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riflesso, l’arco riflesso deve essere intatto; pertanto, la valutazione dei

riflessi spinali può portare informazioni che sono utili nella localizzazione

di lesioni che colpiscono il sistema nervoso.

A. RIFLESSI DI STIRAMENTO E LORO SUBSTRATO ANATOMICO

I riflessi di stiramento (chiamati anche tendinei o tendinei profondi)

offrono un meccanismo retroattivo per il mantenimento di un appropriato

tono muscolare. Il riflesso di stiramento deriva da recettori sensitivi

specializzati (fusi neuromuscolari), fibre nervose afferenti, due tipi di

LMN (motoneuroni alfa e gamma) che proiettano nuovamente al

muscolo, ed interneuroni inibitori specializzati (cellule di Renshaw).

B. FUSI NEUROMUSCOLARI

Questi meccanorecettori specializzati sono localizzati all’interno del

muscolo e danno informazioni circa la lunghezza e la velocità dei

cambiamenti di lunghezza del muscolo. Il fuso contiene fibre muscolari

intrafusali che sono avvolte da una capsula di tessuto connettivali. Vi

sono due tipi di fibre intrafusali (fibre sacconucleari e fibre a catena

nucleare) che sono ancorate ai setti del tessuto connettivo e sono disposte

in parallelo con le fibre muscolari extrafusali (unità contrattili che

generano la forza della contrazione muscolare). Vi sono due tipi di assoni

afferenti, fibre Ia e II, derivano da terminazioni primarie (o anulospirali)

e terminazioni secondarie (o a fiorame). Questi assoni afferenti

trasportano impulsi dal fuso neuromuscolare al midollo spinale attraverso

le radici dorsali. Le fibre sacconucleari danno informazioni sulla risposta

dinamica (velocità di allungamento muscolare), le fibre a catena nucleare

danno informazioni circa la risposta statica (lunghezza del muscolo).

L’allungamento o lo stiramento muscolare distorce le teminazioni sensitive

nel fuso neuromuscolare e genera un potenziale recettoriale. Al contrario,

la contrazione di un muscolo accorcia i fusi neuromuscolari e porta ad una

diminuzione della frequenza dei potenziali d’azione. I riflessi tendinei

profondi impediscono lo stiramento inappropriato nei muscoli a riposo e

contribuiscono al mantenimento della postura corporea. L’allungamento di

un muscolo stira il fuso neuromuscolare in modo da causare una scarica di

una fibra Ia afferente nelle radici dorsali. Ciò, a sua volta, attiva i neuroni

motori alfa che innervano il muscolo, causando una contrazione delle fibre

muscolari extrafusali che accorcia il muscolo.

C. MOTONEURONI ALFA

Le fibre muscolari extrafusali, responsabili della contrazione muscolare,

sono innervate da grandi neuroni delle corna anteriori chiamati

motoneuroni alfa. Quando i motoneuroni alfa sono eccitati, i potenziali di

azione si propagano attraverso gli assoni delle radici anteriori ed i nervi

periferici, fino a raggiungere le placche motorie, dove essi hanno un

effetto eccitatorio e producono contrazione muscolare.

D. MOTONEURONI GAMMA

Ogni fuso neuromuscolare, all’interno della sua capsula, contiene da 2 a 10

piccole fibre intrafusali. Le fibre intrafusali ricevono l’innervazione

propria dai motoneuroni gamma, che sono piccoli neuroni motori il cui

corpo cellulare è localizzato nel corno ventrale. I neuroni motori gamma

eccitandosi stimolano le fibre muscolari intrafusali a contrarsi. Questa

azione non porta direttamente ad una contrazione muscolare visibile,

poiché le fibre intrafusali sono piccole. L’eccitazione dei motoneuroni

gamma incrementa, tuttavia, la tensione nel fuso neuromuscolare, il quale

incrementa la sua sensibilità allo stiramento muscolare globale.

E. CELLULE DI RENSHAW

Gli interneuroni, localizzati nelle corna ventrali, proiettano ai neuroni

motori alfa e sono inibitori. Le cellule di Renshaw ricevono afferenze

sinaptiche eccitatorie attraverso collaterali dei motoneuroni alfa. Queste

cellule fanno parte di un circuito retroattivo locale che previene una

iperattività dei motoneuroni alfa.

F. ORGANI TENDINEI DI GOLGI

Gli organi tendinei di Golgi sono un secondo gruppo di recettori presenti

nei tendini muscolari. Questi recettori di stiramento sono distribuiti in serie

con le fibre muscolari extrafusali e sono attivati sia dallo stiramento che

dalla contrazione del muscolo. Essi terminano nella sosta sostanza grigia

del midollo spinale negli interneuroni che inibiscono i motoneuroni alfa

che innervano il muscolo agonista, pertanto mediano il riflesso di

stiramento inverso. Questi recettori prevengono una iperattività dei

motoneuroni alfa.

G. CORRELAZIONI CLINICHE

Se le fibre del motoneurone alfa nella radice ventrale o nel nervo periferico

sono tagliate, la resistenza del muscolo allo stiramento è ridotto. Il

muscolo diventa debole e flaccido ed è ipotonico. I muscoli estensori

maggiori che sostengono il corpo sono tenuti in costante attività da una

coattivazione dei motoneuroni alfa e gamma. Nella fase cronica dopo la

sezione traversa del midollo spinale, si realizza una iperattività dei riglessi

da stiramento sotto il livello della lesione, e questo produce spasticità. La

spasticità può essere fonde di disabilità ed è spesso trattata con blacofene,

un agonista dell’acido gamma amino-butirrico.

H. RIFLESSI POLISINAPTICI

Diversamente dal riflesso estensore da stiramento, i riflessi polisinaptici

non sono limitati ad un muscolo; essi usualmente coinvolgono molti

muscoli omolaterali e contro laterali. Questi riflessi hanno numerose

caratteristiche fisiologiche:

• Azione reciproca degli antagonisti : i flessori sono eccitati e gli

estensori inibiti su un lato del corpo; l’opposto avviene sul lato

opposto del corpo.

• Divergenza : gli stimoli derivanti da pochi recettori sono distribuiti a

molti neuroni motori nel midollo spinale.

• Sommazione : gli stimoli sottosoglia successivi o simultanei possono

sommarsi per far partire il riflesso.

• Gerarchia : quando due riflessi antagonisti sono evocati

simultaneamente, uno prevale sull’altro.

Gli assoni proprio spinali, localizzati alla periferia della sostanza grigia

del midollo spinale, sono gli assoni del circuito neuronale locale che

trasporta impulsi verso l’alto e verso il basso, per diversi mielomeri, al fine

di coordinare i riflessi che coinvolgono numerosi mielomeri.

LESIONI NELLE VIE MOTORIE

Le lesioni nelle vie motorie, nel muscolo o nelle sue giunzioni mio neurali

possono condurre a disturbi della funzione motoria. Sono distinte due tipi

di lesioni maggiori: dei motoneuroni superiori o inferiori.

LESIONE LESIONE

QUADRO OBIETTIVO MOTONEURONE MOTONEURONE

INFERIORE SUPERIORE

Debolezza Paralisi flaccida Paralisi spastica

Riflessi tendinei profondi Ridotti o assenti Aumentati

Riflesso di Babinski Assente Presente

Atrofia Marcata Assente o derivante da disuso

Fascicolazioni o fibrillazioni Possono essere presenti Assenti

Lesioni del motoneurone inferiore

Le lesioni del LMN possono essere localizzate nelle cellule delle colonne

grigie ventrali del midollo spinale o del tronco encefalico o nei loro assoni,

che costituiscono le radici ventrali dei nervi spinali o le radici dei nervi

cranici. Le lesioni possono essere la conseguenza di un trauma, di tossine,

di infezioni (es. poliomielite), di affezioni vascolari, di processi

degenerativi, neoplastici o di malformazioni congenite.

Lesioni del motoneurone superiore

Il danno a carico degli emisferi cerebrali o dei cordoni bianchi laterali del

midollo spinale può produrre segni di lesione del motoneurone superiore.

Le lesioni del motoneurone superiore sono viste comunemente come il

risultato di un ictus o infezioni o tumori.

Affezioni del tessuto muscolare o delle terminazioni neuromuscolari

Il tessuto muscolare anormale può essere incapace di reagire normalmente

a stimoli a partenza dai LMN. Questi effetti possono manifestarsi come

debolezza, paralisi o contrazione tetanica causata da disturbi del muscolo

in sé o a livello della giunzione neuromuscolare. La Miastenia gravis e la

sindrome miastemica (di Lambert-Eaton) sono affezioni delle giunzioni

neuromuscolari che si presentano con debolezza. Le distrofie muscolari e

le miopatie infiammatorie sono affezioni tipiche del muscolo,

caratterizzate da disfunzione muscolare.

Localizzazione delle lesioni nel midollo spinale

Una lesione segmentale (lesione che coinvolge solo alcuni segmenti del

midollo spinale) reca danno ai motoneuroni al livello della lesione ed

inoltre arreca lesioni a carico dei tratti discendenti.

Tipi di lesioni del midollo spinale

Diverse sedi tipiche delle lesioni patologiche nel midollo spinale

producono sindromi caratteristiche:

• Una piccola lesione centrale può colpire le fibre del tratto

spinotalamico che decussano da entrambi i lati senza colpire altri

tratti ascendenti o discendenti. Ne deriva che queste lesioni possono

produrre anomalie sensitive con perdita della sensibilità dolorifica e

termica.

• Un’ampia lesione centrale coinvolge, in aggiunta alle vie del dolore

e della temperatura, porzioni di tratti adiacenti, la sostanza grigia

adiacente o entrambi. Pertanto essa può dare una debolezza e in

alcuni casi perdita del senso di vibrazione e di posizione a livelli

inferiori alla lesione.

• Una lesione del cordone dorsale colpisce i cordoni dorsali,

lasciando altre parti del midollo spinale intatto. Quindi la sensazione

propriocettiva e vibratoria sono coinvolte, ma altre funzioni sono

normali. Un coinvolgimento isolato dei cordoni dorsali avviene nella

tabe dorsale, una forma di sifilide terziaria.

• Una lesione periferica ed irregolare (es. ferita da taglio o una

compressione del midollo) coinvolge le vie lunghe e la sostanza

grigia; le funzioni sotto il livello delle lesioni sono abolite.

• Emisezione completa del midollo spinale produce una sindrome di

Brown-Séquard. Le lesioni esterne al midollo spinale possono

colpire la funzione propria del midollo.

• Un tumore delle radici dorsali (es. neuro fibroma o uno

schwannoma) coinvolge i neuroni sensitivi di primo ordine e può

produrre perdita delle sensibilità, dolore incluso.

• Un tumore delle meningi o dell’osso (massa extramidollare)

possono comprimere il midollo spinale contro la vertebra, causando

disfunzione dei sistemi di fibre ascendenti e discendenti. Una

compressione del midollo spinale può essere trattabile se

diagnosticata precocemente.

ESEMPI DI AFFEZIONI SPECIFICHE DEL MIDOLLO

SPINALE

Siringomielia

E’ caratterizzata da una perdita della sensibilità dolorifica e termica in

segmenti a diversi livelli.

Tabe dorsale

E’ una forma di neurosifilide terziaria, caratterizzata da danno delle radici

dorsali e dei cordoni posteriori. Come conseguenza c’è un deficit delle

sensazioni propriocettive e vibratorie, insieme con la perdita dei riflessi

profondi. Il paziente mostra una atassia sensitiva. Il segno di Romberg

(incapacità a mantenere la posizione eretta con i piedi accostati e ad occhi

chiusi) è usualmente presente. Le articolazioni di Charcot (distruzioni di

superfici articolari quale conseguenza di lesioni ripetute a carico delle

articolazioni prive di sensibilità) sono talvolta presenti.

Sindrome di Brown-Séquard

E’ causata da una semisezione del midollo spinale. Segni e sintomi

includono paralisi del LMN nel segmento della lesione; la paralisi

omolaterali dei motoneuroni superiori sotto il livello della lesione;

un’anestesia della zona cutanea omolaterale nel segmento della lesione;

una perdita di sensibilità propriocettiva, vibratoria e discriminativa tra due

punti omolaterali sotto il livello della lesione.

Degenerazione combinata subacuta (sclerosi postero laterale)

Una deficienza nell’assorbimento della vitamina B12 può portare ad una

degenerazione dei cordoni dorsali e laterali. C’è una perdita di senso di

posizione, discriminazione di due punti, e della sensazione vibratoria.

Marcia atassica, debolezza muscolare.

Shock spinale

Deriva da una sezione acuta o da una grave lesione del midollo spinale o

per una overdose di anestetico a livello spinale. Tutti i segmenti corporei

sotto il livello della lesione si paralizzano e non trasmettono alcuna

sensazione. Lo shock spinale è usualmente transitorio, può scomparire in

3-6 settimane ed è seguito da un periodo di risposta riflessa esaltata.

IL MIDOLLO SPINALE IN SITU; IMAGING

Più che in ogni altra parte del sistema nervoso, le lesioni patologiche che

coinvolgono il midollo spinale spesso originano dalle membrane o dalla

colonna vertebrale che lo circondano o da entrambe.

MEMBRANE AVVOLGENTI

Tre membrane circondano il midollo spinale: la più esterna è la dura

madre, la successiva è l’aracnoide e quella più interna è la pia madre. La

dura madre è chiamata anche pachimeninge, e l’aracnoide e la pia madre

sono anche chiamate leptomeningi.

Dura madre

La dura madre è una guaina fibrosa e resistente che si estende dal forame

magnum fino a livello della seconda vertebra sacrale, dove termina come

un sacco cieco. La dura del midollo spinale è in continuità con la dura

craniale. Lo spazio epidurale, o extradurale separa la dura dall’osso della

colonna vertebrale; esso contiene areole di tessuto lasso ed un plesso

venoso. Lo spazio subdurale è uno spazio ristretto tra la dura e

l’aracnoide sottostante.

Aracnoide

L’aracnoide è una membrana sottile, trasparente separata dalla sottostante

pia dallo spazio subaracnoideo che contiene liquido cerebrospinale (LCS).

La pia madre

La pia madre avvolge strettamente il midollo spinale e manda dei setti al

suo interno. Inoltre contribuisce alla formazione del filum terminale

interno, un filamento fibroso bianchiccio che si estende dal cono

midollare fino alla estremità del sacco durale. Il filum è avvolto dalla

cauda equina ed entrambi sono bagnati nel LCS. Nella sua continuazione,

il filum terminale esterno si attacca all’estremità del sacco durale e si

estende fino al coccige.

Legamento dentato

Il legamento dentato è una lunga frangia di tessuto bianchiccio per lo più

piale che decorre lungo i margini laterali del midollo spinale tra le vie

dorsali e ventrali. Il legamento dentato aiuta a stabilizzare il midollo da

ambo i lati.

Nervi spinali

Ci sono 8 paia di nervi cervicali. I primi 7 emergono sopra ogni rispettiva

vertebra cervicale; l’ottavo (C8) rimane sotto la vertebra C7 e sopra la

prima vertebra toracica. Ognuno degli altri nervi spinali emergono dal

forame intervertebrale sotto la rispettiva vertebra. La cauda equina è fatta

da radici dorsali e ventrali che originano dai segmenti lombari e sacrali del

midollo. Queste radici scivolano verso il basso all’interno del sacco durale.

Rivestimenti dei nervi spinali

Quando le radici ventrali e dorsali ad ogni livello segmentale convergono

per diventare un nervo spinale, esse sono incluse in guaine di tessuto

aracnoideo e durale. Le guaine delle radici dorsali contengono i gangli

delle radici dorsali vicino al punto in cui entrambe le guaine emergono per

diventare guaine di tessuto connettivo (perinevrio) del nervo spinale.

LA CIRCOLAZIONE DEL MIDOLLO SPINALE

Arterie

• Arteria spinale anteriore: E’ formata dall’unione sulla linea

mediana dei rami delle due arterie vertebrali. Essa scende lungo la

superficie ventrale dal midollo spinale cervicale, restringendosi

progressivamente in prossimità di T4.

• Arteria spinale anteriore mediale: E’ il prolungamento della arteria

spinale anteriore sotto T4.

• Arteria spinale posterolaterale: Originano dalle arterie vertebrali e

decorrono verso il basso a livello cervicale inferiore e a livello dei

segmenti toracici superiori.

• Arterie radicolari: Alcune arterie intercostali che derivano

dall’aorta danno origine a rami radicolari per il midollo spinale dal

livello di T1 a L1. Il più grande di questo ramo, la grande arteria

radicolare ventrale (detta anche arteria radicolare magna o

arteria di Adamkiewicz) entra nel midollo spinale tra i segmenti T8

ed L4. Sebbene l’occlusione di questa arteria sia rara, essa comporta

deficit neurologici maggiori.

• Arterie spinali posteriori: Queste arterie in coppie sono molto più

piccole dell’arteria spinale anteriore; esse danno origine a rami per

formare il plesso arterioso posterolaterale. Irrorano i cordoni bianchi

dorsali e la porzione posteriore delle colonne grigie dorsali.

• Arterie del solco: Le branche delle arterie radicolari accompagnano

le radici dorsali e ventrali dei nervi. Questi rami, uniti con le arterie

spinali posteriori e anteriori, formano un anello irregolare di arterie

(arteria coronale) con connessioni verticali. Arterie del solco

originano dalle arterie coronali a molti livelli. Le arterie del solco

anteriore originano lungo il midollo cervicale e toracico all’interno

del solco ventrale. Irrorano i cordoni ventrali e laterali.

• Vene: Un plesso venoso esterno irregolare giace nello spazio

epidurale; esso comunica con le vene segmentali, le vene basi-

vertebrali della colonna vertebrale, il plesso basilare nel capo e un

plesso venoso più piccolo collocato nello spazio subaracnoideo.

Tutto il drenaggio venoso è infine raccolto nella vena cava.

LA COLONNA VERTEBRALE

La colonna vertebrale consiste di 33 vertebre congiunte da legamenti e

cartilagine. Le 24 vertebre superiori sono separate e mobili, ma le 9

inferiori sono fisse; 5 sono fuse a formare il sacro, le ultime 4 sono fuse a

formare il coccige. Vi sono: 7 vertebre cervicali, 12 toraciche, 5 lombari, 5

sacrali e 4 coccigee. La colonna vertebrale ha un aspetto che ricorda una S

quando vista di lato. La convessità ventrale è riferita come una lordosi

normale e la convessità dorsale come una cifosi normale. In un adulto la

colonna è spesso appena rotata lungo il suo asse; questo indica una scoliosi

normale.

