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Nelle città del MEDIOEVO, la necessità di difesa

dalle aggressioni diventa fondamentale e le mura,

che delimitano le aree interne, rendono prezioso lo

spazio disponibile, per cui la città appare scolorita

per via del grigio delle pietre e sembra priva di vita.

Gli spazi verdi risiedono fuori le mura, si tratta

soprattutto di prati, dove si tengono i tornei e le

feste.

Nelle città permane la cultura di un giardino

domestico racchiuso, murato e circondato da portici.

Questa tipologia di giardino la possiamo osservare

nei chiostri dei monasteri. L’area presente

all’interno di queste strutture era sistemata con uno

schema semplice e fisso caratterizzato dal ripetersi

di aiuole. Il cortile del chiostro era diviso in vialetti

che s’incrociavano ortogonalmente e diagonalmente

in quattro aiuole rettangolari o quadrate nel primo

caso e triangolari nel secondo, inoltre al centro del

cortile veniva sistemato un pozzo per

l’approvvigionamento dell’acqua.

Si può affermare quindi che questo tipo di

sistemazione aveva la funzione prevalente di

soddisfare bisogni primari, non a caso gli orti

presenti nel chiostro erano destinati alla coltivazione

di beni di prima necessità.

Nell’EPOCA RINASCIMENTALE le città si espandono e si abbelliscono. La vita

cittadina si apre a nuovi e più larghi ritmi e l’uomo cerca di sottomettere la natura

introducendo elementi artificiali e sovrapponendo la sua arte a quella della natura.

In quest’epoca nasce l’idea di una “architettura della natura”, cioè adoperare le

piante come materia architettonica e fonderle con opere murarie, statue ecc,

creando una vera e propria composizione artistica.

Si afferma la figura del progettista quale ideatore del giardino.

Nel ‘500 si assiste ad una predominanza dell’elemento costruito su quello naturale,

quindi al dominio della pietra sulle piante. Il giardino del ‘500 è basato su

elementi di costruzione, infatti, le case sono un “continuum” con il giardino in modo

tale che, anche la vita che vi si svolge all’interno, viene a contatto con l’elemento

naturale. Filizzola

Tesina Esame di Verde Urbano & Parchi - - Scienze Forestali e Ambien. UNIBAS

Nel ‘600, si verifica una situazione contraria, le piante diventano l’elemento

dominante e distintivo dei giardini che, s’ingrandiscono (prime forme di parchi),

tendono a perdere le linee di confine in modo che, il giardino stesso, si vada a

congiungere con il paesaggio circostante dove la recinzione scompare e il confine è

molto lontano dalla residenza centrale.

È l’epoca dei giardini più belli e sontuosi.

Vengono aperti al pubblico i cancelli di alcune ville aristocratiche, ma l’accesso era

consentito solo se ci si atteneva al rispetto di precise regole.

In Italia il giardino Barocco del ‘600 fu la rappresentazione dello

spazio infinito e delle sorprese: suoni, cascate d'acqua e giochi

illusionistici della topiaria (le verdi sculture intagliate nei bossi e

nei tassi, portarono alla creazione di suggestioni capaci di

stimolare nello spettatore l'illusione di stare in un luogo magico),

dove gli elementi architettonici e naturali si fondevano.

Esempi significativi di giardino barocco sono il Bosco sacro di

Bomarzo (Viterbo) e la villa Aldobrandini (Frascati).

Nel ‘700 continua il movimento di valorizzazione dell’elemento vegetale iniziato nel

Seicento, e si afferma il così detto “giardino alla francese” e il “giardino

all’italiana” (Reggia di Versailles / Reggia di Caserta), basati su regole di

composizione unitaria, prospettica e geometrica.

Il Giardino All’italiana è realizzato secondo una serie di canoni:

- Rigorosa simmetria delle aiuole, dei viali, delle vasche con forme geometriche

rettilinee, curvilinee o miste;

- Orizzontalità dei piani;

- Presenza di siepi perfettamente squadrate e poste a delimitazione delle aiuole

oppure al loro interno a formare disegni più o meno complessi;

- Presenza di poche piante o cespugli foggiate, ad eccezione di quelle a linee

architettoniche proprie del loro portamento in natura.

Tutti gli elementi del giardino rispondono ad una perfetta

simmetria, le siepi costituiscono uno degli elementi

predominanti della composizione, esse contornando le aiuole,

danno vita a disegni classici: esempio tipico è il così detto

“labirinto” un intricato svolgersi di vialetti su due assi di

simmetria perpendicolari tra loro e tracciati da siepi tenute

alte e squadrate. Vengono utilizzate piante di alto fusto

plasmate secondo i motivi architettonici della natura.

I giardini “alla francese” erano di maggiori

dimensioni, favoriti dalla conformazione

pianeggiante del territorio e più tendenti al

colore (piante da fiore), rispettando uno schema

rettangolare o quadrato.

- Promenade: Vialoni per passeggiate.

- Boulévards: Viali alberati molto ampi.

Nel ‘700 si sviluppano in Francia i primi modelli

di “Giardini Pubblici” con stradoni e viali

ombrosi per il passeggio. Filizzola

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I prati si arricchiscono di un nuovo elemento orizzontale,

i progettisti francesi idearono un metodo di progettare il

giardino detto parterre (dal francese “per terra”): un

giardino la cui disposizione era visibile da una certa

distanza e che si estendeva lontano dalla casa secondo uno

schema ben definito.

Erano strutturati in un viale centrale che si estendeva dalla

casa attraverso le due metà del giardino, e si perdeva

lontano per dare l'impressione di poter controllare tutto lo

spazio oltre la residenza.

Talvolta, come nel caso della reggia di Versailles e del

Campidoglio di Washington D.C. i viali si

estendevano per svariati chilometri.

In questo periodo, inoltre, si conferma nella città, la tendenza a dotarsi di parchi e

spazi aperti per la popolazione.

Si può concludere dicendo che, tra Seicento e Settecento, si affermano tre tipologie

di verde urbano:

- Il giardino delle mura, trasformazione delle cinte murarie in giardini urbani;

- Il corso o stradone, viale ombroso destinato al passeggio;

- Il giardino pubblico, nel senso di giardini, anche nuovi, e non più solo aperti al

pubblico dalla munificenza dei potenti.

Nell’800 un gruppo di architetti paesaggisti

elaborarono le linee del giardino romantico inglese.

Essi misero al bando le forme che costringevano la

natura in moduli geometrici e, in base al romanticismo

dell’epoca, proclamarono la libertà della natura.

Il giardino romantico voleva essere una copia

migliorata della natura perciò venne allontanato

tutto quello che non era spontaneo.

Esso era costituito da viali e aiuole ad andamento

tortuoso, curvilineo e irregolare e chi si trovava a

percorrerli aveva sempre la sensazione che dietro una

curva si potesse celare qualche aspetto inatteso e

sorprendente.

Venivano usate numerose piante ad alto fusto e arbusti allevati in forme libere e

spontanee riunite a gruppi o a macchie irregolari.

L’acqua veniva raccolta in specchi irregolari o in laghetti alimentati da ruscelli e

cascatelle.

Alla fine dell’Ottocento conseguentemente all’industrializzazione si delinearono

nuove condizioni sociali e anche la classe dei commercianti inglesi diventa

economicamente ricca, permettendosi così la costruzione di grandi giardini, prati e

laghetti. Inoltre l’aumento di ricchezza comportò il

fenomeno della crescita urbana con la parziale

distruzione dei vecchi giardini patrizi e la

sottrazione degli spazi liberi intorno alla città.

È in quest’epoca che vengono realizzate le opere

più belle di parchi e giardini nelle varie parti del

mondo.

Tra queste possiamo ricordare: il Central Park a

New York (1834-1853), creato da Frederik Law

Olmsted e Calvet Vaux, i quali tramutarono le zone

paludose in laghi e le zone più alte, in prati

circondati da boschi.

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SERRE

Le serre, strutture entro le quali tenere le

piante delicate, furono costruite dalla metà

dell’800 in poi

Nel 1844-1848, fu costruita la Palm House

nei Royal Botanic Gardens di Kew, a

Londra. La grande serra fu costruita in

ghisa e vetro seguendo criteri che

consentivano di mantenere la giusta

temperatura, illuminazione e umidità per la

conservazione delle piante esotiche.

FALCIATRICE

Inventata da Edwin Beard Budding, la falciatrice fu

brevettata nel 1830; l'invenzione, subito prodotta e

diffusa su larga scala, fece sì che i prati inglesi fossero

tagliati più spesso e con maggior facilità e consentì

anche al ceto medio di tenere un giardino senza

ricorrere a un giardiniere.

GIARDINI GIAPPONESI

L'arte del giardino praticata da secoli in Oriente non esercitò alcun

influsso in Occidente, almeno fino alla metà dell’800. Sebbene gli

edifici cinesi (in particolare la pagoda) fossero stati riprodotti nei

giardini europei sin dagli inizi del ‘700, il giardino giapponese vero

e proprio (compreso quello fatto di sole pietre), che con la sua

struttura rispecchia l'ordine dell'universo zen, dovette aspettare la

fine dell’800 per diffondersi in Europa.

Il filo conduttore dei giardini giapponesi, il cui stile varia da quelli

austeri con sabbia e rocce dei monasteri tibetani a quelli

residenziali, più ricchi ed elaborati, è la riproduzione in

miniatura di paesaggi naturali (stesso concetto dei bonsai,

alberi in miniatura).

Tra le piante più comuni presenti nei giardini in Giappone si

ricordano le azalee, gli aceri rossi e i pini.

