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schema EU-ETS

Lo varato dall’UE, è la prima strategia mondiale messa in atto per contrastare il cambiamento climatico

(European Union Emission Trading Scheme)

basandosi sui cd sistemi cap and trade ove per cap si intende il limite massimo consentito e per trade si intende il commercio dei permessi di emissione di CO .

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In pratica, i Paesi membri dell'Ue sotto la supervisione della Commissione europea, attribuiscono alle diverse imprese una quota di emissioni consentite(cd allowances) rilasciando

gratuitamente un numero equivalente di crediti di emissione.

Più un’azienda resta sotto il limite e più crediti di emissione può rivendere alle altre imprese non in grado di restare entro i livelli prescritti. Gli obiettivi si raggiungono abbassando via

via le quote consentite.

Entrato in vigore il 1 gennaio 2005, la prima fase, di durata pari a 3 anni, rappresentava una preparazione alla seconda fase di importanza cruciale il cui periodo 2008 - 2012, coincide

con il Protocollo di Kyoto durante il quale i diversi Paesi devono adempiere gli obblighi concordati, l'EU-ETS si integra con l'Emission Trading così che le EUAs(quote europee) si

convertono in AAus(quote di Kyoto). Inoltre a partire dal 2008 il commercio di quote di emissione potrà avvenire non solo tra le imprese ma anche tra i diversi Paesi; per taluni paesi i

costi legati alla riduzione di CO saranno più alti che altrove e per tale ragione avranno la possibilità di ottenere crediti di emissione investendo in progetti volti a ridurre le emissioni di

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CO in altri paesi oppure acquistando crediti di emissione sul mercato internazionale. Per contro un Paese che riesce a rimanere sotto il tetto massimo delle emissioni consentite

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realizzando una significativa riduzione delle sue emissioni di CO grazie a politiche e misure efficaci, può vendere il surplus di crediti ad altri Paesi che hanno superato il cap fissato dal

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Protocollo di Kyoto. A partire dal 2013 verrà avviata la terza fase(cd fase post - Kyoto) che si protrarrà fino al 2020 il cui obiettivo da parte dell'UE sarà quello di ridurre entro il 2020

appunto le proprie emissioni del 20% rispetto ai valori del 1990.

L’inquinamento idrico è un’alterazione della composizione chimico-fisica dell'acqua causato da diversi e molteplici fattori quali: scarichi, rifiuti, contaminazioni di

varia natura(agricole, industriali…).

Vi sono diversi tipi di inquinamento delle acque:

INQUINAMENTO BIODEGRADABILE è la capacità dell'acqua di autodepurarsi delle sostanze in essa presenti decomponendo sostanze organiche in composti

attraverso l’ossigeno. Il grado di inquinamento biodegradabile viene misurato attraverso un parametro definito BOD(domanda biologica di ossigeno). Il valore di BOD è direttamente

proporzionale alla quantità di sostanze decomponibili presenti nell'acqua e pertanto tanto più è elevato, tanto più è inquinata l'acqua. La quantità di ossigeno indica la purezza

dell'acqua risultato questo di un continuo processo di addizione e sottrazione di ossigeno.

INQUINAMENTO NON BIODEGRADABILE è l’immissione nelle acque di sostanze inorganiche provenienti dall’industria chimica e metallurgica.

INQUINAMENTO TERMICO è dovuto all’innalzamento della temperatura dell'acqua a causa dell'immissione di tonnellate di acqua calda usata dalle industrie per il

raffreddamento dei loro macchinari.

acque reflue

Le sono le acque contenenti rifiuti la cui qualità è stata pregiudicata in seguito alle varie attività umane tra cui quelle fisiologiche.

Le acque reflue domestiche provengono dalle abitazioni derivanti dal metabolismo umano e da attività domestiche.

Le acque reflue industriali sono quelle scaricate dalle industrie e dalle altre attività commerciali e quindi sono diverse dalle acque reflue domestiche.

Le acque reflue urbane sono l’unione tra le acque reflue domestiche e le acque reflue industriali che vengono incanalate nelle reti fognarie e sottoposte poi ad un trattamento

depurativo.

