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I NTRODUZIONE

L’obiettivo del libro è realizzare una riflessione sul tema della moralità, scegliendo la strada della

natura evoluzionistica della coscienza e arrivando alla conclusione che gli esseri umani sono dotati

di un senso morale naturale radicato nella loro biologia. Si parla prima di come la coscienza è stata

interpretata dall’antichità fino al periodo contemporaneo, poi c’è un’analisi del dibattito fra dualismo

e materialismo, e poi si assegna alla teoria dell’evoluzione (selezione naturale) la causa della

comparsa di tutti i meccanismi tipici della manifestazione della coscienza. Questo perché le

capacità cognitive e la conoscenza umana sono il risultato di un processo evolutivo del cervello

sistema emergente,

inteso come che è stato in grado di selezionare, nel tempo, le strutture neurali

che erano più adatte alle varie condizioni ambientali. La moralità, dunque, sarebbe il frutto di

questo processo di emergenza.

Il requisito determinante nella distinzione fra umani e non umani viene identificato nel

linguaggio. Vengono presentate interrogazioni riguardo al fatto che la morale sia più una

prospettiva innata nell’uomo, se sia frutto di tradizioni culturali (Ayala), oppure di processi biologici

e subisca, quindi, nel tempo, dei cambiamenti.

C . 1 – L

AP E DOMANDE SULLA COSCIENZA E LA NATURA DELLA MENTE

Definire la coscienza è sicuramente difficile, e poi nel corso del tempo, con l’apporto dei progressi

scientifici, qualunque definizione considerata prima soddisfacente è stata superata di continuo. Tra

le varie, si dice che la coscienza sia “presenza dell’essere”, o meglio, presenza di un qualche

contenuto a un’entità che ne fa esperienza diretta e immediata. La presenza di un ente

personificato è indispensabile, perché ci deve essere un’esperienza vissuta da parte di qualcuno.

Un altro elemento che pare caratterizzare di sicuro la coscienza è l’intenzionalità, perché la

coscienza è sempre rivolta a qualcosa. Questo vuol dire che la coscienza è quella funzione con la

quale determinati oggetti o proprietà della realtà si rendono accessibili a un soggetto. Altra

proprietà è che la coscienza è anche autocoscienza: è l’essere che si percepisce come vivente,

che quindi si stacca idealmente da se stesso e si rappresenta come oggetto di osservazione. Ed è,

infine, volontà, ossia capacità di scegliere e decidere con una certa autonomia.

l’ipotesi evolutiva

Sull’argomento, è quella presentata da Darwin, il rifiuto di qualsiasi

prospettiva antropocentrica. Una scoperta, la sua, che ebbe ripercussioni praticamente su tutti gli

ambiti e che alla fine è stata accettata anche da molte confessioni religiose, interpretandola come

una storia che culmina nell’uomo, un essere che si distingueva da tutto il resto.

In filosofia, la coscienza è la prima e unica forma di sapere certo e assoluto sulla quale viene

costruita la conoscenza filosofica.

Socrate. «Conosci te

1) Il primo che riflette sull’anima umana. Il suo celebre motto era

stesso», perché solo la conoscenza di sé, dei propri limiti, rende l’uomo sapiente e gli indica la

via della virtù e il presupposto morale della felicità. Non si può conoscere niente se non si

parte dal riconoscere la propria ignoranza. Socrate notò che la presunzione di sapere sia il

sapere di non sapere

maggiore ostacolo alla conoscenza, dunque il è il criterio per distinguere

i veri sapienti dai falsi sapienti.

Platone. Conoscere=ricordare,

2) cioè diventare coscienti del sapere che si trova già a livello

incoscio dentro la nostra anima, quindi è innato. L’anima conosce le cose ricordandole,

riportando alla memoria il ricordo sopito di ciò che aveva visto nel mondo ultraterreno, prima di

reincarnarsi. Gli schemi concettuali innati che compongono il pensiero sono potenziali alla

nascita, e poi si sviluppano con l’apprendimento sensoriale.

Plotino/Agostino.

3) Con questi filosofi diventa importante la riflessione sul ruolo e sulle

forma di conoscenza interiore.

funzioni della coscienza come La coscienza è l’unica forma di

conoscenza indubitabile perché costituisce la sostanza stessa dell’uomo. Secondo Plotino, il

Nous (l'intelletto cosmico, o il Pensiero) è l’autocoscienza dell’Uno che si sdoppia in un

1

soggetto contemplante e un oggetto contemplato. In questo modo è realizzata l’unione di

Essere e Pensiero di cui aveva parlato Parmenide. Per questi motivi, la filosofia di questi

filosofi è uno spartiacque sul tema della coscienza nella storia della filosofia.

