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Sistema cardiocircolatorio e linfatico

Gli appunti trattano in modo dettagliato a livello microscopico macroscopico il sistema cardiocircolatorio e linfatico dal punto di vista anatomico e sonobasati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Gagliano dell’università degli Studi di Milano - Unimi, facoltà di Medicina e Chirurgia, Corso di laurea in biotecnologie mediche. Scarica il file in formato... Vedi di più

Esame di Anatomia umana docente Prof. N. Gagliano

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all’interno dell’arco superiore. L’arco dell’aorta si posiziona posteriormente allo

sterno, alla clavicola e anteriormente alla gabbia toracica. La carotide comune

sale fino a ramificarsi in esterna (produce altre ramificazioni e si occupa della

vascolarizzazione delle pareti del cranio) e interna (entra all’interno del cranio e

si occupa della vascolarizzazione dell’encefalo. L’arteria vertebrale interna e

esterna (che sono originate dalla succlavia) si uniscono formando l’arteria

basilare che, con la carotide interna creano il poligono di W. Che è costituito da

tratti anastomotici tra carotide interna e arteria basilare.

Aorta discendente: si hanno delle ramificazioni sia rami parietali (es arteria

 renica che vascolarizza il diaframma per la respirazione e arterie lombari,

arterie intercostali) sia rami viscerali importanti per la vascolarizzazione delle

viscere (es arteria celiaca, arterie renali, arterie per vascolarizzazione di tratti

dell’intestino). Percorre il tratto all’interno del torace, passa all’interno del

diaframma per finire nell’addome dove prende il nome di aorta addominale.

Toracica: arterie intercostali

o Addominale: l’aorta addominale si divide l’iliaca comune che si divide in

o iliaca interna ed esterna. Dall’aorta addominale:

Iliache comuni: interna (visceri, pareti bacino), esterna (arto

 inferiore)

Sacrale media (ramo terminale)

Nel dettaglio:

Arteria celiaca: arteria che si ramifica in 3 rami: a. gastroepatica (si ramifica

dall’epatica propria e vascolarizza il fegato), a. gastrica sinistra (vascolarizzazione

dello stomaco), a. lienale o splenica (vascolarizza la milza e il pancreas).

Arteria mesenterica superiore: origina ventralmente dall’aorta addominale, emette

delle ramificazioni che formano le reti anastomotiche che vanno a vascolarizzare

l’intestino tenue, colon ascendente e trasverso (parte dell’intestino crasso).

Arteria mesenterica inferiore: tutto il resto dell’intestino crasso è vascolarizzato dalla

mesenterica inferiore, in particolare i tratti del colon.

Vene

Uno dei vasi importanti che riporta il sangue al cuore è la vena cava superiore che

origina per confluenza delle due vene anonime o tronco brachiocefalico. Qui non c’è

l’asimmetria come nel sistema arterioso, ci sono due vene anonime. Le due vene

anonime sono formate dalle vene chiamate succlavia e giugulare interna. La giugulare

interna arriva dai distretti endocranici, la succlavia arriva dall’atrio superiore.

Giugulare interna e succlavia si uniscono formando l’anonima, le anonime si uniscono

e formano la cava superiore. La vena cava superiore riceve anche il contributo delle

vene Azygos.

Vena che confluisce all’interno della succlavia è la giugulare esterna.

All’interno del cranio: si trovano vene chiamate semivenosi della dura madre che

hanno pareti costituite da uno sdoppiamento delle meningi (organi che circondano il

SN).

Vena giugulare interna contiene sangue refluo dall’encefalo, confluisce con la

succlavia nella vena anonima e confluisce nella cava superiore, la giugulare esterna (è

un’affluente della succlavia) e carotide esterna proviene dai distretti esocranici. La

vena cava inferiore origina per confluenza delle due iliache comuni, di cui ognuna

prevede due rami: iliaca interna ed esterna che confluiscono dando origine all’iliaca

comune.

I rami parietali delle vene sono il sistema delle vene azygos (comprende tre vene

principali che sono tributarie della cava superiore) che sono tributarie della cava

superiore. Ci sono anche dei rami venosi che drenano il sangue dai visceri:

Vene bronchiali

 Vene esofagee

Si ha una rete venosa superficiale che riguarda la vascolarizzazione cutanea che

confluisce poi in vene di maggior calibro che poi confluiscono nella cava superiore.