- Giardini Zen: Concepiti dai monaci zen

come aiuto alla meditazione, questi giardini

presentano un design essenziale in cui i

corsi d'acqua, fatti di sabbia e ciottoli

accuratamente rastrellati, restano

immobili, dando la sensazione di "scorrere"

tra rocce e ponti di pietra. Il giardino

Daisenin del tempio di Daitokuji a

Kyoto ne è un esempio.

- Giardini Residenziali: Ricchi ed elaborati, erano strutturati in piccoli spazi dove

venivano rappresentati in miniatura tutti gli ambienti naturali presenti in quel

territorio, con pagode, ponticelli e laghetti.

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Nel corso del ‘900 l'estremizzazione del giardino

paesaggistico ebbe come conseguenza un ritorno alla

creazione di giardini convenzionali, perlopiù di piccole

dimensioni, progettati in modo geometrico.

Siepi, pergole, mura e terrazzamenti costituirono le parti

di un tutto (come nel caso di Villa d'Este in Italia

[ ], o di Heidelberg in Germania), nel quale stili

Tivoli-Roma

diversi e differenti composizioni floreali si fondevano

armoniosamente.

Gli spazi verdi vennero inseriti in grandi operazioni urbanistiche e vennero dotati

d’impianti per il tempo libero dei cittadini.

In seguito l’elemento verde acquista piena dignità e considerazione nella

progettazione, sia a livello di spazio verde privato annesso alla residenza, sia come

spazio di fruizione pubblica.

Il verde pubblico diventa così elemento strutturale urbanistico. Il motore di questo

fenomeno e da ricercare, sia nella rinnovata sensibilità ambientale, sia

nell’esigenza di riqualificazione dei centri e delle periferie urbane, anche a seguito del

trasferimento e dell’abbandono di molte attività industriali nelle aree urbane.

In tale quadro, il giardino pubblico diventa elemento fondamentale per il

recupero e la valorizzazione del tessuto cittadino. La progettazione del verde

diventa parte della pianificazione e delle tecniche urbanistiche, come componente

primaria e diffusa del contesto civico.

A partire dagli anni ‘50, l'arte del giardino si diffuse su larga scala e si assistette alla

nascita di un gran numero di vivai e centri per il giardinaggio, dove si trova

tutto quanto può servire per la cura e la coltivazione di piante e fiori da giardino e da

terrazzo.

Nel boom economico degli anni ’60 si costruirono nelle città moderne piccoli giardini

accanto alle abitazioni.

Successivamente si pensò alla costruzione di grandi operazioni urbanistiche, tra le

quali rientrano anche la costruzione di aree per il tempo libero dei cittadini, oppure il

risanamento di grandi aree industriali abbandonate le quali vennero

recuperate e trasformate in “grandi giardini” con la nascita dei parchi pubblici.

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CLIMA IN AMBIENTE URBANO

DATI: NAAQ (National Ambient Air Quality).

Il verde urbano è un elemento dell’ambiente

costruito in relazione con il paesaggio. Il verde entra

nella realizzazione delle nostre città non solo come

elemento di arredo ma soprattutto come un sistema

eco-ambientale con una vasta gamma di funzioni e

benefici.

I parchi e il verde sono l’apertura delle città sul

territorio e le loro funzioni ne introducono benefici

vitali in forme biologicamente attive, come una sorta

di organismo capace di rigenerare e migliorare la

struttura urbana e sociale.

La creazione di spazi verdi all’interno di un contesto urbanistico contribuisce a

rendere qualitativamente migliore la visione delle nostre città e a garantirne una

maggiore vivibilità.

L’uso della vegetazione negli spazi urbani ha per tanto un ruolo molto importante

dato che molteplici sono le funzioni che essa assolve:

- Variazioni microclimatiche (temperatura, umidità, ventosità)

- Depurazione dell’aria

- Attenuazione dei rumori

- Funzione igienico - sanitaria

- Funzione sociale e ricreativa

- Funzione culturale e didattica

- Funzione estetica e architettonica

Il disagio climatico degli ambienti urbani deriva

dal surriscaldamento dell’aria, dovuto sia al

calore, che agli inquinanti prodotti dalle attività

cittadine.

Nel centro della città, la grande concentrazione

delle aree edificate e le pavimentazioni stradali,

unite all’elevata conducibilità termica di alcuni

materiali, determinano un assorbimento del 10%

in più dell’energia solare rispetto ad una

corrispondente area coperta da vegetazione.

Gli spazi ed i fabbricati di cemento, tendono a

riscaldarsi velocemente ma rilasciano il calore

molto lentamente, al contrario di quello che accade nelle

campagne circostanti.

L’accumulo di energia termica e la difficoltà di disperderla

poi nello spazio sono dovuti anche alla forma stessa degli

spazi urbani, caratterizzati spesso da ammassi di edifici.

Il sollievo dal caldo non avviene neanche durante le ore

notturne, in quanto l’irraggiamento infrarosso del calore

accumulato durante il giorno, viene intercettato dagli edifici

che si fronteggiano invece che disperdersi nello spazio.

Diversi studi mettono in evidenza come, la presenza della

vegetazione nelle città, possa migliorare nettamente le

condizioni microclimatiche, grazie ad una sensibile

diminuzione delle temperature. Le variazioni di

temperatura e umidità relativa dell’aria, indotte dalla

presenza della vegetazione, sono dovute principalmente ad

una riduzione della radiazione solare incidente su edifici

ombreggiati da vegetazione. Filizzola

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L’energia solare, che arriva su una massa

vegetale, viene da questa, in parte

riflessa, assorbita e trasmessa, in parte

dissipata nell’atmosfera, come calore

latente e calore sensibile, e in parte

utilizzata nei processi metabolici.

Schema semplificato degli

scambi energetici tra la vegetazione

e l’ambiente circostante

Le piante, attraverso il processo

fotosintetico, trasformano l’energia

solare in energia biochimica; in

particolare esse assorbono la radiazione

visibile e perciò la loro presenza diventa

rilevante per la determinazione del

microclima di una specifica zona.

È stato calcolato che le piante assorbono una percentuale pari al 60-90% della

radiazione solare, in relazione ad una serie di variabili che determinano

l’ombreggiamento, quali la densità della chioma (fitta o rada), la rapidità di

accrescimento e la durata della stessa (fogliame sempreverde o deciduo nel periodo

di fogliazione), la dimensione e la forma della pianta (altezza massima raggiunta con

il suo sviluppo e portamento).

Risulta quindi importante, in fase di progettazione,

scegliere bene le specie vegetali da inserire e fare una

precisa distinzione tra specie sempreverdi e specie

decidue. Per garantire rinfrescamento in estate e

riscaldamento in inverno si deve, infatti, optare per

le specie con chioma di elevata intensità nei mesi caldi

e con basso livello di ombreggiamento nella stagione

fredda.

Con l’impiego della vegetazione in prossimità degli edifici, per via dell’effetto di

ombreggiamento e quindi rinfrescamento, si può contribuire a moderare l’uso dei

condizionatori d’aria, che in Italia ultimamente ha subito un incremento del 20% con

conseguente consumo di energia elettrica in estate ed emissione in atmosfera di

grandi quantità di CO . L’evapotraspirazione delle piante è un fenomeno legato alla

2

fotosintesi: le piante, per assumere l’anidride carbonica dall’atmosfera, devono

mantenere gli stomi aperti e in tal modo perdono acqua. Si tratta di grandi quantità

di acqua prelevate dal terreno e immesse nell’atmosfera sotto forma di vapore.

Da queste considerazioni risulta che, la presenza di aree verdi, in ambiente urbano,

può contribuire notevolmente a correggere situazioni di surriscaldamento estivo,

riducendo localmente le temperature. È stato verificato che, il raffreddamento

dovuto alla traspirazione di una pianta di grosse dimensioni equivale alla capacità

di cinque condizionatori d’aria di piccola taglia operanti per venti ore al giorno.

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Un altro elemento del microclima che può essere modificato in modo significativo

dalla vegetazione è il VENTO. La vegetazione, come tutti gli altri oggetti al suolo,

aumentando la rugosità aerodinamica diminuisce la velocità del vento al suolo in

funzione della dimensione e della densità della chioma. La variazione del vento può

essere ottenuta attraverso diversi effetti: di “barriera”, “filtro”, “deviazione” e

“canalizzazione”.

In genere il sistema più diffuso per ottenere questo tipo di effetti è la struttura a

frangivento che determina nella zona antistante e in quella più ampia sottovento

situazioni di turbolenza riducendo per tanto la velocità. Il frangivento è composto da

essenze diverse (arboree e cespugliose) disposte generalmente in configurazioni

lineari con una o più file. Si possono realizzare diversi tipi di barriere frangivento in

relazione alle caratteristiche geometriche e di “permeabilità” all’aria delle stesse

barriere.

La soluzione tecnica migliore consiste in barriere di media permeabilità che possono

essere realizzate in maniera semplice, utilizzando associazioni vegetali comuni, e

costituite da filari di alberi alti con arbusti interposti.

Il controllo del vento intorno agli edifici interessa gli spazi vicini ad essi e quelli di

transizione. In generale è necessario utilizzare essenze sempreverdi e associazioni

miste. In Inverno, infatti, nel clima mediterraneo la protezione interessa

generalmente le zone dei venti freddi provenienti dai quadranti N-E e N-O

(maestrale per il versante alto tirrenico e bora per il versante alto adriatico).

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In estate, quando si utilizza la

ventilazione notturna di brezza che

proviene da quadranti definiti

dall’orografia e dalla vicinanza con corpi

d’acqua, è sempre possibile disporre la

vegetazione in modo da proteggere gli

spazi esposti ai venti freddi e da

permettere ed eventualmente

potenziare la ventilazione con effetti

di canalizzazione. inoltre i venti caldi

giornalieri provenienti dai quadranti S-E

e S-O possono essere filtrati e trattati

con barriere vegetali realizzate con

essenze ad elevata evapotraspirazione

che permettono un moderato

raffrescamento dell’aria.

