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Cap. 4 formare il futuro assistente sociale

Introduzione: la saldatura fra formazione teorica e pratica

La formazione al servizio sociale presenta una compresenza di apprendimento dottrinale ed esperienziale, richiedono pertanto una formazione ed un tirocinio appropriati. Come dice Greenwood, bisogna promuovere un'esperienza di tipo intellettuale e pratico e stimolare un'attitudine critica, in opposizione a quella reverenziale verso il sistema teorico.

In Italia si assiste in campo universitario alla frizione fra due logiche opposte: la prima secondo la quale l'università non è interrogata rispetto agli esiti professionali ma deve concentrarsi solo sulle trasmissioni teoriche; la seconda prende avvio dall'analisi del profilo professionale che si intende formare, e quindi pone attenzione sulle competenze.

In ogni caso il rischio da scongiurare è quello della produzione formativa di esecutori acritici incapaci di autonomia di giudizio e tensione etica. I corsi di laurea professionalizzanti dovrebbero promuovere un saper leggere, analizzare, comprendere e valutare per poter fornire prestazioni qualificate. Il tirocinio potrebbe essere qualificato quale importante occasione per tessere la trama e l'ordito del sapere necessario all'esercizio di una professione.

In Italia il servizio sociale è caratterizzato da un concetto di trifocalità imperniato sull'attenzione contemporanea alle dimensioni individuale, comunitaria e organizzativa nell'esercizio della professione.

La formazione al servizio sociale da ieri a oggi

Nel nostro Paese la formazione al servizio sociale prende avvio con l'istituzione di scuole per assistenti sociali che attivano percorsi didattici innovativi e originali che si rivelano ancora oggi interessanti.

Fisionomia della professione

La professione dell'assistente sociale è annoverata tra quelle ordinate (cioè vi è un ordine a cui si appartiene) e rientra fra quelle di aiuto, volte a ridurre il disagio esistenziale, sociale, psicologico e orientate a promuovere la qualità di vita dei singoli e delle comunità.

Compare in Italia all'inizio degli anni Venti, limitatamente al servizio sociale in fabbrica. Figura di spicco è Paolina Tarugi, la quale, attraverso diverse fasi storiche e politiche, mantiene un impegno costante rispetto all'obiettivo di dare impulso alla qualità del servizio sociale e della sua formazione. Vi è un nuovo sviluppo nell'immediato Secondo Dopoguerra allorché questa figura viene investita del compito di contribuire al rinnovamento in termini democratici di quello che era un sistema assistenziale paternalistico ed elemosiniero.

Negli anni '50-'60 la presenza dell'assistente sociale diviene presto capillare. Anche questa professione viene sottoposta ad una revisione di ruolo che la vede diventare maggiormente in ottica preventiva e promozionale della salute fisica, psichica e sociale. Oggi la professione si esercita all'interno del sistema dei servizi sociali, socio-sanitari e socio-giudiziari della sfera pubblica e privata e nell'ambito del welfare le sue prestazioni sono considerate essenziali. Di solito esercita in enti pubblici e in misura minore in strutture private, come cooperative e ONLUS.

L'assistente sociale può essere sinteticamente rappresentato come il professionista che, utilizzando gli strumenti conoscitivi e operativi, il metodo e le tecniche della disciplina del servizio sociale, interviene a favore di un equilibrato rapporto fra le persone e l'ambiente sociale ed è impegnato nel promuovere un cambiamento che interessa contemporaneamente l'incremento delle capacità di azione dei soggetti, quello delle opportunità e risorse nei contesti di vita e ancora quello della qualità dei processi organizzativi in vista di un maggior rispetto dei diritti delle persone. L'interazione con le autorità giudiziarie civili e penali è orientata a fornire materiale conoscitivo, valutativo e progettuale che concorre alla formazione delle decisioni della magistratura.

Origine ed evoluzione del sistema formativo

Alla fine degli anni Venti nasce in Italia la Scuola convitto per assistenti sociali fasciste di San Gregorio al Celio. Prima della Liberazione nasce in clandestinità e poi negli anni immediatamente seguenti si istituiscono le scuole "nuove" (nuove per distinguersi da quelle fasciste) volte a formare una figura professionale capace di contribuire al rinnovamento democratico del sistema assistenziale.

