NOTE DAL CORSO DI
SISTEMI A EVENTI DISCRETI
ANNO ACCADEMICO 2020/2021
15 settembre 2020
CAPITOLO 1° : INTRODUZIONE AI PROCESSI PRODUTTIVI
Docente: Riccardo Minciardi 1
SOMMARIO
1 L’architettura decisionale/funzionale dei processi produttivi
1.1 Generalità sui processi produttivi discreti
1.2 Classificazione dei processi produttivi discreti
1.3 Struttura gerarchica delle funzioni decisionali dei processi produttivi discreti
2 La rappresentazione del sistema produttivo
2.1 I prodotti e i processi di lavorazione
2.2 Le risorse
2.2.1 Le risorse di lavorazione
2.2.2 Le risorse di trasporto
3 Gli indici di prestazione
3.1 Modello make-to-order
3.2 Modello make-to-stock
4 Uno sguardo all’architettura fisica di un sistema produttivo
4.1 Dalle macchine a controllo numerico alle manufacturing cell
4.2 I sistemi di movimentazione interna 2
L’architettura decisionale/funzionale dei processi produttivi
1
1.1 Generalità sui processi produttivi discreti
I processi produttivi possono dar luogo a prodotti continui (carta, cellulosa, energia, prodotti
petroliferi, ecc.) o discreti (prodotti elettronici, prodotti meccanici, confezioni alimentari, ecc.). In
questa sede ci occuperemo esclusivamente della seconda categoria di prodotti, caratterizzati in
generale da un elevato livello di ripetitività e da grandi volumi di produzione.
L’approccio tradizionale per il progetto e la gestione dei sistemi produttivi discreti (questi ultimi
in inglese con il termine “manufacturing processes”) è quello della linea
vengono in generale indicati
di produzione (o di assemblaggio). Si tratta di sistemi produttivi rigidi, ovvero finalizzati alla
realizzazione di un numero assai limitato di tipologie di prodotti, attraverso una sequenza prefissata
di operazioni, che assai spesso prevedono l’assemblaggio di componenti differenti. I sistemi
produttivi di questo genere sono di regola caratterizzati dalla presenza di risorse produttive dedicate
a particolari tipologie di operazioni e non facilmente riconfigurabili in caso di variazioni nella
tipologia dei prodotti.
I sistemi produttivi basati su tale approccio tradizionale risultano appropriati solo nel caso di
“domanda” poco diversificata (ovvero poche tipologie di prodotti, e comunque simili tra loro) e
scarsamente variabile nel tempo. Nel caso in cui tali condizioni non risultino verificate, un modello
più valido è quello dei cosiddetti sistemi flessibili di produzione. Si tratta di sistemi costituiti da
risorse produttive multifunzionali e dotati di buone proprietà di riconfigurabilità, non solo dal punto
di vista delle tipologie di prodotti che possono essere realizzati, ma anche da quello della gestione dei
flussi produttivi all’interno dell’impianto.
1.2 Classificazione dei processi produttivi discreti
La classificazione dei sistemi produttivi discreti può essere fatta secondo differenti criteri. Una prima
classificazione, legata anche alle considerazioni fatte nel paragrafo precedente, si basa sulla
quantificazione dei volumi prodotti e sulla diversificazione delle tipologie di prodotti. Tale
classificazione, peraltro esprimibile solo dal punto di vista orientativo, può essere rappresentata con
l’aiuto dello schema di Figura 1. 3
Diversificazione dei prodotti
11 1
1 2 3 4 5 Volumi prodotti
Figura 1: Classificazione dei processi produttivi discreti
–
1 PROTOTYPE PRODUCTION
–
2 MAKE-TO-ORDER
–
3 BATCH PRODUCTION
–
4 MAKE-TO-STOCK
–
5 FLOW PRODUCTION
Una descrizione sommaria delle sigle che sono riportate in Figura 1 è la seguente:
“prototype production” —
1. si tratta di processi produttivi con volumi assai limitati (al limite,
“pezzi” singoli) per ogni tipologia di prodotto; l’onere della progettazione e quello della
realizzazione del prodotto sono comparabili;
produzione “make-to-order” (m.t.o.) — si tratta della cosiddetta “produzione su commessa”,
2. in cui differenti tipologie di prodotti vengono realizzati sulla base di richieste specifiche
(commesse od ordini) espresse dai clienti; ogni commessa è caratterizzata dalla dimensione
del lotto ordinato, dalla tipologia dei prodotti a cui si riferisce e da una data prevista di
consegna; la gestione di un processo produttivo di questo tipo richiede tipicamente la
definizione e la risoluzione di problemi di ottimizzazione su orizzonte finito;
produzione “make-to-stock” (m.t.s) — si tratta della cosiddetta “produzione a magazzino”, in
3. cui si presume che si voglia ottimizzare la gestione del processo produttivo nell’assunzione
questo caso si parla di “mix
che la domanda dei diversi tipi di prodotto sia costante e nota; in
di produzione” per indicare le percentuali, sul volume di produzione complessivo, dei volumi
realizzati (per unità di tempo) in relazione alle singole tipologie di prodotti; la gestione dei
processi di questo genere comporta di regola la definizione e la risoluzione di problemi di
ottimizzazione su orizzonte infinito;
“batch production” —
4. è una situazione intermedia rispetto alla produzione make-to-order e
quella make-to-stock; può essere pensata come una successione programmata di
configurazioni m.t.s., caratterizzate da mix differenti, determinati a seguito di variazioni nella
domanda da parte dei clienti; ogni configurazione m.t.s. prende in questo caso la
denominazione “shift”; 4
“flow production” —
5. è il caso in cui si ha una produzione assai poco diversificata (al limite,
una sola tipologia di prodotti), che può essere pensata come un flusso continuo; i volumi
prodotti sono assai elevati.