Le acque reflue derivanti da attività petrolifera sono causate dal trasporto del petrolio appunto in seguito a collisioni, fuoriuscite.

legge Merli

La riguarda la regolamentazione italiana sulle acque reflue più volte modificata nel tempo con nuove leggi, si tratta tuttavia di un compromesso politico e non di

una legge di tutela ambientale vera e propria.

Appare molto discutibile infatti la fissazione di limiti massimi degli inquinanti per l’accettabilità degli scarichi senza considerare la quantità degli scarichi in rapporto al cd corpo

ricettore(fiumi, mari, laghi, terreno…).

Tale legge ha però introdotto il Piano Regionale di Risanamento delle Acque(PRRA), prima normativa regionale in fatto di tutela delle acque per smaltire i rifiuti liquidi a patto che non

siano tossici o nocivi, che sanciva l’obbligo di munirsi di un’apposita autorizzazione regionale.

La legge Merli è stata completamente sostituita con il D.Lgs.152/99 tutt’oggi in vigore che prevede:

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valori limite di emissione delle acque reflue in base ad una serie di parametri che sono più o meno restrittivi in base alla destinazione dell'acqua;

-classificazione degli scarichi avviene in base alla provenienza o alla destinazione dell'acqua;

-controlli avvengono da parte delle Agenzie Regionali per la Protezione dell'Ambiente(ARPA) e sanzioni per coloro che effettuano scarichi senza autorizzazione o superano i limiti di scarico consentiti.

Quest’ultimo D.lgs. è stato modificato nel 2000 con un altro D.lgs. volto quest’ultimo a ridurre l’inquinamento idrico, salvaguardare la naturale autodepurazione delle acque...

legge Galli

Con la si pone l’obiettivo di riorganizzare i servizi idrici italiani garantendo una gestione integrata e ottimale della risorsa acqua coadiuvando i principi di

salvaguardia ambientale con i principi di efficienza economica.

L’art. 1 sancisce che l’acqua è un bene pubblico ed è una risorsa che deve essere utilizzata nel rispetto dei criteri di solidarietà salvaguardando le generazioni future affinché

dispongano di un patrimonio ambientale integro.

L’art. 2 sottolinea che l’uso dell'acqua per il consumo umano è prioritario rispetto agli altri possibili usi che ne derivano.

L’art. 5 elenca le misure perché si consegua il risparmio idrico con modalità idonee a ridurre gli sprechi, sanando anzitutto le reti idriche spesso danneggiate e causa di consistenti perdite,

innescando la consapevolezza tra gli individui di sostenere l’ambiente attraverso misure che mirano al risparmio idrico domestico, agricolo, industriale…

La legge Galli prevede inoltre una separazione tra titolarità e gestione del servizio idrico, la titolarità resta a Province e Comuni, le quali attraverso gare d’appalto demandano la

gestione ad un unico soggetto evitando la frammentazione gestionale.

La legge Galli introduce il cd principio della copertura dei costi, secondo il quale le tariffe sono calcolate in base alle prestazioni del servizio idrico offerto; tuttavia con il DM del 1996 è

stato introdotto il price – cap, cioè un tetto massimo alle tariffe idriche dovuto all’abbattimento dei costi di gestione e un conseguente aumento del servizio.

L’inquinamento del suolo è un’alterazione degli equilibri chimici e biologici della crosta terrestre causata dall’attività umana che provoca perdita di fertilità,

erosione accelerata…

La maggiore causa dell'inquinamento del suolo è rappresentata dall’industria che riversa nel suolo gli scarti derivanti dalla produzione(rifiuti solidi, sostanze tossiche…). Ma anche

l’agricoltura contribuisce ad aumentare l’inquinamento del suolo attraverso pesticidi, concimi chimici al fine di aumentare la produttività.

rifiuti rifiuti urbani

I sono i prodotti di scarto dell'attività umana. In base alla loro origine distinguiamo i rifiuti urbani ed i rifiuti speciali; i sono rifiuti provenienti dalle attività

domestiche, dagli insediamenti civili, dalla pulizia degli spazi pubblici, dalle strade urbane e dalle aree verdi.

rifiuti speciali

I invece sono rifiuti derivanti da attività industriali, agricole, artigianali e commerciali, rifiuti ospedalieri.

rifiuti pericolosi(RUP)

Inoltre i rifiuti sono classificati in pericolosi o non pericolosi. I contengono un’elevata dose di sostanze pericolose e debbono essere gestiti diversamente

rispetto alla mole dei comuni rifiuti urbani(medicinali scaduti e pile).

