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Sociologia dei processi comunicativi Appunti scolastici Premium

Sperimentazione e analisi delle attività e dinamiche sociali di comunicazione in rete, con un focus specificatamente orientato su alcuni social media, scelti dai partecipanti al laboratorio, nell’ottica dello sviluppo e valorizzazione delle competenze professionali dell’Educatore nei diversi e complessi contesti lavorativi.

Il corso verterà sugli aspetti teorico/pratici... Vedi di più

Esame di Sociologia dei processi culturali e comunicativi docente Prof. G. Paci

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società. Solidarietà organica: basata sulle differenze tra individui legati da un

rapporto di complementarietà.

La società complessa è quella che viviamo tutt’oggi, dove per Complessità, definita da

Morin (Sociologo analizza la cultura di massa quale complesso di miti, simboli e immagini

della vita reale e della vita immaginaria, in cui l'uomo quotidianamente si attua e si

riconosce. Successivamente Morin ha intrapreso una vasta indagine del rapporto natura-

cultura in base al concetto di "complessità"), è l’ insieme di fattori che non possono essere

ridotti. Il moderno è un immenso villaggio Globale in cui tutto il mondo è costituito da

interconnessioni e scambi (ovvero anche il più lontano dei problemi ci sembra vicino) si

instaura il processo di globalizzazione. Lo stadio attuale della mondializzazione. Le crisi,

ovvero quei grandi cambiamenti che hanno spezzato gli equilibri istaurati, tutt’oggi vengono

vissuti quasi quotidianamente: si pensi alla Crisi dell’economia mondiale, Crisi ecologica,

Crisi demografica, Crisi della politica, Crisi delle religioni, portano all’elaborazione del

pensiero di Zygmunt Bauman (è un sociologo di origine polacca e uno dei più noti e

influenti pensatori viventi. È uno degli interpreti più originali e ascoltati del nostro tempo.

Dalla sua produzione si ricava un’analisi penetrante, molto documentata e critica dei diversi

aspetti della società tardo-moderna, di cui la globalizzazione). Egli dice che la nostra vita

sociale è caratterizzata da profonda instabilità degli eventi, da mutamenti repentini e

imprevedibili, da incertezza esistenziale degli individui, dalla frammentazione delle loro

identità. La società di oggi affronta una crisi che si può ritenere permanente. I flussi

incessanti di merci, capitali, immagini, idee, migranti mettono in crisi continuamente

l’organizzazione sociale.

Il termine usato da Bauman per descrivere l’insieme di queste situazioni è, appunto, Società

liquida: precaria, incerta, flessibile, turbolenta, instabile, effimera, volatile, transitoria e via

dicendo... Ma l’aggettivo liquido è particolarmente significativo. I liquidi, infatti, a

differenza dei corpi solidi, non mantengono una forma propria. I liquidi sono sempre inclini

a cambiare forma e a muoversi con estrema facilità a differenza dei corpi solidi che

mantengono una forma propria e definite dimensioni (e, quindi, stabilità nello spazio e nel

tempo), i liquidi si muovono con estrema facilità. È come se i solidi annullassero il tempo,

mentre, per i liquidi il tempo è un elemento che condiziona la loro struttura e la loro

conoscenza. È nel tempo che si registrano le diverse posizioni del liquido.

È per questo che il tempo diviene la categoria fondamentale della società liquida, in quanto

società del cambiamento continuo. Una società, dunque, può essere definita liquida se le

situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano in continuazione e, spesso, prima che i

loro modi di agire riescano a consolidarsi (radice da solido) in abitudini e procedure.

In questo processo l’era della tecnologia digitale è di fondamentale importanza:

La diffusione delle nuove tecnologie sta modificando in breve tempo le nostre abitudini e le

modalità d’intendere i processi di comunicazione. I nostri parametri spazio temporali

mutano continuamente in relazione al costante aggiornamento delle nuove tecnologie e con

esse si modifica sempre più il nostro sistema di comunicazione con gli “altri significativi”.

