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Semantica, ragioneria Appunti scolastici Premium

Appunti delle lezioni di ragioneria tenute dalla Professoressa Lipari con particolare riferimenti ai contenuti semantici. Il documento contiene la sintesi dei principali concetti associati, quali: le attività e le risorse amministrative, il principio di unitarietà aziendale, l’arbitrarietà e... Vedi di più

Esame di Ragioneria generale docente Prof. A. Lipari

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è quella del VALORE AGGIUNTO che rappresenta l'insieme delle rilevazioni dei fattori

tipici della produzione,

3. risorse che vengono acquisite in forza di diritti condizionati, è una soglia ancora più

vasta non di importanza ma di rilievo perchè qui siamo ancora nell'area del DIRITTO

PRIVATO con alcuni conclusioni da parte del DIRITTO PUBBLICO, in quanto ha statuto

nella proprietà o nella fruizione di beni mentre qui siamo nell'area del DIRITTO

PUBBLICO, cioè di quei beni e servizi di cui dispone di più in ragione del diritto pubblico,

la “pubblica amministrazione”,

quindi beni che riguardano il demanio, i beni archeologici,

i beni culturali, che vengono concessi al cittadino tramite attività di concessione.

4. LE RISORSE COME FATTORI DELLA PRODUZIONE

Le specificazioni delle risorse, adesso viene trattata come FATTORI DELLA PRODUZIONE (in

senso lato cioè agenti della trasformazione artificiale di esistenze in risorse).

La puntualizzazione è necessaria affinchè i suddetti fattori non siano riferiti alle sole aziende di

produzione o imprese. Infatti tutte le classi di aziende svolgono dei processi produttivi di:

1. ACQUISIZIONE,

2. MODIFICAZIONE,

3. CESSIONE,

di risorse che sono analoghi nelle fasi, sebbene possono essere a seconda delle diverse classi molto

differenti negli ATTI, nelle AZIONI, e nelle OPERAZIONI.

A tal proposito vengono proposte due tipi di classificazioni:

1. ESSENZIALE: che guarda gli aspetti costitutivi e l'altra,

2. MODALE, nel senso che le risorse possono essere presenti o possono anche non esserlo.

I fattori sono individuabili attraverso tre CLASSIFICAZIONI ESSENZIALI che colgono le loro

qualità di appartenenza, si possono articolare per:

1. AMBITO DI FORMAZIONE: dove si cerca di capire da dove vengono questi fattori e

possono ricondursi a

a) ESOGENI: cioè che nascono fuori dall'azienda e possono essere originari (se acquisiti

senza preventive trasformazioni di terzi) e derivate (quando sono operate

trasformazioni),

b) ENDOGENI: cioè si formano al nostro interno, e possono essere distinti (perchè sono

individuabili come ad esempio un macchinario, quando l'azienda produce fattori della

produzione in proprio) ed indistinti (a seconda che abbiano una loro specificità, non

sono passibili di distinzione e derivano dalla complessa attività produttiva).

2. FACOLTA' DI DISPOSIZIONE: dove si cerca di capire che potere possiamo esercitare su

di essi, per essi esiste la tripartizione in:

rimangono “fuori” dalla nostra classificazione

a) ESTERNI: perchè corrispondono a

quelle partizioni ideali dell'ambiente inteso come sistema di provenienza, ad esempio

l'organizzazione sociale (i cittadini), l'ordinamento istituzionale, i beni pubblici, i beni

privati;

b) INTERNALIZZATI: quelli che formano oggetto di concessione, ad esempio i beni in

affitto cioè quei beni che pur essendo non interni sono resi interni, cioè posso dire al

lavoratore di lavorare in un modo piuttosto che in un altro (lavoro dipendente, beni in

affitto);

c) INTERNI: hanno riferimento a come li posso disporre, nel senso che posso disporre

della massima disponibilità, quelli di cui ho dei diritti illimitati.

3. FUNZIONE DI PRODUZIONE in:

a) TRASFORMATORI: sono quelli che pongono in essere la trasformazione, sono i

fattori primi che devono esserci affinchè sia svolta l'attività economica e qui sono:

TERRA, CAPITALE, LAVORO, AMBIENTE e COORDINAMENTO AZIENDALE;

questi fattori hanno il compito di trasformarne in altri in produzione secondo le modalità

di spazio tempo, rappresentano l'INPUT.

b) TRASFORMANDI, sono fattori secondi, non possono che originare da quelli

trasformatori in quanto sono irriducibili ed essenziali e quindi per definizione sono il

fondamento primo per ogni altro fattore della produzione. Essi sono i MATERIALI

PRIMI ED ACCESSORI e i SERVIZI, che vengono impiegati nella produzione,

questi sono i fattori della trasformazione passiva e rappresentano il THROUGPUT.

c) TRASFORMATI: sono i beni e servizi che sono stati prodotti e che ora sono da

“cose prodotte da cedere” non vuol dire VENDERE, se noi siamo aziende di

cedere,

beni strumentali, i beni prodotti vengono ceduti ad altre aziende dove a sua volta

vengono immessi in nuovi processi produttivi. Questi sono i fattori della

trasformazione finale che costituisce l'OUTPUT come effetto della trasformazione

sia attiva che passiva.

