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Selvicoltura e principi di gestione forestale - vivaistica forestale Appunti scolastici Premium

Appunti di Selvicoltura e principi di gestione forestale per l'esame del professor Pierangeli riguardante i vivai forestali, l'impianto, le operazioni e le cure colturali, gli allevamenti speciali, con la qualificazione delle piantine, la difesa dalle avversità, la gestione e programmazione. Le Sementi forestali, la fruttificazione e la raccolta, la preparazione e conservazione del seme, la... Vedi di più

Esame di Selvicoltura e principi di gestione forestale docente Prof. D. Pierangeli

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ESTRATTO DOCUMENTO

IL PROCESSO DI GERMINAZIONE

Per germinazione si intende quel processo in cui il seme si “risveglia” dalla fase

quiescente e l’embrione incomincia a svilupparsi fino a formare una nuova plantula.

La germinazione si manifesta con l’emissione della radichetta e può essere

considerata ultimata quando la plantula ha prodotto una superficie fotosintetica in

grado di provvedere al proprio fabbisogno di carboidrati.

La germinazione comprende due momenti:

In una prima fase, l’acqua entra all’interno del seme (imbibizione) e innesca una

serie di meccanismi enzimatici che favoriscono la scissione delle sostanze di riserva

per renderle più semplici ed assimilabili dalla plantula che si sviluppa.

Una volta ripristinato il contenuto idrico, il metabolismo cellulare riprende a

funzionare senza mostrare di aver subito alcun condizionamento negativo.

Nella seconda fase si verifica lo sviluppo della plantula fino alla completa

autonomia, il primo organo ad uscire dai tegumenti è la radice che salda il seme al

terreno ed assorbe acqua. Nelle DICOTILEDONI la germinazione può avvenire in 2

modi differenti a seconda della specie:

- Germinazione epigea (sopra la terra) poiché i cotiledoni

escono in superficie. Es: Fagiolo.

- Germinazione ipogea (sotto la terra) poiché l’ipocotile

non si allunga ed i cotiledoni rimangono nel terreno.

L’apice del germoglio viene portato in superficie

dall’allungamento dell’epicotile. Es: Pisello.

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I FATTORI CHE INFLUENZANO LA GERMINAZIONE

I semi possono essere definiti come organismi in condizioni di vita “sospesa”, capaci

di rimanere in questo stato fino a quando non si realizzino le condizioni favorevoli

alla germinazione, che può avvenire anche dopo molto tempo.

QUIESCENZA: si tratta di una risposta del seme a condizioni esterne non favorevoli.

DORMIENZA: sono presenti motivi inibitori interni per effetto dei quali il seme non

germina, neppure se posto in condizioni ottimali.

Esistono dunque fattori esterni e fattori interni che condizionano la germinazione.

Fattori esterni

TEMPERATURA

Tra i fattori esterni, la temperatura ha un ruolo primario in quanto elemento

fondamentale per lo svolgimento dei processi biochimici che, come è noto,

avvengono in intervalli termici spesso ristretto. Alcune specie possono germinare con

temperature di poco superiori a 0°C (Fagus sylvatica, Prunus avium, Tilia cordata).

UMIDITÀ

Un terreno mediamente umido rappresenta la condizione ideale

per la germinazione, mentre, se la quantità di acqua è troppo

elevata, si determina una saturazione

delle porosità del suolo, con conseguente diminuzione

dell’ossigeno.

L’acqua può determinare effetti negativi, soprattutto quando si

tratta di piogge prolungate e il terreno non è molto permeabile.

Infatti, essa facilita gli attacchi fungini, rallenta la fioritura e

ostacola il volo degli impollinatori.

LUCE

Un ulteriore fattore che condiziona la germinazione è la luce. Vi

sono semi che germinano solo al buio e altri che germinano solo

alla luce, naturalmente la maggioranza, sono specie foto-

indifferenti.

Tutti questi fattori concorrono, nel loro insieme, a determinare le

caratteristiche della germinazione, in particolare la sua velocità.

Fattori interni

BARRIERE FISICHE

Fra i fattori interni, particolarmente importante è la dormienza. È uno stato di riposo,

dovuto a cause fisiologiche che impediscono la germinazione, anche in condizioni

ambientali favorevoli.

In alcuni casi esiste una barriera, identificabile nei tegumenti, che può determinare

una resistenza meccanica notevole, oppure impedire l’assorbimento dell’acqua o gli

scambi gassosi con l’esterno. Col tempo, la barriera fisica può essere rimossa da

funghi, da batteri o da enzimi prodotti dal seme stesso. In ambito vivaistico si

effettuano trattamenti per ridurre l’impermeabilità dei tegumenti.

La pratica utilizzata per ottenere la massima resa

in plantule è detta scarificazione ed è attuata

sottoponendo i semi a bagno in acqua calda o in

soluzioni aggressive di acidi o basi forti (acido

solforico, idrossido di sodio), oppure attuando sui

semi incisioni od abrasioni del tegumento.

SCARIFICATORE MECCANICO: Durante il

funzionamento il cilindro rivestito con carta vetrata

si inserisce in quello contenente le palette rotanti.

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BARRIERE CHIMICHE

Altre volte le barriere sono di tipo chimico in quanto particolari sostanze, chiamate

col nome generico di inibitori, impediscono l’instaurarsi delle varie fasi di

germinazione, anche se le condizioni esterne appaiono ottimali.

Molte specie arboree ed arbustive di climi freddi manifestano questa inibizione per

superare le avverse condizioni invernali. In natura tale situazione viene superata

tramite la progressiva degradazione delle sostanze inibitrici proprio ad opera delle

difficoltose condizioni invernali, mentre in campo vivaistico la degradazione di

queste sostanze può essere indotta artificialmente attraverso una pratica

denominata stratificazione. Essa consiste nel porre i semi, mescolati con un

substrato umido, in ambiente arieggiato freddo

(stratificazione fredda o vernalizzazione) o caldo

(stratificazione calda o estivazione), per un

periodo di tempo variabile da specie a specie. Di

norma, la stratificazione calda non si applica da sola,

ma precede la vernalizzazione.

In natura la germinazione è regolata da una serie di

sostanze che, in competizione o in sinergia tra loro,

concorrono a realizzare nel migliore dei modi questo

processo estremamente delicato.

I FRUTTI DELLE GIMNOSPERME

I FRUTTI delle conifere (coni, detti anche strobili) sono

formati da un asse centrale (rachide) attorno al quale

sono saldate, in maniera elicoidale, delle brattee legnose.

Il SEME di una Gimnosperma è costituito da un embrione,

da un tessuto di riserva (endosperma primario) e da

tessuti protettivi.

L’embrione è costituito da un sospensore, un germoglio

apicale, una radichetta e alcuni cotiledoni, in numero

variabile da 1 a 15 a seconda della specie ma, a maturità,

ce n’è solo uno. Il tessuto di riserva è rappresentato

dall’endosperma (che viene detto primario per

differenziarlo da quello delle Angiosperme), esso non è

altro che il residuo del gametofito femminile. I tessuti

protettivi, infine, prendono origine dai tegumenti

dell’ovulo, che si induriscono e disseccano, formando a

volte delle ali sottili che facilitano la dispersione del seme

ad opera del vento.

I semi di Gimnosperma possono apparire assai diversi tra

loro, a seconda della specie di origine.

Solitamente la loro dispersione risulta operata dal vento,

per cui i semi sono di dimensioni limitate, muniti di

espansioni alari o altri artifici favorevoli al volo.

Vi sono, inoltre, trasformazioni particolari

per le quali il tegumento viene ad

assumere un aspetto favorevole alla

disseminazione tramite animali. In questo

caso il tegumento origina delle strutture,

dette arilli, di cui gli animali si nutrono

(Taxus baccata).

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IL FIORE DELLE ANGIOSPERME

Il fiore propriamente detto è presente esclusivamente nelle Angiosperme e

costituisce la forma più evoluta di organo riproduttivo realizzato dalle piante nel

corso del loro lunghissimo processo di adattamento.

Le varie parti del fiore deriverebbero da foglie opportunamente trasformate inserite

su di un asse estremamente accorciato.

CLASSIFICAZIONE DEI FRUTTI DELLE ANGIOSPERME

Il frutto è costituito dal seme e dal pericarpo, quest’ultimo ha la funzione di

proteggere il seme e allo stesso tempo, di facilitare la disseminazione.

Nel pericarpo si distinguono tre zone concentriche:

ESOCARPO, la parte più esterna

MESOCARPO, quella intermedia

ENDOCARPO, la parte più interna a contatto con il seme.

In base alla consistenza del pericarpo si distinguono i frutti carnosi dai frutti

SECCHI.

Quelli secchi vengono ulteriormente suddivisi in frutti DEISCENTI e INDEISCENTI,

a seconda che, una volta maturi, permettano o no la fuoriuscita del seme.

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FRUTTI CARNOSI

DRUPA:

Questo frutto caratterizza L’intera sottofamiglia delle Rosacee,(Drupacee): pesco,

albicocco, mandorlo, ciliegio, susino, prugnolo, ecc.

Altre drupe sono i frutti del noce, dell’olivo, ecc.

BACCA: .

Possiedono un Pericarpo polposo o succoso. Esempi di bacca sono l’acino dell’uva, il

pomodoro, il peperone, il frutto del corbezzolo, del ribes, del mirtillo, del Kiwi e del

fico d’India.

ESPERIDIO:

È il frutto degli agrumi. La Parte superficiale del Pericarpo è ricca di ghiandole

secernenti oli essenziali, mentre la parte interna è suddivisa in tipici spicchi molto

succosi.

PEPONIDE:

La parte interna del Pericarpo è deliquescente, cioè tende ad assorbire acqua e a

disciogliersi a maturità, contiene numerosi semi. È il frutto tipico della famiglia delle

Cucurbitacee. Tra le specie mediterranee si può ricordare il cocomero asinino.

POMO:

È un falso frutto in quanto solo una parte della struttura deriva dell’ovario, gran

parte dei tessuti derivano dalla proliferazione del ricettacolo.

Caratterizza una sottofamiglia delle rosacee, quella delle Pomoidee.

Esempi di pomo sono il frutto del melo, del pero, del nespolo e del sorbo.

BALAUSTRO:

Tipico del melograno. Filizzola

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FRUTTI SECCHI

I frutti secchi presentano un pericarpo secco. Alcuni, a maturazione si aprono

lasciando fuoriuscire il seme (DEISCENTI) altri presentano semi che non si

separano naturalmente dal pericarpo (INDEISCENTI).

FRUTTI SECCHI INDEISCENTI

(Non permettono la fuoriuscita del seme)

ACHENIO:

Solitamente di piccole dimensioni, a volte presenta delle estensioni piumose

denominate pappi che ne favoriscono la diffusione con il vento. per quanto riguarda

le specie forestali si possono citare le betulle, gli ontani e i platani.

NUCULA:

Si presenta di dimensioni rilevanti con brattee esterne (foglie trasformate) avvolgenti

di varia tipologia e pericarpo legnoso o cuoioso. Ne sono esempio la nocciola, la

faggiola, la castagna, la ghianda, il frutto dei carpini.

SAMARA:

È caratterizzato dalla presenza di una o due ali che ne favoriscono la propagazione

da parte del vento. È il frutto degli aceri, dei frassini, degli olmi.

CARIOSSIDE :

In questo tipo di frutto, frutto e seme coincidono. È tipico delle Graminacee:

frumento, mais, riso, ecc.

FRUTTI SECCHI DEISCENTI

(Permettono la fuoriuscita del seme)

LEGUME:

Tipicamente allungato, presenta deiscenza lungo i margini. Caratterizza la famiglia

delle Leguminose (ginestre, acacie, robinia, albero di Giuda, maggiociondolo, ecc).

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CAPSULA:

Frutto che a maturità lascia uscire i numerosi semi tramite apposite

fessurazioni. Esempi di capsula sono i frutti dell’eucalipto, delle eriche e

dell’euforbia. FALSI FRUTTI

Spesso nel linguaggio vivaistico per comodità vengono chiamati semi

degli organi che in realtà sono frutti e chiamati Frutti alcune

formazioni che in realtà non lo sono.

È il caso della fragola, la quale si tratta in realtà di un rigonfiamento del

ricettacolo che diviene carnoso e i veri frutti sono rappresentati dai piccoli

semi che si trovano sulla superficie (acheni).

Sono normalmente scambiati come frutti anche i frutti carnosi

derivati dall’ingrossamento dei calici (sorosio, tipico del gelso) o

dell’asse dell’infiorescenza (siconio, il comune fico).

