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Tipi di violenza nella storia dell'umanità

La violenza vigliacca è la forma di violenza più diffusa nella storia dell’umanità, usata contro persone che non possono difendersi e non hanno vie di fuga. È diffusa perché ci consente più facilmente di contenere il flusso di adrenalina che invade il corpo quando stiamo per combattere qualcuno e non siamo sicuri di poter vincere. La violenza vigliacca è una tecnica relazionale per costruire la debolezza delle nostre vittime, per costruire un rapporto che le ponga in una situazione disperata in cui non hanno vie di fuga e non si possono difendere.

Violenza disciplinata da regole

Un secondo tipo è la violenza disciplinata da regole, come quella dei duelli. C’è un sottotipo di violenza che è disciplinato da regole e soprattutto è rivolta a un pubblico, come quella delle arti marziali; se hai un pubblico che ti osserva puoi concentrarti molto di più sul pubblico piuttosto che sulla vittima della violenza, riducendo il flusso di adrenalina.

Violenza a lunghe distanze

Il quarto tipo di violenza è la violenza esercitata da lunghe distanze, in cui non si vede la sofferenza della vittima; in questo tipo può rientrare anche la violenza del cecchino, perché è molto più concentrato sul gesto tecnico piuttosto che sulla sofferenza della vittima.

Violenza tramite inganno

L’ultimo tipo è la violenza inferta tramite l’inganno; come il kamikaze che entra indisturbato in un ristorante e si fa saltare in aria.

Esempi di violenza vigliacca

Il terrorismo è una forma di violenza vigliacca, esercitata contro persone indifese e finalizzata a ottenere risultati politici. Esempio di violenza vigliacca e anche con l’inganno è il delitto di Prima Linea di Sergio Lenci: era un professore di Architettura alla Sapienza, di sinistra, che aveva messo il suo sapere tecnico a disposizione delle carceri, per rendere gli ambienti più accoglienti.

Il ponte del 1 maggio 1980 fu molto lungo (4 giorni) e lui disse ai ragazzi del suo studio di andare in vacanza prima, ma lui andò nel suo studio di sabato. Mentre è al telefono col fratello suona il citofono, e Lenci ha aperto il portone senza chiedere niente. Quando suonano alla porta Lenci apre e si vede dei ragazzi e una ragazza in giacca e cravatta, si spaventa e prova a richiudere la porta, ma non riesce perché la ragazza ha messo il piede dentro. Lui strilla sperando di farsi sentire al telefono (dove c’è ancora il fratello), ma loro lo prendono a calci, gli legano le mani dietro la schiena e gli mettono il nastro da pacchi in bocca. Lo portano in bagno, lo mettono sul water e Ciro Longo gli spara un colpo alla nuca. Incredibilmente il proiettile entra nel cranio ma Lenci rimane vivo e cosciente, anche se pensa che gli abbiano dato un colpo in testa con un martello (e non uno sparo).

Ciro Longo aveva il compito di girargli la testa e sparargli un secondo colpo alla tempia, per essere sicuro di averlo ucciso, ma Lenci perdeva molto sangue dal viso e Longo, impressionato, spara un secondo colpo che si pianta nella tavoletta del gabinetto. Nel frattempo i terroristi fanno scritte inneggianti alla dittatura del proletariato e contro Sergio Lenci. Ad un certo punto si accorgono del telefono rimasto aperto, capiscono il pericolo e scappano.

Reazioni e conseguenze

A questo punto i Carabinieri arrivano insieme alla sua segretaria, entrano nell’appartamento, vedono le scritte ma non vanno in bagno ed escono. Mentre erano nell’ascensore la segretaria si ricorda di non aver guardato in bagno, e lo trovano ancora vivo. Sergio Lenci rimarrà per tutta la vita con il proiettile conficcato nel cranio. Sergio Lenci è disperato e vuole capire perché gli hanno fatto male visto che lui aveva sempre aiutato le persone deboli.

Vittorio Bachelet è stato ucciso dalle Brigate Rosse sulle scale di Scienze Politiche della Sapienza, perché era un intellettuale di alto prestigio della Democrazia Cristiana. I suoi funerali si tengono in diretta tv, e durante la trasmissione uno dei figli perdona e prega per gli uccisori del padre. Il fratello di Bachelet è un sacerdote, che aiuta i terroristi nelle carceri con assistenza psicologica e umanitaria e si mette in contatto con le vittime dei terroristi carcerati per avere una riconciliazione e uno sconto di pena (per il pentimento).