I FATTORI INTERNI corrispondono molto genericamente ai capitali non di terzi, in cui qua

si vuole evocare le varie espressioni della TERRA e del CAPITALE in proprietà cioè tutti i BENI

IMMOBILI (dai terreni in senso stretto ai fabbricati) e BENI MOBILI (dagli impianti al denaro)

che sono a disposizione a questo titolo delle amministrazioni aziendali e meno genericamente essi

sono ACQUISITI IN PROPRIETA' ovvero FORMATI IN PROPRIO (che è come un prendere e

portar dentro; è un qualcosa che cammina dentro di noi) da reimpieghi e da redditi.

A loro volta quei fattori che corrispondono ai capitali non di terzi sono:

nel senso che me ne “approvvigiono” sempre, cioè

1. da APPROVVIGIONAMENTI,

quando se ne ha un ACQUISIZIONE PER PROVVISTA DISCONTINUA, in occasione dei

conferimenti e simili occorrenze straordinarie o per RIFORNIMENTO CONTINUO in

occasioni similari ordinarie,

2. da CORRISPETTIVI, fa riferimento a quei fattori che non si acquisiscono ma tornano

come chiusura dei cicli produttivi.

Tutto quanto può essere rappresentato in maniera comparata nel senso di mettere, per colonna e

vedere il TUTTO, e quindi serve per porre in parallelo, le diverse categorie.

Lo schema in forma sinottica esprime:

1. in verticale, le tre classificazioni essenziali dei fattori con alcune loro classificazioni interne

(ambito di formazione, facoltà di disposizione, funzione di produzione)

2. in orizzontale, il posizionamento reciproco delle superiori classificazioni secondo le

rispettive corrispondenze di campo.

La freccia di direzione verso i fattori trasformati ovviamente non indica che essi originano solo dai

fattori trasformatori (costituiti dai redditi) bensì da tutti i fattori della trasformazione attiva e

passiva.

Analogamente ora è opportuno fare per le loro principali CLASSIFICAZIONI MODALI (che

sono più del come) al fine di RIEMPIRE I CONTENUTI, ancor più specifici per le prime classi di

fattori. Al riguardo:

1. la PRIMA CLASSIFICAZIONE MODALE guarda la NATURA AMMINISTRATIVA del

bene preso in considerazione cioè alle loro caratteristiche intrinseche di manifestazione,

2. la SECONDA guarda la DESTINAZIONE AMMINISTRATIVA dei fattori cioè con le

loro caratteristiche estrinseche di impiego,

3. la TERZA guarda lo SCOPO AMMINISTRATIVO dei fattori cioè alle loro

caratteristiche estrinseche di obiettivo.

Riguardo la prima classificazione modale, i fattori possono essere:

1. NATURALI o ARTIFICIALI, se esistono in sé o li poniamo in essere noi,

2. MATERIALI o IMMATERIALI,

3. a FECONDITA' SEMPLICE o RIPETUTA: a seconda che siano in grado di partecipare

ad un solo processo produttivo

4. MOBILIARI o IMMOBILIARI,

5. GENERICI o SPECIFICI,

6. DISTINTI o INDISTINTI: a seconda che facciano parte di insiemi oppure sono più

specifici. Ogni fattore può partecipare delle caratteristiche di due o più delle suddette

coppie di alternative generali. Così ad esempio un fattore può essere al contempo artificiale,

inanimato, materiale, a fecondità ripetuta, e così via. Invece un fattore può partecipare di

una sola delle possibilità particolari di specificazione, così ad esempio esso non può essere

al contempo un mezzo monetario, creditizio e cosi via;

7. MONETARI: denaro e titoli equipollenti

8. CREDITIZI: crediti di regolamento o di finanziamento

9. FINANZIARI nel senso che il denaro non interviene come moneta-segno

10. STRUMENTALI (mobili, arredi, macchinari)

11. DA SCORTA.

Riguardo la seconda classificazione modale, i fattori possono essere ora:

1. FISSI o CIRCOLANTI a seconda che siano utilizzati per tempi medio-lunghi o no,

2. DISPONIBILI o INDISPONIBILI

3. LIQUIDABILI o ILLIQUIDABILI

4. LIQUIDI o NON LIQUIDI

5. PRINCIPALI o ACCESSORI

6. COMPLEMENTARI o SUPPLEMENTARI

Anche qui ogni fattore può partecipare delle caratteristiche di due o più delle suddette alternative,

così ad esempio esso non può appartenere al contempo fisso, disponibile e cosi via. In ogni caso si

tratta di caratteristiche meno categoriche delle precedenti in quanto adesso si è in sede di

MEDIAZIONE OPERATIVA, fra la natura e la destinazione dei fattori.