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LA DISPERSIONE DEI SEMI

La dispersione naturale del seme si chiama disseminazione.

I mezzi adottati sono essenzialmente il vento, l’acqua e gli animali.

DISSEMINAZIONE ATTRAVERSO IL VENTO

(anemocora)

Le piante che utilizzano tale modalità presentano semi leggeri o di piccole

dimensioni, dotati di strutture atte al volo (ali o pappi).

In altre specie i tegumenti del seme si modificano sviluppando appendici pelose

(Pioppi) o alate (Aceri, Frassini, Platani, Abeti, Cedri…) in modo da poter rimanere

sospesi in aria per lungo tempo.

A volte l’intero strobilo si stacca dalla pianta e rotola sul terreno spinto dal vento.

Il rotolamento determina così il rilascio e quindi la dispersione dei semi nell’ambiente

(Pino domestico).

DISSEMINAZIONE ATTRAVERSO L’ACQUA

(idrocora)

Possono fungere da mezzi di dispersione dei semi sia le acque piovane, sia i corsi

d’acqua spostandoli spesso anche a notevoli distanze..

Vi sono poi specie con frutti che presentano tessuti natatori, cioè contenenti aria e

quindi in grado di galleggiare (noce di cocco), specializzate per sfruttare le correnti

marine al fine di colonizzare nuovi territori.

DISSEMINAZIONE ATTRAVERSO GLI ANIMALI

(zoocora)

In questo caso si possono verificare due possibilità:

L’animale divora completamente il frutto

Il frutto dovrà essere appetibile e facilmente visibile (frutti carnosi), mentre il

seme, ben protetto, passa indenne attraverso l’apparato digerente e viene spesso

aggredito dai succhi gastrici, così che, una volta eliminato con le feci, è pronto per la

germinazione. Anche gli animali che si nutrono di semi e frutti possono contribuire

alla loro dispersione. Molti roditori, sotterrano i frutti delle querce e del faggio, per

nutrirsene in seguito, ma a volte li dimenticano e questi, quando le condizioni

ambientali sono favorevoli, germinano.

L’animale lo trasporta attaccato esternamente al proprio corpo

Qui il Frutto si presenterà munito di elementi che facilitano l’adesione (uncini o

strutture vischiose).

In alcuni casi i frutti presentano delle strutture ad uncino o spine in grado di

impigliarsi nel pelo di vari animali, nelle piume o anche nei nostri abiti. Quando gli

animali se ne liberano strofinandosi, i semi cadono a terra e possono germinare.

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TRATTAMENTO DEI FRUTTI ED ESTRAZIONE DEI SEMI

La lavorazione delle sementi è un insieme di processi che, a partire dal frutto,

consente di ottenere seme germinabile, senza impurità e idoneo alla semina.

Per ragioni biologiche, il seme destinato all’impiego in vivaio deve essere quasi

sempre estratto dal frutto e soprattutto quando questi sono ancora attaccati alla

pianta, perché i semi raccolti caduti a terra, hanno un GRADO DI PUREZZA molto

basso (Presenza di impurità, foglie e rametti).

È necessario estrarre artificiale i semi perché il maggior volume dei frutti rispetto alle

sementi può creare problemi nella loro commercializzazione e conservazione.

Inoltre molti frutti, soprattutto quelli carnosi, sono soggetti alla formazione di muffe,

che possono compromettere in maniera drastica la germinazione.

EPOCA DI RACCOLTA DEI FRUTTI E DEI SEMI FORESTALI

L'epoca di raccolta dei frutti e dei semi forestali è molto importante poiché non ci si

può solo affidare alla pratica.

L'individuazione del periodo più adatto alla raccolta dei frutti di una qualsiasi specie

forestale è la prima condizione per la preparazione di sementi con elevate

caratteristiche biologiche. Per alcune specie infatti occorre effettuare le raccolte con

molta accortezza in un lasso di tempo di pochi giorni per evitare cattivi risultati e

notevoli perdite economiche tenuto conto dell'elevato costo delle sementi.

Un eccessivo anticipo nell'inizio può essere causa di una riduzione della facoltà

germinativa dei semi. Al contrario, ritardi nelle raccolte possono avere come

conseguenza la perdita di semi, poiché le squame hanno incominciato ad aprirsi.

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ESECUZIONE DELLA RACCOLTA

I metodi di raccolta dei frutti e dei semi variano da specie a specie.

CASTAGNE, GHIANDE e FAGIOLE ad esempio vengono raccolte a terra. Spesso si

effettuano preventivamente una ripulitura nell'area di insidenza delle piante

portasemi tagliando il sottobosco e rimuovendo la lettiera indecomposta, che

possono ostacolare le operazioni di raccolta. Per assicurare la migliore qualità del

seme, la raccolta andrebbe fatta giornalmente finché i frutti continuano a cadere.

I sacchi di polietilene non costituiscono contenitori adatti per i semi appena raccolti,

perché ne favoriscono il riscaldamento. Meglio i sacchi di Juta, che consentono il

libero movimento dell'aria.

Di recente sono stati ideati e sperimentati vari attrezzi

meccanici per raccogliere le faggiole basati sul principio

degli aspirapolvere. Sono costituiti da un cassone, in cui

finisce il raccolto, munito di una turbina azionata dalla

presa di forza del trattore e collegata a due tubi

d'aspirazione. L'apparecchio aspira insieme ai semi diverse

impurità (foglie, rametti, ecc). La separazione viene fatta in

base al peso dei prodotti aspirati: le faggiole cadono nel

fondo del cassone, mentre foglie e rametti vengono

rigettati attraverso la bocca di evacuazione della turbina.

Gli PSEUDOSTROBILI di BETULLE e ONTANI si raccolgono sugli alberi

in Settembre-Ottobre, poco prima che si aprano per liberare il seme.

Le Samare dell'OLMO si possono raccogliere sia da terra dopo la

caduta, sia sugli alberi già agli inizi di Aprile o Maggio.

Le Samare degli ACERI e dei FRASSINI, come anche i Legumi di

ROBINIA, si raccolgono normalmente sugli alberi alla fine di

Settembre. La raccolta sugli alberi è facilitata dall'impiego di potatoi

montati su lungo manico, con i quali si tagliano le estremità dei rami

che portano i frutti.

Nelle CONIFERE la regola è questa: salire sugli alberi e raccogliere i

coni a mano.

Per salire sugli alberi sono oggi disponibili vari attrezzi. Di maggiore

impiego sono senz'altro i RAMPONI Forestali. Abbastanza diffuso è

l'impiego di SCALE DI METALLO ULTRALEGGERE quando il fusto

libero non supera 10-12 m d'altezza.

Interessante è la sperimentazione di scale che non appoggiano

sull'albero ma che sono mantenute prossime ad esso per mezzo di

corde di Nylon legate agli alberi circostanti.

Piattaforme mobili, telescopiche, servono bene nei terreni pianeggianti,

dove il veicolo che le porta può muoversi con sicurezza.

Quando è sull'albero l'operaio di regola pone gli strobili in sacchi.

ESTRAZIONE DELLE SEMENTI

Le sementi forestali di conifere (Gimnosperme) sono trattenute

all'interno dei Coni (Strobili) dalle squame più o meno appressate

e chiuse. Salvo poche eccezioni, i coni sottoposti ad un flusso di

aria calda, cominciano lentamente ad aprirsi lasciando libera gran

parte dei semi. Ciò è possibile per il ritiro a seguito di perdita di

acqua, tra le squame per cui queste tendono a divaricarsi.

Le fasi principali della preparazione delle sementi forestali, sono:

- L'estrazione dei semi per mezzo del passaggio di aria calda.

- La loro disalatura e pulitura dopo l'estrazione dagli strobili che li contenevano.

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L'importanza del contenuto d'acqua

nei frutti e nei semi

Nell'allestimento dei semi forestali ha fondamentale importanza la conoscenza del

grado di umidità dei frutti e dei semi, essendo l'acqua un elemento che ha grande

peso nel metabolismo dei semi stessi regolandone le capacità vitali durante il periodo

di maturazione e sopratutto quando si trovano in fase di conservazione.

Temperature di Essiccamento

La temperatura viene normalmente regolata intorno ai 35-40°C.

In ogni caso le temperature da usare per l'essiccamento dei frutti dipendono

direttamente dal contenuto d'acqua dei frutti stessi.

Infatti i semi si danneggiano se riscaldati in concomitanza sia di elevati contenuti

d'umidità propri, sia di elevati valori dell'umidità relativa ambiente.

Da qui la necessità di adoperare macchine essiccatrici nelle

quali sia possibile avere temperature gradatamente

crescenti man mano che i coni procedono

nell'essiccamento.

Infine, per i tempi di essiccamento, va tenuto conto anche

della meccanica dell'apertura delle squame dei coni. È noto

che la parte esterna delle squame è più igroscopica di

quella interna per cui con il calore, prosciugandosi, ha un

ritiro di gran lunga maggiore con il risultato della

divaricazione verso l'esterno di tutte le squame (apertura

dello Strobilo).

GLI ESSICCATORI

Oggi sono in funzione diversi tipi di essiccatori:

- Forni a TORRE (gli strobili entrano dall'alto, passano successivamente

in alcuni ripiani inferiori e poi finiscono in un tamburo rotante).

- Forni a CELLA.

- Forni a TUNNEL (sono da preferire perché consentono una più razionale

esecuzione delle varie operazioni, che avvengono tutte ad uno stesso piano).

Inoltre negli essiccatori a Tunnel si possono usare temperature più alte poiché la

disidratazione dei coni è più rapida e più veloci sono anche i tempi di essiccamento

grazie alla forte portata d'aria. Filizzola

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Principi Fondamentali Dell'essiccazione

L'essiccamento deve avvenire progressivamente, con temperature che salgono da

20-30°C durante il pre-essiccamento, fino a 50-55°C nelle ultime fasi.

L'aria che incontrano gli strobili, tanto più è calda e tanto più deve essere secca.

L'ESSICCATORE VERTICALE

Questo sistema di essiccazione consiste nel far passare i coni in particolari separatori

di riempimento e scarico che permettono la separazione dei coni dai semi.

Il cammino degli strobili nella macchina è verticale e gradatamente scendono

dall'alto verso il basso attraverso 3 piani a griglia ribaltabili, installati nella camera

preriscaldatrice.

Dopo aver attraversato i 3 piani, i coni cadono

nel cilindro essiccatore, dove avviene

l'essiccamento vero e proprio con l'apertura

completa delle squame. Il cilindro è formato

da lamiere forate in modo da lasciar passare i

semi, ma non i coni.

Le temperature usate per l'essiccamento

variano dai 40 ai 50 gradi del cilindro

essiccatore, ai 30-35 gradi del preriscaldatore.

In questo modo si evitano eventuali

danneggiamenti alla facoltà germinativa dei

semi.

Pochi minuti di rotazione del cilindro sono

sufficienti a far cadere dai coni già aperti i

semi che sono avviati alle macchine per la

disalatura e la pulitura. Filizzola

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I MODERNI ESSICCATORI ORIZZONTALI

(A TUNNEL)

Il sistema orizzontale delle lavorazioni per

l'estrazione dei semi è preferito a quello verticale, in

quanto le caratteristiche delle sementi prodotte sono

migliori perché non soggette a frequenti urti e

sfregamenti come normalmente avviene negli

essiccatori verticali.

Inoltre esiste una facilità sia nell'installazione che

nella manutenzione degli essiccatori orizzontali.

Gli strobili sono trasportati con autocarro

direttamente dentro il capannone e vengono

immagazzinati nei vari box a seconda della specie.

Dai box vengono prelevati quando hanno raggiunto il

giusto grado di essiccamento naturale e trasportati

nella tramoggia dell'alimentatore dell'essiccatore.

Dopo l'essiccamento, gli strobili passano ai cilindri

cernitori che hanno lo scopo di separare il seme

dagli strobili. Di qui gli strobili vuoti sono avviati o al

silos di alimentazione della caldaia, oppure

all'utilizzazione per scopi ornamentali.

I Semi ottenuti dai cilindri separatori, passano per le

macchine pulitrici e selezionatrici ed alla fine sono

avviati alla conservazione nelle apposite celle

refrigerate.

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DISALATURA & PULITURA DEI SEMI

I semi caduti dai cilindri cernitori, ancora in possesso dell'ala, vengono passati in

una macchina pre-disalatrice formata da una cassa metallica avente sul fondo, per

tutta la sua lunghezza, una vite elicoidale senza fine che gira, prima in un senso e

poi nell'altro, a giri molto lenti (35 giri al minuto). L'azione di lento rimescolamento

della massa dei semi, provocata dal movimento dei meccanismi elicoidali, fa sì che

gran parte delle ali si distacchi dai semi e provochi una riduzione di volume della

massa stessa.