Le vertebre

Una vertebra tipica (eccetto C1) ha un corpo e un arco vertebrale

(neurale) che avvolgono insieme il canale vertebrale. L’arco neurale è

composta da un peduncolo su ciascun lato che sostiene una lamina che si

estende posteriormente nel processo spinoso. Il peduncolo ha una incisura

superiore e una inferiore che formano il forame intervertebrale. Ciascuna

vertebra ha dei processi traversi laterali e processi articolari superiori e

inferiori con faccette. La porzione ventrale è costituita dal corpo

vertebrale. Tra una vertebra e l’altra ci sono i dischi intervertebrali, che

aiutano ad assorbire sia lo stiramento che le torsioni trasmesse alla

colonna. Ciascun disco contiene un nucleo di tessuto gelatinoso primitivo

a cellule ampie, il nucleo polposo, circondato da un anello fibroso. I

dischi sono intimamente attaccati alla cartilagine ialina, che copre la

superficie superiore e inferiore dei corpi vertebrali. Il contenuto acquoso

dei dischi diminuisce con l’età, portando alla perdita di altezza negli

individui più anziani. PUNTURA LOMBARE

Localizzazione

Una puntura spinale può essere eseguita sotto il livello di L1-2 (dove

finisce il midollo spinale) e sopra il sacro.

Tecnica

La puntura lombare è eseguita con il paziente in decubito laterale (in un

fianco) e posizione delle gambe in flessione. In questa posizione la

pressione manometrica del LCS è tra 70 e 200 mm di acqua. Dopo aver

determinato la pressione iniziale, 3 o 4 campioni di 2-3 ml ciascuno sono

prelevati in provette sterili per l’esame di laboratorio. L’esame include la

conta delle cellule e la misurazione delle proteine totali. Esami colturali e

speciali, come quelli per il glucosio e i cloruri, sono eseguiti quando

indicato.

Complicazioni

Alcuni pazienti possono avere una cefalea modesta o grave dopo questa

procedura. La cefalea può essere causata da perdita o stillicidio di liquido

attraverso il foro della puntura. Serie complicazioni, come un’infezione,

l’ematoma epidurale, l’erniazioni uncale o l’impegno delle tonsille

cerebellari, sono rare.

IMAGING DELLA COLONNA E DEL MIDOLLO SPINALE

I metodi di imaging hanno un grande valore nel determinare la sede

precisa e l’estensione del coinvolgimento dei processi patologici nella

colonna e nelle strutture circostanti.

Radiografia

I radiogrammi (film piani) dimostrano la presenza di calcio, pertanto varie

proiezioni dell’area affetta mostrano componenti scheletrici ed i forami

della colonna. Fratture o erosioni dell’osso sono facilmente dimostrabili

ma le radiografie mostrano poca informazione per quanto riguarda il

midollo spinale ed altri tessuti molli.

Tomografia computerizzata (CT)

Un’informazione circa la posizione, la forma e la grandezza di tutti gli

elementi della colonna, del midollo, delle radici, dei legamenti e dei tessuti

molli circostanti può essere ottenuta da una serie di immagini CT. La

mielografia CT è fatta dopo iniezione del mezzo di contrasto nello spazio

subaracnoideo.

Imaging in risonanza magnetica (MRI)

La risonanza magnetica può essere utilizzata su qualsiasi piano. Tale

tecnica è stata usata specialmente per ottenere immagini sagittali, per

dimostrare l’anatomia o la patologia del midollo spinale, degli spazi e delle

strutture circostanti. La MRI è particolarmente utile nel dimostrare lesioni

sospettate a carico dei tessuti molli all’interno e intorno alla colonna

vertebrale.

IL TRONCO ENCEFALICO E IL CERVELLETTO

SVILUPPO DEL TRONCO ENCEFALICO E DEI NERVI

CRANICI

La parte inferiore della porzione craniale del tubo neurale dà origine al

tronco encefalico. Il tronco encefalico è diviso in mesencefalo e

rombencefalo. Il canale primitivo si allarga in una piramide a quattro lati

con un pavimento romboidale. Questo diventa il quarto ventricolo, il

quale si estende sopra il futuro ponte e bulbo. Il tubo neurale subisce un

allargamento locale e mostra due flessure permanenti: la flessura cefalica

all’estremità superiore e la flessura cervicale all’estremità inferiore. Il

canale centrale del tronco encefalico rostrale diventa l’acquedotto

cerebrale. Il tetto della parte rostrale del quarto ventricolo va incontro ad

una proliferazione cellulare intensa e questo labbro produce i neuroni e la

glia che popoleranno sia il cervelletto che il nucleo olivare inferiore. La

lamina quadrigemina, il tegmento mesencefalico ed i peduncoli

cerebrali si sviluppano dal mesencefalo, e l’acquedotto cerebrale lo

attraversa percorrendolo all’interno. Il rombencefalo dà origine al

metencefalo e al mielencefalo. Il metencefalo forma il cervelletto e il

ponte. Il mielencefalo forma il bulbo. Il tronco encefalico embrionale

presenta un nucleo grigio centrale con una lamina alare (consistente di

componenti sensitive) ed una lamina basale (composta da componenti

motorie). I nervi cranici prendono origine dalle cellule della lamina basale

(nervi motori) o dalle sinapsi dei gruppi cellulari (nervi sensitivi) nella

lamina alare.

ORGANIZZAZIONE DEL TRONCO ENCEFALICO

Divisioni maggiori e punti di riferimento esterni

Sono riconoscibili tre divisioni maggiori esterne del tronco encefalico: il

bulbo, il ponte insieme con il cervelletto e il mesencefalo. Le tre divisioni

interne longitudinali del tronco encefalico sono il tetto, il tegmento, e la

base. Tre paia di peduncoli cerebellari (inferiore, medio e superiore)

formano connessioni con il cervelletto. L’aspetto dorsale del mesencefalo

mostra quattro collicoli: i due superiori e i due inferiori, chiamati

collettivamente corpi quadrigemini o piastra quadrigemina.

Componenti strutturali interne

A. Tratti discendenti e ascendenti: tutti i tratti discendenti che

terminano nel midollo spinale passano attraverso il tronco encefalico.

In maniera analoga, tutti i tratti ascendenti che raggiungono il tronco

encefalico o la corteccia cerebrale passano attraverso una parte o

tutta questa regione.

B. Nuclei dei nervi cranici: Quasi tutti i nuclei dei nervi cranici sono

localizzati nel tronco encefalico (tranne i primi due).

C. Peduncoli cerebellari: Le vie che portano al e che provengono dal

cervelletto passano attraverso tre paia di peduncoli cerebellari.

D. Vie dei sistemi autonomini discendenti: Queste vie al midollo spinale

passano attraverso il tronco encefalico.

E. Formazione reticolare: Molte di queste aree nel tegmento del tronco

encefalico sono coinvolte in funzioni essenziali alla vita come il

controllo della respirazione, delle funzioni del sistema

cardiovascolare e degli stati di coscienza, del sonno e della vigilanza.

F. Vie monoaminergiche: Queste vie includono tre sistemi importanti:

le vie serotoninergiche dai nuclei del rafe; le vie noradrenergiche

nella formazione reticolare laterale e le estese vie efferenti dal locus

ceruleus; e le vie dopaminergiche dal mesencefalo della base ai

gangli basali e ad altri.

NUCLEI DEI NERVI CRANICI NEL TRONCO ENCEFALICO

Componenti motori

Vi sono tre tipi di componenti sono localizzati all’interno del tronco

encefalico:

Componenti efferenti somatiche generali (ES o ESG) innervano i muscoli

striati che sono derivate dai somiti e sono coinvolte nei movimenti della

lingua e degli occhi.

Componenti efferenti branchiali (EB) talvolta identificate come efferenti

viscerali speciali (EVS), innervano i muscoli che sono derivati dagli archi

branchiali e che sono coinvolti nella masticazione, responsabili nella

realizzazione dell’espressione facciale, nella deglutizione, nella

produzione di suoni vocali e nella rotazione del capo.

Componenti generali viscerali efferenti (EV o EVG) sono componenti

pregangliari parasimpatiche che provvedono all’innervazione autonomica

dei muscoli lisci e delle ghiandole nel capo, collo e dorso.

Componenti sensitive

Vi sono due tipi di componenti derivate dalla lamina alare :

Componenti afferenti somatiche generali (AS o ASG) ricevono stimoli e

prendono connessioni sensitive per quegli stimoli che partono dalla cute e

dalla mucosa di gran parte del cranio.

Componenti afferenti viscerali generali (AV o AVG) ricevono connessioni

sensitive dai visceri e stimoli gustativi dalla lingua ed epiglottide.

Possono anche essere distinti sei nuclei sensitivi speciali (SS): i 4 nuclei

vestibolari e 2 nuclei cocleari.

Differenze tra nervi spinali tipici e nervi cranici

Il pattern semplice e regolare delle fibre funzionali che compongono i

nervi spinali non viene ritrovato nei nervi cranici. Un singolo nervo

cranico può contenere uno o più componenti funzionali; al contrario, un

singolo nucleo può contribuire alla formazione di uno o più nervi cranici.

IL BULBO

Il bulbo può essere diviso in una porzione caudale (chiusa) e una rostrale

(aperta). La divisione è basata sull’assenza o presenza del quarto

ventricolo inferiore.

Tratti ascendenti

Nella parte caudale i nuclei di connessione delle vie dei cordoni posteriori

danno origine ad un fascio di fibre crociate, il lemnisco mediale. La parte

inferiore del corpo è rappresentata nella porzione ventrale del lemnisco e la

parte superiore in quella dorsale. Il tratto spinotalamico continua verso

l’alto attraverso il bulbo, così come fanno il tratto spinoreticolare e le vie

spinocerebellari ventrali. Il tratto spinocerebellare dorsale e il tratto

cuneocerebellare proseguono nel peduncolo cerebellare inferiore.

Tratti discendenti

I tratti corticospinali nelle piramidi cominciano a incrociarsi al punto di

transizione tra il bulbo ed il midollo spinale; questa decussazione ha luogo

per diversi millimetri. Molti degli assoni in questo tratto originano nella

corteccia motoria. Alcune fibre dal tratto corticospinale terminano nei

nuclei della colonna dorsale e possono modificare la loro funzione, agendo

da filtro ai messaggi sensitivi in arrivo. Il tratto spinale discendente del

V ha il corpo cellulare dei suoi neuroni, che rappresentano tutte e tre le

divisioni di questo tratto, nel ganglio trigeminale. Le fibre del tratto

veicolano sensazioni dolorifiche, termiche e tattili grossolane dalla faccia

alla prima stazione di interconnessione, il nucleo spinale del V o parte

caudale. Il fascicolo longitudinale mediale è un’importante via che

coinvolge il controllo della motilità oculare e dei movimenti del capo. Le

connessioni del tratto tettospinale trasmettono impulsi che controllano i

movimenti del tronco e del collo in risposta a stimoli visivi.

Nuclei dei nervi cranici

Il nucleo dell’ipoglosso, che è omologo al nucleo del corno anteriore del

midollo spinale, manda le sue fibre ventralmente tra la piramide ed il

nucleo olivare inferiore per emergere come nervo XII. Questo nervo

innerva tutti i muscoli della lingua. Il nucleo motore dorsale del X è un

nucleo parasimpatico pregangliare che manda le sue fibre lateralmente nel

nervo IX e X. Esso controlla il tono parasimpatico del cuore, polmoni e

visceri addominali. Il nucleo salivatorio superiore, localizzato

rostralmente rispetto al nucleo dorsale motorio, dà origine ad assoni

parasimpatici che si proiettano nel nervo VII. Questo nucleo controlla la

secrezione salivare e la lacrimazione. Il mal definito nucleo ambiguo dà

origine agli assoni efferenti branchiali nei nervi IX e X. Controlla la

deglutizione e la vocalizzazione. Il nucleo solitario è un nucleo sensitivo

allungato nel bulbo che riceve assoni dai nervi VII, IX e X. E’ localizzato

in prossimità del tratto solitario, che contiene assoni terminali provenienti

da questi nervi. La parte rostrale del nucleo solitario è alcune volte definita

come nucleo gustatorio. Il nucleo solitario veicola informazioni che

riguardano il gusto e le sensazioni viscerali. I quattro nuclei vestibolari

(superiore, inferiore, mediale e laterale) sono localizzati sotto il pavimento

del 4° ventricolo. I nuclei cocleari dorsale e ventrale sono nuclei di

connessione per fibre che originano nel ganglio spirale della coclea.

Peduncolo cerebellare inferiore

Un peduncolo è un fascio di fibre nervose a forma di stelo che contiene

uno o più tratti assonali. Il peduncolo cerebellare inferiore nel bulbo aperto

è formato da diversi componenti: i tratti cuneocerebellare e

spinocerebellare dorsale, fibre dal nucleo reticolare laterale, fibre

olivocerebellari dal nucleo olivare inferiore controlaterale, fibre dalla

divisione vestibolare del VIII nervo e fibre che originano dai nuclei

vestibolari. IL PONTE

Base del ponte

La base del ponte (basis pontis) contiene tre componenti: fasci di fibre dei

tratti corticospinali, nuclei pontini che hanno ricevuto afferenze dalla

corteccia cerebrale attraverso le vie corticopontine e le fibre

pontocerebellari dai nuclei pontini. Lungo la linea mediana del ponte e

parte del bulbo sono sono collocati i nuclei del rafe. I neuroni di questi

nuclei sono importanti per il controllo dei livelli di vigilanza e modulano i

cicli di sonno-veglia.

Tegmento

Il tegmento del ponte è più complesso della base. Il ponte inferiore

contiene il nucleo del VI nervo ed i nuclei del VII nervo. Il lemnisco

mediale assume una differente posizione. Il tratto tegmentale centrale

contiene fibre discendenti dal mesencefalo al nucleo olivare inferiore e

fibre ascendenti che decorrono dalla formazione reticolare del tronco

encefalico al talamo. Il tratto tettospinale (dal mesencefalo al midollo

cervicale) e il fascicolo longitudinale mediale sono componenti

addizionali del tegmento pontino.

Peduncolo cerebellare medio

Il peduncolo cerebellare medio è il più largo dei tre peduncoli cerebellari.

Esso contiene fibre che originano dalla base del ponte controlaterale e

terminano nell’emisfero cerebellare.

Le vie auditive

Il sistema auditivo dai nuclei cocleari nella giunzione pontobulbare

includono fibre che ascendono dallo stesso lato nel lemnisco laterale. Esso

include anche fibre crociate che ascendono nel lemnisco laterale opposto.

Un piccolo nucleo olivare superiore manda fibre nella divisione cocleare

del VIII nervo come la banda olivococleare.

Il sistema trigeminale

Le tre divisioni del nervo trigemino (V nervo) proiettano verso il tronco

encefalico. La sensazione tattile fine è correlata al nucleo sensitivo

principale; la temperatura e il dolore sono correlati al tratto spinale

discendente del V; e le fibre propriocettive formano il tratto

mesencefalico e il nucleo nel mesencefalo. I neuroni di secondo ordine dal

nucleo sensitivo principale danno origine a fibre che incrociano ed

ascendono al talamo. Il nucleo masticatorio, che è mediale rispetto al

nucleo sensitivo maggiore, manda fibre efferenti branchiali alla divisione

mandibolare del V nervo per innervare la maggior parte dei muscoli

masticatori e il tensore del timpano dell’orecchio medio.

IL MESENCEFALO

Base

La base del mesencefalo contiene la crus cerebri, un grosso fascio di fibre

che include vie corticospinali, corticobulbari e corticopontine. La base

inoltre contiene la substantia nigra. La substantia nigra (contiene neuro

melanina) riceve fibre afferenti dalla corteccia cerebrale e dallo striato;

manda fibre efferenti dopaminergiche allo striato. Gioca un ruolo chiave

nel controllo motorio. La degenerazione della substantia nigra avviene

nella malattia di Parkinson. La parte esterna della base dell’encefalo è

chiamata il peduncolo cerebrale. Le fibre corticobulbari si proiettano

dalla corteccia motoria agli interneuroni dei nuclei efferenti dei nervi

cranici e sono omologhe alle fibre corticospinali.

Tegmento

Il tegmento del tronco encefalico contiene tutti i tratti ascendenti dal

midollo spinale o dal tronco encefalico inferiore. Un grande nucleo rosso

riceve fibre efferenti crociate dal cervelletto e manda fibre al talamo e al

midollo spinale controlaterale attraverso il tratto rubro-spinale. Il nucleo

rosso è importante per la coordinazione motoria. Due gruppi nucleari

somatici giacciono nel tegmento superiore: il nucleo trocleare e i nuclei

oculomotori.

Tetto

Il tetto, o volta, del mesencefalo è formato da due paia di collicoli e i corpi

quadrigemini. I collicoli superiori contengono neuroni che ricevono

afferenze visive ed altre afferenze e servono ai riflessi oculari; i collicoli

inferiori sono coinvolti nei riflessi uditivi e nel determinare il lato dal

quale originano i suoni. I collicoli inferiori ricevono impulsi da entrambe

le orecchie e proiettano al nucleo genicolato mediale del talamo attraverso

il brachium quadrigeminale inferiore. Il brachium quadrigeminale

superiore mette in connessione il nucleo genicolato laterale ed il collicolo

superiore. I collicoli contribuiscono alla formazione dei tratti tetto-spinali

crociati, coinvolti nell’ammiccamento e nei riflessi di rotazione del capo in

risposta a suoni o immagini improvvise.

Sostanza grigia periacqueduttale

La sostanza grigia periacqueduttale contiene tratti autonomini discendenti

così come cellule producesti endorfine che sopprimono il dolore. Questa

regione è stata usata come bersaglio per impianti stimolanti l’encefalo in

pazienti con dolore cronico.

Peduncolo cerebellare superiore

Il peduncolo cerebellare superiore contiene fibre efferenti dal nucleo

dentato del cervelletto al nucleo rosso del lato opposto ed i tratti

spinocerebellari ventrali. Le fibre cerebellari decussano sotto i nuclei rossi.

LA VASCOLARIZZAZIONE

I vasi che portano sangue al tronco encefalico sono rami del sistema

vertebrobasilare. Quelli classificati come vasi circumreferenziali sono

l’arteria cerebellare posteriore inferiore, l’arteria cerebellare anteriore

inferiore, l’arteria cerebellare superiore, l’arteria cerebrale posteriore e

l’arteria pontina. Ciascuno di questi vasi manda, lungo il suo decorso,

piccoli rami alle strutture del tronco encefalico sottostante. Altri vasi sono

classificati come perforanti mediani (paramediani) poiché essi

penetrano nel tronco encefalico dell’arteria basilare. Piccoli rami bulbari e

spinali dell’arteria vertebrale danno origine ad un terzo gruppo di vasi.

Lesioni del tronco encefalico

Il tronco encefalico è una struttura anatomicamente compatta,

funzionalmente differenziata, e clinicamente rilevante. Le lesioni sono

spesso di natura vascolare (infarto o emorragia), ma anche tumori, traumi e

processi degenerativi o demielinizzanti. Le seguenti sono tipiche sindromi

causate da lesioni intrinseche del tronco encefalico.

• Sindrome bulbare mediale (basale) normalmente coinvolge le

piramidi, parte o tutto il lemnisco mediale ed il nervo XII. Se è

unilaterale, essa è anche conosciuta come emiplegia alternante

dell’ipoglosso; il termine si riferisce al riscontro di segni di

debolezza del nervo cranico sullo stesso lato della lesione, mentre la

paralisi del corpo è sul lato opposto.