Ritornando al pensiero di McLuhan è possibile introdurre il concetto dell’era delle

tecnologie e della rete. Egli evitando esplicitamente di considerare buone o cattive le

tecnologie, parte dall’idea che gli strumenti e le macchine presenti sulla terra sono solo

estensioni delle estremità e dei sensi dell’uomo, ed è soprattutto attraverso questa strada che

la tecnologia influisce sull’uomo e, in un certo senso, lo domina. È questo il motivo per cui

egli sottolinea la necessità di conoscere il meglio possibile le tecnologie di cui disponiamo,

piuttosto che criticarle o giudicarle. McLuhan intende la tecnologia come costruzione di

protesi umane, strumenti che riescono a realizzare meglio i propri desideri, bisogni di stare

in comunicazione con l’altro.

La tenconologia è il medium (ovvero fa da tramite) per mettere in contatto l’interno (l’io)

con l’esterno (altri e l’ambiente).

Analizzando l’era digitale non possiamo non analizzare il virtuale e per farlo bisogna citare

Pierre Levy, (teorico e filosofo del linguaggio digitale e delle reti, che individua in esse

qualcosa di antropologicamente nuovo) “Le reti digitali tendono a far emergere

l’”intelligenza collettiva” come una nuova tappa epocale dell’umanità, paragonabile

all’invenzione della scrittura”. Vuol dire che siamo passati da un mondo connesso dalla

scrittura ad un mondo connesso dal digitale, dalle reti. Si passa da luoghi da materiali fisici

a immateriali, un processo che si realizza già nella nostra mente. IL VIRTUALE

differentemente da quello che si possa pensare esso non si contrappone al reale e nulla ha a

che fare con l’immaginario e l’illusorio. La virtualizzazione consiste nel passaggio

dall’attuale al virtuale. La virtualizzazione non è una de-realizzazione, ma un cambiamento

di identità, uno spostamento del centro di gravità dell’oggetto in questione.

Per spiegare questo concetto serviamoci di uno degli strumenti simbolo della società

digitale: il telefonino. Il cellulare opera come un dispositivo molto particolare in quanto non

si limita a trasmettere una rappresentazione della voce, ma vincola la voce stessa. Il

cellulare separa la voce dal corpo fisico e la trasmette a distanza. Il mio corpo fisico è qui,

mentre il mio corpo logico, sdoppiato, è al contempo qui e altrove. (il virtuale si realizza nel

moderno villaggio globale e come mezzo può essere effetto della globalizzazione). Il corpo

sonoro dell'interlocutore subisce un processo simile, per cui i due attori della conversazione

si trovano qui e altrove, formano un incrocio rispetto alla dislocazione del corpo fisico = LA

DETERRITORIALIZZAZIONE dove l’immaginazione e il sogno divengono possibili.

Questo fenomeno dà il senso di quello che io intendo per mobilità ma, nello stesso tempo,

introduce il passaggio dal reale al virtuale secondo una prospettiva nuova = territori virtuali

hanno consentito un ampliamento dello spazio sociale.

IL VIRTUALE E’ uno strumento potentissimo e dunque ciò che dovremmo analizzare è il

fatto che dovrebbe valorizzare il potere della persona, quelle tattiche quotidiane, quella

territorialità costituita della nuda vita dei nostri corpi diversi; TRAMITE IL MEZZO/I

invece la persona si può esprimere meglio. (INTRODUZIONE AL PROSUMER)

(Compito della Media Education (nasce in Inghilterra quando diventa un movimento non

solo pedagogico, ma anche politico, che si prefigge come compito l’integrazione curricolare

dei media nella scuola) è “l’accrescimento della comprensione dei media da parte degli

studenti, del modo in cui funzionano e nell’interesse di chi, di come sono organizzati, di

come producono significato, di come rappresentano la realtà, di come queste loro

rappresentazioni vengono interpretate e da chi.”)