Non esistono solo vene profonde, abbiamo anche queste vene superficiali che non

hanno corrispondenza con le arterie.

Vena porta: raccoglie il sangue che proviene dai distretti corporei dell’addome (visceri

corporei come milza, intestino, pancreas) e lo porta al fegato. Il sangue refluo di questi

distretti non viene portato direttamente alla cava, ma viene raccolto nella vena porta

che lo porta al fegato, qui si ramifica. Il fegato quindi può svolgere le sue funzioni,

vene

quando il sangue è stato filtrato dal fegato viene portato nella cava attraverso le

epatiche.

Schema riassuntivo vascolarizzazione venosa addome/bacino:

Cava inferiore che drena il sangue di tutti i distretti sottodiaframmatici.

 Si forma per confluenza delle due iliache comuni.

 Originano per confluenza di iliaca esterna (sangue refluo dall’arco inferiore) ed

 iliaca interna (raccoglie il sangue refluo da bacino e pelvi).

Rami parietali: vene lombari e reniche, arterie lombari e reniche e poi si hanno

 le vene viscereali (renali, surrenali, genitali, epatiche).

Vena porta: raccoglie sangue refluo dai visceri addominali, deriva dalla

 confluenza di tre vene: vena lienale, vena mesenterica superiore e mesenterica

inferiore. La mesenterica superiore raccoglie il sangue dal tenue e dalla prima

metà del crasso, quella inferiore raccoglie il sangue refluo dal resto del crasso.

La lienale raccoglie il sangue da milza, stomaco e pancreas. Porta il sangue al

fegato. Il fegato riceve, oltre alla vena porta, l’arteria epatica.

Negli arti troviamo dei fasci vascolonervosi che contengono arterie, vene, nervi. Ci

sono vasi profondi sia arteriosi, sia venosi, ma si ha anche una vascolarizzazione

superficiale venosa che non ha una corrispondenza arteriosa. La circolazione venosa

superficiale però non è indipendente da quella profonda, la prima confluisce nella

seconda.

Arto superiore:

Arterie: arteria ascellare è la continuazione dell’arteria succlavia. Questa

 procede nell’arto superiore diventando arteria brachiale che si trova nel braccio.

A livello della fessura del gomito si ramifica in due arterie: arterie radiale e

ulnare che percorrono l’avambraccio. Poi continua nelle ramificazioni della

mano. L’arteria radiale è laterale, quella ulnare è mediale. A livello della fessura

del gomito, il passaggio di questi grossi vasi è sempre sulla superficie flessoria

in modo tale che, durante movimenti non vi sia abbia una pressione che

schiacci i vasi e impedisca la circolazione.

Vene: vene delle mani che confluiscono nelle vene radiali e ulnari che poi

 confluiscono nelle vene brachiali che confluiscono nella vena ascellare che

unendosi alla giugulare interna arriva nell’anonima.

Vene superficiali: vena cefalica laterale e vena basilica che si originano da altre

 vene superficiali. La vena cefalica si getta nella vena ascellare, la basilica si

getta nelle brachiali profonde. Quindi le vene superficiali ad un certo punto del

loro percorso si gettano nelle vene profonde.

Arto inferiore:

Arterie: arteria femorale che è il proseguimento dell’iliaca esterna (coscia) che

 deriva dall’aorta. Prosegue nella gamba come arteria poplitea che è posteriore

alle ossa che si articolano a livello del ginocchio. Le arterie passano nelle zone

flessorie degli arti. Quest’arteria prosegue con un’arteria tibiale anteriore e

posteriore che poi danno rami arteriosi per il piede: plantari e dorsali.

Vene: vene del piede che confluiscono nelle tibiali che confluiscono nella

 poplitea che prosegue come vena femorale che prosegue come iliaca esterna.

Vene superficiali: vene safene che sono la safena grande e piccola. Si formano

 per confluenza di vene superficiali di più piccolo calibro e ad un certo punto

confluiscono nella circolazione profonda: la grande safena si getta nella vena

femorale, la piccola si getta nella poplitea.

