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nervo vago in tutti i suoi rami e vanno ad interrompersi all’interno di gangli localizzati o nelle

immediate vicinanze, o nella parete degli organi che devono andare ad innervare.

La maggior parte degli organi che ricevono innervazione ortosmpatica, ricevono anche

un’innervazione una parasimpatica.

La muscolatura liscia basale non riceve una duplice innervazione. Non è che l'azione

dell'ortosimpatico. L'attivazione determina vasocostrizione e vasodilatazione a livello della

muscolatura liscia.

Il SN ortosimpatico viene attivato per far fronte ad uno stimolo ambientale sfavorevole, soprattutto

se si accompagna a stati emozionali sfavorevoli.Prepara l’organismo a difendersi. Quindi aumenta

la forza di contrazione cardiaca etc..

L'attivazione del parasimpatico si ha nello stato di quiescenza. Stimola le funzioni digestive e

urinarie. Tra i due sistemi c'è equilibrio: quando è attivato l’ortosimpatico, è inibito il parasimpatico.

Si dice che l'ortosimpatico media risposte di tipo catabolismo.

Il parasimpatico ha azione anabolica, ripristina l’energia dissipata nella risposta del parasimpatico.

Nella via efferente ci non solo due sinapsi.

Per quanto riguarda i mediatori chimici, è per tutto l’acteilcolina, agisce sui ricettori nicotinici

(sinapsi eccitatorie). A livello della via parasimpatica, il mediatore chimico è ancora l'acteilcolina

che agisce sui ricettori muscarinici.

SISTEMA ENDOCRINO

Il corpo umano presenta tre sistemi di comunicazione tra organi.

1.Il sistema nervoso, che utilizza messaggi elettrici e chimici a concione veloce,ma poco

persistenti,

2.L’apparato endocrino, che utilizza messaggi chimici a conduzione lenta e duraturi nel tempo

3.Sistema immunitario

Il sistema endocrino è costituito da ghiandole endocrine che si organizzano a formare organi o da

cellule epiteliali endocrine sparse nei vari organi, come quelle del GEP.

Queste ghiandole producono ormoni che possono avere:

- una secrezione endocrina vera e propria, che consiste nella produzione da parte della cellula di

un ormone che attraverso il circolo sanguigno raggiunge l’organo bersaglio e lì esplica la propria

azione.

- una secrezione endocrina, dove l’ormone liberato agisce sula stessa cellula che l’ha prodotto

- una secrezione paracrina, dove un orme viene messo in circolo e ha come cellule bersaglio le

cellule vicine. Esplica la sua funzione per diffusione - esempio la garstina -

Una caratteristica degli ormoni è la potenza. La concentrazione ematica degli ormoni è bassissima

e per questo motivo necessitano di un grande controllo. Gli ormoni possono essere:

- amine: come adrenalina e noradrenalina

- peptidi: come gli ormoni di ipofisi e pancreas

- steroidi: ormoni sessuali

Sulle cellule bersaglio ci sono ricettori specifici per gli ormoni che li legano ad esse.

Per l’ormone idrosolubile, come l’ormone peptidi o catecolamina, ci sono ricettori membranali.

• Per gli ormoni liposolubili, come gli steroidi o tiroidei, ci sono ricettori intracellulari. Gli ormoni

• liposolubili possono entrare in tutte le cellule, ma dove è presente il recettore, il legame abbassa

la concentrazione libera dell’ormone intracellulare e funziona da trappola. Nelle cellule non

bersaglio si ha un raggiungimento della concentrazione dell’ormone interna uguale a quella

esterna. Dopo il legame con il recettore, si avviano una serie di reazioni che danno il via ad una

risposta cellulare.

MECCANISMO D’AZIONE DEGLI ORMONI TIROIDEI E STEROIDE

Il complesso ormone recettore agisce andando a modificare la trascrizione genica. Va nel nucleo e

stimola o inibisce la trascrizione di alcuni geni dell’RNA messaggero, che possiede proteine e che

da origine ad una risposta cellulare - non è una via rapida.

MECCANISMO D’AZIONE DEGLI ORMONI PEPTIDICI E CATECOLAMMINE

Il ricettore induce la produzione nel citoplasma di un secondo messaggero (AMP ciclico), che attiva

proteine fosforilanti, che applicano la fosforilazione alla protein chinasi, che esplicano la loro

funzione dando il via ad una risposta.

Caso dei messaggeri inositidici

L’attivazione della via porta ad un aumento della concentrazione interna di calcio. A questo punto

le calmoduline si legano al calcio e danno il via ad una risposta.

Controllo dell’apparato endorcrino.

La concentrazione ematica degli ormoni deve essere controllata perché non può subire variazioni.

Questi possono avere un feedback negativo che ha un effetto stabilizzante e che prevede che

all’aumentare della concentrazione dell’ormone nel sangue aumenti anche il suo effetto e che di

conseguenza diminuisca la produzione dell’ormone. Possono avere feedback positivo o negativo.

Questo vale solo per ormoni sessuali e ossitocina, cioè quegli ormoni che in determinati periodi

brevi devono essere presenti in gran quantità. Esso ha un effetto destabilizzante autorigenerativo

ed esplosivo. All’aumentare della concentrazione dell’ormone nel sangue aumenta il suo effetto e

aumenta anche la sua produzione.

Gli organi endocrini sono epifisi ipotalamo ipofisi paratiroidi tiroide Timo ghiandole surrenali

pancreas endocrino ovaie testicoli. L'ipotesi è un organo impari mediano contenuto in una

depressione dell'osso sfenoide chiamata sella torcitura. Essa è appesa mediante il peduncolo

ipofisario all'ipotalamo. È quindi in continuità con il diencefalo. Essa è tenuta in posizione grazie al

diaframma della sella ti auguro buco attraverso il quale letterale. Essa si divide in neuroipofisdi,

che piccola e di colore chiaro e posteriore, e in adenoipofisi, che è più grande è di colore scuro.

Abbraccia la neuro ipofisi sul davanti E sui lati. Essa è anteriore. La neuroipofisi è costituita da

tessuto epiteliale ghiandolare, che deriva dalla tasca di Ratkhe, un’estrofelssione dell'epitelio

faringeo, mentre la neuroipofisi deriva dall’ipotalamo. Tra loro una porzione intermedia che man

mano regredisce. L'ipofisi controllata dall'ipotalamo in maniera diversa.

L'attività endocrina dell'ipofisi È controllata da nuclei ipotalamici, nel caso della neuroipofisi, si

tratta di fattori rilasciati da essi -Leasing ormoni e hinibiting homon. L’assone del neurone

ipotalamico arriva fino al al peduncolo ipofisario. Qui gli ormoni vengono rilasciati all'interno

dell'arteria ipofisaria superiore. Qui formano una rete di capillari E vengono liberati fattori di rilascio

inibizione. I capillari danno origine ad una vena che si ricapillarizza e da origine ai sinusoidi a

livello della adenoipofisi. Gli ormoni vengono portati ad essa e la inibiscono O la stimolano. Si

tratta di un circolo portale.

Controllo della neuroipofisi

Essa è formata da fibre nervose che provengono dal sopraottico e paraventricolare, che sono

neuroni ma funzionano come ghiandole endocrine, producendo ossitocina e ADH, liberate nei

capillari. Arrivano poi alle arterie ipofisarie e da qui alla vena ipofisaria.

La neuroipofisdi è costituita da cellule gliali e i pituiciti e le fibre nervose amieliniche che formano il

fascio ipotalamo ipofisario. Le fibre nervose amieliniche sono gli assoni dei neuroni situati nel

sopraottico e nel paraventricolare. Questi neuroni producono un ormone che è racchiuso in

vescicole e fluisce poi negli assoni, viene riversato direttamente nei capillari sanguigni fenestrati

della neuroipofisi. Gli ormoni prodotti dai neuroni dei dei nuclei sopraottico e paraventricolare

dell’ipotalamo sono l’ossitona e la via susopressina, ma un solo neurone non li produce entrambi.

La vasopressina o ADH è un ipertensivo a concentrazione non fisiologica, contrae le pareti delle

arterie, ha azione antidiuretica, aumenta la permeabilità sia del tubulo collettore che del dotto

collettore del rene, aumentando il riassorbimento di acqua. L’ossitona agisce sulla muscolatura

liscia dell’utero, infatti aumenta le contrazioni dell’utero durante il parto e causa l’eiezione del latte

dalla ghiandola mammaria.

Controllo della produzione dell’ADH

La informazioni passano velocemente dal sangue perché l’ipofisi è fuori dalla barriera

ematoencefalica. Al diminuire della pressione osmotica si ha un innalzamento del volume

circostante, che è percepito dagli osmocettori. L’acqua entra nel neurone in forma di vescicole, che

mandano segnali inibitori agli ormoni che producono ADH - quindi l’ADH diminuisce.

L’ADH viene liberato e arriva ai livelli della parete dei dotti collettori. Le cellule che costituiscono la

parete dei porri, hanno dei ricettori per l’ADH ed esso si lega. In queste cellule ci sono vescicole

che contengono acquaporine e ciò permette il riasssorbimento di H2O e la formazione di urina più

concentrata. La pressione osmotica e la pressione idrostatica, regolano la produzione di ADH

insieme alla temperatura ematica, l’ansia, il dolore, lo stress e alla nicotina, ai barbiturici. L’alcol,

invece aumenta la minzione.

L’ossitona serve per risolvere l’emorragie dopo il parto con l’espulsione della placenta. Inoltre viene

somministrato alle donne incinta al termine della gravidanza, quando non sono comparse le

contrazioni. Esso funziona a feedback positivo, infatti la suzione determina la sua attivazione e

stimola cellule mioepiteliari.

Adenoipofisi

Adenoipofisi, è un organo parenchimatoso con capsula di tessutoconnettivo fibroso e stroma di

tessuto connettivo reticolare. Le cellule vengono raggiunte da una fitta rete di capillari sinusoidi a

formare cordoni. Dal punto di vista istologico, vediamo che si possono trovare:

- cellule cromofile di tipo acidofilo, con secreto di natura proteica.

- cellule cromofile di tipo basofilo, colorate con coloranti basici hanno natura glicoproteica.

- cellule cromofobe prive di granuli citolasmatici e si pensa che queste cellule siano quiescenti.

Gli ormoni prodotti dall’ adenoipofisi si possono distinguere in due gruppi:

Ormoni che hanno un organo bersaglio un altro organo e sono :

• - il GH, ormone della crescita, che ha azione generalizzata e agisce su tutti i tessuti

suscettibili a divisione cellulare. Ha che organo bersaglio le ossa lunghe.

- PRL, prolattina, ha come organo bersaglio le ghiandole mammarie.

- MSH, melanocita stimolante, che ha come organo bersaglio l'epidermide.

Ormoni tropici, hanno come organo bersaglio un’altra ghiandola endocrina.

• - L'ormone TSH, tireotropo/tireostimolante, ha come organo bersaglio la tiroide.

- L’ACTH, ormone adrenocorticotropico, agisce sulla corteccia surrenale.

- Ormoni gonadotropici - FSH/follicolo stimolanti e LH/ lutileizzanti, agiscono sul testicolo e

sulle ovaie.

Il GH agisce sulle ossa lunghe e stimola l'allungamentio delle ossa lunghe. L'accrescimento

corporeo avviene nei primissimi anni di vita e nella pubertà. Durante la prima infanzia è importante

ma è associato anche ad altri ormoni - tiroidei e insulina. Durante la pubertà sono importanti anche

gli ormoni sessuali che hanno una duplice azione:

- Stimolano l'accrescimento delle ossa

- Stimolano il fissamento di epifisi e diafisi. Il GH va a stimolare la condrogenesi.

