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Società in generale e società di persone Appunti scolastici Premium

Appunti di Diritto commerciale su Società in generale e società di persone basato su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Dionigi dell’università degli Studi di Cagliari - Unica, Interfacoltà, Corso di laurea in amministrazione e organizzazione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto commerciale docente Prof. S. Dionigi

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ESTRATTO DOCUMENTO

Se per esempio ho una società agricola che si occupa della coltivazione di carciofi, il rappresentante

non potrà certo compiere un atto di acquisto di uno yacht di 18 mt.; ciò rientrerebbe nell’oggetto sociale

se si trattasse di una società di navigazione.

Le limitazioni alla rappresentanza sono opponibili ai terzi se portate a conoscenza con mezzi idonei (per

esempio con l’iscrizione nel registro delle imprese) o se si dimostra che questi le conoscevano

(art.1936).

L’oggetto sociale è spesso vago e generare incertezza.

Proprio per facilitare il traffico giuridico si pongono limiti alla rappresentanza (per es. stipula di atti di

acquisto sino a 50.000 euro).

Nella snc salva diversa disposizione nell’atto costitutivo, l’amministratore che ha la rappresentanza della

società può compiere tutti gli atti rientranti nell’oggetto sociale, salve le limitazioni che risultano dall’atto

costitutivo o dalla procura.

Le limitazioni alla rappresentanza non sono opponibili ai terzi se non sono iscritte nel registro delle

imprese o non si prova che i terzi ne hanno avuto conoscenza, ad esempio attraverso la PEC posta

elettronica certificata.

Fino a che la snc, non è iscritta nel registro delle imprese - snc irregolare poiché i terzi non possono

essere a conoscenza né della nomina dei rappresentanti, né di eventuali limiti, per la loro tutela si

presume che ciascun socio che agisce abbia la rappresentanza sociale, anche in giudizio.

I patti limitativi della rappresentanza non sono opponibili ai terzi, a meno che si provi che questi ne erano

a conoscenza. sas

Per quanto riguarda la , fino a quando questa non è iscritta al registro delle imprese, - sas

irregolare l’amministrazione della società e la rappresentanza possono essere affidate solo ai soci

accomandatari che hanno gli stessi diritti e obblighi dei soci della snc.

Domanda che differenza c’è tra scopo consortile e scopo mutualistico.

Risponde il prof.

Scopo consortile sto svolgendo in forma societaria l’attività di consorzio. Il consorzio organizza in

maniera comune alcune fasi dell’impresa. Lo scopo consortile è quello di avvantaggiare le imprese

partecipanti, coordinando alcune fasi dell’impresa. Esempio costituire una mensa comune per i

dipendenti delle imprese partecipanti, oppure un laboratorio per la ricerca.

I costi di questa organizzazione sono coperti con i contributi dei consorziati.

Scopo consortile è quello di soddisfare le esigenze dei consorziati.

Scopo mutualistico consiste in tre tipi di vantaggio per il socio - nella società consortile non c’è un socio,

c’è un’impresa – che si può profilare in maniera diversa, secondo se la cooperativa è:

una cooperativa di produzione

una cooperativa di consumo

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una cooperativa di lavoro

Nella coop. di produzione, pensiamo alla Coop. 3°, il socio produce il latte e conferisce il latte.

Qual è il vantaggio del socio? È quello di avere una remunerazione maggiore del latte. Lo vendo ad una

società che rinuncia a fare un guadagno dall’acquisto del latte che io stesso vendo.

Cooperativa di consumo. Io sono socio e cliente del supermercato - Coop – vantaggio è il risparmio.

Cooperativa di lavoro il guadagno che deriva dall’appalto di lavori di pulizie, viene spalmato sui

lavoratori.

Nella cooperativa non c’è l’intermediario, ma il vantaggio viene spalmato sui soci.

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Responsabilità delle obbligazioni sociali nelle società di persone.

La Società di Persone si caratterizza per la sua soggettività giuridica e la sua autonomia patrimoniale

imperfetta, cioè delle obbligazioni in primo luogo ne risponde il patrimonio della società;

Ma se ciò non fosse sufficiente allora ne risponderanno con diversi meccanismi, a seconda del tipo di

società, anche i soci; i soci, in tal caso esporranno il loro patrimonio al rischio di imprese oltre quanto

hanno già destinato come conferimento iniziale (un eccezione è rappresentata dai soci accomandanti che

rispondono limitatamente a quanto hanno conferito inizialmente);

non importa la fonte dell’ obbligazione ( contrattuale o extracontrattuale) ciò che importa è che via sia un

debito qualificabile come obbligazione della società;

<<Chi è obbligato a pagare questo debito?>>

Società semplice.( artt. 2267-8)

I creditori sociali della società semplice possono agire nei confronti del patrimonio sociale, ma siccome

la società semplice non è obbligata a iscriversi al registro delle imprese i creditori sociali non conosco

effettivamente quali sono i conferimenti iniziali e non sanno bene quali beni possono aggredire; di

conseguenza delle obbligazioni sociali rispondono anche gli altri soci, sia chi ha agito in nome e per conto

della società, sia gli altri soci (salvo patto contrario).

il creditore sociale quindi può agire indifferentemente sia nei confronti della società sia nei confronti

dei soci, soprattutto di quelli che hanno agito in nome e per conto della società ,e posso chiedere a loro il

pagamento; ovviamente il debito non è del socio ma è della società, quindi se il socio paga un debito

della società può esercitare un Diritto di Regresso, detto anche di Rivalsa, ossia può agire nei confronti

della società a patto che questa abbia un patrimonio su cui il socio possa rivalersi; inoltre una volta

esercitato tale diritto se il patrimonio sociale non è sufficiente ,come in tutte le obbligazioni solidali , il

pagamento del debitore solidale si ripartisce agli altri soci; quindi la regola da seguire è la seguente :

bisogna vedere come partecipano alle perdite i singoli soci ,e il socio che paga , sulla base delle regole

interne di ripartizione delle perdite, potrà rivalersi anche nei confronti degli altri soci ;

Riassumendo: nel caso di obbligazione, il creditore si può rivolgere indifferentemente alla società o ai

soci; se si rivolge ai soci, i soci che pagano hanno il diritto di rivalsa, verso la società per interno, oppure

pro-quota ossia proporzionalmente alla partecipazione di ciascun socio alle perdite nei confronti dei suoi

colleghi soci.