Le modifiche dei flussi del vento intorno

agli edifici, possono essere utilizzate per

ridurre i consumi energetici,

minimizzando le infiltrazioni d’aria in

INVERNO e massimizzando i flussi

più freschi in ESTATE.

La vegetazione come dispositivo

di canalizzazione (a) o deviazione (b)

del vento intorno agli edifici La vegetazione come dispositivo per

aumentare la velocità del flusso del

vento - FRANGIVENTO:

Le reti frangivento costruite utilizzando un'unica

fila di piante rischiano di provocare danni

ancora maggiori del vento stesso, infatti

l'effetto ottenuto con questa disposizione è

addirittura un’accelerazione del vento

dominante che oltre ad essere spinto ad una

maggiore velocità, rischia di provocare lo

schianto delle piante stesse danneggiando in

entrambi i casi l'appezzamento che si voleva

proteggere.

La disposizione migliore per i frangivento invece,

risulta essere quella pluri-stratificata a diverse

altezze, la quale riduce gradualmente la velocità

del vento, imbrigliandolo e aumentando la

superficie assorbente della vegetazione per le

sostanze inquinanti.

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Tronchi e chiome ostacolano il

movimento dell’aria.

La forza del vento è minore all’interno

del popolamento rispetto alle zone

esterne e sottovento, infatti parte

dell'aria riesce ad attraversare il bosco e

una buona parte viene deviata al di

sopra delle chiome.

Zona sottovento: Quando la massa

d'aria ricade, riacquista velocità

(Velocità di ricaduta, che è

inversamente proporzionale alla massa

d'aria filtrata).

Quest’ultimo è il fenomeno base nella

progettazione di barriere frangivento.

Le conifere con palchi distribuiti

uniformemente provocano una diminuzione drastica della velocità del vento, per

questo motivo sono specie molto utilizzate per la costituzione di BOSCHI

FRANGIVENTO:

- Clima Marittimo: Pinus pinaster/Eucaliptus (Rapido accrescimento)

Barriere per i venti marini carichi di salsedine (dannosa per le coltivazioni)

- Clima Montano: Cupressus

Influenza di diversi tipi di frangivento sulla velocità del vento e

sulle distanze entro cui si fa sentire il loro effetto.

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- Variazioni microclimatiche (temperatura, umidità, ventosità)

- Depurazione dell’aria - Attenuazione dei rumori

- Funzione igienico - sanitaria

- Funzione sociale e ricreativa

- Funzione culturale e didattica

- Funzione estetica e architettonica

La vegetazione nella città può svolgere un altro ruolo di controllo

ambientale: quello di arginare attivamente il problema

dell’inquinamento dell’aria, fungendo da elemento filtrante per

polveri e gas e, costituendo passivamente, un prezioso rilevatore

della loro presenza. Diversi studi, condotti sugli effetti fitotossici

degli inquinanti atmosferici, hanno messo in evidenza come le

varie specie vegetali reagiscano in maniera differente nei confronti

di un certo inquinante. Le piante, infatti, possono essere molto

suscettibili o notevolmente resistenti nei confronti degli agenti

inquinanti.

Per questo motivo, le piante sensibili, possono essere utilizzate come cavie, ossia

come strumento di monitoraggio per calcolare i livelli d’inquinamento nell’atmosfera;

infatti, esse reagiscono oltre che con l’indebolimento anche con diversi sintomi visibili

come:

- Variazione di sviluppo (riduzione asimmetrica),

- Clorosi (colorazione ai margini e agli apici delle foglie per disturbi a carico della

clorofilla),

- Necrosi (morte delle cellule del mesofillo).

Ci sono, inoltre, piante la cui suscettibilità verso gli inquinanti è stata accertata e

sono proprio queste ad essere utilizzate come vere e proprie “sentinelle ecologiche”.

Le specie resistenti, invece, possono costituire degli elementi attivi nella riduzione

degli inquinanti atmosferici in ambiente urbano, in quanto possono essere in grado di

eliminare, tali agenti, tramite assorbimento e successiva metabolizzazione.

Tale rimozione avviene al livello della superficie delle foglie e nei tessuti vegetali

attraverso:

- La disattivazione dei gas, per assorbimento dei composti tossici;

- L’inattivazione dei composti inquinanti, nei tessuti cellulari, per precipitazione

e immagazzinamento;

- Per utilizzazione dei composti inquinanti, attraverso la metabolizzazione

ossidativa delle piante.

Un primo tipo d’inquinamento atmosferico è quello determinato dalla presenza di

particelle. In funzione delle loro dimensioni, all’interno dell’aerosol urbano, tali

particelle possono essere raggruppate in:

<1 nanometro - particelle derivate dalla condensazione di gas;

>1 e <10 nanometri - particelle di suolo, polvere, prodotti di combustione

industriale e sali marini;

>10 nanometri - particelle derivate da strutture di maggiori dimensioni per

processi meccanici di vario genere.

Un secondo tipo d’inquinamento è provocato da sostanze gassose che possono

appartenere a numerose categorie:

Inorganici:

- Ossidi di azoto, zolfo e carbonio;

- Alogeni, composti del cloro e del fluoro;

- Acido solfidrico e ammoniaca;

Organici:

- Idrocarburi e aldeidi;

Gas secondari sintetizzati nell’atmosfera:

- Ozono, perossi acetil nitrato (PAN).

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L’effetto delle aree verdi come riduttrici dell’inquinamento atmosferico si può

realizzare in diversi modi, per semplice azione tra la fonte e il ricevente e, per

assorbimento degli agenti inquinanti.

Le alterazioni dell’atmosfera determinate dalle piante possono agire, sia sul

rimescolamento dell’aria, favorendo una maggiore diluizione delle sostanze

inquinanti, sia prolungando il contatto dell’aria con le superfici fogliari ed il terreno,

favorendo l’intercettazione e l’assorbimento.

La rimozione degli agenti inquinanti avviene essenzialmente per assorbimento

da parte degli stomi, della microflora, del suolo e delle superfici idriche.

L’intercettazione delle particelle da parte delle superfici fogliari avviene in vari

modi:

- L’intercettazione per sedimentazione interessa le particelle più larghe, avviene

prevalentemente sull’esterno della chioma e la velocità di deposizione dipende dalla

densità e dalla forma delle particelle.

- L’intercettazione per impatto sotto l’influenza dei vortici d’aria; quando una

corrente d’aria incontra un ostacolo si divide mentre le particelle proseguono diritte a

causa del loro movimento. L’efficienza della raccolta per impatto è tanto maggiore

quanto maggiore è il diametro della particella e minore quello dell’ostacolo.

- L’intercettazione per deposizione con le precipitazioni, dove la massima

efficienza si riscontra per particelle da 20 a 30 nanometri, è molto ridotta sotto i 5

nanometri. L’intercettazione, da parte della vegetazione, di queste particelle è

condizionata da una serie di fattori che riguardano:

- Forma, dimensione e caratteristiche superficiali delle particelle;

- Forma e caratteristiche superficiali delle parti vegetali intercettanti

- Condizioni microclimatiche in prossimità della pianta.

Le specie a foglia ruvida sono particolarmente efficienti nell’intercettare le

particelle, soprattutto attraverso la deposizione per impatto; inoltre la deposizione è

maggiore sulla punta e ai margini delle foglie, dove si creano maggiori turbolenze.

Per quanto riguarda la RIMOZIONE DEGLI INQUINANTI GASSOSI vengono fatte

una serie di considerazioni:

- L’assorbimento è direttamente proporzionale alla solubilità degli agenti

inquinanti;

- Quando la superficie è bagnata, si ha maggiore assorbimento;

- Le piante erbacee sono più efficaci nell’assorbimento dei gas;

- Le condizioni che favoriscono la fotosintesi e l’apertura degli stomi, facilitano

l’assorbimento.

Nell’attenuazione dell’inquinamento atmosferico particolare importanza viene posta

nei confronti delle caratteristiche degli impianti arborei la cui struttura dovrebbe

seguire una serie di requisiti:

- Fasce eccessivamente permeabili

Sono inadatte a rimuovere particelle o inquinanti gassosi;

- Fasce moderatamente permeabili

Sono particolarmente adatte a rimuovere inquinanti gassosi;

- Fasce molto permeabili

sono molto efficienti nel rimuovere particelle ma poco adatte per i gas;

La superficie assorbente di una fascia può essere raddoppiata

utilizzando un profilo sinusoidale;

La fascia può essere resa più efficiente creando in essa delle

aperture che migliorino i movimenti dell’aria e gli scambi

gassosi. Filizzola

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LE PIANTE COMBATTONO L'INQUINAMENTO URBANO,

MIGLIORANDO LA QUALITÀ DELL'ARIA.

L'inquinamento è, oggi, il nemico numero uno delle

nostre Città, gli elementi di disturbo alle piante, presenti

nei giardini urbani sono principalmente smog, polveri

sottili, gas di scarico di auto e industrie o dei residui

della combustione dei prodotti petroliferi per il

riscaldamento o, ancora, da sostanze comuni di uso

quotidiano, come detersivi, colle e inchiostri, che

contengono composti chimici in grado di diventare nocivi.

Anche i naturali sali marini possono diventare dannosi

per molte piante (nelle città vicine al mare).

Le piante, filtrano l'aria inquinata, assorbendo CO e impurità, restituendo ossigeno

2

(E' la straordinaria invenzione chiamata fotosintesi).

Assorbono i rumori ed eliminano o mascherano i cattivi odori con il loro

profumo.

Per quanto riguarda la rimozione degli inquinanti: più gli inquinanti sono solubili,

maggiore é l'assorbimento. Mentre se poco solubili, si ha l'intasamento degli stomi e

danni alla pianta stessa.

