Interazioni comunicative e complessità sociale
La complessità della comunicazione ha sviluppato un interessante dibattito tra gli studiosi delle scienze sociali. La comunicazione, di per sé, rimanda a molti significati e interpretazioni. Carey sostiene: la comunicazione è connessa a termini come la condivisione, la partecipazione, l'associazione, l'affiliazione e il possesso di una fede comune. J. Peters ritiene che comunicare significa far parte di un mondo collettivo.
Definire un processo comunicativo significa considerare ciascuno di questi elementi che, rapportati a contesti sociali e culturali diversi, rendono complessa sia la gestione della comunicazione, sia il rapporto tra gruppi che si trovano a comunicare tra loro.
La complessità della comunicazione
Per parlare di complessità della comunicazione, bisogna affrontare il concetto di complessità. Edgar Morin evidenzia come la complessità sia un concetto ambivalente. Egli ritiene che non esista una ricetta della complessità, affermando che la complessità non consiste nella formulazione di programmi da inserire nel computer. La complessità richiede la strategia, perché solo la strategia può consentirci di avanzare entro ciò che è incerto.
Dunque la visione di Morin in merito alla complessità deve spingerci a considerare i concetti senza mai considerarli chiusi, ma soprattutto bisogna riprendere Adorno, il quale ritiene che la complessità come "l'insieme di quei concetti che si combattono reciprocamente".
Anche il contributo di Henri Atlan si presta ad introdurre il concetto di comunicazione complessa, che afferma come la complessità naturale comporta un elemento di ignoranza da parte dell'osservatore. La complessità dei rapporti è molto discussa all'interno della vita quotidiana.
Tale complessità ha messo in discussione le istituzioni coinvolte nel processo di socializzazione e ha visto sempre più modificare il modo di relazionarsi tra i soggetti coinvolti in questi processi.
A completare la riflessione sulla complessità della comunicazione interviene Niklas Luhmann, che intende la complessità come "indeterminabile", l'insieme delle illimitate possibilità. Secondo lo studioso neofunzionalista, un sistema sociale si sviluppa solo quando ci sono gli individui che interagiscono tra di loro e vede l'esistenza di tre tipi di sistema sociale:
- I sistemi di interazione;
- I sistemi di organizzazione;
- I sistemi societari.
Il primo tipo di sistema riguarda l'interazione faccia a faccia fra gli uomini; il secondo rientra in quel tipo di sistema in cui l'appartenenza risente di particolari condizioni; gli ultimi riguardano invece le società nella loro globalità. L'autore, per affrontare il rapporto tra comunicazione e complessità, parte dall'idea di senso nelle interazioni comunicative. Il senso ci offre la possibilità di scegliere e selezionare ciò che è più all'interno di un processo comunicativo.
La realtà quotidiana è oggi più che mai caratterizzata da decorsi esterni (comportamenti, espressioni, gesti, suoni) che favoriscono le reazioni dei soggetti che interagiscono in un determinato contesto, dove la riduzione della complessità può avvenire se la funzione del senso si mantiene aperta a nuove possibilità, secondo il principio dell'aumento di complessità attraverso riduzione di complessità.
La struttura piramidale di Denis McQuail
La vita quotidiana appare sempre più caratterizzata da forme di complessità che riguardano non solo la gestione della vita familiare e lavorativa, ma anche i diversi modi con cui ogni persona si rapporta al sociale e di conseguenza alla persona o al gruppo con cui interagisce.
Per capire l'organizzazione della complessità della comunicazione, risulta molto utile il contributo della Struttura Piramidale di Denis McQuail.
- Alla base della Piramide troviamo il livello della Comunicazione intrapersonale, in cui il soggetto si confronta con se stesso prima di entrare a far parte di un'organizzazione collettiva. "La sfera intrapersonale è quindi la sfera dell'autoriflessione".
- Al secondo livello della Piramide si colloca la Comunicazione interpersonale che corrisponde al momento in cui l'individuo inizia a relazionarsi con gli altri e con l'ambiente. In questo livello, matura la necessità di confrontarsi con l'altro ed assumendo ruoli e vivendo dinamiche comunicative diverse a seconda della situazione proposta.
- Salendo al terzo livello si passa alla Comunicazione nel Gruppo, che per essere considerato tale, deve presupporre il raggiungimento di un determinato obiettivo e la creazione di un rapporto almeno fra tre persone.
- Al quarto livello si colloca la Comunicazione tra Gruppi e Associazioni, la cui gestione dipende dalle capacità comunicative che si utilizzano al suo interno (es. Comunità Locale).