L'azione degli ormoni è particolarmente importante a livello dei metabolismi. L'azione del GH non è

esclusiva a livello delle ossa.Fa aumentare anche il numero delle cellule, l’altezza dello scheletro e

la dimensione degli organi.

Il GH agisce anche a livello del fegato e del muscolo, dove aumenta la sintesi proteica e

diminuiscono gli amminoacidi plasmatici. Aumenta l’ossidazione degli acidi grassi, diminuisce la

glicolisi e aumenta la glicemia. A livello del tessuto adiposo degrada i lipidi, diminuisce l’adiposità

corporea e aumentano gli acidi grassi liberi/acidi plasmatici. Tutti questi effetti si verifica in

iperproduzione di GH, ma solitamente c’è un equilibrio.

Il controllo avviene mediante un meccanismo di feedback negativo.

I fattori che stimolano l’ipotalamo, sono:

- le prime ore del sonno, gli stat febbrili

- gli stati di stress

- dopamina

- serotonina

- noradrenalina

Dopo di che l’ipotalamo stimola il fattore di rilascio (GHRH), che stimola l’adenoipofisi a produrre

GH. Ciò causa un aumento della glicemia, della concentrazione degli acidi grassi liberi e la

diminuzione della concentrazione degli amminoacidi. Il fattore inibitore del GH è la somatostatina.

A sviluppo non ultimato,l’iperproduzione di GH, causa gigantismo ipofisario, mentre l’ipoproduzione

di GH, causa nanismo ipofisario, che è un nanismo armonico, poi manca sproporzione e non

subentra danno mentale.

A sviluppo ultimato, l’iperproduzione di GH, causa acromegalia, che porta ad un ispessimento delle

ossa piatte, soprattutto quelle della mandibola e degli zigomi. Essa si accompagna ad altri

problemi, come l’iperglicemia e la diminuzione della concentrazione degli amminoacidi.

L’ipoproduzione non ha ogni evidenti, se non una leggera diminuzione della lunghezza delle

estremità. Si chiama acromicria.

PROLATTINA

La prolattina è una proteina prodotta dalle cellule acidofile, cheserve per la produzione del latte e

per lo sviluppo delle ghiandole mammarie, agendo con altri ormoni. Essa aumenta durante la

gravidanza ma gli effetti sulla produzione del latte sono bloccati degli ormoni ovari e placentari e

determinano lo sviluppo delle mammelle. Co n l’espulsione della placenta viene rimossa l’inibizione

e si ha intensa produzione di latte. Durante l’allattamento, la suzione è fondamentale per lo

stimolo, anche se si esaurisce in poco tempo. Lo stimolo agisce a livello dell’ipotalamo. Non è

ancora stato trovato un fattore di rilascio, mentre la cellula PIH è fattore inibitore.

ACTH

Adenocorticotropico, è una proteina prodotta dalle cellule cormofite o basofile; funziona con

feedback negativo. Il suo fattore inibitorie è il cortisone e di rilascio CRH

TSH

Il TSH ha come organo bersaglio la tiroide. Il controllo è sempre feedback negativo. E’ una

glicoproteina ed è un prodotto delle cellule basofile.

Il T3 e T4 sono ormoni he inibiscono sia il TSH sia il TRH.

FSH e LH

Sono ormoni sessuali, che funzionano a feedback negativo. L’aumento della concentrazione di

estrogeni e androgeni è fattore inibitore. Il GNRH è il fattore di rilascio. Sono glicoproteine.

La tiroide

E’ una ghiandola impari mediana, appoggiata sulla cartilagine tiroidea e chricodea, della laringe e i

primi anelli trachelai. E’ formata da due lobi laterali, uniti da una porzione che li connette chiamata

istmo. Nel 30-40% dei soggetti è presente un altro lobo, che prende il nome di lobo piramidale e

che origina dall’istmo. Per quanto riguarda la vascolarizzazione, riceve due arterie tiroidee

superiori - rami delle carotidi esterne e due tiroidee inferiori - rami delle succlavi. La

vascolarizzazione è ricchissima. Le vene di drenaggio, sono tributarie delle giugulari interne e delle

brachiocefaliche (anonime).

E’ un organo pieno, con una capsula di tessuto denso e ha una struttura follicolare: i follicoli sono

strutture sono strutture sferoidali cave, chiuse, limitate da un singolo strato di cellule epiteliali

cubiche che poggiano su una lamina basale. Delimitano un lume centrale dove vengono

immagazzinati gli ioni tiroidei e prende il nome di colloide. La parte basale è riccamente

vascolarizzata e qui vengono immessi gli ormoni prodotti dalla tiroide. All’interno è presente un

lume, ricco di una particolare proteina, detta tiroglobulina. Questa glicoproteina viene coniugata

con gli ormoni tiroidei nel colloide.L’aspetto dei follicoli cambia a secondo dello stato di attività della

ghiandola. Quando la ghiandola è in riposo, il lume è molto ampio, le cellule tiroidee hanno un

aspetto isoprismatico. Quando la cellula è in attività, le cellule tiroidee diventano batiprismatiche, la

colloide diminuisce - viene riassorbita - e al preparato istologico appaiono delle lacune, proprio

nelle zone dove gli ormoni sono presi intensamente con un processo di pinicitosi.

Gli ormoni tiroidei sono composti iodati,

I due ormoni tiroidei sono la Triiodotironina, T3 (forma attiva) e la Tetraiodotironina o tiroxina T4.

Questi vengono prodotti dalle cellule follicolari e accumulati all’interno del lume dei follicoli

coniugati ad una proteina, la tireoglobulina, prodotta anch’essa dalle cellule follicolari. Al momento

del bisogno, la colloide (ormoni tiroidei + tireoglobulina) viene riassorbita dalle cellule follicolari, gli

ormoni sono staccati dalla tireoglobulina e riversati

in circolo.

La biosintesi di questi ormoni è abbastanza

complessa e richiede diversi passaggi. Se uno solo

si inceppa, non si ha più la produzione di ormoni. La

tappa fondamentale è la captazione dello iodio. Lo

iodio è presente in forma di I-. Questo non è

assunto con la dieta, perché molto raro negli

alimenti. Nelle cellule tiroidee viene portato dentro

sfruttando un trasporto, chiamato pompa dello iodio.

Non è però un trasporto attivo primario, ma

trasporto attivo secondario. Si tratta di un simporto,

trasporto Na+/I-. Così lo iodio entra all’interno delle

cellule tiroidee. Questo trasportatore si autoregola:

quando la concentrazione dello iodio ematico è

bassa, questa funziona al massimo. Ma quando la

concentrazione ematica dello iodio sale, questa

concentrazione si abbassa.

Si chiama effetto di Wolff Chaikoff

Una volta entrato lo iodio, questo deve essere coniugato con la tireoglobulina - proteina ricca di

tirosina( ci sono 100/150 amminoacidi di tiroxina).

Questa viene portata nella colloide e qui avviene la iodazione. Lo iodio è trasformato in I2,

reazione garantita dalla perossidasi. Se l’ossidasi attacca iodio alla triosina si ha MIT, se ne

attaccano due, si forma il DIT.

Condensazione ossidativa: se si uniscono un MIT e un DIT, si ha la T4; se si uniscono due DIT, si

forma la T3. Quando c’è bisogno di ormoni tiroidei, c’è un riassorbimento di colloidi tramite la

pinocitosi. La tireoglubulina è potata all’interno; nella cellula avviene la fusione dei lisisomi che

degrada la tireoglobulina, che cosi libera i T3 e i T4 a livello basale. MIT e DIT vengono deiodati e

recuperati. La tiroxina serve a sintetizzare altra tireoglobulina e il ciclo riprende. Così si ha un

massimo risparmio di iodio.

Gli ormoni tireoidei influenzano tutti i processi metabolici di tipo ossidativo ed energetici, sono

molto importanti nelle fasi di accrescimento. In caso di ipotiroidismo, il metabolismo basale,

diminuisce fino al 50 %, con l’ipertiroidismo, aumenta fino al100%.

La resa di ATP aumenta e parte dell’energia viene persa sotto forma di calore e consumo di O2.

Gran parte di questa energia prodotta, viene utilizzata per far funzionare la pompa Na/K. La

produzione degli ormoni tiroidei è controllata dall’ormone tireotropo.

Il TSH esalta:

1. la captazione dello iodio

2. la iodazione della tirosina: formazione MIT e DIT

3. la sintesi di tireoglobulina

4. la sintesi e l’immissione in circolo degli ormoni tiroidei

Il controllo avviene mediante un controllo di feedback negativo. Quando aumenta la produzione di

T3 e T4, gli ormoni tiroidei bloccano TRH a livello ipotalamico e il TSH a livello della tiroide.

Le malattie della tiroide, soo autoimmuni: si creano antigeni che stimolano linfociti T che creano

anticorpi che funzionano come il TSH

IPOTIROIDISMO

Se la produzione di ormoni è piccola quando c’è la crescita, si verifica il nanismo, sproporzionato.

Mentre nel nano ipofisario, non c’è problema mentale, qui c’è: il cretinismo.

Le cause: carenza di iodio, alterata produzione della microglobulina. Una forma di nanismo tiroideo

era sovente nelle popolazioni montane.

In assenza di ormoni tiroidei c’è la saldatura di epifisi e diafisi.

IPERTIROIDISMO

Se avviene in età di accrescimento, i segni sono pochi. Nell’eta adulta c’è il morbo di Basedow (il

gozzo esoftalmico).

Anche nell’ipotiroidismo si ha il gozzo, perché c’e sempre controllo a feedback negativo. Se la

concentrazione ematica di ormoni tiroidei è bassa, viene stimolatala produzione di fattori di rilascio.

Il TSH serve anche per la produzione della tireoglobulina, che si accumula nel colloide e determina

il gozzo tiroideo.

All’interno della tiroide, tra i follicoli sono presenti degli spazi riempiti con cellule parafollicolari, con

funzione tiroidea. Queste cellule secernono la calitonina, che ha un’azione ipocalcemizzante e

serve per l’omeostasi del calcio. Se la concentrazione ematica del calcio aumenta, viene stimolata

la calcitonona. Agisce a livello del tessuto osseo, accumulando calcio e stimolando gli osteoblasti.

L’ormone calcitonina regola il livello ematico di calcio, con funzione antagonista al paratormone,

prodotto dalle ghiandole paratiroidi.

PARATIROIDI

Appoggiate alla tiroide o immerse nel parenchima tiroideo e separate da esso con tessuto

connettivale.Sono ghiandole pari, due destre e due sinistre, distinte in superiori ed inferiori. Sono

poste dietro al corrispondente lobo laterale della tiroide. Sono separate da

Le cellule paratiroide sono organizzate a formare tanti cordoni, inframmezzati da capillari sanguigni

dove è riversato l’ormone PTH. Producono paratormone,la cui azione è opposta alla calcitonia, in

quanto è un ipercalcetizzante. Se la concentrazione di calcio diminuisce, il paratormone agisce a

livello del tessuto scheletrico, stimolando gli osteoclasti. Il PTH, stimola il rene determinano

produzione di idrossilasi, che produce calcitriolo che aumenta il riassorbimento di calcio. Il

paratormone agisce anche a livello intestinale aumentando la concentrazione di calcio.