La classificazione indicata in Figura 1, come già detto, non è assolutamente esaustiva, ne è definita
in modo rigoroso. Nella realtà si incontrano situazioni estremamente diversificate e spesso
difficilmente inquadrabili in una qualsiasi classificazione.
1.3 Struttura gerarchica delle funzioni decisionali dei processi produttivi discreti
Indipendentemente dalla classificazione introdotta nel paragrafo precedente, possono essere
identificate differenti funzioni decisionali, che possono essere inquadrate secondo lo schema
gerarchico indicato in Figura 2. 5
PROGETTAZIONE
LIVELLO DECISIONALE STRATEGICO (dei prodotti e dei
processi di
(pianificazione a lungo termine) fabbricazione)
MARKETING
UFFICIO LIVELLO DECISIONALE TATTICO GESTIONE
COMMERCIALE (pianificazione a medio termine) DELL’INVENTORY
(acquisizione ordini) UFFICIO
ACQUISTI
LIVELLO DECISIONALE
OPERATIVO (gestione della
produzione)
CONTROLLO IN TEMPO
REALE
PROCESSO PRODUTTIVO
Figura 2: Schema gerarchico delle funzioni decisionali dei processi produttivi discreti. 6
In Figura 2 i blocchi rettangolari rappresentano funzioni e procedure decisionali, mentre le frecce
rappresentano flussi informativi. Le frecce più spesse indicano flussi informativi prescrittivi (ovvero,
che forniscono indicazioni operative), mentre le frecce più sottili indicano i flussi informativi che
rappresentano informazioni utili per le funzioni decisionali.
Il livello decisionale strategico è quello in cui vengono elaborate le decisioni fondamentali riguardanti
la configurazione del sistema produttivo. Tali decisioni, per esempio, possono riferirsi
all’identificazione dei siti produttivi e della tipologia di prodotti, alla configurazione degli impianti,
alla selezione e al dimensionamento delle risorse produttive, alla definizione della struttura del
sistema di movimentazione interno.
Il livello decisionale tattico è quello in cui viene pianificata l’attività produttiva a medio termine
(alcune settimane, alcuni mesi), ovvero quello in cui vengono prese decisioni riguardanti i volumi di
tipologie di prodotto e l’allocazione di massima delle risorse del sistema
produzione per le singole
produttivo alle lavorazioni da effettuare. Tipicamente, i problemi decisionali affrontati a questo
livello vengono risolti (con tecniche euristiche o mediante l’impostazione e la risoluzione di problemi
di ottimizzazione) facendo riferimento a modelli a tempo discreto e a variabili (almeno
prevalentemente) continue. Le tecniche utilizzate sono spesso indicate con sigle come MRP
(Materials Requirement Planning). Tale denominazione non deve peraltro trarre in inganno in quanto
si riferisce a problematiche più generali del semplice approvvigionamento di materiali, e
precisamente alla programmazione (a medio termine) delle attività produttive. Va notato inoltre che
a questo livello decisionale tattico vanno impostati e risolti i problemi relativi alla gestione
dell’inventory, ovvero dei vari “magazzini” (virtuali o reali) in cui sono temporaneamente conservati
i vari componenti (materie prime o componenti di base, semilavorati, prodotti finiti) che attraversano
l’impianto produttivo.
