MODULO 1/2:
I GIGANTI DEL LAVORO SOCIALE Bortoli B. fino a pag. 98 + biografie
Capitolo 1
Negli Stati Uniti il lavoro sociale professionale trae le sue origini da quattro istituzioni del IXX
secolo:
I boards of charities and corrections
• National conference on charities and correction
• La charity organization society
• I settlement
•
I protagonisti di questi movimenti vengono assunti sotto la rubrica di
social workers.
L’idea originale che raccoglieva e teneva insieme questi volontari era la carità scientifica o
filantropia scientifica. Le parole carità e filantropia avevano una forte connotazione religiosa: si
riferivano all’antico concetto cristiano che imponeva una responsabilità individuale e collettiva
verso gli esclusi. La maggior parte dei filantropi era molto religiosa. Per scientifico essi
intendevano qualcosa di razionale ed efficiente. Criticavano la beneficienza individuale,
desideravano stabilire una relazione chiara ed efficace tra i mezzi e i fini dell’assistenza. I filantropi
condividevano la teoria liberale dell’economia politica come si era sviluppata in Gran Bretagna e
ritenevano che la poor law fosse controproducente. I filantropi erano strenui raccoglitori di dati
statistici, convinti che in questo modo avrebbero potuto analizzare le cause di bisogno e gli effetti
degli aiuti erogati. Alla base di questo nuovo modo di sentire stava il passaggio, dal misticismo
medievale a una spiegazione del comportamento umano orientata alla scientificità. Venivano usati
metodi come la correlazione statistica tra i dati economici e il cambiamento sociale. Nello stesso
periodo avviene la pubblicazione dell’”origine della specie” di Darwin. La maggior parte dei leader
della Conferenza delle commissioni statali delle istituzioni assistenziali sembra abbia accettato le
implicazioni di un approccio scientifico ai problemi sociali. In sostanza, i problemi sociali vennero
condotti fuori dal dominio del misticismo, per collocarli in quello della scienza. Gli esponenti di
questo movimento filantropico guardavano in avanti, credevano nel futuro, erano convinti che
fosse possibile creare una società migliore di quella in cui vivevano. Tuttavia il progresso di questi
filantropi, era visto come eliminazione degli eventi negativi: della malattia, del crimine, della
malattia mentale, etc.. la povertà come accadeva all’epoca della nuova Poor law del 1834 era vista
come la prova di una debolezza morale che poteva essere sradicata con una rigida
amministrazione dei soccorsi. Era la debolezza delle vittime a divenire oggetto di studio, di
trattamento e di cura, ma non veniva dedicata altrettanta attenzione alle variabili esterne alla
singola persona che avrebbero permesso di gettare luce sulle cause della miseria. L’idea che il
disagio fosse qualcosa di individuale ritornava in auge e si rafforzava man mano che si
rimarginavano le ferite della guerra di secessione e la nazione cresceva. In una società nella quale
la ricchezza era divenuta un fine di per sé, era semplice credere che la povertà fosse solo una
punizione diretta conseguenza della pigrizia di un animo corrotto. Questa interpretazione era
rafforzata da Herbert Spencer che applicava la teoria darwiniana dell’evoluzione anche alle
condizioni sociali -‐-‐-‐-‐> darwinismo sociale: la competizione era la legge della vita, non v’era altro
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rimedio per la povertà che aiutarsi da soli. Chi rimaneva povero era non adatto e doveva pagare il
prezzo previsto dalle leggi di una provvidenza lungimirante. Nello stesso tempo lo spirito
scientifico dei filantropi doveva confrontarsi invece con due soggetti importanti: gli organismi
religiosi (legittimava la beneficienza) e quelli politico-‐amministrativi.