<< Nella società semplice un socio non amministratore può limitare la sua responsabilità? >>SI

Il socio non amministratore può nel contratto societario, atto costitutivo, pattuire la limitazione della

responsabilità al conferimento, a un suo multiplo, o comunque non esporre interamente il patrimonio

personale per i debiti sociali; questo a condizione che tale patto sia opponibile ai terzi. Il modo

migliore per rendere il patto opponibile ai terzi è quello di sfruttare la pubblicità garantita dall’iscrizione

della società nel registro delle imprese nella sezione speciale, o con altri modi idonei( non li elenca);

questo patto limitativo della responsabilità del socio risulterà semplice è possibile soltanto con riguardo

ai soci che non hanno potere di amministrazione e rappresenta una clausola dell’ atto costitutivo; di

conseguenza non si tratta di una decisione unilaterale del socio, ma di un vero e proprio patto riguardo al

quale occorre l’ accordo con tutti gli altri soci.

Vi è un ulteriore possibilità di salvezza del socio limitatamente responsabile a cui è richiesto il

pagamento dal creditore sociale : il socio che viene escusso, divenendo destinatario di una richiesta di

pagamento da parte del creditore, può sottrarsi alla richiesta di pagamento ,semplicemente indicando al

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creditore dei beni sociali su cui può pienamente soddisfarsi ;in questo caso si blocca l’ azione nei

confronti del socio ,e il creditore sociale deve aggredire in maniera preferenziale i beni della società;

Ricapitolando: nella società semplice alla responsabilità del patrimonio sociale si somma una

responsabilità solidale limitata di tutti i soci, i quali possono limitare la loro escussione indicando i

beni della società su cui il creditore possa soddisfarsi, ovvero se dovessero pagare hanno il diritto di

rivalsa (di regresso) nei confronti della società per intero del patrimonio, ovvero nei confronti degli altri

soci in base alla partecipazione di ciascuno di questi alle perdite.

Nota bene: se uno dei soci sul quale agiscono con l’azione di rivalsa non ha un patrimonio capiente, si

ripartisce proporzionalmente su tutti gli altri soci, cioè la perdita o l’insolvenza di uno dei soggetti passivi

dell’azione di regresso si spalma proporzionalmente su tutti gli altri soci.

Società in Accomandita Semplice (s.n.c.) ( artt. 2291, 2304 )

Qua la regola è inversa, abbiamo una distinzione fondamentale rispetto società semplice: vi è

un’obbligatoria iscrizione al registro delle imprese.

Se la s.n.c. è irregolare, in quanto non iscritta al registro delle imprese, si applicherà la disciplina della

responsabilità delle società semplici; quindi vi è un incentivo nella s.n.c. a iscriversi al registro delle

imprese, poiché in questo modo fruisce di una migliore situazione a fronte della responsabilità delle

obbligazioni sociali; infatti , tutti i soci anche qui rispondono solidalmente e illimitatamente per le

obbligazioni sociali e non è possibile qua inserire nessun patto diverso, però rispetto alle società semplici

e alle s.n.c. irregolari qua c è un :

Beneficio di Preventiva Escussione ossia: i creditori sociali non possono rivolgersi direttamente ai

soci se non dopo aver escusso infruttuosamente il patrimonio sociale; quindi il creditore sociale nelle

s.n.c. prima si deve rivolgere nei confronti della società , tentare di soddisfarsi sui beni della società; se

non li trova o non sono sufficienti allora potrà aggredire il patrimonio dei singoli soci. Come tutte le

obbligazioni solidali il creditore sociale può decidere liberamente quale dei soci aggredire( scegli quello

che può soddisfare il suo credito) e poi sarà problema del socio rivolgersi alla società con l’ azione rivalsa

, o agli altri soci , quindi ,internamente ,l obbligazione sociale adempiuta si ripartisce in funzione della

partecipazione di ciascuno alla perdite( poiché non è sufficiente il patrimonio sociale allora i soci devono

pagare, quindi questi ripartiranno l’ obbligo in base alle regole che presidiano la suddivisione delle

perdite tra i soci;

Società in Accomandita Semplice ( s.a.s.) (artt.2313, 2320,1 c°, 2314, 2 c°)

Si tratta di una società di persone che si caratterizza per la necessaria copresenza di due categorie di soci:

Soci Accomandatari: rispondono solidalmente e illimitatamente, per il connubio ‘’potere-

responsabilità’’. Solo gli accomandatari possono essere disegnati come amministratori, quindi a fronte di

questo potere corrisponde altrettanta responsabilità solidale e illimitata;

Soci Accomandanti: rispondono limitatamente a quanto conferito salvo deroghe (che si vedranno). In

questo caso i creditori non potranno bussare alle loro porte, proprio a causa della limitata responsabilità.