• Sindrome bulbare laterale (o di Wallenberg) coinvolge alcune (o

tutte) delle seguenti strutture nel bulbo aperto, sul lato dorso-laterale:

peduncolo cerebellare inferiore, nuclei vestibolari, fibre o nuclei del

IX o X nervo, nucleo spinale e tratto del V, tratto spinotalamico e vie

simpatiche.

Lesioni del tronco encefalico prossimale

I processi che occupano spazio (tumori, aneurismi, erniazioni

dell’encefalo) nell’area che circonda il tronco encefalico possono

indirettamente colpire il tronco stesso. Numerose affezioni sono

tipicamente causate da lesioni estrinseche.

• Sindrome dell’angolo ponto-cerebellare può coinvolgere i nervi

VIII o VII o strutture più profonde. Essa è più sovente causata da un

tumore che coinvolge le cellule di Schwann del nervo cranico in

quella regione.

• Un tumore nella regione pineale può comprimere la lamina

quadrigemina superiore e causare paralisi dello sguardo verticale,

perdita dei riflessi pupillari e altre manifestazioni oculari. Essa può

accompagnarsi ad idrocefalo ostruttivo.

• La paralisi dello sguardo verticale , definita anche sindrome di

Perinaud, consiste in un’incapacità a muovere gli occhi verso l’alto

o verso il basso. E’ causata da una compressione del tetto e delle aree

adiacenti.

• Il medulloblastoma, un tumore cerebellare che avviene

nell’infanzia, può invadere il quarto ventricolo e bloccare il deflusso

del liquor. Sebbene una compressione sia rara, il tumore tende ad

infiltrarsi nello spazio subaracnoideo del midollo spinale e

dell’encefalo. IL CERVELLETTO

Struttura macroscopica

Il cervelletto è localizzato posteriormente alla parte dorsale del ponte e del

bulbo. E’ separato dal lobo occipitale dal tentorium e occupa la gran parte

della fossa posteriore. La porzione mediana, il verme, separa i due lobi

laterali o emisferi cerebellari. La superficie esterna del cervelletto mostra

un gran numero di pliche strette, a forma di cresta, che vengono chiamate

folia, molte delle quali sono orientate trasversalmente. Il cervelletto è

formato dalla corteccia cerebellare e dalla sottostante sostanza bianca

cerebellare. Quattro paia di nuclei cerebellari profondi sono localizzati

all’interno della sostanza bianca del cervelletto, sopra il quarto ventricolo.

Questi nuclei sono chiamati, partendo dal mediale verso il laterale,

fastigio, globoso, emboliforme, dentato. A causa della localizzazione del

quarto ventricolo, le lesioni tipo massa o i rigonfiamenti del cervelletto

possono causare idrocefalo ostruttivo.

Divisioni

Il cervelletto è diviso in due emisferi simmetrici; essi sono connessi dal

verme, che può essere suddiviso ulteriormente. L’archicerebellum,

filogeneticamente più antico, è formato dal flocculo, il nodulo e da

interconnessioni (sistema flocculo nodulare); esso è coinvolto

nell’equilibrio ed è connesso con il sistema vestibolare. Il

paleocerebellum consta delle porzioni anteriori degli emisferi e del verme

anteriore e posteriore ed è coinvolto nei movimenti propulsivi come la

deambulazione. Quello che rimane del cervelletto è considerato il

neocerebellum ed è coinvolto nella coordinazione dei movimenti fini.

Funzioni

Il cervelletto ha molte funzioni diverse: è in grado di coordinare

movimenti volontari specializzati esitando un controllo sull’attività

muscolare, e controllando l’equilibrio ed il tono muscolare attraverso

connessioni con il sistema vestibolare. C’è una organizzazione

somatotopica delle regioni corporee all’interno della corteccia cerebellare.

Ciascun emisfero cerebellare controlla la coordinazione motoria e il tono

muscolare sullo stesso lato del corpo.

Peduncoli

Tre paia di peduncoli, localizzati sopra e attorno al quarto ventricolo

collegano il cervelletto al tronco encefalico e contengono vie da e per il

tronco encefalico. Il peduncolo cerebellare inferiore contiene molti

sistemi di fibre dal midollo spinale e dal tronco encefalico inferiore. Il

peduncolo cerebellare medio è formato da fibre provenienti dai nuclei

pontini contro laterali. Il peduncolo cerebellare superiore è composto da

molte fibre efferenti, contenenti assoni che mandano impulsi al talamo e al

midollo spinale tramite il nucleo rosso.

Afferenze al cervelletto

Le afferenze al cervelletto sono trasportate primariamente attraverso i

peduncoli cerebellari inferiori e medi, sebbene alcune fibre afferenti siano

anche presenti nei peduncoli cerebellari superiori. Le fibre rampicanti

originano nel nucleo olivare inferiore e prendono sinapsi con i dendriti

delle cellule di Purkinje. Le fibre muscoidi sono formati da assoni

afferenti dai nuclei pontini, dal midollo spinale, dai nuclei vestibolari e

dalla formazione reticolare.

Corteccia cerebellare

La corteccia cerebellare è formata da 3 strati: il sub-piale, strato

molecolare esterno; lo strato delle cellule di Purkinje e lo strato dei

granuli, uno strato profondo composto in gran parte dalle piccole cellule

dei granuli. La corteccia cerebellare è organizzata come un complesso

altamente ordinato, consistente di 5 tipi di cellule primarie:

• Le cellule dei granuli, i cui corpi cellulari sono localizzati nello

strato dei granuli della corteccia cerebellare. Sono i soli neuroni

eccitatori della corteccia cerebellare. Sembra che il glutammato sia il

neurotrasmettitore di queste sinapsi.

• Le cellule di Purkinje generano l’impulso primario che parte dalla

corteccia cerebellare. Questi neuroni hanno i loro corpi nello strato

delle cellule di Purkinje. Formano delle sinapsi inibitorie

• Le cellule a canestro sono localizzate nello strato molecolare.

Ricevono impulsi eccitatori dalle fibre parallele e proiettano alle

cellule di Purkinje che inibiscono.

• Le cellule di Golgi sono localizzate nello strato molecolare.

Rimandano i loro assoni alle cellule dei granuli, che inibiscono.

• Le cellule stellate sono localizzate nello strato molecolare e ricevono

afferenze eccitatorie. Danno origine a sinapsi inibitorie sulle cellule

di Purkinje.

Nuclei cerebellari profondi

4 paia di nuclei cerebellari profondi sono inglobati nella sostanza bianca

del cervelletto. Le cellule nei nuclei cerebellari profondi ricevono

afferenze inibitorie dalle cellule di Purkinje (acido GABA) ed afferenze

eccitatorie da altre fonti.

Le efferenze dal cervelletto

Le efferenze dai nuclei cerebellari profondi proiettano attraverso la via del

peduncolo cerebellare superiore al nucleo rosso e ai nuclei talamici

controlaterali. Da qui, le proiezioni sono inviate alla corteccia motoria.

Questa catena di proiezione dà origine alle vie dentato-rubro-talamo-

corticali.

Cervelletto e tronco encefalico nelle sezioni dell’encefalo in toto

La risonanza magnetica mostra il cervelletto e le sue relazioni con il

tronco, i nervi cranici e i vasi. Queste immagini sono sempre di più utili

nel determinare la localizzazione, la natura (solida o cistica) e l’estensione

delle lesioni cerebellari.

I NERVI CRANICI E VIE

Le 12 paia di nervi cranici sono identificati attraverso il nome o il numero

romano. Da notare che il peduncolo olfattivo e il nervo ottico non sono

veri nervi quanto piuttosto tratti di fibre dell’encefalo mentre il nervo XI è

derivato in parte dal segmento cervicale superiore del midollo spinale.

ORIGINE DELLE FIBRE DEI NERVI CRANICI

Le fibre dei nervi cranici (nc) con funzioni motorie (efferenti) derivano

dall’agglomerato di cellule (nuclei motori) che giace in profondità

all’interno del tronco. Le fibre dei nc con funzioni sensitive (afferenti)

hanno le loro cellule di origine (nuclei di primo-ordine) al di fuori del

tronco encefalico, usualmente nei gangli.

• Nervi I, II e VIII sono dedicati alle afferenze sensoriali speciali.

• Nervi III, IV e VI controllano i movimenti oculari e la costrizione

pupillare.

• Nervi XI e XII sono motori puri (XI: sternocleidomastoideo e

trapezio; XII: muscoli della lingua).

• Nervi V, VII, IX e X sono misti

• I nervi III, VII, IX e X trasportano fibre parasimpatiche.

COMPONENTI FUNZIONALI DEI NERVI CRANICI

I nc possono avere una o più funzioni. Le componenti funzionali sono

trasportate in direzione del o emergenti dal tronco encefalico attraverso 6

tipi di fibre nervose: CHIAMATE NERVI

FIBRE FUNZIONI

ANCHE COINVOLTI

Fibre efferenti somatiche Fibre efferenti somatiche Movimenti oculari, III, IV, VI, XII

generali. movimenti della lingua.

Fibre efferenti branchiali Fibre efferenti viscerali Masticazione, espressione V, VII, IX, X, XI

speciali. facciale, deglutizione,

produzione di suoni vocali,

rotazione del capo.

Fibre efferenti viscerali Fibre efferenti viscerali Muscoli lisci, ghiandole III, VII, IX e X

generali. salivatorie e lacrimali,

ghiandola parotide, cuore,

polmoni, intestino.

Fibre afferenti viscerali Fibre afferenti viscerali Sensazione alimentare, VII, IX e X

generali. cuore, vasi e polmoni,

senso del gusto.

Fibre afferenti somatiche Fibre afferenti somatiche Sensazioni dalla cute, V, VII, X, XI

generali. membrane mucose del

capo.

Fibre sensitive speciali Odore, visione, udito ed I, II, VIII

equilibrio.

Differenze tra nervi cranici e nervi spinali

Nervi cranici Nervi spinali

Disposti ad intervalli regolari.

Contengono fibre efferenti branchiali e

componenti sensitive speciali.

Alcuni contengono componenti motorie

soltanto ed altri componenti viscerali.

Gli assoni dei nc misti entrano ed escono

nel tronco nello stesso punto.

Gangli correlati ai nervi cranici

Due tipi di gangli sono correlati ai nervi cranici. Il primo tipo contiene

corpi cellulari di assoni afferenti all’interno dei nervi cranici. Il secondo

tipo contiene i terminali sinaptici degli assoni viscerali efferenti, insieme

con i neuroni post-sinaptici che si proiettano perifericamente.

• I gangli sensitivi dei nervi cranici includono il ganglio semilunare

(di Gasser), ganglio genicolato, gangli glossofaringeo superiore e

inferiore, ganglio vagale superiore e ganglio vagale inferiore

(nodoso).

• I gangli della divisione parasimpatica craniale del sistema nervoso

autonomo, sono il ganglio ciliare, i gangli pterigopalatino e sotto-

mandibolare, il ganglio ottico e il ganglio intramurale.

RELAZIONI ANATOMICHE DEI NERVI CRANICI

I nervo cranico: nervo olfattivo

I veri nervi olfattivi sono delle connessioni brevi che proiettano dalla

mucosa olfattiva attraverso il naso e bulbi olfattivi all’interno della cavità

cranica. Ci sono dai 9 ai 15 nervi da ciascun lato dell’encefalo. I bulbi

olfattori giacciono sopra la lamina cribriforme e sotto il lobo frontale

(all’interno del solco olfattorio). Gli assoni dal bulbo olfattivo vanno

verso il peduncolo olfattivo, prendono sinapsi col nucleo olfattorio

anteriore e terminano nella corteccia olfattiva primaria (corteccia

piriforme) così come nella corteccia entorinale e nella amigdala.

II nervo cranico: nervo ottico

Il nervo ottico contiene assoni mielinizzati che originano dalle cellule

gangliari nella retina e passano attraverso la pupilla ottica all’orbita dove

essi sono contenuti in guaine meningee. Il nervo ottico cambia il suo nome

in tratto ottico quando le fibre hanno superato il chiasma ottico. Gli assoni

proiettano all’interno del talamo, che invia informazioni visive alla

corteccia.

III nervo cranico: nervo oculomotore

I nervi III, IV e VI controllano i movimenti oculari. Il III nervo controlla

anche la costrizione pupillare. Il nervo oculomotore contiene assoni che

originano dal nucleo oculomotore e il vicino nucleo di Edinger-Westphal.

Il nervo oculomotore emerge dall’encefalo sul lato mediale del peduncolo

cerebrale, dietro l’arteria cerebrale posteriore e davanti all’arteria

cerebellare superiore. La porzione efferente somatica dell’oculomotore

innerva il muscolo elevatore della palpebra superiore, i muscoli retti

superiore, mediale ed inferiore; ed il muscolo obliquo inferiore. La

porzione efferente viscerale innerva due muscoli intraoculari lisci: il

ciliare ed il costrittore della pupilla.

IV nervo cranico: nervo trocleare

Il piccolo nervo trocleare è l’unico nervo cranico crociato. Esso origina dal

nucleo trocleare, che è un gruppo di neuroni motori specializzati

localizzati proprio causalmente al nucleo oculomotore all’interno del

mesencefalo inferiore. Gli assoni del nervo trocleare originano da questi

neuroni, attraversano il mesencefalo, ed emergono contro lateralmente

sulla superficie dorsale del tronco encefalico. Il trocleare innerva il

muscolo obliquo superiore.

V nervo cranico: nervo trigemino

A. Anatomia

Il nervo trigemino contiene una grossa radice sensitiva, che trasporta

sensazioni dalla cute e dalla mucosa di gran parte del cranio, ed una radice

motoria più piccola che innerva molti dei muscoli masticatori e il muscolo

tensore del timpano dell’orecchio medio. Le fibre efferenti del nervo

originano nel nucleo motore del V nel ponte; questo gruppo cellulare

riceve afferenze bilaterali dai tratti corticobulbari e connessioni riflesse dal

tratto spinale del V nervo e controlla i muscoli coinvolti nella

masticazione. La radice sensitiva origina da cellule del ganglio semilunare

(detto anche ganglio di Gasser o ganglio trigeminale) in una taca della

dura lateralmente al seno cavernoso. Le fibre della branca oftalmica

entrano nella cavità cranica attraverso la fessura orbitale superiore. Le

fibre della branca mascellare passano attraverso il forame rotondo. Le

fibre sensitive della branca mandibolare decorrono attraverso il forame

ovale. Le fibre del nervo trigemino che trasportano la sensazione tattile

superficiale si proiettano al nucleo trigeminale maggiore. Fibre del

dolore e della temperatura nel nervo trigemino entrano nel tronco

encefalico e discendono all’interno del tratto spinale del V. Queste fibre

prendono sinapsi con neuroni secondari nel nucleo spinale del V. Da qui,

la via giunge al talamo attraverso il tratto trigeminotalamico ventrale. Le

fibre propriocettive nel nervo trigemino proiettano al nucleo

mesencefalico del trigemino, dove sono localizzati i loro corpi cellulari.

Gli assoni afferenti per il riflesso corneale sono trasportati nella branca

oftalmica del V nervo e prendono sinapsi nel tratto spinale e nel nucleo del

V. Il riflesso masseterino è un riflesso monosinaptico per il muscolo

massetere.

B. Correlazioni cliniche

Sintomi e segni del coinvolgimento del V nervo includono la perdita di

sensibilità di una o più modalità sensitive del nervo; un disturbo dell’udito

per la paralisi del muscolo tensore del timpano, paralisi dei muscoli della

masticazione con deviazione della mandibola verso il lato colpito, perdita

dei riflessi (corneale, masseterino, starnuto), trisma (mandibola bloccata)

ed in alcune affezioni, spasmo tonico dei muscoli della masticazione.

Lesioni localizzate lateralmente al tratto spinotalamico laterale nel bulbo e

nel ponte inferiore, producono un quadro incrociato di insensibilità al

dolore e alla temperatura sulla faccia omolaterale e una perdita della

sensibilità sul lato controlaterale del corpo sotto la faccia. Questo avviene,

per esempio, nella sindrome di Wallenberg, nella quale c’è un danno al

bulbo laterale. La nevralgia trigeminale è caratterizzata da un dolore nel

territorio di uno o più branche del nervo trigemino. Sebbene la causa non

sia sempre chiara, si sa che un dolore parossistico atroce di breve durata

può essere causato dalla pressione su un piccolo vaso nella zona di

ingresso dalle radici del nervo. La nevralgia del trigeminale è anche

riscontrata in alcuni pazienti con sclerosi multipla.

VI nervo cranico: nervo abducente

A. Anatomia

Il nervo abducente deriva dai neuroni del nucleo abducente localizzato

all’interno del tegmento dorso-mediale del ponte caudale. L’abducente

innerva il muscolo retto laterale

B. Azioni dei muscoli oculari estrinseci

Il muscolo elevatore della palpebra superiore non esercita alcuna azione

sul bulbo oculare ma solleva la palpebra superiore. La chiusura delle

palpebre è eseguita dalla contrazione del muscolo orbicolare dell’occhio

(innervato dal VII nervo).

Muscolo Azione primaria Azione secondaria

Retto laterale Abduzione Nessuna

Retto mediale Adduzione Nessuna

Retto superiore Elevazione Adduzione, torsione

interna

Retto inferiore Abbassamento Adduzione, torsione

esterna

Obliquo superiore Abbassamento Torsione interna,

abduzione

Obliquo inferiore Elevazione Torsione esterna,

abduzione

C. Controllo dei movimenti dei muscoli oculari

Il sistema oculomotore è normalmente accurato ed attiva i vari muscoli

extraoculari in una maniera altamente coordinata. Quando gli occhi fanno

una scansione dell’ambiente, essi la eseguono in tempi brevi e con

movimenti rapidi chiamati saccadici. Quando un bersaglio viene mosso,

compare una forma differente di movimento oculare, chiamato

inseguimento lento (pursuit), usato per mantenere l’immagine ad un

fuoco distinto. Quando la testa o il corpo si muove inaspettatamente (es.

quando si subisce uno scossone), i movimenti riflessi dei muscoli della

testa e degli occhi compensano e mantengono la fissazione continua sul

bersaglio visivo. Questa funzione è ottenuta attraverso il riflesso vestibolo-

oculare. Entrambi gli occhi, nei movimenti controllati, si muovono nella

stessa direzione e muovendosi simultaneamente contraggono e rilasciano

differenti muscoli; questo è chiamato movimento coniugato dello

sguardo.

1. Centri dello sguardo coniugato e della convergenza . Lo sguardo

coniugato e la convergenza sono controllati da 3 aree nel tronco

encefalico. Vi sono 2 centri dello sguardo laterale nella

formazione reticolare pontina paramediana vicino ai nuclei

abducenti destro e sinistro e un centro della convergenza sopra i

collicoli superiori. Regioni nel lobo frontale controlaterale (area

oculare motoria) influenzano i movimenti volontari degli occhi,

mentre regioni nel lobo occipitale influenzano i movimenti di

inseguimento lento.

