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Sociologia del lavoro

Domande possibili esame

  • Domanda sui tre concetti chiave (occupato, disoccupato, inattivo) al 100%
  • Indicatori
  • Natura e struttura del mercato del lavoro
  • Perché lo scoraggiamento fa calare il tasso di attività
  • L'elemento contro-intuitivo del part-time
  • Definizione segregazione orizzontale e verticale
  • Il paradosso: più occupazione, più segregazione
  • Diversi percorsi di terziarizzazione
  • Spiegare i tre livelli di terziarizzazione (welfare, market e self…)
  • Definizione lavori atipici o non standard
  • Quali sono gli attori delle relazioni industriali
  • Jobs Act

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Lezione 1 - Gli indicatori per lo studio del mercato del lavoro

La sociologia del lavoro è più ampia, e studia le variazioni dell’organizzazione, qualità del lavoro in diversi settori e mette in rapporto questi fenomeni con il variare del modo di produzione, tecnologia, aziende, composizione della popolazione che poi è la composizione della forza lavoro. Studia anche come questi aspetti abbiano delle conseguenze sulla collettività dei lavoratori, sulla stratificazione sociale, sull’uso del tempo libero e qualità della vita.

La sociologia del mercato del lavoro: è una parte della sociologia del lavoro e guarda la struttura dell’occupazione e della disoccupazione, i meccanismi di funzionamento del mercato del lavoro.

Concetti chiave

Occupato: chi svolge un lavoro. Ma cos’è il lavoro? Per partire da una prima definizione usiamo le parole di Marta Sen che definisce un occupato come una persona che deve avere un lavoro che gli permette di avere un reddito, quindi fa beni o servizi utili e riconoscimento sociale alla persona. Un volontariato è definito un occupato? No, infatti non rientra nella definizione, la capacità di produrre reddito è fondamentale, infatti anche il lavoro domestico non lo è. Questi tre criteri valgono per rilevare un’economia di mercato dove predomina un lavoro salariato, anche per esempio avere un orto, non è considerato un lavoro. Riprendendo: persone con un impiego salariato che sono al lavoro o comunque hanno un legame formale con il proprio impiego e quelle che svolgono un lavoro in vista di un profitto/guadagno proprio o della famiglia.

Disoccupato: chi, privo di un lavoro retribuito, lo ricerca attivamente e sono disponibili a lavorare. Definire gli occupati è più facile che definire i disoccupati.

Inattivo: la popolazione che non partecipa al mercato del lavoro, ovvero che non è occupata e che non cerca lavoro. Casalinghe, studenti, pensionati, inabili al lavoro.

Confini incerti tra occupato/disoccupato/inattivo:

  • Sottoccupazione: vi sono persone che lavorano poche ore alla settimana. Esse sono comunque contate tra gli occupati anche se non lo sono in senso pieno.
  • Disoccupati che si arrangiano con “lavoretti” mentre cercano lavoro sono da considerare disoccupati o occupati?
  • Persone in cerca di lavoro “scoraggiate” che non cercano più ma vorrebbero un lavoro.

Occupazione e disoccupazione non esistono ex ante (prima) ma solo ex post (dopo) cioè vengono imposte rispetto agli obiettivi del ricercatore.

Fonti di dati e definizioni operative: definizione prima molto “larghe” di disoccupazione e poi “ristrette”, convenzione date da Eurostat.

L’indagine ISTAT sulle forze di lavoro è lo strumento con cui l’ISTAT stima numero caratteristiche di occupati, disoccupati e persone non attive. Quindi tutti paesi europei promuovono rilevazione delle forze di lavoro e Eurostat armonizza le rilevazioni nazionali e offre i dati comparativi.

Definizione di occupato, disoccupato, inattivo condivise a livello europeo

Nella rilevazione delle forze lavoro: le condizioni di occupato, disoccupato e inattivo si escludono reciprocamente (e sono poste in scala: condizione di occupato prevale su quella di disoccupato e quella di disoccupato su quella di inattivo). Sulla base di alcune domande tutti gli individui vengono collocati in uno di questi insiemi.

Occupato: definizione operativa: coloro che hanno svolto almeno un’ora di lavoro retribuito nella settimana precedente la rilevazione. (Nella scorsa settimana ha svolto almeno 1 ora di lavoro? Sì—> allora occupato, anche se il lavoro è in nero e basta 1 ora). Anche se assenti per malattia, CIG, ferie ecc. in quella settimana.