Eccezioni: in due casi particolari il socio accomandante perde questo beneficio della limitazione della

responsabilità; ciò accade quando essi violano uno dei due divieti fondamentali a loro carico:

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1) Divieto di Immistione negli affari sociali : all’ accomandante è proibito comportarsi come

amministratore: non può prendere decisioni , non può condizionare le decisioni amministrative alla sua

approvazione , ma deve stare estraneo alla attività amministrative stesse; può solo operare sotto la

dimensione degli accomandatari, compiere singoli atti in forza di una procura speciale ( quelli che gli

consente la legge ) ma non può fare altro .(la violazione di questo divieto d’ immissione qualora non

autorizzato dai soci accomandatari, può anche comportare l’ esclusione del socio; in questo caso il socio

viene punito anche a livello interno; non soltanto esporrà la responsabilità solidale e illimitata per tutte le

obbligazioni sociali ,ma se si intromette dell’ autorità senza essere autorizzato potrebbe rischiare anche l’

esclusione)

2) Divieto di consentire l’introduzione all’ interno della ragione sociale del loro nome e cognome: la

ragione sociale è il nome della società; se si inserisce il nome dell’accomandante allora si genera nei terzi

l’affidamento, l’ aspettativa che questo nome sia di un accomandatario e quindi che si possa soddisfare

anche sul patrimonio suo.

Se si violano questi divieti si ha la perdita del beneficio della responsabilità limitata; in questi casi la

perdita è globale nel senso che violando il divieto, anche una sola volta, l’ accomandante perde

definitivamente la sua responsabilità limitata al conferimento e diviene solidalmente e illimitatamente

responsabile , insieme agli accomandatari , di tutte le obbligazioni (non solo per quelle del periodo in cui

ha consentito l’ introduzione del suo nome nell’ oggetto sociale, o nel periodo in cui si è inserito nell’

amministrazione della società, ma per tutte). L’ accomandante perde il diritto senza acquisire neanche

il potere, ruolo, status, dell’accomandatario, ma rimane un accomandante esposto a un rischio d

impresa parificato a quello degli accomandatari.

Responsabilità di un nuovo socio. (art.2269)

Nelle società di persone le modificazioni soggettive sulle persone dei soci hanno rilevanza fondamentale,

proprio per il fatto che persiste una loro responsabilità solidale illimitata, e per il fatto che hanno il potere

di amministrare ex lege ecc. Per questo quale tutte le modifiche della compagine societaria, delle

modifiche soggettive, costituiscono modifiche dell’atto costitutivo ( cosa che non accade nelle

società di capitali , e nelle società cooperative).

Se un socio trasferisce a terzi la propria partecipazione, un nuovo soggetto acquisisce la qualità di socio;

da quel momento egli diviene responsabile di tutte le obbligazioni sociali. Il socio che lascia la società

però continua a rispondere di tutte le obbligazioni esistenti fino a quel momento; quindi abbiamo il

vecchio socio, che cede la sua partecipazione, il quale risponde di tutte le obbligazioni sociali sorte fino al

momento della cessione, mentre il socio che acquista e subentra risponde di tutte quelle preesistenti e di

quelle future( nelle società di capitali come le s.r.l. le partecipazioni –azioni, circolano liberamente senza

che ciò comporti una modifica del contratto). La modifica della atto costitutivo nelle

società di persone è fondamentale proprio per il ruolo centrale del socio all’ interno della società, perché

il socio è quello che risponde per i terzi; i terzi fanno affidamento sul patrimonio, e un socio una volta che

diventa tale può amministrare ex lege, quindi è ovvio che il trasferimento di una partecipazione sia un

momento della vita della società particolarmente importante.

IL CREDITORE PARTICOLARE DEL SOCIO. ( artt. 2270, 2305).

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Ci troviamo difronte a un debito che non è un debito sociale ma è un debito personale-privato; il

creditore particolare del socio è in una situazione ''disagiata''. Il

creditore particolare del socio si può dolere del fatto che il debitore-socio ha destinato stabilmente una

parte del proprio patrimonio al perseguimento dell’oggetto sociale, agli obiettivi della società; l’ha

inserito all’ interno della società come conferimento, di conseguenza quella parte del patrimonio non è

più del socio ma è della società. Ciò nonostante il socio ha una partecipazione nella società, quindi ha

diritto quando va via a disinvestire, oppure potrebbe recedere, (potrebbe finire anche la vita della società e

quindi lui avrebbe diritto a riprendersi la sua quota liquidata). << Cosa può fare il creditore particolare

del socio???>>

1) Può soddisfarsi degli utili spettanti al debitore come socio, tramite un azione esecutiva: quando la

società distribuisce gli utili, questi possono essere pignorati dal creditore particolare; inoltre

2) può compiere Atti Conservativi (della garanzia patrimoniali): azione revocatoria, surrogatoria e

sequestro conservativo. In questo preciso caso il creditore potrà per esempio ricorrere al sequestro

conservativo, ossia sequestrare la partecipazione; questo impedirà al socio di poterla vendere e quando

sarà il momento grazie a tale azione il creditore particolare sarà preferito rispetto ad altri per potersi

soddisfare su questa partecipazione. Ovviamente si dovrà avere un titolo esecutivo che consenta il

pignoramento, per fare un azione esecutiva (magari tramite un titolo di credito, un assegno, una

cambiale).

Tutto questo detto fin ora vale sia per le società semplici che per le s.n.c.

