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Livelli di pertinenza e piani d'immanenza

Le pratiche come uno dei livelli di pertinenza

Se partiamo dall'esistenza semiotica, se assumiamo questo piano esistenziale non appena viene moralizzato, ecco che lo troviamo segmentato in livelli d'analisi. Si tratta di livelli di pertinenza per un'analisi del contenuto. Dal momento che l'analisi non può essere continua visto che passa da un livello all'altro, Greimas ha postulato l'esistenza di conversioni tra livelli.

Il piano dell'espressione presuppone un'esperienza semiotica, e il passo teorico conseguente sarebbe quello di interrogarsi sui livelli di pertinenza di questa esperienza, domandandosi sotto quali condizioni essi possono essere convertiti in piani di immanenza per l'analisi semiotica. Un piano d'esperienza può essere convertito in un piano d'immanenza se esso dà luogo alla possibilità di una funzione semiotica fra un piano dell'espressione e un piano del contenuto.

Dai segni ai testi enunciati

Negli anni '70, si passa da una semiotica del segno a quella del testo. Questo significa stabilire la dimensione e la natura dell'insieme espressivo da prendere in considerazione per operare le segmentazioni che faranno emergere i significati e i loro valori. L'insieme significante è un testo-enunciato, i cui elementi costitutivi saranno delle figure e configurazioni. L'analisi dei segni e delle figure è più sterile, mentre l'analisi dei testi e dei discorsi sembrava potersi orientare verso le strutture sintattiche dei processi significanti.

Primo livello: segno. Si seleziona, identifica, riconosce delle figure pertinenti, i formanti che le compongono e i tratti che le distinguono. La pertinenza delle unità minime è stabilita in base alle operazioni di sostituzione (operazione che riguarda i formanti dell'espressione) e commutazione (evidenzia la relazione fra l'operazione sul piano dell'espressione e i suoi effetti sul piano del contenuto).

Secondo livello: testo enunciato, in cui si tenta di cogliere una totalità che si dà come un composto completo di figure. E si tenta di interpretarlo, non si tratta più di identificare e riconoscere, ma di attribuire una direzione significante, un'intenzionalità.

Ecco dunque due livelli di pertinenza, da cui derivano due tipi di entità pertinenti e due piani di immanenza: da un lato l'esperienza figurativa (iconica), da cui estraiamo i segni; dall'altro l'esperienza testuale (intenzionale-interpretativa) da cui estraiamo testi enunciati.

Il passaggio dal primo al secondo livello di pertinenza, ovvero quello del testo enunciato, integra la totalità o parte di questi elementi sensibili in una dimensione plastica, e l'analisi semiotica può allora riconoscere o assegnare direttamente a tale livello delle forme del contenuto.

All'esperienza olistica della coerenza visiva, segue la costruzione di isotopie sul piano dell'espressione, le quali determinano la presunzione identitaria delle isotopie del contenuto.

Dal testo all'oggetto

Un testo enunciato è un insieme di figure semiotiche organizzate in un insieme omogeneo grazie alla loro disposizione su uno stesso supporto. Il testo enunciato è concepibile come una rete di isotopie e contemporaneamente come un dispositivo d'iscrizione.

L'esperienza delle totalità coerenti, quella dei testi enunciati dà luogo a un piano di immanenza che ha due facce:

  • Una faccia formale che accoglie coerentemente le figure-segni del libello inferiore (faccia isotopante).
  • Una faccia sostanziale che apporta tali figure su un supporto oggetto, ovvero dispositivo di iscrizione.

Di conseguenza, il testo enunciato convoca un supporto di iscrizione che avrà lo statuto fenomenico di un corpo-oggetto. Gli oggetti sono delle strutture materiali tridimensionali dotate di una morfologia, funzionalità e di una forma esterna identificabile e sono destinate a un uso (es. tavolette d'argilla).

L'esperienza degli oggetti è dunque quella dei corpi materiali destinati a un duplice uso (supporto d'impronte; e manipolazioni pratiche) e la morfologia dei corpi-oggetto ha dunque due facce:

  • Una forma sintagmatica locale (superficie o volume d'iscrizione), suscettibile di ricevere delle iscrizioni significanti.
  • Una sostanza materiale che permette loro di giocare un ruolo attanziale o modale nelle pratiche.

Il loro funzionamento semiotico è inseparabile tanto dal livello di pertinenza inferiore (testi), quanto dal livello superiore (pratiche).