Nella scelta della pianta bisogna, però, tenere presente che:

Le piante caducifoglie assolvono meglio a questo compito in

quanto, oltre alla maggiore superficie fogliare (lamina espansa), ogni

anno, perdendo le foglie, eliminano le sostanze nocive assorbite e ac-

cumulate.

Le particelle sospese nell'aria, urtano con la vegetazione e vengono

trattenute di più se la superficie fogliare é bagnata, ruvida o

provvista di peluria.

Ogni particella inquinante ha dimensioni variabili: le più grandi

vengono captate meglio dall'acqua piovana e dalle piante a foglia

media/grande.

Foglie piccole invece sono più efficienti per la captazione delle microparticelle, perché

con il loro fogliame piccolo ma fittamente abbondante si creano microturbolenze che

permettono un maggiore contatto foglia/agente inquinante.

La deposizione é maggiore sulla punta e sui margini, in più é maggiore sul picciolo

che sulla lamina, in quanto il picciolo è più frequentemente pubescente.

Le piante erbacee sono più efficaci per l'assorbimento dei gas inquinanti perché

essendo di dimensioni minori rimangono sulla superficie del suolo, dove i gas

(tendenti a ristagnare verso il basso) si accumulano.

Le specie sempreverdi a foglia aghiforme, liscia, sono più facilmente

“lavabili” dall'acqua piovana o da quella vaporizzata, in più

fotosintetizzando regolarmente durante tutto l’arco dell’anno

purificano costantemente l’aria, anche se possedendo superficie

fogliare minore sono mediamente efficienti.

Filizzola

Tesina Esame di Verde Urbano & Parchi - - Scienze Forestali e Ambien. UNIBAS

COME E PERCHÉ LE PIANTE CI DIFENDONO

Tutte le piante, attraverso il processo di fotosintesi clorofilliana, assorbono anidride

carbonica e restituiscono ossigeno: bastano due piante a dare l'Ossigeno necessario

a una persona e la combustione di un litro di benzina a distruggerlo.

- Le foglie assorbono le sostanze chimiche inquinanti durante la fotosintesi:

maggiore è la superficie fogliare, maggiore è l'effetto depurativo

della pianta.

- Il terriccio del vaso svolge un'importante funzione, perchè è ricco di

microrganismi capaci di rendere innocue le sostanze nocive,

per cui è importante mettere le piante in vasi grandi, ricchi di

terriccio.

- Le radici della pianta trasformano le sostanze tossiche in principi nutritivi:

ecco perchè anche le piante coltivate in idrocoltura possono

svolgere una funzione depuratrice, attraverso le radici.

Le piante che traspirano molto filtrano gli odori perchè l'umidità è in grado di

assorbire il cattivo odore e purificare l'aria.

Le piante intensamente profumate coprono il cattivo odore con il loro aroma.

LE PIANTE MIGLIORI

Ciascuna pianta mangia veleni è ghiotta di sostanze inquinanti specifiche.

La gerbera, il crisantemo e l'aglaonema “mangiano” il benzene, che si trova nelle

plastiche, nelle vernici e nel fumo delle sigarette.

la stessa aglaonema, la dieffenbachia, il philodendro, il potos e il clorofito

assorbono la formaldeide, presente in colle, vernici, cosmetici, tessuti artificiali e

fumo.

Il crisantemo e lo spatafillo depurano, invece, l'aria dal tricloroetilene (trielina),

usato come solvente e pulitore a secco.

- ARSENICO E VECCHIE FELCI -

Sembra una innocua pianta d'appartamento, ma e più velenosa di un serpente,

almeno per gli insetti. È la Pteris vittata, una delle tante specie di felci decorative

chiamate felci aquiline. A renderla tanto pericolosa è l'enorme quantità di arsenico

che steli e fronde possono assorbire dal terreno. “Una scoperta sensazionale”,

secondo Lena Ma, ricercatrice dell'università di Gainesville, in Florida.

“La pianta”, aggiunge la ricercatrice, “non solo tollera l'arsenico, ma dimostra di

gradirlo”. Lo studio ha dimostrato che se nel suolo è presente Il pericoloso veleno, la

felce raddoppia rapidamente la propria biomassa. Gli scienziati sono già al lavoro per

cercare di trasformare il vegetale in un perfetto sistema di detossificazione

ambientale. Filizzola

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CATAMBRA

(La catalpa di Ambrogio)

Dopo una lunga e accurata selezione il botanico Giovanni Ambrogio è riuscito ad

ottenere una particolare varietà di Catalpa con foglie notevolmente più ricche di

catalpolo (concentrazione quattro volte superiore rispetto alla pianta madre)

denominata Catambra ®.

La pianta ha ottenuto il brevetto europeo (patent-pending) n. 2006/0119 ed è

protetta dal marchio commerciale "ambrös' plants"

Il CATALPOLO, appartenente alla famiglia dei glicosidi fenetil-

alcoolici, è dotato della notevole proprietà di respingere le zanzare

e altri insetti, in virtù del suo particolare odore (peraltro non

avvertito dagli esseri umani).

La catambra ® quindi non è solo una bella pianta ornamentale ma risulta essere

particolarmente efficace contro zanzare e altri insetti fastidiosi. L'azione respingente

si esplica per un raggio pari a circa il doppio della sua chioma. Essa può essere

utilizzata sia negli ambienti chiusi che all'aperto.

La catambra ® non necessita di particolari cure. Vive bene sia all'ombra che al sole.

Non teme il gelo, non richiede potatura e, contrariamente alla pianta madre, non

fiorisce. Può raggiungere l'altezza massima di 3,5 metri ed è a foglia caduca.

La catambra ® è stata sottoposta ad

una serie rigorosa di analisi quali la

HPLC (cromatografia liquida ad alte

prestazioni) e il DNA FINGER

PRINTING (impronta digitale

genetica).

L'analisi HPLC conferma l'alto

contenuto di catalpolo della catambra

rispetto alle altre varietà.

Prodotto vegetale con estratto di Catambra ®.

Questa preparazione vegetale possiede elevate proprietà biologiche, svolge una

azione protettiva per la pelle ed è consigliato per una naturale protezione da agenti

biologici esterni (comprese zanzare, zecche, pulci, acari, ecc.).

L'estratto di Catambra ® unitamente ad altri estratti vegetali contenuti sono

naturalmente attivi e non graditi alle zanzare.

Contiene inoltre la Vitamina B1 o tiamina cloridrato. Secondo

alcuni autori l'uso regolare di questa vitamina può rendere

l'organismo in qualche modo refrattario all'attacco di molti insetti

molesti. Essa conferisce al corpo e alla traspirazione cutanea

caratteristiche olfattive poco gradite agli insetti, parassiti

dell'uomo e degli animali; è in grado di coprire, modificare,

correggere o minimizzare gli eventuali odori che potrebbero

attirare gli insetti. È composto da sostanze naturali e

assolutamente innocue, che conferiscono caratteristiche non più

"appetibili" per gli insetti e simili.

Filizzola

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La pianta antizanzare

La Catambra ® è una pianta che grazie all'elevata concentrazione di catalpolo (una

sostanza naturale) esercita una potente azione repellente contro zanzare ed insetti

volanti a sei zampe. ATTENZIONE

La Catambra ® è un brevetto Europeo della Ambrogio S.r.l. Diffidiamo i soliti "furbi"

dal vendere la Catalpa Bungei come fosse la Catambra ®.

Chiunque verrà sorpreso a fare questo, oppure a moltiplicare la Catambra ® senza il

permesso della Ambrogio S.r.l. sarà punito a termini di legge.

La Catambra ® originale è sempre venduta con un marchio a caldo e cartellinata con

etichetta antistrappo.

"La varietà selezionata dalla Ambrogio Vivai contiene una quantità di Catalpolo

quattro volte superiore ad ogni altro esemplare della specie ed è particolarmente

efficace per tenere lontano le zanzare, compreso la zanzara tigre che da alcuni anni

ha infestato le nostre zone."

CENTRO SPERIMENTALE PER LA FLORICOLTURA

Contenuto repellente 4 volte superiore ad ogni altro esemplare della specie

Dimostrato Da Analisi HPLC

■ Identificato attraverso impronta digitale genetica (dna finger printing)

Catambra (la catalpa di Ambrogio) è protetta dal

marchio commerciale (trade mark) ambrös' plants

e dal brevetto europeo (patent-pending)

N° 2006/0119.

Caratteristiche tecniche

Famiglia: Bignogniacee

■ Origine: America Boreale

■ Altezza massima: 3,5 m

■ Larghezza massima della chioma: 6,0 m

■ Forma della chioma: tondeggiante

■ Raggio d'azione della repellenza: il doppio della chioma

■ Esposizione: sia al sole che all'ombra

■ Non serve potatura

■ Non fiorisce

■ È inodore

■ È a foglia caduca.

■ Filizzola

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UN RIMEDIO NATURALE ED EFFICACE

Caratterizzata da contenuto in catalpolo quattro volte superiore (confermato da

analisi hplc) che conferisce effetto repellente sulle zanzare e quindi mezzo

assolutamente biologico ed identificata attraverso analisi del dna "finger printing"

(che è l'impronta digitale genetica).

Il progresso delle nuove biotecnologie fa già individuare anche nelle piante

ornamentali scopi utilitaristici che vanno al di la dell'estetica e della funzione di

abbellimento. In questo senso il panorama degli obbiettivi che ci propone il futuro

non ha limiti. Tuttavia la naturale biodiveristà esistente ha ancora risorse originali da

raccogliere senza scomodare laboratori di ricerca genetico-molecolare.

Queste informazioni non hanno mai trovato consenso, a causa dell'efficacia dei

trattamenti chimici disponibili e probabilmente anche per la difficoltà di organizzare

processi di riproduzione massale capaci di industrializzare il settore delle piante.

