Domande esame Pedagogia Interculturale
1. Legame fra interculturalità e laicità (pag.88)
Il concetto di laicità può essere erroneamente interpretato come una separazione fra la dimensione
valoriale “spirituale” è quella civile. In un'ottica di interculturalità ci rendiamo invece conto di
quanto il “valore” funga da collante all'interno del dispositivo dell'incontro.
Laicità è trovare comunione fra i valori, non negarlo: stato e pedagogia si trovano quindi a dover
operare insieme per realizzare una convivenza che non si basa sul potere e sulla forza ma su comuni
valori vissuti insieme, da tutti e sempre di più (pag.91).
2. Laicità e laicismo (pag.86)
Per “laicismo” s’intende una tendenza a “forzare la mano” sulla divisione del religioso dal civile-
economico, la separazione dei principi religiosi da tutto ciò che non concerne direttamente la vita
spirituale e le sue istituzioni. Si tratta del controllo della Chiesa, anticlericalismo e riduzione della
fede ad esclusivo affare di coscienza, da relegare alla sfera strettamente personale ed individuale.
Per “laicità” s'intende il prodotto più maturo della storia europea è un principio pressoché inedito
nella storia del mondo, un cosmo complesso di valori comuni che ci conducono al riconoscimento
del valore stesso della DEMOCRAZIA. Quella che sembra un’antinomia insolvibile diventa l’anello
mancante della soluzione: nella diversità individuiamo una comunità di destino, un’uguaglianza di
fondo sostanziale e accomunante.
Laicità significa “UNITÀ DEL PLURALISMO”, tolleranza e rispetto reciproco, valorizzazione della
coscienza individuale, , impegno civile, solidarietà sociale. Nella differenza, tramite la laicità,
individuiamo occasioni di ARRICCHIMENTO DI UNA CULTURA, tutt’altro che una minaccia!
Non si parla soltanto di una “posizione non legata ad una confessione religiosa”, piuttosto il
concentrarsi sulla centralità del l'atteggiamento critico, oppure il focus e la valorizzazione di
esperienze comuni che appartengono a culture religiose diverse, che altro non sono che i medesimi
principi di tutte le religioni (l'amore per l'altro, la concentrazione in preghiera, la meditazione…)
3. Sviluppo umano (Guetta 2.2)
La prospettiva con la quale viene visto l’essere umano è quella che vuole restituire e mettere bene a
potenzialità̀,
fuoco le sue capacità, risorse e attese; una prospettiva che aiuta anche a vedere i
problemi dal basso e dal basso fa nascere e maturare le risposte affinché queste restituiscano
autonomia e autodeterminazione oltre che emancipazione e cambiamento.
Le linee guida di questo cambiamento sono sancite nella dichiarazione di Copenaghen del 1995,
«Promuovere lo sviluppo umano è un po' come entrare in una realtà di persone che soffrono la
fame e, più che portare loro del cibo, insegnare loro a procurarselo.»
Un po' come ci suggerisce Vygotskij, lo sviluppo umano passa per l'educazione intenzionale e
mediata: l'obiettivo sarà quello di trasformare le potenzialità di bambini in competenze di vita dei
giovani. È necessario comprendere che le soluzioni ai problemi ambientali devono essere sempre
valutate attraverso una prospettiva planetaria che richiede la capacità di saper gestire le
competenze interculturali e interreligiose per poter comprendere in modo autentico sia i reciproci
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responsabilità̀
bisogni e contributi alla risoluzione dei problemi, sia l’impegno e la per la messa in
pratica di concrete azioni di cambiamento.
4. Sviluppo sostenibile da collegare allo sviluppo umano e alla sicurezza
umana (Cambi pag.92, Guetta 3.1)
Il concetto di Sviluppo sostenibile inteso come compito pedagogico etico-politico basato sulla
riduzione dell'autonomia dei Paesi Avanzati, il rispetto di regole comuni e un’applicazione
planetaria di queste ultime. La diversità è una caratteristica inerente all'umanità e come tale
rappresenta un patrimonio comune di tutto il genere umano. Lo stesso UNESCO pone al primo
posto il ruolo della pace, l'educazione, la cultura, la scienza ed il loro prendere forma nei rapporti e
nelle relazioni fra persone e comunità, integrando questi principi alla salvaguardia dell'ambiente del
pianeta a garanzia del mantenimento di una civile convivenza fra i popoli.
Agire in un'ottica di sostenibilità significa scegliere consapevolmente un indirizzo di vita sapendo
che ogni azione avrà delle specifiche ripercussioni sul pianeta e quindi sulle generazioni successive.
Le scelte di sviluppo sostenibile del pianeta procedono di pari passo con l'educazione al dialogo in
tutte le sue forme per differenti contesti (Guetta, 2.1): sostenibilità significa mettere davanti il bene
della comunità terrestre prima ancora del mio come individuo, dal momento che “tutto è nostro e
niente lo è”.
5. Rischio del modello interculturale: il pregiudizio (Cambi pag.97)
Il modello interculturale è contemporaneamente un punto di vista, una sfida educativa e un
dispositivo teorico. Dietro all'azione di accogliere/essere accolti si insediano pregiudizi che nascono
dalla non conoscenza o dalla non criticità di determinati assunti, presi per buoni senza previa e
cosciente analisi.
Colui che accoglie è colonizzatore, impositore di propri valori, una persona/istituzione che legge la
differenza come inferiorità.
Chi viene accolto vede l’Occidente come usurpatore che opprime “le colonie”, un’eredità genetica
alla quale opporsi e della quale non fidarsi. Per intervenire in maniera interculturale combattendo i
pregiudizi è opportuno mettere in gioco tutte le frontiere del comunicare, pensare e stare insieme
anche e soprattutto grazie alla figura del mediatore culturale (Cambi pag.106)
6. Identità e differenza (pag.12)
Da sempre questa dicotomia è stata risolta con il primato dell’identità sulla differenza,
subordinando una “categoria” all'altra. Oggi la concezione si fa più sfumata, perché? Perché si parla
di “identità plurali” che sottendono ad ogni modo alle differenze: un’identità plurale vive nella
complessiva del presente ed è in grado di svilupparsi, costruirsi e ricostruirsi in quanto soggetto,
nella diversità pur non perdendo l'identità. Si tratta di costruire modelli politico-sociali di reciprocit&agrav
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