SURRENE

Due ghiandole pari,a forma piramidale (a berretto frigio). Poggiano con la base sul polo superiore

del rene corrispondente, sono accolte nella loggia renale. Il surrene di destra è a contatto con il

fegato e la vena cava inferiore, quello di sinistra con il pancreas e l’aorta addominale. Il surrene

non presenta un ilo. Per quanto riguarda l’irrorazione ci sono le surrenali medie superiori e inferiori.

Il sangue refluo dei surreni, torna alla vena cava inferiore. La vena surrenale destra si immette

nella vena cava inferiore. La vena surrenale sinistra va alla renale e da lì alla vena cava inferiore.

Anche nel surrene si riconosce una parte corticale esterna e una parte midollare interna. Sono

ricoperti da una spessa capsula connettivale. La porzione midollare e corticale sono diverse per

origine embrionale, organizzazione istologica e per ormoni.

Le cellule endocrine del parenchima surrenale, sono organizzate a formare un cordone, con

inframmezzati capillari fenestrati.

- zona glomerulare: produce mineralcorticoidi, fra cui aldosterone che agisce sul riassorbimento

renale di sodio

- zona fascicolata: produce glucocorticoidi, che agiscono sul metabolismo glucidico. Il più

importante è il cortisolo. Essi:

Hanno un’effetto antinfiammatorio, che generalmente è positivo, ma se gli effetti sono esistenti è

• necessario bloccare.

Deprimono la produzione di linfociti, soprattutto dei linfociti T. Hanno azione immunodepressiva.

• Stimolano le ghiandole gastriche.

- zona reticolata: produce ormoni sessuali, ormoni androgeni. Nella donna solo qui si producono e

sono responsabili dei caratteri secondari. Le diverse zone non sono controllate allo steso modo.

Controllo della corticale del surrene

• zone fascicolata e reticolare sotto il controllo del sistema ipofisi-ipotalamo, c’è il feedback

negativo, viene inibita la produzione dell’ormone di rilascio a livello ipotalamico, viene inibita

l’ACTH a livello dell’andenoipotesi

zona glomerulare è sotto il controllo del sistema renina - angiotensina. 51.34

Il fatto che queste zone siano completamente separate è stato dimostrato con la ipofisectomia.

Dopo alcune settimane, si vede una forte regressione delle due zone. La zona glomerulare non

viene minimamente toccata.

La midollare del surrene produce altri due ormoni adrenalina e noradrenalina (catecolamine). Le

cellule presenti nella midollare vengono chiamate cromaffine e sono contatto dalle fibre

pregangliari della fibra ortosimpatica. E’ l’unico organo innervato dalle fibre pregangliari

ortosimpatiche.Il contatto le induce a liberare adrenalina e noradrenalina. Il mediatore lasciato

dalle fibre pregangliari è la noradrenalina. La stimolazione della midollare del surrene porta ad una

aumento della pressione arteriosa, alla piloerezione, della frequesz cardiaca e della dilatazione

pupillare. Prepara l’organismo ad una risposta difensiva. L’attivazione della corticale aumenta il

rilascio degli ormoni della midollare. Il cortisolo, ha un importante compito, favorire la

trasformazione della noradrenalina in adrenalina.

PANCREAS ENDOCRINO (ISOLE DI LANGERHANS)

Le isole di Langerhans sono immerse nel parenchima esocrino del pancreas; sono formate da

cordoni di cellule secernenti, sostenute da una fine trama reticolare. In esse si creano fitte reti di

capillari. Le cellule di questi isolotti possono essere di tre tipi:

- 20% sono cellule alfa, si trovano alla periferia e producono il glucagone.

- La maggior parte delle cellule è costituito da cellule beta. Sono cellule che producono l’insulina,

ormone ipoglicemizzante, si trovano nel nocciolo centrale.

- Le cellule delta hanno una concentrazione che equivale al 10% del totale delle cellule.

Producono la somatostatina, è un ormone che blocca il GH. Non viene prodotta solo dalle

cellule delta, ma anche dall’adenoipofisi. La funzione dell’insulina e del glucagone è regolare la

glicogenogenesi e la glicogenolisi. La maggior parte degli ormoni ha la capacità di essere

iperglicemizzante. L’unico ipoglicemizzante è l’insulina. Ha un’azione generalizzata. Se vogliamo

vedere gli organi bersaglio sono il fegato, il muscolo scheletrico e il tessuto adiposo. L’insulina

aumenta l’assorbimento di glucosio a livello del tessuto adiposo e del muscolare scheletrico. Qui

è presente una GLUT. Tirato dentro il glucosio, viene immagazzinato. Nelle cellule adipose, il

glucosio è trasformato il glicerolo. L’insulina determina un intenso riassorbimento degli

amminoacidi nel muscolo. L’insulina è un ormone che aumenta la sintesi proteica. A livello del

fegato blocca la neoglicogenesi. Il glucagone ha un effetto opposto, determina un aumento della

concentrazione del glucosio. Stimola la glicogenolisi e la neoglicogenesi,ma non determina la

produzione di glucosio. Si ha un effetto iperglicemizzante. L’insulina viene chiamato l’ormone

dell’abbondanza, mentre il glucagone è detto ormone della carestia. Tutto quello che non serve

è accumulato in forma di glicogeno e trigliceridi.

La regolazione è un meccanismo feedback negativo. E’ modulata da altri ormoni.

+ Glucoso: +++ insulina, --- glucagone

+ Aminoacidi: ++ insulina, ++ glucagone

+ Glucagone: + insulina

+ Insulina: - glucagone

Somatostatina: - insulina, - glucagone

+

Diabete

Diabete giovanile/magro: dovuto ad una carenza genetica di insulina,

Diabete nell’adulto/ florido: i livelli di insulina sono normali, ma la causa è nelle abitudini alimentari

sbagliate.

Diabete non pancreatico

L’APPARATO URINARIO

L'apparato urinario serve per filtrare il sangue: questo passa attraverso l'apparato urinario, passa

attraverso i reni e vengono eliminati dal sangue mediante l'urina i cataboliti, specialmente quelli del

metabolismo azotato (urea, acido urico).

Gli organi che costituiscono l'apparato urinario sono:

I due reni, organi filtranti, dove avviene la produzione di urina, trasportata da

• Due dotti ureteri, che convogliano nella

• Vescica urinaria, da cui parte un dotto:

• l’Uretra che determina l'escrezione.

I RENI

Il rene è un organo omeostatico, che svolge il controllo dei parametri del mezzo interno che

possono varieare.

produce l’urina e regola il volume del mezzo extracellulare (aumentando o diminuendo

I. l'escrezione dell'urina determina il volume dei liquidi)

regola la pressione osmotica del mezzo extracellulare ( aumentando o diminuendo il

II. riassorbimento degli ioni)

elimina i prodotti finali del catabolismo azotato(urea, acido urico, creatina) e i composti tossici

III. regola il pH plasmatico (regolando l’acidità dell’urina)

IV. regola la concentrazione ematica di alcuni metaboliti e ioni.

V.

VI. produce ormoni

I reni sono localizzati nella cavità addominale ai lati della colonna vertebrale. Vanno dall'ultima

vertebra toracica alla terza lombare.

Hanno una lunghezza non superiore a 10 cm, una larghezza di 5 cm e uno spessore di 2,5cm

Sono organi retroperitoneali. Si trovano nella loggia renale e

sono avvolti come una guaina

dalla fascia renale formata dallo

sdoppiamento di una fascia

trasversale che da origina ei

due foglietti: anteriore e

posteriore.

Il rene non è a diretto contatto

con la fascia renale. Ci sono

spazi tra il rene e la fascia

renale e tra l’eterno e la fascia

renale. Gli spazi sono occupati

da tessuto adiposo.

Esternamente alla fascia renale

è presente il tessuto adiposo

pararenale, mentre quello che si

trova internamente prende il nome di tessuto nervoso perirenale. Questo tipo di tessuto adiposo

non è usato come riserva ma permette di tenere il rene in posizione. Al di sotto del rene le lamine

non si congiungono, ma si trova tessuto adiposo perirenale. In caso di dimagrimento eccessivo e

rapido anche il grasso è attaccato e i reni scendono:il processo prende il nome di ptosi renale.

I due reni hanno una forma a fagiolo schiacciato, in senso antero - posteriore. Non sono alla

stessa altezza il rene di destra è più basso perché sul rene di destra è presente il fegato.Il rene è

avvolto da una capsula connettivale che gli conferisce l’aspetto lucido.

Si riconoscono nel rene una faccia

- Anteriore:

Il rene di destra è a contatto con il fegato, con il duodeno, con un tratto del colon ascendente, con

colon trasverso (flessura ds).

Il rene di sinistra è a contatto con pancreas,milza,stomaco,flessura duodenodigiunale, colon

discendente, colon trasverso (flessura sin), flessura splenica.

- Posteriore

A contatto con parte della cupola diaframmatica superiore, muscoli dell'addome, muscolo quadrato

dei lombi, la fascia trasversa da cui prende origine il muscolo trasverso.

- Margine mediale

A livello mediale è presente l'ilo, dove entrano l'arteria renale, esce la vena renale e la pelvi renale

che si continua con l'uretere. Il margine mediale presenta un'introflessione che prende il nome di

seno renale. Dalla parete di questo seno emergono formazioni, le papille renali. Si tratta della parte

finale delle piramidi del Malpighi. Dalle papille gocciola l'urina, raccolta da calici minori che

costruiscono un

calice maggiore.

Più calici maggiori

costituiscono un

bacinetto renale.

Tutti gli spazi

lasciati liberi nel

seno renale

vengono occupati

da tessuto

adiposo.

STRUTTURA

Per studiarla bene

conviene fare

delle sezioni

frontali.

Nel rene si riconosce una porzione più esterna che prende il nome di corticale è una più interna

detta midollare. La midollare qui è interrotta da strutture in cui si trovano le stesse strutture della

midollare: colonne di Bertin. Queste

strutture dividono la midollari in zone

piramidali, che costituiscono la vera

midollare, prendono il nome di: piramidi

midollari o piramidi di Malpighi

Nella coricale troviamo strutture

vascolari che costituiscono i corpuscoli

renali e dei condotti attorcigliati, che

troviamo sia nella corticale sia nelle

colonne di Bertin.

Nelle piramidi midollari si trovano una

serie di canali allineati a raggi: questi

costituiscono la corticale. Nella parte

più vicina alla base i condotti non sono

convolati ma allineati.

Il nefrone è l'unità funzionale del rene. Il nefrone è formato da un corpuscolo di Malpighi e dal

tubulo renale, che a sua volta ha una parte convoluta e una parte rettilinea. Qui avvengono i

processi che portano alla formazione dell’urina.Il rene può essere diviso in lobuli, ma qui non ci

sono setti connettivali che partono dalla capsula renale. Un lobo renale è per definizione è la

porzione di rene che comprende una piramide midollare, metà della colonna di Bertin di destra e di

sinistra adiacente alla piramide midollare e tutta la parte sovrastante. In ogni rene ci sono un

milione di nefroni.

È costituito dal corpuscolo renale di Malpighi, da cui parte un tubulo renale, diviso in diverse

porzioni:

•Contorto prossimale

•Ansa di Henle

•Contorto distale

•Dotto collettore, che converge nel dotto papillare da cui esce l’urina raccolta nei calici renali.

Esistono due tipi di nefroni:

Corticali: costituiscono l’80% dei nefroni

umani. Sono caratterizzati dall'avere

un'ansa di Henle corta, che si approfonda

poco nella midollare.

Iuxtamidollari: Sono caratterizzati da

un’Ansa di Henle molto lunga che si

approfonda a livello della midollare.

