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- PROGRAMMA -

Piantine forestali:

03 i vivai,

08 operazioni e cure colturali,

11 impianto,

Sementi forestali:

20 qualificazione delle piantine,

40 fruttificazione e raccolta,

42 preparazione e conservazione del seme,

55 determinazione del valore colturale,

62 dormienza,

73 Trapianto

Legislazione:

83 valutazione dei caratteri fenotipici degli alberi in bosco.

Filizzola

Tesina Esame di Vivaistica Forestale - - Scienze Forestali e Ambientali UNIBAS

Filizzola

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VIVAI FORESTALI

DEFINIZIONE

Il vivaio (orto) forestale è un appezzamento di terreno in cui si allevano le piantine

per condurle ad uno sviluppo tale da essere messe a dimora per scopi di

rimboschimento.

Si dicono PROVVISORI (volanti) i vivai che vengono coltivati per un numero

limitato di anni, in quanto servono a preparare il materiale necessario ad un

determinato rimboschimento. Questi vivai una volta terminato il rimboschimento,

venivano abbandonati.

Consentono di evitare alle piantine stress dovuti a differenze climatiche fra luogo di

allevamento e luogo d'impianto e, di ridurre al minimo i danni dovuti al trasporto.

Ma di recente si è riusciti ad annullare la crisi di acclimazione con la conservazione

del postime in condizioni di quiescenza per notevoli periodi.

Inoltre è possibile ottenere piantine forestali più robuste e in più breve tempo in

vivai posti in basso, rispetto alle zone montuose dei vivai volanti. Questo perché non

c'è un'influenza negativa tra i vivai a valle dove le piantine rimangono per breve

tempo e la stazione a monte nella quale devono essere trapiantate definitivamente,

anche perché le piantine, nelle prime fasi di vita, in un clima più favorevole trovano

migliori possibilità di sviluppo.

Il vivaio forestale quindi deve avere clima simile, ma non necessariamente identico a

quello dove dovranno essere messe a dimora le piantine in esso allevate.

A causa dei costi di esercizio che diventano sempre più proibitivi, i vivai volanti

tendono a scomparire del tutto.

I vivai forestali STABILI (permanenti) sono coltivati per un periodo indefinito di

anni e producono materiale che può essere destinato all'impiego in località anche

molto distanti. Filizzola

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CARATTERISTICHE E PROBLEMI DEI VIVAI PERMANENTI

SCELTA DELLA LOCALITÀ PER L'IMPIANTO

Una scelta accurata ripagherà ampiamente lo sforzo compiuto.

Bisogna scegliere un terreno sufficientemente acido altrimenti si va incontro a

numerose difficoltà.

La scelta non deve ricadere su località molto soggette a gelate, altrimenti bisognerà

ricorrere prima o poi a misure costose di protezione.

Fra i fattori da considerare, si ricordano:

1) CLIMA

Occorre escludere i climi troppo rigidi e il periodo vegetativo troppo breve del

Picetum.

Per le specie più termofile (Eucalipti, Pino domestico, Pino marittimo, Pino d'aleppo,

Cipressi, Leccio e moltissime altre specie sempreverdi mediterranee) la coltivazione

è possibile, senza protezione, in tutta la zona del Lauretum.

Nella zona del Castanetum si hanno buoni risultati con le Quercie, il Castagno, la

Robinia, vari Aceri, Carpini, Ontani, Douglasia, Cedri, ecc.

La zona del Fagetum si presta essenzialmente alla coltura di Faggio, Abete bianco,

Frassino, Abete rosso, Larice, Pino silvestre, ecc. Il materiale qui prodotto può essere

più adatto per l'impiego in alta montagna.

Spesso si ha convenienza a scegliere una località situata 200-300 m al di sotto del

limite fra due zone fitoclimatiche per avere la possibilità di allevare con successo una

gamma molto ampia di specie. 2) TERRENO

Occorre tenere conto dei caratteri fisici, chimici e biologici del suolo.

- Reazione (pH):

Nei terreni ALCALINI (8) si hanno per molte specie di conifere gravi turbe nutritive.

Nei terreni NEUTRI (7) le conifere subiscono spesso danni dovuti alla moria dei

semenzali. Crescono bene in terreni neutri alcune latifoglie come Pioppi e Frassini.

Infine i terreni eccessivamente ACIDI (4-5) sono poveri di elementi nutritivi.

Crescono meglio con pH Acido il Larice (a pH Neutro il suo accrescimento si riduce

del 50%. Pino nero, Picea e Douglasia (tollerano bene anche terreni neutri).