Oggi invece, in un momento nel quale la sensibilità alla salvaguardia dell'ambiente e

della propria salute è fenomeno largamente percepito, le piante a difesa della qualità

della vita stanno riscuotendo interesse e successo.

La ambrogio vivai di Brescia, sensibile a questo trend, effettuando ricerche per

individuare e valorizzare funzionalmente piante ornamentali con queste funzioni

accessorie, ha ottenuto questo risultato largamente applicabile là dove i parassiti

costituiscono una vera plaga.

Catalpa bignonioides Filizzola

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NEL SUOLO FINISCE LA MAGGIOR PARTE DEL

CARBONIO SOTTRATTO ALL'ARIA.

Il terreno con sostanza organica contiene la microflora che può

trasformare e annullare i principi attivi inquinanti effettuando

un lavoro di riciclo e produzione di ammendanti (Qualsiasi

sostanza in grado di migliorare un terreno agrario).

Per migliorare la capacità assorbente del terreno bisogna

apportare sostanza organica (contenuto microbico).

La CO presente nel suolo è nascosta principalmente sotto for-

2

ma di radici ma anche di legno, foglie e frutti caduti che

vengono lentamente inglobati dal suolo.

Il materiale organico che cade a terra può venire decomposto e ritrasformato nei

suoi elementi primari, emettendo CO nell'aria, ma in realtà questa decomposizione il

2

più delle volte è ostacolata dalle basse temperature o dalla mancanza d'acqua: per

questo motivo la maggior parte del carbonio nel suolo resta sepolto o non fa in

tempo a decomporsi perchè una moltitudine di animali e soprattutto di insetti se ne

ciba.

Nei periodi invernali, quando le piante sono in riposo vegetativo, il suolo assorbe

grosse quantità di carbonio (inglobando la lettiera), ma rilascia scarse quantità di C0

2

a causa del freddo.

Quando le temperature aumentano, aumenta anche l’attività dei microrganismi che

iniziano a decomporre la sostanza organica morta aumentando ulteriormente

l'immissione di biossido di carbonio nell'atmosfera, carbonio che viene riassorbito

dalle piante che nel frattempo sono rientrate in vegetazione.

Nel suolo finisce la maggior parte del carbonio sottratto all'aria

AGENTE INQUINANTE CAPACITA’ DI RIMOZIONE

(Accumulo in g.)

- Ammoniaca vegetazione 400g

suolo 530g

- CO vegetazione 2 500g

2 suolo 25 000g

Le piante arboree presenti nelle aree urbane sono fondamentali anche per la

conservazione della diversità delle specie viventi, per la stabilità dei suoli e per

l’erosione delle piogge.

I popolamenti arborei piantati senza criterio con specie esotiche, eliminano la

ricchezza di specie e spesso finiscono sotto l'attacco di insetti e malattie locali contro

cui non hanno difese.

Le piante urbane possono anche fotosintetizzare

ininterrottamente anche di notte nel periodo vegetativo a causa

delle illuminazioni pubbliche (questo naturalmente dipende

dall’intensità della radiazione luminosa emessa dai lampioni),

portando le piante a stress e di conseguenza contribuire al

fenomeno della loro mortalità precoce. Filizzola

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In base alla densità di inquinante aumentano anche l'attività fotosintetica e

l'assorbimento dei gas:

- Maggiore è la concentrazione di CO nell’aria,

2

- Maggiore è la temperatura

- Maggiore è l’efficienza della fotosintesi

In quanto alte concentrazioni di CO e alte temperature frenano il processo di

2 (

FOTORESPIRAZIONE. Questo tramite l’enzima RuBisCO Ribulosio Bisfosfato

)

Carbossilasi-Ossigenasi rallenta l’efficienza della fotosintesi al diminuire della

CO .

2

Questo processo è un importante meccanismo di difesa della pianta stessa perché,

se la velocità di fotosintesi rimarrebbe costante con bassi livelli di CO la pianta

2

inizierebbe a produrre sostanze tossiche dannose (radicali liberi).

FUNZIONE ECOLOGICO - AMBIENTALE

Il verde, all’interno delle aree urbane, costituisce un fondamentale elemento di

presenza ecologica ed ambientale, che contribuisce in modo sostanziale a mitigare

gli effetti di degrado e gli impatti prodotti dalla presenza delle edificazioni e

delle attività dell’uomo.

I grandi edifici nonché le zone industriali all’interno dell’apparato urbano, rendono

questo luogo ancora più grigio e angusto di quanto non lo sia già.

Attraverso l’introduzione di spazi verdi si da la possibilità,

all’occhio e allo spirito umano, di “evadere” dalla

monotonia e dal pallore dell’agglomerato urbano. Si cerca

di mitigare, attraverso l’introduzione di ampi spazi dedicati

alla natura in un contesto di estrema urbanizzazione, il

senso d’intolleranza nei confronti dell’ambiente che prende

vita nella mente e nei pensieri delle persone quando

quotidianamente si trovano costrette a svolgere le proprie

attività in luoghi così degradati, ingrigiti esasperati da

sembrare le “bolge infernali” decantate da Dante nella

“Divina Commedia”.

Filizzola

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- Variazioni microclimatiche (temperatura, umidità, ventosità)

- Depurazione dell’aria

- Attenuazione dei rumori

- Funzione igienico - sanitaria

- Funzione sociale e ricreativa

- Funzione culturale e didattica

- Funzione estetica e architettonica

Il suono è generato da una fonte, viene trasmesso attraverso un mezzo, lungo un

certo percorso, e giunge ad un soggetto ricevente.

Il rumore è un suono indesiderabile.

Una fonte di rumore è caratterizzata da tre parametri:

- La forza acustica generata dalla fonte o ricevuta dal soggetto ricevente.

- La distribuzione di questa forza nelle bande di frequenza dell’udibile

(20 – 20000 Hz. o cicli per secondo).

- La variazione della forza nel tempo.

Nello studio dell’attenuazione del suono si considera l’ordine di grandezza espresso in

scala logaritmica, il decibel (dB).

L’intervallo di pressioni sonore udibili varie tra 0 dB, (limite inferiore) e

130 dB, (limite superiore prima del danneggiamento al timpano).

La maggior parte dei rumori cade tra i 25 dB (ad esempio in una biblioteca) agli 80

dB (ad esempio all’angolo di una strada trafficata).

Il trasporto del rumore nell’atmosfera è di natura dissipativa, ossia il fronte di

energia sonora si riduce man mano che ci si allontana dalla fonte. Inoltre esso viene

ulteriormente ridotto passando sopra il terreno attraverso la vegetazione e altre

barriere grazie a fenomeni di assorbimento, riflessione e rifrazione dell’onda sonora.

Una giusta progettazione e sistemazione della vegetazione determina un’importante

funzione di attenuazioni dei rumori e delle vibrazioni. Lungo le strade ad elevato

volume di traffico o per proteggere ambiti residenziali, sono molto utili le barriere

verdi, di varia altezza e forma, che proteggono dal forte rumore, dalle fastidiose

vibrazioni e dalle attività moleste.

Il verde, accompagnato ad un corretto modellamento del suolo, riesce a disperdere

vibrazioni sonore di vari decibel, ottenendo la quantità necessaria per rientrare in

parametri di rumore più tollerabili. Le masse di verde, ben sistemate, svolgono

anche la funzione di barriera di protezione visiva e di riparazione ambientale.

Filizzola

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L’effetto delle fasce arboree di ridurre il suono, tra la fonte ed un ricevitore,

dipende da: altezza, spessore, densità media della fascia che sono a loro volta legati

alla specie, alla distribuzione, ai sesti d’impianto sulla fila e tra le file.

La fascia di verde di una certa altezza comporta una maggiore superficie che si

oppone all’avanzamento del fronte sonoro, inoltre, uno spessore di un certo rilievo,

determina un maggior numero di elementi che sono in grado di diffondere e

assorbire il suono; in più una notevole densità determina un maggior numero di

questi elementi per unità di volume. La posizione della fascia, nei confronti della

fonte sonora, è importante per quanto concerne la percezione del rumore; quanto

più la fascia si trova vicino alla fonte tanto più il suono viene attutito.

Da alcuni esperimenti compiuti si possono ricavare una serie d’indicazioni

progettuali:

- Per ridurre il rumore provocato da traffico leggero e pesante, in aree rurali,

piantare una fascia di alberi ed arbusti, larga dai 20 ai 30 metri, il cui

margine non disti più di 15-25 metri dal centro della carreggiata.

I filari nel centro della fascia dovrebbero essere alti almeno 15 metri;

- Per ridurre il rumore del traffico automobilistico nelle aree residenziali

urbane, piantare fasce di 5-15 metri di alberi ed arbusti, a 5-15 metri dal

centro della carreggiata, usando arbusti di 1,5-2,5 metri di altezza dal lato

della strada, ed alberi sui 5-10 metri di altezza sul lato interno;

- Alberi ed arbusti dovrebbero essere piantati il più vicino possibile alla fonte;

- Dove possibile si dovrebbero usare varietà arboree alte, con fogliame denso,

e distribuzione uniforme dei rami lungo tutto il tronco. Dove l’uso di alberi

non è possibile, usare arbusti e specie erbacee alte piuttosto che superfici

dure di asfalto, ghiaia e cemento;

- I sesti d’impianto dovrebbero essere i più stretti possibili, compatibilmente

con le esigenze della specie, per formare una barriera densa e continua;

- La fascia dovrebbe essere lunga il doppio rispetto alla distanza tra la fonte e

il ricevente, e quando usata come barriera antirumore, parallela ad

un’autostrada, dovrebbe estendersi ad un’uguale distanza su entrambi i lati

dell’area da proteggere;

Bisogna aggiungere però che la percezione del suono è un fenomeno abbastanza

soggettivo, per cui si può pensare che la vegetazione, opportunamente disposta,

possa, se non a livello fisico, influire a livello psicologico sulle persone a contatto con

il rumore. Infatti, la vegetazione, fungendo da schermo visivo nei confronti della

fonte sonora, riduce la percezione del rumore, anche se solo a livello mentale.