Il sangue arriva ai reni dalle arterie renali che raggiungono

l’Ilo del rene.

Del volume totale di sangue(5l al minuto) che circola nel

corpo il 20% passa per il rene. Le due arterie renali arrivano

all'ilo del rene, si dividono e danno origine a cinque arterie

segmentarie, che non hanno anastomizzazioni. Da queste

arterie prendono origine le arterie interlobari che scorrono tra

i lobi e scorrono nelle colonne di Bertin, attaccate alle

piramidi di Malpighi. Alla base della piramide un’arteria

interlobulare si divide in due arterie arciformi. Dalle arterie

arciformi prendono origine le arterie interlobulari, da cui si

originano le arteriole glomeruli afferenti, da cui si origina un

gruppo di capillari che forma il glomerulo. Dal glomerulo

emerge l’arteriola efferente glomerulare che poi si

ricapillarizza e costituisce: dei capillari peritubulari e i vasa

recta. Questi ultimi hanno una forma di ansa e decorrono

parallelamente all’ansa di Henle . Ci sono due tipi:

Gli spuri: sono quelli che originano dall’arteriola efferente.

I Veri: originano dall'arteria arciforme.

Non è un circolo portale perché abbiamo arteria—> capillare

—>arteria—>vena

Il sangue che torna segue al ritroso il percorso nelle vene.

Nel rene avviene un processo di filtrazione che permette passaggio di liquido dal sangue -

all’interno del tubulo renale - e questo liquido detto ultra filtrato scorre lungo tutto il tubulo e

subisce processi di riassorbimento e secrezione. Per avere un'idea di quanto liquido ultra filtrato si

forma nelle 24h, nel tubulo passano 180L di liquido. Produciamo 1.5 l di urina al giorno, quindi

circa il 99% viene riassorbito.

Il nefrone è ha da una parte iniziale costituita dal corpuscolo di Malpighi, che si trova solo nella

corticale, ed è formato da 3 strutture:

- glomerulo renale, è un grappolo di capillari anastomizzati tra loro, formati dall’arteriola afferente,

da cui esce l’arteriosa efferente glomerulare. Caratteristica di questi capillari è che presentano

ampie fenestrature che consentono il passaggio di liquido e sostanze.

- capsula di Bowmann, che è un’estroflessione del tubulo renale, che avvolge come un calice il

glomerulo. Nella capsula si riconoscono due poli:

Un polo arterioso, punto dove entra l’arterioso afferente ed esce quella efferente

• Un polo urinifero che mette in comunicazione la capsula di Bowmann con il tubulo renale.La

• capsula di Bowmann è formata da 2 foglietti:

Parietale: formato da un unico strato di cellule appiattite. A livello del polo arterioso il foglietto si

I. ribalta e diventa viscerale che va ad avvolgere tutto il glomerulo.

Viscerale:le cellule sono diverse, si chiamano podociti e presentano una parete globosa che

II. sporge. Lo spazio capsulare è lo spazio tra i foglietti, dove passa l’ultrafiltrato. la parte globosa

sporge nello spazio capsula ed è a contatto della lamina basale, che separa i podociti

dall’endotelio dell’endotelio. Dal podocita partono delle estroflessioni che si legano alla lamina

basale. Il liquido deve passare attraverso le fenestrature, la lamina basale-detta densa- e

passare attraverso gli interstizi. Così passa all'interno dello spazio di Bowmann.

- Cellule del mesangio intraglomerulare. I capillari del glomerulo sono costituiti da cellule.

Svolgono una funzione di sostegno, ma anche altre due funzioni:

Come i perititi, modificano il calibro dei capillari.

• Funzionano da fagociti, fagocitando molecole incastrate nella lamina basale o spazi tra pedicelli.

• Distruggono le cellule perché devono mantenere il filtro sempre pulito.

A livello del corpuscolo renale avviene la filtrazione glomerulare, processo passivo. I fattori

responsabili del processo sono:

1. Caratteristiche del filtro renale: permette il passaggio perché l'endotelio del capillare è

appoggiato su una lamina basale prodotta sia dalle cellule dell'endotelio sia dai condrociti. Questa

viene normalmente chiamata sia lamina densa. Possono passare molte sostanze, ma quello che

passa prende il nome di ultra filtrato. La composizione dell'ultima filtrato è uguale a plasma

sanguigno, tranne per le proteine. Il filtro permette il passaggio di cui o che è inferiore a 40000

Dalton. Tutte le proteine del sangue, tranne la sieroalbumina, hanno tutte dimensioni superiori,

quindi passano solo in tracce. Globuli rossi e bianchi non possono passare. Se ci sono tracce di

sangue nelle urine c'è un'infiammazione del filtro renale.

La membrana filtrante si può intasare perché qualcosa rimane incastrato, ma è ripulita dalle cellule

del mesangio.

2. Differenza di pressione tra l’interno del capillare e lo spazio capsulare:La grossa caduta di

pressione si ha al livello delle arteriole. La pressione a livello dell'arteria la afferente è molto alta:

80-100 mmHg.La grande caduta si ha a livello

dell’arteriosa efferente:10mmHg. il liquido è più lento

e permette l’assorbimento dei liquidi.

La pressione utile di filtrazione è data dalla

differenza di pressione data da una forza nella di 40

mmHg (55mmHg-15 mmHg della capsula di

Bowmann).

In realtà è meno perché bisogna togliere la

pressione oncotica, dovuta alla concentrazione di

proteine. Nel plasma ci sono le proteine ma nello

spazio capsula no. Nel plasma c'è una pressione

oncotica che richiama il lquido.Queta forza è pari a

circa 30 mmHg. Pertanto forza utile per far passare

il liquido è 10 mm hg. Scorrendo lungo il tubulo

l’ultrafiltrato si trasforma in urina grazie a processi di assorbimento. Ci sono diversi tipi di processi

a seconda del punto in cui guardiamo il tubulo renale.

Il tubulo renale

Dalla capsula di Bowmann prende originale prima parte del tubulo renale: il tubulo contorto

prossimale. Essa è formata da un unico strato di cellule con forma colonnare, livello del polo

luminare. A livello della membrana basale, che poggia sulla lamina basale, c'è una grande

concentrazione di mitocondri, il che indica che

avvengono processi attivi; e infatti il 70% del filtrato

è rimaneggiato. Sono presenti giunzioni tra le

cellule,tight junction, che però in questo caso non

sono così serrate. In questa parte di tubulo le

sostanze possono seguire due vie:

- passando attraverso le cellule e costituiscono la via

transcellulare. tra gli spazi lasciati tra le giunzioni,

che non sono cosi occludenti e sono dette

paracellulari. Epiteli di questo tipo sono a bassa

impedenza/a bassa resistenza elettrica.

Al tubulo contorto prossimale fa seguito l'ansa di

Henle, che può essere distinta in quattro porzioni:

Primo tratto discendente spesso ha l’epitelio come quello del tubulo contorto prossimale.

Secondo tratto discendente sottile è formato da un epitelio pavimento monostratificato, con cellule

piatte. In esso avvengono passaggi solo passivi.

Primo tratto ascendente spesso, che ha cellule simili a quelle del tubulo contorto distale che gli fa

seguito.

Secondo tratto ascendente sottile è formato da un epitelio pavimento monostratificato, con cellule

piatte. In esso avvengono passaggi solo passivi.

Il tubulo contorto distale presenta delle cellule colonnari, batiprismatiche. Sulla parte luminare i

micro villi iniziano a diminuire, mentre a livello della membrana basale sono presenti microtubuli,

quindi anche li avvengono trasporti attivi. Il tubulo prende contatto con l’arteriosa efferente e da

origine all’apparato iuxta glomerulare. Le giunzioni sono tight juctions ma sono serrate. Tutto quello

che passa dal lume del tubulo, nello spazio peritubulare, può passare non per via paracellulare,

ma solo per via trans cellulare. A livello del tubulo contorto prossimale c'è riassorbimento di sodio,

di cloro e di numerosi amminoacidi. c’e un intenso riassorbimento di soluti. L’acqua segue i soluti,

quindi riassorbendo NaCl viene riassorbita acqua. Questo riassorbimento di acqua si chiama

riassorbimento obbligatorio, poi vengono riassorbiti glucosio e amminoacidi.

Il tubulo contorto distale da origine al tubulo collettore, in cui le cellule da colonna diventano

cilindriche, perdono del tutto i microvilli, diminuiscono i microtubuli,e nell’ultima parte del tubulo

collettore avvengono solo processi passivi.

Il tubulo contorto distale prende contatto

con l’arteriola afferente del proprio corpuscolo di

Malpighi e forma una particolare struttura che prende il nome di apparato iuxtaglomerulare. Si

tratta di una particolare regione che si viene a creare tra l’arteriola afferente e il tubulo contorto

distale. Questo apparato serve a regolare il flusso sanguigno a livello della rete mirabile: così

riesce a controllare la quantità di liquido che può passare dal sangue nella capsula di Bowmann e

regola il volume dell’ultra filtrato. E’ costituito dalle

cellule iuxta glomerulari, sono delle cellule muscolari lisce modificate, hanno subito un

• differenziamento e riescono a produrre la renenia, un vaso costrittore, che innalza la pressione

arteriosa.

macula densa,è una proliferazione delle cellule che costituiscono la parete del tubulo contorto

• distale. Queste cellule rappresentano una modificazione delle cellule epiteliali , sono barocettori

e termocettori.

cellule del mesangio extraglomerulare, occupano l’angolo tra l’arteriola afferente e l’arteriola

• efferente e sono a contatto con il messaggio glomerulare.

Le cellule iuxtaglomerulari sono dei pressocettori, sensibili alla variazione di pressione idrostatica.

Sono stimolate sia dalla variazione di pressione arteriosa sia dalle cellule che costituiscono la

macula densa. Se la pressione a livello dell’arteriosa afferente cala, comporta una diminuzione

della pressione arteriosa a livello dei capillari e quello che determina il volume dell’ultrafiltrato è la

differenza di pressione esistente tra i capillari e la capsula di Bowmann. Le cellule iuxtaglomerulari

risentono di questo calo di pressione, producono più renina, che viene messa in circolo e trasforma

l’angiotensinogeno in angiotensia I, che a sua volta viene trasformata in angiotensina II, che va ad

operare una voscostrizione generalizzata, a livello di tutti i distretti. L’angiotensina II, però, non

agisce a livello dell’arteriosa afferente, ma a livello dell’arteriosa efferente. Una vasocostrizione a

valle, determina un aumento della pressione arteriosa a monte. Così, costringendo l’arteriola

efferente, si fa salire la pressione arteriosa e si porta a normalità la pressione e l’ultra filtrazione

torna a livello normale.

Le macula densa, con i loro bariocettori, risentono anche di una diminuzione di volume, che

solitamente è accompagnata ad una diminuzione di elettroliti, in particolare di sodio. Pertanto

stimolano la cellule iuxtaglomerulari a produrre renina, che di nuovo trasforma l’angiotensinogeno

in angiotensia I, che a sua volta viene trasformata in angiotensina II, ma va ad agire anche a livello

della corticale del surrene, che viene stimolata a produrre aldosterone, che va ad agire

direttamente sulle cellule che costituiscono l’epitelio del tubulo contorto distale e determina un

assorbimento attivo di NaCl. In conseguenza di questo assorbimento di sali si ha un assorbimento

di acqua e così la pressione viene ripristinata. Il rene svolge anche un’importante funzione

endocrina. Ad esempio, i fibroblasti peritubulari (cellule connettivali che circondano i tubuli renali),

producono un ormone, l’eritropoietina. Ciò che ne provoca la produzione, è uno stimolo a livello

tissutale. L’eritropoietina va a stimolare le cellule staminali del midollo osseo rosso e in particolare

un aumento della produzione di eritrociti - più emoglobina, ripristino della pressione parziale-.