2. Controllo del diametro pupillare . Il diametro della pupilla è

influenzato dalle fibre efferenti parasimpatiche del nervo

oculomotore e fibre simpatiche del ganglio cervicale superiore. La

costrizione (miosi) della pupilla è causata dalla stimolazione di fibre

parasimpatiche, mentre la dilatazione (midriasi) è causata

dall’attivazione simpatica.

3. Riflessi . Il riflesso pupillare alla luce è una costrizione di entrambe

le pupille. Anche se la luce colpisce solo un occhio, entrambe le

pupille diventano miotiche; questa è una risposta consensuale. Le

vie per il riflesso includono fibre del nervo ottico che vanno al

pretetto, un’area nucleare tra il talamo e il mesencefalo. Fibre brevi

vanno dal pretetto ad entrambi i nuclei di Edinger-Westphal e ad

entrambi i gangli ciliari. Il riflesso di accomodazione coinvolge vie

che vanno dalla corteccia visiva nel lobo occipitale al pretetto.

D. Correlazioni cliniche per i nervi III, IV e VI e loro connessioni

1. Sintomi e segni . I reperti clinici comprendono lo strabismo, la

diplopia e la ptosi. Strabismo è la deviazione di uno o entrambi gli

occhi (interno se convergono, esterno se divergono). Diplopia

(visione doppia) è un fenomeno la cui comparsa è riferita apparire

quando il paziente sta guardando con entrambi gli occhi; essa è

causato da un alterato allineamento degli assi visivi. Ptosi (caduta

della palpebra) è causata da debolezza o paralisi del muscolo

elevatore della palpebra superiore. E’ associata a lesioni del III nervo

e talvolta è vista in pazienti con miastenia gravis.

2. Classificazione dell’oftalmoplegia . Lesioni che causano

oftalmoplegia (paralisi) dei nervi III, IV e VI possono essere di

origine centrale o periferica.

a. Paralisi dell’oculomotore (III nervo). L’oftalmoplegia esterna

è caratterizzata da strabismo divergente, diplopia e ptosi. Gli

occhi deviano verso il basso e verso l’esterno. L’oftalmoplegia

interna è caratterizza è caratterizzata da pupilla dilatata e da una

perdita di riflessi alla luce e all’accomodazione. Il

coinvolgimento isolato del III nervo avviene quale segno di

precoce erniazione uncale a causa di una massa emisferica che

comprime il nervo contro il tentorio.

b. Paralisi del trocleare (IV nervo). Questa rara condizione è

caratterizzata da un modesto strabismo convergente e diplopia

nello sguardo verso il basso. La testa è piegata in un tentativo

di aggiustamento compensatorio.

c. Paralisi dell’abducente (VI nervo). Questa paralisi è la più

comune per il lungo decorso del VI nervo. C’è una debolezza

nell’abduzione dell’occhio. Include strabismo convergente e

diplopia.

d. Oftalmoplegia internucleare . Lesioni del fascicolo

longitudinale mediale interferiscono con i movimenti coniugati

degli occhi. Ad esempio in una lesione del fascicolo

longitudinale mediale sulla sinistra, il paziente tenta di guardare

verso destra ma l’occhio sinistro non può essere addotto.

L’oftalmoplegia internucleare è spesso vista come risultato di

una malattia ischemica del tronco; l’oftalmoplegia internucleare

bilaterale può essere riscontrata in pazienti con sclerosi

multipla.

VII nervo cranico: nervo facciale

A. Anatomia

Il nervo facciale è composto da un nervo facciale proprio e da un nervo

intermedio. Entrambe le parti passano attraverso il meato uditivo interno,

dove è collocato il ganglio genicolato per il gusto. Il nervo intermedio

manda fibre pregangliari parasimpatiche al ganglio pterigopalatino per

innervare la ghiandola lacrimale e le ghiandole salivari. La componente

afferente viscerale trasporta sensazioni del gusto per i due terzi anteriori

della lingua attraverso la corda del timpano.

B. Correlazioni cliniche

Il nucleo facciale riceve fibre crociate e non crociate attraverso la via del

tratto corticobulbare. I muscoli facciali inferiori ricevono innervazione

corticale controlaterale. Pertanto, una lesione rostrale al nucleo facciale

comporta paralisi dei muscoli facciali controlaterali eccetto i muscoli

frontali e orbicolari dell’occhio. La distribuzione completa proprio del

nucleo facciale o delle fibre branchiali efferenti paralizza tutti i muscoli

della faccia dallo stesso lato. La paralisi facciale periferica (paralisi di

Bell) può avvenire in una condizione idiopatica ma essa è vista anche

come complicazione del diabete e può avvenire a causa di tumori,

sarcoidosi, AIDS e malattia di Lyme. I sintomi e segni dipendono dalla

localizzazione della lesione.

VIII nervo cranico: nervo vestibolo cocleare

L’VIII nervo cranico è un nervo doppio che origina dai gangli spirale e

vestibolare nel labirinto dell’orecchio interno. Esso passa nella cavità

cranica attraverso il meato acustico interno ed entra nel tronco encefalico.

Il nervo cocleare è coinvolto nell’udito; il nervo vestibolare è parte del

sistema dell’equilibrio.

IX nervo cranico: nervo glossofaringeo

A. Anatomia

Il IX nervo cranico contiene diversi tipi di fibre:

• Fibre efferenti branchiali del nucleo ambiguo passano al muscolo

stilofaringeo.

• Fibre efferenti viscerali dal nucleo salivatorio inferiore passano

attraverso il plesso timpanico ed in minor misura attraverso il nervo

petroso al ganglio ottico, dal quale le fibre postgangliari

raggiungono la ghiandola parotide.

• Fibre afferenti viscerali originano dalle cellule unipolari dei gangli

inferiori.

Gli assoni afferenti viscerali sono responsabili della sensibilità generale

della faringe, palato molle, terzo posteriore della lingua, fauci, tonsille,

tuba auditiva e cavità timpanica. Essi innervano i recettori speciali nel

corpo carotideo e nel seno carotideo che sono coinvolti nel controllo

riflesso della respirazione, della pressione arteriosa e della frequenza

cardiaca. Tre nervi cranici contengono fibre del gusto (VII terzo anteriore;

IX terzo posteriore; X per l’epiglottide).

B. Correlazioni cliniche

Il nervo glossofaringeo è raramente coinvolto in maniera isolata; esso è

generalmente coinvolto con il nervo vago e l’accessorio. Il riflesso

faringeo (deglutizione) dipende dal nervo IX per la componente sensitiva,

mentre il nervo X per la componente motoria. Il riflesso del seno

cavernoso dipende dal IX per la sua componente sensitiva.

X nervo cranico: nervo vago

A. Anatomia

Le fibre efferenti branchiali dal nucleo ambiguo contribuiscono attraverso

piccole radici alla formazione del nervo vago e delle componenti craniali

del nervo accessorio (XI). Le fibre del nervo vago passano ai muscoli del

palato soffice e della faringe. Le fibre efferenti viscerali dal nucleo

dorsale motore del vago decorrono verso i visceri toracici e addominali.

Le loro fibre postgangliari inibiscono la frequenza cardiaca e la secrezione

del surrene e stimolano la peristalsi gastrointestinale e gastrica, le vie

escretive del fegato e l’attività della ghiandola pancreatica. Le fibre

afferenti viscerali di cellule unipolari nel ganglio inferiore mandano rami

alla faringe, laringe, trachea, esofago e visceri toracici e addominali. Le

fibre viscerali afferenti del nervo vago trasportano le sensazioni della

distensione addominale, della nausea e gli impulsi che riguardano la

regolazione della profondità del respiro ed il controllo della pressione

arteriosa.

B. Correlazioni cliniche

Lesioni del nervo vago possono essere intrabulbari o periferiche. Una

sezione bilaterale completa del vago è fatale. Lesioni unilaterali del vago,

all’interno della scatola cranica o in prossimità della base cranica,

producono una disfunzione grave del palato, faringe e laringe. Il palato

molle è debole e può essere flaccido cosicchè la voce può prendere una

tonalità nasale. Il danno al nervo laringeo ricorrente, che origina dal

nervo vago, può avvenire per invasione o compressione da tumore o come

complicazione della chirurgia tiroidea.

XI nervo cranico: nervo accessorio

A. Anatomia

Il nervo accessorio consiste di due componenti separate: la componente

craniale e la componente spinale. Nella componente craniale, le fibre

efferenti craniali si associano al nervo accessorio all’interno del cranio ma

sono parte del nervo vago al di fuori del cranio. Nella componente spinale,

le fibre efferenti branchiali dalla parte laterale delle corna anteriori

ascendono come radici spinali del nervo accessorio attraverso il forame

magno e lasciano la cavità cranica attraverso il forame giugulare. Queste

fibre innervano il muscolo sternocleidomastoideo e in parte il muscolo

trapezio.

B. Correlazioni cliniche

L’interruzione della componente spinale porta alla paralisi del muscolo

sternocleidomastoideo, causando l’incapacità di ruotare il capo verso il

lato opposto, e paralisi della porzione superiore del trapezio, caratterizzada

da una scapola simil-alata e da un’incapacità a “far spallucce” con la spalla

omolaterale.

XII nervo cranico: nervo ipoglosso

A. Anatomia

Fibre efferenti somatiche dal nucleo dell’ipoglosso nella porzione

ventromediale della sostanza grigia del bulbo emergono fra le piramidi e le

olive per formare il nervo ipoglosso. Il nervo lascia il cranio attraverso il

canale dell’ipoglosso e raggiunge i muscoli della lingua. Poche fibre

propriocettive dalla lingua decorrono nel nervo ipoglosso e terminano ai

nuclei trigeminali del tronco ecncefalico.

B. Correlazioni cliniche

Le lesioni periferiche che colpiscono il nervo ipoglosso derivano

usualmente da cause meccaniche. Le lesioni nucleari e sopranucleari

possono avere molte cause (tumori, emorragie, demielinizzazione). Lesioni

del bulbo producono sintomi caratteristici che sono collegati al

coinvolgimento dei nuclei degli ultimi 4 nervi cranici che sono collocati

all’interno del bulbo e delle vie motorie sensitive che lo attraversano..

Lesioni extramidollari della fossa posteriore possono coinvolgere le radici

degli ultimi 4 nervi cranici tra la loro emergenza dal bulbo e la loro

fuoriuscita dal cranio. Funzioni Localizzazione dei corpi cellulari

Tipo Innervazione motoria Funzioni Funzioni All’interno All’interno del Connessioni maggiori

funzionale sensitive parasimpatich di organi corno encefalico

e di senso o

dei gangli

Sensi I Olfattorio SS Senso Mucosa La mucosa proietta al

speciali dell’odorato olfattiva bulbo olfattivo

II Ottico SS Afferenze visive Cellule Proietta al genicolato

dall’occhio gangliari laterale; collicolo

nella superiore

retina

VIII Vestibolo- SS Afferenze uditive Ganglio Proietta ai nuclei

cocleare e vestibolari cocleare cocleari, quindi ai

dall’orecchio collicoli inferiori, al

interno genicolato mediale

Ganglio Proietta ai nuclei

vestibolare vestibolari

Sistema III Oculomotore SE Retto mediale, retto Nucleo Riceve afferenze dal

motore per superiore, retto inferiore, oculomotore centro per lo sguardo

gli occhi: obliquo inferiore laterale attraverso il

fascicolo longitudinale

mediale

VE Costrizione Nucleo di Proietta al ganglio

della pupilla Edinger- ciliare e alla pupilla

Westphal

IV Trocleare SE Obliquo superiore Nucleo trocleare

VI Abducente SE Retto laterale Nucleo Riceve afferenze dal

abducente PPRF (formazione

reticolare pontina

paramediana)

Altri motori XI Accessorio BE Sternocleidomastoideo, Corna ventrali a

puri: trapezio livello C2-5

XII Ipoglosso SE Muscoli della lingua, Nucleo

osso ioide dell’ipoglosso

Sensazione della faccia,

Misti: V Trigemino SA Ganglio Proietta ai nuclei

cornea, denti, gengive, semilunare sensitivi e ai tratti

palato. Sensazione (di Gasser) spinali del V, quindi al

generale dei 2/3 talamo.

anteriori della lingua

BE Muscoli della Nucleo motore

masticazione del V

VII Facciale BE Muscoli dell’espressione Nucleo facciale

facciale, platisma,

stapedio

VA Gusto, 2/3 Ganglio Proietta al tratto

anteriori della genicolato solitario e al nucleo,

lingua quindi al talamo

VE Ghiandole Nucleo salivatore

sottomandibol superiore

are,

sottolinguale,

lacrimale

IX VE Ghiandola Nucleo salivatore

Glossofaringeo parotide inferiore

VA Sensazione Ganglio Proietta al nucleo e al

generale per 1/3 glosso- tratto solitario

posteriore della faringeo

lingua, palato superiore e

molle, tuba inferiore

uditiva.

Afferenze

sensitive dal

corpo e dal seno

carotideo. Gusto

1/3 posteriore

della lingua

BE Muscolo stilofaringeo Nucleo ambiguo

X Vago BE Palato molle e faringe Nucleo ambiguo

VE Nucleo motore

dorsale

SA Meato uditivo Ganglio Proietta al talamo

esterno superiore

(giugulare)

VA Sensazione dai Gangli Proietta al nucleo e al

visceri vagale tratto solitario

addominali e inferiore e

toracici superiore

Efferenti (motori) Afferenti (sensitive)

SE somatica; SE generale VA viscerale; VA generale

BE branchiale; VE speciale VA speciale; SA somatica

VE viscerale; VE generale SA generale; SS sensitiva

DIENCEFALO

Il diencefalo comprende il talamo e i suoi corpi genicolati, l’ipotalamo, il

sub talamo e l’epitalamo. Il terzo ventricolo giace tra le due metà del

diencefalo. Un piccolo solco, il solco ipotalamico, posto sulla parete

laterale del terzo ventricolo, separa il talamo e l’epitalamo dorsalmente e

l’ipotalamo e sub talamo inferiormente.

IL TALAMO

Aspetti generali

Ciascuna metà dell’encefalo contiene un talamo, una grande massa grigia,

ovoidale di nuclei. La sua ampia porzione posteriore, il pulvinar, si

estende sopra i corpi genicolati mediali e laterali. Il talamo rostrale

contiene il tubercolo talamico anteriore. In molti individui vi è una

adesione intertalamica breve tra i talami, attraverso il terzo ventricolo.

La sostanza bianca

Le radiazioni talamiche sono delle bande di fibre che emergono dalla

superficie laterale del talamo e terminano nella corteccia cerebrale. La

lamina midollare esterna è costituita da fibre mielinizzate poste sulla

superficie laterale del talamo vicino alla capsula interna. La lamina

midollare interna è una sottile banda verticale di sostanza bianca che si

biforca nella sua porzione anteriore e pertanto divide la sostanza grigia del

talamo in tre porzioni: laterale, mediale e anteriore.

I nuclei talamici

Vi sono 5 gruppi di nuclei talamici, ognuno con connessioni specifiche di

fibre:

1. Gruppo nucleare anteriore: Questo gruppo forma il tubercolo

anteriore del talamo. Esso riceve fibre dai corpi mammillari

attraverso il tratto mammillotalamico e proietta alla corteccia

cingolata dell’encefalo.

2. Nuclei della linea mediana: Questi gruppi di cellule sono localizzati

proprio al di sotto del terzo ventricolo e nell’adesione intertalamica.

Essi si connettono con l’ipotalamo e la sostanza grigia

periacqueduttale centrale. Il nucleo centromediano si connette con il

cervelletto e il corpo striato.

3. Nuclei mediali: Comprendono la maggior parte della sostanza grigia

mediale alla lamina midollare interna: i nuclei intralaminari così

come il nucleo dorsomediale, che proietta alla corteccia frontale.

4. Massa nucleare laterale: Questa costituisce una larga parte del

talamo anteriore al pulvinar tra le lamine midollari interne ed esterne.

La massa include un nucleo reticolare tra la lamina midollare

esterna e la capsula interna; il nucleo anteriore ventrale (VA) che si

connette con il corpo striato; un nucleo laterale ventrale (VL), che

proietta alla corteccia motoria; il nucleo dorsolaterale (proietta alla

corteccia parietale); il gruppo ventrale posteriore (proietta al firo

postcentrale). Il gruppo ventrale posteriore è diviso in un nucleo

ventrale posterolaterale (VPL) e il nucleo ventrale

posteromediale (VPM).

5. Nuclei posteriori: Includono il nucleo pulvinar, il nucleo genicolato

mediale e il nucleo genicolato laterale. Il nucleo pulvinar è un

grande nucleo posteriore che si connette con la corteccia parietale e

temporale. Il nucleo genicolato mediale riceve fibre acustiche dal

lemnisco laterale e dal collicolo inferiore. Il nucleo genicolato

laterale riceve la maggior parte delle fibre del tratto ottico e invia

fibre alla corteccia visiva.

Divisioni funzionali

Il talamo può essere diviso in 5 gruppi nucleari: sensitivo, motore, limbico,

multimodale e intralaminare.

GRUPPO NUCLEARE NUCLEI FUNZIONE

Sensitivo - Genicolato laterale Connessioni e modifica dei

- Genicolato mediale segnali provenienti dal corpo

- Ventrale posterolaterale (faccia, coclea, retina, recettori

- Ventrale posteromediale del gusto).

Motore - Ventrale anteriore Trasportano informazioni

- Ventrale laterale motorie dal cervelletto e dal

globus pallidus alla corteccia

motoria precentrale.

Limbico - Anteriore Riceve dalla corteccia olfattoria

- Dorsomediale e dall’amigdala e proietta alla

corteccia prefrontale e

all’ipotalamo.

Multimodale - Pulvinar Connessioni con il lobo

- Laterale posteriore parietale.

- Laterale dorsale

Intralaminare - Reticolare Non si conosce in dettaglio.

- Centromediano

- Intralaminare

L’IPOTALAMO

Aspetti generali

L’ipotalamo serve a un certo numero di funzioni autonomiche, regolatorie

e del desiderio e giace sotto e anteriormente al talamo. Forma il pavimento

e le pareti inferiori del terzo ventricolo. Punti esterni all’ipotalamo sono il

chiasma ottico, il tuber cinereum e i corpi mammillari. L’ipotalamo

può essere diviso in una porzione anteriore (regione chiasmatica, che

include la lamina terminale); una porzione centrale (comprende il tuber

cinereum e l’infudibulum); e una porzione posteriore (area mammillare).

Il lato destro e sinistro dell’ipotalamo hanno ciascuno un’area

ipotalamica mediale che contiene molti nuclei e un’area ipotalamica

laterale che contiene sistemi di fibre.

