Sociologia dei processi culturali
La modernità
La modernità è il processo culturale per eccellenza ed ha per oggetto la società moderna e contemporanea.
Introduzione ai libri
Shmuel Eisenstadt - "Sulla Modernità"
Shmuel Eisenstadt è un filosofo sociale ebreo, insegnante all’università di Gerusalemme e studioso della modernità e dei processi di modernizzazione. La sua più grande intuizione è stata l’elaborazione del concetto/paradigma di “modernità multiple”.
Precedentemente, il concetto/paradigma dominante nelle scienze filosofico-storico-sociali in Occidente affermava che la modernità era il punto di arrivo della civiltà occidentale europea che è stata successivamente esportata altrove, a cominciare dal Nord America (un po’ come un seme che è stato piantato in altri stati e continenti e che ha portato nei nuovi continenti i processi tipici europei: secolarizzazione, industrializzazione, urbanizzazione, etc.). Le società moderne, quindi, secondo il paradigma occidentale, sarebbero tutte una copia del modello europeo.
Secondo Eisenstadt, invece, la civiltà europea esportata nel mondo prende sfumature diverse in base al contesto. In questo senso, quindi, esistono modernità multiple e non una sola.
Contenuto del libro
- Nei primi 3 capitoli si dedica alla spiegazione del concetto di “modernità multiple”.
- Nel capitolo 4 si concentra sui macro-mondi non strettamente europei, ad esempio mette a fuoco i regimi comunisti durante la loro caduta e definisce la differenza tra totalitarismo e autoritarismo.
- Nel capitolo 5 si concentra sulle civiltà delle Americhe, soprattutto gli Stati Uniti (esempio di modernità multipla).
- Nei restanti capitoli si dedica al Giappone e all’India e alle principali questioni del mondo moderno, come l’aspetto della violenza nella modernità, la religione e la globalizzazione (intesa come il conformarsi del mondo a un unico modello).
Nel libro ha grande rilevanza un aspetto che egli chiama: “la componente giacobina del processo di modernizzazione”. Con questo termine, Eisenstadt afferma che i processi di modernizzazione sono stati sempre innescati dalle rivoluzioni (in senso di rivendicazione ed emancipazione) che portavano sempre con sé l’elemento della violenza. Un esempio classico che utilizza è quello della Rivoluzione Francese che portava con sé gli ideali di libertà, fratellanza e uguaglianza, ma utilizzava anche la ghigliottina.
Hans Joas - "La sacralità della persona. Una nuova genealogia dei diritti umani"
Hans Joas è un filosofo e sociologo tedesco originario di Monaco di Baviera, ma lavora attualmente a Berlino. Egli è uno dei principali esponenti del pragmatismo americano. Infatti ha studiato parecchio negli Stati Uniti, in particolare a Chicago. I suoi principali ambiti di studio sono: il rapporto tra la religione e il mondo moderno e il dibattito sull’origine e sul fondamento dei diritti umani. Con questo dibattito egli vuole sfatare i luoghi comuni e verificarne la fondatezza.
Secondo lui, i diritti umani non hanno fondamento né nell’Illuminismo né nel Cristianesimo e non a caso il suo libro di riferimento è “La sacralità della persona, una nuova genealogia dei diritti umani”.
Per genealogia dei diritti umani, egli intende il processo di nascita e di costituzione dei diritti umani. Il concetto di sacralità non fa riferimento alla religiosità, ma fa riferimento alla nozione di sacralità elaborata da Durkheim, il quale aveva distinto tra sacro e profano. Quotidianamente trascorriamo il nostro tempo nella dimensione del profano, ma talvolta entriamo nella dimensione del sacro, che ci fa vivere un’esperienza (reale) straordinaria. Quello di Durkheim è un sacro reale e sovrannaturale (sovrannaturale non inteso come trascendente e divino, ma inteso come immanente e sociale) e per questo motivo il concetto di sacralità di Joas non ha nulla a che vedere con la religione.
Per sacralità della persona egli intende l’intangibilità della persona. Joas vuole capire dove, nel mondo di oggi, noi possiamo maturare il concetto di sacralità della persona non dal punto di vista religioso, ma dal punto di vista immanente e sociale.
