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Fonorecettori meccanorecettori sensibili al suono. Solo alcuni insetti i vertebrati utilizzano la

• comunicazione sonora. Le falene ad esempio non comunicano attraverso suoni, ma la presenza

di un sistema uditivo permette loro di percepire gli ultrasuoni dei pipistrelli, per cercare di evitare

la predazione. La percezione dei suoni negli insetti (ortotteri ed alcuni coleotteri) avviene

attraverso cellule sensoriali disperse sul corpo, gli scolopidii che si possono associare a

formare gruppetti definiti scolopofori. In alcuni insetti può essere presente una vera propria

membrana timpanica che nei grilli si trova sopra le zampe anteriori, nelle cicale nell’addome e

nelle falene nel torace. Il sistema uditivo dei vertebrati è più complesso ed è scomponibile in 3

parti: orecchio esterno, medio ed interno. L’orecchio esterno è formato dal condotto uditivo che

canalizza i suoni fino alla membrana timpanica situata alla fine del canale (ben visibile ai lati

testa nelle rane ed assente nei pesci che segna il confine tra orecchio esterno e medio. Nei

mammiferi il canale uditivo è preceduto da un padiglione auricolare che può essere direzionato

verso la fonte del suono. Nell’orecchio medio sono presenti strutture ossee in grado di trasferire ed

amplificare il segnale sonoro. Nei tetragoni questa struttura ossea è la staffa, nei mammiferi oltre

alla staffa sono presenti due ossicini aggiuntivi, il martello e l’incudine. Le cellule ciliate

predisposte alla captazione del suono sono invece situate nell’orecchio interno, in una struttura nota

come laguna che nei mammiferi si avvolge a spirale a formare la coclea. Nei pesci non è presente

una struttura omologa all’orecchio medio dei tetrapodi ma la vescicola natatoria, vibrando,

trasferisce lo stimolo agli ossicini del Weber analoghi a staffa incudine e martello, trasferiscono il

segnale sonoro all’orecchio interno.

Linea laterale nei pesci e negli anfibi. costituita da cellule

sensoriali che rilevano le vibrazioni che si diffondono

nell’acqua, in questo modo possono percepire ostacoli

laterali senza vederli o un corpo in avvicinamento.

FOTORECETTORI (organi visivi: stigma, ocello a coppa pigmentata, occhio composto e occhio a camera)

Le cellule fotoelettrici, fotorecettori, sono in grado di convertire l’energia elettromagnetica della

radiazione luminosa in segnali nervosi che il cervello è in grado di analizzare. Questo processo

coinvolge un fotopigmento: la rodopsina. Essa è costituita da un cromofobo (carotenoide) cui è

legata l’opina (proteina incolore). La luce che colpisce il pigmento determina una modificazione del

cromofobo che si separa dall’opsina. L’energia che si libera dalla rottura di questo legame è

convertita in un potenziale d’azione inviato a cervello per la decodifica ed il pigmento viene

successivamente rigenerato.

Anche gli organismi più semplici sono in grado sensibili a radiazioni luminose. Alcuni protozoi

fitoflagellati, organismi eucarioti unicellulari natanti caratteriali dalla presenza di cloroplasti, hanno

un organo sensoriale fotosensibile che gli consente di orientarsi nella maniera ottimale per

soddisfare le loro esigenze fotosintetiche, lo stigma.

Negli invertebrati i fotorecettori sono organizzati in strutture di varia complessità.

Una delle strutture più semplici è l’ocello a coppa pigmentata presente nei platelminti (=vermi

piatti). In queste strutture, i fotorecettori sono situati all’interno di una struttura a coppa, costituita

da un gruppo di cellule pigmentate che mascherano i fotorecettori; in questo modo uno stimolo

proveniente da dx potrà arrivare solo ai fotorecettori di dx e meno in quelli di sx, l’animale si

orienterà quindi in modo da minimizzare la quantità di luce che raggiunge entrambi gli ocelli, verso

zone più profonde dove il rischio di predazione è minore.

Gli artropodi (invertebrati con il corpo rivestito da una cuticola chitinosa ed il corpo suddiviso in

segmenti, ognuno provvisto di un paio di zampe) presentano un occhio composto, costituito cioè

da migliaia di singole unità visive dette ommatidi, ognuno dei quali percepisce solo una parte

dell’immagine e il campo visivo ottenuto apparirà come un mosaico di punti. Il potere risolutivo di

questo occhio è basso ma ha un’elevata capacità di percepire gli oggetti in movimento. Ogni

ommatidio presenta anteriormente una lente ed un cono di cristallino che fanno convergere la luce

sui fotorecettori posti in basso a circondare un’area centrale nella quale si concentra la luce. Ogni

ommatidio è separato da quelli circostanti attraverso cellule pigmentate che impediscono alla luce

di stimolare gli ommatidi adiacenti.

Tra gli invertebrati, l’occhio raggiunge la sua massima espressione nei molluschi cefalopodi

(=calamaro, seppia, polpo, totano -> corpo a sacco da cui esce il capo provvisto di tentacoli), in cui

l’organo visivo ha caratteristiche strutturali molto simili a quello dei vertebrati.

Molluschi cefalopodi e vertebrati sono provvisti di occhi a camera. All’esterno presenta un

rivestimento protettivo di tessuto connettivo, la sclera che anteriormente è in continuità con la


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evelinxd

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze biologiche
SSD:
Università: Carlo Bo - Uniurb
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher evelinxd di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Biologia animale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Carlo Bo - Uniurb o del prof Balsamo Maria.

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