Dunque, abbiamo visto come nella filosofia classica l’autocoscienza fosse quell’atto mai concluso,

né esprimibile a parole, con cui il soggetto rifletteva su di sé.

Cartesio. Ha ritenuto di poter oggettivare il processo dell’autocoscienza, ritenendo che,

4)

all’interno della coscienza, esistesse una forma di conoscenza privilegiata, particolare e certa

ergo

che, per essere vera, non aveva bisogno di alcuna garanzia da parte di Dio. «Cogito,

sum». concezione classica,

Nel corso della storia, sono state formulate due teorie della conoscenza: la concezione empirica,

per la quale la conoscenza è un adeguarsi del soggetto all’oggetto, e la

secondo cui è l’oggetto che deve entrare nel campo di percezione del soggetto per poter esistere.

Empirismo (Locke [1632~1704], Hume [1711~1776]). L’empirismo è stato nettamente in

5)

opposizione di Cartesio, non condividendo la possibilità che la conoscenza fosse innata

nell’uomo; al contrario, essa è per esperienza. L’esperienza consiste o nell’intuizione delle

sensazioni

cose esterne, o nell’intuizione degli atti interni della mente; per Locke si trattava di

riflessioni, impressioni idee.

e per Hume di e Secondo Hume, la mente umana alla nascita è

una tabula rasa, un foglio bianco sul quale, nel corso della vita, la pratica del mondo esterno e

la riflessione dell’individuo su se stesso, imprimono tutti quei segni che chiamiamo

conoscenza.

Leibniz [1646~1716]. Appartiene allo stesso periodo dell’empirismo di Locke e Hume. È

6)

stato il primo a dare importanza a ciò che è inconscio nella vita mentale. La domanda che ha

posto è stata: «Si può percepire qualcosa senza saperlo?». Esisterebbero delle percezioni

inconsce che, nel momento in cui diventano coscienti, determinano

l’appercezione=autocoscienza=percepire di percepire. Secondo lui, queste percezioni

inconsce sarebbero molto più importanti di quanto pensiamo, perché influenzerebbero molto i

nostri giudizi.

Kant (anticipatore dell’idealismo). Kant si oppose sia alla concezione classica, che a quella

7) empirica, sostenendo che la conoscenza è una sintesi fra la materia del conoscere (l’oggetto)

e la forma del conoscere (il soggetto). Le forme del conoscere che sono innate e uguali per

tutti sono lo spazio, il tempo e la causalità. L’io penso per Kant è la funzione unificatrice del

molteplice.

Fichte e Schelling (idealismo). Per Fichte, l’Io è una attività non solo ordinatrice

8) dell’esperienza, ma anche creatrice dell’esperienza, è un conoscere e al tempo stesso un

produrre la propria autocoscienza. Il soggetto pensante non viene più definito in termini di

essere, ma come attività. La coscienza consisterebbe di due momenti: nel primo, l’Io pone se

stesso, e nel secondo l’Io pone il non-Io. Per prima cosa, ogni soggetto pensante è

perennemente ed inconsciamente impegnato in un’opera di definizione di se stesso, di ciò che

è e di ciò che non è. Successivamente, l’Io pone il non-io, immedesimandosi nell’oggetto

pensato. La conoscenza deriverebbe, quindi, da questa contraddizione. Anche secondo

Schelling l’autocoscienza deriva dalla sintesi di due attività opposte: una è limitata e produce

l’oggetto, ponendolo come limite (attività reale), l’altra va oltre il limite dell’oggetto,

riconoscendolo come un prodotto inconsapevole dell’Io (attività ideale). La sintesi

1 È un'espressione introdotta dal filosofo greco Anassagora per indicare il motore originario dell'universo. Esso

interviene a mettere ordine nel caos originario, ed è il responsabile della creazione e della differenziazione degli

elementi.

dell’autocoscienza è dinamica ed infinita. Secondo Schelling, l’Io è unità indissolubile di

soggetto-oggetto, spirito-natura, attività consapevole-attività inconscia.