Così ad esempio le caratteristiche dei fattori a fecondita semplice o ripetuta sono categoriche perchè

discendono intrinsecamente dalla natura degli stessi, mentre caratteristiche dei fattori circolanti o

fissi lo sono meno perchè discendono estrinsecamente dalla circostanza che essi siano poi utilizzati

per tempi brevi oppure medio-lunghi.

Questa minore rigidità categoriale comporta anche la possibilità di caratteristiche che siano in

qualche modo INTERMEDIE, così via via ad esempio per i fattori semi-fissi, semi-disponibili,

ecc.

Infine riguardo la terza classificazione modale, i fattori possono essere:

1. di INVESTIMENTO, ovvero quei fattori finalizzati a costruire una coordinazione

produttiva,

2. di FUNZIONAMENTO, ovvero quei fattori finalizzati a rendere operativa una

coordinazione produttiva,

3. di MANTENIMENTO, ovvero quei fattori finalizzati a salvaguardare nel tempo una

coordinazione produttiva.

Qui invece ogni fattore può partecipare delle caratteristiche di una sola di queste tre possibilità.

In conclusione le due triplici classificazioni (ESSENZIALE e MODALE) costituiscono una

sistematica, quasi una mappa entro cui collocare tutti i fattori della produzione tale che sia sempre

possibile ritrovarsi “l'albero genealogico” di ciascuno di essi.

Prima per ambito, facoltà e funzione e dopo più specificatamente per natura, destinazione e

obiettivo, ciò vale in progressione, nel senso che i singoli fattori passano da una ad un altra

classificazione mantenendo inalterate le caratteristiche precedenti lungo un continuo unitario. Così

ad esempio un fattore può essere esogeno per formazione, di investimento per scopo,

internalizzato per disposizione, trasformatore per funzione, artificiale e naturale per natura, di

specie, fisso, disponibile per destinazione.

LEZIONE “O” DEL 05/04/2005 – LIPARI

La semantica è quella parte della Ragioneria che si occupa dei segni di espressione, i quali si

atteggiano, in quelli che noi chiamiamo: linguaggi quantitativi e linguaggi qualitativi.

Le prime tipologie di quantità, che noi possiamo rincontrare,

sono le misurazioni e le valutazioni che cercheremo di vedere più da vicino.

 Le misurazioni: più oggettivistiche perché sono fondate su una qualche indifferenza o

meglio su una qualche “univocità sull’oggetto” e quindi una qualche indifferenza del

dell’unità o del modulo

Soggetto e una relativa stabilità di quantificazione.

 Le valutazioni: invece, più soggettivistiche perché, al contrario, non fondabili su univocità

di oggetti, su indifferenza di soggetti e su stabilità affidabile dell’unità o del modulo di

quantificazione.

Questa distinzione è utile in “sé” perché aiuta a distinguere due tipologie fondamentali di

quantificazione e dopo, perché, sottolinea la nostra maggiore, per così dire, debolezza in quanto ci

occuperemo di più di valutazioni ma, al tempo stesso, evidenzia anche la forte opportunità di

dedicare l’attenzione anche alle misurazioni.

Non dimentichiamo mai che, i nostri processi amministrativi “su fondi e su flussi”, per utile

convenzione, si accentrano, più che altro, sugli aspetti economici, finanziari etc.. e su quelli di

non toglie a fatto, che vi possono essere altrettanto “utili

moneta, ma per utile convenzione, ciò e

opportunità” “fisico

di indagare i nostri fondi ed i nostri flussi anche dal punto di vista tecnico,

e, quindi, rimane un campo fin qui inesplorato dove la nostra professionalità

sociologico” può

estrinsecarsi come vuole.

Ciò non toglie che il campo delle valutazioni , pensando ad un futuro “ben in qualche

stabile”,

modo, è certamente quello di maggiore nostra rilevanza; in questo senso, faremo questa ulteriore

precisazione che sono sostanzialmente riconducibile a due ordini di valutazioni, che sono un

classico della nostra disciplina, ovvero, quelle così dette delle “Stime” e quelle così dette delle

“Congetture”.

Sono due accezioni di valutazione che sono, per così dire, in “ordine cioè di

crescente di pericolo”

qualche attendibilità o di problematicità.