La mollare del surrene produce anche le prostaglandine (PGE2), che hanno un’intensa azione

vasodilatatrice. Infine il rene produce l’idrossilasi, che serve per il controllo del Ca2+ ematico. Se si

ha una diminuzione del calcio ematico, intensifica la produzione da parte delle ghiandole tiroidee

del PTH, che stimola ala degradazione della matrice ossea. Inoltre il PTH agisce direttamente sul

rene e fa aumentare la produzione dell’idrossilasi, che trasforma la vitamina D in un composto

attivo che è il calcitriolo, che tra le altre azioni ha la funzione di agire a livello dei nubili contorti

distali e stimola un intenso riassorbimento di Ca2+.

INNERVAZIONE

La muscolatura liscia è regolata dal SN vegetativo, che si divide in SN simpatico e ortorimpatico.

L’innervazione dei vasi renali è quasi esclusivamente ortosimpatica. L’attivazione dell’ortosimpatico

determina vasocostrizione delle piccole arterie e dell’arteriola afferente (di cui riduce il calibro),

causando così riduzione del flusso sanguigno e di conseguenza riduzione dell’ultrafiltrato.

URETERI

L’urina viene prodotta mentre l’ultrafiltrato scorre lungo i tubuli e va a finire a livello dei calici di

raccolta. Arriva alla pelvi renale da cui prendono origine gli ureteri che la fanno giungere alla

vescica urinaria.

Gli ureteri presentano tre restringimenti:

all’inizio degli ureteri, al passaggio tra pelvi/bacinetto renale e uretere,

• quando gli ureteri scavalcano l’arteria iliaca comune,la vena iliaca comune

• all’ingresso della vescica urinaria.

Questi restringimenti sono la causa delle coliche renali.

Gli ureteri presentano tre tonache:

Tonaca mucosa, caratterizzata da epitelio di transizione

I. Tonaca muscolare, molto spessa, costituita da fibrocellule muscolari lisce, divide in due strati,

II. circolare interno e longitudinale esterno. La contrazione determina la discesa dell’urina verso la

vescica urinaria.

Tonaca avventizia, costituita da tessuto connettivo fibrillare denso.

III.

VESCICA

Gli ureteri portano l’urina nella vescica urinaria, che ha come funzione sono quella di raccolta di

urina. Può raccogliere fino a 200/300 ml di urina. Ha una forma conica, con apice rivolto

anteriormente e base posteriore di forma triangolare, quando è vuota.

La parte anteriore si continua con il legamento ombelicale medio e presenta 4 facce:

Una superiore, due latero-inferiori, una posteriore. Nella faccia posteriore,all’apice arrivano gli

ureteri. Dal vertice del triangolo, c’è un restringimento che prende il nome di collo della vescica e

da qui parte l’ultimo tratto della vescica, che porta l’urina all’uretra. I rapporti nell’uomo e la donna

sono diversi. Nell’uomo la vescica urinaria è quasi a contatto con l’ultima parte del tratto

intestinale; sulla parete superiore si va ad appoggiare il peritoneo parietale che si appoggia sulla

parete superiore della vescica urinaria. A livello del tratto dell’intestino retto forma un recesso che

sarebbe il recesso vescicolo-uretrale. La parte inferiore della vescica urinaria nell’uomo è

appoggiata sulla prostata.

Nella donna il collo della vescica urinaria è a diretto contatto con il pavimento della cavita pelvica;

tra la vescica urinaria e l’intestino retto è presente il canale vaginale e il collo dell’utero. In questo

caso il foglietto parietale del peritoneo, arrivati a livello dell’utero forma il recesso vescica-uterino.

La mucosa interna, quando la vescica è vuota presenta delle pieghe, presenti sono nella parte

superiore e nelle parti latero - anteriori. La base, invece, si presenta costantemente liscia e prende

il nome di trigono vescicale. Nei tre angoli arrivano i due ureteri e al vertice del triangolo emerge

l’uretra. La tonaca mucosa è di epitelio di transizione.

La tonaca muscolare è particolare: prende il nome di muscolo detrusore e, come nello stomaco, la

tonaca mucosa è formata da tre strati, uno circolare, uno longitudinale e uno obliquo. La differenza

dallo stomaco è che lo strato obliquo è quello intermedio.

La tonaca presenta tre restringimenti: due a livello degli ureteri, dove forma delle valvole che

impediscono il reflusso dell’urina negli ureteri. L’altro ispessimento costituisce uno sfintere

involontario.

Come avviene la minzione?

La vescia urinaria sotto il controllo del SN vegetativo e l’innervazione è duplice.

Il parasimpatico ha un’azione eccitatoria, determina la contrazione del muscolo detrusore e il

rilasciamento dello sfintere vescicale interno, così può essere effettuata la minzione. Quando la

vescica è piena d’urina si ha una dilatazione elle pareti della vescica. Sulle pareti della vescica,

sono presenti delle cellule con dei meccanocettori, sensibili alla distensione, che sono stimolati e

vengono attivati i riflessi e inviati segnali che arrivano a livello dei primi tre o quattro midollari

sacrali, che attivano determinati neuroni, della via parasimpatica, che vanno ad innervare la

vescica e lo sfintere interno e, vanno ad attivare la contrazione del muscolo detrusore e il

rilasciamento dello sfintere interno.

Non esiste solo lo sfintere vescicale interno ma anche uno esterno, che sta a livello del diaframma

urogenitale, è formato da muscolatura del perineo, cioè muscolatura volontaria. Il controllo pieno

dello sfintere esterno si acquista a 3 anni di vita.

L’ ortosimpatico ha un’azione opposta: determina un rilasciamento della muscolatura vescicale e la

contrazione dello sfintere interno. Normalmente la vescica è sottoposta ad un tono ortosimpatico e

questo tono viene sopravanzato solo quando la vescica si riempie.

Dai primi tre o quattro segmenti midollari lombari, partono delle fibre nervose che partono dai

neuroni ortosimpatici, che vanno a innervare la muscolatura e lo sfintere interno, provocando

rilasciamento del muscolo protusore e rilasciamento dello sfintere interno.

URETRA

E’ un condotto che permette la fuoriuscita dell’urina quando sia lo sfintere interno che lo sfintere

esterno si sono rilasciati. Come la vescica, è chiusa da due sfinteri, uno interno involontario

all’inizio all’uretra e uno esterno volontario all’altezza del diaframma urogenitale della pelvi.

Come la vescia ha rapporti differenti nell’uomo e nella donna, anche qui ci sono notevoli

differenze.

Nella donna l’uretra è molto corta, attraversato il diaframma urogenitale, si apre direttamente nella

parte chiamata vestibolo vaginale. L’uretra è direttamente a contatto con l’apparato urogenitale.

Nell’uomo, invece, è molto lunga e si divide in tre porzioni:

la prima, non è a contatto diretto con la parete urogenitale

• la parte membranosa

• la parte spongiosa

Sia l’uretra maschile che la parte femminile, viene raggiunta con condotti da ghiandole, una

grande, presente solo nell’uomo è la ghiandola urticolare che si apre nell’uretra. Per quanto

riguarda l’uomo, la parte prostatica, viene raggiunta sia dai dotti che provengono dalla prostata,

che immettono i loro secreti direttamente nell’uretra, come i dotti eiaculatori. L’uretra ha sia il dotto

dove durante la minzione passa l’uretra, sia quello dove durante l’eiaculazione passa lo sperma.

L’APPARATO DIGERENTE

L’apparato digerente è formato da organi cavi di diametro variabile. Nell’insieme si può riconoscere

un canale alimentare (dalla bocca all’ano), di lunghezza pari a circa 9 m, che comprende :

La cavità orale, che comunica tramite l’istmo delle fauci con

• la Faringe, che si continua con

• L’esofago

• Lo stomaco, a cui fa seguito

• L’intestino, che si divide in

• Tenue, a sua volta costituito da Duodeno, Digiuno e Ileo

a) Crasso, distinto in:

b) - Colon, a sua volta diviso in Cieco, Colon Ascendente, Colon Traverso e Colon

Discendente

- Retto

Annesse all’apparato digerente ci sono un’abbondante numero di ghiandole, che possono essere

di diverso tipo:

Intra epiteliali: unicellulari, si trovano all’interno dei rivestimenti,

Intra murali: si sviluppano nella parete dell’organo e invadono solo le prime due tonache,

Extra murali: si trovano al di fuori di un organo, ma il loro secreto è immesso nell’organo tramite un

dotto escretore.

Le funzioni

Come principali funzioni dell’apparato digerente si riconoscono:

• L’assunzione degli alimenti dall’esterno

• La digestione degli alimenti ingeriti cioè la scomposizione di macromolecole in molecole semplici

che possono essere assorbite

• L’assorbimento delle molecole, cioè il passaggio di sostanze digerite attraverso la parete

intestinale e l’immissione nel circolo sanguigno (tranne i lipidi, immessi nel circolo linfatico)

• L’eliminazione dei residui all’esterno dell’organismo

• La funzione gustativa, grazie alla presenza dei ricettori del gusto.

CAVITA’ ORALE

La cavità orale è la prima porzione del canale alimentare. Ha come funzioni:

• L’ assunzione alimenti

• La formazione del bolo alimentare: il cibo viene triturato e impastato grazie alla lingua e alla

saliva

• L’inizio della digestione, tramite la saliva che contiene l’enzima ptialina in grado di degradare

l’amido.

• L’articolazione della parola grazie alla lingua e al palato molle.

• Contribuisce alla difesa dell’organismo, per la presenza delle tonsille e di anticorpi nella saliva.

La cavità orale non fornisce solo una funzione immunitaria specifica, ma anche aspecifica, per la

presenza nella saliva di una sostanza che attacca i batteri e ne distrugge le pareti.

Struttura

Essa comunica con l’esterno tramite un’apertura che

prende il nome di rima buccale e posteriormente

comunica con la faringe tramite l’istmo dalle fauci. La

cavità orale può essere distinta in due porzioni:

1. Vestibolo della bocca: è uno spazio ristretto a forma

di ferro di cavallo ed è compreso:

- anteriormente tra

• le guance

• la mucosa interna delle labbra: quella del labbro

superiore e quella del labbro inferiore sono legate

tramite una piega mucosa alle gengive. Queste due

pieghe mucose costituiscono il frenulo del labbro

superiore e quello del labbro inferiore.

- posteriormente tra

• le arcate gengivo - dentali.

Nel vestibolo della bocca, lateralmente - all’altezza del secondo molare, è presente lo sbocco delle

ghiandole parotidi.

2. Cavità orale propriamente detta: si trova dietro le arcate dentarie.

- Il pavimento è costituito dalla lingua,

- La volta è costituita dal palato, che si divide in due porzioni:

Il palato duro: costituito dai processi palatini delle due

• ossa mascellari e dalle ossa palatine. Esso è ricoperto

da una mucosa orale e da un epitelio di rivestimento

pluristratificato appiattito non cheratinizzato.

Il palato molle: si trova posteriormente al palato duro.

• Esso è costituito da una lamina

connettivale,circondata da tessuto muscolare striato e

da mucosa orale. Mediamente il palato molle da

origine all’ugola.

LINGUA

E’ un organo mucoso e muscoloso che costituisce il pavimento della cavità orale.

