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I CONTENUTI SEMANTICI –
CAPITOLO II PARTE II
1. LE ATTIVITA' AMMINISTRATIVE
Adesso affronteremo il tema dei contenuti specifici con particolare riferimento ai contenuti
semantici che in qualche modo sono la proiezione in quanto comprendono dei SEGNI e sono
SEMANTICI perchè riguardano gli OGGETTI della nostra disciplina.
La SEMANTICA, si tratta in generale, di una grande partizione delle discipline semiotiche che
sono date da un'interazione di OGGETTI + SEGNI. Bisogna cercare di individuare quali sono gli
oggetti alla nostra peculiare attenzione, sono oggetto della semantica e possono essere articolate
in: 1. ATTIVITA' AMMINISTRATIVE
2. RISORSE AMMINISTRATE.
L'attività amministrativa, va intesa in materia piuttosto generica, come quella attività che noi
facciamo rientrare nel concetto di AMMINISTRAZIONE AZIENDALE, cioè quella che
sovraintende a tutti i campi di attività di conoscenza, che intersecano la rateizzazione delle aziende.
Adesso abbiamo bisogno di specificare un po' meglio qual'è l'articolazione interna di questa
generica attività. Distinguiamo, appunto, gli OGGETTI che trattiamo velocemente perchè non è
tanto l'oggetto che ci interessa ma quanto queste piccole componenti elementari, che costituiscono
un tessuto che si intreccia in una complessità che ci pone grandi problemi perchè il passaggio dal
TUTTO alle PARTI non è un passaggio gratuito
L'ATTIVITA' AMMINISTRATIVA può idealmente essere distinta in:
1. ATTI: potrebbe costituire un'unità elementare dell'attività umana infatti si parla di
un'individuazione di cosa sia l'attività amministrativa;
2. AZIONE: che è un'insieme di atti cioè nel senso che è un multiplo degli atti stessi;
3. le OPERAZIONI: sono si un'insieme di atti di azioni, ma che hanno dentro un aspetto
finalistico, operazioni sono azioni che producono opera, quindi c'è qualcosa di finalizzato.
ESEMPIO: Gli atti sono delle cose singole, che in quanto tale, mi consentono di individuare quello
che tipicamente sto facendo, ma non danno un intreccio a quello che sto facendo.
Se io ho un'insieme di atti, che che costituiscono AZIONE, l'azione del passeggiare già è diverso di
una serie di fatti; uno che fa due passi non è uno che passeggia, cioè 2 passi non sono un
passeggiare, ne 4, ne 6, ne 8. Diventano passeggiare quando sono concepiti insieme per potere
svolgere una specifica azione (quella del passeggiare).
Se io faccio una passeggiata perchè è una cosa che facciamo un po' tutti, se però faccio una
passeggiata per raggiungere degli obiettivi e compiere delle opere allora diventa un'operazione
(passeggiare per consegnare un pacco).
Se faccio una telefonata o invio lettere in azienda, sto compiendo un atto, se questi atti poi li
aggrego allora posso avere delle azioni che sono in qualche modo la corrispondenza dal punto di
vista dei clienti, dei fornitori o altro.
4. le FASI: che riguardano lo spazio, sono le più note perchè tutte queste operazioni possono
collocarsi rispetto alla nostra schematizzazione di fondo in più fasi che sono le 3 canoniche
di ACQUISIZIONE, MODIFICAZIONE, CESSIONE, queste tre fasi costituiscono i
5. i PROCESSI:non necessariamente circolari, perchè il circolo spesso richiede una regolarità
che nelle nostre attività spesso non esiste, ma certamente una successione. L'azienda può
anche dire la sua parte di acquisizione, modificazione o cessione, se non lo fa queste fasi si
compongono in processi di successione l'una dopo l'altra. Quindi di processo a sua volta di
unità elementari delle tre fasi mentre
6. la COMBINAZIONE DI PROCESSI, nel senso che fanno una cosa con un unico processo.
Una prima considerazione di progressione generale che ci consente o ci consentirebbe ugualmente
di partire o dalle attività e considerare multiplo per multiplo oppure al contrario ci potrebbe
consentire (che sarebbe più coerente) di partire dalle COMBINAZIONE DI PROCESSO e
considerare il resto come sottomultiplo di quelle parti del TUTTO ovvero una successione
progressiva di parti. Astrattamente potremmo partire da qualunque momento intermedio e vedere
come multiplo o sottomultiplo, finiamo col prediligere (ma non è la verità) le parti come momento
centrale di questa scala perchè le parti hanno valore costitutivo nello svolgersi dell'attività
aziendale. Avremmo potuto parlare di operazioni però preferiamo mettere al centro le parti, il che
significa in concreto, che assumiamo una figura centrale, intenderemo come parte la figura, quel
sottomultiplo delle parti e quindi intenderemo così “combinazione di processo” come multipli delle
parti.