  • A ogni tipo di semiotica-oggetto per ciascuno dei livelli ha una funzione semiotica nuova (tra espressione e contenuto).
  • In ogni tipo di semiotica-oggetto si osservano due facce distinte, quella per l'accoglienza del livello inferiore e quella del livello superiore.

Le scene pratiche

Una situazione semiotica è una configurazione eterogenea che riunisce tutti gli elementi necessari alla produzione e all'interpretazione della significazione di un'interazione comunicativa. Una situazione è un altro tipo di insieme significante rispetto al testo.

Il fare esperienza di una situazione, in effetti, può essere inteso in due modi:

  • L'esperienza di un'interazione con un testo, attraverso i suoi supporti materiali (comunicazione) → uno o più oggetti che si organizzano attorno ad una pratica.
  • L'esperienza di aggiustamento tra più interazioni parallele, complementari o concorrenti → unione delle pratiche e delle circostanze pertinenti.

La nozione di situazione, dal momento che non può costituire l'oggetto di un'analisi continua, verrà sostituita da due livelli di pertinenza distinti: le pratiche e le strategie.

Le pratiche si caratterizzano principalmente per il loro carattere di processo aperto circoscritto in una scena. Ma questo processo scenarizzato è pertinente solo se contratta una funzione semiotica con una struttura predicativa. La scena è organizzata attorno a un atto → piccola scena che si compone di uno o più processi, delimitata dagli attanti specifici del macro-predicato della pratica.

La scena pratica consiste nelle relazioni tra questi differenti ruoli, relazioni essenzialmente modali e passionali. (per es. l'uso degli utensili: un oggetto configurato in vista di un certo uso, gioca un ruolo attanziale all'interno di una pratica tecnica, un'azione compiuta da un operatore, su un segmento del mondo naturale. La costituzione sostanziale dell'utensile diviene qui uno degli elementi della forma di espressione della pratica, poiché esso comprende un'interfaccia operatore (manico) e un'interfaccia-oggetto (lama).

La pratica è uno svolgimento processuale dove c'è una negoziazione continua tra più attanti. Anche il piano d'immanenza delle pratiche è formato da due facce:

  • Forma sintagmatica, rivolta verso i livelli inferiori, accoglie insieme in maniera congruente segni, testi e oggetti, assieme agli attori della pratica stessa. È la forma scena associata al nucleo predicativo della pratica, che fornisce in effetti dei ruoli congruenti all'insieme di questi elementi.
  • Accodamento, rivolta verso i livelli superiori, accomodamento con gli obiettivi, le conseguenze e gli altri attori e le altre pratiche (strategie).

Le strategie

Strategia significa in tal caso che ogni scena pratica deve trovare un accomodamento, nello spazio e nel tempo, rispetto ad altre scene e pratiche. La dimensione strategica risulta dunque di un'esperienza di congiuntura e aggiustamento tra scene pratiche.

La strategia riunisce delle pratiche per farne dei nuovi insiemi significanti, più o meno prevedibili (usi sociali, riti), per la programmazione dei percorsi e delle loro intersezioni, o per l'aggiustamento in tempo reale.

Dalle strategie alle forme di vita

Le forme di vita sostengono le strategie. Studio di Floch (1990) dedicato agli utenti della metropolitana parigina. Ci sono differenti comportamenti tipo che gli utenti della metro adottano in relazione alla composizione degli itinerari che si offrono loro e soprattutto in relazione all'insieme di spazi che possiamo definire 'zone critiche' e che per questo devono essere negoziati dagli utenti per adattarli al loro personale percorso.

Queste zone critiche sono delle discontinuità nello spazio (banchine, scale, lavori in corso) che potrebbero essere caratterizzate come degli oggetti non-luoghi, ma sono anche degli oggetti più specifici (portelli, obliteratrici). Le zone critiche chiamano dunque in causa i primi livelli di pertinenza che abbiamo costruito: segni e figure, testi e immagini e soprattutto oggetti, organizzate anch'esse gerarchicamente: gli oggetti-luoghi possono inglobare gli oggetti-macchine, che possono inglobare oggetti-supporto.

Ad ognuna di queste zone critiche corrisponde una scena predicativa tipica che mette in essere processi specifici ognuno dei quali rinvia a una pratica identificabile. Ma queste zone critiche si oppongono a delle scene pratiche concorrenti rispetto al percorso di spostamento dell'utente, rispetto cioè a un'altra pratica.