Hegel. Fenomenologia dello Spirito

Nella presenta quasi una storia “romanzata” della

9) coscienza umana, parlando delle tappe che essa deve compiere per formarsi ed arrivare alla

conoscenza. La coscienza diventa autocoscienza quando si riconosce come soggetto delle

rappresentazioni. L’autocoscienza poi, postula la presenza di altre autocoscienze, in modo da

potersi riconoscere come tale, infatti l’appagamento dell’uomo deriva dallo stare con gli altri. Il

riconoscimento fra le autocoscienze avviene attraverso il conflitto, al termine del quale avviene

il subordinarsi dell’autocoscienza e l’instaurazione del rapporto servo-signore. L’uomo realizza

la sua indipendenza attraverso tre momenti: la paura della morte, il lavoro e l’opera, però la

vera libertà viene raggiunta affidandosi a Dio; il rapporto privilegiato con Dio lo rende

consapevole della sua superiorità rispetto a tutto ciò che lo circonda e porta l’autocoscienza a

diventare ragione.

Schopenhauer. Non si possono distinguere chiaramente le illusioni oniriche dalle percezioni

10) quotidiane. Tutte le nostre convinzioni sono soggettive, non esiste obiettività e tutto il mondo è

solo un complesso di rappresentazioni mentali personali.

Jean-Paul Sartre (esistenzialismo). La prima fase del pensiero di Sartre è segnata

11) L'essere e il nulla,

dall'opera pubblicata nel 1943, che rimane l'opera principale a

testimonianza del suo esistenzialismo ateo. Il tema principale è la libertà di ogni uomo di

realizzarsi come uomo-dio e l'ineludibilità di rimanere sempre un dio-fallito. L’uomo è perciò

nulla.

attanagliato dall’angoscia, percepisce la sua libertà come fasulla, basata sul Nell’uomo

c'è un niente, un «foro nell'essere» suscettibile di ricevere gli oggetti del mondo. La coscienza

è ciò che non coincide mai con se stessi, ciò che è potenza di "nullificazione" (cioè di

negazione, cioè d'azione) grazie all'immaginazione (che può pensare ciò che non è). La

coscienza rende dunque il progetto possibile. Inoltre, Dio non esiste, per cui l’uomo è unica

fonte di valore e di moralità; è condannato ad inventare la propria morale.

C . 2 - L . D .

AP A METAFISICA DELLA COSCIENZA UALISMO E MATERIALISMO

rapporto tra i fenomeni di tipo mentale e quelli di

I filosofi moderni si sono posti il problema del

tipo corporeo. In questo campo, due sono le teorie che si contrappongono.

D M

UALISMO ATERIALISMO

  

Uno stato mentale cosciente non è uno Mente=cervello attività mentale

stato fisico cosciente=attività neurale

 

Crede nell’immortalità, perché la mente Appoggia la teoria evolutiva

cosciente non è fisica  Anche gli esseri viventi non-umani

 Epifenomenismo potrebbero avere una coscienza

I processi cognitivi e gli stati mentali possono essere

spiegati senza tenere conto né della coscienza, né

realtà è oggettiva,

della soggettività. La e per

spiegarla occorre assumere un punto di vista

oggettivo e impersonale. In questo modo, i fenomeni

mentali di un altro sistema possono essere

conosciuti spiegando il comportamento. In seguito ai

progressi nella neurofisiologia e nello studio delle

intelligenze artificiali, il materialismo si è avvicinato a

forme di realismo scientifico:

Teoria dell’identità di Herbert Feigl

Un soggetto che descrive un fenomeno in termini

esperienziali, ed uno scienziato che lo fa in termini

neurofisiologici, si riferiscono alla stessa cosa, ma

ne sottolineano aspetti differenti. L’esperienza darà

vita ad un processo cerebrale conoscibile

direttamente dal soggetto ed indirettamente dallo

scienziato.

 Eliminativismo

D

UALISMO

Dualismo sostanziale Dualismo di proprietà

Mente e corpo, pur essendo strettamente uniti, sono Mente e corpo sono due entità distinte, ma di una

in realtà due sostanze distinte e separabili (polpa e stessa sostanza (colore arancio e forma sferica di

nocciolo). un’albicocca).

L’interazionismo è la forma più comune di dualismo

sostanziale, e si chiama così perché sostiene che

stati mentali e stati fisici interagiscono

casualmente fra di loro (se ho voglia di bere

qualcosa di freddo, il corpo si dirige verso il

frigorifero). Però non si sa ancora in che modo

avvengono queste interazioni.