Lo strato esterno è mucosa orale, ma ha anche una spessa muscolatura striata scheletrica - che le

da una capacità di movimento molto ampio- .

La lingua presenta:

sul dorso un solco linguale,

• inferiormente un frenulo che la collega al pavimento

• della cavità orale,

anteriormente un apice libero,

• posteriormente una cavità che ne costituisce la base.

Dalla lingua sporgono delle papille di diverso tipo:

Fungiformi: presentano pochi calici gustativi, quindi non

• sono adatte alla ricezione del gusto

Filiformi: hanno soprattutto una funzione tattile

• Foliate: sono ricche di calici gustativi ed occupano la

• parte posteriore della bocca

Circumvallate: sono papille molto grandi e di numero

• variabile (da 7 - 12), ricche di calici gustativi. Si trovano al livello della base della lingua,

anteriormente ad un solco,detto terminale ( o V terminale).

Sotto il solco terminale si trova la tonsilla linguale.

GHIANDOLE SALIVARI

Intramurali

All’interno della mucosa del palato, delle guance e della lingua sono presenti ghiandole salivari. Il

compito di queste ghiandole è produrre saliva che mantiene lubrificata ed umida la superficie della

bocca.I motivi sono due: il primo è legato alla conformazione dell’epitelio, il secondo riguarda una

funzione di “riconoscimento”. Viene prodotto ogni giorno oltre 1.5 l di saliva. C’è una continua

produzione di saliva.

Extra murali o ghiandole salivari maggiori.

Sono 3 coppie e si trovano all’esterno della cavità orale e immettono la saliva attraverso dotti.

Sono:

1. La ghiandola parotide: è localizzata in una nicchia che prende il nome di loggia parotidea, che si

trova tra il ramo della mandibola ed il muscolo sternocleidomastoideo. Da questa ghiandola parte

un dotto che prende il nome di dotto di Stenone che sbocca nel vestibolo, a livello del secondo

dente superiore molare. Si ingrossano quando vengono aggredite al virus che porta alla parotite.

2. La ghiandola sottomandibolare: ghiandola piccola, il cui dotto sbocca a livello del freno linguale.

3. La ghiandola linguale: ghiandola piccola, il cui dotto sbocca a livello del freno

linguale.

Le ghiandole extramurali sono ghiandole acinose o tubulo acinose composte e sono

da considerare veri e propri organi. Hanno una capsula esterna da cui si dipartono

setti che le suddividono in lobi e lobuli. La secrezione è soprattutto sierosa ricca di

ioni ed enzimi, per le ghiandole parotidi, o mista per le altre ghiandole.

Funzioni della saliva

1. mantiene umida la mucosa orale (epitelio non cheratinizzato)

2. contribuisce (insieme ai denti e alla lingua) alla formazione del bolo alimentare

3. dà inizio alla digestione (contiene la ptialina, una amilasi)

4. contribuisce alla difesa di agenti infettivi, partecipando ad una difesa specifica grazie alle IGA e

costituisce una difesa aspecifca grazie alla produzione di lisozima, che ha una forte azione

antibatterica, attacca tutti i batteri rompendo la parete.

5. solubilizza le molecole e le rende disponibili per i calici gustativi. Il continuo detergere le papille

serve a tenerle sempre pulite.

La cavità orale termina con l’istmo delle fauci, il cui pavimento è dato dalla

base della lingua, dov’è presente la tonsilla linguale, mentre la volta e le

pareti sono date da due pieghe mucose che formano due archi, uno

anteriormente che prende il nome di arco glosso palatino e uno posteriore

detto faringo-palatino. Questi due archi si uniscono posteriormente, sono

abbastanza slargati alla base e delimitano una cavità all’interno della quale si

trovano ammassi linfoidi che costituiscono le tonsille palatine.

FARINGE

E’ un organo comune all’apparato respiratorio e all’apparato

digerente. E’ un organo importante per la deglutizione, cioè il

passaggio del bolo alimentare; la coordinazione di vari movimenti

fa si che l’epiglottide si chiude e impedisce che passi dalla faringe

alla laringe. La faringe è irrorata da rami collaterali della carotide

esterna e il sangue refluo confluisce nella giugulare esterna.

La faringe è un tubo largamente aperto anteriormente, l’unica parte

completamente chiusa è il pezzo immediatamente sotto l’apertura

con l’esofago.

E’ formata da una tonaca mucosa:

La prima parte è caratterizzata da un epitelio classico respiratorio,

pseudo stratificato, batiprismatico, ausiliario.

La parte dell’orofaringe e della larigofaringe sono costituite da

epitelio pavimento stratificato non cheratinizzato.

La tonaca sottomucosa è ricca di ghiandole che producono muco.

La caratteristica della faringe è che la tonaca muscolare è costituita

da tessuto muscolare scheletrico perché la deglutizione è

volontaria.

In prossimità della volta c’è un testo spesso che la lega alla base

del cranio e costituisce l’aponeurosi faringea.

ESOFAGO

E’ un organo cavo impari e mediano che fa seguito alla faringe (VI vertebra cervicale)

e si continua con lo stomaco. Tra lo stomaco e l’esofago c’è un restringimento: il cardias/ sfintere

esofageo inferiore.

Esso attraversa il collo, il mediastino,il torace, il diaframma (tramite l’orifizio esofageo) ed entra

nella cavità addominale.

Al livello del passaggio tra la cavità toracica e l’addominale, si formano dei legamenti tra l’esofago

e il diaframma - freno esofageo - che tengono fermo il diaframma. L’esofago è irrorato

principalmente da rami delle arterie bronchiali ma soprattutto dalle collaterali dell’aorta toracica da

cui partono le arterie esofagee.

Il pezzetto che già si trova nella cavità addominale, questo è irrorato da rami che vengono

dall’arteria gastrica di sinistra e da rami dell’arteria splenica inferiore.

Il sangue refluo della parte toracica è raccolto dalla vena azigos. La parte che sporge nella parte

addominale è raccolto da vene che si collegano alla vena porta.

Parete dell’esofago:

1. Tonaca mucosa -> epitelio pavimentoso stratificato non

cheratinizzato, che poggia su una membrana basale che

poggia su una lamina propria. E’ presente una muscolaris

mucosae, responsabile dell’aspetto a pieghe longitudinali

della superficie interna, che conferiscono al lume un

aspetto stellato.

2. Tonaca sottomucosa -> accoglie numerose ghiandole

mucose che producono muco e offrono protezione

all’esofago, che può essere attaccato in caso di reflusso dai

succhi gastrici. Nel caso in cui il cardias non funziona bene

e non chiude, ci può essere un reflusso di acidità. Un

problema di reflusso può essere anche dovuto ad un’ernia

iatale.

3. Tonaca muscolare -> può essere divisa in tre porzioni.

1. Il primo terzo è costituito da fibre muscolari striate, che

permettono la deglutizione.

2. Il secondo terzo è caratterizzato dalla commistione di più

fibrocellule striate scheletriche.

3. L’ultimo terzo è costituito da fibre muscolari lisce, che

permettono i movimenti peristaltici.

La linea Z è una linea di demarcazione netta, che segna la

fine dell’epitelio di rivestimenti dell’esofago. L’epitelio di rivestimento dell’esofago è un

pavimentoso, stratificato non cheratinizzato. Quello dello stomaco, è stratificato, con cellule

batiprismatiche. Il passaggio non è graduale, ma brusco.

4. Tonaca sierosa, importante per i rapporti tra l’esofago e gli organi vicini.

STOMACO

Lo stomaco è una dilatazione del canale alimentare che fa seguito allo esofago e si continua con

l’intestino tenue, da cui è separato dal piloro.

E’ localizzato totalmente nella cavità addominale, nel comparto sopramesocolico. Questo

comparto è costituito dalle strutture del mescolo, lamina di peritoneo che collega la parte

posteriore del colon traverso con la parte posteriore della parete addominale. Lo stomaco si trova

inoltre nell’epigastro e nell’ipocondrio sinistro.

Allo stomaco arriva il bolo alimentare che viene trasformato da bolo alimentare in chimo, per poi

passare all’interno dell’intestino tenue. Nello stomaco si continua la digestione. Fin ora sono stati

digeriti solo gli amidi. Qui ci sono enzimi proteolitici come la pepsina e la reminina, che distruggono

e attaccano le proteine. Il succo gastrico è ricco di HCl, che contribuisce a rendere acido

l’ambiente nello stomaco. Oltre a digerire, le ghiandole gastriche costituiscono il fattore intrinseco

di Castle, essenziale per l’assorbimento della proteina B12 e del ferro. Il chimo, poi, passa per lo

sfintere pilorico e dallo stomaco passa all’intestino tenue.

Ha la forma si sacco schiacciato in direzione

antero-posteriore, soprattutto quando lo stomaco

è vuoto; ha capacità di 1.5l

Si riconoscono:

-

una faccia anteriore: in contatto con la parte

anteriore del diaframma e con la parete anteriore

della cavità addominale

-

una faccia posteriore: in contatto con la parte

posteriore del diaframma e con organi come

pancreas, rene di sinistra, surrene di sinistra e

milza.

-

un margine sinistro: che presenta una

convessità, detta grande curvatura

-

un margine destro: che presenta una

convessità, detta piccola curvatura

Oltre al cardias si riconoscono tre regioni,

fondo, a forma di cupola, occupa la parte superiore dello stomaco

corpo, a forma cilindro-conico con andamento verticale

parte pilorica,a forma conica con andamento ascendente

Irrorazione

La piccola curvatura è irrorata dall’arteria gastrica di

sinistra, che si anastomizza con l’arteria gastrica di destra,

ramo dell’arteria epatica.

La grande curvatura è irrorata dall’arteria gastro epiploica

sinistra che si anastomizza con l’arteria gastro epiploica

destra. L’arteria gastro epiploica sinistra è un ramo

dell’arteria splenica o lineare, mentre l’arteria gastro

epiploica di destra è un ramo dell’arteria gastro duodenale,

a sua volta ramo dell’arteria epatica. La parte posteriore è

irrorata dall’arteria gastrica posteriore, ramo dell’arteria

splenica o lienale. Il sangue refluo è raccolto da vene

satellite delle rispettive arterie, vena gastrica di sinistra,

vena gastrica di destra, vena gastrica epiploica di sinistra

e vena gastrica epiploica di destra. Tutte queste vene

confluiscono nella vena porta che porta il sangue al

fegato.

Gran parte degli organi viscerali sono formati da

muscolatura liscia involontaria, sotto il controllo del

sistema nervoso vegetativo. Lo stomaco presenta:

Innervazione intrinseca (metasimpatico): è una

• regolazione riflessa. Non serve un centro superiore che

controlla la motilità. Nella parete, nella tonaca c’è un

plesso sottomucoso e a livello della tonaca muscolare troviamo un plesso mioenterico / plesso di

Auerbach. I neuroni ricevono informazioni direttamente da

neuroni localizzati nella parete.

•Innervazione estrinseca: è controllata dal sistema nervoso

vegetativo, formato da due sezioni, una parasimpatica e una

ortosimpatica. L’ortosimpatico controlla la muscolatura e la

secrezione di fibre che controllano il ganglio celiaco. I gangli

vegetativi sono porzioni dove si trovano corpi cellulari.

Il parasimpatico opera il controllo mediante il nervo vago.

L’azione del parasimpatico è eccitatoria, quella

dell’ortosimpatico è inibitoria.