Habermas
Habermas, intellettuale tedesco, dice che le religioni (i saperi sapienziali) e le filosofie metafisiche devono essere riammesse nella sfera pubblica, non perché dobbiamo diventare tutti credenti, ma perché i saperi sapienziali portano un contributo alla comprensione delle cose, contributo che invece il pensiero laico-razionale moderno non è in grado di dare.
Tenendo conto del contributo di tutti questi saperi, è possibile elaborare una percezione dell’inviolabilità della persona sulla base di un pensiero immanente e non sulla base di un pensiero religioso.
Nell’approccio di Durkheim c’è un aspetto che è legato al concetto di sacralità di Joas, ovvero la nozione di individualismo.
L'individualismo di Durkheim
L’individualismo di Durkheim: non è da intendersi come egoismo, cioè come “io individualista”. Secondo Durkheim, infatti, ogni uomo di ogni tempo e di ogni cultura ha in sé il germe dell’individualismo che è la propensione che ciascuno ha a maturare una percezione di sé stesso come di un individuo dotato di una dignità insuperabile (e non come parte di una religione, di un clan, di una famiglia, etc.). Quindi nella definizione di Durkheim l’aspetto individuale prescinde la dimensione sociale e culturale di cui è portatore il singolo individuo in quanto uomo.
La modernità come processo
La modernità può essere immaginata come un processo che comincia e si evolve nel corso del tempo. I fenomeni sociali, per Weber, sono processi di medio-lungo periodo che si osservano al momento presente. I processi ci sembrano fermi, ma in realtà si evolvono in continuo, un po’ come la terra che si muove, ma ci pare ferma.
Weber afferma di prediligere la sociologia storica perché va a cercare nel passato l’origine e lo sviluppo di quei grandi processi che si manifestano nel tempo presente. In questo modo noi possiamo comprendere/capire come un processo probabilmente si sviluppa nel futuro.
La storia è caratterizzata da una serie di eventi di passaggio che hanno determinato lo sviluppo della modernità e che hanno il carattere di grandi cambiamenti e di vere e proprie rivoluzioni.
Grandi eventi storici
- Scoperta dei nuovi mondi: simbolicamente 1492
- Riforma Protestante: 1517
- Invenzione della stampa: 1455
Successivamente abbiamo le Rivoluzioni politiche:
- Pubblicazione di “Dialogo sui massimi sistemi del mondo” - Galileo Galilei: 1624
- Rivoluzione Inglese: 1640-1689
- Rivoluzione Industriale: (1750->)
- Rivoluzione Francese: 1789
- Rivoluzione Americana: 1791
- Guerra civile americana: viene dopo la guerra d’indipendenza e ha a che fare con la schiavitù.
- Moti rivoluzionari: 1848
- Rivoluzione Russa: 1917
Ognuno di questi processi porta con sé qualcosa di nuovo.
Il processo di modernizzazione
I primi sociologi (inizi 700) incominciano a interrogarsi sulla natura di questo mondo; vedevano un rapido mutamento della società (che incomincia a cambiare visibilmente dal’ 800). Precedentemente si nasceva e si moriva nella stessa epoca, cioè i cambiamenti non erano per nulla visibili, oggi il mutamento socio-culturale invece è rapido ed evidente.
I Positivisti (poi i neo positivisti) consideravano centrale il processo d’industrializzazione; cos’è la società industriale? Società che ricostruisce il mondo manipolando la materia “grezza” per creare manufatti sempre più avanzati.
Con i positivisti si è arrivato allo “Stato positivo della conoscenza” (sociologo di riferimento: Comte). Sotteso al positivismo vi è una Filosofia della storia in cui l’uomo ha la percezione di dominare il mondo, la materia, etc.; questo è uno sviluppo irreversibile. Ha inizio così una tappa di un “filo” lineare che tuttora dura.
La visione di Marx
I sociologi successivi ai positivisti hanno una visione più pessimistica, guardano al mondo con molta inquietudine. Weber e Durkheim abbandonano l’idea della “filosofia della storia”.