Il primo stato americano a porsi il problema dell’efficacia e dell’efficienza delle strutture
assistenziali fu il Massachussetts, il più industrializzato della nazione. Ogni istituzione riceveva
sovvenzioni statali, ma era gestita autonomamente dal proprio consiglio di amministrazione. Le
eventuali migliorie restavano limitate alla singola istituzione. Per rispondere a questo problema ci
fu la creazione nel 1863 del Board of State Charities che aveva il compito di indagare e
supervisionare tutte le istituzioni, nonché di raccomandare l’adozione di cambiamenti necessari
per rendere le attività più efficaci. Il 20 maggio 1874 venne organizzata la prima Conference of
Board of public Charities. Poco dopo venne lanciata la proposta di istituire un’associazione
americana per lo studio delle tematiche sociali, e infatti nel 1865 si costituì l’American Social
Science Association, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo della scienza sociale, promuovere le
riforme, la prevenzione e la repressione del crimine. Il modello di riferimento era quello britannico
nella NAPSS. Per svolgere al meglio i compiti, i membri si divisero in quattro sezioni:
Istruzione
• Sanità pubblica
• Economia sociale
• Giurisprudenza
•
Fin dall’inizio sorsero delle questioni sui confini disciplinari tra una sezione e l’altra. Inoltre gli
interessi dell’associazione si sovrapponevano ai temi nei Board statali. L’incontro del 1879
rappresentò, l’inizio delle National Conference of Charities and Correction. L’assistenza pubblica,
giudicata da tutti negativamente favorì la proposta di un sistema di organizzazioni volontarie ben
coordinate, dove l’assistenza aveva la forma di un atto caritativo: non correva il rischio di
diventare un diritto, una funzione pubblica, o ancora una fonte di corruzione morale. Il movimento
per l’organizzazione dell’assistenza cittadina COS già sperimentato a Londra a partire dal 1869,
venne introdotto negli Stati Uniti nel 1876. Le COS rompevano con le precedenti tradizioni
elemosiniere, evitando l’erogazione diretta di aiuti in denaro o in natura. La vera carità, si diceva,
doveva implicare un dare e un ricevere del sé, era un segno di coscienza personale e di interesse
individuale che doveva guardare oltre l’agire immediato. Il fine della carità razionale era di
ristabilire nel destinatario dell’azione assistenziale il massimo possibile di dignità, compatibile con
l’autonomia e la responsabilità personale che egli era in grado di assumersi. La carità razionale
garantiva un aiuto a misura dello specifico caso e dell’obiettivo che si intendeva raggiungere.
Secondo la filantropia scientifica, la causa e la cura della dipendenza avevano almeno in parte a
che fare con il carattere del bisognoso. Le COS erano costantemente impegnate a raccogliere dati
sia su chi erogava aiuti sia sulle cause che producevano il bisogno individuale. Altra componente
importante delle COS è l’introduzione del trattamento individuale, non si voleva infatti rendere la
carità solo più scientifica ma c’era la convinzione che attraverso tale tecnica si poteva sradicare la
povertà. I beneficiari sarebbero stati in grado di fuoriuscire dal loro stato di indigenza
impegnandosi in un processo guidato dal friendly visitor (dispensatori di consigli).
Nell’ambito delle COS, l’individualizzazione dell’intervento si componeva in 3 parti:
Un’inchiesta, condotta dall’operatore di distretto retribuito.
• Una riunione sul caso
• Un’azione di accompagnamento da parte del friendly visitor
•
Le riunioni facevano emergere in maniera efficace i problemi, i bisogni e le possibilità non solo in
relazione alla situazione in esame ma in rapporto all’intera comunità. Le visite amichevoli
rendevano il dovere della solidarietà un atto concreto e costruttivo, mettevano in comunicazione
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le classi sociali diverse, favorivano una relazione personalizzata volta ad affrontare gli elementi
soggettivi della situazione di bisogno.
Durante le crisi economiche degli anni 80 e 90, il panorama dell’intervento sociale si arricchì di una
nuova presenza: il movimento delle residenze sociali (settlements) che proveniva dal medesimo
retroterra socio-‐culturale della COS di cui condivideva il desiderio di migliorare le tragiche
tradizioni di vita dei poveri. I gruppi sociali su cui si focalizzava l’azione del settler erano
doppiamente emarginati, in primo luogo per la loro povertà e in secondo luogo per la loro
diversità etnico-‐linguistica. Si trattava degli immigrati. I settler erano fiduciosi, che vivendo in
mezzo a persone meno fortunate, i più fortunati avrebbero imparato a conoscere i
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