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viceversa, maggiore è la presenza di gruppi secondari, più la società è di tipo moderno.

SOCIETA’ vs COMUNITA’

La società è più complessa e presenta più gruppi secondari viceversa la comunità è un

modello del vivere sociale più primitivo. Su questo tema si contrappongono due importanti

autori (Durkheim e Tonenies) proponendo ognuno la propria visione: il primo è più

ottimista nei confronti della società moderna, il secondo è più pessimista e più nostalgico.

Cioè Tonenies preferisce il tipo di solidarietà che si instaura nelle comunità o società

primitive in quanto più vere e più naturali, non puramente funzionali cioè orientate al solo

interesse.

LA SOCIETA’

È importante premettere che il concetto di società riesce a circoscrivere solo una parte

della realtà sociale, in quanto può essere inteso in una serie di modi, molto comuni, ma

molto diversi. Anche nel linguaggio comune usiamo il termine società sia per indicare

società specifiche, sia per indicare in modo più generale l’umanità sia una serie di legami

tra esseri viventi.

La società è un insieme di individui, i quali vivono su un territorio comune, collaborano in

gruppi per la soddisfazione di bisogni, hanno una comune cultura e funzionano come unità

sociale autonoma.

Possiamo distinguere il pensiero sociologico in:

TEORIA FUNZIONALISTA

I funzionalisti vedono la società come una complessa rete di funzioni e posizioni,

all’interno della quale ogni individuo trova la sua posizione e in base ad essa gli vengono

assegnate delle precise funzioni. Tali funzioni sono definite da Durkheim le

corrispondenze tra società e bisogni dell’organismo sociale.

I neo funzionalisti (Merton) individuano funzioni manifeste e funzioni latenti. Per esempio

la danza della pioggia in una tribù indiana ha come funzione latente quella di aumentare la

coesione del gruppo. Entrambe le funzioni favoriscono l’adattamento e l’integrazione e il

raggiungimento di uno scopo comune. I funzionalisti, quindi, danno molta importanza, per

l’interpretazione della società a 4 fattori:

 Equilibrio sociale (quindi un’analisi statica)

 Funzione (cioè il ruolo)

 Integrazione

 Consenso

Ogni sistema sociale deve soddisfare alcune fondamentali funzioni che sono:

 Porre le condizioni perché ci siano rapporti tra i membri

 Strumenti di comunicazione

 Sviluppare e conservare modelli di comportamento

 Avere un sistema di stratificazione

CRITICA AL FUNZIONALISMO

La società dei funzionalisti è statica, infatti, l’equilibrio sociale, in realtà, è solo

un’immagine ideale alla quale si tende. L’equilibrio di una situazione storica considerata

può essere visto o come risultato del passato o come un insieme di squilibri che creano un

processo futuro. La teoria funzionalista ignora il mutare dei bisogni, vero motore della

realtà sociale.

TEORIA STRUTTURALISTA

Gli strutturalisti danno più significato alla struttura, all’organizzazione del sistema e quindi

allo status. Per Ginsberg la società è un insieme organizzato dei principali gruppi e delle

principali istituzioni che la costituiscono. È necessario che ogni sistema sociale soddisfi le

seguenti fondamentali funzioni:

 Sistema di comunicazione

 Sistema economico

 Famiglia e istruzione per la socializzazione

 Distribuzione del potere

 Sistema di riti

CRITICA ALLO STRUTTURALISMO

La teoria strutturalista dà più una forma che un senso e una giustificazione alla società.

Pure questa è una visione statica.

TEORIA CONFLITTUALISTA

I conflittualisti fanno un’analisi dinamica dalla società. Vedono l’equilibrio come punto

d’arrivo a cui tendere e considerano il conflitto il motore di tutti i processi sociali. Nella loro

analisi molta importanza è assegnata ai gruppi, infatti, nei processi (=conflitti) il continuo

mutare dei bisogni forma e rompe i gruppi sociali.

Gruppi nuovi e vecchi lottano tra loro per la suddivisione dei beni atti a soddisfare bisogni.

Tra i conflittualisti ci sono coloro che vedono il processo conflittuale come costante e

invece coloro che lo considerano un evolversi verso una ben determinata società (per

esempio i marxisti).

5. I MODELLI DI COMPORTAMENTO

I modelli di comportamento sono forme istituzionalizzate dell’agire sociale poste in essere

dagli uomini in vista della soddisfazione dei bisogni.