Filizzola

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- Variazioni microclimatiche (temperatura, umidità, ventosità)

- Depurazione dell’aria

- Attenuazione dei rumori

- Funzione igienico - sanitaria

- Funzione sociale e ricreativa

- Funzione culturale e didattica

- Funzione estetica e architettonica

In certe aree urbane, ed in particolare nelle zone ospedaliere, la presenza del

verde contribuisce alla creazione di un ambiente che può favorire la convalescenza

dei degenti, sia per la presenza di essenze aromatiche e balsamiche, sia per

l’effetto di mitigazione del microclima, sia per l’effetto psicologico prodotto dalla vista

riposante di un’area verde ben curata.

Il senso di pace, che si avverte quando si osserva un tranquillo luogo immerso nel

verde, può essere un sistema di cure che si può affiancare ai metodi tradizionali,

soprattutto in luoghi di sofferenza come ospedali, case di cura per malattie mentali o

di riposo per anziani. Le aree verdi, che devono essere progettate nei pressi di questi

luoghi, svolgono un’importante funzione psicoterapeutica e umorale per le persone

che ne fruiscono, contribuendo al benessere psicologico e all’equilibrio mentale.

Scorcio di verde che si osserva all’entrata di un

ospedale, può procurare benefici agli ammalati

ricoverati. - Variazioni microclimatiche (temperatura, umidità, ventosità)

- Depurazione dell’aria

- Attenuazione dei rumori

- Funzione igienico - sanitaria

- Funzione sociale e ricreativa

- Funzione culturale e didattica

- Funzione estetica e architettonica

La presenza di parchi, giardini, viali e piazze alberate o

comunque dotate di arredo verde, consente di

soddisfare un’importante esigenza ricreativa e sociale

e di fornire un fondamentale servizio alla collettività,

rendendo più vivibile e, a dimensione degli uomini e

delle famiglie, una città.

I parchi ed il sistema urbano del verde entrano

prepotentemente nella logica di sviluppo urbano di

relazioni, di abbattimento di barriere urbanistiche,

architettoniche e sociali di divisione della collettività. I

paesaggi realizzati nelle citta non hanno solo funzioni

ecologiche ma possono permettere e garantire uno

sviluppo di una cultura sociale di relazioni e di migliore

convivenza. Filizzola

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- Variazioni microclimatiche (temperatura, umidità, ventosità)

- Depurazione dell’aria

- Attenuazione dei rumori

- Funzione igienico - sanitaria

- Funzione sociale e ricreativa

- Funzione culturale e didattica

- Funzione estetica e architettonica

La presenza del verde costituisce un elemento di grande

importanza dal punto di vista culturale, sia perché può

favorire la conoscenza della botanica e più in generale

delle scienze naturali e dell’ambiente presso i cittadini,

sia per l’importante funzione didattica (in particolare del verde

scolastico) per le nuove generazioni.

I parchi e i giardini storici, come gli esemplari vegetali di

maggiore età o dimensione, costituiscono dei veri e propri

monumenti naturali, la cui conservazione e tutela rientrano

tra gli obiettivi culturali del nostro contesto sociale. Dare la

possibilità ai cittadini di “toccare con mano” e vivere quegli

ambienti, che sono più vicini alla campagna che alla città,

porta a creare una scuola educativa all’aperto, che permette

di divulgare informazioni relative all’importanza del rispetto

della natura soprattutto nei confronti delle giovani menti che

saranno il futuro delle città di domani.

- Variazioni microclimatiche (temperatura, umidità, ventosità)

- Depurazione dell’aria

- Attenuazione dei rumori

- Funzione igienico - sanitaria

- Funzione sociale e ricreativa

- Funzione culturale e didattica

- Funzione estetica e architettonica

La presenza del verde migliora decisamente il

paesaggio urbano e rende più gradevole la

permanenza in città, per cui diventa fondamentale

favorire un’integrazione fra elementi architettonici e

verde nell’ambito della progettazione del verde

urbano. All’interno delle città è possibile la creazione

di elementi naturali che, confluiscono nell’agglomerato

urbano, arricchendolo di significati estetici e

migliorandolo con elementi architettonici provenienti

direttamente dall’ambiente naturale.

Filizzola

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TIPOLOGIE DI VERDE URBANO

Con il termine di verde urbano, si intende qualsiasi spazio aperto progettato e

interessato in tutto o in parte, dalla vegetazione e, regolarmente soggetto a

manutenzione.

Esso viene realizzato in relazione alle funzionalità attribuite all’area, considerando il

tipo di utenti che si serviranno in quel luogo.

A questo proposito si può fare

riferimento ad una tabella nella quale

sono state messe in relazione le attività

che si vogliono svolgere e le attrezzature

o gli impianti che possono sostenerle, in

una serie di ricerche sull’organizzazione

del tempo libero.

Tramite l’analisi di questa tabella si può

giungere a capire le possibili destinazioni

d’uso di determinati ambiti territoriali

all’interno dell’ambiente urbano.

I BIOTOPI PIÙ IMPORTANTI IN CITTÀ

Le zone con maggiore concentrazione di vegetazione all’interno del tessuto urbano

sono: PRODUTTIVI ESTETICI

- Orti - Aiuole

- Frutteti - Cimiteri

- Boschi (Macchie) - Giardini (ville)

- Giardini privati (Storici)

- Parchi (urbano e periurbano)

- Viali (strada larga con una fila singola

centrale di specie arboree o arbustive).

Filizzola

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GIARDINI STORICI

Si tratta di aree verdi culturalmente connesse con lo sviluppo delle città, talvolta

testimoni d’importanti vicende storiche. La presenza di alberi maturi o addirittura

secolari, comporta la necessità di attente valutazioni sulle problematiche fitosanitarie

e in particolare sulle condizioni di stabilità degli esemplari presenti, anche per

garantire l’incolumità degli utenti e l’integrità del giardino stesso. Quando i soggetti

non sono più recuperabili, oltre all’acquisizione delle autorizzazioni per gli

abbattimenti presso gli enti preposti alla tutela del patrimonio paesaggistico e

monumentale, sarà opportuno prevedere interventi di messa a dimora di piante di

adeguate caratteristiche che vadano a sostituire le piante che sono state rimosse.

I giardini storici rappresentano un elemento di grandissimo valore del nostro

patrimonio storico e culturale e, dovrebbero essere adeguatamente tutelati e gestiti.

Nel loro interno è possibile trovare elementi architettonici e artistici di arredo di

notevole bellezza e importanza (statue, fontane, tavoli, panchine, piccole costruzioni

ecc), per non parlare della presenza d’imponenti manufatti, come i palazzi o le ville,

di cui facevano parte i giardini, che ne aumentano ulteriormente la bellezza e il

significato storico-culturale.

Il recupero e la conservazione di un giardino storico richiedono costanti e attenti

interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. Per meglio definire e calibrare

questi intervanti occorre tenere presente che l’utilizzazione del giardino storico come

elemento di fruizione pubblica, anche se rappresenta un buon metodo di far

conoscere alla collettività la bellezza dei tempi passati e la loro memoria, rischia di

avere una ripercussione negativa su un bene originariamente previsto per il

godimento di pochi.

Per questo motivo, bisogna, in primo luogo esercitare un’azione di sensibilizzazione

nei confronti dei cittadini, che, per primi devono farsi garanti della tutela di un

ambiente ricco di elementi e suggestioni che appartengono a un’epoca passata.

Dare la possibilità a tutti coloro che vogliono percorrere i vialetti, osservare le

creazioni colorate di aiuole e siepi, contemplare statue e fontane armonizzate con la

natura e il tempo, che prendono vita all’interno di questi magnifici e immensi

giardini, significa far rispettare a queste stesse persone delle appropriate misure di

salvaguardia e manutenzione. Infatti, nell’eseguire degli interventi di restauro

conservativo e manutentivo bisogna rispettare la storia del giardino e la sua

evoluzione fino ai giorni nostri, evitando di immettere delle attrezzature incompatibili

con il carattere storico del giardino, di permettere una frequentazione di pubblico

troppo intensa e un uso scorretto di specie vegetali non adatte all’ambiente.

Il progetto di restauro o il programma di manutenzione dovrà partire da

un’approfondita conoscenza della storia del giardino, documentazione che può essere

ricavata presso il Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali.

Gli interventi consisteranno nel:

- Riporre siepi, filari o allineamenti o piante isolate, lì dove il tempo ha distrutto

l’immagine voluta dal progettista;

- Eseguire diradamenti dove le essenze originarie hanno proliferato incontrollate o

nell’eliminare piante infestanti esterne alla configurazione del giardino.

Filizzola

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PARCHI URBANI

Si tratta di aree verdi più o meno estese, presenti nelle aree urbane o ai loro

margini, che svolgono una rilevante funzione ricreativa, igienica, ambientale e

culturale. Essi sono contraddistinti dalla suddivisione in zone destinate a vari usi

come il riposo, il gioco, le attività sportive, servizi, attività culturali e ricreative.

In genere, il parco urbano, viene progettato prendendo in considerazione, come

specie da impiantare, quelle autoctone e facendo inoltre un notevole impiego del

prato e di alcune specie arbustive ed arboree acclimatate per l’area d’insediamento.

Per quanto riguarda l’estensione di queste zone, si parla di dimensioni che sono in

genere superiori ai 10.000 mq (1 ettaro) quindi, questi parchi sono dei veri e propri

“polmoni verdi” della città.