La facoltà delle strategie di gestire la compatibilità e l'incompatibilità fra le semiotiche oggetto di livelli differenti. Tuttavia sembra che a seconda che il percorso dell'utente sia continuo o discontinuo, la sua andatura rapida o lenta, il suo rapportarsi alle zone critiche attento o disattento, la strategia prenda delle forme globalmente distinte. Vengono quindi individuati 4 tipi di utenti: esploratori, professionisti, bighelloni e sonnambuli. Che derivano dalle strategie di accomodamento tra il percorso proprio dell'utente e le costrizioni, le proposte, ostacoli e dall'interazione fra le due dimensioni: impegno dell'attore, la valorizzazione o devalorizzazione delle zone critiche fra questa pratica di spostamento e le altre incontrate.

Esploratore: fortemente coinvolto nel suo spostamento dal momento che va veloce ma nello stesso tempo sembra tener conto di tutte le zone critiche. Professionista: devalorizza queste zone critiche e si sforza di eliminarle, anticipandole e programmando una loro inclusione minima nel suo percorso.

Non si ha dunque più a che fare con una strategia, né con una classe di strategie in quanto tali, ma con una classe di stili strategici, e questa nuova dimensione delle strategie introduce essa stessa il livello di pertinenza superiore, quello delle forme di vita. Due facce:

  • Faccia formale rivolta verso l'accoglienza dei piani inferiori e la gestione e il controllo dei processi di accomodamento pratico.
  • Faccia sostanziale rivolta al piano superiore, formalizzata grazie alla schematizzazione stilistica e all'iconizzazione dei comportamenti in forme di vita.

Queste classi stilistiche sono costituite sulla base di due criteri legati da una relazione semisimbolica: degli stili ritmici, da un lato, esprimono, dall'altro, delle attitudini di valorizzazione o devalorizzazione di scene-ostacoli.

Questi insiemi strategici caratterizzano più un modo di vivere in generale che un comportamento specificatamente riservato ai trasporti. Gli stessi criteri di identificazione, gli stessi stili ritmici e le stesse disposizioni modali e assiologiche funzioneranno anche per altri percorsi, e in altri luoghi eterogenei e complessi (ipermercato, stazione, ecc.).

Gli stili strategici sono generalizzabili al punto che possono caratterizzare ugualmente gli utenti di un supermercato o degli stili di navigazione sul web. Di fatto questi stili strategici fanno parte delle forme di vita, le quali sussumono le strategie stesse ed esprimono le costanti di un'identità e le valenze a partire dalle quali gli utenti qualificano e valorizzano i luoghi, gli itinerari e le loro zone critiche.

Una forma di vita è dunque la deformazione coerente ottenuta attraverso la ripetizione e regolarità dell'insieme delle soluzioni strategiche adottate per articolare le scene pratiche tra di esse.

Riassumiamo l'analisi degli usi della metropolitana di Floch:

  • La metro è un luogo in cui segni e figure di ogni genere proliferano e sollecitano tutti i canali sensoriali.
  • Questi segni e figure sono organizzati in testi enunciati: regolamenti, manifesti, indicazioni.
  • Questi testi sono iscritti su degli oggetti: pannelli a muro, cartelli, muri.
  • Questi oggetti appartengono a una o più pratiche composte da scene successive che determinano esattamente le zone critiche da negoziare lungo il percorso.
  • Queste scene pratiche devono essere articolate le une con le altre e l'una con il percorso di spostamento dell'utente, che si muoverà secondo una sua precisa strategia.
  • La strategia dell'utente si aggiunge ad altre strategie e formano delle classi generali e più stabili nel tempo = forme di vita.

La percezione di regolarità in un insieme di procedure di accomodamento strategico è dunque l'esperienza di un ethos e questa esperienza dà luogo a una forma di vita.

La gerarchia dei piani d'immanenza

Ogni livello corrisponde a un piano d'immanenza specifico e la gerarchia ottenuta è dunque quella dei piani d'immanenza. Le pratiche occupano una posizione intermedia e possono accogliere componenti inferiori come partecipare alla composizione di quelli superiori.