Per la soddisfazione dei propri bisogni l’individuo è condizionato dal contesto sociale che

gli fornisce i mezzi che sono idonei e legittimi. Solo questi sono utili per la soddisfazione

dei propri bisogni, essi possono essere oggetti, immagini, comportamenti e forme

istituzionali. A questi viene attribuito un certo valore.

Il sistema di bisogni nel momento in cui stimola la persona gli fornisce le forme

istituzionalizzate di comportamento tramite una gerarchia di valori nei quali esso si

traduce. Bisogno/valore è una relazione di reciproca e dinamica interdipendenza; cioè se

cambiano i valori cambiano i bisogni e viceversa. Quindi possiamo dire che in un certo

ambiente sociale (clima psicologico + fatti sociali) il comportamento degli individui, per la

soddisfazione dei bisogni, tende ad essere simile, cioè a seguire dei modelli, che sono già

presenti nell’ambiente e si conservano grazie alla loro ripetizione. Non bisogna pensare,

però, che l’agire degli individui sia sempre conforme, infatti, pur se tendono a comportarsi

secondo modelli di riferimento, li interiorizzano personalizzandoli.

Persona sociale e modelli di comportamento sono due concetti paralleli e sono legati da

un rapporto di interdipendenza, cioè si condizionano a vicenda:

Persona sociale Modelli di comportamento

unità fondamentale unità fondamentale

non scomponibile non scomponibile

della società dei ruoli

LEGGE DEL RISULTATO

L’individuo di volta in volta dalla correlazione tentativo/errore e tentativo/successo,

apprende, pratica e tende a riprodurre quei comportamenti dai quali è prevedibile

attendersi una ricompensa.

La ripetizione del comportamento porta al rafforzamento dell’azione già in atto, questo

fenomeno può portare a due conseguenze:

1. La prima è positiva e consiste nell’alleggerimento psicologico dell’agire, cioè,

comporta una minore responsabilità per il soggetto;

2. La seconda è negativa perché, occultando la motivazione originaria dell’agire,

tende a privarlo di significato, perciò facilmente aggredibile da atteggiamenti

devianti.

Per il sociologo non tutti i comportamenti sono interessanti, ma solo quelli NOMOTETICI,

cioè comuni a molti individui, che ci permettono di costruire generalizzazioni e leggi di

tendenza. È importante anche che abbiano significato sociale o RILEVANZA; essa è data

dai seguenti fattori:

 Diffusione

 Obbligatorietà

 Valore sociale (cioè il posto occupato dal bisogno che quel comportamento

soddisfa)

 Intensità

Secondo con quanta intensità vengono seguite le norme di comportamento esse si

distinguono in:

COSTUMI: sono tutte le norme regolatrici e di controllo di una società. Prevedono le

seguenti caratteristiche: immedesimazione, origine comunitaria, appartenenza alla

tradizione, sostenuti da ampio consenso ma anche da un certo grado di costrizione.

USI: sono norme di comportamento diffuse soprattutto in piccole comunità, sono

manifestazioni consolidate dalla ripetizione ma non molto interiorizzate, il vincolo di

obbligatorietà è quasi inesistente.

ABITUDINI SOCIALI: non hanno un vincolo di obbligatorietà, tuttavia a volte l’osservanza

di alcune abitudini può essere resa costrittiva attraverso il diritto consuetudinario.

MODA: è un sistema normativo che nella società industriale ha affiancato i costumi. La

moda comprende il modo di vestire, gli usi, il linguaggio, lo stile di vita e il modo di passare

il tempo libero. Il fatto che nella società moderna la moda abbia acquistato tanta

importanza è da attribuirsi alla progressiva esteriorizzazione dell’uomo moderno (società

dell’immagine) processo nel quale il sistema dei mezzi di comunicazione di massa ha

avuto un grosso peso. La moda esercita un controllo sociale indiretto, infatti, pur essendo

molto meno interiorizzata rispetto ai costumi e pur mutando molto più velocemente di essi,

è però molto più estesa e diffusa tra la popolazione. L’intensità con la quale vengono

eseguite le norme di comportamento può variare in relazione a tre variabili: il tempo, lo

spazio fisico e lo spazio sociale. Il variare dell’intensità porta il conflitto e la devianza.