IL PROSUMER La distanza tra produttore e consumatore si riduce progressivamente. Il

termine PROSUMER esprime questo concetto. Nella società postmoderna i confini tra

produzione e consumo diventano sempre più labili e il vallo che tutta una tradizione

fordista/taylorista aveva eretto tende a essere rapidamente superato. Il consumatore chiede

ora con insistenza prodotti e servizi che riflettano la sua personalità, nei quali sappia

riconoscersi. Perciò comincia a guardare con diffidenza all’omologazione dei propri bisogni

a presunti standard medi; e comincia a manifestare sospetti nei confronti di prodotti o

marche di massa. Il passo successivo quasi obbligatorio è quello di trasformarsi in piccolo

produttore per garantirsi una migliore soddisfazione delle proprie esigenze. IL PROSUMER

METTE IN CRISI L’ORGANIZZAZIONE. È soprattutto la nuova era che si avvia con il

Web 2.0 - che consente programmi applicativi che sfruttano le potenzialità della rete al

crescere degli utenti connessi e di partecipare attivamente alla creazione di contenuti o

collaborando alla loro costruzione. Adesso la condivisione di file multimediali - testi, foto,

filmati - è possibile e user friendly. Con You Tube, che ha come significativo pay off

“Broadcast Yourself” si può effettuare, accanto all’ormai tradizionale downloading,

l’upload, si può decidere di condividere i propri filmati con comunità che condividono gli

stessi interessi e creare delle proprie playlist.

Con l’avvento delle tecnologie e dell’attuale villaggio globale 2.0 siamo interconnessi con

molte culture diverse. Il paradigma interculturale è oggetto di fondamentale

approfondimento. L’uomo "nuovo", non più costretto a vivere rinchiuso nei ghetti urbani,

può riaprirsi finalmente ad una condizione di vita più completa, sacra, e può cercare di

ricomporre, non solo a livello mentale, la scissione ormai millenaria che ha lacerato la

natura ed il corso della storia dell’Occidente nei due poli perennemente contrapposti del

soggetto e dell’oggetto, dell’interno e dell’esterno, della natura e della cultura, in un’unica

dimensione simbolica che unisce in sé tutta la ricchezza dell’esistenza. La globalizzazione

agisce a molti livelli che interagiscono e si "rinforzano" reciprocamente. ADATTAMENTO

ALLA INTERCULTURALITA’. PARADIGMA INTERCULTURA tener conto che le

nostre società e, di conseguenza, le nostre scuole, sono sottoposte a processi di

incontro/scontro interculturali, dovuti apparentemente ai processi di multietnicità, ma

sostanzialmente all’emigrazione di massa. Se multiculturalità e interculturalità sono il

prodotto della necessità (e non della libertà), esse si rivelano, nonostante tutto, come

necessità educativa e necessità pedagogica. Può sembrare un paradosso. Anche se la nascita

dell’interculturalità è dovuta a necessità di ordine economico, essa è necessità pedagogica,

indipendentemente dalle cause economiche che l’hanno generata e continuano a generarla.

In altre parole, anche senza questa necessità economica, la necessità pedagogica di una

educazione interculturale non verrebbe affatto meno. L’educazione interculturale non è,

pertanto, solamente una risposta dovuta alle trasformazioni nell’ambito del sociale e della

scuola, ma anche e soprattutto un nuovo modo di concepire l’educazione oggi. Essa è anche,

di conseguenza, lo sforzo metodico-didattico di preparare i giovani all’incontro

interculturale nella scuola, nel lavoro e nel tempo libero; preparare i giovani

all’interscambio interculturale, al dialogo internazionale, alla convivenza mondiale. È chiaro

che, a questo punto, si dovrebbero riformulare, penso completamente, i programmi

scolastici, i libri di testo. Formare persone che possono scegliere i modelli culturali nel