I rifiuti tossici e nocivi(RTN) contengono o sono contaminati da sostanze chimiche pericolose o potenzialmente pericolose.

Decreto Ronchi

Il entrato in vigore a marzo del 1997 è finalizzato a condurre in modo efficiente la gestione dei rifiuti incentivando la prevenzione, il riciclaggio, il recupero

riducendone la pericolosità.

Le finalità di tale decreto sono la prevenzione della produzione dei rifiuti con la riduzione a monte degli stessi e il coinvolgimento delle istituzioni coinvolte.

Alle Regioni viene demandato il compito di disporre, adottare e aggiornare i piani regionali di gestione dei rifiuti, di approvare nuovi impianti e di autorizzare le operazioni di smaltimento dei rifiuti.

Alle Province è affidata l’attività di controllo e verifica, oltre poi all’individuazione delle aree per la collocazione degli impianti di smaltimento e recupero.

Ai Comuni infine il decreto attribuisce il compito dell'organizzazione logistica di raccolta, recupero e smaltimento assicurando la tutela igienico-sanitaria durante l’intera gestione.

Gli obiettivi del Decreto Ronchi sono: protezione ambiente, applicazione dei rispettivi principi di prevenzione e di responsabilità, applicazione del principio del chi inquina paga.

Il Decreto ha previsto infine gli Ambiti Territoriali Ottimali(ATO), cioè territori questi ove debbono essere raggiunti obiettivi in ambito ambientale.

Particolare rilievo assumono i rifiuti di imballaggio che rientrano nella categoria dei rifiuti urbani costantemente monitorati perché siano oggetto di riciclaggio e recupero secondo la

Direttiva europea del 2004.

SMALTIMENTO – RACCOLTA DIFFERENZIATA

Il problema dei rifiuti è connaturato all’uomo e la produzione di rifiuti è direttamente proporzionale alla ricchezza di un Paese; conoscere la composizione dei rifiuti significa gestire al

meglio lo smaltimento.

Per quanto riguarda l’Italia vi è un forte divario fra Nord e Sud in tema di raccolta differenziata; al Nord vi è una maggiore sensibilità al riguardo e la raccolta differenziata è in linea con

gli altri Paesi europei mentre invece in alcune parti del Sud la raccolta differenziata è del tutto inesistente.

ciclo dei rifiuti solidi urbani

Il avviene attraverso la raccolta, lo stoccaggio e lo smaltimento. Lo stoccaggio dei rifiuti avviene negli impianti di stoccaggio provvisorio e

nelle stazioni di riferimento ove in quest’ultime avviene la raccolta differenziata. L’ultima fase è lo smaltimento che avviene o attraverso la combustione in appositi impianti di

incenerimento o attraverso interramento.

compostaggio

Il è un processo aerobico di decomposizione biologica della sostanza organica composto da 2 fasi:

-biossidazione, fase attiva nella quale si ha l’igienizzazione della massa attraverso processi di degradazione delle componenti organiche facilmente degradabili;

-maturazione, fase di cura in cui la sostanza organica si trasforma in compost importante per il mantenimento della fertilità del suolo e per la limitazione dei fenomeni di erosione e

deforestazione.

In pratica il compostaggio viene realizzato raccogliendo attraverso la raccolta differenziata la frazione umida dei rifiuti, composta da scarti vegetali o animali(bucce di frutta e verdura,

avanzi di carne o pasta…) e la trasformazione avviene ad opera di batteri e funghi decompositori.

digestione anaerobica

La è un processo di trasformazione biologica ove la sostanza organica dei rifiuti urbani viene trasformata in biogas composto in prevalenza da

metano(CH ) e anidride carbonica(CO ). Negli ultimi tempi si sta cercando di unificare i processi anaerobici con quelli aerobici, tale unificazione comporterebbe notevoli vantaggi quali

