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Programma del corso di selvicoltura generale

Obiettivi della selvicoltura

- Studio della stazione.

- Forme di governo e di trattamento.

- Criteri generali per la gestione sostenibile: aspetti produttivi, multifunzionalità, conservazione.

Conoscenze riguardanti i seguenti aspetti

  • Natura, obiettivi e storia della selvicoltura; vicende storiche della selvicoltura in Italia.
  • I diversi approcci selvicolturali: selvicoltura produttiva, selvicoltura near-to-nature (Vicino alla Natura).

Descrizione della stazione e della struttura del bosco

- Studio della stazione e della struttura del bosco.

- Acquisire conoscenze dell'interazione bosco-ambiente e dei processi dinamici che regolano la crescita, lo sviluppo e la produttività dei boschi.

- Classificazioni arboree: Kraft, Assmann, IUFRO, ecc.

Fustaia

- Conoscenze relative alla forma di governo a: rinnovazione (naturale e artificiale), principi, obiettivi e modalità applicative dei tagli intercalari.

- Forme di trattamento (taglio raso, tagli successivi e tagli saltuari).

- Vantaggi e svantaggi delle diverse forme di trattamento.

Ceduo

- Conoscenze relative alla forma di governo a: aspetti biologici del riscoppio e della crescita vegetativa.

- Tecniche di ceduazione, epoca di taglio, cedui semplici, composti e a sterzo.

- Cambiamento della forma di governo: tecniche per conversione del ceduo a fustaia.

Conoscenze riguardanti i seguenti aspetti

  • Rimboschimenti: scelta delle specie e cure colturali (risarcimenti, sfolli, ripuliture);
  • Evoluzione post-coltura, boschi di neoformazione, processi di "rinaturalizzazione";
  • Problematiche del pascolo in foresta;
  • Valore biologico del bosco: principi di conservazione e mantenimento della biodiversità.

La vegetazione forestale del passato

Le foreste nel passato hanno attraversato diverse trasformazioni ed evoluzioni. I fattori che hanno giocato un ruolo importante sono stati: clima, temperature e glaciazioni. Questi sono ancora oggi in totale evoluzione: cambia il clima e cambiano le specie, la struttura e la composizione delle foreste.

Scala del tempo

Era Periodo Anni fa (Milioni di Anni fa)
Paleozoico Cambriano 542-488 → Alghe & Funghi pluricellulari
Ordoviciano 488-444 → GLACIAZIONE - Muschi e Licheni
Siluriano 444-416 → Felci & Funghi Terrestri
Devoniano 416-359 → Felci arboree, innalzamento Mari e depositi fossili - Orogenesi Urali - Comparsa prime gimnosperme
Permiano 299-251 → Affermazione Conifere PANGEA
Mesozoico Triassico 251-204 → Comparsa angiosperme
Giurassico 204-146 → ESTINZIONE DINOSAURI
Cretaceo 146-65
Cenozoico Paleocene 65-54 - Orogenesi alpina (35 Ma)
(Terziario) Eocene 54-34 → Clima tropicale umido, Apice foresta e flora europea - Orogenesi appennini (10-15 Ma)
Miocene 20-5 → Crisi del Messiniano, Clima Pliocene 5-1,8 → tropicale arido Laurifille sclerofille → GLACIAZIONI, decadimento flora
Quaternario Pleistocene 1,8-10.000 →
Olocene 10.000-OGGI

Molte delle informazioni climatologiche, le abbiamo grazie ai carotaggi nei ghiacciai antartici, caratterizzati da diversi strati, ognuno con colori diversi. Inoltre, le analisi del carbonio e degli isotopi dell'ossigeno (16-17-18) e dell'idrogeno (2-3) rivelano la quantità di CO2 e quindi le temperature delle varie epoche storiche.

5 Cicli Glaciali

L'ultimo periodo glaciale cominciò circa 120.000 anni fa (Pleistocene), il processo di diminuzione della temperatura fu piuttosto lento, infatti il massimo della glaciazione fu raggiunto circa 20.000 anni fa. Il successivo ritiro dei ghiacci fino alle condizioni attuali fu più rapido e terminò 10.000 anni fa. Gli studi sui ghiacciai alpini hanno permesso agli scienziati di distinguere almeno cinque grandi glaciazioni pleistoceniche, denominate rispettivamente: Donau, Günz, Mindel, Riss e Würm, dai nomi delle località dove sono state osservate le tracce di ciascuna di esse per la prima volta (dal Danubio e 4 valli bavaresi). Durante le epoche glaciali, i ghiacci si espandono su oltre un quarto delle terre emerse ed enormi quantità di acqua rimasero intrappolate nei ghiacci, di conseguenza il livello del mare si abbassò notevolmente fino a 120 m al di sotto del livello del mare attuale.