 Per quanto riguarda le Stime: solitamente si dice che esse sono, in qualche modo,

“approssimazioni cioè

al vero” non essendosi ancora manifestata la grandezza che noi

attendiamo, o comunque, no con le modalità che ci sarebbero più utili e più comode ;e

proviamo, appunto, a “stimarne la grandezza” e quindi riportarne all’attualità, o

comunque, nel tempo e nello spazio in cui la valutazione stessa ha luogo di quelle che si

ritiene essere le manifestazioni del fenomeno in oggetto.

 Mentre la Congettura: (che ha più una sfumatura, appunto di problematicità,) sta più nel

campo, come si dice, del “verosimile” di quello che si ritiene possa essere simile alla

realtà, fermo-restando che, abbiamo sempre estrema difficoltà ad individuare e a conoscere

la realtà con la “R” maiuscola, infatti la indichiamo, quasi sempre, tra virgolette per dire che

la realtà non è quella che noi percepiamo “oggettivamente” ma è quella che percepiamo

“soggettivamente” e quindi ha questo vizio di origine dal quale non possiamo liberarci.

Però c’è realtà e realtà, ci sono realtà più lontane e quindi più problematiche ce ne sono più

vicine meno problematiche ecc, in questo senso, appunto, la distinzione tra Stime e

sconta sempre “il

Congetture vuole cogliere questa sfumatura cioè la Stima peccato

per così dire di non potere mai, perfettamente,

originale” rappresentare la realtà, e quindi

l’attendibilità è relativamente maggiore, al contrario, ovviamente per le Congetture,

l’esempio è quello riferito al “Fondo spese future” che in quanto tali attendono un evento

nel “se” e nel “quando” ma nel “quanto” e quindi cerchiamo di

che è certo incerto

immaginare quello che potrà accadere, invece per la congettura potremmo essere,

tipicamente, nell’ambito di quello che chiameremo “Fondi cioè quegli eventi che

rischi”

sono aleatori anche nella loro manifestazione.

In ogni caso abbiamo, sempre, la presenza di questo “modulo dal quale non possiamo

monetario”

liberarci e dal quale dobbiamo imparare a convivere sia nella versione di moneta merce, cioè

quando la moneta entra direttamente nello scambio e ne da anche la quantità, sia quando non entra

nello scambio e quindi ne da soltanto la quantità sotto la forma di “moneta .

segno”

Questa moneta, quindi, consente sostanzialmente, poi tre tipi di valutazione che attraversano un po’

quelle precedentemente indicate, ovvero quelle che chiamiamo, per comodità intrinseche, e quelle

che chiamiamo per comodità estrinseche.

 Quelle intrinseche: sono quelle che, pur essendo, sempre, valutazioni quindi esprimendo

“valori” si riferiscono direttamente alla moneta o a titoli strettamente assimilabili,

precisando che, la moneta, come già sappiamo o comprendiamo facilmente, è l’unico bene

che è costantemente “in se stesso”, cumula l’aspetto di “merce” e l’aspetto di “segno”; se

noi contiamo delle monete o delle banconote, o altre espressioni di questo genere, e al

momento stesso in cui enumeriamo la moneta e la individuiamo come merce in quel

momento stesso noi individuiamo il “valore”, però attenzione non equivochiamo non il

“valore cioè questo è un’altra cosa, cioè quello

di acquisto” ha a che vedere col valore del

bene come merce sul mercato; così come c’è un prezzo per le cipolle c’è un prezzo per le

monete, e poi con la moneta io posso acquistare di più, posso acquistare di meno, a seconda

se sono in presenza di fenomeni inflativi…deflativi.. cioè quella è altra cosa che non deve

confondersi con questo nostro discorso.

Qui quando parliamo di “valore” intendiamo riferirci a quello che possiamo indicare come

“valore cioè nel contare le monete e dire c’è ne centomila, se poi, la moneta è di

nominale”,

“1” diciamo anche che sono centomila unità di conto o unità monetarie. Mentre se

taglio

prendiamo centomila dentifrici o centomila automobili cioè se prima non attribuiamo un

qualche valore al singolo dentifricio o alla singola automobile non sapremmo mai qual è il

valore del dentifricio, e qual è il valore dell’automobile.Quindi, questa, che alcuni autori

chiamavano, “consistenzialità”, in termini un po’ arcaici, volevano

antichi di ragioneria dell’aspetto diciamo “di

esprimere, proprio, che nella moneta si realizza la coesistenza sia

merce” sia dell’aspetto di “segno”; questo con qualche forzatura si può riferire anche ai