Al livello decisionale operativo competono tutte le decisioni riguardanti la gestione dei processi
produttivi (secondo le indicazioni fornite dal livello superiore), inclusa la programmazione della
produzione a breve termine. Le risorse sono qui generalmente modellate come entità discrete e la
rappresentazione della dinamica del processo è generalmente ottenuta tramite un modello ad eventi
discreti. I problemi di ottimizzazione che devono essere affrontati sono generalmente di tipo
e possono essere inquadrati nell’ambito dei problemi di scheduling.
combinatorio
Il livello di controllo in tempo reale funge da interfaccia fra il livello operativo e l’impianto e ha la
funzione di implementare effettivamente le decisioni prese al livello operativo, tenendo presenti le
caratteristiche dell’impianto. Il livello di controllo in tempo reale ha anche funzioni di supervisione
e diagnostica rispetto all’impianto gestito secondo le indicazioni del livello operativo.
Malfunzionamenti, guasti ed altri problemi devono essere tempestivamente diagnosticati dal livello
di controllo in tempo reale. Tali problemi devono essere quindi prontamente risolti al livello di
controllo ovvero, nel caso in cui tale risoluzione risulti impossibile, la loro esistenza deve essere
segnalata al livello operativo. 7
Livello decisionale strategico Livello decisionale
Livello decisionale
Livello decisionale tattico
tattico
tattico Impianto 3
Impianto 2
Impianto 1 Livello
Livello
Livello operativo cella
operativo
operativo C
cella B
cella A
Figura 3: Gerarchia delle funzioni decisionali nell’ambito del processo produttivo.
Va infine notato che la distinzione delle funzioni decisionali nei quattro livelli principali (strategico,
tattico, operativo e in tempo reale) può essere motivata non soltanto sulla base delle differenti scale
temporali a cui ciascuno di tali livelli rispettivamente si riferisce, ma anche sulla base dell’estensione
“fisica” del sistema di riferimento. Se infatti il livello decisionale strategico si riferisce tipicamente
all’intero impianto, o addirittura ad un sistema produttivo complesso non mono-centrico, il livello
vasta dell’impianto,
decisionale tattico si riferisce generalmente ad una porzione significativamente
mentre il livello decisionale operativo si riferisce ad esempio ad una cella manifatturiera. Una
schematizzazione più corrispondente alla realtà, rispetto a quanto riportato in Figura 2, può essere
quella riportata in Figura 3.
Anche tali considerazioni sono però puramente indicative e le singole realtà vanno analizzate e
modellate caso per caso.
2 La rappresentazione del sistema produttivo
2.1 I prodotti e i processi di lavorazione
Nella descrizione del processo produttivo si assume che debbano essere realizzati prodotti
,…,P
appartenenti a N tipologie differenti e predefinite, indicate con P . Due prodotti della medesima
1 N
tipologia sono considerati del tutto indistinguibili. Il processo produttivo (predefinito) dei prodotti
delle diverse classi è rappresentabile attraverso il grafo delle operazioni (Figura 4). 8
cb1 cb2
O1 O2
pt1 pt2
cb3 O3 pt3
O4
pt4 pt4
O5 O6
pt5 pt6
(prodotto finito) (prodotto finito)
Figura 4: Grafo delle operazioni.
In questo tipo di grafici si suppone che ad ogni (tipo di) operazione sia associata una part-type
), ovvero una tipologia di componente fisico circolante nell’impianto. Le
(operazione O , part-type pt
i i
frecce entranti nel nodo che rappresenta un’operazione possono corrispondere a componenti di base
(ovvero componenti acquistati all’esterno, che giungono all’impianto per realizzare i diversi prodotti)
9
o a part-type prodotte da qualche operazione (in questo caso si parla di componenti o prodotti
Nel caso in cui nel nodo di un’operazione entri
intermedi). cb indica il componente di base i-esimo.
i
una sola freccia, l’operazione si dice di semplice lavorazione, nel caso in cui invece entrino più frecce,
si parla di operazione di assemblaggio (nel modello considerato non sono previste operazioni di
disassemblaggio).
I grafi considerati sono sempre aciclici. I nodi terminali corrispondono a classi di prodotti (ma anche
i nodi non terminali possono corrispondere a classi di prodotti). Si noti che nello stesso grafo possono
“coesistere” diverse classi di prodotti.