contesto in cui si trovano. Adattamento. Non tutti condividono gli stessi significati idee

questo ci fa vivere nella continua modificazione e adeguamento dei contesti. La scuola

pedagogia puo’ essere il luogo dove poter agire sul pensiero critico L'identità culturale

riguarda i modi secondo cui le persone si definiscono a livello personale con il variare dei

contesti culturali di vita. Anche in un mondo dominato da un accelerato contatto tra le

culture le persone tendono verso una condivisione profonda di esperienze e valori capaci di

ridefinire i modi nei quali si percepiscono e si definiscono. Oggi i confini geografici isolano

molto di meno le culture rispetto al passato. L'accelerazione del flusso umano da paese a

paese e da continente a continente, l'intensa comunicazione via onde radio, via cavo e via

satellite ha ridotto le distanze fisiche e psicologiche tra le persone che abitano il pianeta.

Uno degli effetti importanti di questo fenomeno è l'aumentato contatto reciproco per un

numero elevato di persone appartenenti a culture diverse: non tutti condividono gli stessi

significati….vi e’ ibridazione : mescolanza di differenze non assorbite. Molte persone

mantengono un contatto di base con il proprio mondo e la propria cultura di appartenenza,

con i suoi valori, le sue tradizioni, i suoi costumi e le sue regole di gestione della vita

sociale. Allo stesso tempo esse si identificano con una cultura più ampia, che abbraccia tutto

il pianeta. C’è stata una perdita secca. Alcune tradizioni, costumi, credenze, convinzioni e

forme dell’organizzazione sociale.

IL FENOMENO DELLA RI-MEDIAZIONE La rimediazione Bolter and Grusin

ripropongono un precedente concetto di McLuhan – “il contenuto di qualsiasi media è

sempre un altro media – applicato ai media digitali chiamandolo ri-mediazione: dunque la

ripresentazione di un media in un altro. Le contemporanee accelerazione ed espansione di

tutte le nuove forme tecnologiche nei media hanno stabilito nuove forme di relazioni fra

essi. Ogni nuovo mezzo di comunicazione poggia inevitabilmente su sistemi di sapere che

già esistono e lo precedono. Accanto alla fioritura di tutti questi nuovi modelli di utilizzo

dei media - permangono anche quelli più tradizionali, che affondano le loro radici nella

storia dei mezzi di comunicazione: i giornali fatti di carta si continuano a comprare come

uno o due secoli fa; per vedere un film su grande schermo è necessario uscire di casa e

pagare un biglietto alla cassa; all’interno delle mura domestiche la tv resta il principale

passatempo, spesso nella sua versione generalista. Quelle che permangono, in fin dei conti,

sono alcune esigenze di fondo che, pur mutando nelle forme e nei contenuti con cui

vengono soddisfatte, caratterizzano l’uomo mediatico uscito dalla «modernità» otto e

novecentesca.

- Cinema - rimedia fotografia

- Tv - rimedia radio e cinema

- Internet - rimedia tv telefono posta quotidiano radio ecc..

IL CONCETTO DI MULTIMEDIALITA’ è la compresenza e interazione di più mezzi di

comunicazione di massa in uno stesso supporto o contesto informativo.

Il termine "multimedialità", diffuso tra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta,

deriva dal latino medium (= "mezzo", qui inteso come "mezzo di comunicazione") e si può

grossolanamente tradurre in "con molti mezzi".

Come forma di comunicazione che si realizza attraverso una pluralità di media combinati in

modo da generare una comunicazione nuova fruita in maniera multisensoriale, ma

all'interno di una strategia unitaria.

