Capitolo 12 - Società, amministrazione e fonti del diritto nel tardo antico
La crisi del terzo secolo
Con l'espressione crisi del III secolo ci si riferisce ad un'epoca della storia dell'Impero romano compresa all'incirca tra il 235 ed il 284 d.C., ovverosia tra il termine della dinastia dei Severi e l'ascesa al potere di Diocleziano. Durante questo periodo si manifestarono simultaneamente situazioni estremamente problematiche in diversi campi, quali l'aumento della pressione nemica sui confini, spesso accompagnata da secessioni (si pensi all'Impero delle Gallie e al Regno di Palmira) e disordini interni (la qual cosa comporterà riforme strutturali della tradizionale unità militare romana, la legione), la crisi del tradizionale sistema economico e, soprattutto, la grave instabilità politica (la cosiddetta "anarchia militare").
La causa principale della crisi può essere ricercata nella fine dell'idea di Impero tipica delle dinastie giulio-claudia ed antonina basata sulla collaborazione tra l'imperatore, il potere militare e le forze politico-economiche interne. Nei primi due secoli dell'Impero la contrapposizione tra autorità politica e potere militare si era mantenuta, anche se pericolosamente (guerre civili), all'interno di un certo equilibrio, garantito anche dalle enormi ricchezze che affluivano allo Stato e ai privati tramite le campagne di conquista. Nel III secolo d.C., però, tutte le energie dello Stato venivano spese non per ampliare, ma per difendere i confini dalle invasioni barbare.
Quindi, con l'esaurimento delle conquiste, il peso economico e l'energia politica delle legioni finirono per riversarsi all'interno dell'Impero invece che all'esterno, con il risultato che l'esercito, che era stato il fattore principale della potenza economica, finì per diventare un peso sempre più schiacciante, mentre la sua prepotenza politica diventava una fonte permanente di anarchia.
Per quanto concerne la società, venne accentuandosi l’antitesi città-campagna che aumentò notevolmente l’entità della crisi, con l’estendersi degli agri deserti. Di qui una notevole scarsezza della forza-lavoro nel settore primario. La moneta si deprezzava, creando una spirale inflazionistica, col ritorno a forme di economia naturale (baratto).
Insomma, i cambiamenti nelle istituzioni, nella società, nella vita economica e, di conseguenza anche nel modo di pensare e nella religione furono così profondi e fondamentali, che la "crisi del III secolo" è sempre più vista come lo spartiacque che contrassegna la differenza fra il mondo classico e quello della tarda antichità, che già porta in sé i germi del Medioevo.
Durante i circa 50 anni della crisi più di una ventina di imperatori si succedettero sul trono, regnando a volte contemporaneamente su parti diverse del territorio. Si trattava in genere di comandanti militari (anarchia militare) che venivano proclamati imperatori dalle proprie legioni e riuscivano a mantenere il potere per una media di due o tre anni, prima di essere a loro volta assassinati dal loro successore.
La politica di Diocleziano
Con l'avvento di Diocleziano, nel 284 d.C., ebbe fine il periodo noto come crisi del terzo secolo, caratterizzato dal punto di vista politico da una fase di conflitti interni (anarchia militare), protrattasi per quasi un cinquantennio, che vide succedersi un elevato numero di imperatori la cui ascesa e permanenza al potere dipese esclusivamente dalla volontà dell'esercito.
Per porre fine a questa instabilità derivante dall’anarchia militare, divenuta ormai pericolosa per la sopravvivenza dell'Impero, Diocleziano mise in atto una serie di profonde riforme politiche e amministrative, tra cui risalta, sotto quest'ultimo aspetto, la condivisione dell'Impero tra più colleghi. A tal fine, nel 285 scelse come collega in qualità di co-imperatore, il commilitone Massimiano, conferendogli per l'appunto il titolo di Augusto e assegnandogli la metà occidentale dell'Impero (riservando per sé quella orientale); il 1º marzo 293 completò l'architettura istituzionale associando ai due Augusti due Cesari (una sorta di vice-imperatori), nelle persone di Galerio e Costanzo, dando così vita alla cosiddetta «Tetrarchia», il «governo dei quattro»: ciascun Augusto avrebbe governato su metà dell'Impero coadiuvato dal proprio Cesare, al quale avrebbe delegato il governo di metà del proprio territorio e che gli sarebbe succeduto (come nuovo Augusto) dopo venti anni di governo, nominando a sua volta un nuovo Cesare.
Ma non tutte le riforme di Diocleziano ebbero gli effetti sperati. Alcune di esse fallirono mentre l'imperatore era ancora al potere come l'Editto sui prezzi massimi (301), il cui scopo era di controllare l'inflazione (dovuta alla svalutazione monetaria) tramite l'introduzione di prezzi calmierati, che fu invece contro-produttivo e rapidamente dimenticato. Inoltre, subito dopo la propria abdicazione, Diocleziano dovette assistere impotente al crollo del sistema tetrarchico, in quanto la Tetrarchia, che diede l'impressione di essere un sistema di governo molto efficiente finché il suo ideatore si mantenne al potere, collassò all'indomani della sua abdicazione in conseguenza delle mire dinastiche di Massenzio e Costantino, figli rispettivamente di Massimiano e Costanzo.
Malgrado questi fallimenti, sull'opera riformatrice di Diocleziano non può non essere espresso un giudizio sostanzialmente positivo perché riuscì indubbiamente se non ad arrestare almeno a rallentare notevolmente il processo di decadimento cui era soggetto l'Impero romano a partire dalla morte dell'imperatore Marco Aurelio, e che nel corso del III secolo aveva subìto una pericolosa accelerazione. Cosicché, il ventennio dioclezianeo rafforzò lo Stato romano dotandolo degli strumenti di carattere istituzionale, amministrativo, finanziario e militare (perfezionati poi da Costantino) idonei a consentirgli di esistere, come grande potenza, almeno per gran parte del IV secolo.
In questo contesto, le cariche repubblicane divennero puramente onorifiche, e lo stesso senato, salvo qualche momento di ripresa, decadde progressivamente. Questo sistema centralizzato di governo, poi accentuato autocraticamente da Costantino, fu detto dominato (da dominus, signore). Per un maggiore orientamento tra i concetti, questo periodo è chiamato postclassico, corrispondente, per l’appunto, a quello dell’imperium assolutistico. Esso va dal 285 d.C. sino alla morte dell’imperatore d’Oriente Giustiniano (565 d.C.).
La tetrarchia e la sua degenerazione. Il regno di Costantino
Il 1º maggio del 305 a.C. Diocleziano, dopo vent’anni di governo, venuto...