6. RUOLI

Il ruolo è l’insieme dei comportamenti correlati e istituzionalizzati che una cultura offre

all’individuo in quanto forme capaci di soddisfare i bisogni. Al ruolo la cultura specifica dà

significato e contenuto.

Il personaggio che l’individuo indossa quando deve interagire con il suo gruppo è il ruolo.

Ognuno di noi interpreta più ruoli (padre, figlio, datore di lavoro, dipendente, ecc.) ed è la

persona sociale che con il suo agire crea e rafforza il sistema dei ruoli, infatti, il ruolo non è

mai completamente subito dalla persona così come non è mai completamente inventato

da essa. Man mano che socializza l’individuo apprende il proprio ruolo e impara a

rappresentarlo, il ruolo diventa, quindi, parte integrante della sua personalità.

Il concetto di ruolo ha permesso di collegare l’analisi strutturale con la componente

individuale.

Ruolo e Status sono due concetti paralleli, però il primo è dinamico ed il secondo è statico.

Lo status è una variabile indipendente, mentre il ruolo è una variabile dipendente appunto

dallo status. Grazie ai due la persona e la società entrano in contatto e nasce l’homo

sociologicus.

Il ruolo comunque non è un meccanismo di comportamento fisso e rigido, anzi è flessibile

infatti l’aspettativa delle persone con cui si interagisce non ha carattere costrittivo.

Soprattutto con il moltiplicarsi dei ruoli (società moderna) tutti si trovano prima o poi in

conflitto con uno dei propri ruoli, l’importante è soddisfare alcuni comportamenti essenziali

del proprio ruolo:

 Comportamenti necessari es. per uno studente essere iscritto

 Comportamenti permessi es. appartenere ad associazioni studentesche

 Comportamenti vietati es. non pagare le tasse universitarie

Tra individuo e ruolo c’è una reciproca influenza, infatti, l’individuo non è la somma dei

suoi ruoli, ma tende ad interpretarli, portando la propria esperienza, gli atteggiamenti e le

tendenze della vita individuale introducendo nei ruoli modificazioni particolari costruite sui

bisogni emergenti. Come gli status anche i ruoli si dividono in attribuiti (involontari) e

acquisiti (volontari).

Il fatto che ogni individuo si trovi a dover rappresentare più ruoli contemporaneamente,

cercando di mantenere la propria coerenza, porta al CONFLITTO TRA RUOLI o

pendolarità o perdita di identità. Il conflitto tra ruoli è la difficoltà dell’individuo a

rappresentare i suoi diversi ruoli mantenendo la propria coerenza individuale. Nella

complessità strutturale della società moderna il conflitto tra ruoli è frequente e spesso si

arriva a scissioni della personalità, quindi, a seri disturbi psichici. Goffman dice: “l’uomo

contemporaneo di fronte al conflitto tra ruoli tende a prendere le distanze dal ruolo, così

facendo impara a gestire in forma strategica una molteplicità simultanea di sé che gli

permette la rappresentazione di ruoli contraddittori”. Con questo atteggiamento flessibile

l’individuo preserva l’unità della propria personalità e padroneggia una situazione

conflittuale che altrimenti lo lacererebbe.

IL RUOLO CHIAVE si ricava in relazione alla sua funzione e ai gruppi principali di cui è

partecipe. Per individuarlo bisogna riferirsi ai valori dominanti e all’istituzione centrale di

una cultura.

IL RUOLO GLOBALE invece è la somma di tutti i ruoli.

Per SEQUENZA DI RUOLI invece si indica la successione di ruoli relativi allo stesso

individuo secondo una linea evolutiva (es. bambino, ragazzo, adulto, anziano oppure

apprendista, operaio, capomastro).

7. ISTITUZIONI

Un’istituzione è la struttura relativamente stabile che si compone di modelli di

comportamento, ruoli, rapporti sociali realizzati dagli individui in forma tipica, unitaria,

vincolante per la soddisfazione dei bisogni sociali fondamentali.

La convivenza è possibile solo in quanto si stabiliscono regole comuni, che ciascuno

intende rispettare, si pongono dei limiti all’agire individuale si adottano convenzioni che

stabilizzano i rapporti di interazione. Gli individui, quindi, preferiscono ridurre la propria

libertà, che sarebbe teoricamente illimitata, pur di avere la stabilità, le condizioni, i mezzi e

le premesse, che permettono la soddisfazione dei bisogni comuni. Le istituzioni si

producono attraverso lo stabilizzarsi di comportamenti e rapporti di interazione orientati ad

un fine comune e si riproducono e rafforzano attraverso l’applicazione e l’osservanza delle

norme.