Tonache

La parete presenta pieghe logitudinali, dirette in senso cranio-caudale e si

trovano a livello del corpo dello stomaco. Prendono origine dal sollevamento

della tonaca mucosa e sottomucosa. Su questa parete hanno origine altre

estroflessioni, le creste, dove prendono origine altre introflessioni dette

fossette, e alla base delle fossette gastriche c’è lo sbocco delle ghiandole

gastriche.

La parete ha quattro tonache: •tonaca mucosa: caratterizzata dall’epitelio

monostratificato batiprismatico. La parte che guarda il lume

presenta dei microvilli. Tutte le cellule producono mucina ma

mancano le cellule caliciformi mucipare, perchè sono le stesse

cellule batiprismatiche a produrre mucina.Poggiano su una spessa

lamina propria con poco tessuto connettivo e numerose ghiandole

gastriche. Queste possono essere di tre tipi:

-

Le ghiandole del fondo e del corpo: le più numerose e interessanti

per i succhi gastrici. Costituiscono le ghiandole gastriche

propriamente dette. Queste ghiandole gastriche sono ghiandole

tubulari semplici. Hanno un solo dotto, un solo adenomero che ha

forma tubolare. Nella parete di questa ghiandola troviamo diversi

tipi cellulari:

1) cellule mucose a livello dello sbocco;

2) le cellule parietali/delomorfiche/ossintiche, sono le cellule che

producono HCl. Queste cellule producono anche il fattore intrinseco di Castle;

3) cellule adelomorfe, che producono dei grani, detti grani di

zimogeno, che contengono enzimi proteolitici;

4)Cellule che costituiscono il sistema GEP e producono

soprattutto serotonina.

- Le ghiandole del cardias: ghiandole tubolari composte, sono

cellule a secrezione mucosa, presentano poche cellule del

sistema endocrino gastroenteropancreatico che producono

serotonina.

- Le ghiandole del piloro: sono tubulari ramificate, posseggono

cellule a secrezione mucosa, rare cellule delomorfe, e

presentano cellule del sistema endocrino

gastroenteropancreatico che producono gastrina, ormone che svolge un’azione sulle ghiandole

vicine. La gastrina per effetto paracrino ed endocrino, agiscono sulla produzione di HCl.

L’ultima parte della tonaca mucosa è formata dalla muscolaris mucosae,costituita da 2 strati

(circolare interno, longitudinale esterno) di fibrocellule muscolari lisce. E’ responsabile dei

movimenti della mucosa che inducono rimescolamento degli alimenti.

tonaca sottomucosa: E’ costituita da tessuto connettivo lasso. Al suo interno

• è presente un plesso sottomucoso per il controllo della motilità e soprattutto

della secrezione.

tonaca muscolare: costituita da 3 strati di fibrocellule muscolari lisce

- uno interno a orientamento obliquo, nei pressi del cardias e del fondo.

- uno intermedio circolare

- uno esterno longitudinale

Determinano i movimenti peristaltici dello stomaco.

Nella tonaca muscolare troviamo il plesso

mioenterico per il controllo della motilità e

della secrezione. A livello pilorico costituisce un anello (sfintere

pilorico) che periodicamente si apre per far defluire il chimo

nell’intestino tenue.

tonaca sierosa: costituita dal peritoneo, un sacco che avvolge

• non tutti gli organi del sistema digerente. Abbiamo un peritoneo

parietale, che aderisce alle pareti addominali e un peritoneo

viscerale.Il peritoneo viscerale forma, in corrispondenza delle

curvature dello stomaco, dei legamenti che collegano lo stomaco

agli organi vicini. Questi legamenti sono:

legamento epatogastrico, che insieme al legamento pepato duodenale costituisce il piccolo

I. omento, che costituisce la piccola curvatura dello stomaco al fegato. Dalla grande curvatura

partono altri legamenti:

legamento gastrocolico, perché si va ad inserire sul colon traverso.

II. legamento gastrolienale, verso la milza

III. legamento gastrofrenico, verso il diaframma

IV.

INTESTINO TENUE

Intestino tenue è la parte più lunga di tutto l’intestino (circa 7 metri) ed è costituito da due porzioni:

- il duodeno

- l’intestino tenue mesenteriale: formato dal digiuno e dall'ileo.

Fa seguito allo stomaco, con cui comunica tramite lo sfintere pilorico, e termina col la valvola ileo

ciecale che mette in comunicazione l’ileo con la prima parte dell’intestino crasso.

E’ localizzato totalmente nella cavità addominale e occupa la maggior parte del comparto

sottomesocolica.

Le funzioni :

- Attraverso lo sfintere pilorico arriva il chimo dallo stomaco. Questo, nell’intestino tenue viene

lavorato, ultimando i processi digestivi, cioè assorbendo le sostanze nutritizie.

- Funzione immunitaria grazie alle Placche di Peyer, sviluppate nell’ultima parte dell’intestino

tenue.

DUODENO

Il duodeno è un organo retro peritoneale, fissato alla parete posteriore dell'addome.

Ha una lunghezza di 25-30 cm e un diametro di 4 cm. Ha una forma a C con cavità verso sinistra e

verso l'alto. Si riconoscono nel duodeno 4 tratti:

1 bulbo duodenale: zona prossimale, vicino allo stomaco

2 tratto discendente

3 tratto trasverso

4 tratto ascendente che termina con una piega: la flessura duodeno-digiunale dove il duodeno si

continua con la prima parte del tenue mesenteriale.

N.B. Tutte le pieghe intestinali hanno il nome di flessure.

Rapporti con gli organi vicini

Anteriormente comunica con:

il colon, tramite una piega del colon: la

• flessura epatica del colon.

il colon traverso

• le anse intestinali

• il fegato

• la cistifellea

• è ricoperto parzialmente dal fegato

• nella c del duodeno si va ad inserire la testa

• del pancreas.

Posteriormente comunica con

il rene destro

• vasi la vena cava inferiore

• l'aorta addominale

• la vena porta

• la pelvi renale di destra.

Il duodeno è un organo retro peritoneale in due regioni:

- La regione del bulbo: in essa, i foglietti viscerali del peritoneo si avvolgono attorno al duodeno e

vanno a formare un legamento epato-duodenale. Questo, insieme all’epatogastrico, forma il

legamento chiamato piccolo omento. Importante è anche un altro legamento al livello della

fessura duodeno-digiunale: il legamento di Treitz, che lega il duodeno alla parete addominale.

Nella parete mediale del tratto discendente sono presenti due papille, che sono sbocchi di dotti.

Inferiormente abbiamo la papilla maggiore chiamata anche papilla di Vater: in essa si ha lo

a. sbocco di due dotti che si uniscono: il dotto pancreatico

maggiore ( che porta i succhi pancreatici) e il dotto

coledoco ( che porta la bile). Dunque bile e succhi

pancreatici sono inseriti nello stomaco tramite questi

dotti.

b. Superiormente abbiamo una papilla minore detta papilla

di Santorini: è lo sbocco del dotto pancreatico accessorio.

Irrorazione

Il duodeno è irrorato dall’arteria pancreatico duodenale superiore

(ramo dell’arteria gastro duodenale, a sua volta ramo dell’arteria

epatica - parte dell’arteria celiaca-) e dall’arteria pancreatico

duodenale inferiore che è un ramo dell’arteria mesenterica

superiore. Queste si anastomizzano e irrorano il duodeno.

Attraverso le vene satellite, le pancreatico duodenali superiori e

inferiori ritornano e sboccano nella vena mesenterica superiore e in

seguito nella vena porta.

Innervazione

L'innervazione può essere

Intrinseca: è autonoma, non ha bisogno di controllo dei centri superiori. Ha un controllo riflesso:

dai ricettori localizzati nella parete addominale partono delle fibre che raggiungono il plesso sotto

mucoso e mesenterico. Da qui partono fibre che controllano la muscolatura liscia e la secrezione

ghiandolare. Questa del meta simpatico.

Estrinseca: è storto il controllo del sistema nervoso vegetativo.

Per quanto riguarda la regione orto simpatica, è data dal

ganglio mesenterico superiore,da dove le fibre vanno da

innervare il duodeno.L'innervazione parasimpatica, invece,

è data dal nervo vago. L'innervazione vegetativa per tutto

l’apparato digerente è duplice: orto simpatico e

parasimpatico. L’azione di queste due regioni è antagonista.

L’orto simpatico ha una funzione inibitrice, il parasimpatico

ha una funzione stimolatrice.

Tutti questi controllano la muscolatura liscia e la secrezione

ghiandolare.

INTESTINO TENUE MESENTERIALE

Al duodeno fa seguito l'intestino tenue mesenteriale formato dal digiuno e dall'ileo.

È una sezione sagittale ed è un organo completamente avvolto dal peritoneo. Il peritoneo avvolge

il foglietto viscerale, l’intestino tenue mesenteriale; il nome deriva dal fatto che

si forma un legamento a ventaglio che prende il nome di mesentere. Questo si va a fissare alla

parete posteriore dell’addome e permette l’ingresso di vasi e fibre.

Anteriormente l'intestino tenue è ricoperto da un altro legamento, il grande omento, che si poggia

sulla parte posteriore formando una sorta di grembiule, per questo è detto anche grembiule

omentale. E’ formato da una legamento che ha origine al livello della grande curvatura dello

stomaco, che poi si inserisce al livello delirante colon traverso.

L'intestino tenue mesenteriale ha un diametro decrescente, da 3 cm a 1.5 cm. E’ costituito da una

serie di anse disposte ordinatamente nella cavità addominale, nel comparto sotto mesocorico. Ha

inizio livello della fessura duodeno-digiunale e termina a livello della valvola ileo-cercale.

Irrorazione

L'intestino tenue è irrorato dall'arteria mesenterica superiore che raggiunge l’intestino tenue

entrando al livello del mesentere e poi si ramifica in anse anastomizzate che si capillarizzano.

Il sangue refluo dall’intestino tenue viene raccolto a livello della vena mesenterica superiore e si

collega con la vena porta.

Il meccanismo di innervazione intrinseca e estrinseca è come quella duodenale.

Funzioni

Nell'intestino tenue viene quasi completamente completata la digestione.

Il chimo viene lavorato e alla fine dell’intestino tenue è trasformato in chilo che passa all’interno

dell’intestino crasso.

La digestione avviene grazie a succhi pancreatici e succhi enterici.I primi sono prodotti dal

pancreas, i secondi dagli enterociti, che costituiscono la parete dell’intestino tenue.

Tra gli enzimi prodotti dal pancreas abbiamo:

amilasi che digeriscono gli zuccheri

I. la polisaccaridasi che scinde gli zuccheri in disaccaridi

II. enzimi proteolitici: tripsina e chimotrispina. Queste sono polipeptidasi, cioè scindono i

III. polipeptidi in dipeptidi.

carbossopeptidasi che scinde i dipeptidi e forma due amminoacidi.

IV. lipasi digerisce i grassi dando origine a glicerolo e acidi grassi liberi.

V.

Anche gli enterociti ti producono enzimi

proteasi

I. disaccaridasi

II.

Amminoacidi e monoscaccaridi passano all'interno dei capillari sanguigni mentre i lipidi passano

prima all'interno dei vasi linfatici. Questo perché per la digestione dei lipidi è fondamentale la

presenza della bile.

Parete dell’intestino tenue

L'intestino tenue ha una mucosa che si solleva con rilievi che

hanno un andamento laminare. Queste pieghe prendono il nome

di pieghe circolari o valvole di Kernig. Il compito di queste pieghe

é di aumentare la superficie intestinale così da aumentare la

superficie di contatto con il materiale che scorre e facilitare

l’assorbimento. Su queste pieghe ci sono estroflessioni. La

tonaca mucosa, infatti, si solleva e da origine ai villi intestinali che

hanno diversa forma.