Anche molte latifoglie crescono bene in terreni acidi, come: Farnia, Ontano, Betulla,

Faggio, Acero.

Nell'insieme si può ritenere che l'optimum per le CONIFERE sia situato

generalmente in corrispondenza di valori del pH compresi fra 4,5 e 5,5.

Mentre per le LATIFOGLIE in corrispondenza di valori di 6-6,5. Pertanto conviene

EVITARE sempre i terreni alcalini e dare la preferenza a quelli Acidi con pH intorno a

5-5,5 anche quando si debbano coltivare contemporaneamente conifere e latifoglie.

Infatti è più facile ridurre l'acidità del suolo per le latifoglie, che aumentarla per le

conifere. Solo nel caso di vivai di sole Latifoglie potrà convenire fare cadere la scelta

su terreni con pH di 6-6,5. Filizzola

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- Profondità:

Con profondità si indica la superficie coltivabile del terreno.

Corrisponde alla porzione di suolo che va dalla superficie alla Roccia Madre.

La sostanza organica utile alla pianta si stabilizza nei primi strati e le varie

lavorazioni hanno proprio lo scopo di Rimescolare il Terreno in modo da distribuire la

sostanza organica.

Molti ritengono che il terreno deve avere la

profondità minima di 1metro. Per la

coltivazione di sole conifere si può scendere

a valori più superficiali, ma non ci si deve

accontentare di profondità inferiori a 25-30

cm.

- Tessitura:

Si esprime in % ed indica le dimensioni delle varie componenti

granulometriche.

In Base alle dimensioni delle particelle il terreno viene detto: Argilloso, Sabbioso,

Limoso o a Scheletro Prevalente.

Un Terreno con Tessitura ottimale viene detto “Franco” o “A Medio Impasto”.

Per Determinare questo si usa il Triangolo della Tessitura.

Il terreno di un vivaio

forestale non dovrebbe

contenere più del 10% di

argilla e del 15% di limo.

Anche in terreni sabbiosi

con meno del 10% fra limo

e argilla si possono

ottenere buone produzioni

vivaistiche, ma bisogna

fare molta attenzione in

questo caso alle

concimazioni.

Condizioni ideali per un

vivaio in cui si devono

coltivare Conifere e

Latifoglie: circa il 20% fra

limo e argilla (8% di

argilla, 12% di limo). Filizzola

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- Morfologia:

L'importanza crescente della meccanizzazione della maggior parte delle operazioni

che si conducono in vivaio ha reso la morfologia del suolo uno dei fattori decisivi

della scelta. È evidente che è preferibile che il terreno sia

pianeggiante, si evita così la necessità di costose opere di

sistemazione (terrazzamenti), le quali limitano o rendono

impossibile la meccanizzazione dei lavori in vivaio.

- Drenaggio naturale:

Il terreno si dovrebbe presentare a drenaggio libero.

La presenza a una certa profondità di uno strato impermeabile e compatto dà

preoccupazioni minori rispetto alla difficoltà di drenaggio che comporta l'eccesso di

limo e argilla in tutto il terreno. Infatti con l'utilizzo di macchinari agricoli

è possibile rompere gli orizzonti compatti, eliminando così gli impedimenti di un buon

drenaggio. Invece è più lungo e costoso ammendare i terreni completamente

argillosi.

- Sostanza organica (humus):

I colloidi di humus sono utili perché hanno un notevole potere di ritenuta per l'acqua

e per gli elementi nutritivi. Inoltre migliorano sensibilmente la struttura del suolo.

Anche la sostanza organica indecomposta può avere azione utile sulla struttura del

terreno in quanto sede dell'attività di molti microorganismi.

Nei primi 15 cm il terreno dovrebbe avere almeno il 4-5% di sostanza organica.

Quando un vivaio viene impiantato in un terreno di prato permanente o in un terreno

di brughiera, il contenuto di sostanza organica tende a diminuire rapidamente fino a

che si stabilisce un equilibrio con la nuova coltura vivaistica.

La decomposizione della sostanza organica può procedere abbastanza rapidamente

specialmente se il pH del suolo viene innalzato con calcitazioni.

Le lavorazioni del suolo, migliorano le condizioni di aereazione stimolando la

decomposizione biologica della sostanza organica. Via, via che questa procede

vengono liberati elementi nutritivi, così si spiega ad esempio la straordinaria crescita

delle piantine forestali nei primi anni di conduzione di molti vivai creati su brughiere

sterili.

- Fertilità chimica:

È sempre opportuno scegliere terreni dotati di una buona fertilità iniziale.

Così si può risparmiare nelle spese di concimazione.