Dal cilindro cernitore i semi cadono poi nella sottostante disalatrice: essa è formata

da un'asse a giri variabili con denti metallici disposti elicoidalmente, ruotante entro

un cilindro di acciaio. La lenta rotazione dell'asse produce il totale distacco delle ali

dai semi, ali che vengono asportate da un sistema aspirante.

L'ulteriore selezione del seme può essere effettuata con gli apparecchi vibratori e

separatori per gravità.

Si ricorre spesso alla disalatura dei semi ad ala unica ed ampia (Abeti, Cedri, Larici,

Picee) perché il seme disalato occupa molto meno spazio e, alla semina si ripartisce

meglio.

Indagini diffuse hanno messo in evidenza i danni gravissimi che possono venire

provocati dalla disalatura meccanica.

La disalatura non solo può farsi risentire negativamente sulla facoltà germinativa, ma

anche sull'accrescimento delle piantine. La disalatura va condotta con ogni cautela

per evitare che la vitalità del seme si riduca. Spesso prima di passare i semi alle

macchine disalatrici si ricorre ad una Pre-ripulitura dove si eliminano tutte le impurità

grandi e piccole che potrebbero andare a danneggiare gli embrioni (aghi, frammenti

di strobili o di squame, ecc).

Infine in alcune specie di regola l'ala si distacca per intero senza lasciare residui

apparenti in alcune specie (Picee, Pini), mentre in altre specie (Abeti, Douglasia e

Larice) l'ala si spezza e lascia un pezzo fortemente aderente al seme.

Per questo la disalatura potrà essere solamente parziale.

MONDATURA

La mondatura, è necessaria perché il seme è misto a diverse impurità.

Non sempre la separazione delle impurità è facile perché molte impurità hanno

pressappoco la stessa grandezza dei semi.

Si può mondare in qualche caso per via umida, ad esempio per il PINO DOMESTICO

si può ottenere la separazione dei semi buoni dalle scaglie, dai semi vani e da gran

parte dei semi guasti (larve e muffe) ricorrendo all'acqua. Le impurità, essendo più

leggere dell'acqua infatti galleggiano mentre i semi pieni e buoni affondano.

La separazione è molto rapida e risulta pressoché perfetta, ma i semi che affondano

vanno estratti prontamente dall'acqua e fatti ben asciugare.

È frequente però l'uso di macchine per le grosse partite di semi. Le impurità vengono

allontanati dai semi per mezzo di ventilatori e piani inclinati.

(CONIFERE)

ALCUNI ALLESTIMENTI PARTICOLARI

Preparazione del Seme Di PINO DOMESTICO:

I coni di Pinus pinea, in Italia normalmente, appena raccolti vengono

trasportati su grandi cortili con pavimento in battuto di cemento e lasciati

lentamente essiccare al sole. Quando le squame sono bene aperte i coni

vengono passati attraverso una trebbia che li disarticola ed i semi (pinoli)

vengono separati. La resa in seme è di circa il 20-22% e la conservazione è

buona per un anno se mantenuti in locali freschi ed arieggiati.

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Preparazione del seme di CEDRO:

I coni di Cedro devono essere raccolti al secondo anno di età.

Ciò è molto importante poiché il cono dei Cedri al termine del

1°anno raggiunge le dimensioni proprie del cono maturo per cui è

facile sbagliare e raccogliere frutti che poi possiedono semi non

maturi. Comunque i coni ben maturi con le squame già in leggera

fare di apertura, possono essere disarticolati con una trebbia a

giri molto lenti.

Oppure, sia che le squame siano o non in fase di apertura, si

immergono i coni di cedro in una vasca d'acqua. Dopo 1 giorno si

tolgono dalla vasca e, dopo averli lasciati un pò ad asciugare, si

disarticolano con le trebbie.

In ogni caso, estratto il seme, occorre togliere l'ala con un semplice

disalatore.

Preparazione del seme di ABETE BIANCO:

Il sistema di allestimento del seme di Abete bianco è completamente

diverso da quelli fin'ora descritti e per mezzo di una modernissima

macchina, esso viene preparato con un particolare procedimento

esclusivamente "a freddo".

Il seme di Abete bianco è molto delicato e con molta facilità perde la

facoltà germinativa. Inoltre la trementina contenuta dai semi può

agire in senso sfavorevole nei riguardi della germinazione ed in più è

una concausa della difficile conservazione dei semi.

È noto che l'Abete bianco possiede semi che si distaccano insieme alle

squame, pertanto è necessario anticipare la raccolta degli strobili di

qualche settimana.

Gli strobili non devono essere colti troppo verdi, poiché il seme può non essere

completamente formato. Per evitare questo pericolo si prova a rompere lo strobilo

con la mano, pur con una certa resistenza, esso deve rompersi abbastanza

facilmente ed i semi devono avere la colorazione bruna, essere pieni, ben formati e

potersi distaccare dall'ala.

Abitudine di molti è staccare i coni lasciandoli cadere in terra.

Questo metodo è assolutamente sconsigliabile perché, con la

caduta i semi possono subire una riduzione della facoltà

germinativa. Quindi in conclusione, il raccogliere i coni

mettendoli dentro i sacchi e calarli a terra con una fune,

diviene il metodo più razionale ed economico, considerando

anche il tempo che occorre per recuperare i coni gettati a terra

tra i cespugli.

Una volta raccolti, occorre trasportare i coni ancora integri in

magazzino, distenderli su pavimenti di legno in uno strato alto

25-30 cm e rivoltarli giornalmente affinché perdano

gradualmente acqua senza subire delle alterazioni.

Questo periodo di essiccamento naturale si protrae per alcune

settimane.

La cura dei coni in magazzino ben aerato si conclude quando vengono raggiunti

contenuti di umidità del 35-38%. A questo punto è giunto il momento di procedere

all'estrazione dei semi.

L'estrazione del seme dagli strobili si ottiene attraverso una apposita macchina che

consiste in una trebbia a giri lenti che disarticola gli strobili, seguita poi da una

capsula disalatrice, da 2 cilindri coassiali che separano il seme dalle ali già staccate e

dalle squame. Filizzola

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Successivamente il seme viene essiccato

naturalmente in magazzino aerato fino ad

un contenuto di umidità del 16-14%.

Dopo di ché il seme subisce un

essiccamento con essiccatori ad aria calda

con temperatura di 20-22°C. Si è ritenuto

che con temperature superiori il seme di

Abete bianco subisce dei danneggiamenti.

L'umidità del seme viene così ridotta fino al

6-7%.

Questa è la parte più onerosa, occorrono

infatti molte ore di essiccamento per

ridurre l'umidità fino a valori accettabili per

una razionale conservazione.

Successivamente avviene la conservazione del seme in recipienti chiusi della capacità

di 20-30 litri ad una temperatura tra i -8 e i -10°C.

In conclusione, gli strobili indeiscenti (Pinus) hanno le brattee leggermente

aperte, mentre quelli deiscenti (Abies & Cedrus) si sfaldano.

Preparazione dei semi o dei frutti delle Principali LATIFOGLIE

Le latifoglie (Angiosperme) hanno frutti che si diversificano da specie a specie

potendo essere semplici o aggregati, con o senza ala.

Raccogliendo frutti per esempio di faggio, querce, castagno, ecc, è necessario

provvedere alla loro pulitura separandoli da rametti, foglie, cupole ed altre impurità.

Per le leguminose (Robinia, ginestre, ecc) è indispensabile, con una apposita

macchina, trebbiare i frutti separando i semi dagli involucri.

I frutti aggregati o MULTIPLI vengono scomposti, o tenendoli semplicemente

all'aria per qualche tempo (Betulla), o facendoli aprire in essiccatoi e poi procedendo

all'estrazione dei frutti semplici (Ontani).

Le capsule di Eucalipti si aprono prontamente dopo un breve periodo di

essiccamento e comunque non vi sono particolari difficoltà per la preparazione del

seme: uguale cosa avviene per il pioppo.

Nel caso di Latifoglie che abbiano frutti CARNOSI occorre separare i semi dalla

polpa. Ciò si ottiene lasciando a macerare per breve tempo i frutti in acqua e poi

strofinandoli e premendoli con una certa delicatezza. La polpa e le pellicole si

separano infine dai semi sottoponendo i frutti a lavaggio in setacci appropriati o

mettendoli in una conca profonda d'acqua in modo da utilizzare differenze da peso

specifico per la separazione dei semi dalle impurità.

Lo stesso procedimento deve essere usato anche per alcune

CONIFERE che presentano pseudofrutti carnosi come Tasso,

ginepri, ecc.

Nell'insieme comunque si può concludere che per i semi delle

latifoglie si tratta di operazioni semplici e che la MONDATURA

rappresenta spesso l'operazione più importante.

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(LATIFOGLIE)

ALCUNI ALLESTIMENTI PARTICOLARI

Preparazione del seme di ONTANO:

Gli pseudostrobili degli ontani vengono spesso raccolti parzialmente aperti e

quindi, non necessitano di prepulitura. Nel caso in cui questa operazione fosse

necessaria, è importante proteggersi dalle polveri resinose caratteristiche di

questa specie, estremamente dannose e irritanti per le vie respiratorie.

Preparazione del seme di FAGGIO:

I frutti, si raccolgono chiusi e si stendono per la post-maturazione.

Per favorirne l’apertura si sottopongono ad essiccamento artificiale in

forno.

Le faggiole così estratte vengono separate dalla cupola utilizzando la

mondatura. La pulitura e la selezione vengono effettuate

successivamente con macchine vibrovagliatrici.

Preparazione del seme di CASTAGNI & QUERCE:

Il materiale raccolto può essere molto sporco, perché in genere, è

prelevato da terra e i frutti sono in parte avvolti da ricci e cupole.

Pertanto, viene disteso e lasciato asciugare tramite essiccatura fino

a quando le prime cupole cominciano a staccarsi. Successivamente, si

passa in un tamburo che separa ed elimina polveri, foglie, rametti e

cupole. Il seme si seleziona dopo un’ulteriore asciugatura.

Preparazione del seme di ACERI & FRASSINI:

I frutti del genere Acer (samare doppie) e quelli del genere

Fraxinus (samare singole) dopo la raccolta devono essere

disalate con la Disalatrice.

Successivamente alla Disalatura si puliscono e si selezionano

con macchine vibrovagliatrici, che eliminano frutti vani,

polveri, frammenti di foglie, rametti ed altri residui.

Preparazione del seme di LEGUMINOSE:

I frutti delle leguminose possono assumere le più svariate dimensioni.

Essi sono dapprima essiccati e poi vengono depositati all’interno di una

tramoggia sul cui fondo è disposta una coclea in posizione orizzontale,

che può ruotare, a comando, in un senso o nell’altro. Lo sfregamento

dei frutti determina la rottura delle brattee, che sono le parti più

delicate.

Ne risulta un miscuglio dal quale il seme viene estratto con macchine

vibrovagliatrici, che lo puliscono e lo selezionano.

Vengono lavorati così i frutti dei generi Ceratonia (Carrubo),

Cercis (Albero di Giuda), Cytisus (Ginestra) e Robinia.

Preparazione del seme di BETULLA:

Il frutto, in realtà un’infruttescenza, è strobiliforme e pendula. Viene essiccata

all’aria per un periodo di tempo che varia in relazione alla loro umidità.

Quando le infruttescenze cominciano a disarticolarsi, il passaggio nella macchina

vibrovagliatrice separa il rachide dal seme. Il materiale viene poi selezionato.

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Preparazione del seme di NOCE:

Il frutto è una drupa. Il pericarpo esterno è carnoso (mallo),

deiscente a maturità (si sfalda). Il Pericarpo interno invece è osseo

(gheriglio), indeiscente (non si sfalda), che protegge il seme.

l’estrazione del mallo non comporta difficoltà, perché si stacca

abbastanza facilmente dal guscio della noce e si separa con setacci.

l’operazione è un pò complessa: vengono accatastati e coperti con

teli di plastica per una settimana circa. Questa tecnica consente di

ammorbidire l’epicarpo carnoso e di favorire processi fermentativi

non dannosi agli embrioni. Successivamente, si procede all’estrazione

del mallo con betoniere alimentate con elevati quantitativi d’acqua.