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la riduzione di CO nell’atmosfera, maggior controllo dell'’inquinamento olfattivo… Attualmente a livello nazionale sono assai pochi gli impianti che utilizzano la sola DA o l’integrazione

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dei 2 processi per il trattamento dei rifiuti urbani. L’ è il processo di combustione dei rifiuti solidi attraverso gli inceneritori, appositi forni quest’ultimi ad alta

temperatura che oltre alla distruzione della materia organica(plastica, gomma,tessuti, rifiuti ortofrutticoli…) permettono anche il recupero dell'energia termica generata dalla

combustione. Gli inceneritori producono però anche sostanze inquinanti tra cui polveri e particelle solide incombuste.

L’obiettivo principale per cui vengono autorizzati gli impianti di incenerimento dei rifiuti è quello di ridurre il volume dei rifiuti ed ottenerne energia.

discarica

La è la forma primaria di smaltimento dei rifiuti urbani solidi in genere composti da materiali decomponibili o indecomponibili.

La prima regolamentazione in Italia sui rifiuti risale alla legge n. 36 del 20 marzo del 1941 rimasta in vigore sino al 1982, nonostante il progresso della civiltà anche se talune Regioni hanno varato una propria

legislazione sui rifiuti ispirata alle direttive europee.

Gli obiettivi fondamentali sono: la tutela dell'’ambiente naturale, la salvaguardia della salute dell'uomo, l’economicità e l’efficienza nello smaltimento dei rifiuti.

gestione ambientale o management ambientale

La riguarda i rapporti impresa - ambiente al fine di sensibilizzare il mondo industriale alle

tematiche ambientali in quanto la crescente competizione globale rende le tematiche ambientali una leva competitiva di rilevanza strategica.

Le aziende sensibili al tema ambiente dispongono di una certificazione ambientale ISO 14001 e EMAS.

sistema di gestione ambientale(SGA)

Il è la struttura organizzativa che consente di gestire al meglio le interazioni esistenti tra impresa e ambiente attraverso

l’adozione di una serrata politica ambientale in conformità con le disposizioni legislative e regolamentari al fine di preservare l’ambiente.

I SGA più conosciuti sono: il sistema comunitario di autogestione e audit(EMAS), lo schema ISO 14001 e la certificazione volontaria di prodotto EU-ECOLABEL.

Gli obiettivi del SGA sono: il miglioramento continuo delle capacità dell'impresa in modo rispettoso per l'ambiente, l'individuazione degli impatti ambientali e loro possibile controllo e

prevenzione e la promozione di attività che mantengono o migliorano la qualità ambientale.

Le fasi di un SGA seguono il ciclo di Deming ossia pianificare, fare controllare, migliorare e sono:

ANALISI AMBIENTALE INIZIALE

POLITICA AMBIENTALE

PIANIFICAZIONE DEGLI INTERVENTI

IMPLEMENTAZIONE

CONTROLLO E CORREZIONI

REVISIONE DEL MANAGEMENT

I benefici del SGA sono di tipo economico(migliore controllo dei costi, tassi più vantaggiosi su finanziamenti...), amministrativo, burocratico e legale(migliore conformità legislativa,

riduzione delle responsabilità in caso di incidenti) e benefici interni all'impresa(aumento della produttività, miglioramento del clima aziendale, riduzione emissioni nocive).

NORME ISO 14000

L’evoluzione dei mercati e la crescente esigenza del rispetto dell’ambiente inducono a gestire le aziende con particolare attenzione e sensibilità nei confronti delle tematiche di tutela

dell’ambiente.

norme ISO 14000

Le sono uno strumento normativo internazionale che permottono ad un’impresa di qualsiasi dimensione o tipo di controllare l’impatto sull’ambiente

delle sue attività, prodotti o servizi.

Tali norme quindi fanno si le imprese siano dotate di un SGA esprimendo così il loro impegno al rispetto della legislazione e delle regolamentazioni ambientali ed al miglioramento

continuo delle proprie prestazioni su tali problematiche.

Tali norme sono elaborate dal Comitato Tecnico ISO,TC 207, successivamente approvate dal CEN(Comitato Europeo di Normazione) divenendo così anche norme europee(EN) ed

infine hanno ottenuto lo status di norma nazionale(UNI).