Tutti i livelli sono pertinenti, ma inegualmente valorizzati. Questa gerarchia è composizionale e ogni livello è necessario alla formazione dell'altro. Ogni livello assorbe ed articola nel suo proprio capo di pertinenza degli elementi che non erano stati considerati pertinenti al livello inferiore.

È dunque la ricerca del livello di pertinenza ottimale, per ogni progetto di analisi che opera la distinzione tra le istanze formali, che saranno pertinenti per il libello preso in considerazione, e le istanze materiali e sensibili, che saranno pertinenti al livello superiore (costituiscono la sostanza dell'espressione).

Fin dal primo livello d'esperienza, tutte le proprietà materiali e sensibili sono già presentate, tutte insieme, in un conglomerato che corrisponde alla materia dell'espressione. È proprio la progressiva elaborazione dell'esperienza che genera la serie dei piani d'immanenza successivi e allo stesso tempo ne rileva i legami con gli oggetti di analisi dei livelli inferiori: esperienza figurativa, interpretativa e testuale, pratica, delle congiunture e degli aggiustamenti, degli stili e comportamenti.

Percorso generativo del piano dell'espressione: come ogni percorso generativo anche questo non ha valore operativo se non a partire dal momento in cui le operazioni che lo costituiscono sono esplicitate e definite.

Il percorso generativo del piano dell'espressione

Sui modi d'esistenza, c'è un momento in cui la psicologia cognitiva incontra i propri limiti: deve rendere conto delle relazioni tra uomini e macchine e dove ci sono proprietà interattive che non possono essere ricondotte né in assoluto alla mente dell'utente, né interamente alla struttura tecnica dell'oggetto.

Per risolvere questo tipo di difficoltà la psicologia inventa l'affordance, concetto che riassume l'insieme di atti che la morfologia qualitativa del mondo e dei suoi oggetti compie nei confronti di coloro che ne fanno uso: una sedia ci invita a sederci. Ciò consente di conferire agli oggetti un funzionamento fattitivo → la fattitività degli oggetti recupera dunque un certo numero di proprietà, attanziali, modali e figurative, tutte familiari all'analisi semiotica (far fare, far sapere, far credere).

Il caso dell'affordance e della fattitività specificano di fatto ciò che contraddistingue un approccio propriamente semiotico, nel senso che la semiotica non ricerca le costrizioni e le strutture significanti nel cervello degli utenti o nella morfologia degli oggetti, ma in una semiotica oggetto che comprende una serie di conversioni che conducono dalla materia forma, passando per la sostanza.

Con l'affordance le regolazioni e gli inviti all'uso e all'interazione con l'utente sono iscritte nel mondo e negli oggetti (competenza dell'utente per riconoscerle).

Il fare non è realizzato dall'oggetto. Una sedia non sintetizza l'intero atto di sedersi e nemmeno lo realizza → esiste una pratica quotidiana, una sequenza gestuale; ed è solo all'interno di questa pratica che ci si siede effettivamente.

Transizioni e interfacce

Nessun testo-enunciato sfugge alla seguente regola: al testo occorre un supporto. Anche la lingua dei segni ha un supporto: uno spazio-tempo centrato sul corpo del segnante.

Il supporto ha due facce: quella testuale, dispositivo sintagmatico per l'organizzazione delle figure che compongono il testo (supporto formale); e quella prassica, dispositivo materiale sensibile che può essere manipolato nel corso della pratica (supporto materiale).

L'esistenza di un supporto (formale e materiale) è dunque indispensabile per l'integrazione di un testo-enunciato con una scena pratica dal momento che esso fa da interfaccia tra i due.

Per esempio; un testo è scritto su dei fogli di carta che sono inseriti a loro volta in una busta sulla quale è apposto l'indirizzo del destinatario, timbro.

  • Sulla lettera il nome e l'indirizzo del destinatario partecipano ad una struttura di enunciazione.
  • Sulla busta, il nome e l'indirizzo del destinatario partecipano a due pratiche differenti:
    • Istruzione per gli intermediari postali.
    • Permettono di selezionare, tra tutti i possibili ricevitori della lettera, il destinatario legittimo.

Il confine tra i due dispositivi d'espressione è lo stato della busta: se è chiusa, solo la prima pratica è attiva, se è aperta, la seconda pratica può essere avviata. Se ci si focalizza unicamente su uno dei livelli di pertinenza, non si coglie che una relazione di funzionalità: l'oggetto è più o meno adeguato.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alina.corti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Basso Fossali Pierluigi.
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