Per questo Bachelet (prete) contatta Lenci, che decide di incontrare i terroristi per capire perché l’hanno fatto. La risposta dei terroristi è che l’hanno ucciso perché lavorava per la controrivoluzione, perché se i detenuti stanno meglio decresce il loro odio verso il sistema borghese e dunque decrescono le possibilità di una risposta rivoluzionaria, disinnescando gli ideali brigatisti. Chiedono di essere perdonati e Sergio Lenci dice che non lo può fare, perché non sono pentiti ma dissociati.

Tipologie di terroristi

C’è differenza tra terroristi pentiti, terroristi dissociati e terroristi irriducibili. Gli irriducibili sono convinti di aver fatto bene ad uccidere e sono convinti che se uscissero dal carcere lo rifarebbero. I pentiti confessano tutto, fanno i nomi dei loro compagni, i dissociati raccontano quello che hanno fatto in prima persona ma non fanno mai i nomi dei complici, si dissociano dalla lotta armata perché i tempi non sono più adatti, rivendicano con orgoglio quello che hanno fatto perché era necessario farlo ma uscendo dal carcere non lo rifarebbero perché i tempi storici non sono più adatti. Lenci dice di non poterli perdonare perché con il loro silenzio proteggono quelli fuori dal carcere.

Altri esempi di violenza e terrorismo

Antonio Iosa, proletario calabrese trasferito a Milano, iscritto alla DC, credeva nell'importanza di aiutare i poveri. I brigatisti avevano accusato Iosa di essere responsabile dell’uccisione dei 4 terroristi di Via Fracchia, e che il suo circolo culturale ingannava i proletari dei quartieri popolari. Una sera, mentre Iosa si trovava ad una riunione nella sezione della DC, i terroristi sono entrati e hanno fatto inginocchiare contro un piccolo palco quattro dei presenti, sparandogli una quindicina di colpi alle gambe.

Iosa non capisce perché hanno sparato a lui, che proveniva da una famiglia di contadini, insinuando che qualcuno dei terroristi era anche un borghesotto che frequentava i salotti chic. Il terrorismo non è un’ideologia o un sistema di pensiero, ma una tecnica di combattimento, un modo di agire, basato sulla violenza vigliacca. Al primo posto della gerarchia dell’odio delle Brigate Rosse non ci sono i fascisti, ma i riformisti, le persone che cercano di aiutare i proletari ad avere la speranza di una vita migliore attraverso istruzione e miglioramento delle condizioni di lavoro. Secondo le Brigate Rosse queste sono persone da eliminare perché riducono il potenziale rivoluzionario delle persone.

Concetti e teorie sociologiche

Il punto centrale della mentalità dei purificatori del mondo è l’ossessione per la purificazione, la convinzione che tutti i mali della società si possano risolvere attraverso l’eliminazione di un’intera categoria sociale. Questo riunisce in un’unica categoria i terroristi neri, rossi e islamici. L’operazionalizzazione dei concetti consiste nel tradurre un insieme di concetti astratti in un insieme di indicatori su cui concentrare l’attenzione della ricerca.

Teoria dei gruppi di riferimento: le nostre emozioni più profonde (orgoglio, umiliazione, gioia, ecc.) dipendono non dal nostro rapporto col mondo circostante, ma dal rapporto con particolari elementi detti gruppi di riferimento, che riuniscono le persone per noi significative. In generale, i nostri sentimenti si regolano in base al confronto con l'altro significativo (es. invidia solo verso certe persone). Il controllo sociale è l’insieme delle sanzioni positive e negative a cui ricorre un gruppo per piegare i propri membri ai modelli dominanti.

Si può essere terroristi per vendetta, come le Vedove Nere nel nord del Caucaso: sono ragazze molto giovani che sono state stuprate dai soldati russi, o che hanno avuto un familiare massacrato da loro. Si può essere terroristi per soldi, perché si ha bisogno di uno stipendio, oppure perché è l’unico modo di avere una certa protezione, soprattutto nei Paesi in guerra civile (ce ne sono tanti sia in Isis che in Al-Qaeda).

Motivazioni ideologiche

I terroristi che lo fanno per ideologia lo fanno perché percepiscono una distanza tra la vita reale e i valori in cui credono, e dunque hanno un bisogno di coerenza molto forte che li spinge alla ricerca di un senso alla loro esistenza. Questo è il caso dei rivoluzionari benestanti, che credono in ideologie marxiste e disprezzano la società capitalista, pur godendo dei suoi vantaggi; in questo caso, per trovare coerenza, il rivoluzionario deve modificare la realtà a parole, e finisce per stravolgerla, credendo in cose non vere. Questo ultimo tipo rappresenta quello dei cosiddetti terroristi di vocazione, a volte detti purificatori del mondo.