Le caratteristiche indispensabili delle Istituzioni sono:

 Lo scopo è il soddisfacimento dei bisogni sociali

 Si compongono di forme complesse di comportamenti attraverso le quali gli

individui regolano le questioni importanti

 Sono strutture stabili

 Le parti di un’istituzione si adattano e rafforzano reciprocamente

 Ogni istituzione è un’unità separata dalle altre

 Fa riferimento a valori e contiene valori

Secondo Max Weber l’istituzione è qualcosa alla quale si è sottoposti e non alla quale si

appartiene, tuttavia l’individuo, pur riconoscendo la necessità delle certezze e delle

garanzie fornite dalle Istituzioni, tende a conservare l’autonomia della propria individualità,

la tensione o il conflitto che si crea tra individuo ed istituzione sociale genera il processo di

MUTAMENTO.

Secondo il grado di coesione (o di conflitto) tra individuo ed istituzione la società oscilla tra

stabilità e mutamento.

ISTITUZIONE E MUTAMENTO

Dato che le istituzioni sono le risposte ai bisogni e che i bisogni cambiano d’intensità e di

forma e richiedono mezzi e gradi di soddisfazione diversi, anche le istituzioni sono

soggette a mutamento.

Mutamento interno: si ha quando c’è un conflitto normativo, cioè tra l’apparato normativo

(regole, norme, come dovrebbe essere) e l’apparato normativo latente, il quale non è

codificato ma viene introdotto di fatto nell’organizzazione e rafforzato dalla pratica (come

di fatto è). Quando i due apparati entrano in contrapposizione si ha il conflitto normativo

che avviene negli spazi marginali e che può generare, regolare o anche frenare il

mutamento. Quando c’è una profonda interiorizzazione dei valori si verifica una situazione

di resistenza al mutamento, e si entra quindi nella fase di crisi; in una situazione del

genere non si va ne avanti ne indietro perché la maggiore preoccupazione di tutti è la

sopravvivenza perciò la conservazione dello status quo.

Mutamento esterno: si sviluppa in due fasi:

1. Decompressione rivoluzionaria, cioè la manifestazione immediata e violenta in cui

vengono fuori tutti gli istinti, tendenze e bisogni che le istituzioni non tengono sotto

controllo.

2. Deistituzzionalizzazione, questa fase è più lenta, coinvolge i valori rappresentati

dall’istituzione in mutamento, il consenso è precario, produce insicurezza del

comportamento.

Le funzioni delle istituzioni sono:

 In relazione all’individuo: forniscono gli schemi di comportamento necessari

rispetto a un dato sistema di bisogni, offrono schemi di rapporti sociali e ruoli,

rappresentano la difesa giuridica.

 In relazione alla cultura: sono fattori di coordinamento e stabilità,

sottopongono il comportamento del singolo al controllo sociale.

 In relazione ai gruppi, esaltano il consenso e la coesione del gruppo,

canalizzano il conflitto (aspetti positivi), frenano il mutamento sociale,

impediscono alla personalità del singolo di svilupparsi liberamente e

totalmente, indeboliscono il senso di responsabilità, iniziativa ed inventiva

(aspetti negativi).

SCHEMA DI MALINOWSKI: sviluppa una gerarchia di bisogni e di istituzioni.

Per lui ogni istituzione soddisfa parecchi, e ogni bisogno trova la sua soddisfazione in

parecchie istituzioni. I bisogni fondamentali e vitali sono rappresentati dalle istituzioni

primarie, le quali producono a loro volta altri bisogni che si soddisfano attraverso le

istituzioni secondarie.

CRITICA A MALINOWSKI: non considera abbastanza il soggetto, inoltre l’utilizzazione

dell’apparato istituzionale è proporzionale alla posizione sociale dell’individuo. Perciò per

gli strati più bassi la possibilità di soddisfare i bisogni si arresta ai primi livelli. Infine

l’analisi di Malinowski lascia fuori anche l’aspetto psicologico del rapporto

individuo/istituzioni.