Nella società semplice si può fare qualcosa di più; proprio per il fatto che non c’è pubblicità, nella

società semplici e nella s.n.c. irregolare il creditore particolare del socio può anche chiedere alla società

di liquidare la partecipazione del suo debitore socio ; quindi in questo caso, il creditore può non solo

limitarsi a chiedere l’ utile e agire con le azioni conservative, ma può anche chiedere la liquidazione

della partecipazione ;è una sorta di disinvestimento coattivo, provocato dal creditore particolare del

socio. Vi sono due condizioni:

1 condizione: il termine entro cui la società deve provvedere alla liquidazione è fissato dalla legge e non

deve essere superiore ai tre mesi;

2 condizione: per evitare di fare un danno ‘’ingiusto’’ alla società il creditore particolare deve

dimostrare che si ricorre alla richiesta di liquidazione della partecipazione del socio debitore solo con

estrema ratio, ossia solo nel caso in cui i tentativi di pignorare altri bene del debitore sono stati

infruttuosi, quindi l ultima spiaggia ; le conseguenze per il socio sono notevolissime: la liquidazione

della partecipazione al creditore particolare del socio costituisce causa d’ esclusione automatica

dalla società; nel momento in cui la società liquida la partecipazione e lascia l’ assegno al creditore

particolare, in quel momento il socio perde la qualità di socio; questo è motivato dal fatto che il contratto

di società dice che per essere socio bisogna'' aver conferito beni e servizi''. Se si sta disinvestendo

coattivamente non si è più soci.

Nella s.n.c. regolare e nella s.a.s.

La regione e sempre da ricercare nella pubblicità: qui tutto è noto, ci saranno altri rimedi, se il socio-

debitore, ad esempio, per sfuggire al creditore particolare si inventasse di conferire tutto nella società per

evitare l’aggressione, in questo caso il rimedio sarebbe o l'azione revocatoria (se ci sono i presupposti), o

l azione di dissimulazione, o della nullità del contratto e altri rimedi..

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Il creditore particolare nelle s.n.c. e nelle s.a.s. finché dura la società non può chiedere la liquidazione

della partecipazione del socio debitore.

(il creditore particolare trova tutela anche nel momento della proroga della società , questo argomento

verrà affrontato più in la ).

SCIOGLIMENTO DEL VINCOLO PARTICOLARE.

Abbiamo fondamentalmente 3 vicende che riguardano lo scioglimento del vincolo particolare di società;

il vincolo che lega la società ai soci si può recidere per via di 3 vicende societarie:

1) La morte;

2) L’esclusione;

3) Il Recesso.

LA MORTE DEL SOCIO. (art.2284)

1) La legge prevede una disciplina di default: muore il socio, al socio subentrano gli eredi, e accade che:

bisogna liquidare la partecipazione agli eredi entro 6 mesi.

2)Se il socio che muore aveva una partecipazione assai rilevante all’ interno della società, per cui la

società non ha più la possibilità di poter continuare dopo avere liquidato la partecipazione, allora la

società potrebbe bloccare la liquidazione semplicemente deliberando lo scioglimento anticipato; gli eredi

non sono più in una situazione privilegiata in cui devono attendere il termine di 6 mesi per ricevere l’

equivalente della partecipazione del de cuius , ma gli eredi in questo caso dovranno attendere

pazientemente che si concluda tutta la liquidazione della società, da cui si potranno soddisfare sulla base

delle rispettive proporzioni. Quindi abbiamo un blocca della società in quanto non si è in grado di andare

avanti senza il socio che è morto (era lui il motore della società).

3) La terza alternativa è quella di invitare gli eredi a subentrare nella partecipazione del de cuius; in

questo caso bisogna che gli eredi vi acconsentano (serve un nuovo accordo di subentro, una sorta di

cessione mortis causa della partecipazione).

Nel libro si parla riguardo al fatto che le prassi statutarie frequentemente prevedono l’introduzione di

clausole di successione, cioè l’autonomia statutaria si spinge nel prevedere delle ipotesi per il caso di

morte del socio: a riguardo abbiamo 3 clausole:

-clausola di successione automatica: a seguito della accettazione dell’eredità da parte degli eredi,

costoro subentrano automaticamente in facoltà di soci (diritto potestativo di entrare in società).

-clausola di successione obbligatoria: subentro che è rimesso sia all’ accettazione dell’eredità ma anche

all’ obbligatoria prestazione di un consenso da parte degli eredi; gli eredi trovano successivamente all’

accettazione dell’eredità un obbligo di accettare il subentro alla società;(una sorta di contratto

preliminare: devono prestare ancora il loro consenso, però sono obbligati a dire di sì, se non si vuole

essere inadempienti).

-clausola di successione facoltativa: accettando l’eredità vi è la facoltà degli eredi di subentrare nella

società.

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3) RECESSO DEL SOCIO. ( art. 2285)

La società ha rapporti con i terzi, stipula contratti, contrae obbligazioni, di conseguenza la società non può

all’ improvviso svuotarsi e far sparire il soggetto che stava operando nel mercato; il recesso così visto

sarebbe ‘’brutale’’. Il recesso è una forma di disinvestimento; se il socio potesse depositare in banca i

soldi e portarseli via quando vuole, nessuno tratterebbe con quel socio, e si andrebbe contro i creditori;

serve che ci sia una garanzia di stabilità dei beni che sono stati conferiti nel contratto di società; per

questo da una parte il recesso è visto male dai creditori sociali, dall’ altra è necessario anche andare

incontro all' interesse del socio, che non può rimanere a vita all’ interno della società. La disciplina del

recesso è volta a bilanciare l’esigenze del socio con quelle del creditore sociale.

Il recesso è consentito in 3 casi:

1) Quando la società è contratta a tempo indeterminato o per tutta la vita di un socio.

2) Nei casi previsti dal contratto sociale.

3) Quando sussiste una giusta causa: ha effetto immediato; quando accade qualcosa che non rende più

tollerabile il rapporto del socio con la società (per esempio se un socio effettua un conferimento, ma nota

che gli altri non hanno conferito ha il diritto di recedere).

In caso di recesso per giusta causa il socio può chiedere indietro solo la sua partecipazione non vi alcun

risarcimento. Quando si recede per giusta causa lo si fa tramite un atto, per esempio una raccomandata e

l’effetto è immediato;

Nel caso di recesso in società a tempo indeterminato o società con contratto a vita di uno dei soci, il

socio ha l’obbligo di comunicare il recesso con un preavviso di almeno 3 mesi: il recesso si esercita ma è

temporaneamente inefficace per il periodo di 3 mesi; scaduto il terzo mese il recesso diviene efficace.