Quello che noi consideriamo normale o deviante dipende dal nostro gruppo sociale di riferimento. Devianza legata al tempo: nell’antica Grecia la pedofilia non era proibita, ma anzi incoraggiata. Devianza legata al luogo: ciò che è considerato normale e anzi incoraggiato in uno spogliatoio non lo è al di fuori. Devianza legata al ruolo: ci si aspetta che un professore universitario si comporti in un dato modo.

Per questo motivo bisogna porsi in modo critico nei confronti del concetto di normalità, di devianza e anche di follia; bisogna evitare di ricorrere alla categoria esplicativa della follia, finché questa non rimane l’ultima spiaggia come spiegazione di un fatto sociale.

Il processo socio-psicologico del terrorismo

I delitti realizzati dai rivoluzionari sono il frutto di un processo socio-psicologico che spoglia la vittima della sua umanità, definito pedagogia dell’intolleranza. Come insegna Emile Durkheim, le teorie pedagogiche hanno come oggetto immediato di guidare il comportamento: non si identificano con l’azione, ma la predispongono. La pedagogia dell’intolleranza fa sì che il nemico venga degradato a una specie inferiore a quella dell’uomo, per cui la sua vita non ha più valore.

Alcuni uomini sono responsabili del lurido pantano in cui è precipitato il mondo, e ucciderli è un atto di giustizia, un gesto d’amore verso l’umanità in attesa di una palingenesi apocalittica. Tutti i rivoluzionari sono plasmati dallo gnosticismo rivoluzionario. In senso letterale la gnosi è una conoscenza di rango superiore, cui hanno accesso soltanto alcuni uomini, gli eletti; intesa come categoria sociologica, la gnosi è un tipo di atteggiamento verso i grandi problemi dell’esistenza umana. La rivoluzione gnostica è quella pratica politica che anela a un mondo assolutamente perfetto, una necessità storica vista la situazione orrenda del mondo contemporaneo.

Le due caratteristiche principali della gnosi rivoluzionaria sono la mentalità a codice binario e il catastrofismo radicale. Non tutte le sette gnostiche ricorrono alla violenza rivoluzionaria, e per questo si distingue tra sette passive e sette attive. Le prime si caratterizzano per il loro isolamento radicale: se il mondo è impuro occorre allontanarsi il più possibile, per cui c’è un ripiegamento su pratiche di tipo mistico-religioso. Nelle sette attive invece si persegue una lotta implacabile contro le forze del male, con l’utilizzo di un linguaggio mutuato dalla parassitologia. L’atteggiamento tipico delle sette attive è l’odio, anche quando le etiche professate sono etiche di pace e d’amore.

Caratteristiche delle sette passive e attive

Possiamo identificare le caratteristiche delle sette passive e di quelle attive. Nella setta passiva, si ha una socializzazione che ti spinge ad osservare la realtà attraverso tre categorie cognitive ben specifiche:

  • Catastrofismo radicale. Il mondo è precipitato in un abisso di disperazione, con una corruzione morale dilagante.
  • Attesa della fine. Per colpa della sua putrescenza, il mondo si sta incamminando verso la sua fine. Non è mai esistita una società peggiore di questa, ed è il motivo perché siamo sull’orlo del precipizio.
  • Ossessione per la purezza. Noi siamo gli eletti, una minoranza di persone moralmente superiori agli altri che ha avuto accesso alla verità ultima sul destino della società. Per mantenere la purezza bisogna frequentare solo gli eletti perché gli altri sono contaminati e contaminanti, manipolati dalla corruzione della società.

Le sette attive socializzano attraverso due categorie aggiuntive:

  • Identificazione del maligno. Esiste una categoria sociale responsabile per tutti gli errori di questo mondo, che deve essere sterminata; eliminare questa categoria significa eliminare la causa della corruzione e rigenerare l’umanità.
  • Ossessione per la purificazione. Devi essere per forza violento per sperare di salvare il mondo; devi farlo perché sei l’eletto, l’unico con la conoscenza per poterlo fare.

Approcci teorici

M = M(m)SM' formula weberiana, descrive come tecnicamente possiamo assumere il punto di vista dell'altra persona. Per Weber comprendere un'azione individuale significa procurarsi le informazioni sufficienti per spiegare le motivazioni che hanno spinto l'individuo ad agire in un certo modo. Le parole chiave sono due, informazioni e motivazioni; le motivazioni sono l’obiettivo finale, ma per arrivarci bisogna passare attraverso la raccolta delle informazioni. Il metodo di Randall Collins è diverso, si basa sul come (ad esempio la distinzione tra i tipi di violenza).