Secondo il dibattito filosofico contemporaneo,

l’interazionismo è insostenibile perché non sa

spiegare le anomalie del sistema mente-corpo,

infatti tale sistema si comporta in un modo che non è

possibile schematizzare ed inquadrare attraverso le

leggi della natura che regolano altri fenomeni è

antiscientifico.

I F .

L UNZIONALISMO

Si contrappone al dualismo. Ritiene che uno stato mentale possa essere identico solo al suo stato

funzionale e non anche al suo stato cerebrale. In questo modo sottolinea il tipo di operazioni che

svolge la mente e non quali sostanze fisiche o chimiche servano per svolgerle. In quest’ottica, se a

sostituire l’organizzazione biologica che rende in noi possibili le funzioni mentali, si sostituisse

un’organizzazione elettronica, allora sarebbe possibile creare una macchina pensante secondo il

modello dell’intelligenza artificiale.

Hilary Putnam. “Menti e macchine”

Prova a creare una “terza via” tra dualismo e materialismo. In (1960) dice che

gli stati mentali possono essere descritti in termini funzionali così come si fa per gli stati funzionali

di una macchina di Turing. La mente è come la macchina di Turing, solo un po’ più complessa. Per

essere più simile alla nostra mente, in modo da colmare il divario che impedisce di assimilare la

nostra psicologia alla struttura di una macchina che esegue computazioni, bisognerebbe che la

macchina di Turing:

Fosse più complessa

a. Non fosse totalmente chiusa verso il mondo interno, ma potesse, di tanto in tanto,

b. consultare degli “oracoli esterni”

Siccome la nostra mente, a differenza di una macchina, è assalita da una serie di dubbi in

c. molti casi, invece di associare ad uno stato una singola azione, gli si potrebbero associare

una seria di azioni possibili

Secondo il funzionalismo, il comportamento di una macchina calcolatrice non è dato dalla fisica o

dalla chimica della macchina, bensì dal suo programma. Questo programma è costituito in base ad

una particolare fisica e chimica, ma questo non fa del programma una proprietà fisica o chimica

della macchina in cui opera: esso è una proprietà astratta della macchina. Lo stesso vale, secondo

Putnam, per le nostre proprietà psicologiche: per quanto esse si trovino realizzate nella nostra

costituzione biologica, hanno una funzione autonoma; in questo modo ha confutato una delle

forme del materialismo, il riduzionismo, a cui egli si oppone. A lui non interessa il discorso “spirito o

materia”. Egli ha ritenuto che avessero avuto torto sia Diderot che Cartesio nell’affermare che se

noi siamo fatti di materia o se la nostra anima è materiale, allora debba esistere una spiegazione

fisica del nostro comportamento.

Negli anni ’80 Putnam respinge pure il funzionalismo e gli oppone la teoria della realizzabilità

multipla, o delle molteplici realizzazioni: non si possono attribuire stati mentali identici a identità

che hanno organizzazioni biologiche diverse. Il cervello è “plastico”, quindi è improbabile che, in

due individui diversi, uno stesso stato mentale corrisponda all’attivazione di identiche strutture

non esiste un tipo generale di

cerebrali. Così come dice la teoria dell’identità delle occorrenze,

stato neurobiologico che sia identico ad uno stato mentale particolare. Su una versione di questa

teoria si basa il monismo anomalo di Donald Davidson: ogni occorrenza di un evento mentale è

identica all’occorrenza di un evento fisico, ma non esiste una corrispondenza uno-a-uno tra tipi di

eventi fisici e mentali non si possono costruire delle leggi psicofisiche che mettano in

correlazione tipi di eventi mentali con tipi di eventi fisici. Anche Davidson, come il materialismo,

ritiene che tutti gli eventi siano fisici, però non crede che si possano dare spiegazioni puramente

fisiche dei fenomeni mentali. La teoria dell’identità delle occorrenze si accompagna alla tesi della

sopravvenienza: il mentale sopravviene sul fisico perché ne ha bisogno per sopravvivere, ma

comunque i contenuti della mente non hanno equivalenti nella base fisica.

Jerry Fodor.

“The language of thought”

Nell’opera (1975) elabora una teoria computazionale della mente; dice

che il cervello è simile ad un computer: elabora le informazioni che gli giungono dagli stimoli

sensoriali e li converte in risposte motorie. I processi computazionali d

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/17 Filosofie, religioni e storia dell'india e dell'asia centrale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cecilialll di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Etica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Scarafile Giovanni.
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