Preparazione del seme di PLATANO:

Gli acheni piumati dei platani, persistono per un certo tempo attorno

all’elemento centrale del frutto. Con la disidratazione, essi perdono

adesività e possono essere staccati con una trebbia. La separazione del

seme dal corpo fruttifero si esegue con una normale macchina vagliatrice.

Preparazione del seme di OLMO:

Il frutto è una samara che matura all’inizio della primavera.

La sua raccolta e lavorazione presenta alcune difficoltà, perché il momento

della raccolta coincide con la primavera, caratterizzata da pioggia e forte

vento che tendono a disperdere gran parte dei frutti maturi. Il materiale

viene essiccato naturalmente e poi pulito con macchine vagliatrici che

eliminano le impurità.

Preparazione del seme di CARPINO & TIGLIO

I frutti dei generi Carpinus e Tilia sono acheni indeiscenti con organi di

disseminazione rappresentati da brattee. Quando le brattee sono ben secche si

può procedere all’estrazione. I frutti vengono depositati all’interno di una

tramoggia sul cui fondo è disposta una coclea in posizione orizzontale, che può

ruotare, a comando, in un senso o nell’altro. Lo sfregamento dei frutti

determina la rottura delle brattee, che sono le parti più delicate. Ne risulta un

miscuglio dal quale il seme viene estratto con macchine aspiratrici-

vibrovagliatrici, che lo puliscono e selezionano.

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LA CONSERVAZIONE DEI SEMI

La conservazione delle sementi forestali è di grande importanza perché le

fruttificazioni delle piante forestali possono verificarsi anche a distanza di anni.

Da qui la convenienza per ogni specie di allestire il maggiore quantitativo di seme

possibile nelle annate di "pasciona" per poi conservarlo in appositi ambienti e

distribuirlo gradatamente secondo le esigenze vivaistiche, in modo da averlo

comunque sempre disponibile quando ve ne sia necessità.

Di rado si usa il seme appena allestito. È quindi frequente

la necessità di conservare per periodi più o meno lunghi

notevoli quantità di seme.

Il progresso della tecnica ha messo a disposizione delle

apparecchiature tali che è possibile una conservazione delle

sementi anche per diversi anni. Occorrono pertanto delle

apposite celle dove immagazzinare i semi via, via

prodotti in attesa della loro destinazione.

I FATTORI FONDAMENTALI DELLA CONSERVAZIONE

I fattori determinanti per una buona conservazione dei semi forestali sono l'uso di

più o meno basse temperature e un basso contenuto di umidità dei semi.

In tali condizioni si riducono le attività metaboliche, per cui gran parte dei semi può

essere conservata per molti anni. È molto importante mettere in conservazione

soltanto semi che siano di ottima qualità e ciò dipende in parte anche da come sono

stati estratti e preparati.

Talvolta si sono riscontrate anche alterazioni cromosomiche per cui è sempre buona

regola conservare i semi forestali per il tempo strettamente necessario.

In linea generale è stato accertato che il seme si conserva tanto più a lungo quanto

più bassi sono temperatura e contenuto di umidità.

Le uniche eccezioni a questa regola sono i semi di alcune Latifoglie, fra cui molti

semi grossi, per i quali il contenuto di umidità ottimale è abbastanza alto

(CASTAGNO, QUERCIA). Questo impedisce anche di ricorrere a temperature troppo

basse che, con l'elevato contenuto di umidità possono essere letali.

Spesso i semi si conservano in recipienti chiusi sia per evitare danni da parte di

insetti, animali, ecc... e sia perché all'interno di un contenitore sigillato, il recipiente

diventa sempre più ricco di anidride carbonica e sempre più povera di ossigeno. La

scarsità d'ossigeno agendo sulla respirazione può favorire la longevità del seme.

I semi grossi delle latifoglie non tollerano la conservazione ermetica.

Quando nell'aria che li circonda inizia a scarseggiare l'ossigeno, si sviluppano

processi di respirazione anaerobica con accumulo di sostanze tossiche che uccidono i

tessuti. Filizzola

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METODI DI CONSERVAZIONE

Si distinguono 3 categorie di semi a seconda della difficoltà di conservazione.

- Semi di facile conservazione (ORTODOSSI):

Sono i semi che TOLLERANO UN DISSECCAMENTO ACCENTUATO e sono dotati

di notevole longevità SONO DA CONSERVARE ALL'ASCIUTTO.

Esempi: Molti Pini, Larici, Cipressi, Picee, Eucalipti, Ontani.

Il metodo migliore consiste nel seccare i semi fino al 7% e nell'impedire poi che

riprendano umidità ponendoli in recipienti a chiusura ermetica. Questi possono

mantenersi a temperatura ambiente (Corto periodo di conservazione) oppure a

temperatura prossima a 0°C (Periodo di conservazione di più anni).

- Semi di difficile conservazione (RECALCITRANTI):

Sono i semi che IN NATURA SONO POCO LONGEVI.

a) Olmi, Pioppi: Sono da conservare a temperatura inferiore a 0°C. Si possono

ottenere buoni risultati prosciugando i semi fino a valori del 5-8%, poi ponendoli in

recipienti a chiusura ermetica a -4°C/-10°C.

b) Abete bianco: In natura si conservano spesso fino a primavera.

Temono un disseccamento troppo accentuato.

Si possono ottenere buoni risultati asciugando i semi fino al 6-11% in recipienti

ermeticamente chiusi, si possono conservare per più anni a temperatura

notevolmente inferiore a 0°C (-10°C/-15°C).

c) Semi che non tollerano il disseccamento ne a temperatura ambiente e

neanche a temperatura prossima a 0°C (GHIANDE e CASTAGNE). Questi semi si

possono conservare fino a PRIMAVERA misti a sabbia, in locali freschi e molto aerati.

Di tanto in tanto, i semi vanno leggermente innaffiati per evitare che secchino

troppo. La conservazione dei semi all'aperto, misti a strati alterni di lettiera e sabbia,

in fosse e coperti da uno strato di paglia per proteggerli dal freddo, porta spesso al

successo.

Per periodi più lunghi la conservazione

di molte ghiande sembra possibile per

un anno intero a 3°/4°C, mescolando il

seme con sabbia. L'umidità di

conservazione può oscillare fra il 30 e il

45%.

- Semi con caratteristiche

intermedie

Comprendono vari semi di latifoglie con

dormienza profonda, come Aceri,

Carpini, Faggio, Frassini e Tigli.

La conservazione non presenta

particolari difficoltà, è difficile solo per i

semi di alcuni Aceri e per il Faggio, per

il quale i semi si possono prosciugare

molto più di quello delle querce. Con un

contenuto di umidità pari al 10% le

faggiole possono conservarsi a -10°C

per almeno 3 anni. Filizzola

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PERIODI DI CONSERVAZIONE

Ogni specie è caratterizzata da un ritmo di fruttificazione tipico (annuale, biennale

o triennale) e da un diverso grado di conservabilità dei semi.

Questi due aspetti condizionano la durata della conservazione oltre alla destinazione

del materiale raccolto.

- Conservazioni inferiori ad un anno

Ciò si verifica quando le raccolte sono effettuate da un vivaio per uso proprio,

quando i semi sono difficilmente conservabili o quando le strutture disponibili

per l’immagazzinamento non sono in grado di conservare i semi per più di alcuni

mesi. La raccolta del seme avviene annualmente.

- Conservazione per 1-5 anni

Quando i semi hanno una lunga conservabilità e si dispone di strutture molto

efficienti, la conservazione si può protrarre per periodi da 1 a 5 anni e oltre.

Il verificarsi di queste condizioni consente di tralasciare le annate di fruttificazione

scarsa e di concentrare la raccolta dei semi solo negli anni di pasciona

(annate di buona fruttificazione).

- Conservazione a lungo termine

Si applica a semi facilmente conservabili e a programmi di gestione delle risorse

genetiche (Banche del germoplasma) dotati di stabilimenti e strutture molto

efficienti. IL GERMOPLASMA

DIRETTIVA PER LA CONSERVAZIONE E IL RECUPERO

DEI VEGETALI

(1994) del Consiglio d’Europa

Il germoplasma rappresenta la variabilità genetica totale disponibile per una specifica

popolazione di individui. Esso è rappresentato da semi o tessuti in grado di

ripristinare un organismo intero.

Questo insieme di organismi differenti può essere conservato sul luogo di origine

(conservazione in situ) o presso appositi Istituti (conservazione ex situ) che

ne curano il mantenimento e la caratterizzazione.

- Conservazione in situ

La Direttiva Habitat 92/43/C.E.E., emanata dalla Comunità europea il 21 maggio

1992, ha lo scopo di salvaguardare e proteggere la biodiversità degli Stati membri

attraverso l’istituzione di una serie di siti da proteggere denominati o classificati di

importanza comunitaria (S.I.C.) e zone a protezione speciali (Z.P.S.) destinate

a far parte di una rete ecologica comunitaria denominata Natura 2000, a cui

applicare le necessarie misure per la salvaguardia, il mantenimento ed

eventualmente, il ripristino di un habitat naturale soddisfacente alle specifiche

peculiarità del sito.

L’Italia, dopo aver molto temporeggiato, infine ha dato attuazione alla Direttiva

Habitat 92/43/C.E.E, con D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357, modificato con D.P.R. n.

12 marzo 2003, n. 120.

I siti di interesse comunitario (SIC) sono cosa diversa dalle aree protette, dai parchi

nazionali, regionali, dalla riserva naturali, marine. Essi traggono origine dal concetto

di valore scientifico, naturale “tipico” che un habitat naturale possiede, che si eleva ad

interesse ed importanza sovra-nazionale e che quindi, necessita di tutela.

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Termini impiegati:

SPECIE INDIGENE: Specie vegetali presenti senza interventi umani o introdotte

prima del 1500 d.c. (archeofite).

NEOFITE: Specie vegetali introdotte dopo il 1500 d.c.

SPECIE INVASIVE: Specie che si riproducono rapidamente a scapito di specie

caratteristiche di vari ambienti naturali.

LISTA NERA: Inventario regionale delle neofite invasive particolarmente aggressive.

SEMENZA DI BASE: Insieme delle sementi raccolte in natura in vista di una

moltiplicazione. La raccolta deve essere fatta a partire da

almeno 40 individui.

MISCELA: Combinazione di specie definita qualitativamente e quantitativamente,

commercializzata come tale e di qualità controllata.

- Conservazione ex situ

La conservazione ex situ è una strategia fondamentale di conservazione della

biodiversità quando questa è gravemente minacciata, oppure quando il numero

degli individui di una specie è fortemente ridotto.

Il collegamento stretto tra i centri di conservazione “ex situ” ed i centri di impiego

“in situ” rappresenta una efficiente soluzione per mantenere la variabilità delle specie

per le quali non è possibile la conservazione in situ.

Pertanto un programma di conservazione della biodiversità deve prevedere un

equilibrato bilanciamento dei due tipi di conservazione.

CRITERI CHE GIUSTIFICANO LA COLTIVAZIONE EX SITU

- La specie è minacciata a livello europeo, svizzero o regionale

- Il prelievo di semi o di parti della pianta non nuoce alle popolazioni esistenti.

Oltre a mantenere le risorse genetiche esistenti, la conservazione è funzionale anche

ad altri importanti obiettivi:

- Fornire popolazioni di riserva o stock da utilizzare per consentire la sopravvivenza

delle specie durante le fasi di reintroduzione e ripopolamento o per favorire il

recupero e la riabilitazione degli habitat.

- Assicurare, attraverso lo stoccaggio a lunga scadenza, materiale per bisogni futuri.

- Fornire materiale per la formazione di una coscienza ambientale.

La Conservazione ex situ avviene presso collezioni, pubbliche e private, sia

di specie coltivate, sia di specie selvatiche.

Germoplasma vegetale a partire dagli Istituti del MIPA, MURST, CNR, ENEA,

Centro per la Conservazione delle piante da frutto, collezioni esistenti negli Orti

botanici di ogni tipo, comprendendo anche quelle private legate alle imprese

sementiere, alle istituzioni private, alle Fondazioni, agli orti botanici privati, alle ONG

ecc. Comprendendo le collezioni esistenti presso Università ed istituti di ricerca

pubblici, ufficialmente riconosciute.

La conservazione ex situ, almeno nel breve e medio periodo, è spesso l’unico

strumento che consente di salvaguardare molte specie dall’estinzione.