ORGANI LINFOIDI

Cellule del sistema immunitario che hanno la funzione di riconoscere e distruggere

antigeni e innescare la risposta immunitaria. Alcune cellule costituiscono organi ben

definiti (timo, milza, linfonodi). I linfonodi sono organi di piccole dimensioni distribuiti

in varie parti del corpo. Poi ci sono cellule raggruppate e ospitate nella parete di altri

organi (aggregati di cellule immunitarie, aggregati di tessuto linfatico), non danno

origine a organi veri e propri. È il caso delle tonsille e delle placche di P. Questi

aggregati non sono delimitati da una capsula connettivale. Altro organo linfoide è il

midollo osseo che svolge la funzione emopoietica.

Organi linfoidi:

Primari: sede di produzione dei linfociti T e B. Quindi un organo primario è il

 midollo osseo che produce prelinfociti T, cellule NK come anche il timo che

produce i T. Un organo primario non è sede della risposta immunitaria, non ha

contatto con l’antigene, è sede di produzione di questi linfociti. Linfociti maturi

poi migrano nei secondari.

Secondari: avviene la risposta immunitaria e il contatto con l’antigene. Questi

 organi sono milza, linfonodi e i vari aggregati linfatici. Sono costituiti in modo

tale che i linfociti che contengono possano andare in contatto con gli antigeni.

Un antigene che arriva a un organo linfoide secondario, viene riconosciuto dai

linfociti. Un linfocita B diventa una plasmacellula e produce anticorpi. I linfociti T

invece agiscono producendo perforine che sono proteine che si fanno ad infilare

nella membrana della cellula da eliminare, innescando meccanismi che ne

inducono l’apoptosi. Serve però che ci siano cellule che presentino questa

sostanza da eliminare (antigene) al linfocita T.

Midollo osseo: Contiene una quota di tessuto adiposo (midollo giallo) che può

aumentare con l’età rispetto alla componente emopoietica (midollo rosso). Dentro ci

sono tutte le cellule emopoietiche raggruppate in isole in cui avvengono i vari eventi

differenziativi. Poi si trovano leucociti e sinusoidi (capillari che servono per

vascolarizzare il midollo stesso e per mettere in circolo le cellule mature prodotte dal

midollo). Sterno, cresta iliaca e tibia sono le sedi per prelevare il midollo.

All’interno del midollo:

Sinusoidi: sistema di vascolarizzazione

 Cellule dello stroma:

 Fibroblasti: perché si ha connettivo reticolare nel midollo,

o adipociti: per energia

o cellule endoteliali

o macrofago: compito di rimuovere elementi prodotti in modo incorretto e

o fagocitano il nucleo degli eritrociti prima che completino la loro

maturazione

cellule emopoietiche localizzate in raggruppamenti specifici

Timo: sede della maturazione e differenziamento dei linfociti T affinché i linfociti

maturi esprimano dei marcatori sulle loro superfici. Il timo si trova nel torace in

particolare nel mediastino anteriore, superiormente al cuore, posteriormente allo

sterno, anteriormente alla trachea. Raggiunge le sue dimensioni maggiori nella

fanciullezza e poi diminuisce le dimensioni e viene sostituito da adipociti. Con l’età si

ha un’involuzione molto precoce (già è evidente dai 10 ai 25 anni), gran parte del

parenchima viene sostituito da tessuto adiposo. Tuttavia rimangono gruppi di linfociti

che possono essere stimolati e il timo può essere stimolato a produrre continuamente

linfociti. È un organo costituito da due lobi a sua volta costituiti da lobuletti più piccoli

che rimangono uniti fra loro e collegati. Ha una capsula connettivale che riveste anche

i lobuletti (lobuli timici). Ogni lobulo presenta due zone distinte: midollare e corticale.

Parte centrale (midollare) chiara e parte periferica (corticale) scura, molto colorata

perché popolata da linfociti che sono basofili. Nella parte centrale le cellule sono meno

densamente distribuite perciò risulta più chiara. La differenza tra corticale e midollare

è la densità delle cellule, nella corticale sono fittamente stipate.

Cellule epiteliali timiche: sono di origine epiteliale, ma hanno forma stellata e con i loro

prolungamenti entrano in contatto creando una rete in cui sono ospitati i linfociti. Lo

stroma di sostegno quindi è fatto da cellule epiteliali nel caso del timo. Poi si hanno i

macrofagi. Inoltre si trovano i corpuscoli di Hassall che si trovano solo nella midollare e

sono costituiti da un aggregato di cellule epitelioreticolari. Sono 6 tipi di cellule diverse

e sono distribuite strategicamente all’interno del lobulo per svolgere la funzione di

sostegno e di selezione dei linfociti maturi.