“titoli cioè quelli che moneta non sono e sono invece titoli di

espressamente assimilabili”

credito o comunque valori equivalenti, non necessariamente di credito, che per tradizione

consolidata, per particolare affidabilità del “soggetto vengono

emittente”, assimilati alla

moneta, per esempio i valori bollati che sono emessi dallo Stato e quindi difficili da

metterli in discussione oppure si suole dire gli “assegni cioè insomma sono

circolari”

“quelle per così dire..ma che la prassi

monete che non sono moneta” con una forzatura non

eccessiva finisce con l’assimilare alla moneta in senso stretto e che comunque, salvo casi

eccezionali, non ci pongono un problema particolare di valutazione e quindi in questi casi

il valore c.s. “nominale” cioè quello che corrisponde al nome, nominale per questo, al

nome che si legge; ad esempio se io prendo una moneta “10” è nominale perché leggo “10”

, se io prendo una cambiale “10” dico no un momento “E se non mi paga?!” sono “8” ,sono

sette 4, 5, 0 o addirittura valori negativi e quindi lo devo andare a cercare, a quel punto non

lo cerco più.. cioè vogliamo dire che “la perché la valutazione non ci

non nominalità”

esaurisce nel nome stesso del valore, invece, nella moneta questo accade per convenzione,

socialmente diffusissima, può accadere nelle marche da bollo, nei francobolli, negli assegni

circolari, quindi non ci impongono un problema di peculiare di valutazione però soltanto di

valutazione del tipo intrinseco cioè praticamente assumiamo pressoché a rischio, diciamo

pressoché, appunto, perché ci possono essere, anche, eventi straordinari come le guerre ad

esempio.

 Ci sono quelle valutazioni che, per comodità, chiamiamo “estrinseche” cioè quelle che, in

qualche modo, si aggiungono al bene in oggetto, la moneta se la porta dietro da sé questa

doppia presenza di “merce” e di “segno” e anche i titoli rappresentativi, ma, se, invece,

prendiamo l’aeroplano, il dentifricio, la caramella etc..non c’è l’ hanno più dentro di se il

valore, occorre che qualcuno da fuori, ecco perché valutazioni estrinseche, qualcuno da

può essere in “presenza” o in

fuori attribuisca questi valori. Questa valutazione estrinseca

“assenza” di scambio. È in presenza quando, appunto, la moneta partecipa allo scambio;

automobili contro denaro, quindi perfeziona allo scambio e ne consente anche la

quantificazione di valore (naturalmente).

Quando, invece, siamo in assenza di scambio vuol dire che lo scambio o è presunto,

o in ogni caso viene attribuito il valore “come diciamo noi

immaginato, ipotetico a

se noi abbiamo un’automobile che vendiamo abbiamo un valore in presenza di

tavolino”;

scambio, se abbiamo un’automobile che non vendiamo, di cui vogliamo stimare il valore

abbiamo, evidentemente, la valutazione estrinseca in assenza di scambio; questo accade, in

maniera assai diffusa, basti pensare a piccole o grandi esperienze che abbiamo in materia di

bilancio o comunque altra quantificazione anche interna alle aziende, ad un costo, che quasi

mai si riferisce direttamente all’ipotesi dello scambio, anche quando si parla di “Capitale

, tal volta, impropriamente si dice che il Capitale economico di una azienda o

economico”

di una fattispecie di un’impresa è quella che si realizza attraverso lo scambio come “prezzo

, questo non è del tutto vero,

di cessione” intanto perché il prezzo è una cosa che può

divergere dal “valore” , posso avere un valore altissimo di un bene che vendo per niente

perché ho un bisogno, o viceversa, un valore di niente che vendo per molto, e chi lo compra

ritiene che sia una cosa di grandissimo valore; cioè intanto, possiamo certamente dire, che

non c’è mai un’assimilazione tra prezzo e valore, è una forzatura ritenere queste due cose, e

poi perché il capitale economico si può determinare anche non sognando, neanche

vendere l’azienda; proprio per vedere il valore incorporato nell’azienda

minimamente, di

stessa perché di controllo economico ma comunque di qualche altre finalità conoscitive.