Emile Durkheim
Durkheim definisce la modernità come un processo di stratificazione, divisione del lavoro sociale e differenziazione sociale intesa come aumento progressivo esponenziale del lavoro sociale e della stratificazione sociale che si accompagna a una progressiva diminuzione della coscienza collettiva a causa del venir meno di quella che è la matrice religiosa.
Lavoro sociale = insieme mansioni necessarie alla riproduzione quotidiana della società, vi è un aumento delle “specializzazioni” (mansioni) quindi di conseguenza vi è un aumento della stratificazione sociale. Qual è stata la molla di tutto ciò? Non la rivoluzione industriale ma l’aumento demografico.
Aumento popolazione + aumento densità = maggiori rapporti/incontri = alto rischio di conflitto. Per evitare questa tensione la società si differenzia, ognuno ha una propria mansione.
Cosa tiene insieme la società?
Nella società pre-moderna (società meccanica) la tiene insieme il patrimonio di credenze e valori chiamate da lui Coscienza collettiva. Nella società moderna (società a Solidarietà organica) qui la coscienza collettiva diminuisce poiché si perde il senso della collettività; cosa la tiene assieme? L’interdipendenza delle funzioni, il lavoro sociale si gioca sulla interdipendenza con gli altri, ognuno deve fare la propria parte, vi è un bisogno Funzionale non Morale.
Secondo Durkheim questa “inter”dipendenza non basterà più nel mondo poiché si incomincerà a vedere gli altri come avversari.
Discorso suicidio
È dovuto a cause sociali ma è un meccanismo psicologico; può essere:
- Anomico (percezione di non avere norme, di dover combattere contro tutti)
- Egoistico (dovuto alla frustrazione)
- Altruistico (dovuto al senso di colpa, non sentirsi adeguato alla società)
La dottrina della predestinazione calvinista
La predestinazione fa precipitare l’uomo in una profonda angoscia che cerca di alleviare inventandosi un modo per capire se è dannato o meno. Questo modo consiste nel fare attività e nel successo lavorativo (la massima aspirazione è l’attività imprenditoriale). Secondo Weber quindi la predestinazione calvinista è un concetto chiave per spiegare la nascita dello “spirito del capitalismo” che verrà spiegato meglio nella lezione successiva.
Il processo di razionalizzazione
Il processo di razionalizzazione è l’essenza della modernizzazione (che va di pari passo alla secolarizzazione). Per Durkheim i fenomeni sociali sono causati da altri fenomeni; per Weber invece i fenomeni sono causati dall’agire degli individui.
Max Weber
La sociologia, come disciplina accademica, si consolida solo nella seconda metà dell’Ottocento-inizio Novecento e deve il suo salto di qualità a Durkheim e Weber.
Che cosa intende Weber per modernizzazione?
È un processo di razionalizzazione (burocratizzazione) e di secolarizzazione. Per Weber la razionalizzazione non si esaurisce totalmente nella sfera economica, ma è strettamente collegata con il mondo economico e con il capitalismo moderno. La burocratizzazione è sinonimo della razionalizzazione weberiana.
La razionalizzazione weberiana
Weber, per spiegare il concetto di razionalizzazione (che intende come un’anomalia), parte dalla domanda: “che cos’è che genera i fenomeni sociali?” I fenomeni sociali sono generati dalle azioni degli individui, che a loro volta sono generate dalle motivazioni degli individui. Le vere cause dei fenomeni sociali sono quindi le motivazioni degli individui che sono sempre consapevoli, perché se no non sarebbero razionali.
Secondo Weber quindi, per spiegare un fenomeno sociale, è necessario cercare il senso dell’agire degli individui.
Le motivazioni dell'agire umano secondo Weber
- Agire razionale rispetto allo scopo (detto anche “razionalità strumentale”)
- Agire razionale rispetto al valore (detto anche “razionalità assiologica”)
L’agire razionale rispetto allo scopo ha per protagonista un soggetto razionale che persegue degli scopi materiali (es: il conseguimento della laurea) e nel proseguire questi scopi materiali, vaglia gli strumenti di cui dispone e le condizioni del contesto, cioè le limitazioni che provengono dal contesto. La razionalità strumentale consente alla nostra ragione di fare un calcolo e di selezionare gli strumenti più adeguati per raggiungere l’obiettivo, tenendo conto dei vincoli e delle limitazioni del contesto. La razionalità strumentale è attenta alle conseguenze dell’agire e misura il successo o l’insuccesso in base ai risultati.