Lobulo timico ha una capsula di connettivo, all’interno ci sono i vasi sanguigni, ma è

importante che non ci sia contatto tra i linfociti che stanno maturando e i vasi

sanguigni; si forma quindi una barriera che prende il nome di barriera ematotimica

formata da diversi strati: uno strato endoteliale che forma la parete dei vasi, del

connettivo e delle cellule epitelioreticolari.

6 tipi di cellule epitelioreticolari:

cellule di tipo 1 che formano la barriera ematotimica.

o cellule epiteliali di forma stellata che creano la rete di sostegno (cellule di

o tipo 2)

cellule 3-4 costituiscono una nuova barriera tra la corticale e la midollare

o dove si ha una prima selezione che fa passare dalla corticale alla

midollare tutti i linfociti T

che sono potenzialmente funzionanti. Nella midollare vanno incontro a un

ulteriore maturazione e poi selezione: tutti i linfociti T che potrebbero

riconoscere antigeni self che potrebbero distruggere sostanze proprie

vengono eliminate e quindi vengono immersi nel sistema circolatorio.

cellule di tipo 6 sono caratteristiche solo della midollare e sono i corpuscoli di

o Hassal. Hanno funzioni di rilascio di citochine.

ORGANI LINFOIDI SECONDARI

Linfonodi: piccoli organi parenchimatosi con capsula connettivale di dimensioni tra il

millimetro e pochi centimetri, sono dislocati in vari distretti corporei che hanno la

funzione di filtrare la linfa.

Linfa: fluido veicolato dai vasi linfatici a composizione simile del plasma. I vasi linfatici

si formano dai capillari che raccolgono il fluido che fuoriesce dal letto capillare

all’interstizio dei tessuti ed entra nei capillari linfatici. La linfa viene riportata alla

circolazione venosa dove sarà immersa la linfa. Lungo il loro percorso, i vasi linfatici,

incontrano i linfonodi che la filtrano. Si creano delle catene di linfonodi che filtrano la

linfa e ogni linfonodo riceve numerosi vasi. La linfa contenuta in specifici vasi che

scorrono in determinate zone vanno verso specifici linfonodi. All’interno dei linfonodi:

linfociti

o macrofagi

o

Vasi capillari linfatici hanno struttura simile ai sanguigni, sono molto permeabili,

possono veicolare anche linfociti e non solo materiale fluido (linfa).

Si hanno vasi afferenti che portano la linfa al linfonodo (che la filtra) poi la linfa esce

per i vasi efferenti per essere portata al linfonodo successivo. Anche questi vasi hanno

le valvole semilunari. Si hanno capillari linfatici, dei collettori che originano dai

linfonodi (simili alle vene) e da questi, la linfa viene convogliata nei tronchi linfatici

principali per essere poi inserita nelle vene principali (sistema circolatorio). Uno dei

dotti più importanti è il dotto toracico che si inserisce tra la giugulare interna e la

succlavia. I linfonodi sono raggruppati in stazioni. Si hanno linfonodi profondi o

superficiali, linfonodi importanti a livello del collo, ascella, inguine, mediastino.

Linfonodo ha una capsula connettivale che lo circonda, da questa originano dei setti

che lo suddividono in lobi, da questi originano altri setti che lo suddividono in globi.

C’è un connettivo che forma lo stroma di sostegno rappresentato dalla capsula e dai

setti. I vasi che raggiungono la capsula sono vasi afferenti che portano la linfa al

linfonodo. La linfa circola nel vaso al di sotto della capsula che si chiama

senomarginale o sottocapsulare ed è caratteristico del linfonodo. Dapprima attraversa

il seno sottocapsulare, che contiene un reticolo di fibre reticolari, macrofagi e cellule

dendritiche, queste ultime raccolgono gli antigeni della linfa per presentarli sulla

propria membrana ai linfociti T, che vengono attivati e inducono la risposta

immunitaria. A questo punto la linfa fluisce attraverso la corticale esterna del

linfonodo che contiene linfociti B aggregati. Il flusso linfatico procede attraverso seni

linfatici presenti nella paracorticale per arrivare nella midollare che contiene i linfociti

B e le plasmacellule organizzati in cordoni midollari. Successivamente prende le vie

efferenti situate all’ilo dei linfonodi. Nella corticale si vede che ci sono i follicoli o

noduli linfatici che sono raggruppamenti di linfociti caratteristici di quell’organo. Tutto

il parenchima è fatto principalmente da linfociti.

