Una
persona viene a lavorare, per incentivare si danno dei soldi, per poter andare a lavorare in un certo luogo una persona deve
essere libera. Si formano così le grandi città perché si richiede che le persone lavorino in un certo posto.
BUROCRAZIA WEBER vs ORGANIZZAZIONE SENZA MURA
Uno dei principali modi di pensare la vita organizzativa e di definirla distintamente dalla società è stato quello della burocrazia ad
opera di Weber. L’organizzazione burocratica pone limiti alla libera espressione della propria personalità alle persone che operano in
essa. La burocrazia è però, secondo Weber, la forma più alta di organizzazione che ha le proprie radici nella concezione dello stato di
diritto, nel concetto di cittadino, nell’uguaglianza di diritti e doveri, ha una superiorità puramente tecnica su ogni altra forma. È
l’avvento della modernizzazione. La burocrazia delinea il potere dell’ufficio e funziona se ci sono:
1. le competenze di autorità definite e disciplinate da regole che stabiliscono che nell’organizzazioni vi siano delle
suddivisioni relative alle attività che sono richieste per conseguire gli scopi della formazione burocratica, ai poteri di
comando che sono necessari per realizzare i compiti previsti dai doveri di ufficio.
2. la gerarchia degli uffici, il sistema di ordinamento superiore e inferiore degli organi di autorità.
3. la definizione di cosa costituisca un ufficio. Esso è un organo di autorità di cui fa parte un complesso di individui che
beneficia di una preparazione specializzata, di un apparato di mezzi tecnici, di materiali della produzione, di attività.
L’attività di un ufficio esige la massima capacità di lavoro degli individui.
Questi 3 presupposti delineano il governo d’ufficio che è potere della struttura. La burocrazia è prodotta dalla cultura degli individui;
i doveri di ufficio sono strutturali e valgono per tutti.
La burocrazia è un idealtipo perché è un costrutto teorico messo a punto dallo studioso per comprendere l’organizzazione formale
moderna che opera nel settore economico produttivo e in quello amministrativo. La burocrazia è legittimata dal tipo puro di potere,
ovvero il potere razionale e legale,cioè quello burocratico che stabilisce l’obbedienza ai soli doveri d’ufficio, che si obbedisca ad essi
essendo liberi personalmente,in dipendenza di una precisa gerarchia di ufficio, in ottemperanza a chiare e definite competenze di
ufficio e nella consapevolezza di essere sottoposti a certi controlli, che si rispetti il segreto di ufficio, anonimi a favore. Potere è la
possibilità per certi comandi di riscontrare l’obbedienza ad essi da parte di certe persone. Questi comandi devono essere fondati su
razionalità, oggettività, universalismo, euguaglianza. Mentalità e culture basate su principi di cittadinanza moderna, promulgazione
di norme che tutti gli individui dell’organizzazione devono rispettare e legittimazione razionale e legale dell’autorità delle strutture di
governo costituite dall’ufficio sono i criteri di fondo dell’organizzazione formale.
L’organizzazione senza mura è un concetto che circoscrive contesti specifici e temporalmente definiti; pone sul limite estremo la
pervasività e il potere dell’organizzazione in quanto processo nella società contemporanea. I compiti organizzativi spesso travalicano
le mura organizzative e finiscono con l’occupare il tempo libero. L’organizzazione senza mura non può essere stabilita a priori: è
un’organizzazione che viene messa in luce dalla ricerca empirica e consiste di quei fenomeni che non si sa bene cosa siano. Il termine
mondo è spesso usato nel linguaggio comune per riferirsi all’organizzazione senza mura. Esso è un termine che ha una tradizione
negli studi dell’organizzazione sociale rispetto al quale il concetto i organizzazione senza mura mette in risalto la pratica
dell’organizzare e del disorganizzare studiando le pratiche sociale attraverso cui si dà vita e senso a tali organizzazioni, i significati
delle azioni organizzative per gli individui, le forme specifiche di iniziazione dei soggetti attraverso cui si sviluppano i sentimenti di
appartenenza, i riti di passaggio,le mitologie organizzative, le aggregazioni e le suddivisioni, le forme di potere.
Il processo continuo di organizzazione e disorganizzazione rende elusivo il concetto di organizzazione senza mura ma questo
concetto rende visibili quelle organizzazioni che prima non lo erano.