Nuclei ipotalamici mediali

Ciascuna metà dell’ipotalamo mediale può essere suddivisa in 3 parti:

PORZIONI NUCLEI CONTENENTI

Porzione sopraottica Nuclei sopraottici

Nuclei soprachiasmatici

Nuclei paraventricolari

Porzione tuberale Nucleo ventromediale

Nucleo dorsomediale

Nuclei arcuati

Porzione mammillare Nucleo posteriore

Nuclei mammillari

Area preottica

Connessioni afferenti

L’ipotalamo riceve afferenze dalle strutture limbiche, dal talamo e dalla

corteccia, afferenti viscerali e somatiche e da recettori sensori come gli

osmorecettori, per monitorare la circolazione. Le connessioni afferenti

dell’ipotalamo includono la parte della banda telencefalica mediale, la

quale manda fibre all’ipotalamo nell’area paraolfattoria e nel corpo

striato. Il fornice che porta fibre dall’ippocampo ai corpi mammillari.

Queste connessioni includono inoltre la stria terminale, la quale contiene

fibre dall’amigdala; fibre pallido ipotalamiche che provengono dal

nucleo lentiforme per il nucleo ipotalamico ventromediale. Inoltre sono

trasportati all’ipotalamo informazioni viscerali dei nuclei sensitivi vagali,

messaggi gustativi dal nucleo solitario e messaggi afferenti somatici dai

genitali e dai capezzoli.

Connessioni efferenti

I tratti efferenti dall’ipotalamo includono il tratto ipotalamoipofisario,

che decorre dai nuclei sopraottico e paraventricolare alla neuroipofisi; il

tratto mammillotegmentale che va al tegmento e il tratto

mammillotalamico che va ai nuclei anteriori del talamo. L’ipofisi ha due

lobi maggiori: l’ipofisi posteriore (neuroipofisi) e l’ipofisi anteriore

(adenoipofisi). I neuroni nei nuclei sopraottico e paraventricolari mandano

assoni, attraverso il tratto ipotalamoipofisario alla neuroipofisi. Questi

assoni trasportano i corpi di Herring, che contengono precursori di due

ormoni: l’ossitocina e la vasopressina.

Funzioni

Sebbene l’ipotalamo sia piccolo (circa 4gr) esso ha funzioni regolatorie

rilevanti:

A. Alimentazione: Un centro tonicamente attivo della fame

nell’ipotalamo laterale determina il comportamento alimentare. Un

centro della sazietà nel nucleo ventromediale blocca la fame e

inibisce il centro della fame quando i livelli di glucosio plasmatici

sono alti. Il danno al centro della fame porta all’anoressia o ad una

iperfagia (superalimentazione).

B. Funzioni autonomiche: Sebbene non siano stati identificati centri

anatomicamente circoscritti, le aree posterolaterali e dorso mediali

dell’ipotalamo funzionano come regioni attivanti il simpatico mentre

un’area anteriore funzione come una regione attivante il

parasimpatico.

C. Temperatura corporea: Quando alcune regioni dell’ipotalamo sono

appropriatamente stimolate, esse evocano una risposta autonomica

con conseguente perdita, conservazione o produzione della

temperatura corporea. Normalmente un controllore ipotalamico è

collocato appena sotto i 37°C della temperatura corporea.

D. Bilancio idrico: L’influenza ipotalamica sulla secrezione di

vasopressina all’interno della ghiandola ipofisaria posteriore è

attivata da osmorecettori all’interno dell’ipotalamo, particolarmente

in neuroni all’interno del centro della sete localizzato presso il nucleo

sopraottico. Gli osmorecettori sono stimolati da variazioni della

osmolarità del sangue. La loro attivazione stimola il rilascio di

vasopressina. Il dolore, lo stress e certi stati emozionali stimolano

anche la secrezione di vasopressina. La mancata secrezione di

vasopressina causata da lesioni ipotalamiche o ipofisarie può portare

al diabete insipido, che è caratterizzato da poliuria (aumentata

secrezione di urine) e polidipsia (aumentata sete).

E. Funzione ipofisaria anteriore: L’ipotalamo esercita un’influenza

diretta sulla secrezione ipofisaria anteriore e un’influenza indiretta

sulle secrezioni di altre ghiandole endocrine. Pertanto regola molte

funzioni endocrine, inclusa la riproduzione, il comportamento

sessuale, le secrezioni della tiroide e della corteccia surrenalica.

F. Ritmo circadiano: Molte funzioni corporee (temperatura, consumo

di ossigeno) sono ciclicamente influenzate da cambiamenti di

intensità della luce che avvengono con un ritmo circadiano.

Nell’ipotalamo un gruppo specifico di cellule, il nucleo

soprachiasmatico funziona come un orologio interno.

G. Espressione dell’emozione: L’ipotalamo è coinvolto

nell’espressione di rabbia, paura, avversione, comportamento

sessuale e di piacere. Le modalità di espressione e il comportamento

sono sotto l’influenza del sistema limbico ed in parte sono legate ai

cambiamenti delle funzioni del sistema viscerale.

IL SUBTALAMO

Aspetti generali

Il sub talamo è la zona di tessuto encefalico che è collocata tra il talamo

dorsale ed il tegmento del mesencefalo. L’ipotalamo è posto medialmente

e rostralmente al subtalamo; la capsula interna è posta lateralmente ad

esso. Il nucleo subtalamico, o corpo di Luys, giace dorsalmente alla parte

terminale superiore della subtantia nigra; esso si estende posteriormente

fino alla parte laterale del nucleo rosso.

Fibre di connessione

Il subtalamo riceve fibre dal globus pallidus e riproietta nuovamente ad

esso; le proiezioni dal globus pallidus al nucleo subtalamico formano parte

della via discendente efferente dal corpus striatum. Le fibre dal globus

pallidus occupano anche i campi di Forel, che sono collocati

anteriormente al nucleo rosso e contengono cellule che possono

rappresentare una estensione rostrale dei nuclei reticolari. La porzione

ventro-mediale è usualmente designata come campo H, la porzione dorso-

mediale come campo H2. Il fascicolo lenticolare (campo H2) corre

medialmente al globus pallidus e si congiunge all’ansa lenticolare, che si

piega nel campo H. Il fascicolo talamico si estende attraverso il campo H1

al nucleo ventrale anteriore del talamo. La zona incerta è una sottile zona

di sostanza grigia sopra il fascicolo lenticolare.

L’EPITALAMO

L’epitalamo è costituito dai trigoni abenulari su ciascun lato del terzo

ventricolo, il corpo pineale e la commessura abenulare.

Il trigono abenulare

Il trigono abenulare è una piccola area triangolare posta davanti al

collicolo superiore. Esso contiene i nuclei abenulari. Il tratto abenulo-

interpeduncolare si estende dal nucleo abenulare al nucleo

interpeduncolare. La funzione di queste strutture non è conosciuta.

Corpo pineale

Il corpo pineale è una piccola massa che normalmente è posta nella

depressione tra i collicoli superiori. La sua base è attaccata attraverso il

peduncolo pineale. La lamina ventrale del peduncolo è in continuità con la

commessura posteriore e la lamina dorsale con la commessura abenulare.

Si ritiene che il corpo pineale secerna ormoni che sono assorbiti nei suoi

vasi sanguigni.

GLI ORGANI CIRCUMVENTRICOLARI

Molte piccole aree, definite organi circumventricolari, sono localizzate

all’interno o in prossimità della parete del terzo ventricolo, l’acquedotto ed

il quarto ventricolo, possono essere di importanza funzionale per quanto

riguarda la composizione del liquido cerebro-spinale, secrezione di ormoni

nei ventricoli e mantenimento della pressione normale del liquido cerebro-

spinale. EMISFERI CEREBRALI/TELENCEFALO

Gli emisferi cerebrali includono la corteccia cerebrale, la sottostante

sostanza bianca cerebrale, ed un complesso di masse di materia grigia

profonda, i gangli della base.

LO SVILUPPO

Il telencefalo (encefalo terminale) dà origine ad un emisfero cerebrale

destro e ad uno sinistro. Gli emisferi vanno incontro ad una crescita

differenziale molto estesa. Le strutture derivanti dal tubo neurale, o

nevrasse, includono il midollo spinale, il tronco encefalico e il diencefalo.

La parte terminale superiore del tubo neurale proprio sotto la commessura

anteriore è la lamina terminale. I gangli della base originano dalla base

delle vescicole encefaliche primitive. Le fibre di connessione tra gli

emisferi sono formate dapprima nelle porzioni rostrali come la

commessura anteriore, e più tardi si estendono posteriormente come corpo

calloso. ANATOMIA DEGLI EMISFERI CEREBRALI

Gli emisferi cerebrali costituiscono la porzione più ampia dell’encefalo

umano. Gli emisferi cerebrali appaiono come masse di sostanza grigia

altamente convolute che sono organizzate in una struttura a pliche. Le

creste delle pliche corticali (giri) sono separate da fessure (solchi) o

profonde scissure.

Solchi e scissure maggiori

• La scissura cerebrale laterale (scissura Silviana) separa il lobo

temporale dai lobi frontali e parietale. L’insula, una porzione di

corteccia che non è cresciuta molto durante lo sviluppo, rimane in

profondità all’interno della scissura.

• Il solco circolare (scissura circuminsulare) circonda l’insula e la

separa dai lobi adiacenti frontale, parietale e temporale.

• La scissura cerebrale longitudinale separa gli emisferi.

• Il solco centrale (scissura di Rolando) origina dalla metà

dell’emisfero. Il solco centrale separa il lobo frontale dal lobo

parietale.

• La scissura parieto-occipitale passa lungo la superficie mediale

della porzione posteriore degli emisferi cerebrali e separa il lobo

parietale dal lobo occipitale.

• La scissura calcarina inizia sulla superficie mediale dell’emisfero

vicino al polo occipitale e si estende in avanti in un’area leggermente

al di sotto dello splenio del corpo calloso.

Corpo calloso

Il corpo calloso è un’ampia banda di fibre mielinizzate e non mielinizzate

che interconnette gli emisferi. Il corpo calloso è arcuato. La sua porzione

curva anteriore, il ginocchio, continua anteroventralmente come rostro. La

porzione posteriore spessa termina nel curvo splenio, che è collocato sopra

il mesencefalo. Il corpo calloso serve ad integrare le attività dei due

emisferi e permette ad essi di comunicare tra loro.

Lobo frontale

Il lobo frontale si estende dal polo frontale al solco centrale e alla scissura

laterale. Il solco precentrale giace anteriormente al giro precentrale e

decorre parallelo al solco centrale. I solchi frontali superiore e inferiore

si estendono in avanti e in basso dal solco precentrale, dividendo la

superficie laterale del lobo frontale, in tre giri paralleli: il giro frontale

superiore, medio ed inferiore. I solchi e i giri orbitali hanno un contorno

irregolare. Il solco olfattorio giace al di sotto del tratto olfattorio sulla

superficie orbitale; collocato medialmente ad esso c’è il giro retto. Il giro

cingolato è un giro a forma di luna crescente sulla superficie mediale tra il

solco cingolato e il corpo calloso. Il lobulo paracentrale è sulla superficie

mediale dell’emisfero ed è la continuazione dei giri precentrale e

postcentrale.

Lobo parietale

Il lobo parietale si estende dal solco centrale alla scissura parieto-

occipitale; lateralmente, esso si estende a livello della scissura cerebrale

laterale. Il solco postcentrale giace dietro il giro postcentrale. Il solco

intraparietale è un avvallamento orizzontale che talvolta si unisce con il

solco postcentrale. Il lobulo parietale superiore è posto sopra la porzione

orizzontale del solco intraparietale e il lobulo parietale inferiore rimane

al di sotto. Il giro sopramarginale è la porzione di lobulo parietale

inferiore che si arcua sopra la porzione ascendente terminale del ramo

posteriore della scissura cerebrale laterale. Il giro angolare forma un arco

sopra la porzione terminale del solco temporale superiore e diventa

continuo con il giro temporale medio. Il precunio è la porzione posteriore

della superficie mediale tra la scissura parieto-occipitale e la parte

terminale ascendente del solco cingolato.

Lobo occipitale

È collocato dietro la scissura parieto-occipitale. La scissura calcarina

divide la superficie mediale del lobo occipitale. La corteccia sui bordi della

scissura calcarina (chiamata corteccia striata) è il luogo ove terminano le

afferenze visive. Questa regione pertanto funziona come una corteccia

visiva primaria. Il cuneo giace tra la calcarina e le scissure parieto-

occipitali, e il giro linguale è tra la scissura calcarina e la parte posteriore

della scissura collaterale. La parte posteriore del giro fusiforme è sulla

superficie basale del lobo occipitale.

Lobo temporale

È collocato sotto la scissura cerebrale laterale e si estende posteriormente a

livello della scissura parieto-occipitale. La superficie laterale del lobo

temporale è divisa nei giri paralleli temporali superiore, medio e

inferiore, che sono separati dai solchi temporali superiore e medio. Il

solco temporale ingeriore si estende sulla faccia inferiore del lobo

temporale partendo dal polo temporale fino al lobo occipitale. Il giro

temporale trasverso occupa la parte posteriore della superficie temporale

superiore. Il giro fusiforme è mediale. La scissura ippocampale si

estende lungo la porzione infero-mediale del lobo. Il giro

paraippocampale si colloca tra la scissura ippocampale e la parte

anteriore della scissura collaterale. Nella sua parte anteriore, la porzione

più mediale del lobo temporale, descrive una curva a forma di uncino; esso

è conosciuto come l’uncus.

Insula

L’insula è una porzione coperta della corteccia cerebrale. Essa giace in

profondità all’interno della scissura cerebrale laterale e può essere esposta

separando le labbra superiori e inferiori della scissura laterale (opercula).

Componenti del sistema limbico

I componenti corticali del sistema limbico includono i giri cingolati,

paraippocampale e sottocalloso così come la formazione ippocampale.

Questi componenti formano un anello di corteccia, la maggior parte del

quale è filogeneticamente vecchia con una struttura microscopica

relativamente primordiale, la quale diventa un confine (limbo) tra il

diencefalo e la neocorteccia più laterale degli emisferi cerebrali.

Nuclei basali dell’encefalo e area settale

Isole cellulari scarsamente definite ma numerose sono localizzate al di

sotto dei gangli della base nella profondità degli emisferi, da dove esse

proiettano alla corteccia. Queste isole cellulari includono i nuclei basali

dell’encefalo (detti anche nuclei di Meynert o substantia innominata),

che mandano proiezioni colinergiche attraverso la corteccia cerebrale.

Localizzati proprio lateralmente sono i nuclei settali, i quali ricevono fibre

afferenti dalla formazione ippocampale e dal sistema reticolare e mandano

assoni all’ippocampo, all’ipotalamo e al mesencefalo.

Sostanza bianca

La sostanza bianca degli emisferi cerebrali dell’adulto contiene fibre

nervose mielinizzate di molte dimensioni così come neuroglia. Il centro

bianco dell’emisfero cerebrale, talvolta chiamato centro semiovale,

contiene fibre mielinizzate trasverse, fibre di proiezione e fibre di

associazione.

A. Fibre trasverse (commessurali): mettono in connessione i due

emisferi. Il corpo calloso include le bande di fibre più grosse; molte

di queste originano dalla parte della neocorteccia di un emisfero

cerebrale e terminano nella parte corrispondente dell’emisfero

cerebrale opposto. La commessura anteriore connette i due bulbi

olfattori e le strutture del lobo temporale. La commessura

ippocampale (o commessura del fornice) congiunge i due

ippocampi.

B. Fibre di proiezione: Le fibre connettono la corteccia cerebrale con

la porzione più bassa dell’encefalo o del midollo spinale. Le fibre

corticopete (afferenti) includono le radiazioni genicolo-calcarine, le

radiazioni uditive, le radiazioni talamiche. Fibre corticofughe

(efferenti) procedono dalla corteccia cerebrale al talamo, tronco

encefalico o midollo spinale.

C. Le fibre di associazione: Queste fibre connettono varie porzioni di

un emisfero cerebrale e permettono che la corteccia funzioni come

una unità coordinata. Le fibre di associazione tendono ad originare

dalle piccole cellule piramidali negli strati corticali II e III. Le fibre

di associazione brevi, o fibre a U, connettono giri adiacenti. Le fibre

di associazione lunghe connettono aree separate più distanti. Il

fascicolo uncinato incrocia la base della scissura cerebrale laterale e

connette i giri del lobo frontale inferiore con il lobo temporale

anteriore. Il cingulum, una banda bianca all’interno del giro

cingolato, connette la sostanza perforata anteriore e il giro

paraippocampale. Il fascicolo arcuato passa attorno all’insula e si

connette con le circonvoluzioni frontali superiore e media con il lobo

temporale. Il fascicolo longitudinale superiore connette porzioni

del lobo frontale con le aree occipitali e temporali. Il fascicolo

longitudinale inferiore connette i lobi temporali e i lobi occipitali. Il

fascicolo occipito-frontale si estende posteriormente dal lobo

frontale, irradiandosi nei lobi temporale ed occipitale.

STRUTTURA MICROSCOPICA DELLA CORTECCIA

La corteccia cerebrale contiene tre tipi maggiori di neuroni disposti in una

struttura a strati: cellule piramidali (forma simile a una tenda dei

pellirossa); neuroni stellati (a forma di stella); e neuroni fusiformi. Gli

assoni dei neuroni piramidali e fusiformi formano le fibre di proiezione e

di associazione.

A. Tipo di corteccia : La corteccia dell’encefalo è considerata essere

formata da due tipi: allocorteccia e isocorteccia. La allocorteccia è

trovata soprattutto nella corteccia del sistema limbico e contiene un

numero di strati inferiori rispetto alla isocorteccia. La isocorteccia è

più comunemente trovata in molti emisferi cerebrali e contiene sei

strati. La iuxtallocorteccia forma la transizione tra allocorteccia e

isocorteccia.

B. Strati : La isocorteccia consiste di almeno sei strati ben definiti di

cellule. L’organizzazione di questi strati è riportata quale

citoarchitettura. Lo strato molecolare più esterno (I) contiene fibre

afferenti non specifiche che derivano dalla corteccia o dal talamo. Lo

strato granulare esterno (II) è uno strato piuttosto denso composto

da cellule piccole. Lo strato piramidale esterno (III) contiene

cellule piramidali, frequentemente si dispongono in linea. Lo strato

granulare interno (IV) è usualmente uno strato sottile con cellule

simili a quelle dello strato granulare esterno. Lo strato piramidale

interno (V) contiene, nella maggior parte delle aree, cellule

piramidali che sono in numero inferiore ma di dimensione maggiore

rispetto a quello del piramidale esterno. Lo strato fusiforme (VI)

consiste di cellule fusiformi irregolari i cui assoni entrano nella

sostanza bianca adiacente

C. Colonne : I gruppi di neuroni costituenti con funzioni simili sono

interconnessi in colonne orientate verticalmente aventi un diametro

tra i 30 e 100 μm. Ciascuna colonna appare essere un’unità

funzionale, formata da cellule con proprietà correlate.