All’interno dei parchi urbani è possibile collocare delle attrezzature per lo sport e il

tempo libero, in modo da alternare occasioni per il movimento (corse, giochi,

passeggiate ecc.) a situazioni di relax passate da soli (leggere, prendere il sole) o in

piccoli gruppi (pic-nic, giochi con le carte ecc.) e a momenti di osservazione e

contemplazione della natura.

Nella progettazione di queste grandi aree occorre valutare attentamente le necessità

presenti e future delle zone in cui il parco s’inserisce. In tal senso bisogna tenere

conto della quantità globale degli abitanti da servire, della densità della loro

distribuzione nel territorio, delle dimensioni dell’area di attrazione e dalla quantità di

servizi in essi esistente. Devono inoltre essere fatte delle valutazioni della

composizione sociale ed economica degli utenti previsti, per determinare il tipo di

attrezzature e la progettazione degli spazi ad esse connessi.

La distanza delle residenze servite è un fattore che può dilatarsi fino a 30/60Km

(equivalente a un tragitto di un’ora al massimo in auto), in quanto il loro uso è

legato a frequenze generalmente non superiori alle due volte a settimana.

L’accessibilità è quindi legata al mezzo di trasporto (autobus, auto, moto, bicicletta),

pertanto il sistema della circolazione di collegamento al parco e i parcheggi

diventano elementi importanti del progetto.

Le dimensioni del parco urbano variano moltissimo da paese a paese e da

un’esperienza all’altra. L’Olanda presenta in questo settore uno standard che varia

dai 9 mq/ab ad Amsterdam ai 20mq/ab a Rotterdam.

Nelle nuove città inglesi si passa dai 2 mq/ab a Cumbernauld, agli 8 di Harlow, ai

40 di Hook.

Nelle nuove città francesi sono stati fissati standard di 24/25 mq/ab.

Nella progettazione di queste aree è richiesto che almeno 1/3 della superficie sia

trattata paesaggisticamente ovvero, senza impianti particolari, al fine di garantire

ambiti gradevoli per la sosta e il riposo nel verde.

Secondo il NRPA (National Recreational Park Association) ai valori della natura e

della vita all’area aperta, il parco urbano deve coprire almeno 40 ha (40 mq/ab), non

distare più di un’ora di tragitto dalle abitazioni, presentare una grande varietà

paesaggistica e ambientale, giocata sulla presenza di ruscelli, prati, radure, colline,

ecc. Fra le attrezzature da prevedere si considerano: aree da pic-nic, zone per

l’osservazione della natura e degli animali, piscine, stagno per la pesca, piccole

costruzioni rustiche. Filizzola

Tesina Esame di Verde Urbano & Parchi - - Scienze Forestali e Ambien. UNIBAS

VERDE SPORTIVO

La progettazione del verde sportivo riguarda le attrezzature sportive così dette

libere, cioè quelle attrezzature che non devono seguire nella loro costruzione delle

norme precise, a parte quelle relative alla sicurezza.

Le caratteristiche costruttive e dei materiali impiegati per la realizzazione di questi

impianti devono permettere una manutenzione e sorveglianza ridotte al minimo

poiché le relative spese non possono essere direttamente imputate all’utenza.

Questo tipo di attrezzature arricchisce i parchi pubblici rispondendo all’esigenza di

attività sportiva all’aperto auto organizzata, sempre più diffusa nel costume sociale

per tutte le fasce di età.

Questo tipo di realizzazione nasce dall’esigenza, ai giorni nostri, di condurre uno stile

di vita più adeguato in contrapposizione allo stress cittadino dettato dal lavoro,

dall’imbottigliamento nel traffico e dai vari problemi: cosa può portare tanto

beneficio se non una corsa o una passeggiata in bicicletta a stretto contatto con la

natura? Le attrezzature sportive libere comprendono: campi sportivi in erba o in

pavimenti “in duro” concepiti per un solo tipo di sport o polivalenti; il percorso

attrezzato (sentiero con stazioni fisse per attività ginniche e prove di abilità o

destrezza da superare); piste ciclabili che possono rappresentare gli elementi di

collegamento dei diversi parchi all’interno del “sistema urbano del verde”.

ATTREZZATURE SPORTIVE LIBERE,

DIMENSIONAMENTO ORIENTATIVO DELLE AREE DI GIOCO

IL PERCORSO ATTREZZATO è costituito da un itinerario preferibilmente in terra

battuta o in erba, della lunghezza minima di un chilometro, suddiviso in stazioni

destinate a esercizi di ginnastica da eseguire con l’aiuto di semplici attrezzi,

seguendo le istruzioni apposte su cartelli illustrativi.

Filizzola

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LE PISTE CICLABILI possono essere intese: sia come un mezzo di trasporto su

percorrenze medie che sostituisca i veicoli a motore per contribuire al risparmio

energetico e alla riduzione dell’inquinamento atmosferico; sia come uno strumento

da utilizzare per il tempo libero e l’attività sportiva e rigenerativa.

La definizione dei percorsi ciclabili potrà avvenire: sia in funzione dello spettacolo

che si offre all’utente dai vari punti attraversati, sia in funzione del valore formale

che la direzione e la continuità del percorso stesso, la sua pavimentazione e gli

accessori, rivestono nella costruzione dell’ambiente.

Le piste ciclabili possono essere utilizzate anche per qualificare spazi inedificati

all’interno della città che per forme e dimensioni non si prestano ad ospitare altri tipi

di attrezzature. È questo il caso ad esempio delle fasce di verde lungo fiumi, laghi o

può essere il caso di tratti ferroviari dismessi. In questi casi le piste ciclabili

accompagnate da passeggiate pedonali e semplici sistemazioni a verde, come aiuole

o filari di alberi, possono offrire delle buone occasioni per il recupero ambientale

d’intere parti di città.

Quando le piste ciclabili affiancano in sede propria strade urbane a uso promiscuo,

possono essere realizzate al centro o al lato della carreggiata, separandole dal

traffico motorizzato con la segnaletica verticale o orizzontale (in particolare con la

diversa pavimentazione) o meglio se lo spazio è sufficiente con aiuole di protezione.

Le aiuole dovrebbero possedere una larghezza minima di 1,50 m in modo da poter

ospitare arbusti (Pittosphorum, Prunus laurocerasus), fittamente piantati e

intervallati con alberi.

A tal proposito possiamo vedere una tabella sul dimensionamento orientativo dei

percorsi ciclabili. È possibile definire le dimensioni dei diversi elementi (superficie,

pavimenti, aiuole, ingombri verticali) della pista ciclabile in relazione al suo carattere

distinguendo quelle in bordo strada ad una o due sensi di marcia e quelle in sede

propria e tenendo conto dei prevedibili volumi di traffico e delle velocità teoricamente

sviluppabili lungo il percorso: Filizzola

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ALBERATURE STRADALI

I filari lungo le strade, le alberature dei parcheggi, e quelle delle piazze costituiscono

spesso una larga percentuale del verde pubblico urbano. La maggior parte delle

sistemazioni stradali con alberature sono state realizzate, com’è facile riconoscere

osservando le dimensioni delle piante, tra la metà dell’800 e il primo decennio del

secolo scorso. Esse oltre ad avere una funzione estetica rilevante di abbellimento

delle strade e dell’edificato urbano in genere, assolvono anche la funzione di

miglioramento delle condizioni ambientali urbane. Ombreggiano le superfici

pavimentate e gli edifici, fungono da filtro per polveri e gas, sono uno schermo

antiacustico e occultano strutture antiestetiche, danno armonia ad elementi

disordinati e caotici come i quartieri urbani.

Accanto a questi pregi però si possono riscontrare alcuni elementi negativi dovuti

probabilmente a una cattiva scelta delle specie. Infatti, queste strutture potrebbero:

- Con i loro apparati radicali danneggiare il manto stradale o le condotte e le

strutture del sottosuolo, ostacolandone spesso la messa in opera e la manutenzione.

- Con le loro alte e dense chiome interferire con le linee elettriche telefoniche aeree.

- Essere fastidiose per la caduta di sostanze imbrattanti, foglie o frutti.

La pianificazione delle aree urbane dovrebbe tendere ad una massimizzazione dei

benefici che questo tipo di realizzazioni possono portare al mondo urbano e cercare

di limitare quanto più possibile i danni, con un’appropriata scelta delle specie più

adatte all’area in esame, utilizzando corretti schemi d’impianto e opportune

metodologie di manutenzione.

Un aspetto da tenere conto nella progettazione è la distanza degli alberi tra loro e

dagli edifici. Queste distanze sono state stabilite sia per permettere alla chioma degli

alberi di espandersi senza interferenze, sia per evitare fenomeni di reciproca

influenza microclimatica tra gli alberi e gli edifici. La distanza minima degli alberi tra

le pareti varia tra gli 8m per alberi di alto fusto a distanze minori fino a 4m per alberi

di dimensioni medio - piccole. La distanza tra un albero e l’altro varia tra i 5m e i

12m, sempre in dipendenza delle dimensioni della chioma e quindi della specie

scelta.

Per permettere alle radici di svilupparsi in maniera ottimale gli alberi devono essere

piantati almeno a 1,50m dalla carreggiata. Un problema caratteristico delle

alberature è la limitatezza dello spazio disponibile per lo sviluppo della chioma ed i

conflitti tra essa ed il traffico e con le reti elettriche e telefoniche aeree. Per evitare

di dover procedere a continue e deprecabili potature è necessario considerare

attentamente i sesti d’impianto delle alberature.