Tuttavia, questa dimensione strumentale dell’agire umano costituisce solo una piccola parte della razionalità dell’agire. Secondo Weber, infatti, l’agire umano non agisce solo grazie alla razionalità strumentale, ma anche grazie alla razionalità assiologica, ovvero l’agire razionale rispetto al valore.
L’agire razionale rispetto al valore ha per protagonista un soggetto razionale che non è animato da un’attenzione cui risultati concreti, ma è animato dall’attenzione ai principi e agli ideali, cioè dal desiderio che la propria azione sia testimonianza di un ideale o di un sistema di princìpi.
Secondo Weber quindi l’agire umano è costituito dalla compresenza e dalla cooperazione di queste due razionalità: la razionalità al valore (razionalità assiologica) e la razionalità allo scopo (razionalità strumentale). Entrambe dipendono l’una dall’altra, perché senza la razionalità al valore, la razionalità allo scopo sarebbe molto debole e viceversa. Per raggiungere un obiettivo è necessaria la razionalità strumentale, ma l’obiettivo viene scelto grazie alla razionalità assiologica. Per questo motivo esse sono dipendenti l’una dall’altra.
La razionalizzazione come problema del mondo moderno
La razionalizzazione per Weber è un processo culturale che ha portato alla reificazione della razionalità allo scopo e all’emarginazione della razionalità al valore. La reificazione della razionalità allo scopo ha dato origine alla burocratizzazione, mentre l’emarginazione della razionalità al valore ha dato origine alla secolarizzazione. Questa differenziazione, secondo lui, è il problema del mondo moderno.
La burocratizzazione
La burocratizzazione consiste nell’ordinare il mondo secondo protocolli e procedure secondo passaggi ordinati. Si tratta di eseguire un programma predefinito e studiato in vista dell’efficienza. In questo senso, senza un programma definito e senza seguire delle procedure precise, non sarebbe possibile, per esempio, il processo industriale o il conto alla rovescia.
Con la reificazione della razionalità allo scopo (e quindi con la burocratizzazione), è possibile la pianificazione/specializzazione di qualsiasi procedura. Molto importante quindi è anche la struttura gerarchica perché fa sì che un processo/una procedura possa avvenire in modo regolare e controllato.
Secondo Weber, la burocratizzazione è necessaria ed è positiva, ma comporta un problema riguardante la reificazione della razionalità allo scopo perché comporta la formazione di una “gabbia d’acciaio”. Con questo termine egli intende che gli uomini non riescono a liberarsi dalla razionalità allo scopo e dal fatto che tutto viene ordinato rispetto al potere politico ed al potere economico. Quindi noi finiamo sempre per essere irregimentati secondo tale parametro.
Un esempio viene dato dalla televisione, tipico esempio della razionalità allo scopo. La televisione infatti prepara i palinsesti in vista dei ricavi pubblicitari. Se quindi alcuni programmi non hanno successo, essi vengono cancellati dal palinsesto perché portano pochi ricavi. In questo senso la razionalità allo scopo si irrigidisce in base al potere economico e al potere politico e si parla così di gabbia d’acciaio.
Il capitalismo occidentale moderno
Anche per Weber, così come per Durkheim e Marx, nel mondo occidentale moderno c’è una presenza che si è imposta per la sua potenza che affascina e che spaventa: il capitalismo.
Per Weber sono esistiti diversi tipi di capitalismi nel corso della storia:
- Da una parte abbiamo il primo capitalismo in cui l’accumulazione del denaro era finalizzata al benessere e serviva al capitalista per vivere meglio acquisendo ricchezza, prestigio e potere.
- Dall’altra parte abbiamo il capitalismo occidentale moderno, che è invece per Weber “un unicum” in quanto si basa sul reinvestimento, cioè i profitti non sono subito a disposizione del capitalista perché vengono reinvestiti per aumentare la forza dell’impresa. Inoltre, il denaro non è fine a sé stesso, ma è ordinato ad un valore più alto e lo scopo del lavoro non è più il benessere o la ricchezza.
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