La comparsa dell’uomo

- Paleolitico: Cacciatore- Raccoglitore

- Neolitico: Agricoltore e Addomesticatore di Animali d’allevamento

A partire da 5.000 anni fa, comincia, da parte dell'uomo l'attività d'allevamento, la coltivazione e lo sfruttamento dei boschi.

Epoca Romana

Ulteriore disboscamento per navi, armi, case e coltivazione di cereali.

Medioevo

Si affermano le prime leggi che si preoccupano della conservazione del bosco tramite la creazione di territori di caccia (Statuti Comunali). Nasce il Termine FORESTA, “Foris Stare” Luogo Bandito, fuori le mura.

1800

Appropriazione dei Beni Ecclesiastici. 1877 Prima Legge Forestale (Vincolo idrogeologico oltre i 1100 m). I Tagli avevano come scopo, lo sviluppo di ferrovie (Traversine ferroviarie). Questo forte sfruttamento, dal 1870 fino al 1910 ha portato alla distruzione di oltre 700.000 Ha di bosco. Successivamente a questo periodo di forti tagli, si è avuto un abbandono degli ambienti montani e di campagna (Crisi dell’agricoltura montana 1912), con un flusso migratorio verso le Città, con conseguente espansione della superficie boscata, che continua ancora oggi.

1900

Superficie forestale in Basilicata:

  • 1850: 236.000 ha
  • 1889: 175.000 ha
  • 1950: 161.000 ha
  • 2005: > 320.000 ha

Leggi forestali

1910 Legge Luzzatti (Viene istituito il demanio forestale dello stato). 1923 Legge RD 3267 (Modifica in modo restrittivo il Vincolo idrogeologico del 1877). È ancora l'attuale legge forestale. 1933 Legge Serpieri (con un diverso criterio inventariale) Bonifica Montana. 1954 Legge Fanfani.

Foreste nel mondo

La superficie forestale del pianeta è di circa 3.869 milioni di Ha (28% delle terre emerse), così ripartiti:

  • Foresta tropicale, 47%
  • Foresta boreale, 33%
  • Foresta temperata, 11%
  • Foresta subtropicale, 9%

L’importanza delle foreste tropicali è dovuta alla loro biomassa infatti sono foreste con altissima densità (centinaia di specie in ogni m2). Mentre le foreste boreali, sono caratterizzate da foreste a bassa densità. Infine, le foreste pluviali temperate del Nord America e dell'Australia sono caratterizzate dalla presenza di individui giganti (Sequoia ed Eucalipto). Queste particolarità sono dovute alle condizioni ottimali presenti in quelle zone, dando la possibilità ad alcune specie di raggiungere notevoli altezze:

  • Fertilità e profondità del suolo.
  • Elevata umidità.
  • Temperature ottimali.
  • Fattori di disturbo con cicli di ritorno molto ampi.
  • Elevatissima età delle piante.

Riduzione superficie forestale (disboscamento)

Nel periodo 1990-2000 si stima che la superficie forestale mondiale si sia ridotta di 9,4 Milioni di Ha (-0,24% all'anno):

  • Canada +0,17%
  • Russia +0,06%
  • Congo -0,71%
  • Brasile -0,53%
  • Oceania -0,49%

Contrariamente, le foreste europee e boreali sono più produttive rispetto al passato, inoltre la loro superficie è in aumento, questo è dovuto a:

  • Aumento della temperatura globale (+0,5°C) con conseguente allungamento del periodo vegetativo e diminuzione del ciclo di dormienza invernale.
  • Maggiore concentrazione di CO2 in atmosfera, questo stimola la fotosintesi e l'assorbimento di CO2 da parte delle piante.
  • Maggiore presenza di azoto proveniente dagli scarichi delle attività industriali, questo depositandosi al suolo viene assorbito dalle piante, aumentando la loro velocità di crescita.
  • Minore pressione antropica, colonizzazione degli ex-coltivi, minori prelievi e interruzione del pascolo.