Questo è il caso più eclatante, lo abbiamo richiamato perché, è il caso più eclatante in cui

tutte le risorse aziendali vengono, in qualche modo, valutate in assenza di scambio; è il caso

limite in cui l’azienda valuta questo Capitale economico non nel caso di cessione bensì

nell’ipotesi di funzionamento aziendale e lo fa soltanto per determinare un valore di

riferimento, sia per le valutazioni di bilancio sia per vedere “Quanto siamo stati bravi o

quanto siamo ricchi ” , questo non ha nessuna importanza, allora in quel punto lì è il caso

limite in cui abbiamo tutte valutazioni estrinseche, in assenza di scambio, che sono Stime e

a seconda dei casi appunto di quel che sono i “valori

Congetture delle nostre risorse”,

comprende anche quelle apparentemente più lontane, cioè le “patrimoniali non in

proprietà”, e le non patrimoniali, quindi di tutte quelle cose che, abitualmente, sembrano

essere di scarso rilievo. Abbiamo, questa progressione nella quale ci muoviamo in funzione,

come sempre, delle circostanze in cui ci troviamo, degli scopi conoscitivi che affrontiamo;

se siamo dei cassieri avremmo a che fare, ovviamente, con valori intrinseci, se siamo dei

avremmo a che fare, più a l’altro estremo, con valori

super contabili estrinseci in assenza

di scambio; professionalmente mi auguro di avere a che fare sempre di più con valori più

difficili cioè avendo a che fare sempre più con valori più difficili vuol dire che siamo più in

alto della scala gerarchica; quindi c’è un intervallo nel quale ci si muove, variamente, a

seconda delle circostanze delle aziende di produzione, a anche a livello gerarchico

funzionali in cui noi siamo portati ad occuparci di queste cose. È ovvio che la trattazione dei

linguaggi quantitativi potrebbe meritare approfondimenti ben maggiori che qui non

facciamo, per motivi di dimensione del nostro programma, però dobbiamo immaginare che

dietro queste poche cose di “misurazioni” e “valutazioni” ci sono un’intera gamma di

possibilità come quello che “L’amministrazione aziendale sovrintende un po’ a tutte le

discipline che hanno a che fare con la vita delle aziende” e, certamente capiremo, che

potremmo incontrare le quantità della chimica della fisica; queste misurazioni e valutazioni

possono essere spalmate sia nel campo delle scienze naturali sia nel campo delle scienze

in cui l’uomo è non

sociali, però dobbiamo assumere che nel campo delle scienze sociali

soltanto “Soggetto” della conoscenza ma spesso “oggetto” della conoscenza stessa è chiaro,

però, che le cose in qualche misura si complicano e quindi “l’incidenza relativa delle

valutazioni sulle misurazioni” è maggiore e quindi il peso e le difficoltà sono maggiori. Il

riferimento all’amministrazione come “superdisciplina” che , in qualche modo, sovrintende

a tutte le altre che intercettano la vita delle aziende ci pone la necessità di “saper leggere

quindi, nel nostro bagaglio professionale deve entrare non

anche nelle quantificazioni altrui”

solo il “favoreggiamento” della moneta, ma quel che a noi serve, non tutto, quello che a noi

serve dal punto di vista amministrativo anche di altre discipline, e torna l’importanza delle

misurazioni a prescindere che noi siamo più sbilanciati verso le valutazioni.

 I linguaggi qualitativi cioè che riguarda la qualità; storicamente la disciplina si è addensata

intorno alle quantità, nessuno pensa di mandarle via, sarebbe una follia, però, certamente, si

devono affinare le quantità ed aumentare il peso della qualità, sono sempre rapporti relativi,

il riferimento è quello delle stabilità e delle instabilità, di moti, cioè non sono tanto

importanti le grandezze assolute quanto quelle relative, noi, in questo momento stiamo

girando follemente, però giriamo insieme alla terra e sembra che stiamo fermi , allora

bisogna vedere “come certo se la quantità cresce sempre e la qualità

si muovono le cose”,

rimane piccola o addirittura decresce o cresce di meno è chiaro che il divario si allarga, noi

abbiamo bisogno di stringere questo divario; poi decidiamo noi: Se io voglio fermare la

quantità e voglio far correre la qualità, è un’ipotesi, se io voglio far correre la quantità e far

correre ancor di più la qualità è un’altra soluzione; sono tutte soluzioni che accorciano

rispetto a quello che è l’obbiettivo di conoscenza che tutti ci dobbiamo porre. In

questo che;

verità il problema non è in “se” del tutto nuovo perché già da un secolo (per farla grossa) la

dottrina italiana ha avvistato il problema del “superamento della quantità” e del bisogno di

approfondire, non meno, l’aspetto della qualità e però, come spesso accade, in questi casi,

“dall’enunciazione di principio allo svolgimento di fatto” ce ne passa di tempo ed

effettivamente di tempo ne è passato molto forse anche troppo; si dice che per esempio

dalla rivoluzione Zappiniana in poi, ma non necessariamente da lui, si è avvertito il bisogno

di arricchire il “numero” di una serie di “variabili, o di

così chiamate, accessorie”

complemento perché si è capito una verità che oggi sembra scontata .. un numero di 100

in sé e per sé non significa niente se non viene contestualizzato riferito agli altri aspetti che

gli stanno intorno i quali sono magari anch’essi quantitativi, ma magari invece no, la qualità

del numero, la rilevanza, la significatività del numero è una cosa ormai acquisita; non ha

senso dire che ho avuto un Reddito di 100..e quindi sono contento.. contento perché ?può

darsi che ho pagato 1000 e quindi devo essere molto scontento ,oppure a parte l’aspetto

psicologico, diciamo 100 rispetto a quale fondo è calcolato cioè se ho un patrimonio enorme

e ho guadagnato 100..è una cosa negativa. In pratica, si è ritenuto per lunghi secoli, che la

