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Seminario sulla sovranità

L'opera che in modo compiuto tratta la questione della sovranità come cardine dello stato è "I sei titoli della Repubblica", scritta da Jan Boden nel 1575. Importante è la contestualizzazione storica per capire come si parla di sovranità e per l’intuizione della sovranità del 1700. Quella era un'epoca in cui c'erano in tutta Europa, ed in Francia in particolare, conquiste politico-religiose fortissime, e, quindi, non era facile comprendere chi fosse il vero detentore della sovranità e comandava.

Il dibattito sulla sovranità

Questo è il punto, chi comanda? Fino a che punto? Quando può ritenersi che lui sia veramente sovrano? Il potere in Francia si svolge tutto con l’avvento di Enrico IV. La sovranità ha nell’opera di Boden un ruolo centrale, in particolare in un brano tratto dai libri della Repubblica: "Per sovranità si intende quel potere assoluto e perpetuo ch'è proprio dello Stato. [...] Ho detto che tale potere è perpetuo. Può succedere infatti che ad una o più persone venga conferito il potere assoluto per un periodo determinato, scaduto il quale essi ridivengono nient'altro che sudditi: ora, durante il periodo in cui tengono il potere, non si può dar loro il nome di prìncipi sovrani, perché di tale potere essi non sono in realtà che custodi e depositari fino a che al popolo o al principe, che in effetti è sempre rimasto signore, non piaccia di revocarlo. [...]

La persona del sovrano

Per disposizione della legge la persona del sovrano è sempre esente da quell'autorità e da quel potere, qualunque sia, che conferisce ad altri; non ne concede mai tanto da non serbarne per sé ben di più, e non perde mai il diritto di comandare o di giudicare (preventivamente, o in concorrenza, o in riesame), le cause di cui ha incaricato il suo suddito come commissario o ufficiale; e sempre può revocare a questo il potere che gli è stato concesso sia in forma di commissione sia a titolo d'ufficio, oppure sospenderlo. [...]

Sia dunque che si eserciti il potere per commissione, o per nomina, o per delega, ma sempre in nome altrui, per un tempo stabilito o senza limiti di tempo, non si è sovrani [...]; e nemmeno se tale potere fosse dato dalla stessa legge del paese, cosa che avrebbe più valore che non un'elezione [...]. Sovranità conferita a un principe con certi obblighi e a certe condizioni non è propriamente sovranità né potere assoluto, a meno che tali condizioni non siano le leggi di Dio e della natura [...].

Limiti del potere sovrano

Chi è sovrano, insomma, non deve essere in alcun modo soggetto al comando altrui, e deve poter dare la legge ai sudditi, e cancellare o annullare le parole inutili in essa per sostituirne altre, cosa che non può fare chi è soggetto alle leggi o a persone che esercitino potere su di lui. Per questo la legge dice che il principe non è soggetto all'autorità delle leggi; e anche in latino la parola legge significa il comando di chi ha il potere sovrano. [...].

Se dunque il principe sovrano è per legge esente dalle leggi dei predecessori, ancor meno egli sarà obbligato a osservare le leggi e le ordinanze fatte da lui stesso: si può ben ricevere la legge da altri, ma non è possibile comandare a se stesso, così come non ci si può imporre da sé una cosa che dipende dalla propria volontà. [...]

Quanto però alle leggi naturali e divine, tutti i principi della terra vi sono soggetti, né è in loro potere trasgredirle, se non vogliono rendersi colpevoli di lesa maestà. I principi della terra devono sottostare chinando la testa con assoluto timore e piena riverenza. Insomma, il potere assoluto dei principi e delle signorie sovrane non si estende in alcun modo alle leggi di Dio e della natura.

Il pensiero di J. B.

Dunque, quale è il punto. Il punto è che il potere sovrano non è quello che viene dato provvisoriamente o parti di potere che vengono delegati ad un'autorità diciamo occasionale, è il principe il depositario del potere. E questo significa che il depositario del potere tutto sommato può fare quello che vuole; essere sovrani significa questo, ma J. B. che sempre ha scritto come un teorico ottimista sostiene che è intrinsecamente giusto, intrinsecamente razionale, perché nessun principe dovrà governare due ordini di leggi, quelle della natura e quelle di Dio.

Quindi, il principe sovrano detentore del potere assoluto ha come unici limiti alla propria azione di potere il diritto divino e le leggi della natura. Tutto il resto è governo giusto e nessuno si potrà sottrarre a quest’ultimo. I funzionari, i giudici e tutti quelli che fanno parte della macchina del potere non sono sovrani, solo il principe è sovrano. Tutti gli altri sono sottoposti, non solo alle leggi divine e della natura ma anche a quelle del principe.

Questo è il pensiero di J. B. che è antropologicamente ottimista, politicamente razionale, risponde sempre a "Per Stato si intende il governo giusto che si ragione mai a sentimento e come dice lo stesso J. B. esercita con potere sovrano su diverse famiglie e su tutto ciò che esse hanno in comune fra loro".

Ottimismo e razionalità

Dove sta la componente ottimistica, parliamo di ottimismo perché alla fine crede nell’uomo buono, crede che sia razionale orientare l’azione politica alla libertà dell’uomo. Non sempre, come vedremo, la storia ci ha dimostrato che l’azione politica è intrinsecamente orientata ad allargare l’area della libertà. Quindi le parole chiave che nell’opera del Bodin identificano il concetto di sovranità sono due:

  • Libertà:
  • Razionalità: il lavoro politico, l’azione politica è intrinsecamente razionale, e intimamente diretta al governo giusto.

Facciamo un parallelo con Hobbes: qui siamo su un...

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

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