Foreste in Italia

(www.isafa.it/scientifica/pubblicazioni/pu_infc/pubblic.htm)

  • Superficie Territorio Totale: 301.323 Km2 (30.132.300 di Ha).
  • Indice di copertura forestale Nazionale (30-35%).
  • Superficie Forestale Totale: 10.447.000 Ha.

Definizioni di bosco

Definizione ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica)

Bosco: territorio con copertura arborea maggiore del 50% riferita al perimetro esterno delle piante su un’estensione di almeno 0,5 Ha.

Definizione IFNI (Inventario Forestale Nazionale Italiano 1988)

Bosco: tratto di terreno di almeno 2.000 m2 (0.2 Ha), coperto per almeno il 20% da alberi od arbusti, con una larghezza minima di 20 m.

Definizione INFC (Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio 2004)

FAO (Food and Agriculture Organization) FRA2000 (Forest Resources Assessment anno 2000)

Bosco: territorio con copertura arborea maggiore del 10% su un’estensione maggiore di 0,5 Ha. Gli alberi devono poter raggiungere un’altezza minima di 5 m a maturità.

L’inventario nazionale delle foreste e del carbonio (INFC 2004)

Per garantire la comparabilità con altre statistiche internazionali, adotta la definizione di “bosco” e di “altre terre boscate” proposte dalla FAO nel FRA (Forest Resource Assessment-2000)

  • Bosco: copertura arborea > 10%, estensione > 5000 m2, larghezza minima > 20 m, altezza > 5 m a maturità.
  • Altre terre boscate: copertura arborea fra il 5 e il 10%, oppure copertura > 10% di alberi o arbusti non in grado di raggiungere i 5 m a maturità.

Con questa nuova definizione rispetto al passato, i dati relativi sono stati leggermente minori e più variabili:

  • Superficie forestale totale: 8.759.000 Ha
  • Boschi: 8.583.000 Ha
  • Piantagioni: 122.000 Ha
  • Terre Temporaneamente Senza Foresta: 54.000 Ha

Considerando le produttività forestali unitarie delle singole Regioni italiane (INFC 2008), osserviamo come le foreste più produttive si trovino sull’arco alpino e in Calabria (Pinete di Pino laricio e faggete). Questo suggerisce un ruolo importante di storia della gestione forestale, al di là delle condizioni climatiche. In Italia sono circa 6 Milioni gli Ettari di bosco governati. FUSTAIE: il 45% è rappresentato da CEDUI, il 55% è rappresentato da Filizzola.

Il bosco ha memoria

A causa dei lunghi cicli di vita delle piante forestali, osserviamo oggi le conseguenze delle vicende di decenni fa.

Arco alpino

Il bosco riveste un ruolo dominante occupando la maggiore superficie del territorio con individui che raggiungono dimensioni fino ai 55 m dell’Abete Rosso. In questi ambienti le attività umane di pascolo e allevamento, hanno spinto più in basso il limite naturale del bosco per creare vaste praterie di alta quota per il pascolo.

Appennino

È dominato dalla presenza del bosco, che arriva a coprire oggi oltre il 90% del territorio di alcuni Comuni. A causa della loro storia troviamo solo boschi giovani, gestiti in genere a ceduo (caratterizzati dalle necessità umane di legna da ardere). Le rare piante di grandi dimensioni sono la testimonianza degli usi passati, come nel caso dei castagneti da frutto abbandonati.

Fascia collinare

La fascia collinare è caratterizzata da un mosaico di usi del suolo: seminativi + pascoli. Anche in questo caso prevalgono boschi giovani, gestiti a ceduo (taglio abbastanza frequente delle piante con rigenerazione vegetativa dalla superficie di taglio).

Boschi di pianura e piantagioni

In pianura il bosco è quasi assente, fatta eccezione per i pioppeti specializzati per finalità di arboricoltura da legno concentrati sui terreni meno favorevoli all’agricoltura (ad es. golene). Sempre più attenzione stanno anche ricevendo le colture specializzate pluriennali da biomassa (SRF, Short Rotation Forestry).