Il contenuto minimo nei primi 15 cm di terreno non dovrebbe scendere sotto: 0,07%

per l'azoto, 25 Kg/ha per l'anidride fosforica assimilabile e 100 Kg per l'ossido di

Potassio assimilabile.

- Erbe infestanti:

L'ideale sarebbe che il terreno da destinare al vivaio fosse libero da erbe infestanti.

Con una gestione idonea (Vigilanza continua e rimozione delle erbe appena

compaiono) terreni simili possono venire conservati liberi da erbe infestanti per molti

anni. Il costo elevatissimo del diserbo, giustifica che si cerchi di trovare terreni privi

inizialmente di erbe infestanti.

Molte delle caratteristiche che devono possedere i terreni da destinare ai vivai

forestali si trovano spesso riunite nei suoli dei boschi naturali di latifoglie o misti di

latifoglie e conifere, non troppo umidi. Filizzola

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3) POSSIBILITÀ DI RIFORNIMENTO IDRICO

Non si può oggi pensare a un vivaio che non disponga di acqua sufficiente per

l'irrigazione e altre necessità. In molti casi perciò questo fattore è condizione

determinante della scelta.

La quantità d'acqua necessaria per l'irrigazione oscilla

fra 300 e 800 L/ara/giorno. Queste cifre corrispondono

a portate di 0,4 - 1 L/s per Ettaro.

È chiaro che se l'irrigazione non è continua si

determina la necessità di costruire serbatoi o vasche di

raccolta per l'acqua. 4) GIACITURA ed ESPOSIZIONE:

In montagna si deve scegliere fra il fondovalle e le pendici alla base dei monti.

Nel fondovalle esistono molti fattori favorevoli (presenza di acqua, terreno

pianeggiante e profondo, ecc), però si ha ristagno di aria umida e di neve, gelate più

frequenti e quindi maggiori danni da freddo.

Le pendici ideali sono quelle a inclinazione molto dolce con sufficiente gradiente

altimetrico per consentire il deflusso delle acque senza che si abbia erosione del

suolo.

Le località esposte a forti venti sono da

scartare, tranne sui litorali marini, dove

talvolta protezioni con siepi periferiche

possono risultare efficaci.

Per quanto riguarda l'esposizione rispetto ai

punti cardinali non vi è una piena concordanza

di opinioni. Da evitare nelle località fredde le

esposizioni a est sud-est in cui il disgelo

troppo rapido può determinare gravi danni.

5) FACILITÀ DI ACCESSO o POSIZIONE RISPETTO AL MERCATO:

È necessario che la località si trovi in posizione favorevole

per lo smercio delle piantine prodotte e che sia servita da

una strada di grande comunicazione, di modo che le spese di

trasporto e spedizione restino contenute.

6) DISPONIBILITÀ DI MANO D'OPERA:

I vivai, anche se moderni e meccanizzati, hanno sempre necessità di mano d'opera.

Il numero di uomini o donne richiesto dipende dal grado di meccanizzazione.

La gestione del vivaio deve essere affidata soltanto ed esclusivamente ad uno o

pochi tecnici specializzati, affiancati da impiegati in numero proporzionale alle

capacità produttive dell'azienda:

- Un Capo operaio specializzato

- Uno o più trattoristi,

- Un esperto meccanico ed elettricista per le continue riparazioni delle macchine.

Gli operai occorre che siano ben scelti ed addestrati all'uso delle varie macchine.

In media ogni 10Ha di vivaio occorreranno 6-8 operai per le varie operazioni.

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DIMENSIONE DEL VIVAIO

&

RIPARTIZIONE DELLA SUPERFICIE:

In vivaio si distinguono varie parti. In generale sono presenti:

- SEMENZAIO: che comprende le aiuole destinate alla semina e all'allevamento dei

semenzali.

- PIANTONAIO: aiuole adibite alla coltivazione dei semenzali trapiantati (Trapianti).

- NESTAIOLA: Parte del vivaio in cui si eseguono gli innesti

(Castagno, materiale per arboreti clonali).

- BARBATELLAIO: dove si pongono a radicare le talee (Pioppi, Salici, ecc) e

si allevano le barbatelle (Talee radicate).

- BASTARDIERA: La quale rappresenta una parte del piantonaio riservata

all'allevamento di piante che dovranno avere dimensioni superiori a quelle abituali

(pronto effetto) e che servono per parchi, feste degli alberi, ecc.

Inoltre alla superficie destinata alla coltura forestale si aggiunge una superficie in

rotazione, che può variare di ampiezza da un anno all'altro e che in caso di

necessità può venire annullata o quasi, in una superficie improduttiva.