Fino a pochi anni fa, multimediali erano comunemente definiti i CD-Rom e/o DVD in cui

immagini, testo e suoni, combinati insieme, creavano un unico supporto da "leggere"

unicamente su un computer. Oggi la multimedialità è molto di più: Internet e una maggiore

capacità di gestire contenuti multimediali hanno trasformato il personal computer in un

Mass Medium capace di trasformarsi in TV, radio o telefono, oltre che in libro o in

macchina fotografica. Oggi, quindi, per multimedia non si intende più un contenuto legato a

un'unica tipologia di supporto, ma un'informazione fruibile, condivisibile e modificabile

ovunque e su diversi dispositivi, dal computer al palmare, al telefono, alla LIM (lavagna

interattiva multimediale) recentemente entrata a far parte dei nuovi sussidi didattici

multimediali della scuola italiana.

I media considerati nella loro evoluzione storica possono essere concepiti come un

"processo continuo", nel quale le nuove tecnologie diventano "ambienti di riproduzione" per

le tecnologie più vecchie. La multimedialità può allora essere descritta come un sistema

continuo composto di tecnologie di tipo informatico e telematico, di reti di distribuzione,

prodotti off line, che riutilizzano i vecchi media digitalizzandoli.

CONVERGENZA In ambito multimediale la convergenza è l'unione, resa possibile dalla

tecnologia digitale, di tanti strumenti atti ad erogare informazione. Convergenza significa

utilizzare una sola interfaccia per tutti i servizi di informazione: educazione, sorveglianza,

commercio, servizi bancari, intrattenimento, ricerche, medicina, ecc. Tecnicamente, la

convergenza è l’unione di più strumenti del comunicare, una fusione resa possibile dalla

tecnologia digitale. Ciascun medium non è più destinato a svolgere un singolo tipo di

prestazione, ma è in grado di diffondere diversi contenuti (fotografia, radio, conversazioni

telefoniche, tv, musica). Convergenza significa utilizzare una sola interfaccia (il computer,

per esempio) per molti servizi informativi, passare cioè dalla visione di una serie tv a

un’operazione bancaria, dalla lettura di un quotidiano alla sorveglianza di un angolo della

casa. Henry Jenkins (Atlanta, 1958), studioso dei media: «La convergenza è un’attitudine

che incoraggia gli utenti a interagire con i contenuti, a creare connessioni con diversi testi, a

usare le tecnologie sempre meno come strumenti per comunicare e sempre più come nuovi

territori da esplorare» CREARE FEEDBACK. Considerata l’importanza e la pervasività dei

mezzi di comunicazione nella società contemporanea, e il fatto che i media non sono solo

semplici protesi, ma piuttosto ambienti in cui siamo immersi, il mutamento in corso è

totalmente culturale. La convergenza è un fenomeno che cambia le nostre abitudini di

consumo o cambia anche le abitudini cognitive? Il passaggio dal cartaceo allo schermo

elettronico è solo una comodità o un cambiamento radicale? Convergenza significa anche

che da una cultura di tipo verticale (ordinata secondo una gerarchia valoriale) siamo passati

a una cultura di tipo orizzontale (ogni contenuto è immediatamente disponibile) basata più

sulle associazioni, sui link, sui liberi collegamenti che sulla tradizionale trasmissione del

sapere. I nuovi media, infatti, conferiscono inevitabilmente a tutti i contenuti che diffondono

un peculiare carattere di precarietà ed esteriorità; la loro convergenza assomiglia sempre più

a un gioco che urta contro i canoni tradizionali dell’esperienza estetica o informativa.

Convergenza si realizza nella mente dei singoli consumatori e nelle loro interazioni

reciproche.