ESCLUSIONE DEL SOCIO. (è chiesta molta)

E’ una reazione difronte a fatti che in condizioni contrattuali normali potremmo definire di

inadempimento: è successo qualcosa di grave che ha minato la fiducia reciproca dei soci, per cui la

maggioranza si mette d accordo per far fuori un socio; è una delle vicende più importanti e anche tra le

più frequenti.

Abbiamo due casi di esclusione ,2 categorie:

1) Esclusione facoltativa (art. 2268) (cioè decisa): si ha nei casi in cui avvengono dei fatti che sono

rimessi a una decisione discrezionale della maggioranza dei soci calcolata per teste.

Si può verificare questo tipo di esclusione in questi casi:

-esclusione facoltativa di qualunque socio per:

a) Inadempienza delle obbligazioni derivanti dalla legge o dal contratto sociale (es: viene conferito

un bene che si è guastato, la società ha invocato la garanzia, e il socio non fa niente).

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b) In seguito a: interdizione, inabilitazione o per la sua condanna ad una pena che importa

l’interdizione, anche temporanea dai pubblici uffici (in questo caso si potrebbe tollerare la permanenza

di soci all’interno della società con limitata capacità di agire; infatti è rimessa alla volontà dei soci

decidere se e quando escludere il socio).

-Un caso particolare di esclusione facoltativa è l’esclusione del socio d’opera che può essere escluso per

la sopravenuta inidoneità a svolgere l 'opera conferita (es: nel caso un socio non conferisce denaro ma

beni in natura, per esempio la sua attività lavorativa, come la pulizia della sede sociale ogni giorno. Se il

soggetto cade e si frattura, non può più pulire e viene escluso; naturalmente i soci devono valutare se

questa sopravvenuta impossibilità di prestazione è talmente importante da giustificare l’esclusione; di

certo se il soggetto manca due giorni non si può escludere cosi).

-Un altro caso particolare riguarda colui che ha conferito non cose in proprietà ma il godimento di una

cosa (con diritto di recuperare la cosa una volta cessato il contratto): può essere escluso per il perimento

della cosa dovuto a causa non imputabile agli amministratori (es: nel caso di locazione se la cosa si

perde per fatto non imputabile al conduttore l’obbligazione si fa a carico del locatore, che è il socio che ha

effettuato il conferimento.

- socio che si è obbligato al trasferimento della proprietà di una cosa: potrebbe essere escluso nel

caso di perimento della cosa prima che la proprietà sia acquistata dalla società.

2) Esclusione di diritto (art.2288): avviene automaticamente in presenza di due casi:

a) nel caso di liquidazione della partecipazione al creditore particolare del socio;

b) e l’altro caso è il fallimento personale del socio.

Dal momento in cui si verifica l evento (liquidazione, o pubblicazione della sentenza dichiarativa di

fallimento del socio), siamo certi che il socio ha perso la sua qualità di socio;

PROCEDIMENTO DI ESCLUSIONE. (art. 2287)

L’ esclusione è uno strumento che può essere utilizzato in maniera maliziosa, per questo ci sono dei

procedimenti volti a verificare se sono stati impiegati ‘’bene o male ’’; fondamentalmente è il giudice che

decide se l’esclusione ci sta (valutazione di proporzionalità del rimedio difronte alla gravità del fatto).

L’ esclusione è deliberata dalla maggioranza dei soci per teste (non per quote); la delibera deve essere

comunicata al socio escluso e ha effetto decorsi 30 giorni dalla comunicazione al socio escluso: per 30

giorni l’esclusione non è efficace ma lo diventa decorsi 30 giorni. Nei 30 giorni il socio può fare

opposizione alla delibera recandosi in tribunale. L’ opposizione non produce automaticamente la

sospensione degli effetti della decisione di esclusione, ma è necessario che il giudice emetta anche un

provvedimento di sospensione, altrimenti la mera opposizione non ha efficacia sospensiva

(difficilmente il tribunale entro 30 giorni emette tale provvedimento).

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Se la società è composta da due soci l’esclusione deve essere pronunciata dal tribunale su domanda

dell’altro socio.

Quindi l’esclusione può essere volontaria, cioè deliberata o di diritto automatica, ma può esserci anche

una esclusione giudiziale, cioè in assenza di una maggioranza chiunque dei soci può rivolgersi al

tribunale e chiedere l’esclusione, motivandone il perché.

Oggi parliamo di società in accomandita semplice, ultima delle società di persone che trattiamo.

Vi ricordo quanto abbiamo detto fino a qui, salvo poche deroghe, la disciplina della società semplice che

trova applicazione quando non derogata anche per la società in nome collettivo, e anche nella società in

accomandita semplice in cui per altro vi sono delle differenze maggiori.

In che cosa si caratterizza la società in accomandita semplice? Per la presenza di due categorie di soci:

i soci accomandatari e gli accomandanti.

Gli accomandanti rispondono limitatamente al conferimento eseguito, gli accomandatari invece è come

se fossero soci della società in nome collettivo, cioè sono illimitatamente responsabili, sono gli unici che

possano ricoprire la carica di amministratore, che è il ruolo più importante. A tal riguardo valgono le

regole già viste, cioè, se prevedo due categorie, gli accomandatari e gli accomandanti e non dico nulla,

tutti gli accomandatari hanno potere anche di rappresentanza e di amministrazione disgiunta, come se

fossero soci in una snc. Però si aprono le porte anche ad eventuali previsioni statutarie diverse, per

esempio stabilire che anziché l’amministrazione disgiuntiva dei soci accomandatari si applica

l’amministrazione congiuntiva, quindi è necessario il consenso di tutti, oppure ancora forme ulteriori

neppure previste dal codice civile, come per esempio indicare solo alcuni tra gli accomandatari o solo

uno di essi come amministratore rappresentante della società. Da sapere che il regime di default che in

automatico trova applicazione in assenza di diversa previsione statutaria è quello che tutti gli

accomandatari sono anche di diritto amministratori con forma di amministrazione disgiunta.