L'analisi dei piani di studio consente di individuare le seguenti peculiarità:

  • Pluridisciplinarietà: gli insegnamenti si articolano in diverse aree omogenee allo scopo di fornire competenze orientate a cogliere la multidimensionalità dei fenomeni sociali;
  • La connessione fra dimensione teorica ed esperienziale dell'apprendimento: già nella fase iniziale vi erano delle forme di tirocinio;
  • Metodologia didattica di tipo attivante che integra quella frontale con metodi e strumenti di lavoro di e in gruppo, studi di caso, ricerca-intervento;
  • Stretto rapporto con la comunità professionale e il mondo di produzione dei servizi.

La genesi di queste scuole in un contesto completamente estraneo a quello di qualsiasi ordinamento ha consentito alle scuole di operare in un regime di elevata autonomia ma ha provocato la loro marginalizzazione dai percorsi di ricerca ed elaborazione scientifica che ancora oggi produce effetti deprimenti rispetto al riconoscimento accademico delle stesse discipline di servizio sociale. Sarà l'Associazione Nazionale Assistenti Sociali ad ottenere nel 1987 il riconoscimento giuridico della professione e l'attribuzione esclusiva della competenza formativa all'università.

Il passaggio all'università: uno sguardo fra chiaroscuri

La fine degli anni Ottanta vede la collocazione della formazione al servizio sociale nel sistema universitario come ambito esclusivo, anche se all'interno dell'attuale ordinamento non si può più rintracciare la saldatura fra percorso formativo e professionalizzazione che ha caratterizzato il passato. L'introduzione nel mondo universitario ha comportato per il servizio sociale l'accettare alcuni ostacoli come il rischio di essere relegati nelle secche del saper "come fare" dato che la natura della disciplina in questione è quella di sapere pratico. Effetti positivi sono invece il superamento della precedente condizione di invisibilità del servizio sociale. Oltre alle opportunità di investimento nella ricerca, incrementando il livello scientifico delle elaborazioni teoriche e della disseminazione. Manca ancora la presenza di un settore disciplinare autonomo come invece è già in altri Paesi europei dove esistono dipartimenti di servizio sociale.

Formare alle competenze: una prospettiva internazionale

I soggetti in formazione universitaria dovrebbero assumersi le responsabilità del proprio apprendimento in modo da avere le competenze necessarie per la società e il lavoro al giorno d'oggi. Le competenze sono intese come una combinazione dinamica di attributi cognitivi e metacognitivi, relativi alla conoscenza, ma anche alle sue applicazioni, attitudini e alle responsabilità, e suddivise in interpersonali o relazionali, strumentali e sistemiche.

Per identificare la natura complessiva del titolo che si consegue a conclusione di un ciclo di studio sono stati creati i Descrittori di Dublino che sono:

  • Conoscenza e capacità di comprensione;
  • Conoscenza e capacità di comprensione applicate;
  • Autonomia di giudizio;
  • Abilità comunicative;
  • Capacità di apprendere.

Professionalizzare significa promuovere la formazione di un professionista capace di far fronte a problemi aperti, non definiti in modo preciso, sottesi a dinamiche culturali, sociali, psicologiche, organizzative e in continuo movimento. Le discussioni intorno alla qualità della formazione che viene data agli assistenti sociali è imperniata sulla necessità di creare apprendimenti volti a promuovere:

  • La comprensione critica dell'impatto delle disuguaglianze socio-culturali, delle discriminazioni, delle oppressioni e delle ingiustizie sociali, politiche ed economiche sul funzionamento umano e sullo sviluppo a tutti i livelli incluso quello globale;
  • La conoscenza del comportamento umano e del contesto sociale, riguardo al rapporto individuo-ambiente;
  • La conoscenza delle politiche sociali del welfare o della loro carenza, dei servizi e della legislazione nazionale e regionale;
  • Lo sviluppo di una pratica professionale orientata al capacity building e all'empowerment degli individui, famiglie, gruppi e organizzazioni e comuni;
  • Capacità di riflettere criticamente su di sé e di operare all'interno delle prospettive valoriali della professione e della consapevolezza del rapporto tra le esperienze di vita personali e i sistemi di valore personali da un lato e la pratica del servizio sociale dall'altro.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maddi.sironi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Principi e fondamenti del servizio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Dellavalle Marilena.
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