Le principali attività della conservazione ex situ comprendono:

a) Mantenimento di collezioni viventi

b) Propagazione e coltivazione in vivai e attrezzature specializzate

c) Banche germoplasma

2005 - "RIBES", "Rete Italiana di Banche del germoplasma per la

conservazione Ex Situ della flora spontanea" si occuperà di progetti a livello

nazionale, riguardanti specie a rischio di estinzione e quelle utili per interventi di

rinaturalizzazione. Filizzola

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BANCA DEL GERMOPLASMA

Laboratorio biologico che attraverso la crioconservazione a -20°C dei semi delle

piante selvatiche, ne proietta la loro esistenza per le generazioni future.

I semi opportunamente preparati (disidratati e crioconservati), conservano in questo

modo la loro vitalità per secoli.

Si stima che attualmente esistono circa 1.300 Banche di Germoplasma in tutto il

mondo. Ciclo di lavorazione delle Banche del seme

- RACCOLTA

Raccolta di materiale vegetale controllato sotto il profilo genetico e fitosanitario per:

1) conservare il patrimonio genetico delle piante per operatori e studiosi.

2) fornire materiale di propagazione di qualità a chi interessato.

- PREPARAZIONE DEI SEMI

- DISIDRATAZIONE DEI SEMI

- IMPACCHETTAMENTO

- CONSERVAZIONE -18°C

- PERIODICI TEST DI GERMINAZIONE

- RIGENERAZIONE DI SEMI

- RICONSERVAZIONE

- semi ORTODOSSI

Semi che, tramite un’essiccazione spinta (fino al 5-10% di umidità) ed una

conservazione a basse temperature (inferiori a +5°C), riescono a mantenere

per lungo tempo la loro vitalità.

I semi ortodossi, una volta essiccati fino al 5-10% di umidità e posti in contenitori

ermetici, sopportano le basse temperature e si conservano a lungo.

Temperature variabili da 0 a -5°C si applicano quando i tempi di conservazione sono

inferiori ai 5 anni, mentre, temperature più basse (comprese tra -15 e -18°C) sono

preferibili per tempi di conservazione più lunghi.

Hanno semi ortodossi i generi Abies, Alnus, Betula, Fraxinus, Larix, Picea, Pinus,

Platanus, Prunus, Pseudotsuga, Sequoia.

Tra le specie mediterranee si trovano l’olivo, l’oleandro e la ginestra.

Nelle zone tropicali e subtropicali si contano i generi Acacia e Eucalyptus.

- Semi RECALCITRANTI

Sono meno numerosi e quando il loro contenuto idrico scende al di sotto del 20-40%

perdono vitalità molto velocemente.

Sono recalcitranti i semi delle specie presenti negli areali a clima temperato che non

tollerano l’essiccazione (come ad esempio Quercus spp.).

L’esempio più noto di semi recalcitranti è rappresentato dalle ghiande delle

specie quercine.

Altre specie con semi recalcitranti sono i castagni e gli ippocastani.

Esiste una relazione tra l’ecologia della specie ed il comportamento dei propri semi.

Generalmente, i semi delle specie provenienti da ambienti siccitosi sono

ortodossi. In questi casi la resistenza all’aridità costituisce una caratteristica

essenziale per la sopravvivenza e la rigenerazione della specie.

Al contrario, è più probabile che una specie recalcitrante provenga da un habitat

umido. Filizzola

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LE SEMENTI FORESTALI E LE LORO CARATTERISTICHE

In selvicoltura è fondamentale il problema dell'approvigionamento delle sementi

forestali poiché migliori saranno i risultati quanto maggiore attenzione si è avuta

nella scelta della sementa impiegata. La qualità del seme è quindi un aspetto

essenziale ed è determinata da fattori genetici e colturali come ad esempio la

purezza, la facoltà germinativa, il sistema di preparazione, ecc.

L'importanza della provenienza del seme è ormai universalmente riconosciuta, ciò è

dimostrato dalle legislazioni sul controllo del materiale di propagazione forestale,

infatti sulla base delle direttive comunitarie, l'Italia ha emanato la Legge del 22

maggio 1973 n. 269 con cui è stato regolamentato il commercio e la distribuzione

di piantine e sementi forestali destinate a scopi di rimboschimento, le quali devono

provenire da boschi classificati “da seme” e catalogati in un apposito registro

denominato "Libro nazionale dei boschi da seme".

PUREZZA DEI SEMI

Per purezza dei semi si intende la percentuale di seme senza le impurità.

Tra le impurità sono comprese oltre alle polveri, anche residui di foglie, rametti, semi

spezzati e semi di altre specie. Le norme CEE stabiliscono i requisiti di purezza cui

devono soddisfare i semi di ogni specie per essere commercializzabili.

In particolare Secondo le norme ISTA (1976), per impurità si devono intendere solo

i semi di altre specie ed il materiale inerte. Da un punto di vista pratico, risulta

vantaggioso includere nelle impurità anche i semi della stessa specie che presentino

dimensioni inferiori al normale e i semi attaccati da insetti, funghi e roditori, quindi

non più intatti. FACOLTÀ GERMINATIVA

La facoltà germinativa è un'altra caratteristica determinante per il valore delle

sementi. Essa dipende da un'opportuna epoca di raccolta e da razionali criteri di

preparazione e conservazione della sementa. Dipende anche dalla specie e dalle

caratteristiche anatomiche dei semi.

Quindi mettendo i semi in condizioni opportune per la loro germinazione

(temperatura - umidità), la percentuale di semi che germinano in un tempo

sufficientemente lungo costituisce la facoltà germinativa.

La conoscenza della percentuale di semi capaci di germinare è essenziale

per determinare la quantità di seme da usare in vivaio.

I semi forestali dimostrano in genere di germinare abbastanza rapidamente se posti

in opportune condizioni di umidità con temperature variabili comprese tra 16-25°C.

L'uso di temperature alternate, più basse di notte rispetto a quelle diurne risulta

favorevole alla germinazione, mentre l'illuminazione è utile per alcune specie,

negativa per altre. Secondo l'attuale prassi la germinazione si definisce terminata

quando le plantule posseggono una superficie fotosintetica tale da soddisfare il

richiesto fabbisogno di carboidrati.

Comunque, se una partita di semi ha ad esempio, la facoltà germinativa del 70%,

non significa affatto che da 100 semi si otterranno 70 piante. Molte plantule

moriranno nei primi periodi dopo la germinazione per cui quelle presenti al primo

anno di vegetazione costituiscono la percentuale di piante che può variare

ampiamente (dal 2-3% all'80%). Su questo parametro influiscono le tecniche usate

per la semina e le cure colturali successive.

VALORE COLTURALE

Il valore economico di una partita di semi è in gran parte determinato dal suo Valore

colturale (Vc). Per valore colturale di una sementa si intende il rapporto tra il

prodotto della Facoltà germinativa per il grado di Purezza, diviso 100 e cioè:

Vc= Fg x gP_

100

Le caratteristiche uguali dei semi si determinano mediante le prove di germinazione.

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PESO DI MILLE SEMI

Oltre al valore colturale è opportuno conoscere il peso

di mille semi. Oggi la semina in vivaio la si fa

prendendo in considerazione il numero di semi

germinabili per Kg.

Questo parametro è un indice valido dei numero

potenziale di semenzali che si possono ottenere in

vivaio da 1 Kg di semente e serve come punto di

partenza per il calcolo del fabbisogno di seme e della

densità di semina.

Inoltre le vigenti norme sul controllo del materiale di

propagazione forestale stabiliscono che i semi forestali

non possono essere distribuiti né venduti se non è

indicato nell'apposito cartellino il peso di mille semi ed

il numero di semi vitali per Kg.

Quindi sapendo quale è il valore colturale ed il numero

di semi per ogni Kg è facile per ogni sementa

conoscere il numero di semi vitali per Kg.

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Conoscendo il Valore colturale (Vc) e il peso di Mille semi

(P ) in grammi, il numero di semi vitali per Kg si trova

1000

con la seguente formula:

DIMENSIONI DEI SEMI

Il peso della sementa è strettamente legato alle dimensioni

dei semi: I semi più grossi danno origine a semenzali di più

rapido sviluppo e ciò perché nei semi grandi sono più

consistenti le sostanze di riserva che possono essere

sfruttate nei periodi iniziali di accrescimento.

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PROVE DI GERMINAZIONE

Per eseguire le prove di germinazione è

necessario disporre di apparecchiature adatte, in

particolare occorrono GERMINATOI o ARMADI DI

GERMINAZIONE.

Nel germinatoio Jacobsen i semi vengono posti

a germinare su dischi di carta da filtro (carta

bibula) mantenuti costantemente umidi.

Negli armadi di germinazione si possono

programmare con precisione i fattori ambientali

più opportuni per la germinazione. I semi vanno

posti a germinare in capsule petri con un disco di

carta bibula sul fondo, che va di tanto in tanto

inumidito.

Descrizioni di germinatoi e camere di germinazione si possono trovare nelle Norme

ISTA 1976 (International Seed Testing Association).

Infine, per il prelevamento dei campioni da sottoporre ad analisi esistono precise

norme (Metodi ufficiali di analisi) che ne indicano le modalità nonché il peso di ogni

campione. È molto importante che il seme impiegato sia campionato

correttamente: solo 400 semi (generalmente 4 ripetizioni da 100 semi ciascuna)

dovranno rappresentare l’intero lotto.

Per la maggior parte delle specie forestali elencate nei Metodi Ufficiali è prescritto un

ciclo di temperature giornaliere alternate: 16 ore al buio a +20°C, seguite da

8 ore alla luce a +30°C.

Dopo 1 settimana il risultato della prova di germinazione prevede il calcolo della

percentuale dei semi germinati e dei semi non germinati.

L’ultima conta si effettua generalmente al 28° giorno, pur esistendo molte

eccezioni.

Infatti in alcuni casi (semi dormienti), la prova di germinazione presenta

l’inconveniente di un’eccessiva durata, talvolta molti mesi, come il tiglio o il

frassino che impiegano 365gg (1anno), il Ginepro addirittura 700gg (2anni).

- SAGGIO DEGLI EMBRIONI ESTROMESSI: Si tratta di un procedimento nel quale

gli embrioni vengono liberati da tutti gli involucri, vengono posti a germinare su

carta bibula mantenuta umida, come se fossero semi.

La prova dura 1-2 settimane, Si giudicano vitali gli embrioni che si accrescono e

diventano verdi alla luce, oppure si mantengono inalterati. Quelli che si deteriorano o

assumono colore anormale sono da considerarsi non vitali. Il metodo è laborioso, la

difficoltà che si incontra per molti semi nell'estrarre l'embrione senza danneggiarlo

restringe le possibilità di questo metodo.

L'ISTA lo ammette come saggio ufficiale alternativo in pochi casi.

- PROVA DI ESAURIMENTO: In questo saggio il seme è fatto germinare al buio

per un determinato periodo. I semenzali, a causa della mancanza di luce e grazie

alle sostanze nutritive presenti nel seme, crescono con

evidente eziolatura (Tessuti Bianchi).

Al termine della prova si misura il peso secco dei

semenzali: un elevato peso secco è indice di una

buona qualità del seme. In genere, i test che

sottopongono i semi a stress termici o idrici sono buoni

indicatori della qualità del seme e, in particolare, del

loro comportamento in campo, dove le condizioni

critiche sono frequenti.

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Saggi Rapidi

Le prove di germinazione dei semi forestali richiedono spesso molti giorni o

addirittura mesi. Quando non si ha il tempo di effettuare la prova di germinazione

perché si ha urgenza di conoscere la qualità del seme, si eseguono prove più rapide

di vitalità.

Un seme si definisce vitale quando presenta tutte quelle caratteristiche

morfologiche, fisiologiche e biochimiche essenziali alla sua germinazione.

Questi saggi forniscono solo una stima della qualità del seme senza che avvenga una

germinazione vera e propria.

- PROVA DEL TAGLIO: Il seme viene esaminato prima dall'esterno e poi

dall'interno. Questo permette di riconoscere i semi che

hanno il tegumento lesionato. L'esame interno, che si

esegue dopo aver sezionato il seme, consente di osservare

il colore, la consistenza e le sviluppo dell'endosperma e

dell'embrione.

Si può vedere anche se il seme è vano, cioè se manca

l'embrione o questo è poco sviluppato.

È possibile anche rilevare la presenza di insetti o danni

provocati da muffe, ecc.

Si stimano come vitali, tutti i semi che non presentano anomalie.

È sicuramente la prova più impiegata perché rapida e poco costosa. Inoltre, si può

eseguire nel luogo di raccolta e, se gli operatori sono esperti, è molto affidabile.