Non c’è niente di particolare, salvo osservare che l’accomandita semplice si riconosce per l’apposizione

nella ragione sociale da una parte dell’acronimo s.a.s. o “società in accomandita semplice” per esteso e

dall’altra l’indicazione del nome di almeno uno dei soci accomandatari. Mai ci deve essere invece il

nome dell’accomandante nella ragione sociale. Se la ragione sociale fosse composta anche con

riferimento al nome dell’accomandante, lo stesso acquisisce responsabilità solidale e illimitata per le

obbligazioni sociali. Gli accomandanti sono totalmente estranei all’amministrazione quindi sono privi di

qualsiasi potere gestorio, non solo, la legge sanziona in maniera pesante l’eventuale loro immistione in

gestione nella amministrazione. La sanzione è uguale a quella che abbiamo visto prima, per l’aver

consentito di inserire il loro nome nella ragione sociale cioè acquisiscono responsabilità solidale e

illimitata per tutte le obbligazioni sociali, non solo quelle che hanno eventualmente compiuto o contribuito

a compiere. È molto grave quindi il divieto di immistione che serve a non tradire l’aspetto esteriore della

società per non ingenerare falsi affidamenti nei terzi che trattano per conto della società. Anche se gli

accomandanti dovessero acquisire responsabilità solidale e illimitata comunque rimangono

accomandanti. Non è che soltanto se sanzionati e acquisiscono responsabilità solidale e illimitata allora

si trasferiscono di categoria di soci rimangono accomandanti quelli che lo sono. Con ulteriori

conseguenze: può accadere che l’accomandante si immischi negli atti di amministrazione contro la

volontà o senza che nulla sappiano i soci accomandatari e in questo caso si apre la porta anche ad un

ulteriore sanzione sul piano del contratto di società che riguarda la loro esclusione dalla società. Diverso

sarebbe il caso in cui gli accomandanti ingerissero negli atti di amministrazione della società ma con il

consenso, con l’approvazione da parte dei soci accomandatari o persino qualora questo fosse previsto

dall’atto costitutivo o dallo statuto: una cosa di questo tipo non modificherebbe di tanto la disciplina, cioè

in questo caso cosa accadrebbe? Da una parte acquisirebbero responsabilità solidale e illimitata per

tutte le obbligazioni sociali, dall’altra però potrebbero essere esclusi, questa è l’unica differenza. Non ci

sarebbe una reazione della società nei loro confronti perché autorizzati magari dall’atto costitutivo,

magari dagli accomandatari. Tenete presente che cosa si intenda per divieto di ingerirsi

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nell’amministrazione della società è piuttosto ampio, i tribunali sono molto severi al riguardo. Per

esempio è stato considerato un atto di immistione e come tale il presupposto poi per invocare la

responsabilità solidale e illimitata dei soci accomandanti anche la mera previsione nell’atto costitutivo

dell’approvazione di certi atti di amministrazione straordinaria compiuti dagli accomandatari, sottoposti

all’approvazione degli accomandanti. Anche questo quindi, prendere parte al procedimento decisionale

relativo all’amministrazione secondo la giurisprudenza è talmente rilevante da far scattare la violazione

del divieto di immistione. Quindi questi accomandanti che fanno? Gli accomandanti stanno un po’nel

cantuccio, hanno poco da scherzare, si limiteranno a fine anno a raccogliere l’utile, tra l’altro con una

previsione per loro favorevole: cioè siccome proprio estraniati dall’amministrazione, dovessero ricevere

degli utili, che poi si dimostrano degli utili fittizi, ma se li hanno ricevuti in buona fede, non sono ripetibili,

cioè la società o gli accomandatari non possono chiederli indietro. Vi ricordo che la regola generale è

che la buona fede si presume sempre, come la presunzione di innocenza. Se questa presunzione di

buona fede non viene superata gli accomandanti non devono restituire né in tutto né in parte gli utili che

hanno ricevuto.

Una piccola deroga, una piccola apertura al coinvolgimento degli accomandanti nella vita della società si

ha allorché la legge consente che gli accomandanti possano prestare la propria opera nella società sotto

la direzione degli accomandatari amministratori o possano compiere singoli affari previo rilascio di una

procura speciale. Nel primo caso ci troviamo di fronte a dei lavoratori subordinati in sostanza, non c’è un

contratto di lavoro subordinato perchè la prestazione d’opera è retta dal contratto di società, nel secondo

caso invece ci troviamo di fronte ad un procuratore speciale con una procura che viene iscritta nel

registro delle imprese quindi non c’è il rischio di ingenerare falsi affidamenti nei terzi che trattano per la

società.

Ricordate a proposito della rigida posizione dei tribunali, possono se l’atto costitutivo lo consente dare

autorizzazioni o pareri per determinate operazioni, quindi i pareri sicuro poco rilevano all’interno ma

l’autorizzazione diventa rischiosa… l’autorizzazione richiesta per una singola operazione o per

specifiche operazioni diventa invece generalizzato il potere di autorizzazione per atti ad esempio con un

valore superiore a 50.000 euro se dovessi stabilire una clausola di questo tipo. La giurisprudenza mi

dice no questa…perché l’accomandante a quel punto diventa un anello fondamentale del processo

decisionale in materia gestoria ergo ha violato il divieto di immistione ergo ancora assume la

responsabilità solidale e illimitata. A fronte del loro isolamento dal punto di vista amministrativo

beneficiano di una responsabilità limitata che è alquanto anomala per una società di persone che è

invece caratterizzata normalmente dall’esposizione al rischio d’impresa di tutto il patrimonio del socio

con una eccezione, il socio accomandante è molto più simile al socio di una società di capitali quindi

gode di questa limitazione di responsabilità.