Tra occupati si distingue tra:

  • Dipendenti (persone con un impiego salariato) che sono al lavoro o assenti dal lavoro ma comunque hanno un legame formale con il proprio impiego, cioè c’è un datore di lavoro che mi paga, con legame formale si intende di un contratto.
  • Indipendenti, persone che svolgono un lavoro in vista di un profitto o di un guadagno proprio o della famiglia cioè i liberi professionisti.

Disoccupato: definizione operativa: persona in cerca di occupazione = chi privo di un lavoro retribuito, lo ricerca attivamente ed è disponibile a lavorare. La ricerca si definisce attiva cioè ha svolto almeno un’azione di ricerca negli ultimi 30 giorni (criterio adottato in Italia solo dal 2004, molto rilevante scoraggiamento e non necessario rivolgersi periodicamente ai centri per l’impiego). Posso essere senza lavoro, desideroso ma sono scoraggiato dal tempo che passa, in questo caso esco dal gruppo dei disoccupati. E devono essere disponibili a lavorare entro la settimana successiva la rilevazione. Devono valere tutti i tre criteri, se no non rientrano nell’insieme dei disoccupati.

Tra coloro che cercano lavoro si possono distinguere due figure:

  • Disoccupato con esperienza/in senso stretto= ha già avuto un impiego
  • In cerca di prima occupazione= senza esperienza di lavoro alle spalle

Ci dicono due cose diverse e possono essere considerati assieme o meno, come si vuole.

Forze di lavoro = Occupati + Disoccupati. Con forze di lavoro o popolazione attiva si intende la somma degli occupati e delle persone in cerca di occupazione. È diverso popolazione attiva e popolazione in età attiva/in età lavorativa, sono due insiemi diversi. Le forze di lavoro rappresentano l’offerta di lavoro.

Gli inattivi. Popolazione non attiva o non forze di lavoro = chi non è né occupato né in cerca di occupazione. Comprende: persone in età non lavorativa (minori 15 e oltre 64) persone in età lavorativa (tra 15 e 64) ma sono studenti, casalinghe, pensionati, inabili.

Dai concetti ai dati: principali indicatori per lo studio del mercato del lavoro

Tasso di attività totale: rapporto percentuale tra le forze di lavoro (=occupati + disoccupati) e la popolazione in età lavorativa. Lasciamo fuori quindi l’età che non è in età lavorativa. Si interpreta misurando il gran di partecipazione, cioè quanto della popolazione che osservo è alla ricerca di un lavoro o lo sta svolgendo, di una popolazione. Calcola quindi il gruppo degli attivi. Tassi di attività specifici possono essere costruiti per età, genere, titolo di studio ecc… e tasso di attività femminile (20-25). Occupati 20-25 + che cercano 20-25 / popolazione femminile 20-25 *100.

Evidenze del tasso di attività totale: per i maschi è sempre molto alto nelle fasce centrali di età, uomini di 40 anni sono quasi tutti lavoratori o cercano lavoro. Varia notevolmente nel tempo e nella stazione per le donne, i giovani e gli anziani.

Tasso di occupazione: rapporto percentuale tra gli occupati e la popolazione in età lavorativa. Tasso di occupazione = Occupati * 100 / Popolazione in età lavorativa. Ci dice il livello della domanda di lavoro da parte del sistema produttivo. Indica anche il grado di benessere economico, poiché il suo reciproco (pop. Totale / occupati) misura il numero di persone a carico di ogni occupato. Tassi di occupazione specifici possono essere costruiti per età, genere, titolo di studio ecc… Indicatore sempre più importante perché obiettivi dell’EU viene espresso in tasso di occupazione, quindi non hanno obiettivo di ridurre la disoccupazione ma si concentrano sull’occupazione. Obiettivo nel 2020 era il 75% di occupazione in fascia 15-64.

Tasso di disoccupazione: rapporto percentuale tra le persone in cerca di lavoro (disoccupati) e le forze di lavoro (cioè occupati + in cerca di lavoro). Quindi, T disoccupazione = (persone in cerca di lavoro * 100) / Forze di lavoro. Misura quante persone non riesco a trovare lavoro ogni 100 che lo cercano. Quindi la difficoltà a trovare un impiego prendendo la popolazione che è attività.

Tassi di disoccupazione specifici possono essere costruiti per età, genere, titolo di studio ecc.