Consiste, semplicemente, nel taglio del seme in due metà: i semi di elevata qualità

mostrano tessuti turgidi, sani con colore tipico per ogni specie (generalmente bianco

o avorio) e senza danni da insetti.

Per i semi piccoli (Ontano, Cipressi, ecc) la prova del taglio va usata attraverso lo

schiacciamento del seme.

- METODI BIOCHIMICI: Fra i metodi biochimici più precisi è più usati vi sono quelli

colorimetrici, che portano alla colorazione degli

embrioni vivi tramite la respirazione dei semi e

dell'attività enzimatica. Questi metodi sono basati

sull'impiego di sostanze incolori (sali di tetrazolo) che si

colorano venendo a contatto con i tessuti vivi.

In Europa e in America si è affermato il saggio al

tetrazolo, che è stato accettato anche dalla ISTA come

metodo ufficiale d'analisi per diverse sementi forestali.

I sali di tetrazolo danno origine, per riduzione, ad una

sostanza intensamente colorata in Rosso.

I semi devono venire preparati in modo adatto per favorire la penetrazione della

soluzione in cui vengono immersi per 24-48 ore, al buio.

Successivamente, estratti i semi dal bagno, si aprono in modo da potere osservare

sia l'embrione sia l'endosperma.

Di norma sono da considerare vitali i semi che presentano embrione e endosperma

colorati. In ogni caso la prova al tetrazolo, pure fornendo molte informazioni, non

consente di avere informazioni precise su tutti i fattori da cui dipende la vitalità del

seme. Filizzola

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- METODO RADIOGRAFICO: L'esame del seme si effettua su radiografie ottenute

con radiazioni a bassa intensità, in modo che queste non producano danni al seme

che può successivamente passare al germinatoio.

Il metodo radiografico propone diverse categorie di semi:

a) semi vani (senza embrione né endosperma).

b) semi con endosperma ma senza embrione.

c) semi con endosperma ed embrione poco sviluppato.

d) semi con endosperma ed un embrione completamente sviluppato.

Il metodo pare abbastanza preciso solo nel caso di semi freschi, in quanto il

deterioramento fisiologico dell'embrione e dell'endosperma non può essere svelato

da una semplice radiografia.

Si è passati così all'utilizzo di mezzi di contrasto con

i quali è necessario impregnare preventivamente i

semi. Occorre scegliere sostanze che non penetrino nei

tessuti vivi, in questo modo la radiografia permette di

esaminare l'eventuale deterioramento fisiologico del

seme, in quanto la prova diviene paragonabile ad un

saggio colorimetrico che svela i tessuti non vitali.

Occorre sottolineare l'importanza di questo metodo

non distruttivo, nel caso di semi disponibili in

quantità limitate (specie o ecotipi in via di estinzione).

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DORMIENZA & MEZZI PER STIMOLARE LA GERMINAZIONE

Per alcuni semi è indispensabile, prima di affidarli al terreno, un trattamento di

prerefrigerazione e cioè mantenendo il seme su substrato umido per vari giorni a

temperatura di qualche grado sopra lo zero, imitando in questo modo il seme

all'aperto nei mesi invernali.

Questo sistema permette di aggirare i fenomeni di dormienza di natura biochimica e

offre come risultato una germinazione rapida del seme.

I semi di alcune specie germinano non appena le condizioni dell'ambiente sono

favorevoli alla loro germinazione, ma i semi di circa 2/3 delle specie forestali dei

nostri climi presentano un certo grado di dormienza, che non consente loro di

germinare prontamente neppure quando si verifichino condizioni esterne ottimali.

La dormienza ha in natura un grande significato per la sopravvivenza.

In uno stesso lotto di semi vi sono differenze del grado di dormienza fra seme e

seme e, ciò determina il frazionamento della germinazione su un più ampio arco di

tempo, aumentando così la probabilità che almeno una parte dei semi germini

quando le condizioni sono favorevoli per la sopravvivenza dei semenzali e non si

hanno più rischi di gelate.

Però in vivaio la dormienza rappresenta un fattore negativo. Lotti di semi che

germinano prontamente e contemporaneamente assicurano aiuole di semenzaio

colme e uniformi.

L'IMPERMEABILITÀ DEI TEGUMENTI all'acqua è una causa comune di dormienza

nei semi, in particolare quelli delle Leguminose (Robinia, Acacia).

La DORMIENZA DELL'EMBRIONE è il tipo di dormienza più comune. Ne sono

esempi i semi di Faggio, Carpino, ecc.

La dormienza dell'embrione è spesso associata alla presenza di sostanze che

inibiscono la germinazione. Gli inibitori possono essere ubicati nelle strutture che

circondano l'embrione e in natura questi semi cominciano a germinare dopo essere

rimasti esposti al freddo durante l'inverno.

In vari casi l'uscita dalla dormienza è resa possibile non dalla scomparsa di inibitori,

ma dalla formazione di sostanze che stimolano la germinazione, come le

Gibberelline, la cui presenza nel seme viene rilevata solo dopo un periodo di

pretrattamento al freddo umido. Spesso è possibile adottare trattamenti

adeguati per interrompere la dormienza:

I Tegumenti impermeabili possono essere abrasi o scarificati. L'abrasione dei

tegumenti, può essere ottenuta ponendo i semi misti a sabbia grossolana a spigoli

taglienti entro un tamburo rotante, rende molto rapida la germinazione.

Soluzioni di soda caustica del 2% assicurano buoni risultati se si adottano durate

opportune per il trattamento (da pochi minuti ad alcune ore), che per i semi più duri

può essere combinato con la successiva immersione in acqua a 45°C.

Alla durezza dei tegumenti, spesso si associa anche una dormienza di natura

biochimica. Semi con queste caratteristiche traggono beneficio dalla stratificazione

umida prima ad alta e poi a bassa temperatura.

Per l'ESTIVAZIONE la temperatura ottimale è compresa fra 10° e 20°C.

La temperatura più adatta per la VERNALIZZAZIONE è 2°-4°C.

Durante la stratificazione fredda il seme non deve restare mai secco, ma occorre

evitare che l'umidità sia eccessiva o si abbia ristagno d'acqua. L'aria deve poter

circolare liberamente nella massa.

La durata minima del pretrattamento a freddo è di 2-3 settimane, più spesso la

durata è di 1mese. Per il faggio occorrono 3 mesi di vernalizzazione.

La stratificazione fredda ha come effetto una germinazione più pronta, una

maggiore percentuale di piante e quindi una maggiore resa del seme in piantine, con

maggiore vigore e minore mortalità.

Fra i semi che si avvantaggiano della vernalizzazione fredda si possono ricordare

quelli di Abete Bianco, Aceri, Carpini, Douglasia, Faggio, Frassini, Tigli, ecc.

Il seme di Abete Rosso non trae beneficio dalla vernalizzazione.

Fra le sostanze chimiche che possono stimolare la germinazione dei semi con blocco

metabolico si possono ricordare l'acqua ossigenata, le gibberelline e altri fitoormoni.

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OPERAZIONI PRIMA DELLA SEMINA

(Pretrattamenti)

Semi ORTODOSSI Semi RECALCITRANTI

- - (Dormienti)

Possono essere disidratati e Non tollerano la conservazione

conservati a basse temperature a basse temperature senza

rimanendo vitali per numerosi anni. danni al DNA. Per questi semi

Sono i più idonei a essere sono necessarie altre forme di

conservati in una banca del seme. conservazione.

DORMIENTI quei semi che, nonostante sono posti in condizioni ottimali per la

germinazione, non germinano.

Conoscere il meccanismo della dormienza e le pratiche vivaistiche da seguire per

rimuoverla, può assicurare la buona riuscita della germinazione e la crescita normale

dei semenzali.

Mostrano fenomeni di dormienza i semi di specie tipiche degli ambienti freddi.

Il grado di dormienza varia tra una specie e l’altra a seconda delle modalità di

conservazione ed al tempo che intercorre tra la raccolta e la semina.

Oggi non è ancora tecnicamente possibile intervenire sulle cause della dormienza,

tuttavia si possono minimizzare i problemi che essa comporta, attraverso il

trattamento delle sementi prima della semina (PRETRATTAMENTI).

PRETRATTAMENTI PER INTERROMPERE LA DORMIENZA

Con il termine di pretrattamento si indica:

l’insieme di processi, che precedono la semina, effettuati per rendere

massima la velocità e l’uniformità della germinazione.

- SCARIFICAZIONE:

- Messa a Mollo in Acqua Calda (60-70°C, Bollitura per 10-15min),

- Immersione in Acido Solforico, Soda Caustica

- Scarificazione Meccanica (Scarificatori).

- STRATIFICAZIONE: Periodi di conservazione a Freddo (Vernalizzazione), seguiti

da Periodi a conservazione a Caldo (Estivazione).

- TRATTAMENTO CHIMICO CON GIBBERELLINE

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Scarificazione

Per scarificazione si intende l’abrasione dei tegumenti esterni del seme,

soprattutto di quelli particolarmente duri e impermeabili che impongono una

dormienza fisica.

L’aggressione così provocata sulla superficie del seme serve a favorire il processo

di assorbimento dell’acqua, lo scambio dei gas e la conseguente germinazione.

Può essere eseguita con mezzi meccanici, fisici o chimici.

Una modalità di scarificazione consiste nell’immersione dei semi in acqua calda,

inizialmente bollente, per 12-24 ore. La fonte di calore deve essere allontanata prima

di versare la semente.

Una volta tolto dall’acqua il seme va asciugato in ambiente ventilato, ma non

esposto al sole, e seminato al più presto.

Il trattamento non è privo di rischi sia per gli operatori che per i semi.

Infatti, si potrebbe provocare la selezione genetica a favore di quei semi che sono

provvisti dei tegumenti più duri e impermeabili, mentre quelli con tegumenti più

sottili potrebbero essere danneggiati.

In alternativa si può ricorrere alla scarificazione chimica, con acido solforico,

anche se è sconsigliabile per i rischi che derivano dalla manipolazione di sostanze

corrosive e perché a questo andrebbero poi aggiunte le laboriose procedure di

raccolta e smaltimento dell’acido utilizzato.

Infine la scarificazione meccanica effettuata con apparecchi azionati

elettricamente è molto semplice ed efficace anche se quasi sconosciuta in Italia.

Si esegue con apparecchi costituiti da un cilindro di

metallo, rivestito internamente da carta vetrata, e da una

serie di alette centrali che, girando ad alta velocità,

scagliano i semi contro la parete e intaccano i tegumenti,

ma raramente danneggiano l’embrione. Per ogni

campione, occorre individuare la carta vetrata più

adeguata e la durata ottimale della scarificazione, che,

per una velocità di 1200 rpm, generalmente non supera i

60 secondi.

La scarificazione meccanica può aumentare sensibilmente la velocità di

germinazione. E’ inoltre possibile conservare la qualità dei semi scarificati

meccanicamente per almeno 18 mesi.

Per stimare l’efficacia del trattamento, dopo la prova di scarificazione, si immergono i

semi in acqua e, dopo alcune ore, si valuta la percentuale di semi imbibiti, di quelli,

cioè, che si mostrano gonfi. L’avvenuta imbibizione indica che i tegumenti sono stati

aggrediti. Filizzola

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Stratificazione

Il procedimento consiste nella disposizione dei semi a strati in un substrato

soffice e umido, costituito generalmente da torba, agriperlite o sabbia.

I semi di ridotte dimensioni o di colore simile al substrato, vanno sistemati tra teli o

altro materiale permeabile per consentire un più facile recupero dei semi alla fine del

trattamento. 

Semi di Prunus avium stratificati in torba,

verso la fine del trattamento.

Si nota la spaccatura degli endocarpi…

- LA STRATIFICAZIONE FREDDA o vernalizzazione è condotta a basse

temperature (tra +2° e +5°C), in ambienti umidi controllati (frigoriferi, celle)

oppure all’aperto (cassoni, buche scavate nel terreno) ed ha l’obiettivo

principale di rimuovere la dormienza, ma anche di aggredire i tegumenti esterni

accelerando così l’imbibizione.

È fondamentale mantenere un buon livello di umidità del substrato, evitando ristagni

d’acqua, ed assicurare temperature il più possibile costanti ed uniformi in tutta la

massa.

Per questioni di spazio, i semi di grosse dimensioni

(noci,nocciole,ghiande) vengono stratificati

all’aperto.

Qui sono molto vulnerabili e per la protezione dai roditori

e dai volatili, si usano reti, repellenti, ecc.