Al fine di proteggere il proprio investimento e quindi conservare inalterate le aspettative di ricevere un

utile a fine esercizio o di ricevere la propria quota di liquidazione agli accomandanti viene anche

accordato un piccolo set di poteri di controllo che riguardano la possibilità eventuale di compiere atti di

ispezione e di sorveglianza, soprattutto quella di ricevere a fine anno il rendiconto, quindi il bilancio.

Norme particolari reggono il trasferimento della quota dell’accomandante: fin qui si è capito che il ruolo

dell’accomandane all’interno della società in accomandita semplice è abbastanza sbiadito. Mentre noi

possiamo affermare con sicurezza che le società di persone si caratterizzano per la centralità del socio

sia nei rapporti interni, voi pensate ai poteri di amministrazione che appartengono al socio sulla base del

sistema normativo, ma anche all’esterno, pensiamo al fatto che il patrimonio del socio si aggiunge al

patrimonio della società per garantire l’adempimento di obbligazioni verso terzi, invece questa centralità

sbiadisce allorché trattiamo di un accomandante. Ragione per la quale è molto più blanda la disciplina

relativa al trasferimento della partecipazione sociale. Vi ricordate, questo lo sottolineerei bene nei vostri

appunti, che le modifiche soggettive derivanti anche dal trasferimento della partecipazione configurano

nella società di persone una modifica dell’atto costitutivo. Non altrettanto importante è la vicenda del

trasferimento della quota di partecipazione del socio accomandante, perché la sua quota è liberamente

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trasferibile per causa di morte e può essere ceduta con il consenso della maggioranza del capitale della

società.

A questo punto vediamo se è vero che sbiadisce l’importanza della modifica soggettiva relativamente

all’accomandante rispetto a quanto accade per i soci di una snc ad esempio o di una società semplice.

Vi ricorderete che in caso di morte del socio la disciplina di default è che si rescinde il rapporto

particolare nel contratto di società e la società deve liquidare l’erede. Al pari di recesso ed esclusione la

morte taglia il rapporto sociale tra socio e società.

Nella sas accade il contrario, qui si tratta di trasferire il proseguo, il rapporto, la ragione logica, gli

accomandanti contano molto poco per cui non possono fare nessun disastro, il loro patrimonio non conta

quasi niente, quel conferimento è un conferimento che rimane dentro… e dall’altra parte nel caso in cui

non ci sia più l’accomandante e non ci siano più gli eredi dell’accomandante ovvi interessi per

l’accomandatario dato che non ha poteri gestori non ha poteri di amministrazione, quindi non ha quella

funzione centrale riconosciuta ai soci della snc che imponeva di fronte al trasferimento o alla

successione quindi un trasferimento mortis causa di preferire la logica della liquidazione.

Ma anche da vivi se ceduta col consenso dei soci che rappresentano la maggioranza del capitale, è la

legge che ce lo dice, e invece qual era la disciplina che abbiamo visto per i trasferimenti di partecipazioni

di un socio di una snc o di una società semplice? Queste modificazioni soggettive vengono prese con

l’unanimità per blindare la compagine sociale: nessuno entra di nuovo, nessuno può andarsene, uscire

dalla porta se non lo consentono tutti i soci. Quindi regole molto più libere, molto più elastiche che

consentono il trasferimento della partecipazione.

Regole particolari riguardano anche l’eventuale nobile regola della nomina degli amministratori: abbiamo

detto che gli amministratori vengono pescati solo nella classe degli accomandatari, quindi non può un

accomandante essere un amministratore e se lo fa rischia. Può essere solo un accomandatario, se la

legge non dice nulla, sono tutti gli accomandatari però se l’atto costitutivo dispone diversamente quella

nomina per i soci accomandatari amministratori o per la loro revoca, nel caso in cui siano stati nominati

per atto separato(la loro nomina non è prevista nell’atto costitutivo) cosa è necessario per poterli

nominare? Il consenso di tutti i soci accomandatari e l’approvazione da parte della maggioranza dei soci

accomandanti. Quindi maggioranze che devono essere sempre calcolate per quote di capitale, non si

vota per teste, si vota per importanza del capitale di cui si è titolari.

Così come nella società semplice e in nome collettivo è necessaria la pluralità dei soci, cioè in sede di

costituzione la società deve essere composta di almeno due soci, due o più, così durante la vita della

società deve permanere una pluralità dei soci. Però la legge tollera per un periodo non superiore a sei

mesi che venga meno la pluralità dei soci a patto che entro questo periodo di tempo venga ristabilita la

pluralità. Per l’accomandita semplice vige una regola leggermente diversa, non tanto la pluralità dei soci

deve permanere ma la pluralità delle classi. All’interno delle classi poi ci può essere un solo

accomandante o un solo accomandatario. Quindi vuol dire che la società si scioglie se viene meno una

classe e non viene ricostituita entro sei mesi.

L’amministratore provvisorio è colui che per l’ordinaria amministrazione gestisce la società in

accomandita semplice nel caso in cui vengano a mancare tutti gli accomandatari. Gli accomandanti a

questo punto si mettono d’accordo per nominare un terzo, amministratore provvisorio, che per un

periodo massimo di sei mesi curerà la gestione ordinaria della società.