Secondo Weber tutti i fenomeni sociali sono il prodotto dell’aggregazione delle azioni individuali. M è il fenomeno che vogliamo spiegare, che è funzione di m, l’associazione di azioni di individui, che sono in funzione della struttura della situazione particolare (S), che limita le possibilità di azione a nostra disposizione, a sua volta funzione del contesto macrosociologico (M').

Non possiamo mai essere sicuri di avere tutte le informazioni per spiegare un dato fenomeno, quindi dobbiamo procedere con cautela, perché potrebbe sempre uscire fuori l’informazione che cambia tutto.

Teoria di Marc Sageman

Secondo Marc Sageman diventi terrorista sulla base di fatti puramente casuali e dipende da chi conosci, il processo di indottrinamento e di proselitismo è senza una gerarchia ma con legami piuttosto informali, con relazioni settarie. Le caratteristiche della setta vengono acquisite dai militanti attraverso precisi processi di socializzazione, di cui sono vittime.

Il percorso dell’individuo verso la radicalizzazione e l’ingresso nella setta è descritto dal modello DRIA. La premessa da cui parte il modello è che gli individui lasciati a sé stessi sono schiavi del problema esistenziale: alcuni particolari avvenimenti possono renderci incapaci di reagire a questo problema, gettandoci in una crisi esistenziale che può essere devastante.

Modello DRIA

La distinzione fondamentale su cui si basa il modello è la distinzione tra emarginazione sociale e marginalità sociale: l’emarginazione sociale è una condizione di privazione oggettiva, come vivere in uno scatolone alla stazione di Milano; la marginalità sociale è invece una condizione socio-psicologica che può colpire anche persone ricchissime e di status elevato, spesso a seguito di un trauma. Questi individui si trovano nel mondo senza essere del mondo: si sentono completamente estranei ai valori dominanti della società in cui vivono. Si può uscire dalla marginalità sociale in vari modi, e uno di questi potrebbe essere abbracciare un’ideologia radicale, che porta alla prima fase del modello DRIA.

  • Disintegrazione dell’identità sociale. La marginalità sociale separa gli individui dalla società in cui vivono e li rende disponibili ad abbracciare nuovi valori attraverso cui dare senso alla propria esistenza.
  • Ricostruzione dell’identità sociale. Questa fase è una conversione esistenziale: le persone si convertono perché il sistema di credenze con cui erano cresciuti non è più in grado di rispondere alle loro angosce esistenziali, e ogni conversione implica una ristrutturazione della propria identità precedente. Tutti i jihadisti europei sono convertiti all’islam. L’ideologia islamista non è soltanto un modo di vedere la storia e la politica, ma un insieme di precetti che regola la vita quotidiana in tutti i suoi dettagli; per una persona esistenzialmente disorientata non esiste niente di più prezioso che un sistema di idee che gli indichi dettagliatamente cosa fare.
  • Integrazione nella setta rivoluzionaria. L’ideologia vi trasmette la verità ultima sul significato della storia e la convivenza umana, e per questo si cercano persone con le stesse idee. La ricerca può avvenire in due modi: attraverso una serie di incontri faccia a faccia, oppure in internet. Infatti nella setta rivoluzionaria si può entrare anche solo con la fantasia, entrando così a far parte di una comunità immaginata (Benedict Anderson). In entrambi i casi la setta è reale in senso sociologico: è reale tutto ciò che esiste dal nostro punto di vista e che dunque influenza le nostre azioni, anche se non è tangibile o ugualmente percepito dalle altre persone.
  • Alienazione dal mondo circostante. Una volta entrati nella comunità jihadista è doveroso prendere le distanze dagli occidentali, che gli aspiranti jihadisti vedono come esseri schifosi e ripugnanti. Questo provoca la fine del feedback negativo, basato sui valori del mondo esterno, che impedisce di percepire la negatività di azioni come gli omicidi a sfondo religioso.

Il concetto di antinomia secondo Clifford Geertz

Clifford Geertz elabora il concetto di antinomia. L’antinomia è una contraddizione irrisolvibile tra la realtà e i nostri valori e desideri, onnipresenti ed esclusivi delle società complesse. L’uomo è sottoposto ad una continua tensione esistenziale, perché è costretto a confrontarsi con problemi sempre nuovi che gli impongono di prendere continuamente posizione su ciò che è bene e ciò che è male. Il comportamento dell’uomo, essendo intrinsecamente molto plastico, ha bisogno di essere guidato da fonti esterne; da qui l’importanza delle ideologie, sempre pronte a fornire una guida precisa e dettagliata.

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Scienze politiche e sociali SPS/11 Sociologia dei fenomeni politici

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ChiaraXIII di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del terrorismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Orsini Alessandro.
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