Shakespeare, Riccardo III
Tragedia dell'ambizione e della sete di potere, l'opera ha come protagonista Riccardo. Lo scopo totalizzante di questo personaggio è la conquista del potere e la sua malvagità è ciò che gli permette di ottenerlo: egli non indietreggia dinanzi a nessun crimine, si finge amico di coloro che poi farà assassinare, maschera la sua ambizione e si presenta come un uomo timorato di Dio proprio quando trama i delitti più atroci. Riccardo è un istrione sublime che eleva l'impostura ad arte perversa della politica.
Shakespeare voleva creare un personaggio radicalmente malvagio per poter così imporre la “maschera” nuova nel suo repertorio e nel teatro elisabettiano e, per poterlo fare, fece ricorso alla tradizione tipicamente medievale di colui che è “segnato dal demonio” anche nell'aspetto fisico, ovvero la figura allegorica del vizio: quindi si può supporre che l'aspetto di Riccardo fosse al tempo stesso il riflesso fisico e la causa della crudeltà del suo animo.
Tuttavia la deformità non è per Riccardo motivo di sofferenza, non è mai molla di un desiderio di rivincita, ma è anzi “giocata” come occasione fredda di ironia. Riccardo non è crudele perché deforme, ma perché la crudeltà è l'unico strumento che nelle circostanze gli permette di salire i gradini che lo separano dal trono, che gli permette di far ruotare il grande meccanismo della Storia.
L'efficacia teatrale del Riccardo III è straordinaria in virtù della forza del personaggio, della sua malvagità luciferina che si esprime attraverso un virtuosismo istrionico e un dinamismo vitalistico che, sprigionando attrazione dove si mischiano carisma e terrore, che si avvale spesso di un humour sinistramente ilare, coinvolge e affascina il pubblico più di quanto questo sarebbe disposto ad ammettere.
La prova tangibile di tutto ciò si ha nella scena della seduzione di Lady Anna: Riccardo ne ha assassinato il marito e il suocero, ma egli adotta un tono e un linguaggio con cui lusinga, spaventa e seduce la donna e al tempo stesso soggioga anche chi assiste alla scena, condividendo così con Riccardo il piacere colpevole.
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Riccardo III di Shakespeare
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