ISTITUZIONI PRINCIPALI

Corrispondono alle funzioni vitali della vita collettiva:

 Istituzione familiare

 Istituzione scolastica

 Istituzione economica

 Istituzione politica

 Istituzione religiosa

 Istituzione del tempo libero e dello svago (mass media)

Istituzioni e gruppi sono due concetti paralleli ma non equivalenti, le istituzioni regolano il

gruppo, il gruppo, invece, da vita alla istituzione.

Rispetto alla cultura invece le istituzioni si collocano in un determinato ordine gerarchico,

dettato dai valori dominanti di una cultura. Se una persona che occupa nella società le

posizioni più elevate riceve il maggior prestigio dall’istituzione economica, significa che i

valori dominanti pro tempore di quella cultura sono i valori economici. Esiste, quindi,

un’istituzione centrale, verso la quale tutte le altre saranno orientate.

CRITICA: senza dubbio l’analisi istituzionale permette di cogliere l’aspetto strutturale ed

organizzativo dei rapporti sociali che protrattosi nel tempo si è trasformato in forme stabili

autosufficienti, ma esclude il ritmo e l’andamento della vita collettiva che esiste grazie alle

contraddizioni della vita individuale, la quale non si pone affatto in un rapporto costante e

tipico con le forme sociali.

8. CULTURA

Secondo Ferrero, la paura dell’uomo nei confronti della natura, che la vede minacciosa,

dell’altro, che lo vede come nemico, del futuro, che lo vede come angoscia, lo spinge allo

sforzo di costruire artificialmente una condizione di stabilità e sicurezza. Ciò che legittima il

suo tentativo è la convinzione di essere superiore, ma appunto è un tentativo, infatti, la

cultura si sforza di circoscrivere l’uomo, di produrre il sociale in schemi ordinati di

convivenza, ma si basa su dei valori e verso bisogni che mutano, perciò la socialità non

riesce ad essere inclusa in una forma culturale e la natura finisce per prevalere. Secondo

Freud l’uomo ha barattato parte della sua felicità per un po’ di sicurezza.

La cultura è l’insieme di conoscenze, di credenze, arte, morale, costumi e ogni altra

capacità e abitudini acquisite dall’uomo come membro della società.

La cultura ha una dimensione formale (comportamenti) e una simbolica (simboli e valori).

La cultura ideale è espressa in manifestazioni scritte o verbali è ciò che gli individui

dovrebbero fare o credere. La cultura reale, invece, è ciò che realmente la gente fa o

crede.

CAMPO CULTURALE è il territorio entro il quale la cultura si manifesta.

TRATTO CULTURALE (o particolarità) è il singolo elemento che può essere un simbolo

come un gesto o un utensile che viene individuato in un contesto culturale a scopo di

analisi.

COMPLESSO CULTURALE è l’insieme dei tratti culturali orientati su una funzione sociale

istituzionalizzata.

La cultura svolge le seguenti funzioni:

 È l’elemento distintivo e caratteristico delle diverse società

 Detiene ed ordina i valori di una società

 È l’elemento di coesione

 Fissa il comportamento sociale e lo coordina

 Pone un fine

 Contiene il concetto di società ideale al quale tendere

 Determina la personalità sociale

LE TRASFORMAZIONI CULTURALI:

 Parallelismo culturale (due culture completamente diverse vengono a sviluppare lo

stesso elemento culturale, per esempio una scoperta scientifica).

 Diffusione

 Scissione

 Convergenza (da due o più culture nasce una nuova e diversa cultura)

LA TRADIZIONE rappresenta lo spessore storico della cultura, è la forma di

interiorizzazione che fissa i contenuti della cultura e crea le premesse al processo di

identificazione che garantisce la stabilità (“si è sempre fatto così”).

DINAMICA SOCIALE

I PROCESSI SOCIALI sono il susseguirsi nel tempo di molteplici azioni fra loro correlate di

soggetti diversi, oppure il susseguirsi di avvenimenti fra loro connessi che determinano un

certo risultato o modificano la situazione data. Alcuni processi ripetono situazioni

precedenti, altri producono situazioni in tutto o in parte nuove.

I processi si possono differenziare secondo tre criteri.

Per l’aspetto formale:

 INTERAZIONE

 SCAMBIO

 COMUNICAZIONE

Per l’aspetto idealtipico:

 CONFLITTO

 CONSENSO

Per l’aspetto degli effetti:

 Riproduttivi

 Cumulativi

 Trasformativi

L’INTERAZIONE è una reciproca influenza del comportamento da parte di individui o

gruppi.