Una seconda considerazione è che comunque partendo dalla attività attraverso la combinazione di
processo oppure dalla combinazione di processo verso l'attività andiamo via via sempre dalla
semplicità alla complessività o dalla complessività verso la semplicità, ma attenzione non
perdendola, non è che se scendiamo o passiamo dalla combinazione di processi alle attività e
guadagniamo in qualche modo altro, solo che la nostra attenzione si focalizza qui.
La realtà quale che siamo in grado di conoscere è:
1. composta;
2. unitaria;
3. continua.
ed è composta da UNITA' INDIVISIBILI, questo appunto ci porta ad affermare quello che noi
chiamiamo PRINCIPIO DI UNITA' AZIENDALE il quale investe l'esistenza di ciò che noi
prendiamo ad oggetto della nostra attenzione.
Qualunque realtà noi abbiamo di fronte assumiamo questo principio, che costituisce una realtà
unica e continua e quindi indivisibile nello spazio e nel tempo, quindi sul piano della
ESISTENZA affermiamo il principio di unità mentre sul piano della CONOSCENZA cioè nel
conoscere, ciò che noi sappiamo essere (legati al principio di unità) dobbiamo cercare di adattarci,
al meglio possibile e quindi affermiamo questo PRINCIPIO DI UNITARIETA' AZIENDALE
(che ovviamente è una sfumatura terminologica) all'interno di una realtà che rimane comunque
unica e continua, noi possiamo dispensare tutte le nostre posizioni.
Per obbedire al principio di unitarietà quindi di partenza dall'UNITARIETA' od UNITA'
AZIENDALE abbiamo ovviamente dei prezzi da pagare. Perciò io distinguo ciò che sarebbe
INDISTINGUIBILE però al successivo passaggio pago dei dazi e quali sono questi dazi?
Sono quelli dell'ARBITRARIETA' e dell'INCERTEZZA, cioè questo passaggio da unità ad
unitarietà non è gratuito.
L'ARBITRARIETA': vale a dire che intervenendo su di una realtà che è indistinguibile io devo
imporre necessariamente delle ipotesi semplificatrici (cioè ad esempio se faccio l'oculista devo
curare gli occhi in questo momento non mi posso curare dell'aspetto ortopedico).
L'ARBITRARIETA' deriva dal numero delle ipotesi soggettive che si devono porre per potere
procedere nella conoscenza quindi ho bisogno di creare delle ipotesi che mi consentano di
sfrontare il mio campo e potere concentrare l'attenzione sull'oggetto specifico.
“Le vendite”, le vendite è chiaro che sono il punto terminale
ESEMPIO: e di arrivo di un processo
complessivo, però io ho bisogno di approfondire il problema delle vendite, quindi in qualche modo
di circoscrivere il mio campo e nel far questo pago il dazio di arbitrarietà.
Pago perchè “sono io”, non è l'azienda in quanto la SOGGETTUALITA' UMANA, ma “sono io”
che ritengo che l'azienda possa essere da quel punto di vista conosciuta. Siccome “IO” non sono
mai verità di punto è chiaro che introduco degli elementi di relatività, convenzionalità,
soggettivismo, intersoggettività.
Di questi elementi non ne possiamo fare a meno, non li possiamo considerare nè come una
maledizione, né come una cosa da poco conto; una maledizione perchè ci paralizza neanche di poco
conto perchè queste ipotesi rendono il mio comportamento arbitrario, che non vuol dire
sconsiderato (dal punto di vista dispregiativo del termine).
Questo tipo di dazio che ho pagato nell'ipotesi (che ho dovuto porre) mi si riflette ovviamente sul
RISULTATO. Questi risultati conoscitivi dell'inconvenienza che sono quelli dell'INCERTEZZA.
INCERTEZZA, in quanto non possono essere assunti come veri, cioè non certi cioè non sono veri,
e non certezze. Cioè i risultati sono i “miei” non sono quelli dell'azienda
quindi ci sono incertezze
cioè sono i risultati che io attribuisco all'azienda.