DIAGRAMMA URWICK vs ORGANIZZAZIONE COME MERCATO, BUROCRAZIA, CLAN
La scuola classica mette in risalto il distacco delle organizzazioni dalle forma di vita sociale preesistenti nella società, il loro
delinearsi come corpo separato ma vitale per la società e il costituirsi di specifiche relazioni sociali al loro interno. Alla fine della 2
guerra mondiale Urwick tenta una teorizzazione della scuola classica: vi identifica circa 30principi base e su di essi costruisce un
diagramma dell’attività direttiva rivolta sia verso l’esterno che verso l’interno di essa attraverso la gestione delle responsabilità e la
direzione del personale. Ognuna di queste attività circoscrive un proprio cerchio nel diagramma, i 3 cerchi sono connessi fra di loro
formando un 4 cerchio, più piccolo che sta al centro. In esso sono racchiusi i principi della ricerca, dell’adeguatezza e dell’ordine. La
ricerca è il primo nodo chiave e si contrappone alla conduzione delle organizzazioni basate sull’empiria, sulla consuetudine, sulle
abitudini. Ricerca è razionalità, metodo scientifico, indagine; su di essa poggiano i principi della previsione del futuro e della
programmazione. L’adeguatezza è il nodo chiave per la gestione delle responsabilità, è il principio per cui l’attività direttiva si prende
cura del fatto che l’organizzazione sia adeguata ad esigenze, obiettivi e risorse organizzative. Sull’adeguatezza poggia il principio del
coordinamento, il principio dell’autorità ne è a fondamento. Il coordinamento nasce dalla specializzazione e si diffonde dal vertice
all’intera organizzazione. La divisione del lavoro è il principio che può correggere, modificare o arrestare il processo gerarchico
grazie al quale si coordina l’organizzazione sul principio di autorità formale. L’autorità prende, quando è all’opera la forma della
leadership e grazie al principio di delega può venir conferita. 3funzioni sono importanti: quella normativa (in ogni organizzazione ci
vuole la funzione che decide gli obiettivi, determina come raggiungerli,crea la norma), quella applicativa (volta al perseguimento
dello scopo per verificare e controllare che la programmazione si realizzi), quella interpretativa (riguarda l’applicazione delle
sanzioni disciplinari e delle penalità se si verificano errori). L’ultimo cerchio è quello della direzione del personale con il principio
dell’ordine. Riguarda sia i materiali che le persone, va garantito e su di esso poggiano i principi del comando, cioè della direzione
competente, il quale implica il ricercare che le persone dipendenti dall’organizzazione svolgano il loro compito riferendosi a precisi
compiti e funzioni, e il principio del controllo che riguarda il verificare che le regole stabilite vengano seguite. Ordine, comando e
controllo sono alla base del principio dell’interesse generale. L’interesse generale è conseguibile rifacendosi al principio della
centralizzazione (per il quale ognuno obbedisce alle norme e riguarda la selezione e il collocamento: ognuno deve stare dove rende
meglio, ci devono essere incentivi, equità ed eventualmente penalizzazioni), al principio della costituzione di quadri adeguati (capi
energici e competenti), al principio dello spirito di corpo (assicurare all’organizzazione massima organicità ed efficienza).
Burocrazia e mercato sono forme alternative di organizzazione capaci entrambe di gestire l’identica transazione. La transazione può
rivelarsi complessa perché richiede aggiustamenti futuri di non facile previsione.. occorre tener conto che gli agenti economici
operano secondo i principi della razionalità limitata e che a comportamenti economici basati sulla fiducia si affiancano quelli
opportunistici e orientati al proprio interesse. La forma organizzativa che minimizza i cosi di transazione è quella destinata ad
affermarsi perché è la modalità di contrattazione più efficiente. L’analisi economica pone il mercato a prima forma di governo delle
transizioni basato sul prezzo. È il caso in cui all’organizzazione conviene comprare sul mercato invece che produrre in proprio. Ciò
può avvenire sia per via della concorrenza che per il fatto di operare nel contesto di un distretto industriale in cui le pratiche di
mercato sono una consuetudine e si basano sulla fiducia radicata nei rapporti personali fra gli agenti economici. Nelle transizioni
complesse e di difficile prevedibilità degli esiti il mercato risulta inefficiente e conviene acquisire all’interno dell’organizzazione la
lavorazione del semilavorato invece che dipendere dalle incerte sorti che il suo prezzo avrà sul mercato. Al mercato come
organizzazione si è sostituita la burocrazia perché capace di mediazioni superiori. Ci sono circostanze in cui né il mercato né la
burocrazia sono in grado di rispondere adeguatamente al criterio di efficienza mentre lo è la forma clan di mediazione. Affinché esso
esista ci vuole la predeterminazione dei modi in cui le parti che vi sono coinvolte devono cooperare. Così ogni gruppo occupazionale
contraddistinto da solidarietà organica può essere considerato un clan. Poiché è la transazione a determinare l’esistenza
dell’organizzazione un mercato può essere un’organizzazione, una burocrazia o un clan. La transazione non distingue fra un interno o
un esterno dell’organizzazione ma tiene sia questa che l’ambiente al proprio interno.