L’interazione simbolica è quando l’agire si fonda su simboli generalmente riconosciuti da

entrambi i partners con medesimo significato.

L’interazione laterale si svolge tra membri di uno stesso strato sociale o livello di

organizzazione.

L’interazione scalare presuppone l’esistenza di un rapporto gerarchico.

L’interazione circolare c’è quando le reazioni di tutti i singoli soggetti si rafforzano

reciprocamente al comportamento degli altri.

La sempre crescente frequenza dei rapporti di interazione porta ad una minore intensità e

infine ad un comportamento passivo.

Uno dei modelli di rappresentazione dei processi di interazione è la TEORIA dei GIOCHI

di Tucker: “l’osservazione parte dal comportamento ottimale di chi gioca di strategia, per i

quali il risultato migliore è determinato, non soltanto dall’azione del soggetto ma anche

dall’azione degli altri partecipanti.”

Per fare un esempio possiamo considerare il cosiddetto DILEMMA DEL PRIGIONIERO:

Un giudice decide di infliggere una pena a due complici di uno stesso reato di 5 anni

ciascuno se entrambi confessano, di due anni ciascuno se nessuno dei due confessa e di

10 anni a chi dei due non avesse confessato.

LO SCAMBIO è un tipo di interazione privilegiato fondato sulla quantità, la convenzione

l’uguaglianza. Lo scambio però riduce l’interazione allo schema di dare e avere.

LA COMUNICAZIONE secondo Lasswell è definibile rispondendo alle seguenti domande:

chi dice, che cosa, a chi, attraverso quale canale e con quali effetti. La comunicazione è

misurabile secondo tre grandezze; lo spazio, che può essere interno o esterno, il tempo o

durata, la popolazione cioè le persone che sono racchiuse nello spazio e colpite dal tempo

e decidono che significato devono avere spazio e tempo volta per volta nella

comunicazione.

I mezzi di comunicazione possono essere:

 Primari: elementare contatto umano (riso, pianto, gesti)

 Secondari: è necessario l’uso di uno strumento da parte di chi trasmette il

messaggio (disegno, lettera, maschera, giornale, libro)

 Terziari: e necessario l’uso di uno strumento sia per la trasmissione sia per la

ricezione (telegrafo, telefono, radio, tv, internet)

Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione ha portato alla comunicazione di massa, che si

differenzia dalla primaria sia perché è un tipo di interazione scalare sia perché raggiunge

un grosso pubblico.

Di questo fenomeno sono oggetto di studio e di numerose ricerche, gli effetti (teorie delle

comunicazioni di massa). Sicuramente le comunicazioni di massa legittimano e

conferiscono lo status, inoltre svolgono un’importante funzione integratrice, infatti,

denunciano situazioni in contrasto con i valori pubblicamente riconosciuti. Però è anche

vero che i mezzi di comunicazione di massa alimentano il conformismo e rendono

politicamente apatici e inerti, quindi favoriscono lo status quo. Si è mediamente più

informati sulla politica ma mediamente meno impegnati.

Per quanto riguarda gli aspetti idealtipico (consenso e conflitto) distinguiamo i processi

sociali in due tipi di processi:

I PROCESSI CONGIUNTIVI: il consenso

L’INTEGRAZIONE cioè l’identificazione con i valori e i fini comuni ad altri individui, rinuncia

alla piena libertà della propria individualità e la sottomissione alle norme della vita di

gruppo. L’integrazione è richiesta sia dall’individuo che cerca certezze sia dal gruppo che

trova in essa le ragioni della sua efficienza. Il gruppo in caso di minaccia si rinchiude e

aumenta la coesione anche accentuando il pericolo.

LA COOPERAZIONE rappresenta la collaborazione di due o più individui per il

conseguimento di un fine comune. È la forma più frequente di rapporto sociale e anche la

premessa essenziale per la conservazione e la continuità dei gruppi e della società. Si

fonda sulla reciprocità.

L’ADATTAMENTO gli uomini si sforzano di cooperare ma quando la cooperazione non è

possibile si arriva all’adattamento che è quel processo sociale in cui due o più persone o


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AUTORE

Moses

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DETTAGLI
Esame: Sociologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Mongardini Carlo.

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