- Al vertice di questa Piramide, l'autore colloca la Comunicazione di Massa che assume il ruolo di istituzione chiave della modernità: non ingloba le sottostanti forme di comunicazione fino ad annullarle, ma le attraversa con le sue forme e i suoi contenuti, determinando diversi tipi di impatto a seconda di come viene utilizzata.
Il contributo di McQuail parte dal presupposto che la comunicazione organizza per gradi la vita collettiva e che ad ogni livello dello schema piramidale proposto, corrisponda un tipo di organizzazione della comunicazione e del sociale.
La Piramide organizzativa di McQuail è un punto di partenza per una riflessione che voglia considerare non solo la complessità del comunicare in generale, ma anche una rilettura dei livelli di organizzazione della comunicazione, dove ai mezzi di comunicazione classici, sono subentrati i New Media. Con lo sviluppo crescente dei new media si sta verificando una trasformazione delle dinamiche relazionali.
Il concetto di interazione classico
Prima di analizzare le nuove tipologie di interazione nate con lo sviluppo della rete, è necessario concentrare l'attenzione sul concetto di Interazione Classico. L'approccio dell'interazionismo simbolico può essere utile a comprendere meglio l'idea di interazione. L'Interazione simbolica poggia su tre semplici premesse:
- La prima, è che gli esseri umani agiscono verso le cose sulla base del significato che queste hanno per loro;
- La seconda, è che il loro significato è derivato da, o sorge, dall'interazione sociale di ciascuno con i suoi simili;
- La terza, è che questi significati sono trattati e modificati lungo un processo interpretativo usato dalla persona nel rapporto con le cose che incontra (Blumer).
Dunque gli oggetti che noi utilizziamo, assumono un significato solo grazie all'interazione che possiamo instaurare con gli altri all'interno di una determinata società. Sempre sull'idea di interazione, Blumer paragona la struttura sociale ad una "camicia di forza", poiché ritiene che pur ammettendo all'interno della società la presenza di strutture sociali (quindi ruoli, status e differenze di potere) non si può pensare che essi determinino il comportamento. Non si deve dunque parlare di interazione tra ruoli sociali, ma tra persone (fermo restando che i ruoli possono influenzare una determinata azione).
Interazione è, nel senso più ampio, il modo in cui le persone interagiscono o comunicano con ogni altro in quanto individuo (o gruppo) all'interno dei contesti sociali. L'interazione sociale accompagna ogni tappa della vita quotidiana, e di conseguenza, chiama in causa anche un altro elemento: la situazione.
Teorema di Thomas
"Se gli uomini definiscono reali le situazioni, esse saranno reali nelle loro conseguenze". Questo teorema spiega come l'intera struttura sociale si fonda sulla capacità che hanno gli individui di controllare la definizione di una situazione.
Altro esponente della Comunicazione come Interazione è Goffman. Egli ricorre all'idea di Disattenzione Civile, ossia una totale uguaglianza degli esseri umani, che li spinge quando sono in pubblico a non aver paura degli altri, ma al tempo stesso, di esser trattati con la disattenzione che viene riservata a tutti gli altri. Per spiegare il concetto di Interazione Sociale egli ritiene che uno dei requisiti per interagire nella società, è comprendere che ogni soggetto ha una sua faccia. Tale faccia deve essere considerata come qualcosa che ha ottenuto o meno nel momento dell'interazione con gli altri, e che lo porta a condurre i giochi di faccia che rappresentano la base di ogni forma di interazione.
Poggi e Sciortino individuano due tipi diversi di regole nell'ordine delle interazioni studiate da Goffman: norme di rilevanza e norme di perdono. Le norme di rilevanza fanno in modo che vengano considerati poco rilevanti, comportamenti che possono essere spiacevoli o inopportuni. Le norme di perdono riguardano la possibilità di un errore compiuto nel momento dell'interazione, rendersene conto, e assumersi le proprie responsabilità.
Concetto di azione ri-allineamento
Riguarda quei contesti in cui vi è una elevata formalità, poiché ciascun membro coinvolto nell'interazione, "interpreta" la parte che gli viene assegnata e applica uno spirito collaborativo con i rimanenti membri della propria équipe, cercando di definire stabilmente un grado di formalità a seconda della situazione che si viene a creare. Si viene a creare una sorta di tacito accordo tra i membri di una collettività che interagisce e che segue quasi un copione.
Momenti di svago
Goffman ritiene inoltre che si crea una situazione in cui, se un individuo ignora l'opinione della persona che non conosce e che appartiene ad un'altra équipe, si fa conoscere dall'altro gradualmente. Solo quando avrà raggiunto una sicurezza da parte dell'
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