Funzioni del bosco

- Produzione di legname (valore economico)

- Protezione (frane, valanghe, caduta massi, ecc.)

- Assorbimento di CO2 (ambientale-sink di carbonio)

- Paesaggistico & turistico-ricreativa (“benefici” di pubblico interesse non remunerati dal mercato).

Il bosco deve essere considerato un bene della collettività, ma spesso gli interessi dello sviluppo si scontrano con gli interessi ambientali (sviluppo ecosostenibile)

Commissione di Brundtland 1987

Bisogna avere la capacità di soddisfare le aspettative della società odierna, senza compromettere le necessità delle future generazioni, questo attraverso un utilizzo razionale delle risorse attuali.

Produzione

Il mercato del legname da opera

Il legno è tra le tre più importanti materie prime a livello mondiale (insieme a ferro ed acciaio). Il consumo di legno nell’Unione Europea è aumentato in questi ultimi decenni:

  • Il consumo della carta (cellulosa) è in costante aumento.
  • Il consumo dei segati è relativamente stabile (UE importa solo il 10-15% del fabbisogno totale). 39 milioni di mL’Italia produce circa di legname e ne importa 315 milioni di m3 circa.
  • Conifere da Austria, Russia, Scandinavia, Canada
  • Latifoglie da Francia, Paesi dell’Est Europa
  • Legname tropicale
  • Produzione legname fuori foresta (arboricoltura da legno) Pioppo, Noce, Frassino, Ciliegio

Mercato della legna da ardere

Produzione annuale:

  • Utilizzo industriale (paleria, travame, sega, trancia)
  • Come legna da ardere o per la produzione di carbone

Nei paesi industriali la legna da ardere è circa il 20% del total mentre nei paesi sottosviluppati è oltre l’80%. Questo perché non utilizzano gas per riscaldarsi, ma Legna da Ardere.

Le biomasse ad uso energetico

(Legno risorsa rinnovabile)

Utilizzazioni forestali

  • Taglio
  • Allestimento
  • Concentramento
  • Esbosco

Altri prodotti del bosco

  • Pascolo
  • Produzione di foraggio
  • Produzione di altri prodotti (es. funghi, frutti, miele, spezie)
  • Produzione di medicinali (es. taxolo da Taxus baccata con proprietà antitumorali)
  • Resina
  • Cortecce (sughero)

Protezione

Il ruolo di protezione delle foreste è quello di prevenire i pericoli naturali o di mitigare gli effetti una volta che il pericolo si è verificato. Per alcuni pericoli naturali sono disponibili modelli e carte tematiche che, a livello locale o nazionale, permettono una buona previsione. Per altri pericoli invece, la conoscenza è limitata all’esperienza degli operatori.

  • Frane
  • Caduta massi
  • Valanghe

Funzione ambientale (Assorbimento CO2)

Il protocollo di Kyoto ha fissato dei limiti alle emissioni di gas serra (in particolare CO2) da parte delle varie nazioni. I paesi industrializzati si sono impegnanti a ridurre le emissioni di almeno il 5%, rispetto ai valori del 1990, entro il periodo 2008-2012. I “sink” biologici, creati dopo il 1990, possono essere parzialmente inclusi nel calcolo del bilancio delle emissioni consentite in ogni paese. Le “KYOTO FORESTS” sono considerate dei sink di carbonio se costituiscono interventi di riforestazione o afforestazione eseguiti dopo il 1990, al netto degli interventi di deforestazione. In sostanza la creazione di “Kyoto forests” permette ad un paese di ridurre in misura minore le emissioni.

Protocollo di Kyoto Art.3

I paesi firmatari possono raggiungere i loro obiettivi di riduzione, tramite:

Art 3.3: “…i cambiamenti netti nelle emissioni di gas-serra dovuti a limitazioni delle sorgenti (sources) e alla rimozione attraverso assorbimento (sinks) che risultino causate direttamente attraverso cambiamenti di uso del suolo e attività forestali (forestazione, riforestazione e deforestazione) rispetto al 1990.”

Art 3.4: “…attività umane che siano collegate a cambiamenti nelle emissioni di gas-serra e nell’

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Scienze agrarie e veterinarie AGR/05 Assestamento forestale e selvicoltura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GPL1987 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Selvicoltura generale e sistemi forestali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi della Basilicata o del prof Ripullone Francesco.
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