All’interno del linfonodo quindi si ha:

Linfociti B e T.

o Cellule connettivali (cellule reticolari) che producono le cellule reticolari che è lo

o stroma di sostegno.

Macrofagi.

o Cellule dendritiche vengono chiamate anche APC che presentano l’antigene al

o linfocita T.

Cellule dendritiche follicolari con la funzione di mantenere legati i linfociti

o all’interno del follicolo per favorire l’incontro con i vari antigeni.

Plasmacellule (linfociti B che stimolati diventano plasmacellule).

o

APC (antigen presenting cell) sono una popolazione di cellule eterogenee che

comprendono le cellule dendritiche, i macrofagi e i linfociti B. Hanno il compito di

trasportare antigeni e presentarli ai linfociti T.

La corticale contiene parte bianca e azzurra (paracorticale che contiene i linfociti T). Si

hanno i follicoli. I linfociti B stanno nei follicoli, i T nella paracorticale

Nella zona arancione trovo i B, i T e le plasmacellule. I follicoli linfatici sono gialli

monocolore, altri sono bicolore (parte esterna scura e interna chiara). Il caso del

follicolo bicolore evidenzia che c’è stato l’incontro con l’antigene per cui i linfociti si

sono spostati verso l’esterno e quelli esterni saranno diventati plasmacellule.

Nella paracorticale sono presenti venule chiamate ad endotelio alto, hanno endotelio

che presenta cellule non appiattite. Questo epitelio favorisce l’uscita dei linfociti dalle

venule quindi possono andare a popolare il parenchima del linfonodo.

La linfa può uscire perché i vasi linfatici hanno un endotelio discontinuo nel momento

in cui entrano in contatto con il parenchima dell’organo.

Il parenchima del linfonodo presenta quindi 3 zone:

Corticale: è occupata principalmente da follicoli linfoidi primari costituiti da

 linfociti B non attivati e da follicoli linfoidi secondari che presentano linfociti B

della memoria

Paracorticale: posta profondamente ai follicoli della corticale costituita quasi

 esclusivamente dai linfociti T e cellule della famiglia APC. La paracorticale è

costituita da venule a endotelio alto.

Midollare: formata da cordoni cellulari separati da seni linfatici. I cordoni sono

 costituiti da linfociti B e plasmacellule mature.

Milza

Il sangue refluo viene trasportato dall’arteria splenica. Lunga 12-15 cm, larga 4-8 cm

con uno spessore di 3-4 cm, ha un peso di 140-180 g. La milza contiene molto sangue.

È un organo linfoide secondario che svolge funzioni collegate alle risposte

immunitarie, fa da filtro al sangue e da riserva di sangue, rimuovendo antigeni e

attivando cellule immunocompetenti (linfociti T e B). Nella milza si svolge

l’emocateresi e in particolare l’eritrocateresi ovvero rimozione dal circolo di eritrociti

invecchiati che, quando arrivano alla milza, vengono riconosciuti ed eliminati. Questa

funzione è opposta alla funzione che svolge la milza nelle prime fasi della vita

intrauterina in cui ha la funzione di emopoiesi.

Funzioni:

Filtro immunologico

o Attivazione linfociti T e B

o Emocateresi: distruzione degli eritrociti invecchiati

o Emopoiesi nel primo mese di vita intrauterina (primo periodo fetale)

o Riserva di sangue

o

Nella milza si descrive il parenchima individuando la polpa bianca e la rossa). Polpa

bianca è quella parte del parenchima che si occupa della risposta immunitaria

(corpuscoli di Malpighi). La polpa rossa si occupa della funzione di riserva e

dell’emocateresi. Queste due non sono divise, ma sono mischiate. Nella milza si hanno

corpuscoli nodulari (quelli di Malpighi), ma a differenza dei linfonodi, non si ha una

midollare e una corticale ed è presente un’arteria al centro.