Nei trattamenti fatti all’aperto, le oscillazioni di

temperatura ed umidità sono più marcati, quindi è

necessario assicurarsi il drenaggio delle acque, ed isolare

termicamente il cumulo, disponendolo in luoghi non

soleggiati sotto la copertura di uno strato coibente

(isolante) come terra, sabbia, teli di juta, fogliame,

Agriperlite, ecc.

Quando si impiega il termine di stratificazione, si intende

sempre la vernalizzazione.

- LA STRATIFICAZIONE CALDA o estivazione è condotta intorno a +20°C

cercando di imitare l’effetto dell’estate sui semi che hanno bisogno di temperature

relativamente elevate per completare lo sviluppo dell’embrione.

Questo tipo di dormienza è chiamato morfologica ed è frequente nelle rosacee.

I semi che presentano (

dordormienze morfologiche embrioni incompleti al

) hanno bisogno di pretrattamenti che iniziano

momento della disseminazione

con la stratificazione calda e .

finiscono sempre con quella fredda

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L’AZIONE COMBINATA DEI TRATTAMENTI TERMICI CALDO-FREDDO

è benefica e si esprime attraverso cinque effetti principali:

- Rimozione dei diversi tipi di dormienza;

- Aumento della velocità ed uniformità della germinazione;

- Allargamento della gamma di temperature entro la quale è possibile

la germinazione;

- Diminuzione del fabbisogno di luce per le specie la cui germinazione

è favorita da questo fattore;

- Riduzione delle differenze qualitative delle sementi imputabili alle

diverse tecniche di raccolta, di lavorazione e conservazione.

La vernalizzazione o i trattamenti termici combinati (caldo umidi + freddo

umidi), che precedono la semina primaverile, hanno il vantaggio di evitare gli

innumerevoli rischi a cui viene esposta la semina autunnale durante il successivo

inverno (depredazioni da animali, congelamento, attacchi fungini) e consente perciò

una resa quasi sempre superiore in semenzali.

I semi di Fraxinus excelsior hanno dormienza molto accentuata che può essere

rimossa tramite un pretrattamento costituito da 4 mesi di estivazione seguito da

4 mesi di vernalizzazione.

Quando una parte dei semi inizia ad emettere le radichette nel cumulo di

stratificazione, il vivaista in genere interrompe il trattamento e procede alla semina.

Nella pratica, il vivaista non può fare altro che seminare non appena inizia la

germinazione, perché se aspetta troppo tempo corre il rischio di dover manipolare

semi pregerminati (o persino plantule) estremamente delicati.

Pertanto, questa prassi favorisce quei semi con un limitato fabbisogno di freddo.

Inevitabilmente, i semi rimasti nel terreno, pur vitali, andranno persi e con essi il

loro corredo genetico.

Il ripetersi di queste azioni può far ipotizzare che il materiale vivaistico così prodotto

tenderà a mostrare un’adattabilità alle condizioni più calde, mentre si perderebbero

nel tempo i caratteri di resistenza al freddo.

Per evitare gli effetti selettivi della vernalizzazione tradizionale sui semi di

Fagus sylvatica, si è sviluppata una tecnica basata sull’azione del freddo sulle

faggiole parzialmente imbibite (30-34%), senza impiegare alcun substrato di

stratificazione (stratificazione di seme nudo).

Il contenuto di umidità controllato delle faggiole permette lo svolgersi dei

processi fisiologici che culminano con la rimozione della dormienza, senza consentire

la germinazione.

Quindi allungando la vernalizzazione oltre la durata normale, si può avere la quasi

certezza di soddisfare il fabbisogno di freddo della totalità dei semi sottoposti a

trattamento senza rischi di germinazione precoce indesiderata. Quando ai semi sarà

gradualmente consentita l’imbibizione totale, questi germineranno in modo veloce e

simultaneo.

Tale metodo di rimozione della dormienza tramite l’idratazione controllata del seme,

è stato successivamente applicato con ottimi risultati ad altre importanti latifoglie,

quali Prunus avium, Fraxinus excelsior e Acer pseudoplatanus.

La tecnica garantisce l’espressione genetica della totalità del materiale pretrattato e,

da un punto di vista pratico, agevola notevolmente le operazioni di vivaio e migliora

la qualità dei semenzali prodotti.

La tecnica, infatti, evita la germinazione prematura durante la stratificazione e

permette una facile manipolazione dei semi che, non essendo completamente

imbibiti, scorrono facilmente e consentono la semina meccanica.

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- STRATIFICAZIONE DI SEME SENZA SUBSTRATO significa che il seme è

stratificato con se stesso, e perciò è anche detta stratificazione di seme nudo.

La stratificazione senza substrato dei semi è preceduta dall’immersione in acqua per

24-48 ore e successivo sgocciolamento.

Il seme è sistemato in sacchi di plastica, non vengono chiusi ermeticamente per

consentire lo scambio gassoso, in ambienti termicamente controllati (frigoriferi,

celle).

Si consiglia di collocare non più di 10-12 Kg di semente imbibita per sacco e di

rimescolare periodicamente. L’emanazione di odore alcolico, dopo un periodo di

vernalizzazione, è indice di respirazione anaerobica in atto, evidente conseguenza di

una limitata areazione.

Numerose specie (come Pseudotsuga menziesii, Alnus cordata, ecc.) danno

buone risposte a questo tipo di trattamento, senza che si verifichino problemi di

ordine sanitario.

La stratificazione del seme senza substrato consente un notevole risparmio di

spazio ed una semplificazione delle operazioni manuali per cui è da preferire ai

sistemi tradizionali, ogni qualvolta risulti efficace.

- LA STRATIFICAZIONE DI SEME NUDO (FREDDA) va effettuata a temperature

più basse (+3°C) rispetto a quelle della vernalizzazione tradizionale (+5°C) e

generalmente offre migliori risultati in trattamenti piuttosto brevi.

LA STRATIFICAZIONE CALDA non è mai condotta in assenza di substrato

(col seme nudo), perché in condizioni di temperatura relativamente elevata in semi a

stretto contatto tra loro, si verificano immediatamente aggressioni da parte di

patogeni e insetti.

STIMOLAZIONE DELLA GERMINAZIONE

Sono vari i trattamenti che si possono fare per stimolarne la germinazione in vivaio.

Tra questi la più importante è la stratificazione fredda a 3-5°C per 20 giorni in

ambiente umido o per immersione in acqua fredda per qualche giorno.

Come ci insegna la natura, i semi di alcune conifere e latifoglie traggono stimolo

dalle basse temperature permanendo nel terreno per tutto il lungo periodo autunno-

invernale. Tutte queste specie devono essere comunque seminate agli inizi della

primavera (Marzo-Aprile).

Vi sono poi dei semi che impiegano molto tempo, anche 2 anni per germinare

(Carpini, Tigli, Sorbo). Questi semi occorre tenerli stratificati in ambiente freddo-

umido con sabbia, torba e segatura per poi andarli a seminare nella primavera

successiva.

La ROBINIA PSEUDOACACIA necessita di un particolare trattamento per cui si

procede in questo modo:

1) in un grosso recipiente di metallo si porta l'acqua al punto di ebollizione.

2) Si lascia raffreddare l'acqua fino a 60-70°C e si versa dentro la quantità di seme,

rimescolando il tutto finché non si è raffreddato e quindi si lascia il seme nell'acqua

per 24 ore.

3) Semina a mano: Tolto il seme dall'acqua si può subito procedere alla semina.

Semina meccanica: Occorre distendere il seme su un pavimento lasciandolo

asciugare. In questo modo il seme, non più bagnato passa con facilità nei congegni

della seminatrice.

In ambedue i casi le piantine nascono con uniformità dopo circa 15 giorni.

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SEMINA

CONDIZIONI PRELIMINARI

La semina è l'operazione più delicata che si effettua nei vivai forestali poiché si

devono affidare al terreno semi spesso piccoli e di difficile germinazione.

Il terreno in perfetto impasto, deve essere già concimato e finemente sminuzzato.

TRATTAMENTI AL SEME

Non tutti i semi possono essere affidati al terreno senza prima adottare accorgimenti

che possano avere lo scopo di impedirne la distruzione da parte di uccelli e roditori.

A parte i trattamenti per stimolare la germinazione, al seme vengono spesso

riservati trattamenti con sostanze chimiche per proteggere il seme da parassiti

animali e vegetali, inoltre si usa per rendere il seme colorato e più appariscente.

Per il trattamento, i semi vengono bagnati con acqua e vengono cosparsi con

un'adeguata quantità di polvere di "Minio". Un'altra sostanza molto usata è

l'antrachite.

Per quanto riguarda il trattamento con repellenti esistono in commercio molti altri

prodotti, occorre solo fare attenzione che questi non siano dannosi per l'uomo

durante la manipolazione.

Oggi viene adoperato il prodotto Endrin e, di recente si è passati all'uso del Morkit

(sublimato di anthrachinone).

In Italia è diffuso un metodo molto semplice cioè quello di spruzzare leggermente il

seme prima della semina con olio da motori già usato e dopo aggiungere nella massa

dei semi "Minio in polvere" (Ortopiombato di piombo, di colore Rosso), fino a

quando i semi si siano tutti colorati. I semi così trattati non vengono attaccati dai

topi e uccelli. Il Minio ha anche un certo potere insetticida.

DENSITÀ DI SEMINA

I migliori risultati si hanno quando le densità di semina consigliate siano espresse

2

come numero di semi vitali da distribuire per m di aiuole o per mL di solchetti.

Se N indica il numero di semi vitali presenti in 1 Kg (1000g) di semente e "d" la

densità di semina, la quantità di seme in grammi (Q) da usare è data dalla formula:

Q = 1000 x d

Quantità di seme da usare: N

Un'altra formula, più precisa, può essere usata per il calcolo analitico della quantità

di seme necessaria: Q = 1000 x d

N x s

2

In questa formula "d" indica la densità per m di semenzali che si vuole ottenere alla

fine del primo anno, N rappresenta il numero di germi uguali per Kg di semente,

mentre "s" è un fattore di sopravvivenza (mortalità durante il 1°anno).

Quest'ultimo fattore non è altro che la resa percentuale dei semi germinabili da

esprimere in centesimi (ad una resa del 50% corrisponde un valore pari a 0,50).

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EPOCA DI SEMINA

L'epoca della semina è fondamentale e, pur con leggere variazioni, le specie forestali

hanno dei limiti di tempo piuttosto precisi.

Per i semi che si conservano facilmente e che non hanno dormienza spiccata si

preferisce spesso la semina PRIMAVERILE per i semi di pioppi, salici e Pini.

Di norma si seminano in AUTUNNO i semi di conservazione difficile (Querce,

castagno, Abete bianco, Aceri, ecc).

La semina autunnale è addirittura indispensabile nel caso di semi a dormienza

profonda nel momento in cui non si voglia sottoporre i semi a stratificazione fredda

(Faggio, Frassino, Tigli, Carpini, ecc).

La semina avviene subito dopo la raccolta a causa delle difficoltà di conservazione.

Nelle località ad inverno molto mite ed estate molto calda si adotta la semina

autunnale per guadagnare tempo ed avere a primavera piantine già

notevolmente sviluppate.

Per altre specie come ad esempio gli Olmi, i Salici ed i Pioppi, occorre effettuare la

semina in ESTATE e cioè subito dopo la loro maturazione.

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PROFONDITÀ DI SEMINA

La profondità di semina ottimale varia con la dimensione del seme:

- I semi piccoli, se vengono ricoperti troppo rischiano di non germinare.

- I semi grossi hanno bisogno di essere coperti di più dei piccoli.

La regola è questa:

il seme va coperto con uno strato di terra spesso 1-2 volte la lunghezza del seme.

Nelle semine Autunnali si può seminare un pò più profondamente che in quelle

primaverili per compensare l'erosione maggiore.

Invece della terra si adopera spesso sabbia silicea o sabbia e Torba.

I semi molto minuti degli Eucalipti si coprono appena con una leggera setacciatura di

terra fine.

La profondità d'interramento decresce per alcune specie (cm):

1) Castagni, Faggi, Querce 2 - 5, 2 - 3, 2 - 4

2) Abete bianco, Pino marittimo, Frassini 1,5 - 2

3) Pino d'aleppo, Aceri, Tigli 1 - 1,5

4) Abete rosso, Larice, Pino silvestre 0,5 - 1

5) Betulla, Olmi 0,2 - 0,4

6) Ontano, Platano, Pioppi 0 - 0,3

Una leggera compressione del terreno dopo la semina è consigliabile se i semi sono

piccoli o molto piccoli, per evitare che il vento li scopra.