“quantità” fosse, in qualche modo, “tutto”, centralità, priorità e tutto quello che vogliamo

l’ottica

era centrato sulla quantità, il che ha contribuito a deformare, in qualche modo, della

nostra disciplina con una disciplina “meramente Negli

ed elusivamente quantitativa”.

l’esistenza di un problema di

ultimi secoli, si è avvertita, con sempre maggiore evidenza,

“qualità”, però, questo problema di qualità è stato interpretato in maniera, un po’,

subordinata alla quantità, nel senso che era , quel che mancava per render buona la quantità;

richiamando l’esempio del reddito: avevamo una quantità, ci accorgevamo che questa

quantità non era molto affidabile, e allora dicevamo “si ma in fondo c’è la qualità, che

la qualità del reddito, ma questo portava dietro la

appunto serve, a risolvere il problema”

“deformazione di avere una sorta di “gerarchia” dove al primo posto c’era la

del modo”

quantità e al secondo posto c’era la qualità, quindi la qualità era a servizio della quantità.

, che noi dobbiamo fare, è questo cioè “rompere

Il salto logico-concettuale questa

diciamo che di gerarchia in linea di principio non c’e ne e se c’è, dobbiamo

gerarchia”,

fare semmai al contrario, cioè prima di tutto è la “qualità”, cioè in senso “come generico

ora di queste qualità ve ne sono alcune che sono, in qualche modo,

modo di essere”,

quantificabili altre, invece, che rimangono non quantificabili e sono quelle che,

tradizionalmente, si intendono di “qualità”. Quindi se c’è una gerarchia è a favore della

qualità di cui la quantità è una imperfetta espressione. Però, non è bene, porre in maniera

categorica queste gerarchie, perché i problemi ai quali si è di-fronte possono poi portarci

fuori strada.

Abbiamo già visto a proposito degli “oggetti della semantica”, come sia più che opportuno

estendere sia le “attività” che le “risorse”, che le “attività amministrative” sia, soprattutto, le

“risorse perché gli rappresentano “un

amministrate”, oggetti patrimoniali in proprietà orizzonte

e seppur vero che i

troppo ristretto per la nostra disciplina” patrimoniali non in proprietà sono

stati, anche spesso, presi in considerazione ciò è stato fatto soprattutto dal punto di vista dei flussi e

molto meno dal punto di vista dei fondi.

Abbiamo, quindi, bisogno di recuperare per “intero la dimensione”, la proiezione della

“patrimonialità così abbiamo bisogno, non recuperare per intero, ma dire di

non in proprietà”, “non-patrimonialità”,

cominciare ad acquisire, davvero, la dimensione della abbiamo spesso

trascurato o considerato in via incidentale o in via indiretta, ad esempio

 nelle valutazioni del capitale economico e del connesso avviamento

 ed altre circostanze che non a caso vengono chiamate “straordinarie”, che quindi non sono

pienamente entrate nella routine della nostra disciplina.

Ovviamente nulla avviene a caso, se cosi è stato è perché gli interessi prevalenti che hanno guidato

sul piano storico lo sviluppo teorico della nostra discipline sono stati quelli relativi al mondo delle

imprese, almeno negli ultimi secoli e in particolare all’interno del mondo delle imprese da parte dei

portatori o del capitale nel senso più lato del termine e/o talvolta congiuntamente talvolta

fattore imprenditoriale, il che ha portato dicevamo un po’ “una

disgiuntamente dei portatori del

e un po’ una “parzialità che certamente hanno caratterizzato in

deformazione di ottica” di campo”

senso patrimoniale proprietario, la nostra disciplina.

Questo ci può anche stare bene, nel senso, di una presenza di queste risorse, ovviamente, ma non ci

sta bene per questo preludio come di fatto è avvenuto a una sottostima, invece ad una

sottovalutazione a una sottoconsiderazione delle altre risorse, quindi ampliamento degli oggetti,

abbiamo detto.