D. Classificazione delle aree principali : Le divisioni e classificazioni della corteccia cerebrale

sono state tentate da molti ricercatori. Il sistema di classificazione più comunemente usato è

quello di Brodmann, il quale si basa sulla citoarchitettonica ed usa i numeri per individuare

singole aree della corteccia che Brodmann ritiene differenti dalle altre. Queste aree definite

anatomicamente sono state usate come base di referenza per la localizzazione di processi

fisiologici e patologici. La corteccia motoria è organizzata in maniera somatotopica disposte

in ordine all’interno di una rappresentazione a forma di “homunculus”.

Area di Nome Funzione Connessioni

Brodman Contribuisce al

Corteccia motoria Attivazione dei

Lobo frontale 4 tratto

primaria muscoli volontari corticospinale

Corteccia

6 premotoria Manda proiezioni

Campi oculari Movimenti al centro dello

8 frontali oculari sguardo

lateralizzato

Proietta all’area

Aspetti motori di Wernicke

44, 45 Area di Broca del linguaggio attraverso il

fascicolo arcuato

Corteccia Afferenze dal

Lobo parietale 3, 1, 2 Somatosensoriale

sensitiva primaria VPL, VPM

Afferenze dal

Per

Corteccia striata= genicolato

l’elaborazione

Lobo occipitale 17 corteccia visiva laterale.

degli stimoli

primaria Proiettano alle

visivi aree 18 e 19

18, 19 Extrastriata= Per Afferenze

corteccia di l’elaborazione dall’area 17

associazione degli stimoli

visiva visivi

Per Afferenze dal

Corteccia uditiva l’elaborazione genicolato

Lobo temporale 41 primaria degli stimoli mediale

uditivi

Corteccia uditiva

42 associativa Afferenze dalla

corteccia uditiva

Comprensione

22 Area di Wernicke e visiva di

del linguaggio associazione, area

di Broca

FISIOLOGIA DELLE REGIONI CORTICALI SPECIALIZZATE

CORTECCIA MOTORIA PRIMARIA

Localizzazione e funzione

La proiezione della corteccia motoria primaria è localizzata nella parte

anteriore del solco centrale e nella porzione adiacente del giro precentrale

che corrisponde alla distribuzione delle cellule piramidali giganti (cellule

di Berz). Queste cellule controllano i movimenti volontari dei muscoli

scheletrici nel lato opposto del corpo.

Correlazioni cliniche

Le lesioni irritative dei centri motori possono causare crisi comiziali che

iniziano come contrazione focale e diffondono fino a coinvolgere vasti

gruppi muscolari (epilessia jacksoniana). Ci possono essere anche

modificazioni dello stato di coscienza e debolezza postcritica o paralisi.

Lesioni distruttive della corteccia motoria (area 4) producono paresi

flaccida controlaterale, o paralisi, dei gruppi muscolari colpiti. E’ molto

più facile che compaia spasticità se c’è anche una lesione nell’area 6.

CORTECCIA SENSITIVA PRIMARIA

Localizzazione e funzione

La corteccia visiva primaria (striato, area 17) è localizzata nel lobo

occipitale. E’ collocata nella corteccia della fessura calcarina e nelle

porzioni adiacenti del cuneo e del giro linguale. La corteccia visiva riceve

impulsi nel lobo occipitale di destra dalla metà destra di ciascuna retina,

mentre la corteccia visiva di sinistra riceve impulsi dalla metà sinistra di

ciascuna retina.

Correlazioni cliniche

Le lesioni irritative dell’area 17 possono generare allucinazioni visive

come flashes di luci, lampi, stelle o linee di luce intensa. Lesioni

distruttive possono causare difetti controlaterali omonimi dei campi visivi.

CORTECCIA AUDITIVA PRIMARIA

Localizzazione e funzione

L’area uditiva primaria recettiva è localizzata nel giro temporale trasverso,

che è collocato nel giro temporale superiore nella direzione della scissura

cerebrale laterale. La corteccia uditiva in ciascun lato riceve le radiazioni

uditive dalla coclea di entrambi le orecchie e c’è una proiezione punto per

punto della coclea sull’area acustica. Negli esseri umani, i toni bassi sono

proiettati o rappresentati nella porzione frontolaterale e i toni alti nella

porzione occipitomediale.

Correlazioni cliniche

Un’irritazione della regione all’interno o in prossimità dell’area primaria

uditiva recettiva causa negli esseri umani sensazioni di scroscio e di

fruscio. Una lesione unilaterale in quest’area può causare solo una modesta

riduzione dell’udito, ma le lesioni bilaterali possono portare alla sordità.

Un danno dell’area 22 nell’emisfero dominante produce afasia di

Wernicke. GANGLI DELLA BASE

Il termine gangli della base si riferisce a masse di materia grigia profonda

all’interno degli emisferi cerebrali. Questo termine è oggetto di

controversia dal momento che queste masse sono nuclei piuttosto che

gangli. Anatomicamente, i gangli della base includono il nucleo caudato,

il putamen e il globus pallidus. Fasci di fibre mielinizzate, che includono

la capsula interna, passano attraverso i nuclei che formano i gangli della

base, i quali pertanto assumono un aspetto smagliato. Pertanto i nuclei

definiti dagli anatomici quali in nucleo caudato, putame e globus pallidus,

sono collettivamente identificati come il termine striato. Lateralmente alla

capsula interna, il putamen e il globus pallidus sono così vicini da formare

una massa a forma di lente chiamata nucleo lenticolare. Funzionalmente, i

gangli della base e le loro interconnessioni ed i neurotrasmettitori formano

il sistema extrapiramidale, che include i nuclei del mesencefalo come la

sostanza nera, e i nuclei subtalamici.

Nucleo caudato

Il nucleo caudato è una massa grigia allungata la cui testa a forma di pera è

in continuità con il putamen. La parte terminale più sottile curva indietro e

in basso come una coda. Il nucleo caudato e il putamen costituisce il luogo

di maggiore afflusso di afferenze per i gangli della base.

Nucleo lenticolare

Il nucleo lenticolare è situato tra l’insula e la capsula interna. La lamina

medullare esterna divide il nucleo in due parti: il putamen (più grande) e il

globus pallidus (più piccolo).

Claustro e capsula esterna

Il claustro è un sottile strato di sostanza grigia situata sotto la corteccia

insulare.

Fibre di connessione

La maggior parte delle porzioni dei gangli della base sono interconnesse

da sistemi di fibre a doppia direzione. Il nucleo caudato manda molte fibre

al putamen, che a sua volta manda fibre brevi al globus pallidus. Alcune

fibre passano attraverso la capsula interna e formano un fascio, il fascicolo

lenticolare, sul lato mediale. Altre fibre scorrono medialmente al confine

della capsula interna formando un’ansa, l’ansa lenticolare. Questo ricco

sistema di interconnessioni forma la base del controllo del movimento e

della postura. LA CAPSULA INTERNA

La capsula interna è un’ampia banda di fibre mielinizzata che separa il

nucleo lentiforme dal nucleo caudato e dal talamo. Esso consiste di un

braccio anteriore e di un braccio posteriore. La capsula non appartiene ai

gangli della base, ma li attraversa. In sezione orizzontale, essa si presenta

con un aspetto a V, con il ginocchio che punta medialmente. Il braccio

anteriore della capsula interna separa il nucleo lentiforme dal nucleo

caudato. Contiene le fibre talamo corticali e corticotalamiche. Il braccio

posteriore della capsula interna, localizzato tra il talamo e il nucleo

lentiforme. I tratti corticobulbari e corticospinali passano nella metà

anteriore del braccio posteriore con le fibre per la faccia e gli arti superiori

davanti alle fibre per gli arti inferiori. Piccole lesioni della capsula interna

possono compromettere la funzione motoria e sensitiva.

VENTRICOLI E RIVESTIMENTI DELL’ENCEFALO

SISTEMA VENTRICOLARE

All’interno dell’encefalo è presente un sistema di cavità comunicanti che

sono delimitate dall’ependima e riempite di liquido cerebrospinale (LCS):

ci sono due ventricoli laterali ed un terzo ventricolo, l’acquedotto

cerebrale, ed il quarto ventricolo all’interno del tronco encefalico.

Ventricoli laterali

I ventricoli laterali sono i ventricoli più larghi. Ognuno di essi include due

porzioni centrali (corpo e atrium) e tre prolungamenti (corni). Il plesso

corioideo è un processo vascolare di pia madre che somiglia ad una

frangetta contenente capillari. Si proietta nella cavità ventricolare ed è

ricoperto da uno strato epiteliale di origine ependimale. Il punto di attacco

del plesso alle strutture encefaliche adiacenti è conosciuto come tela

corioidea. Il corno anteriore (frontale) è dinanzi al forame

interventricolare. Il suo tetto e il bordo anteriore sono formati dal corpo

calloso; la sua parete mediale verticale è costituita dal setto pellucido. Il

suo tetto è costituito dal corpo calloso e il pavimento contiene il fornice, il

plesso corioideo, la parte laterale della superficie dorsale del talamo, la

stria terminale, la vena terminale ed il nucleo caudato. L’atrium, o

trigono, è un’area ampia del corpo che mette in comunicazione i corni

posteriore ed inferiore. Il corno posteriore (occipitale) si estende nel lobo

occipitale. La sua parete mediale è il calcar avis, una elevazione della

parete ventricolare che è prodotta dalla scissura calcarina. Il corno

inferiore (temporale) passa attraverso il lobo temporale, la cui sostanza

bianca forma il suo tetto. I due forami interventricolari, o forami di

Monro, sono aperture tra le colonne del fornice e la parte anteriore

terminale del talamo. I due ventricoli laterali comunicano con il terzo

ventricolo attraverso questi forami.

Terzo ventricolo

Il terzo ventricolo è una sottile fessura verticale tra le due metà del

diencefalo. Il tetto del terzo ventricolo è formato da una sottile tela

corioidea e pia madre da cui un piccolo plesso corioideo protrude nel lume

del ventricolo. Il recesso ottico è una estensione del terzo ventricolo fra la

lamina terminalis ed il chiasma ottico. L’ipofisi è attaccata all’apice della

sua estensione inferiore, il recesso infundibolare a forma di imbuto. Un

piccolo recesso pineale si proietta all’interno del peduncolo del corpo

pineale. Un’ampia estensione del terzo ventricolo sopra l’epitalamo è

conosciuto come recesso sovrapineale.

Acquedotto cerebrale

L’acquedotto cerebrale è un canale stretto e curvo che va dalla parte

posteriore del terzo ventricolo fino al quarto ventricolo. Non contiene

plessi corioidei.

Il quarto ventricolo

Il quarto ventricolo è una cavità a forma di piramide limitata ventralmente

dal ponte e dal bulbo. Il suo pavimento è anche conosciuto come fossa

romboidea. Il recesso laterale si estende come una propagine stretta e

ricurva del ventricolo nella superficie dorsale del peduncolo cerebellare

inferiore. Il punto in cui il quarto ventricolo passa in alto nel cervelletto è

chiamato l’apex, o fastigium. La posizione del cervelletto, proprio sopra il

tetto del quarto ventricolo, ha implicazioni cliniche importanti. Lesioni con

caratteristiche di massa a carico del cervelletto (es. tumori) possono

comprimere il quarto ventricolo, producendo un idrocefalo ostruttivo

acuto. L’apertura laterale (forame di Luschka) è una apertura del

recesso laterale nello spazio subaracnoideo vicino al flocculo cerebellare.

L’apertura mediale (forame di Magendie) è un’apertura nella porzione

caudale del tetto del ventricolo. Gran parte del flusso del LCS dal quarto

ventricolo passa attraverso questa apertura, che può avere dimensioni

variabili. La tela coroidea del quarto ventricolo è uno strato della pia e

dell’ependima che contiene piccoli vasi e giace nel velum bulbare

posteriore. Essa forma il plesso corioideo del quarto ventricolo.

Meningi e spazi

Tre membrane o meningi avvolgono l’encefalo: la dura, l’aracnoide e la

pia. La dura (più esterna) è separata dalla sottile aracnoide da un

compartimento potenziale, lo spazio subdurale, il quale contiene poche

gocce di LCS. Un ampio spazio subaracnoideo contenente LCS e le

arterie maggiori separa l’aracnoide dalla pia, la quale riveste

completamente l’encefalo. L’aracnoide e la pia, conosciute come

leptomeningi, sono in connessione attraverso sottili fili di tessuto, le

trabecole aracnoidee. La pia accompagna i vasi in profondità all’interno

del tessuto cerebrale; questo spazio è chiamato spazio periva scolare, o

spazio di Virchow-Robin.

La dura

La dura, o pachimeninge, è una struttura dura e fibrosa con uno strato

interno (meningeo) ed uno esterno (periostale). Lo strato esterno è

attaccato alla superficie interna dell’osso cranico e manda estensioni

vascolari e fibrose all’interno dell’osso stesso; lo strato interno è in

continuità con la dura spinale. Uno dei setti durali, la falce cerebrale, si

estende profondamente all’interno della scissura longitudinale tra gli

emisferi cerebrali. Il tentorio cerebellare separa i lobi occipitali dal

cervelletto. Anteriormente i bordi liberi, curvi, lasciano una larga apertura,

la incisura del tentorio per il passaggio della parte superiore del tronco

encefalico, dell’acquedotto e dei vasi. La falce cerebellare si proietta tra

gli emisferi cerebellari dalla superficie interna dell’osso occipitale

costituendo un piccolo setto durale triangolare. Il diagramma della sella

forma una copertura incompleta sopra l’ipofisi nella sella turcica mettendo

in connessione gli attaccamenti clinoidali dei due lati del tentorio del

cervelletto. Il peduncolo ipofisario passa attraverso l’apertura del

diaframma.

L’aracnoide

L’aracnoide, una sottile membrana avascolare, ricopre lo spazio

subaracnoideo, che è riempito dal LCS. La superficie interna

dell’aracnoide è connessa alla pia attraverso sottili trabecole aracnoidee.

Le granulazioni aracnoidee consistono di molti villi microscopici. Essi

sembrano aggregati con un aspetto simile ad una mora e protrudono

all’interno del seno sagittale superiore o nelle sue lacune venose associate

ed in altri seni o larghe vene. Le granulazioni sono luoghi di assorbimento

del LCS. Lo spazio subaracnoideo tra l’aracnoide e la pia è relativamente

sottile sulla superficie degli emisferi cerebrali ma diventa molto più ampio

nelle aree alla base dell’encefalo. Questi spazi allargati, le cisterne

subaracnoidee, traggono nome dalle strutture encefaliche circostanti. La

cisterna magna deriva da una connessione a ponte dell’aracnoide sopra lo

spazio tra il bulbo e gli emisferi cerebellari. La cisterna pontina sul lato

ventrale del ponte contiene l’arteria basilare e alcune vene. Sotto l’encefalo

è presente un ampio spazio tra i due lobi temporali. Questo spazio è

suddiviso nella cisterna chiasmatica sopra il chiasma ottico, la cisterna

sopra sellare sopra il diaframma della sella, e la cisterna

interpeduncolare tra i peduncoli cerebrali. Lo spazio tra i lobi frontale,

parietale e temporale è chiamato la cisterna della scissura laterale

(cisterna del Silvio).

La pia

La pia è una sottile membrana di tessuto connettivo che ricopre la

superficie dell’encefalo e si estende all’interno dei solchi e delle scissure e

attorno ai vasi sanguigni che si portano dentro l’encefalo.

IL LIQUIDO CEREBROSPINALE (LCS)

Funzioni

Il LCS offre un supporto meccanico all’encefalo e agisce come un

cuscinetto d’acqua protettivo. Controlla l’eccitabilità dell’encefalo

regolando la composizione ionica, porta via i metaboliti e offre protezione

dai cambiamenti di pressione.

Composizione e volume

Il normale LCS è chiaro, privo di colore e di odore. Il LCS è presente, per

la maggior parte, in un sistema che comprende due parti comunicanti. La

parte interna del sistema consiste dei due ventricoli laterali, i forami

interventricolari, il terzo ventricolo, l’acquedotto cerebrale ed il quarto

ventricolo. Negli adulti, il volume totale del LCS in tutti gli spazi si aggira

normalmente introno a 150 mL. Tra 400 e 500 ml di LCS sono prodotti e

riassorbiti giornalmente.

Pressione

La pressione media normale del LCS è 70-180 mm di acqua; variazioni

periodiche avvengono con il battito cardiaco e la respirazione. La

pressione sale se vi è un incremento del volume intracranico (es. tumori),

volume del sangue (con emorragie) o volume dello stesso LCS

(idrocefalo), poiché il cranio adulto è una scatola ossea rigida che non

consente un adattamento all’aumento del volume senza un incremento

nella pressione.

Circolazione

La maggior parte del LCS origina dai plessi corioidei all’interno dei

ventricoli laterali. Il fluido passa attraverso i forami interventricolari sulla

linea mediana nel terzo ventricolo. Parte di esso è riassorbito nei piccoli

vasi della pia o nelle pareti ventricolari. C’è normalmente una circolazione

continua del LCS all’interno ed intorno all’encefalo, nella quale è presente

un bilancio tra produzione e riassorbimento.

BARRIERE NEL SISTEMA NERVOSO

Nel sistema nervoso esistono differenti tipi di barriere funzionalmente

importanti, tutte con un ruolo nel mantenimento di un’ambiente costante

all’interno e intorno all’encefalo in modo da mantenere la normale

funzione ed allontanare sostanze estranee o dannose. Alcune barriere sono

prontamente identificabili, come le tre membrane di rivestimento (le

meningi); altre sono riconoscibili solo quando esaminate al microscopio

elettronico.

La barriera emato-encefalica

La barriera emato-liquorale, la barriera vasculo-endoteliale e la barriera

aracnoidea formano insieme la barriera emato-encefalica. Questa barriera è

assente in numerose regioni specializzate: l’ipotalamo basale, la ghiandola

pineale, l’area postrema del quarto ventricolo, e diverse piccole aree

prossime al terzo ventricolo.

A. Barriera emato-liquorale: Circa il 60% dell’LCS è formato per

trasporto attivo dai vasi sanguigni nel plesso corioideo. Le cellule

epiteliali del plesso formano uno strato continuo che permette il

passaggio selettivo di alcune sostanze ma non di altre.

B. Barriera vasculo-endoteliale: Collettivamente, i vasi sanguigni

all’interno dell’encefalo hanno una superficie ampia che promuove

gli scambi di ossigeno, anidride carbonica, aminoacidi e zuccheri tra

sangue ed encefalo.

C. Barriera aracnoidea: I vasi sanguigni della dura sono tra i più

permeabili dell’encefalo; tuttavia, poiché lo strato più esterno delle

cellule dell’aracnoide forma una barriera, le sostanze che diffondono

all’esterno dei vasi durali non entrano nell’LCS dello spazio

subaracnoideo.

Epedima

L’ependima, rivestendo i ventricoli cerebrali, è in continuità con l’epitelio

del plesso coroideo. Se si esclude l’ependima del terzo ventricolo inferiore,

molte cellule ependimali non hanno giunzioni strette e non possono

prevenire lo spostamento di macromolecole tra i ventricoli ed il tessuto

cerebrale.