Le principali condizioni da rispettare nella pianificazione dell’impianto sono:

- Lo spazio stradale, ossia l’area al di sopra della carreggiata e di 50cm oltre

ciascun lato della carreggiata, deve essere libero fino a un minimo di 4,50m

da terra;

- La larghezza minima dell’aiuola disponibile per la messa a dimora delle

alberature varia da 1,50m per specie di terza grandezza a 3,00m per quelle

di prima grandezza;

- La distanza minima del tronco degli individui arborei dal cordolo deve essere

di 1,50m;

- La distanza minima del tronco degli individui arborei dagli incroci varia dai

2m per soggetti di terza grandezza ai 5m per soggetti di prima;

- La distanza minima delle alberature stradali dalle condotte e altri servizi

tecnologici del sottosuolo deve essere, secondo l’articolo 892 del codice

civile, 3m per soggetti di prima grandezza 1,50m per soggetti di seconda e

terza e, 50cm per arbusti e siepi. Filizzola

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La distanza delle alberature dagli edifici è ovviamente dettata dalle dimensioni del

marciapiede e dell’aiuola, e della presenza di giardini. Per scegliere correttamente la

specie, oltre allo spazio disponibile per lo sviluppo della pianta, si deve tenere conto

dei problemi di ombreggiamento degli edifici, considerando le caratteristiche e le

esigenze climatiche dell’area. Uno spazio di 6m tra il tronco della pianta e la facciata

dell’edificio potrebbe essere sufficiente per lo sviluppo di piante anche di grandi

dimensioni.

Per quanto riguarda la superficie disponibile per lo sviluppo dell’apparato radicale, si

possono considerare valide le seguenti misure per l’aiuola:

- 2,50m x 2,50m per alberi a chioma piccola,

- 3,50m x 3,50m per piante a chiome grandi isolate

- 2,50m di larghezza per piante a chioma piccola

- 3,40-4m per piante a chioma grande in filari.

Gli alberi devono disporre di una sufficiente superficie di terreno permeabile, che,

assicura alle radici delle condizioni di aereazione e umidità non troppo dissimili da

quelle naturali. Quando l’albero però è circondato da pavimentazioni impermeabili è

necessario assicurare intorno al piede una superficie libera di almeno 2,25mq.

Questa superficie può essere protetta con recinzioni della restante superficie

calpestabile o isolata per mezzo di griglie metalliche. Una soluzione più moderna

consiste nell’impiego di lastre forate prefabbricate in conglomerato cementizio che

lasciano filtrare aria e acqua. Le lastre vengono usate per la copertura quasi totale di

quest’area lasciando solo un piccolo spazio intorno al piede del tronco. Al disotto

delle lastre viene posto un sottofondo di materiale drenante come la sabbia, che

evita la costipazione superficiale sotto i carichi. Al di sotto di questo, infine, può

essere alloggiato un tubo drenante ad anello utilizzabile per l’irrigazione e la

concimazione. Filizzola

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La scelta delle essenze per le alberature stradali avviene in primo luogo identificando

le caratteristiche estetiche delle piante, forma della chioma, tessitura, colore

fioritura, ecc.

Deve quindi essere verificata in rapporto alle caratteristiche dell’ambiente urbano

considerato. Questo è necessario sia per verificare le condizioni di sopravvivenza

della pianta, sia per evitare che la sua sistemazione possa determinare dei problemi

alle strutture urbane durante il suo sviluppo. Inoltre le piante devono rispondere a

dei requisiti d’idoneità ad una serie di particolari condizioni che possono essere

riscontrate nell’ambiente urbano:

- Necessità di spazio per il completo sviluppo della pianta.

Lo spazio disponibile compreso tra gli edifici e le altre piante va valutato in relazione

alle caratteristiche della chioma della pianta nel suo massimo sviluppo. Si possono

anche considerare specie con un portamento predefinito come le specie a

portamento piramidale o fastigiato quali il Pioppo Cipressino e le varietà artificiali

selezionate a tale scopo di Ginkgo biloba, Lileodendrum tupilifera, Tilia

cordata.

- Resistenza all’inquinamento.

Sono stati condotti alcuni studi sulla resistenza delle piante a proposito

dell’emissione dei gas di combustione delle automobili (biossido di zolfo, piombo

cadmio, ecc.) alle acque di lavaggio delle superfici stradali (principalmente

idrocarburi, sali antigelo), alle polveri depositate dai fumi degli impianti di

riscaldamento e dalle attività industriali. La loro consultazione può portare ad una

giusta scelta della specie da adottare.

- Resistenza ai parassiti.

Date le condizioni d’indebolimento che presentano le piante in ambiente urbano, si

riduce la resistenza alle infezioni e ai parassiti da parte delle piante. Occorrerà quindi

evitare le specie più soggette e minacciate o sostituirle con altre più resistenti.

- Caratteristiche alimentari, essudati, fruttificazioni.

Evitare piante con frutti e foglie che in genere possono rivelarsi velenose, come il

Tasso (Taxus baccata) l’Oleandro, il Maggiociondolo (Laburnum anagyroides).

Si tratta di specie molto usate per il loro valore decorativo che sarà bene bandire

solo dagli spazi nei quali si prevede il soggiorno prolungato di bambini.

Le piante con frutta voluminosa richiedono ulteriori interventi di manutenzione

perché la frutta matura cadendo al suolo può imbrattare il manto stradale e

provocare incidenti ai passanti e decomponendosi può attirare insetti ed emanare

odori disgustosi. Questi inconvenienti possono essere evitati impiantando gli alberi

su apposite aiuole o provvedendo alla raccolta dei frutti prima che questi giungano a

maturazione.

- Emissione di radici superficiali o di polloni alla base del tronco.

Per il primo caso occorre mantenere delle opportune distanze tra la pianta e la

massicciata stradale; nel secondo caso andranno eseguite delle operazioni di

manutenzione almeno una volta l’anno. Filizzola

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INFLUENZA DEGLI ALBERI SULLA QUALITÀ DELL’ARIA IN CITTÀ

Le stanno piantando in molte città degli Stati Uniti e li stanno studiando nel Regno

Unito; non sono l’ultimo prodotto di manipolazioni genetiche, ma sono le stesse

piante che si trovano in tutta l’Italia settentrionale: le betulle, i larici, i frassini, i

lauri, i biancospini, i pioppi, le querce e i salici dei parchi e dei viali hanno le carte in

regola per giovare alla salute, oltre che alla vista dei cittadini.

Come funzionano i filtri verdi

Le piante agiscono come filtri purificatori dell’aria intercettando

i contaminanti gassosi e il particolato trasportati dal vento.

In particolare, il monossido di carbonio, il biossido d’azoto,

l’anidride solforosa e l’ozono sono assorbiti dalle foglie, mentre

i PM 10 sono solo trattenuti dai peli e dai composti cerosi presenti

sulla superficie di queste ultime o dalle rugosità della corteccia del

tronco e dei rami.

Tuttavia, mentre i contaminanti gassosi ritornano nell’atmosfera dopo essere stati

neutralizzati, le particelle vengono poi ridisperse nell’ambiente poco alla volta a

opera del vento e della pioggia.

La capacità degli alberi di rimuovere gli inquinanti atmosferici, oltre

ad andare di pari passo con l’aumento dello smog, dipende dalla

forma, dal numero e dalla densità delle foglie, dalla chioma, dalla

grossezza e dalla posizione delle piante: “il verde che si trova lungo

i viali può abbattere il 60% dell’inquinamento delle automobili che li

percorrono” afferma Kim Coder, ricercatore dell’Università della

Georgia, negli Stati Uniti.

Agli effetti dannosi sulla salute dell’uomo non corrispondono effetti analoghi sugli

alberi: “L’assorbimento degli inquinanti non danneggia gli alberi” spiega Nowak,

“infatti la loro azione purificatrice cessa proprio quando l’accumulo di queste

sostanze mette in pericolo la salute della pianta”, rassicura l’ecologo statunitense.

L’albero giusto al posto giusto

Questa soluzione, tutta naturale, ha però alcuni limiti: innanzitutto le foglie non sono

presenti durante l’inverno e, quindi, non sono di aiuto contro l’inquinamento prodotto

durante questo periodo, che è quello con le concentrazioni inquinanti più alte; inoltre

esiste la possibilità che i profumi (o composti organici volatili – VOC), emessi da

alcune specie vegetali, come querce, eucalipti, pioppi e salici, causino la formazione

di ozono in presenza di biossido d’azoto, a temperature vicine ai 30 gradi: “Bisogna

scegliere gli alberi giusti da piantare” spiega Nick Hewitt dell’Istituto di scienze

ambientali e naturali dell’Università di Lancaster nel Regno Unito.

“E’ meglio privilegiare le specie come frassini, aceri, betulle” prosegue, “che sono

dotate di un’alta capacità di rimozione e di una produzione scarsa di composti

organici volatili”. Effetti benefici

“Non si deve dimenticare che un generale aumento del verde nelle

città è sempre un fatto positivo e privo di controindicazioni” precisa

Nick Hewitt, “gli alberi dei parchi, dei giardini, dei viali, oltre

migliorare la qualità dell’aria, sono belli e diminuiscono la

temperatura, la produzione di anidride carbonica e l’inquinamento

acustico proveniente dalle strade“.

Il ricercatore inglese ha studiato in particolare la deposizione delle particelle

inquinanti sulla vegetazione delle West Midlands, una regione al centro della Gran

Bretagna, negli ultimi 50 anni. L’indagine ha permesso di quantificare l’effetto del

verde cittadino sulla qualità dell’aria: “Le piante non prevengono l’inquinamento, ma

lo possono controllare in modo efficace: raddoppiare il numero delle piante presenti

nell’area considerata diminuirebbe di un quarto la presenza del PM 10 ed eviterebbe

140 morti all’anno dovute all’inquinamento” conclude Hewitt.

Filizzola

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GPL1987

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze forestali e ambientali
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GPL1987 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Selvicoltura generale e sistemi forestali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Basilicata - Unibas o del prof Pierangeli Domenico.

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