Il Bilancio Consolidato
È il bilancio che descrive la situazione contabile di un gruppo di imprese.
Se una società è quotata, è un gruppo assicurativo o bancario deve redigere il bilancio
consolidato, se non lo è deve farlo solo se una delle seguenti condizioni non è rispettata:
-‐ attivo di SP < 5 MLN€;
-‐ ricavi aggregati < 10 MLN€;
-‐ dipendenti < 250.
Il bilancio consolidato
non ha valenza fiscale: non è il documento sulla base del quale i
gruppi di impresa pagano le tasse.
Un gruppo di imprese si riconosce perché:
-‐ c’è una società madre (parent o holding) che controlla una o più società figlie
(subsidiaries o subholding) con l’obiettivo di indirizzare le attività con una logica di
gruppo;
-‐ le decisioni sono prese con una logica unitaria in ottica di gruppo.
Un gruppo è un insieme di società che, benché giuridicamente indipendenti sono sottoposte
ad un controllo unitario esercitato attraverso legami azionari. Distinguiamo tra:
-‐ gruppo piramidale, rappresenta la versione classica di una holding che esprime il piano
strategico e che controlla più subholding (Europa, UK e Usa anche se sono sviluppate
anche le Public Company);
-‐ gruppo federativo, rappresenta più una nuvola di imprese in cui non è riconoscibile
una holding. La caratteristica principale è la fitta rete di partecipazioni azionarie
reciproche (Giappone)
Lo SP Consolidato è una fotografia della situazione patrimoniale del gruppo; l’unica
differenza rispetto ad un classico SP è che si differenzia tra:
-‐ Patrimonio Netto del gruppo;
-‐ Patrimonio Netto di terzi.
La distinzione viene fatta per sottolineare che una capogruppo può non detenere il 100% del
controllo del gruppo e quindi che ci sono azionisti di maggioranza (il gruppo) e di minoranza.
Analogamente nel CE Consolidato, che rappresenta i flussi economici in entrata e in uscita del
gruppo, si distingue tra:
-‐ Utile netto del gruppo;
-‐ Utile netto di terzi.
Il Rendiconto Finanziario Consolidato rappresenta i flussi finanziari del gruppo e presenta
differenze minime rispetto al bilancio classico.
La costruzione del bilancio consolidato è caratterizzata da tre passi:
1. Definizione del perimetro di consolidamento
Si tratta di identificare la lista delle imprese che fanno parte del gruppo e definire in
che modo valorizzare la partecipazione che le lega alla holding. Si distingue tra società:
Controllate (anche se <100%): con il metodo integrale;
o Collegate ( senza controllo >20%): valorizzate con il metodo del PN;
o A controllo congiunto: valorizzate con il metodo proporzionale;
o Partecipate con quota di minoranza: valorizzate al fair value;
o Partecipazioni di piccola entità: valorizzate al costo storico.
o
È possibile non consolidare una società se il suo impatto sui conti è irrilevante, se
l’attività che svolge è completamente diversa da quelle delle altre società e se non si
hanno dati a disposizione per farlo.
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Operativamente si distingue tra:
controllo di diritto: maggioranza dei diritti di voto direttamente o
o indirettamente;
controllo di fatto: quota rilevante dei diritti di voto ma < 50%, ma di fatto
o controlla;
controllo congiunto: patti di sindacato o joint venture in cui il controllo è diviso
o con altri soggetti.
Controllo e Proprietà spesso non coincidono.
2. Rettifica dei bilanci delle società del gruppo
È necessario uniformare i criteri contabili e eliminare tutte le transazioni infragruppo.
Gli impatti ci saranno a livello di ricavi totali e costi totali del gruppo ma non sugli utili.
3. Aggregazione dei bilanci
Prevede di andare ad aggregare i bilanci delle varie imprese rispettando il perimetro di
consolidamento e usando i metodi che corrispondo al tipo di controllo che viene
esercitato tra le diverse imprese del gruppo.
L’analisi di bilancio di un gruppo di imprese viene fatta analogamente all’analisi di un
bilancio civilistico andando a considerare le grandezze espresse nel bilancio consolidato e
considerando gli indici reddituali, di liquidità e patrimoniali.
In Italia dal 2004 è possibile calcolare un’unica imposta IRES per imprese legate da un
rapporto di controllo e redigere il
consolidato fiscale. Una volta deciso va fatto per tre anni
di fila: consiste nell’aggregare gli utili civilistici delle imprese del gruppo e calcolare le
imposte sull’utile aggregato.
Il ‘cash pooling’ è il meccanismo che consente di gestire in modo razionale ed accentrato i
saldi attivi e passivi di conti correnti appartenenti a società dello stesso gruppo (‘logistica del
denaro’). L’obiettivo è quello di creare valore ottimizzando la gestione del capitale e il suo
costo (‘cash logistics’).
La figura che si occupa di gestire al meglio tale funzione è il ‘tesoriere’ (cash manager).
Le sue attività tipiche sono:
-‐ Gestione delle informazioni e delle registrazioni relative a pagamenti e incassi nel
gruppo;
-‐ Previsione dei saldi di cassa consolidati e dei tempi di pagamento;
-‐ Gestione dei pagamenti internazionali (anche nello stesso gruppo);
-‐ Individuazione dei migliori servizi bancari ed elettronici;
-‐ Finanziamenti a breve termine;
-‐ Gestione dei rischi in particolare di tasso di interesse e di cambio.
Il Cash pooling può essere effettuato a diversi livelli più o meno spinti all’interno di un
gruppo. Distinguiamo tra:
-‐ Notional pooling: compensazione ‘virtuale’ dei saldi attivi e passivi presso lo stesso
gruppo bancario;
-‐ Zero balance pooling (o
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