L'incertezza, di certo, è un concetto che si colloca in un intervallo e quindi sia l'arbitrarietà che
l'incertezza rientrano nella logica della RAZIONALITA', ciò vuol dire che non sono un male ma un
prezzo da pagare perchè noi ci muoviamo ancora una volta all'interno di un intervallo che
convenzionalmente abbiamo chiamato di NON CONTRADDIZIONE, nel quale peraltro la zona
finale è sempre più opaca e quindi più sfumata e quindi sempre minori dell'incertezza.
La conclusione che si trae è a mano a mano che si proceda dalla combinazione di processi verso le
attività oppure che si rimanga ai livelli più analitici cioè ai sottomultipli. Le conoscenze che noi
perseguiamo o considerazioni a parità di condizioni sono maggiormente arbitrarie e maggiormente
incerte.
La conclusione viene fatta perchè potremo dire che magari dentro di noi non ci può essere
l'impressione di fondo che più l'oggetto che noi abbiamo davanti è circoscritto migliore è la
conoscenza.
Dunque più piccolo è l'oggetto di riferimento, più attendibile è la conoscenza e più facciamo una
cosa profondamente erronea. Le conoscenze più sono circoscritte e limitate, più illusoriamente
attendibili quindi a parità di ogni altra condizione tanto più grande è l'oggetto che assumiamo a
riferimento tanto minori saranno le ARBITRARIETA' e le INCERTEZZE quindi tanto
maggiore sarà l'ATTENDIBILITA' delle conoscenze a cui ci riferiamo.
Ovviamente il contrario, tanto è più piccolo è l'oggetto di riferimento, tanto maggiori saranno
le arbitrarietà e le incertezze quindi tanto minori saranno le ATTENDIBILITA'.
A parità di condizioni, determinare i risultati di una vita aziendale è sempre preferibile che non
determinare i risultati di un intervallo aziendale, dietro questo ragionamento di arbitrarietà ed
incertezza si può arbitrare putroppo la MALAFEDE perchè è chiaro che se io ritengo di potere
arrivare a delle verità mi impegnerò al massimo per non essere pentito. Se invece io so già che la
verità non esiste e che è dunque una costruzione della mia mente è chiaro che posso spiegare questa
relatività.
Da tutto questo ne traiamo una “regoluccia”, quando abbiamo dei problemi non va girarsi dall'altro
lato, meglio sapere che il problema esiste e attrezzarci per superarlo, non è la falsa oggettività, non
è la falsa verità dei valori che può metterci la coscienza a posto. Tanto meglio sapere che i valori
sono falsificabili e no impegnarci perchè ciò accada.
Questa approssimazione alle attività amministrative si sviluppa ulteriormente quando dalla
percezione di massima genericità delle attività amministrative (e quindi astrattamente intese) non
facciamo riferimento a qualche realtà più potenzialmente circoscritta che noi chiamiamo
genericamente ESERCIZIO AMMINISTRATIVO. Quindi rispetto alle attività amministrative si
pongono dei limiti di tipo temporale e spaziale.
L'ESERCIZIO AMMINISTRATIVO si distingue dal concetto di esercizio annuale, in questo
caso abbiamo un problema di specie e non di genere. Qua vi sono i bilanci di esercizio.
L'esercizio amministrativo è dal punto di vista del TEMPO, tutto quello che è compreso da t a
0
t , quindi l'esercizio amministrativo può durare 100 anni, 10 anni, 20 giorni.... non lo sappiamo dal
n
punto di vista del tempo, sappiamo che il limite inferiore è dato dalla VITA AZIENDALE.
Prima esistono le risorse, che non appartengono all'azienda; dopo continuano ad esistere le risorse
quindi comune ad un intervallo, quindi è una grandezza finita (che ha un inizio e una fine). Questo è
l'estensione logica massima dell'esercizio.
L'estensione logica minima evidentemente non si può individuare perchè è tutto quello che c'è
all'interno di questo massimo, quindi anche entità molto piccole. Se vogliamo riferirci al tempo può
essere anche (di un mese, di un giorno, di una settimana) convenzionalizzato queste cadenze e
quindi moltissime delle nostre cose cadono dal 1 gennaio al 31 dicembre, ma questa non è altro che
una pura convenzione con quello che è l'ordinario svolgimento della attività amministrative.
Gli esercizi sono parziali:
1. quando esprimono frazioni
2. quando viene scandito in funzione del tempo.
Possiamo certamente dire che non lo è lo scorrere del tempo, che di per sé ci dà la densità
dell'esercizio, ci dà l'intervallo di riferimento.