Società in accomandita semplice irregolare: il fatto che la società è irregolare significa che non è iscritta

nel registro delle imprese. L’irregolarità quindi è un tema o un fenomeno che può riguardare solo le snc e

la sas. L’irregolarità non è un fenomeno possibile per le società di capitali e per le società cooperative,

per le quali invece la pubblicità ha efficacia costitutiva. Quindi la società in questo caso esiste anche

senza l’iscrizione, invece nelle società di capitali la società non esiste se non con l’iscrizione, quindi se

qualcuno esercita di fatto oppure anche con un contratto scritto un’attività sociale di tipo commerciale

senza essere iscritta nel registro delle imprese noi dobbiamo riqualificare questa società come società in

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nome collettivo o società in accomandita semplice, non abbiamo scelta. Se l’attività non è commerciale

potrà essere una società semplice, ma per la SS l’irregolarità non è prevista perché la SS non ha

l’obbligo di iscrizione se non nelle sezioni speciali per le quali vige il principio della pubblicità notizia. Al

massimo si potrebbe ipotizzare un caso eccezionale di società irregolare semplice con la società

agricola. Per la società agricola è prevista l’iscrizione al pari della snc. È abbastanza strano che una

società irregolare in accomandita semplice in cui c’è un patto strano in cui c’è qualcuno che risponde

limitatamente a quanto conferito. La prima cosa è: il socio accomandante per quando il contratto non sia

iscritto nel registro delle imprese e quindi i terzi non ne sappiano nulla, continua a rispondere

limitatamente? Si, anche se la società in nome collettivo è irregolare a condizione che non abbia

compiuto operazioni sociali, non parla di atti di amministrazione, ma usa una terminologia diversa che

infatti ha ingenerato negli interpreti qualche dubbio. La norma dice (art. 2317) “per le obbligazioni sociali

i soci accomandanti rispondono limitatamente alla loro quota salvo che abbiano partecipato alle

operazioni sociali” quindi sembrerebbe richiamare un po’quella norma che imponeva il divieto di

immistione (art 2320): “i soci accomandanti non possono compiere atti di amministrazione … e se

contravvengono se ne assumono la responsalibità” quindi c’è una terminologia diversa che ad alcuni ha

fatto pensare che il legislatore si riferisse a qualcosa di diverso. Per quanto mi riguarda sarei propenso a

ritenere che sia la stessa cosa, sia una sbadata presunzione normativa, cioè quando dico “non ha

compiuto operazioni sociali” vuol dire che non ha agito per conto della società, che non ha gestito la

società, quindi non solo non ha speso il nome ma anche non si è occupato attivamente

dell’amministrazione. A questo punto dovremmo interpretare in maniera più rigida questo divieto, perché

in un caso l’sas è iscritta nel registro delle imprese e regolare, da una parte abbiamo i terzi che possono

leggersi l’atto costitutivo e sapere chi è accomandatario e chi accomandante, dall’altra se vengono

compiute singole operazioni sociali troveranno iscritta la procura. In questo caso i terzi che trattano con

l’sas irregolare nulla sanno su chi è accomandante e chi accomandatario, ne tantomeno possono avere

notizia della procura speciale, perché la procura speciale non può iscriversi se prima non è stata iscritta

la società, quindi sarei tentato a ritenere che facciano assumere responsabilità solidale illimitata degli

accomandanti di un’accomandita irregolare anche le singole operazioni per i quali gli amministratori

abbiano delegato specificamente gli accomandanti. Quindi un’eccezione alla regola del divieto di

immistione, cioè al divieto di ingerirsi nell’amministrazione della società riguardava singole operazioni

compiute in nome, per conto della società in forza di una procura speciale. “Senti sono in vacanza al

mare, non posso andare, vai tu dal notaio a fare questa vendita”, però quello dice “io sono

accomandante però ho la procura speciale”. Ora se la stessa cosa accade per un’accomandita semplice

irregolare sarei portato a ritenere che l’accomandante assume responsabilità solidale illimitata, quindi

quella diversa terminologia potrebbe spiegarsi solo con questo strumento.

Per il resto valgono tutte le regole che abbiamo già visto per una società irregolare e cioè si ha una sorta

di regressione alla forma della SS, proprio per la mancata iscrizione nel registro delle imprese. Viene

richiamato l’articolo 2297 cc in materia di snc. Cosa accade ad una snc quando non è registrata? Si ha

una regressione alla disciplina meno favorevole della SS, in particolare i rapporti fra la società e i terzi,

fermo restando la responsabilità illimitata e solidale, sono regolati dalle disposizioni relative alla SS.

Questo cosa significa? Significa soprattutto che il regime di responsabilità regredisce.

Cosa accade quando un creditore sociale di una SS vuole essere soddisfatto? Aggredisce il patrimonio

della società oppure può aggredire il patrimonio dei singoli soci, cioè i soci non hanno il beneficio di

escussione. Cosa significa beneficio di preventiva escussione? Che per la snc regolare si ha il beneficio

di preventiva escussione cioè il socio ha diritto a non essere aggredito se non dopo che è stata

dimostrata l’incapienza del patrimonio della società, cioè io sono esposto ma la mia obbligazione sociale

viene dopo che il creditore sociale ha aggredito il patrimonio della società. Nella SS il creditore sociale

può, indipendentemente aggredire la società o i singoli soci. Se il singolo socio di una SS però vuole

evitare l’aggressione deve indicare al creditore i beni sociali su cui può utilmente soddisfarsi. Quindi

deve essere lui, proprio per il fatto che non c’è stata una registrazione della società semplice, che non si

sa come è composto il patrimonio della società, non si sa quali sono i conferimenti, non si sa dove sono,

non si sa qual è il valore, non si sa nulla. Il creditore sociale di una SS può andare a beccare nel mazzo,

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in amministrazione e organizzazione (Facoltà di Scienze Politiche, Economia, Giurisprudenza) (CAGLIARI e NUORO)
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher imported_francy-1-votailprof di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto commerciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Dionigi Scano.

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