Nella prima parte (quella del duodeno) hanno una forma

lamellare che diventa via via digitiforme (nell’Ileo) e anch’esse

servono ad aumentare la superficie di contatto.

Tonache

La parete dell’intestino tenue ha 4 tonache:

•La tonaca mucosa è formata da

un epitelio monostratificato batiprismatico. Le cellule (gli enterociti),

presentano sulla superficie luminare delle estroflessioni

microscopiche che prendono il nome di microvilli. Oltre agli

enterociti sono presenti le cellule caliciformi mucipare e cellule

endocrine che fanno parte del sistema detto GEP.

Al di sotto dello strato di cellule batiprismatiche è presente la lamina

propria costituita da tessuto

connettivo lasso contente ghiandole tubulari semplici, simili alle

cellule gastriche propriamente dette: queste prendono il nome di

ghiandole di Galeazzi o Le cripte di Lieberkühn.

Sono inoltre presenti enterociti,cellule secernenti che producono

enzimi, cellule caliciformi e cellule endocrine del sistema GEP

che producono molti ormoni: gastrina, serotonina, secretina,

pancreozimina – colecistochinina.

Sul fondo sono presenti le cellule di Paneth che secernono il

lisozima, che si trova al livello delle ghiandole salivari. Sono sostanze che svolgono un’intensa

azione battericida. Infine sono presenti cellule rigeneratine.L’Intera tonaca mucosa viene

interamente sostituita in pochi giorni. Nella mucosa sono presenti sia

noduli linfatici isolati, sia noduli ramificati, come la placca di Peyer, dove è

presente una superficie liscia, che aumentano di numero e di dimensioni

nell’ileo. La funzione principale, è quella di difesa contro i batteri e

mantenimento della flora intestinale.

I villi sono estroflessioni della tonaca mucosa. L'asse del villo è formato

da tessuto connettivo e all'interno del villo ci sono vasi sanguigni e le

venule. Al centro del villo intestinale è presente un vaso linfatico che prende il nome di vaso

chilifero ed è qui che vengono immessi i lipidi.

Nei villi passano vasi sanguigni, vasi linfatici, nervi.

Sotto la lamina propria è presente la muscolaris mucosae, costituita da

2 strati di fibrocellule muscolari lisce:

- Lo strato circolare interno:presenta propaggini muscolari che si vanno

ad inserire nel villo. La contrazione di queste cellule determina una

detrazione dei villi inetsinali, detta spremitura dei villi.

- Lo strato longitudinale esterno

La tonaca sottomucosa costituita da tessuto connettivo lasso che,

• SOLO a livello del duodeno, contiene le Ghiandole del Brunnerr. Si

tratta di ghiandole tubulari composte a secrezione mucosa con pH

alcalino. Questo perché al duodeno arriva il Chimo ricco di HCl. Queste ghiandole, con il loro

secreto basico, tamponano la forte acidità del chimo.

Il plesso sottomucoso per il controllo della motilità e della secrezione

La tonaca muscolare è costituita da due strati di

• fibrocellule muscolari lisce, il più interno a orientamento

circolare e il più esterno a orientamento longitudinale,

che determinano i movimenti peristaltici dell’intestino

tenue. All’interno della tonaca è presente una rete

nervosa, essenziale per la mobilità, che prende il nome di

plesso mioenterico.

La tonaca sierosa o fibrosa è costituita da tessuto

• connettivo fibrillare denso nel duodeno e dal peritoneo

viscerale nel digiuno e nell’ileo

INTESTINO CRASSO

L'intestino crasso è l’ultima parte dell’apparato digerente, fa seguito al

tenue con cui comunica con la valvola ileocecale e si apre all’esterno

in corrispondenza dell'orifizio anale. È situato nella cavità addominale

ed è completamente avvolto dal peritoneo solo in alcuni tratti, per il

resto vi è semplicemente appoggiato.

La lunghezza è di circa 1.6m ed è la parte di intestino con il calibro

maggiore. A livello del l'intestino crasso è stato gia tutto assorbito e

digerito, quindi avviene l’assorbimento di ciò che non è stato ancora

digerito o assorbito. Da sottolineare è il ruolo della flora batterica, che

produce importanti vitamine, come la B, la K. Quello che avviene

mentre il chilo passa nell’intestino crasso è un riassorbimento di

acqua e si prepara la formazione delle feci solide.In esso si

riconoscono tre porzioni:

Il cieco, con l’appendice vermiforme

• Il colon, diviso a sua volta in colon ascendente, colon

• traverso, colon discendente e sigma

Il retto

La caratteristica del crasso è l'organizzazione a camere

dilatate - gibbosità - che rendono il nome di austra. Altra

caratteristica è che sono separate da solchi trasversali.

Inoltre la superficie è percorsa da tre bande. Questi tre

rilievi nastriformi chiamate tenie e altro non sono che

ispessimenti della tonaca muscolare. I rilievi sono tre e

sono:

la tenia anteriore, detta tenia libera perché su essa

a. non si va ad inserire nessun legamento.

la tenia mediale, detta tenia mesocolica perché lì si

b. inserisce il mesocolo trasverso.

la tenia posteriore, detta anche tenia omentale perché lì si va ad inserire il grande omento.

c.

Altra caratteristica è che il peritoneo presenta diverticoli che contengono ammassi di grasso e

formano le appendici epiploiche.

Rapporti con gli organi circostanti

L'intestino cieco ha una forma di tasca chiusa e presenta

l’appendice vermiforme - organo linfoide - ; la lunghezza e la

posizione variano molto da soggetto a soggetto.

L’intestino cieco è localizzato nella fossa iliaca destra ed è

completamente avvolto dal peritoneo; si continua con il colon.

Il colon ascendente si dirige verso l'alto fino a sotto il fegato

dove fa una piega che prende il nome di flessura conica

destra o flessura epatica. Il colon ascendente è solo

appoggiato al peritoneo, perciò ricopre la parte anteriore,

laterale e mediale - non la parte posteriore -. Posteriormente è

aderente alla parete dell’addome. Dopo la flessura conica

destra prende origine il colon traverso, che va da destra a

sinistra, attraversa in maniera trasversale la cavità

addominale, arriva a livello della milza dove si piega in una

flessura splenica sinistra. Questa è la parte del colon

completamente avvolta dal peritoneo. Dopo la fessura

splenica prende inizio il colon discendente, che si dirige verso

il basso e arriva alla fossa iliaca. Anche questa parte di colon

è solo appoggiato al peritoneo. Arriva al livello della fossa

iliaca, piega lateralmente e da origine alla parte di colon detta

sigma, completamente avvolta dal peritoneo.

Dal sigma prende origine il retto - non avvolto da peritoneo- che termina con l'apertura anale. Il

retto è formato da due parti:

Ampolla rettale: parte superiore e dilatata.

• •Canale rettale: attraversa il pavimento della

cavità pelvica e termina con l’apertura anale.

Irrorazione

Il crasso è irrorato dall'arteria mesenterica

superiore e inferiore. L’arteria mesenterica

superiore entra nel mesentere, si anastomizza e

forma delle anse che vanno ad irrorare l’intestino

crasso fino a metà del colon traverso. La

rimanente parte è irrorata dall’arteria

mesenterica inferiore. In realtà, l’ultima parte del

canale rettale è irrorato da rami dell’arteria

ipogastrica/iliaca interna, che vanno a costituire i rami dell’arteria emorroidale. Per quanto riguarda

il sangue refluo, attraverso le vene mesenterica superiore e inferiore, convogliano il sangue nella

vena porta, tranne l’ultima porzione, dove il sangue viene convogliato all’interno delle vene

emorroidali medie e inferiori, che lo portano alle vene ipogastriche.

Innervazione

Per l’innervazione ortosimpatica, le fibre partono dal ganglio

mesenterico superiore e dal ganglio mesenterico inferiore.

Per l'innervazione parasimpatica si parte dai rami del nervo

vago, tranne l'ultima metà che si ottiene da fibre che provengono

vengono di neuroni dei segmenti midollari del midollo sacrale.

Funzioni

1. continuano le funzioni di assorbimento

2. terminano le funzioni di digestione (scomposizione esercitata dalla flora batterica)

3. assorbimento di acqua

4. formazione, accumulo ed espulsione di materiale fecale

Parete del colon

La parete interna è liscia e presenta delle tasche in

corrispondenza delle gibbosità esterne. Queste tasche sono

separate da pieghe che prendono il nome di pieghe

semilunari.

Sono presenti quattro tonache:

Tonaca mucosa: è costituita da epitelio monostratificato batiprismatico con microvilli e cellule

• caliciformi mucipare che producono muco, utilizzato per lubrificare l’intestino crasso e facilitarne

il passaggio. Il numero delle cellule caliciformi, aumenta all’avvicinarsi alla fine dell’intestino

crasso, ma diminuiscono gli enterociti. L'epitelio monostratificato poggia su una lamina propria.

Al di sotto c'è là muscolaris mucosae.

Tonaca sottomucosa: costituita da tessuto connettivo fibrillare lasso, con il plesso nervoso

• sottomucoso.

Tonaca mucosa: abbiamo i due strati, circolare e longitudinale. Lo strato longitudinale è però

• organizzato a dare le tenie. Lo sviluppo delle tenie è inferiore allo sviluppo dell’intestino e questo

spiega la presenza di gibbosità.

Tonaca sierosa

Le ghiandole che hanno lo sbocco al livello della parete discendente del tratto del duodeno sono:

IL PANCREAS

Il pancreas è una ghiandola extra muraria localizzata in

posizione retro peritoneale. Si va ad inserire nella C del

duodeno, con la sua porzione che prende il nome di testa e

che è collegata, tramite l’istmo al corpo. Quest’ultimo si dirige

verso sinistra e termina con la coda del pancreas, che a sua

volta termina in corrispondenza dell’ilo della milza.

Sul margine superiore del pancreas è presente un solco dove

scorrono l’arteria lienale e la vena lienale.

Il pancreas presenta due dotti:

- Il dotto pancreatico maggiore: ha origine nella coda,

attraversa tutto il pancreas e termina al livello della papilla

pancreatica maggiore - dotto pancreatico principale o dotto

di Wisndor -.

- Da questo dotto parte un ramo che prende il nome di dotto

pancreatico accessorio o dotto di Santorini.

Anteriormente è in contatto con l’arteria mesenterica e la vena mesenterica superiore.

Posteriormente, invece, è in contatto con la vena cava inferiore, la vena porta e l’aorta addominale.

Comunica anche con il rene destro e il rene sinistro.

Irrorazione

È irrorato dalle arterie pancreatico-duodenali, rami

dell’arteria gastro duodenale . Sono arterie che si

anastomizzano con l’arteria pancreatico duodenale

inferiore, che è un ramo dell’arteria mesenterica

superiore. Riceve anche un’irrorazione dall'arteria

pancreatica maggiore e altre arterie che sono rami

dell’arteria splenica .

Il sangue refluo dal pancreas è trasportato dalle vene

pancreatiche duodenali e dalle vene posteriori,che si

rapportano con la vena lienale e che confluiscono a

livello della vena porta.


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DETTAGLI
Esame: Anatomia
Corso di laurea: Corso di laurea in biotecnologie (Facoltà di Farmacia, Medicina e Chirurgia e Scienze MM. FF. NN.)
SSD:
Università: Pavia - Unipv
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jacopoo96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pavia - Unipv o del prof Russo Giancarlo.

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