IL DIGITAL DIVIDE Un divario digitale non di accesso ma di utilizzo ovvero come viene

utilizzato Con il concetto di digital divide descriviamo l’incapacità di determinate categorie

sociali, o della popolazione di alcuni paesi, di dialogare con gli strumenti tecnologici. Il

fenomeno del digital divide è un fenomeno complesso: questa complessità poggia le proprie

basi sulla varietà di fattori economici e geografici che condizionano l’inclusione digitale

delle persone all’interno del nostro paese. Accanto a questi fattori oggettivi assumono

importanza anche le caratteristiche soggettive delle persone, tra queste caratteristiche una

delle più importanti è sicuramente il livello culturale Alla base del digital divide ci sono

degli ostacoli prettamente cognitivi: la mancanza di conoscenze linguistiche, la mancanza di

competenze di base (competenze alfabetiche, numeriche e informatiche), di competenze

trasversali (competenze riconducibili alle categorie del diagnosticare, relazionarsi e

affrontare la situazione) e di competenze di gestione (di tipo organizzativo e strategico, per

il reperimento delle informazioni e una visione critica delle stesse). Tra le categorie più

minacciate dall’esclusione digitale annoveriamo i lavoratori anziani e coloro in possesso di

bassi livelli di scolarizzazione. Lo sviluppo della società dell’informazione ha evidenziato

l’esistenza di ostacoli che impediscono l’accesso alle tecnologie da parte di determinate

categorie sociali, portando a nuove forme di analfabetismo e di esclusione sociale. Al

pedagogista spetta l’importante compito di analizzare i nuovi bisogni formativi all’interno

della società che va sviluppandosi. Il superamento delle barriere che si contrappongono tra

chi supera e chi invece resta fuori dei “confini digitali” può essere ottenuto attraverso

l’affermarsi di un’idea di educazione permanente che, oggi più che mai, appare in tutta la

sua indispensabilità. Le strategie per avvicinarsi in modo inclusivo alla società

dell’informazione consistono in un processo intenzionale che rivendichi il ruolo centrale

della formazione: - una formazione sempre più sensibile ai bisogni individuali, capace di

costruire personalità ancorate a valori culturali, civili ed esistenziali; - una formazione che si

ponga come “risorsa sociale”, fonte di competenze e conoscenze; - una formazione che

fornisca le istruzioni per integrare tra loro conoscenze frammentarie; - una formazione

permanente che accompagni la persona per tutta la vita, in un processo longlife, che sia

promozione del sapere, del saper fare, del saper essere ma soprattutto dell’imparare ad

apprendere in modo continuo.

FORMAZIONE - GIOCO LUDICO E APPRENDIMENTO “Gioco” è una delle migliori

parole chiave per interpretare quella flessibilità psicologica che sottende la mutazione in

corso sotto il segno dell’evoluzione tecnologica. “Mettersi in gioco” è infatti il principio

attivo di quella complessità sociale che conduce verso il superamento dei ruoli prestabiliti e

delle competenze stabilizzate in un mondo che si sta rivoluzionando attraverso le

opportunità delle reti telematiche. Lavorare in rete, ad esempio, non è solo “telelavoro” (…a

distanza) ma introduce ad una nuova operatività fondata sulla cooperazione, la sinestesia, la

condivisione, l’interattività e la connettività , oltre che tecnologica, psicologica. Il gioco, e il

teatro in particolare, da sempre affina queste qualità, prima di tutte la condivisione dello

spazio-tempo comune. L’apprendimento passa attraverso l’esperienza diretta. La possibilità

di interagire con oggetti reali aiuta il bambino a imparare e stimola la sua curiosità senza

annoiarlo. Da questa visione è nato il “metodo hands-on”, letteralmente mani sopra, comune

agli spazi nati per i più piccoli. E’ in fondo questo il primo approccio che un bambino

stabilisce con il mondo esterno, per apprendere. Sulla base di questo principio l’

“edutainment” (educational + entertainment) tende a rappresentare una delle politiche sia

formative che editoriali di maggiore potenzialità.