Definizione ristretta = considera come persone in cerca di occupazione coloro che hanno svolto un’azione di ricerca negli ultimi 30 giorni. Misura ufficiale in linea con le convenzioni internazionali. Definizione allargata = considera anche comportamenti di ricerca più deboli e quindi misura la mancata partecipazione e non solo la disoccupazione. Indicatore più largo.

Il mercato del lavoro

Si rappresenta come una serie di “laghi” (stocks) ognuno collegato all’altro da un fiume immissario e un emissario (flussi). I laghi sono quelli degli occupati, delle persone in cerca di lavoro e delle diverse categorie di inattivi. I movimenti delle persone tra un lago e l’altro possono andare sempre in entrambe le direzioni tranne quando lo vietano ovvi motivi di età. Il livello di questi laghi dipende dai flussi di entrata e uscita, quindi può accadere che l’apparente paradosso che aumenti sia gli occupati sia le persone in cerca di occupazione.

Lezione 2 - Introduzione alla sociologia economica

La sociologia economica è il filone della sociologia che studia i rapporti di interdipendenza tra fenomeni economici e fenomeni sociali. Quindi come l’economia influenzi la società e come la società a sua volta influenzi l’organizzazione e il cambiamento dell’economia. Vi è un rifiuto della divisione tra discipline. Cioè del lavoro tra le scienze sociali (assente nei classici) che vien assunta come implicita dall’economia neoclassica (che si propone disciplina che ha il monopolio dell’analisi dei comportamenti economici).

Studio dei classici

Marx: impossibile studiare l’economia prescindendo dall’istituzione che la regolano. Per produrre gli uomini si organizzano ed entrano in relazione tra loro. Marx inoltre è contro l’idea della mano invisibile, gli interessi degli individui sono spesso in conflitto. Sul mercato del lavoro avviene uno scambio tra parti che non sono in condizioni eguali, quindi datore di lavoro e operaio. Proletariato è povero, quindi dipendo dagli alti dalla propria dipendenza. Importante questa ineguaglianza tra le parti.

Durkheim: critica idea di homo oeconomicus, che quindi ha una razionalità olimpica nelle sue azioni, mentre D dice che l’azione dell’uomo è influenzata dalla situazione in cui l’uomo si trova. Il comportamento quindi dipende dal contesto storico. Si devono prendere sempre in considerazione. La divisione sociale del lavoro e suo impatto sulla società. Solidarietà meccanica e solidarietà organica (ruolo dello stato, del sistema giuridico, della famiglia…). Basi extra-contrattuali del contratto ovvero come dove ci sono i contratti (contratto di lavoro) possono funzionare solo se esistono delle basi sociali che permettono al contratto di funzionare. Anche negli scambi esistono delle istituzioni che permettono lo scambio, senza queste basi sociali, nulla funzionerebbe.

Weber: etica protestante e spirito del capitalismo. Il capitalismo si sviluppa in un determinato contesto e come questo influenzi il riuscimento o meno del modello capitalista. La ricerca del profitto è il cardine dell’analisi economica. Essa diventa una guida per l’azione individuale nell’etica protestante. Per far sì che l’impresa capitalista funzioni, il guidatore riesca a fare un calcolo razionale e quindi capire come aumentare e quindi massimizzare il profitto. Per far sì che l’impresa funzioni essa dipende dal lavoro salariato, quindi la sua capacità di assumere lavoro. La relazione tra voleri e idee e comportamenti è per Weber importante. Le idee e le immagini influenzano l’agire umano e anche quello economico.

Fenomeni economicamente rilevanti —> Fenomeni economici —> Fenomeni economicamente condizionati. Fenomeni economicamente rilevanti = la religione e i valori sottostanti sono fenomeni economicamente rilevanti perché influenzano fenomeni economici. Fenomeni economicamente condizionati = la disuguaglianza è un esempio di cose che vengono influenzate da fenomeni economici. Tutte e tre le dimensioni fanno parte dell’analisi della sociologia economica. 4 tipi di azione sono importanti perché l’agire economico non è soltanto agire razionale, ma vi sono comportamenti anche nel mondo del lavoro, non sempre agiscono secondo la ricerca di un profitto maggiore.