RETICOLO ORGANIZZATIVO vs CAMPO ORGANIZZATIVO
Il reticolo organizzativo è un concetto fondamentale per l’analisi organizzativa dell’ambiente. Si tratta di una totale ridefinizione
dell’oggetto di indagine che non è più l’organizzazione ma il reticolo interorganizzativo. La nozione di scambio è elemento
fondamentale del reticolo organizzativo così come sono importanti le relazioni interorganizzative e la società nel suo complesso. Le
strutture di implementazione sono una nozione di implementazione che si inscrive in questa cornice. Esse si formano nella
cooperazione fra varie organizzazioni cointeressate nella realizzazione di una qualche politica pubblica. La struttura di
implementazione è l’unità pluriorganizzativa di analisi che viene a costruire il nucleo centrale della ricerca organizzativa. Essa va
ricostruita empiricamente nel corso della ricerca, tenendo conto del fatto che chi ne fa parte segue al tempo stesso una logica di
organizzazione (quella di provenienza e che viene rappresentata nella struttura d’implementazione), una logica di programma (quella
dell’unità pluriorganizzativa costituita dalla struttura d’implementazione).
Le attività legittimate socialmente nell’ambiente danno luogo ad un campo organizzativo. L’organizzazione non esiste in quanto
fenomeno sociale unico, non ha caratteristiche distintive tali da renderla particolare e diversa dalle altre organizzazioni. Le
organizzazioni che fanno parte del medesimo campo organizzativo diventano sempre più simili l’una all’altra. Non si tratta di un
disegno consapevole scelto razionalmente ma di un insieme di processi sociali in cui si danno per scontate conoscenze comuni mai
articolate esplicitamente. Se si pone l’enfasi sulle forme culturali standardizzate, l’ambiente esercita un’influenza sottile sulla singola
organizzazione, quella di lente attraverso cui gli attori vedono il mondo e le categorie stesse i struttura, azione e pensiero.
L’isomorfismo istituzionale si avvale di tre meccanismi: quello coercitivo (dovuto alle pressioni che le attese culturali dell’ambiente
esercitano sull’organizzazione), quello mimetico (originato dalle situazioni di incertezza che vengono affrontate tramite situazioni
standardizzate che mostrano come le organizzazioni si modellino le une sulle altre in maniera anche involontaria), quello normativo
(derivante dalla professionalizzazione). Anche il campo organizzativo viene identificato nel corso della ricerca empirica osservando
se si verifica un’intensificazione dell’interazione fra organizzazioni, se emergono relazioni istituzionalizzate tra organizzazioni per
cui si configurano strutture di dominio e coalizioni ben delineate,se il flusso informativo da gestire è accresciuto per ciascuna
organizzazione, se l’idea e la consapevolezza è diffusa e sviluppata nell’ambito delle singole organizzazioni.
RAPPORTO ORGANIZZAZIONE E SOCIETÀ CONTEMPORANEA
Alla fine del secolo scorso le organizzazioni si sono diffuse così tanto che la relazione “organizzazione-società” delle teorie di Weber
e Taylor ha assunto la veste di “relazioni interorganizzative”. Con il secondo dopoguerra la diffusione delle organizzazioni nella
società mette in luce che esse non sono tutte simili fra loro né sono omogenee al proprio interno.
La società contemporanea è piena di organizzazioni che sono diverse fra loro per vari motivi. Sempre nel secondo dopoguerra viene
messo in discussione il determinismo tecnologico perché la ricerca empirica e la speri
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