- La progettazione delle attività interattive da sviluppare in questi nuovi contesti

museali punta a promuovere tre fasi di un processo esperienziale e cognitivo:

- -senso-motoria, percettiva

- -emotiva, immersiva

- -razionale, cognitiva

- Gli spazi museali, da luoghi visitati esclusivamente durante le gite scolastiche, in

orario scolastico, a supporto di una didattica tradizionale, sono oggi visitati in una

buona percentuale nei week-end da diverse tipologie di pubblico, tra cui spicca la

fascia di pubblico giovane (8 – 14 anni) che viene liberamente al museo, non più solo

in orario strettamente scolastico, ma anche nel proprio tempo libero, trascinando al

proprio seguito anche la famiglia intera. In questi nuovi spazi di didattica, la

cognizione diventa un elemento distribuito e interattivo e si caratterizza per essere

molto più partecipativa e coinvolgente rispetto ai musei classici.

- Volere capire diventa una scelta attuata liberamente e gioiosamente. La parola

d’ordine risulta essere, infatti: sperimentare.

- La progettazione di esperienze interattive da svolgersi in contesti museali o ludici

deve infatti tener conto della dimensione percettiva (i visitatori specialmente i

ragazzi/bambini hanno bisogno di toccare e osservare, sentire), emotiva (immergersi

in ambienti che con luci o suoni favoriscano la percezione di mondi da svelare) e

cognitiva (occorre che in ogni sala, dalla mostra permanente ad ogni singola

installazione o laboratorio, il contenuto sia fruito in maniera spontanea e immediata,

esplicitando i concetti in esperienze da vivere e da sperimentare personalmente). In

questo tipo di game design si punta a ideare esperienze di partecipazione e

coinvolgimento che rendano la visita stimolante e “magica”.

In questo tipo di spazi trasformino questi luoghi in nuovi contesti pedagogici, in cui:

- -sperimentare nuove pedagogie

- -creare stili didattici innovativi

- -avvicinare i docenti alle nuove tecnologie

- -sviluppare strumenti partecipativi di conoscenza

- -innescare dei processi di senso personali e collettivi

- In questo quadro di riferimento, la didattica interattiva ha il compito di ideare più che

tecnologie o strumenti didattici, delle vere e proprie esperienze cognitive che abbiano

come obiettivi centrali aspetti quali la soddisfazione, la gioia, la relazionalità,

l’emotività e l’interattività del visitatore.

IL CONCETTO DI CURA DEL SE’ E IL SUO PARADIGMA Il punto di partenza di

questo percorso è il paradigma ontologico esistenziale heidegheriano di cura. Un paradigma

che presenta diversi limiti nella costruzione di un’idea di cura realmente educativa. E’ cura

del corpo, come igiene e come “restauro della salute”; è cura sociale, dei gruppi deboli, dei

marginali, degli handicappati; è cura religiosa, come “direzione di anime”; e altro ancora.

L’esercizio della cura varia in ogni ambito, per fini e per mezzi. E’ un processo di

comunicazione con se stessi e con gli altri poiché vie e’ sempre una relazione sia

interpersonale (soli) che intersoggettiva (altri). Ciò sta avvenendo un po’ ovunque: in

medicina, in psichiatria, in filosofia (etica e antropologica), in ecologia, nel femminismo,

nella comunicazione, etc. E anche e in particolare in pedagogia, che è sapere-di-cura e che

fissa nella cura una delle proprie categorie fondamentali (con l’educazione e la formazione,

l’io/sé, l’agire intenzionale e l’intenzionalità dei suoi processi in generale, etc.). E teorica e

pratica. Sul piano teorico già l’educazione e il formare esigono la cura:


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DESCRIZIONE APPUNTO

Sperimentazione e analisi delle attività e dinamiche sociali di comunicazione in rete, con un focus specificatamente orientato su alcuni social media, scelti dai partecipanti al laboratorio, nell’ottica dello sviluppo e valorizzazione delle competenze professionali dell’Educatore nei diversi e complessi contesti lavorativi.

Il corso verterà sugli aspetti teorico/pratici relativi alla produzione degli immaginari nell'attuale configurazione del sistema economico/culturale dei media.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di lauree magistrale in conservazione e restauro dei beni culturali
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher michele.matino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Paci Gabriella.

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