Manuale della comunicazione – semiotica
Introduzione alla comunicazione
I primi studi sui modelli comunicativi si focalizzavano sulla comunicazione telefonica (Shannon e Weaver) e prevedevano un mittente, un destinatario, un canale ed un messaggio codificato. Era un modello molto limitato perché non prevede altre parti in gioco fondamentali, messe in luce da Jakobson nel suo celebre modello, e non prevede alcuna “attività” da parte del destinatario.
Ad ogni elemento inoltre corrisponde una funzione:
- Mittente: funzione espressiva
- Destinatario: funzione conativa
- Messaggio: funzione poetica
- Codice: funzione metalinguistica
- Canale: funzione fatica
- Contesto: funzione referenziale
Il segno è l’unità minimale del processo comunicativo. La comunicazione non è un processo di risposta SI/NO perché ci sono sempre troppi elementi in gioco... raramente si verifica questa condizione (per esempio la spia di un’automobile o interruttore on/off), ed è normale che ci sia squilibrio tra chi invia e chi riceve. In parole povere, non solo c’è bisogno di condividere il codice metalinguistico usato, ma c’è un vero processo di interpretazione che rende il destinatario più attivo di quanto si possa immaginare. La comunicazione non è quindi un processo lineare o unilaterale, ma è multiplanare e bidirezionale.
I segni intenzionali da Sant'Agostino a De Saussure
Come si è evoluta la semiotica? Il primo concetto di segno risale ai greci (semeion), che parlano (Aristotele) dei segni connotativi di particolari caratteristiche (per esempio fronte larga=intelligenza). È questa una semiotica della significazione, caratterizzata da non intenzionalità, che si affianca alla semiotica della comunicazione, di “scoperta” più recente.
C’è semiotica della significazione in presenza, ad esempio, di indici naturali (di indici parlò Prieto), che vengono comunque interpretati, ma non sono intenzionali. Sant'Agostino indica che ogni segno ha una cosa a cui si riferisce, ma non tutte le cose hanno un segno, e distingue tra segni naturali (semiotica della significazione) che trasmettono una informazione decodificabile ma non intenzionale (fumo indica fuoco), e segni intenzionali del mondo umano e animale con cui si trasmettono emozioni e pensieri.
IMPORTANTE: come poi sottolineato da Eco, c’è comunicazione solo quando c’è condivisione del significato: non basta che ci sia un quid che stat pro aliquo, ma è necessario che il rapporto sia conosciuto e condiviso (esempio del nuovo uso della pietra: il nuovo oggetto diventa cultura quando è riconoscibile anche da altri).