L'esercizio è particolare quando viene scandito in funzione dello SPAZIO, il riferimento allo
spazio è una volta scelto il tempo posso espandere questo esercizio a comprendere il tutto o la parte
dell'amministrazione presa a riferimento stesso.
Quindi una volta individuato l'esercizio parziale io posso comprendere tutta l'attività
amministrativa che io ritengo essersi svolta, e in sostanza posso distinguere dalle parti quelle che a
mio giudizio sono più interessanti. Quindi così convenzionalmente fissiamo:
1. gli esercizi parziali, quelli rispetto al TEMPO;
2. gli esercizi particolari, quelli rispetto allo SPAZIO.
questo ci conduce a precisare rispettivamente, degli esercizi parziali.
Gli esercizi parziali si dispongono lungo il tempo e se non sono fatti istantanei, c'è un fatto piccolo
piccolo che nessuno coglie, non c'è un tempo; quindi abbiamo bisogno più che di punti abbiamo
bisogno di intervalli dal quale noi possiamo astrarre, come sempre, se vogliamo il concetto di
PUNTO. Se vogliamo cogliere dei FONDI all'inizio o alla fine di un intervallo convenzionalmente,
statisticamente, noi possiamo dire quello è il punto e dal punto individuiamo fondi (consistenze di
risorse).
L'INTERVALLO si distingue dal PERIODO, due punti del tempo fra loro collegati determinano
sempre un intervallo.
L'intervallo o gli intervalli di tempo, non è scritto da nessuna parte che debbano essere periodici, un
intervallo è periodo quando si ripete. Ma se non si ripete che periodo è?
Allora individuare tutti gli intervalli come periodo amministrativo è lessicalmente e
concettualmente sbagliato, vero è che qualunque intervallo è convenzionale ma perchè lo
stabiliamo noi, non c'è l'azienda stessa che ci indica ciò però in funzione di ciò apprezziamo di
conoscenza, vogliamo mettere dei paletti dicendo che vogliamo conoscere in un modo piuttosto che
in un altro.
I PERIODI possono anche essere di convenzione interna, quando parliamo di periodo pensando al
31 dicembre, ma quella è una convenzione. Quindi l'intervallo è una qualunque successione di
punti congiuntamente considerati nel tempo, se l'intervallo è periodico abbiamo dei PERIODI
AMMINISTRATIVI.
Questi periodi amministrativi sono di qualunque origine, che sono più di origine interna altre di
origine esterna, fra quelli di origine esterna ricordiamo le scadenze dell'anno solare.
L'esercizio parziale è il contenitore dell'esercizio particolare, gli intervalli sono contenenti
mentre gli esercizi parziali sono contenuti.
2. LE RISORSE AMMINISTRATE
Adesso vediamo le risorse amministrate ovvero le risorse che entrano nell'alveo
dell'amministrazione aziendale, quindi più materia di internabilità aziendale che non da
esternabilità ambientale.
Tutto quello che di queste risorse entra nell'alveo dell'amministrazione aziendale dà l'idea di
“risorse amministrate” nel dire che sono entrate nell'ambito del campo dell'amministrazione, non
sono astrattamente immaginate ma quelle che di fatto noi riusciamo a tirar dentro le nostre cose.
Dobbiamo ricordare che i processi di amministrazione non possono prescindere dai momenti di
acquisizione, modificazione e cessione allora dobbiamo vedere noi cosa possiamo fare sulle risorse.
Secondo un'accezione più larga del termine MODIFICAZIONE, cioè quali sono i tipi di intervento
non solo dal punto di vista dell'AZIONE, ma dal punto di vista della CONOSCENZA (noi siamo
disciplina di conoscenza non disciplina di azione). Quindi dobbiamo vedere da quel punto di vista,
le MODICAZIONI AZIENDALI come li possiamo diversamente scindere.
Queste modificazioni, che noi possiamo operare sulle risorse variandone in qualche modo, la
disponibilità per il fatto che vi sono o che non vi siano cioè quando acquisiamo una risorsa abbiamo
acquisito la disponibilità l'abbiamo portata da 0 a +, oppure la cediamo e quindi la portiamo da un +
ad un + più piccolo; da questo punto di vista abbiamo una classificazione di MODIFICAZIONI:
1. ESTREME (cioè quelle variazioni della disponibilità che avvengono agli estremi del nostro
intervallo di riferimento) o INTERMEDIE (che stanno dentro).
2. AUMENTATIVE e DIMINUTIVE, che non è sinonimo di positivo o di neg
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