Simmel: il denaro come istituzione, quindi vi è una fiducia nei sistemi astratti che tengono il denaro, le banconote sono simboli come la carta di credito, le istituzioni garantiscono che tali simboli abbiano un valore reale. Tutto il funzionamento del mercato (denaro è il simbolo) si basa sulle istituzioni che sono le banche ma prima di tutto le politiche. Simmel analizza inoltre le conseguenze del denaro sulle relazioni sociali, vi sono aspetti positivi cioè il denaro è un fenomeno di liberazione dall’aspetto di dipendenza ma negativamente vi è lo sparire delle azioni sociali. Esempi: ho bisogno che stia con i miei figli perché sono una donna che lavora, posso chiedere a un’amica che non lavora per stare con i miei figli, in questo caso non vi è scambio di denaro, quindi nel momento che chiedo aiuto influenzo la relazione con la mia amica. Si costruisce una relazione in cui io sono in debito con la mia amica. Questa connessione diventa rilevante per me, nei rapporti che avrò con lei, la inviterò a cena spesso… Se invece assumo una babysitter la devo pagare e quindi lascio i miei figli a lei, anche se la conosco meno, non saranno mai mie super amiche. Il denaro e il rapporto tra lavoratore e datore di lavoro, quindi quando il rapporto di lavoro esiste il lavoratore presta il suo tempo in cambio di denaro, quando invece non vi è il denaro vi è una sottomissione del datore di lavoro sullo schiavo.

Il contributo di Karl Polanyi

Teoria sui tre modi di integrazione dell’economia nella società. Idea che i processi economici sono incapsulati nella società in cui avvengono, l’azione economica non è individuale perché ci sono l’istituzione che regolano l’agire economico, e le istituzioni ci permettono di leggere come agiscono e che ruolo hanno.

Modi in cui l’economia è integrata nella società:

  • Reciprocità: prestazione di servizi o cessione di beni materiali con la previsione di avere successivamente una restituzione di servizi o beni in modi, quantità e tempi fissati da norme culturali. La reciprocità si attiva in tutte le relazioni con amici, genitori… le nostre relazioni sono basate sulla reciprocità cioè offriamo beni o servizi ma ci aspettiamo una restituzione di beni o servizi. Esistono diversi tipi di reciprocità, esiste quella generalizzata e bilanciata. Generalizzata = quando io faccio qualcosa senza attendermi nessun ritorno. Bilanciata = io offro un bene/servizi in cambio di un ridare futuro. Si basa sulle relazioni sociali degli individui. Forme di reciprocità secondo “l’economia del dono” si distinguono in: -Reciprocità incondizionata = coopero sempre e comunque a prescindere dal comportamento dell’altro. -Reciprocità cauta: non coopero da subito, aspettando di vedere cosa fanno gli altri. -Reciprocità coraggiosa = all’inizio cooperano, poi se gli altri non fanno altrettanto smettono.
  • Redistribuzione: comprende un trasferimento di risorse di produzione, di lavoro e di beni di sussistenza a un centro e successivamente un’allocazione e ripartizione di risorse e beni fra i membri della società. Vi è necessaria una presenza di una struttura organizzativa con un centro e un apparato amministrativo che poi gestisce la fascia successiva di redistribuzione. L’azione economica non è guidata da un perseguimento dell’interesse individuale e non da relazioni sociali, ma è guidata da obbligazioni politiche. Esempio pagamento imposte. Si basa sulle obbligazioni politiche.
  • Scambio di mercato: trasferimento di un bene che ha un valore economico da un venditore a un compratore in cambio di denaro. Un bene comprato e venduto è detto merce. L’azione economica è mossa da interesse individuale e NON contano relazioni sociali o obbligazioni politiche. Si basa quindi sull’interesse individuale. È autoregolato e quindi non ha più bisogno di politiche o relazioni sociali. Quindi l’economia non è più incapsulata nella società, come parte di rapporti culturali o politici e da questi regolata ma diventa auto-regolata.

Il mercato auto-regolato

Polanyi si concentra sull’affermazione del mercato per 3 beni che sono la moneta, terra e lavoro e che vengono definite da lui come merci “fittizie”. Il lavoro viene definito tale perché il mercato ci fa pensare che il lavoro sia una merce quando la realtà non lo è. Infatti, Polanyi scrive: “La presunta merce ‘forza-lavoro’ non può essere fatta circolare, usata indiscriminatamente e neanche lasciata priva di impiego, senza influ...".

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher filipponeumann di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del Lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Fullin Giovanna.
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