La superficie in rotazione può essere occupata da una coltura da sovescio o essere

lasciata in riposo.

La superficie improduttiva invece è rappresentata da strade, fabbricati, tettoie,

siepi, ecc.

La superficie totale del vivaio può dipendere dalla quantità e dal tipo di materiale che

si vuole produrre. Oggi più spesso è determinata da criteri economici che riguardano

il costo di produzione del materiale.

Per una razionale meccanizzazione non si dovrebbe scendere sotto gli 8-10 ha.

D'altra parte vivai molto estesi possono andare incontro ad altri inconvenienti.

In pratica si possono presentare 2 problemi relativamente facili se si dispone degli

elementi adatti.

Il primo problema diretto è quello di calcolare "S" (superficie del vivaio) dopo che

sia nota la produzione annuale che il vivaio dovrà consentire.

Il secondo problema è quello inverso, di calcolare la possibile produzione annuale

avendo nota la superficie del Vivaio.

Nel caso che nel vivaio si allevino solo semenzali e trapianti per risolvere il primo

problema diretto occorre conoscere alcuni elementi:

- DENSITÀ IN SEMENZAIO:

L'area occupata dalle aiuole è all'incirca il 60-70% di quella coltivabile. La superficie

che resta è impegnata dai solchetti o stradelli che dividono un'aiuola dall'altra.

La densità alla fine del 1 anno varia molto da specie a specie. Più spesso oscilla fra

2

100-300 semenzali per m per varie specie a semi grossi come castagni, Quercie e

2

Pini Domestici. 800-1000 semenzali per m per alcune conifere a semi piccoli e medi

(Abete rosso, Cipressi, Abete bianco, Cedri). 2

Densità molto basse si registrano per i Noci (40-50 semenzali/m ).

La Mortalità nel corso del 1°anno è rilevante soprattutto nel caso delle specie a semi

piccoli. Nel caso di permanenza in semenzaio per 2 anni conviene

usare densità di semina più basse. In questo modo alla fine

del 1°anno si hanno minori densità di semenzali, ma la

mortalità si riduce e si risparmia seme.

Infine densità eccessive possono influire negativamente

sulla qualità del postime (piantine filate).

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- DENSITÀ IN PIANTONAIO:

In piantonaio la densità è assai minore che in semenzaio e oscilla più comunemente

2

fra 50 e 100 trapianti per m di aiuola effettiva.

Quando le piante restano in piantonaio un solo anno le densità di collocamento

possono essere maggiori che quando restano 2 o + anni.

La distanza di collocamento delle piantine in piantonaio non è

solo in funzione della durata della loro permanenza, ma

dipende anche dalle dimensioni che hanno le piantine al

momento del trapianto e dalle caratteristiche della specie. Così

se si tratta di specie a rapido sviluppo con tendenza ad

ampliare molto la chioma (Castagno, varie Quercie) si scende

nettamente al disotto delle normali densità.

DURATA DELLA PERMANENZA IN SEMENZAIO E IN PIANTONAIO

In SEMENZAIO la permanenza non dovrebbe in nessun caso superare 2 anni.

I semenzali di 3 anni sono in generale filati e si riprendono con molte difficoltà.

In PIANTONAIO le piantine non dovrebbero rimanere più di 3 anni.

L'ETÀ del postime si indica spesso con 2 cifre separate dal segno +.

La prima cifra indica, in anni, la permanenza in semenzaio, la seconda il periodo,

sempre in anni, in cui le piantine sono rimaste in piantonaio.

ESEMPIO:

- Con la sigla 1+0 si indicano semenzali di 1anno.

- Con 2+2 vengono indicate piantine che hanno vissuto per 2 anni in semenzaio e

per 2 anni in piantonaio.

Secondo la legge 269/73, i lotti di piantine devono essere contraddistinti dalla

durata di allevamento in vivaio, suddivisa nelle sue varie fasi.

SUPERFICIE IN ROTAZIONE

In agricoltura si considera l'avvicendamento delle colture come una sana regola.

Per quanto riguarda i vivai forestali invece, indagini sperimentali non sono state in

grado di dimostrare che la coltivazione continua di semenzali di conifere abbia effetti

dannosi, sempreché il terreno sia sempre concimato adeguatamente e si contenga lo

sviluppo delle erbe infestanti.

Nonostante questo, l'interruzione della coltura forestale può essere giustificata

pienamente da altre r

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/05 Assestamento forestale e selvicoltura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GPL1987 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Selvicoltura generale e sistemi forestali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Basilicata o del prof Pierangeli Domenico.
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