La norma ISO 14001 del 1996, revisionata nel 2004, è una norma prescrittiva a differenza delle altre norme che sono delle linee guida e serve a fornire ad un'impresa dei parametri

imposti da tale normativa delineando una sua politica aziendale che tenga conto delle tematiche riguardanti l'impatto ambientale.

La norma ISO 14004 regolamenta la gestione interna nel rispetto dell'ambiente.

La norma ISO 14010 contiene le linee guida volte alla verifica ambientale.

La norma ISO 14011 contiene le procedure per condurre un audit di gestione ambientale.

La norma ISO 14012 contiene i parametri dei revisori ambientali.

EMAS

L' (Sitema comunitario di Ecogestione e Audit) è un regolamento europeo su base volontaria cui possono aderire imprese e organizzazioni sia pubbliche che private aventi

sede nel territorio della CE o al di fuori al fine di promuovere l'efficienza ambientale per migliorare l'ambiente.

I vantaggi di una certificazione EMAS sono: una migliore immagine sul mercato e verso le autorità locali, un maggior valore dell'azienda, riduzione dei costi in seguito all'uso di risorse

pulite...

Per ottenere la registrazione l'organizzazione deve effettuare:

ANALISI AMBIENTALE INIZIALE

POLITICA E PROGRAMMA AMBIENTALE

SISTEMA DI GESTIONE AMBIENTALE

DICHIARAZIONE AMBIENTALE

Nella fase di analisi iniziale l'organizzazione o azienda deve effettuare un'analisi della sua attività, dei suoi prodotti e servizi richiedendo uno sforzo di autovalutazione ed analisi critica

valutando l'impatto ambientale che l'attività industriale in questione determina.

In seguito deve definire un programma di miglioramento delle performances ambientali e struttura un sistema di gestione ambientale che sia coerente con la politica ambientale e che

rispetti il programma prefissato.

L'Audit ambientale è uno strumento che consente ad un'azienda di verificare l'efficacia del SGA allo scopo di: assicurare la conformità alle normative ambientali vigenti, migliorare la

gestione aziendale con conseguente riduzione dei costi, aumentare la consapevolezza ambientale.

DIFFERENZE ISO 14000 E EMAS(CE 761/2001)

La certificazione ISO 14001 ha valenza mondiale, cioè è norma internazionale, mentre invece il regolamento EMAS è valida a livello europeo.

L'EMAS richiede maggiori garanzie di conformità legislativa attraverso la redazione di una dichiarazione ambientale volta a comunicare all'esterno gli impegni assunti nei confronti

dell'ambiente che invece non è prevista dalle norme ISO 14001.

Ma la differenza sostanziale fra le due norme consiste nel fatto che l’EMAS rappresenta una norma riconosciuta a livello istituzionale (appunto un Regolamento della Comunità

Europea), al contrario della norma ISO 14001, che è invece regolamentata in modo privatistico.

ECOLABEL

L' è un'etichetta ambientale volontaria promossa dall'UE, che certifica i prodotti o servizi che rispettano le norme a tutela dell'ambiente il cui logo è

rappresentato da una margherita esposta sul prodotto in modo da facilitare i consumatori ad identificare i prodotti verdi.

La certificazione ECOLABEL si ottiene valutando l’impatto ambientale dell’intero ciclo di vita del prodotto, quindi a partire dall'estrazione delle materie prime necessarie a produrlo sino

al suo smaltimento.

Inoltre specifico che l'assegnazione del marchio è applicabile sui servizi e sui beni di consumo quotidiano(elettrodomestici, detersivi, abbigliamento, carta...) ma non è applicabile ai

prodotti alimentari, alle bevande, ai prodotti farmaceutici.

In seguito viene presentata la domanda di assegnazione del marchio agli organismi preposti e dopo un'attenta valutazione la Commissione Europa assegna il marchio per il periodo di

tempo contrattuale che solitamente va dai 2 ai 5 anni dopodichè si richiede il riesame.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale e bancaria
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher frog17-votailprof di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sistemi di certificazione ambientale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Maria SS. Assunta - Lumsa o del prof Fonseca Giancarlo.

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