Si noti che nel modello considerato non vi sono alternative “make-or-buy”, cioè vi è una netta
distinzione fra i componenti di base e i prodotti intermedi.
Il modello considerato è invece caratterizzato dalla possibile presenza di commonality. Questo
termine indica una situazione in cui il processo di fabbricazione di due diverse tipologie di prodotti è
in larga misura comune. Questo fatto implica che diversi componenti di base e prodotti intermedi
possono essere considerati come riferibili alle due tipologie di prodotti. Una elevata commonality può
costituire una caratteristica positiva di un processo di fabbricazione multi-prodotto, in quanto
favorisce la costituzione di magazzini intermedi (reali o virtuali) che possono essere riferiti a diverse
tipologie di prodotti. In tal modo, a parità di costi di magazzino, può aumentare la prontezza di
risposta alla domanda esterna.
Per ogni operazione O è definita una funzione (ovvero una tipologia di servizio) definita attraverso
i
E’ inoltre definita una quantità di servizio richiesta
il mapping f = (i). s(i). La quantità di servizio
2
richiesta è espressa attraverso diverse unità di misura (cm da verniciare, numero di fori da effettuare,
cm che esprimono la lunghezza di un profilo di saldatura, ecc.), a seconda della tipologia
dell’operazione da effettuare. ℛ di risorse compatibili con l’esecuzione di quella funzione
Per ogni funzione f è definita una classe f
(ovvero in grado di effettuare correttamente le operazioni che richiedono quella funzione). Sia M una
k
ℛ
generica risorsa appartenente a , dove f = (i), e sia v velocità di servizio della risorsa M
f k,f la k
(ovvero la quantità di servizio effettuata per unità di tempo) relativamente alla funzione f. Il tempo di
esecuzione dell’operazione O , se effettuata sulla risorsa M , sarà allora dato da
i k
()
(, ) = ,
(si noti che il tempo di esecuzione di una operazione dipende in generale dalla risorsa su cui
l’operazione viene eseguita).
Tra un’operazione e la successiva, vincolate da un legame di precedenza, il tempo di waiting, ovvero
) e l’inizio della successiva (sia
il tempo che intercorre tra la fine della prima operazione (sia essa O
i
essa O ), può essere vincolato ad essere maggiore di un minimum waiting time (minwt ) maggiore di
j i,j
zero e minore di un maximum waiting time (maxwt ) minore di +∞. Tali vincoli possono
i,j
evidentemente nascere da esigenze tecnologiche specifiche (ad esempio, la necessità di attendere che
si asciughi la vernice dopo un’operazione di verniciatura, o evitare che si raffreddi un componente
dopo che esso è stato riscaldato in un forno). 10
2.2 Le risorse
2.2.1 Le risorse di lavorazione
Nel paragrafo precedente si è implicitamente supposto che ogni operazione (ogni funzione) richieda
una singola risorsa (fra quelle appartenenti ad un insieme assegnato). Nella realtà questa assunzione
non è sempre verificata: si pensi, ad esempio, ad una operazione che richieda contemporaneamente
la disponibilità di una macchina, di una o più unità di personale, e di una risorsa energetica (ad
esempio, una potenza elettrica minima). Si può anche verificare il caso in cui l’operazione richieda
la disponibilità di una macchina multifunzione e di un attrezzo dedicato (magari particolarmente
costoso) di cui è presente solo un certo numero di esemplari nell’impianto.
Nel modello considerato, trascuriamo tuttavia la possibilità che un’operazione richieda la
di più di una risorsa e ritorniamo pertanto all’ipotesi iniziale.
disponibilità
Esistono diversi criteri per la classificazione delle risorse. Uno di questi è legato alla possibilità di
eseguire più operazioni contemporaneamente. Questo criterio porta alla seguente classificazione:
—
1. risorse non condivisibili in questo caso le risorse possono eseguire una sola operazione per
volta (e naturalmente possono, in generale, cambiare funzione da un’operazione alla
successiva); —
2. risorse multiservizio in questo caso la risorsa può eseguire anche più operazioni
contemporaneamente; tali operazioni possono richiedere in generale tempi di esecuzione
differenti e funzioni differenti; si tratta in generale di sistemi (ad esempio, una cella
robotizzata con due o più robot) con più risorse elementari individuabili al loro int
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Esercizi Sistemi eventi discreti
-
Appunti:Corso di Sistemi dinamici
-
Sicurezza e impatto ambientale dei sistemi energetici - Elementi di teoria dell’affidabilità di componenti e sistem…
-
Sistemi e modelli, appunti