Barriera emato-nervosa

I grandi nervi sono formati da fasci di assoni inclusi in un epinervio. Ogni

fascio è circondato da uno strato di cellule chiamato perinervio; il tessuto

connettivo all’interno di ciascun fascio è denominato endonervio.

IL CRANIO

La teca cranica (cranio), rigida negli adulti ma elastica nei bambini

neonati, circonda interamente l’encefalo e le meningi e costituisce una

protezione meccanica. Le strutture essenziali (es. nervi cranici, vasi

sanguigni) entrano ed escono nell’encefalo attraverso varie aperture del

cranio e sono soggette alla compressione specialmente quando esse

attraversano questi piccoli passaggi.

La base del cranio

La porzione anteriore della base del cranio, il palato duro, proietta sotto il

livello della parte restante della superficie inferiore del cranio. Le coane, o

aperture nasali posteriori, sono collocate posteriormente e sopra il palato

duro. La piastra pterigoidea giace lateralmente alle coane. Alla base della

piastra pterigoidea laterale c’è il forame ovale, il quale permette il

passaggio della terza branca del nervo trigemino. Posteriormente al forame

ovale c’è il forame spinoso, il quale permette il passaggio dei vasi

meningei medi. Alla base del processo stiloideo c’è il forame

stilomastoideo attraverso il quale esce il nervo facciale. Il forame lacero

è un’apertura larga ed irregolare alla base della piastra pterogoidea

mediale. All’interno della sua parete superiore c’è il canale carotideo. In

posizione laterale rispetto al forame lacero c’è un solco, il solco della tuba

uditiva, che contiene la parte cartilaginea della tuba uditiva (tuba di

Eustachio). Esso è in continuità posteriormente con il canale dell’osso

temporale che forma la parte ossea della tuba uditiva. Posteriormente al

canale carotideo è presente il largo forame giugulare, che è formato

dall’osso petroso del temporale e dall’osso occipitale e può essere diviso in

tre compartimenti. Posteriormente alla porzione basilare dell’osso

occipitale c’è il forame magnum, che consente il passaggio del bulbo e

delle sue meningi. Il forame magnum è circondato lateralmente dai condili

occipitali. Dietro a ciascun condilo è presente la fossa condiloidea,

perforata da uno o entrambi i lati dal canale condiloideo posteriore. Più

in avanti è presente il canale condiloideo anteriore, o canale

dell’ipoglosso.

L’interno del cranio

A. Calvario : La superficie interna del calvario (calotta cranica) è

concava. Lungo la linea mediana vi è un solco longitudinale, stretto

anteriormente e ampio posteriormente, il quale contiene il seno

sagittale superiore. I margini del solco offrono l’attacco alla falce

cerebrale. Posteriormente sono presenti le aperture dei forami

emissari parietali. Le suture del calvario (sagittale, coronale,

lambdoidea ed altre) costituiscono una trama di linee di saldatura tra

ossa craniche adiacenti.

B. Pavimento della cavità cranica : La superficie interna della base

cranica forma il pavimento della cavità cranica. Essa è divisa in tre

fosse: anteriore, media e posteriore. Un certo numero di aperture

(molte di esse chiamate forami) consente l’entrata e l’uscita di

strutture vascolari, di nervi cranici e del bulbo.

1. Fossa cranica anteriore : Il pavimento di questa è formato dalle

piastre orbitarie dell’osso frontale, dalla piastra cribriforme

dell’etmoide, dalle ali minori e dalla parte anteriore delle sfenoide.

Esso è limitato posteriormente dai bordi posteriori delle piccole ali

dello sfenoide e dai margini anteriori del solco chiasmatico. I

segmenti laterali della fossa cranica anteriore sono i tetti delle

cavità orbitarie, che sostengono i lobi frontali dell’encefalo.

2. Fossa cranica media : Questa è più profonda della fossa cranica

anteriore ed è stretta centralmente ed ampia perifericamente. E’

circondata sul lato frontale dai margini posteriori delle piccole ali

dello sfenoide e dai processi clinoidei anteriori. La stretta porzione

mediale della fossa presenta il solco chiasmatico ed il tubercolo

della sella anteriormente.

3. Fossa cranica posteriore : Questa fossa è più larga e più profonda

delle fosse craniche media e anteriore. Essa è formata dall’osso

occipitale, il dorso della sella e il clivus dell’osso sfenoidale, e da

parti dell’osso temporale e parietale. La fossa posteriore, o

compartimento infratentoriale, contiene il cervelletto, il ponte, il

bulbo e parte del mesencefalo.

IRRORAZIONE VASCOLARE

Circa il 18% del volume ematico totale circola nell’encefalo e questo

corrisponde a circa il 2% del peso corporeo. Il sangue trasporta ossigeno,

nutrimento e altre sostanze necessarie per il funzionamento corretto del

tessuto cerebrale e porta via i metaboliti. Dopo l’arresto del flusso ematico

all’encefalo la perdita di conoscenza si determina entro meno di 15

secondi, ed un danno irreparabile al tessuto cerebrale avviene entro 5

minuti. La malattia cerebrovascolare, o ictus avviene per effetto di una

compromissione vascolare o di una emorragia ed è una delle cause più

frequenti di disabilità neurologica. La malattia cerebrovascolare è la terza

causa più comune di morte nelle società industrializzate.

VASCOLARIZZAZIONE ARTERIOSA DELL’ENCEFALO

Caratteristiche delle arterie cerebrali

Il circolo di Willis è una confluenza di vasi (realmente un esagono) che dà

origine a tutte le maggiori arterie cerebrali. Esso è alimentato dalle due

arterie carotidi interne e dall’arteria basilare. Quando il circolo è completo,

esso è costituito da un’arteria comunicante posteriore per ciascun lato ed

un’arteria comunicante anteriore. Il decorso delle grosse arterie (almeno

nel loro punto di origine) è in gran parte ventrale rispetto all’encefalo in

una regione relativamente piccola. Le arterie decorrono nello spazio

subaracnoideo; una rottura (es. per rottura di aneurisma) causa una

emorragia subaracnoidea. Ogni arteria maggiore è tributaria di un

determinato territorio, separato da altri territori da zone di confine (zone

di passaggio); l’occlusione improvvisa di un vaso colpisce

immediatamente i suoi territori, talvolta in maniera irreversibile.

Arterie principali

Il sangue arterioso per l’encefalo entra nella cavità cranica attraverso due

paia di grossi vasi: le arterie carotidi interne, che sono rami che si

dividono dalle carotidi comuni, e le arterie vertebrali che derivano dalle

arterie succlavie. Il sistema delle arterie vertebrali è tributario del tronco

encefalico, cervelletto, lobo occipitale e parte del talamo, e le carotidi

normalmente irrorano il restante encefalo. Le carotidi sono connesse

attraverso le arterie cerebrali anteriori e l’arteria comunicante

anteriore; le carotidi sono anche connesse alle arterie cerebrali

posteriori del sistema vertebrale attraverso due arterie comunicanti

posteriori, parte del circolo del Willis.

Territorio vertebrovasilare

Dopo essere passati attraverso il forame magnum nella base del cranio, le

due arterie vertebrali confluiscono in un singolo vaso mediano, l’arteria

basilare. Questo vaso termina nella cisterna interpeduncolare biforcandosi

nelle arterie cerebrali posteriori destra e sinistra. Queste possono essere

sottili, ampie, o asimmetriche. Numerose paia di piccole arterie

circumreferenziali originano dalle arterie vertebrali e dall’arteria basilare.

Queste sono le arterie cerebellari posteriori e antero-inferiori, le

arterie cerebellari superiori, e numerosi rami più piccoli quali le arterie

pontine e l’arteria uditiva interna. Questi vasi possono mostrare

asimmetrie e variabilità. Le piccole arterie penetranti irrorano centri

vitali del tronco encefalico.

Territorio carotideo

L’arteria carotide interna attraversa il canale carotideo del cranio e

quindi descrivendo una curva passa in avanti all’interno del seno

cavernoso e in alto e indietro attraverso la dura, formando il sifone

carotideo prima di raggiungere l’encefalo. La prima branca è l’arteria

oftalmica. In aggiunta al loro collegamento con il sistema vertebrale, le

carotidi si biforcano da ciascun lato in una grande arteria cerebrale media

ed una più piccola arteria cerebrale anteriore. Le due arterie cerebrali

anteriori si incontrano a breve distanza per formare l’arteria comunicante

anteriore, importante quando una carotide si occlude perché rende

comunicanti i due emisferi. L’arteria corioidea anteriore porta sangue al

plesso corioideo e ai ventricoli laterali e alle strutture encefaliche

adiacenti.

Irrorazione corticale

L’arteria cerebrale media irrora molte strutture profonde e la maggior

parte del territorio laterale dell’encefalo. L’arteria cerebrale anteriore e i

suoi rami decorrono intorno al ginocchio del corpo calloso per irrorare il

lobo frontale anteriore e la porzione mediale dell’emisfero. L’arteria

cerebrale posteriore curva intorno al tronco, irrorando principalmente il

lobo occipitale e i plessi corioidei del terzo ventricolo, i ventricoli laterali e

la superficie inferiore del lobo temporale.

Flusso ematico cerebrale e autoregolazione

Molti fattori fisiologici e patologici possono interferire con il flusso

cerebrale sia nelle arterie che nelle vene encefaliche. In condizioni

normali, la pressione delle piccole arterie cerebrali è mantenuta a 450 mm

H2O. DRENAGGIO VENOSO

Tipi di vasi

Il drenaggio venoso dell’encefalo e dei suoi rivestimenti include le vene

dell’encefalo stessoi seni venosi durali, le vene meningee della dura, le

vene diploiche tra i tavolati del cranio. Le vene emissarie drenano dallo

scalpo, attraverso il cranio, nelle vene meningee più grandi e nei seni

durali. Tra la maggior parte di questi canali esistono delle comunicazioni.

Diversamente dalle vene sistemiche, le vene cerebrali non hanno valvole e

raramente si accompagnano alle arterie cerebrali corrispondenti.

Drenaggio interno

L’interno dell’encefalo drena in una singola grande vena cerebrale (di

Galeno) posta sulla linea mediana. Le vene cerebrali interne si svuotano in

questa vena, così come le vene basali che girano attorno al mesencefalo,

drenando il sangue della base dell’encefalo. La grande vena si congiunge

con il seno sagittale inferiore per formare il seno retto. Il drenaggio

venoso della base dell’encefalo è formato anche dalle vene cerebrali medie

profonde che si gettano poi nel seno cavernoso.

Vene corticali

Il drenaggio venoso della superficie dell’encefalo avviene generalmente

verso la grande vena o seni più vicini, da lì vanno alla confluenza dei seni

per terminare alla vena giugulare interna. Le vene delle superfici

convesse cerebrali sono divise in gruppi: il superiore e l’inferiore. Dalle 6

alle 12 vene cerebrali superiori decorrono verso l’alto. La maggior parte

delle vene cerebrali inferiori termina nella vena cerebrale media

superficiale. Possono essere rinvenute le vene anastomotiche; esse

connettono la vena cerebrale media profonda con il seno sagittale

superiore o il seno traverso.

I seni venosi

I canali venosi rivestiti da mesotelio giacciono tra gli strati interni ed

esterni della dura; essi sono chiamati seni intradurali (o durali). Tutti i seni

drenano nelle vene giugulari interne o nel plesso pterigoideo. I seni

possono anche comunicare con le vene extracraniche attraverso le vene

emissarie. Dei seni venosi, i seguenti sono considerati i più importanti:

• Seno sagittale superiore: tra la falce e l’interno della parte superiore

del cranio.

• Seno sagittale inferiore: nella terminazione libera della falce.

• Seno retto: nella linea di giunzione tra la falce ed il tentorio.

• Seni trasversi: tra il tentorio e i suoi punti di attacco alla volta

cranica.

• Seni sigmoidei: continuazione a forma di S del seno strasverso nelle

vene giugulari.

• Seni sfenoparietali: drenano le vene cerebrali medie profonde nel

seno cavernoso.

• Seni cavernosi: da ciascun lato della sella turcica. Ricevono

drenaggio da fonti multiple. Hanno l’aspetto di una caverna. L’arteria

carotide interna decorre attraverso il seno cavernoso. In aggiunta, i

nervi oculomotore, trocleare e abducente decorrono attraverso il seno

cavernoso, analogamente alla divisione oftalmica del nervo

trigemino, insieme con il ganglio trigeminale.

• Seni petrosi inferiori: dal seno cavernoso al forame giugulare.

• Seno petroso superiore: dal seno cavernoso all’inizio del seno

sigmoideo.

AFFEZIONI CEREBROVASCOLARI

I maggiori esperti distinguono la malattia cerebrovascolare in una

affezione ischemica ed in una emorragica. Per effetto dell’elevato

metabolismo e delle sue limitate riserve energetiche, il SNC è

particolarmente sensibile all’ischemia. L’ischemia deriva da una rapida

perdita di adenosintrifosfato (ATP) accumulato nel SNC. In accordo con

l’ipotesi eccitotossica, all’interno della sostanza grigia del SNC, c’è un

rilascio a valanga di neurotrasmettitori. Questo porta ad un flusso nella

cellula di calcio attraverso i canali del glutammato. All’interno della

sostanza bianca del SNC, dove le sinapsi non sono presenti, il calcio è

trasportato nelle cellule nervose attraverso altre vie. In generale si

considera che un aumento del calcio intracellulare rappresenti una via che

conduce ad una lesione cellulare irreversibile poiché il calcio attiva uno

spettro di enzimi responsabili del danno al citoscheletro neuronale e alla

membrana plasmatica. L’ischemia transitoria, se abbastanza breve, può

produrre segni e sintomi reversibili di disfunzione neuronale. Se l’ischemia

è prolungata, tuttavia, segue la morte dei neuroni che usualmente si

accompagna a deficit neurologici permanenti. Intorno all’area dell’infarto

c’è spesso una penombra, nella quale i neuroni sono stati

metabolicamente compromessi e sono elettricamente silenti ma non sono

ancora morti. I neuroni all’interno della penombra possono essere salvati e

sono state studiate sperimentalmente varie strategie neuroprotettive che

interferiscono con il flusso del calcio.

Classificazione

Le malattie che coinvolgono i vasi dell’encefalo e dei suoi rivestimenti

hanno profili clinici peculiari e possono essere classificate come segue:

• Le malattie cerebrovascolari occlusive: derivano da trombosi

arteriosa o venosa o embolismo, e possono portare ad un infarto di

ben definite parti dell’encefalo. Poiché ogni arteria irrora una

specifica parte dell’encefalo, è spesso possibile identificare il vaso

che è occluso.

• Ischemia cerebrale transitoria: un’ischemia transitoria, se

abbastanza breve, può avvenire senza l’infarto. Episodi di questo tipo

sono definiti come attacchi ischemici transitori (TIA).

• Emorragia: la rottura dei vasi sanguigni è spesso associata con

l’ipertensione arteriosa o le malformazioni vascolari o con il trauma.

• Malformazioni vascolari e anomalie dello sviluppo: queste

includono gli aneurismi o le malformazioni arterovenose (MAV),

che possono portare ad una emorragia.

• Malattie degenerative delle arterie: queste possono portare

all’occlusione o alle emorragie.

• Malattie infiammatorie delle arterie: possono portare ad una

occlusione dei vasi cerebrali che, a sua volta, può produrre un

infarto, comprendono il lupus eritematosus sistemico, l’arterite a

cellule giganti e l’arterite sifilitica.

I deficit neurologici negli infarti o nelle emorragie cerebrali (accidenti

cerebrovascolari, ACV) si sviluppano rapidamente. I pazienti

presentano una disfunzione cerebrale focale e grave.

Malattia cerebrovascolare occlusiva

L’insufficiente apporto di sangue ad aree cerebrali porta ad un infarto e ad

un rigonfiamento con necrosi del tessuto cerebrale. Molti infarti sono

causati da arterosclerosi dei vasi, che portano a restringimento,

occlusione, o trombosi; un embolismo cerebrale, che è una occlusione

causata da un embolo (frammento di tessuto o sostanza estranea)

proveniente dall’esterno dell’encefalo; o altre condizioni come una

ipotensione prolungata, l’azione di farmaci, uno spasmo, o

l’infiammazione dei vasi. L’infarto venoso può avvenire quando un canale

venoso si occlude. L’estensione di un infarto dipende dalla presenza o

dall’assenza di canali anastomotici sufficienti. Quando l’occlusione

arteriosa avviene prossimamente al circolo di Willis, una circolazione

collaterale attraverso l’arteria comunicante anteriore e le arterie

comunicanti posteriori può permettere un flusso sanguigno sufficiente a

prevenire l’infarto. Sebbene l’occlusione improvvisa possa portare ad un

danno irreparabile, l’ischemia locale che si sviluppa lentamente può essere

compensata da un incremento del flusso attraverso anastomosi singole o

multiple.

Aterosclerosi dell’encefalo

Le alterazioni patologiche principali nelle arterie dell’encefalo avvengono

nei vasi del collo e del tessuto nervoso, sebbene alterazioni simili possano

essere presenti in altri vasi sistemici. Si crede che i disturbi nel

metabolismo, specialmente dei lipidi, possano essere associati in maniera

preminente. L’ipertensione arteriosa accelera la progressione

dell’arteriosclerosi ed è un fattore di rischio trattabile per l’ictus. Le aree

coinvolte più frequentemente sono vicine alla biforcazione o alla

confluenza dei vasi.

Embolizzazione cerebrale

L’occlusione improvvisa del vaso cerebrale ad opera di un coagulo

ematico, di un frammento di un coagulo ematico, di un frammento di

grasso, di un tumore, di un ammasso di batteri, o di aria, può interrompere

improvvisamente il flusso ematico in una porzione dell’encefalo e può

causare un infarto.

Ischemia cerebrale transitoria

Attacchi di ischemia cerebrale focale, specialmente nell’età media e nelle

persone più anziane, possono essere causati da occlusione transitoria di un

vaso già stenotico. Si pensa che la causa possa essere un vasospasmo, un

piccolo embolo che è poi portato via, o la trombosi di un vaso ammalato.

Tali TIA portano ad un deficit neurologico ischemico reversibile, come

una vertigine o una paresi improvvise, perdita della funzione di un nervo

cranico, o perfino una breve perdita di conoscenza. Questi episodi sono

usualmente dovuti ad ischemia nel territorio di un’arteria all’interno del

sistema carotideo o vertebro-basilare. C’è usualmente un recupero totale

dai TIA in meno di 24 ore.

Localizzazione delle lesioni vascolari nelle sindromi ictali

È possibile spesso, nelle sindromi ictali, identificare i vasi sanguigni

colpiti sulla base dei segni e dei sintomi neurologici. La malattia

dell’arteria carotide è spesso accompagnata da paresi o perdita della

sensibilità controlaterali. Se è coinvolto l’emisfero dominante, ci può

essere afasia o aprassia. Un transitorio offuscamento o perdita del visus

può avvenire se è presente una ischemia retinica. Come previsto dalla sua

posizione rispetto all’ homunculus motorio ed a quello sensitivo,

l’occlusione unilaterale dell’arteria cerebrale anteriore porta a debolezza e

perdita della sensibilità nell’arto inferiore controlaterale. La malattia

dell’arteria vertebrobasilare spesso si presenta con vertigine, atassia,

disartria e disfagia.