Arteria splenica entra nella milza e si ramifica, ramificandosi produce questi rami

arteriosi che vengono chiamati rami centrali che vengono circondati da un materiale

giallo costituito da linfociti T (una sorta di guaina periarteriolare che contiene linfociti

T). Questo ammasso di linfociti ad un certo punto si espande, si dilata e, questa

dilatazione del manicotto in sezione trasversale, la vedo tondeggiante. Manicotto di

linfociti T (periarteriolare)che ad un certo punto si dilata e contiene soprattutto linfociti

B che poi possono essere stimolati a differenziarsi e quindi si produce un centro

germinativo con questi linfociti stimolati a differenziarsi. La dilatazione attorno al ramo

centrale si chiama corpuscolo splenico o lienale o di Malpighi che prosegue

ramificandosi ulteriormente e formando le arteriole penicillari (piccole arterie). Da

queste arterie passiamo nel letto capillare e da qui si entra nei vasi venosi molto

dilatati che contengono sangue che viene riportato nella vena lienale per finire nella

vena porta. Le arteriole penicillari proseguono dando origine a un sistema di capillari

sanguigni con guscio, chiamati così perché attorno hanno un rivestimento formato da

macrofagi. I macrofagi riconoscono gli eritrociti invecchiati per poi rimuoverli per

fagocitosi. Riconosco gli eritrociti invecchiati perché aderiscono ai vasi. La funzione

emocateretica è svolta soprattutto in prossimità di questi capillari dove si posizionano i

macrofagi (parti di polpa rossa). Dal letto capillare si arriva al distretto venoso che

consiste in vasi molto dilatati con pareti molto permeabili di seni venosi di polpa rossa.

A livello dei capillari dei seni venosi (continuazione dei capillari con guscio) si hanno

pareti molto fenestrate. Le cellule endoteliali che formano la loro parete sono disposte

longitudinalmente nel senso del vaso. Si individua così una struttura che assomiglia ad

una botte (a doghe di botte) che contiene cellule molto allungate. C’è quindi la

possibilità di fuoriuscita da questo letto capillare di materiale contenuto all’interno

grazie alla permeabilità e al fatto che siano fenestrati.

Il passaggio dal letto capillare arterioso all’interno del sistema venoso si ha attraverso

due modalità:

Circolazione chiusa: non c’è discontinuità, non c’è interruzione.

o Circolazione aperta: si ha un’interruzione, quindi il contenuto delle arteriole va

o nel parenchima, rimane libero nel parenchima della milza per poi rientrare nei

capillari venosi dalla parete molto ampia. In questo modo è possibile il contatto

con antigeni ed è anche possibile favorire la rimozione di elementi invecchiati o

antigeni. Nella milza umana, il sistema della circolazione aperta è quello più

rappresentato.

Una volta che il sangue arriva nel sistema venoso, continua il suo percorso per arrivare

nella vena splenica.

Schema struttura milza:

Capsula connettivale: non è molto spessa quindi a causa di traumi si può

o facilmente rompere. Dalla capsula connettivale originano spesse trabecole.

Polpa bianca: 20% rami terminali dell’arteria splenica circondati da tessuto

o linfoide (corpuscoli lienali di Malpighi). Funzione immunitaria.

Polpa rossa: 80% comprende i seni venosi più i cordoni della polpa rossa (cellule

o del sangue e macrofagi). Funzione emocateretica e riserva di sangue.

TESSUTO LINFOIDE DIFFUSO

La grande differenza tra organi linfoidi e questo tessuto è che questo è costituito da

raggruppamenti di linfociti che non sono circondati da una capsula. Questi aggregati

linfocitari si chiamano MALT (aggregati linfocitari associati alle mucose). Questi si

trovano nel connettivo sottostante, nella lamina propria. Prendono il nome di GALT nel

canale alimentare o BALT nelle vie respiratorie. Hanno funzione di innescare risposte

immunitarie locali a livello delle mucose, quindi antigeni possono stimolare i linfociti

localmente. A questo punto possono migrare in organi linfoidi dove proliferano e si

differenziano per poi tornare nella mucosa. Di questo tessuto linfoide diffuso fanno

parte le tonsille.

Tonsille

Collocate a livello della cavità orale, disposte nel tratto iniziale della faringe. È un

presidio di difesa importante perché in questa sede ci sono contatti con sostanze

estranee.

Tonsilla linguale: sul dorso della lingua.

 Tonsille palatina

 Tonsilla tubarica

 Tonsilla faringea

Queste tonsille si dispongono a formare un anello che prende il nome di Waldeyer.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in biotecnologie mediche
SSD:
Università: Milano - Unimi
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher francescaputti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Anatomia umana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano - Unimi o del prof Gagliano Nicoletta.

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