MODALITÀ DI SEMINA

Nel caso di semine di conifere in terreni compatti, non sciolti è preferibile effettuare

la semina a SANDWICH. Si estende il primo strato più doppio di 2-3 cm con sabbia

fine ben lavata a reazione acida. Su questo strato di sabbia uniforme si distribuisce il

seme. Successivamente si ricopre leggermente il seme con uno strato più sottile di

sabbia. Il seme viene così a trovarsi in mezzo alla sabbia che drena facilmente le

frequenti irrigazioni, in un ambiente del tutto sfavorevole allo sviluppo dei parassiti

fungini che attaccano le giovani piantine.

Per il Pino nero, il Pino silvestre, l'Abete rosso, il Larice, si hanno risultati delle

semine sorprendenti. COPERTURA DELLE SEMINE

Può essere fatta usando diversi materiali: Teli, Reti di plastica, Paglia, segatura,

Frasche, ecc.

Questi hanno lo scopo principale di impedire il disseccamento del suolo che

ostacola la germinazione e la formazione della crosta, la quale rende difficile la

levata delle piantine. Altro scopo può essere la difesa da un eccessivo abbassamento

della temperatura a livello dei semi per le semine in Autunno.

Non appena la levata inizia con vigore, i mezzi di protezione vanno rimossi o

sollevati. Filizzola

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OMBREGGIAMENTO DELLE AIUOLE

I semenzali allo stato erbaceo sono particolarmente sensibili alla luce diretta.

Infatti in molte specie la piena luce può essere causa di parziale distruzione di

clorofilla con conseguenti effetti dannosi.

Con l'ombreggiamento si vuole imitare le condizioni che le piantine forestali

troverebbero in bosco sotto copertura degli alberi.

A questo scopo si può ricorrere a coperture basse,

che ombreggiano le piantine, lasciando un

sufficiente movimento d'aria per non provocare

ristagno d'aria umida, essendo poste a 30-40 cm

dal suolo (altezza massima 60-80cm).

Fra le specie per le quali l'ombreggiamento

rappresenta la regola si possono ricordare gli Abies, Tsuga, Thuja e il Faggio.

Vari pini e il Larice non si ombreggiano o si ricorre ad un ombreggiamento molto

leggero (specie Eliofile).

Nelle nazioni calde l'ombreggiamento è attuato anche perché riduce la necessità di

irrigazioni frequenti.

Quando l'estate declina le coperture si tolgono per facilitare l'AGOSTAMENTO delle

piantine. IRRIGAZIONE

Appena eseguita la semina conviene irrigare.

Durante questo periodo di germinazione lo scopo dell'irrigazione è quello di

mantenere umida la superficie del suolo.

Alcune specie a semi piccoli sono molto sensibili alla mancanza d'acqua: per i Pioppi

è necessario bagnare l'aiuola immediatamente prima e dopo la semina.

Mentre il seme germina le aiuole vanno irrigate almeno una volta al giorno per

inumidire i primi 2 cm di terreno.

Le irrigazioni all'inizio devono essere quindi leggere e frequenti. Piccole quantità

d'acqua sono sufficienti perché il fabbisogno idrico dei semi germinanti è basso.

L'irrigazione in questo periodo andrebbe fatta al mattino presto o la sera tardi,

quando il terreno è più freddo.

È buona regola passare da irrigazioni giornaliere nel periodo di germinazione a

irrigazioni settimanali progressivamente via, via che le radici delle piantine si

approfondiscono nel terreno, usando quantitativi crescenti d'acqua.

Verso gli inizi dell'Autunno, l'irrigazione deve venire ridotta e bisogna rimuovere le

ombreggiature per favorire i processi fisiologici d'indurimento

(AGOSTAMENTO). Cioè in questo periodo distribuendo piccole quantità d'acqua, i

tessuti iniziano ad indurirsi tollerando così anche gelate severe o siccità più

accentuate senza venire uccise (abituare le piantine a superare la stagione

invernale avversa). Filizzola

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DISERBO

Nel terreno fertile e ben lavorato del semenzaio le erbe infestanti si sviluppano

rapidamente esercitando effetti di concorrenza nei confronti dei nostri semi.

- MISURE PREVENTIVE:

1) Usare terricciati ben maturi che non contengano semi di erbe che possono

infestare il vivaio.

2) Evitare di impiegare il letame, soprattutto se maturo.

3) Tenere molto fitte le colture da sovescio.

4) Negli anni di riposo del terreno, in assenza delle colture forestali lavorare

ripetutamente a brevi intervalli l'appezzamento con interramento delle erbe.

Queste misure sono utili ma da sole non si dimostrano sufficienti e vanno integrate

con altri interventi.

Un approccio interessante è rappresentato dalla PACCIAMATURA effettuata usando

vari materiali: Tavole di legno, strisce di plastica nera, segatura, ecc.

Per quanto riguarda il diserbo meccanico e chimico, trovano larga applicazione

nel piantonaio favoriti dalla maggiore larghezza delle interfile. Inoltre le piantine

trapiantate sono più resistenti dei semenzali ai danni che gli erbicidi possono

provocare.

I diserbanti possono essere più o meno selettivi nei confronti delle piantine forestali.

Possono agire per contatto o essere sistematici.

Possono avere effetti di lunga durata, come le Triazine (Simazina, Atrazina) o

essere di forte efficacia ma di durata breve in quanto vengono scomposti dalla luce,

come i Dipiridilici (diquat, paraquat), che seccano le erbe per contatto in

brevissimo tempo e che sono stati paragonati per i loro effetti a lanciafiamme.

È bene essere molto cauti nel loro uso. Filizzola

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TRAPIANTO

SCOPI DEL TRAPIANTO

1) Incoraggiare la formazione di un sistema radicale ricco ed articolato,

che consenta di superare meglio la crisi di trapianto a dimora definitiva, in pieno

campo.

2) Favorire l'aumento del rapporto chioma/radici, che si manterrebbe

notevolmente basso se i semenzali restassero fitti nel semenzaio.

Il TAGLIO DEL FITTONE IN LOCO, praticato qualche tempo prima di togliere le

piantine dal semenzaio per il Trapianto possono dare percentuali di attecchimento

ben superiori.

- SCOPI DEL TAGLIO DEL FITTONE

1) Ottenere materiale adatto per la piantagione a dimora definitiva senza ricorrere al

Trapianto.

2) Ridurre l'accrescimento delle piantine. Ad esempio quando i semenzali

devono rimanere un anno di più in vivaio se non si vuole che il postine cresca tanto

da non essere più adatto per il trapianto.

La ragione per cui le piantine a cui si è tagliato il fittone riescono meglio di quelle a

fittone "integro", nasce dal fatto che il taglio del fittone praticato qualche tempo

prima di togliere le piantine dal semenzaio elimina il fittone ma stimola

l'accrescimento di molte vigorose radici laterali. È chiaro quindi che se si riesce

ad avere un buono sviluppo delle radici laterali ricche di apici assorbenti il

materiale ottenuto è paragonabile ai trapianti.

La necessità del trapianto dipende in primo luogo dalla specie, infatti le specie che

crescono lentamente e devono rimanere diversi anni in vivaio hanno più necessità di

essere trapiantate di quelle che crescono rapidamente.

Così per la Robinia e l'Ontano, specie a rapido accrescimento, il trapianto spesso non

risulta necessario mentre per gli Abeti, l'Abete rosso e la Douglasia è più consigliabile

l'uso del trapianto.

Comunque l'uso di semenzali troppo sviluppati è da evitare ed è buona norma che in

semenzaio le piantine non restino in nessun caso più di 2 anni.

Le piantine che sono sovraffollate in semenzaio diventano col passare del tempo

piuttosto filate e non sono in grado di superare la crisi di Trapianto altrettanto bene

delle piante robuste e con un più ampio sistema radicale.

Filizzola

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STAGIONE PER IL TRAPIANTO

Il trapianto si esegue più comunemente in Primavera possibilmente prima della

ripresa vegetativa, cioè nei mesi di Marzo, Aprile e Maggio.

In linea di principio il trapianto di piantine in vegetazione può dare buoni risultati ma

necessita di più cure, se invece la parte aerea è in riposo vegetativo tutto si rende

più semplice e l'attecchimento tende ad essere maggiore.

In pratica la maggior parte delle specie viene trapiantata in Primavera prima

dell'apertura delle gemme.

Solo raramente si esegue il trapianto in Autunno in vivai ubicati in zone dove il

clima non è rigido. Trapiantando in Autunno si può andare incontro a gravi

inconvenienti dovuti al gelo. Inoltre non vi sono effettive necessità di trapiantare in

Autunno anche se si tratta di Latifoglie che sopportano meglio delle Conifere le

avversità climatiche. Ma c'è da dire che sembra superfluo trapiantare le latifoglie le

quali si mettono a dimora quasi esclusivamente come semenzali con risultati

veramente eccellenti.

Per le Conifere dei climi freddi, che hanno emissione di nuove radici

essenzialmente in Primavera, il trapianto va eseguito in questa stagione.

Il Trapianto Estivo ha dato risultati soddisfacenti in Italia per gli Abeti rossi e

bianchi e, per il Pino nero. Negativi invece per il Cipresso e la Douglasia, mentre è da

sconsigliare per le Latifoglie. Il trapianto Estivo è usato per i semenzali di conifere al

1°anno con successo e si attua da fine Giugno, fino ad Agosto: la scelta del periodo

dipende dal suolo, che al momento del trapianto deve essere ben umido e, dalle

piantine, che devono essere in fase di quasi riposo dopo il tumultuoso

accrescimento di primavera.

PERMANENZA IN PIANTONAIO

Più spesso le piantine restano in piantonaio 1 o 2 anni. Solo le specie a lento

accrescimento (Abete bianco) rimangono in piantonaio fino a 3 anni.

Il materiale più usato nei rimboschimenti è rappresentato da Postime di 2-4 anni

(1+1, 2+1, 2+2). ESECUZIONE

Per prima cosa è necessario estrarre le piantine dal semenzaio, il che si può fare a

mano, aiutandosi con opportuni attrezzi o a macchina.

L'estrazione delle piantine si effettua anche con mezzi meccanici, il più semplice dei

quali è una lama ad "U" con un pettine fisso della larghezza di tutta l'aiuola. La lama,

passando al di sotto dell'aiuola ad una profondità regolabile provoca un progressivo

innalzamento e successivo abbassamento del terreno che viene disgregato.

Le piantine possono quindi estrarsi assai facilmente.

L'operazione va eseguita possibilmente in giornate senza vento o con cielo coperto.

Le piantine devono essere liberate dalla terra senza danneggiare le radici e devono

poi venire ripiantate in piantonaio, dopo conservazione brevissima o media in cesti o

altri recipienti. Se questi recipienti sono coperti è opportuno assicurarsi che le radici

non si prosciughino, ricoprendole con muschio o torba bagnati.

Il collocamento delle piantine in piantonaio, cioè il trapianto vero e proprio, si

effettua anch'esso a mano o a macchina.

A mano si segnano i punti in cui vanno collocate le piantine con l'aiuto di corde o di

ruote dentate e, si esegue col CAVICCHIO oppure a SOLCHI che successivamente

vanno ricoperti.

Le piantine che sono sovraffollate in semenzaio diventano col passare del tempo

piuttosto filate e non sono in grado di superare la crisi di Trapianto altrettanto bene

delle piante robuste e con un più ampio sistema radicale.

Quindi nel decidere lo spazio in cui disporre una piantina nel piantonaio bisogna

considerare la dimensione e la forma come elementi caratterizzanti.

Infatti con uno spazio maggiore tra una pianta e l'altra viene ad aumentare il

diametro del fusto mentre l'incremento in altezza diventa minore. Le piantine così ne

escono più vigorose soprattutto se la loro distribuzione tra le file e sulla fila risulta

simile e regolare. Filizzola

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97

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4.78 MB

AUTORE

GPL1987

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+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Selvicoltura e principi di gestione forestale per l'esame del professor Pierangeli riguardante i vivai forestali, l'impianto, le operazioni e le cure colturali, gli allevamenti speciali, con la qualificazione delle piantine, la difesa dalle avversità, la gestione e programmazione. Le Sementi forestali, la fruttificazione e la raccolta, la preparazione e conservazione del seme, la determinazione del valore colturale, la dormienza e le analisi ufficiali.
La Legislazione: valutazione dei caratteri fenotipici degli alberi in bosco.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze forestali e ambientali
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GPL1987 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Selvicoltura e principi di gestione forestale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Basilicata - Unibas o del prof Pierangeli Domenico.

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