Emorragie da ipertensione

L’alta pressione ematica mantenuta tale cronicamente può portare alla

formazione di piccole aree di distensione della parete vasale

(microaneurismi) soprattutto nelle piccole arterie che originano dai vasi

più grandi. Un ulteriore incremento della pressione sanguigna porta alla

rottura di questi aneurismi, con risultante emorragia intracerebrale. In

ordine di frequenza i luoghi più comuni sono il putamen, il talamo, la

sostanza bianca, il ponte ed il cervelletto. Il coagulo ematico comprime e

può distruggere il tessuto cerebrale adiacente; le emorragie cerebellari

possono comprimere il quarto ventricolo sottostante e produrre idrocefalo

acuto.

Emorragia subaracnoidea

Le emorragie subaracnoidee derivano usualmente dalla rottura di

aneurismi o di malformazioni vascolari. Gli aneurismi (distensione

abnorme dei vasi locali) possono essere congeniti (aneurisma sacculare)

o risultato di un infezione (aneurisma micotico). Una complicazione

dell’emorragia subaracnoidea, lo spasmo arterioso può portare alla

formazione di un infarto. Gli aneurismi sacculari sono visti più

frequentemente nel circolo di Willis o alla triforcazione dell’arteria

cerebrale media.

Emorragia subdurale

Lo strappamento di vene a ponte tra la superficie dell’encefalo e il seno

durale è la causa più frequente di emorragia subdurale. Essa può avvenire

in seguito ad un trauma relativamente minore, ed una certa quantità di

sangue può essere presente nello spazio subaracnoideo. I bambini e gli

adulti con atrofia dell’encefalo sono a rischio maggiore.

Emorragia epidurale

Il sanguinamento da un vaso meningeo strappato può portare ad un

accumulo di sangue extradurale. La frattura del cranio può causare questo

tipo di emorragia epidurale, o extradurale. Un sanguinamento arterioso

non controllato può portare alla compressione dell’encefalo e alla

susseguente erniazione.

MAV e Shunts

Le MAV, in cui le arterie e le vene cerebrali formano degli abnormi

grovigli o reti, possono comparire come anomalie dello sviluppo. Mentre

alcune MAV sono clinicamente silenti; altre tendono a sanguinare o a

causare infarcimento delle parti circostanti dell’encefalo. Un trauma può

anche causare la rottura di vasi adiacenti, permettendo che il sangue

arterioso passi nelle vene circostanti. Per esempio, in una fistola carotido-

cavernosa, la carotide interna defluisce nel seno cavernoso e nella vena

giugulare, causando ischemia nelle arterie cerebrali.

CONTROLLO DEL MOVIMENTO

Evoluzione del movimento

Il movimento è una proprietà fondamentale della vita animale. Nei

semplici animali unicellulari, il moto dipende dalla contrattilità del

protoplasma e dall’azione degli organi accessori: ciglia, flagelli, e

quant’altro. Gli animali pluricellulari rudimentali possiedono un

meccanismo neuromuscolare primitivo; nelle forme più avanzate della vita

animale, il moto riflesso si basa sulla trasmissione di impulsi da un

recettore attraverso un neurone afferente e una cellula gangliare ai neuroni

motori ed ai muscoli. Sovrapposto a questi circuiti riflessi, l’encefalo è

preposto sia all’avvio che al controllo del movimento e all’integrazione

della motilità complessa.

Controllo del movimento nell’uomo

Il sistema motorio nell’uomo controlla una complessa rete

neuromuscolare. I comandi devono essere inviati ai numerosi muscoli, e

devono anche essere stabilizzate numerose articolazioni omolaterali e

controlaterali. Informazioni sul risultato delle azioni motorie, provenienti

dai sistemi sensoriali e dal cervelletto hanno ulteriori effetti sul sistema

motorio. Il movimento è organizzato in livelli gerarchici sempre più

complessi. I riflessi sono controllati a livello spinale o a livelli superiori. I

movimenti ripetitivi stereotipati, come il camminare o il nuotare, sono

organizzati da reti neurali che includono il midollo spinale, il tronco

encefalico ed il cervelletto. I movimenti della marcia possono essere

evocati in animali sperimentali dopo sezione della parte superiore del

tronco encefalico, probabilmente per effetto della presenza di generatori

centrali, o circuiti locali di neuroni che possono avviare semplici attività

motorie ripetitive, nel tronco encefalico inferiore o nel midollo spinale. I

movimenti specifici, e finalizzati iniziano a livello della corteccia

cerebrale. I SISTEMI MOTORI MAGGIORI

I tratti corticospinali e corticobulbari

A. Origine e composizione: Le fibre dei tratti corticospinali e

corticobulbari hanno origine nella corteccia sensorimotoria attorno

al solco centrale. I tratti hanno terminazioni collaterali che

contraggono sinapsi nel talamo, nel tronco encefalico e nel midollo

spinale. Una via diretta ai neuroni motori del midollo spinale esiste

solo per la muscolatura dell’estremità distale.

B. Vie: Le fibre corticobulbari (o corticonucleari) hanno origine nella

regione della corteccia sensorimotoria, dove è rappresentata la faccia.

Fino al 3% delle fibre discendenti nel tratto corticospinale laterale

non è crociato. Queste proiezioni omolaterali discendenti controllano

la muscolatura del tronco e della parte prossimale degli arti e

pertanto partecipano al mantenimento della stazione eretta e alla

posizione complessiva degli arti inferiori.

Il sistema motorio extrapiramidale

Il sistema extrapiramidale è un complesso di circuiti e vie sottocorticali,

filogeneticamente più antichi rispetto al sistema corticospinale, il quale

include il corpo striato, insieme con il nucleo subtalamico, sostanza nera,

nucleo rosso e formazione reticolare del tronco encefalico. Le componenti

corticali e sottocorticali del sistema motorio sono riccamente

interconnesse, sia direttamente e reciprocamente, oppure per mezzo di

circuiti. Molte di queste interconnessioni coinvolgono il sistema

extrapiramidale, e la maggior parte attraversa i gangli della base.

Gangli della base

Vie e nuclei: Lo striato (caudato e putamen) è la principale sede di

afferenze ai gangli della base. Lo striato riceve afferenti attraverso le

proiezioni corticostriate da ampie porzioni della corteccia cerebrale,

specialmente la corteccia sensorimotoria, la corteccia premotoria più

anteriore ed i campi frontali per i movimenti degli occhi nei lobi frontali e

parietali. Queste proiezioni corticostriate sono eccitatorie. Interneuroni

inibitori (GABA-ergici) e interneuroni eccitatori (in alcuni casi usano

l’acetilcolina) sono presenti all’interno dello striato. Il nucleo caudato ed il

putamen mandano assoni inibitori al globus pallidus, il quale è il nucleo di

emissione maggiore di efferenze del corpo striato. Queste proiezioni

esercitano un forte effetto inibitorio sul globus pallidus. Tutte queste

proiezioni formano il seguente circuito:

Corteccia striato globus pallidus talamo corteccia

   

Un altro importante circuito coinvolge la sostanza nera, la quale è

connessa reciprocamente con il putamen ed il nucleo caudato. I neuroni

dopaminergici nella sostanza nera proiettano anche al talamo, che a sua

volta manda proiezioni alla corteccia sensorimotoria. Questa via coinvolge

il seguente circuito:

Corteccia striato sostanza nera talamo corteccia

   

Il nucleo subtalamico (chiamato anche nucleo di Luys) riceve afferenze

inibitorie dal globus pallidus e dalla corteccia; efferenti dal nucleo

subtalamico ritornano al globus pallidus. Pertanto il nucleo subtalamico

partecipa al seguente circuito:

Corteccia Globus pallidus nuclei subtalamici Globus pallidus

   

corteccia

Un altro circuito coinvolge il cervelletto. Porzioni del talamo proiettano al

nucleo olivare inferiore; questo, a sua volta, manda fibre nella corteccia

cerebellare controlaterale. Dal cervelletto, il circuito che include il talamo

è chiuso attraverso il dentato e il nucleo rosso controlaterali.

Il motivo organizzativo dei gangli della base coinvolge complessi circuiti

neuronali ad anello i quali mandano di ritorno le afferenze alla corteccia

sensorimotoria. Questi circuiti neuronali chiusi giocano un ruolo

importante nel controllo motorio. Le affezioni dei gangli della base sono

spesso caratterizzaate da movimenti abnormi che possono essere ripetitivi

o ritmici.

Sistemi discendenti sottocorticali

Vie addizionali (importanti per alcuni tipi di movimento) comprendono i

sistemi rubrospinale, vestibolospinale, tettospinale e reticolo spinale.

A. Vie: I sistemi sottocorticali discendenti originano nel nucleo rosso e

nel tetto del mesencefalo, nella formazione reticolare e nei nuclei

vestibolari del tronco encefalico. Il tratto rubrospinale origina nel

nucleo rosso. La corteccia sensorimotoria proietta verso numerosi

nuclei nella formazione reticolare del tronco encefalico, che a loro

volta mandano fibre al midollo spinale sotto forma di tratto reticolo

spinale nel cordone laterale. Il tratto vestibolospinale origina dai

nuclei vestibolari, localizzati nel pavimento del quarto ventricolo. I

tratti vestibolospinale giocano un ruolo importante nel mantenimento

della postura eretta. Il tratto tettospinale origina dalle cellule del

collicolo superiore e s’incrocia nel mesencefalo a livello dei nuclei

rossi.

B. Funzioni: Le osservazioni cliniche e gli esperimenti su animali

suggeriscono che i sistemi corticospinali e rubrospinali cooperano

nel controllo dei movimenti della mano e delle dita. Il tratto

rubrospinale sembra giocare un ruolo importante nel controllo del

tono dei muscoli flessori. I sistemi reticolo spinali, vestibolospinali e

tetto spinali giocano un ruolo importante sulla muscolatura del

tronco. La rigidità da decerebrazione compare quando la parte

posteriore del tronco encefalico e del midollo spinale sono separate

dal resto dell’encefalo per effetto di una lesione nel limite superiore

del ponte. Nella rigidità da decerebrazione, i muscoli estensori in

tutti gli arti inferiori e quelli del tronco e del collo presentano un tono

aumentato.

Cervelletto

A. Vie: Il cervelletto è collegato con numerose regioni del sistema

nervoso centrale.

B. Funzione: Il cervelletto ha due funzioni principali: coordinazione

dell’attività motoria volontaria e controllo dell’equilibrio e del tono

muscolare. Il lavoro sperimentale suggerisce che il cervelletto è

essenziale nell’apprendimento motorio e nei meccanismi della

memoria. I DISTURBI MOTORI

I disturbi motori includono ipostenia (paresi), paralisi, movimenti abnormi

e riflessi abnormi. Essi possono derivare da lesioni delle vie motorie nel

sistema nervoso o da lesioni proprie dei muscoli.

Muscoli

Un muscolo può essere incapace di reagire normalmente ad uno stimolo

che gli viene portato dal motoneurone inferiore, e da questo ne deriva

ipostenia, paralisi o contrazione tetanica. Il tono muscolare può essere

diminuito e i riflessi tendinei profondi ridotti o aboliti per effetto della

ipostenia muscolare. La miastenia gravis è un’affezione della giunzione

neuromuscolare, caratterizzata da una diminuita efficacia dei recettori

dell’acetilcolina, che porta a ipostenia e faticabilità. I clinici tendono a

distinguere tra neuroni motori inferiori e neuroni motori superiori e tra

lesioni del motoneurone superiore ed inferiore.

Neuroni motori inferiori

A. Descrizione: queste cellule nervose nelle colonne grigie anteriori del

midollo spinale o del tronco encefalico hanno assoni che passando

attraverso i nervi cranici e periferici giungono alle placche motrici

dei muscoli. Il neurone motore inferiore è chiamato “la via finale

comune” per due ragioni. Esso è sotto l’influenza dei tratti

corticospinale, rubrospinale, olivospinale, vestibolospinale, reticolo

spinale e tettospinale, ed esso è la via finale attraverso cui gli impulsi

nervosi raggiungono il muscolo.

B. Lesioni: Le lesioni dei neuroni motori inferiori possono essere

localizzate nelle cellule delle colonne grigie anteriori del midollo

spinale o del tronco encefalico oppure nei loro assoni. I segni delle

lesioni dei motoneuroni inferiori includono paresi, paralisi flaccida

dei muscoli coinvolti, diminuito tono muscolare, atrofia muscolare

con fascicolazioni e degenerazione delle fibre muscolari. Lesioni dei

motoneuroni inferiori sono visti nella poliomielite (malattia virale

che porta a morte i neuroni) e nella malattia del neurone motore

(incluso le forme chiamate sclerosi laterale amiotrofica e atrofia

muscolare spinale, nelle quali i neuroni motori degenerano). Lesioni

espansive, come i tumori che coinvolgono il midollo spinale,

possono danneggiare anche i neuroni motori inferiori.

Neuroni motori superiori

A. Descrizione: Il neurone motore superiore è un sistema complesso di

fibre discendenti che trasportano impulsi dalle aree motorie

dell’encefalo e del tronco dell’encefalo sottocorticale alle cellule

delle corna anteriori del midollo spinale. Esso è essenziale per

l’inizio dell’attività muscolare volontaria. I neuroni motori superiori

controllano l’attivazione volontaria dei neuroni motori inferiori.

B. Lesioni: Le lesioni nei sistemi motori discendenti possono essere

localizzate nella corteccia cerebrale, capsula interna, peduncoli

cerebrali, tronco encefalico o midollo spinale. I segni delle lesioni

dal motoneurone superiore nel midollo spinale includono paralisi o

paresi dei muscoli coinvolti, aumentato tono muscolare e spasticità,

iperattività dei riflessi profondi, nessuna o modesta atrofia

muscolare, diminuzione o assenza dei riflessi addominali superficiali,

e riflessi patologici.

C. Tipi di paralisi e paresi: L’emiplagia è una paralisi spastica o

flaccida di un lat del corpo e delle estremità; essa è delimitata dalla

linea mediana del corpo. Monoplegia è la paralisi di una estremità

soltanto; e diplegia è la paralisi di una qualunque delle due estremità

corrispondenti, usualmente delle due estremità inferiori. Paraplegia

è una paralisi simmetrica in entrambe le estremità inferiori.

Quadriplegia, o tetraplagia, è la paralisi di tutte e quattro le

estremità. Emiplegia alternante (paralisi crociata) è la paralisi di

uno o più nervi cranici e la paralisi controlaterale del braccio e della

gamba. Il termine paresi si riferisce all’ipostenia, piuttosto che alla

paralisi totale, ed è usato con gli stessi prefissi.

Gangli della base

I difetti nella funzione dei gangli della base sono caratterizzati da

alterazioni del tono muscolare, povertà dei movimenti volontari (acinesia)

o movimenti abnormemente lenti (bradicinesia) o movimenti involontari,

abnormi (discinesia). Segue una discussione delle malattie più importanti

dei gangli della base.

A. Malattia di Huntington: Questa affezione è caratterizzata da

movimenti debilitanti abnormi (spesso corea, in alcuni casi rigidità) e

disfunzioni cognitive e psichiatriche. La depressione è comune.

L’affezione progredisce lentamente verso l’invalidità grave e la

morte. L’inizio usualmente avviene tra 35 e 45 anni, sebbene vi sia

anche una forma infantile. Questa malattia è dovuta a mutazione di

un gene localizzato sul cromosoma 4. La funzione della proteina

codificata da questo gene (huntingtina) non è conosciuta. La

patologia della malattia di Huntington è caratterizzata da grave e

selettiva perdita dei neuroni del nucleo caudato e del putamen. La

perdita dei neuroni GABA-ergici dello striato porta alla corea. La

corteccia cerebrale diventa pure atrofica. Non sono note le tappe che,

partendo dall’espressione del gene di Huntington, portano alla

degenerazione dei neuroni.

B. Emiballismo: In questa affezione inusuale dei movimenti, una

estremità su di un lato sono coinvolti in movimenti violenti ampi e

aritmici. L’emiballismo deriva usualmente da un danno del nucleo

subtalamico controlaterale, il quale è comunemente colpito da un

infarto. Per ragioni che sono poco note, dopo diverse settimane

dall’esordio, l’emiballismo spesso si risolve spontaneamente.

C. Malattia di Parkinson: Questa malattia, che normalmente inizia tra

i 50 e i 65 anni di età, è caratterizzata da una triade sintomatologica:

tremore, rigidità e acinesia. Sono spesso associate anomalie

dell’equilibrio, della postura e delle funzioni autonomiche. I segni

caratteristici includono un linguaggio lento e monotono, una scrittura

a caratteri piccoli; e perdita della espressione facciale spesso senza

deficit delle capacità cognitive. Questa affezione progressiva è

associata ad una perdita dei neuroni pigmentati della sostanza nera.

La causa di questa malattia degenerativa è sconosciuta. I sintomi

parkinsoniani sono stati notati in alcuni sopravvissuti della epidemia

di encefalite letargica che è avvenuta tra il 1919 e il 1929. Alcuni

agenti tossici (monossido di carbonio, manganese) possono

danneggiare i gangli della base, e l’uso di certe droghe sintetiche,

come l’MPTP, possono portare allo sviluppo di una malattia simile al

Parkinson. Inoltre, l’uso di alcuni neurolettici può produrre una

sindrome parkinsoniana indotta da farmaci. Il trattamento con

farmaci è spesso efficace. Alcuni pazienti negli stadi iniziali

rispondono al trattamento con agenti anticolinergici che riducono la

trasmissione colinergica nello striato. La Levodopa (L-DOPA) o

precursori che sono metabolizzati per produrre molecole

dopaminergiche possono essere molto efficaci nel trattamento della

malattia di Parkinson. Altri farmaci che sono usati per trattare la

malattia di Parkinson sono la amantadina (Mantadan) e la

selegillina (Jumex). Come trattamento della malattia di Parkinson, è

stata proposta l’ablazione chirurgica della porzione interna del

globus pallidus (Gpi), chiamata pallidotomia.

Cervelletto

Le affezioni causate dalle lesioni cerebellari sono caratterizzate da una

riduzione del tono muscolare e perdita della coordinazione dei movimenti.

Le lesioni in ciascuna delle tre suddivisioni del cervelletto mostra dei segni

caratteristici.

A. Vestibolocerebello (Archicerebello): E’ tipica la perdita

dell’equilibrio, spesso con nistagmo.

B. Spinocerebello (Paleocerebello): Sono caratteristici la atassia del

tronco e la marcia “da ubriaco”.


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Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher emazan18 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Struttura e funzionamento del sistema nervoso e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Raffaele Massimo.

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