Abbiamo finito di dire che, anche, sul piano dei segni qualcosa di simile si può osservare in quanto

storicamente abbiamo visto:

 un’accentuazione fin troppo eccessiva degli aspetti quantitativi e una

 sottoconsiderazione degli aspetti qualitativi,

Anche qui una deformazione di ottica che ha privilegiato gli aspetti tradizionalmente

economico-finanziari della gestione e quindi una parzialità di campo perché ha fatto o non

sorgere o non crescere abbastanza gli aspetti qualitativi dei nostri linguaggi.

Conclusione analoga, abbiamo bisogno anche sul piano dei segni di fare della strada ulteriore e

importante arricchendo di linguaggi intorno a questi due fondamentali quantitativi e qualitativi

che però non sono neanche gli unici possibili, come altre volte abbiamo detto.

l’uno sugli l’altro

Questi due ordini di deformazioni di ottica e di parzialità di campo, oggetti

sui segni, evidentemente non sono fra di loro indipendenti perché avendo privilegiato:

 la dimensione impresa,

 la dimensione della proprietà del capitale e/o della titolarità del fattore imprenditoriale

Ci si è accentrati sugli aspetti economico-finanziari e anche patrimonialità in verità però a

dimensione di internabilità aziendale più che di esternabilità ambientale, per conoscere questi

oggetti non dico fosse sufficiente ma certamente era abbastanza idoneo lo strumento quantitativo,

lo strumento della moneta.

Nel momento in cui saltasse o già è saltato il limite nei confronti, o le limitazioni o i pregiudizi nei

confronti delle risorse patrimoniali in proprietà e non in proprietà non voglio dire

“automaticamente” ma certamente c’è un legame, una interrelazione, col fatto che salta anche la

limitazione contro il linguaggio di tipo qualitativo.

Più stringiamo il campo più facile è dominarle attraverso le quantità, oltre certi limiti non è più cosi,

ma per quanto ci riguarda, ad esempio se determiniamo un bilancio d’esercizio alla vecchia maniera

nell’ottica del capitale, della proprietà, o della imprenditorialità lo strumento quantitativo

tradizionale può andare quasi quasi bene, cosi come è andato quasi quasi bene per secoli e secoli.

Adesso non è più cosi perché gli interessi coinvolti sono maggiori si parla anche di shareholders e

per distinguere i portatori delle “share”, cioè delle quote di divisione del capitale da

stakeholders,

quelle dei portatori delle scommesse, cioè degli interessi comunque che gravitano sulla attività

aziendale, e quindi questo allargamento comporta la considerazione di attività e risorse che prima

non erano prese in sufficiente considerazione e quindi necessità l’impiego di linguaggi che prima

non erano impiegati.

Cerchiamo di mantenere quell’impegno che un po’ ci siamo presi almeno noi, quello di

l’ottica di partenza del tutto e cercare di ricondurre le parti all’interno di questo tutto

privilegiare

e non viceversa. Vedete il concetto di risorsa è tutto rispetto alle parti del patrimonio in proprietà,

è anch’esso

patrimonio non in proprietà, non proprietà; il segno tutto rispetto alla quantità, alla

qualità, all’aspetto grafico, all’aspetto di macchina o altre cose ancora.

Quindi il tutto che non serva a nascondere le parti ma che dia una cornice interpretativa a tutte le

parti, il rischio opposto, la via completamente opposta si potrebbe, non la condivido, ma si

potrebbe anche battere cioè di partire dalle “parti” per poi arrivare al “tutto” da punto di vista

c’è chi preferisce una via, chi l’altra però sarebbero

astratto sono sullo stesso piano di principio,

sulla stessa area di principio, il pericolo della seconda via qual è? Che partendo dalle parti non si

arrivi mai al tutto, e la storia ci insegna questo o per lo meno si arriva con enorme ritardo e con

perché poi ci “si all’interno delle part”i,

enorme difficoltà forma e ci si deforma il vedere il

mondo aziendale con l’ottica delle imprese è la dimostrazione di questo abbarbicarsi sulla

dimensione parziale e non totale, il considerare l’aspetto monetario dei fatti nostri come l’unico

importante è una prova di questo abbarbicarsi negli aspetti parziali e non arrivando al totale, e potrei

continuare a ripetere un po’ tutto; ecco quindi questa indicazione di metodo almeno questa

teniamola sempre presente anche perché l’applicazione poi di fondo, di perché questa ragioneria si


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti delle lezioni di ragioneria tenute dalla Professoressa Lipari con particolare riferimenti ai contenuti semantici. Il documento contiene la sintesi dei principali concetti associati, quali: le attività e le risorse amministrative, il principio di unitarietà aziendale, l’arbitrarietà e l’incertezza, la distinzione del concetto di esercizio amministrativo rispetto all’esercizio annuale, i regimi giuridici e gli ambiti delle risorse.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e amministrazione aziendale
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriadeltreste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Ragioneria generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Lipari Angela.

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