Programma del corso
Elementi di assestamento forestale: il sistema conoscitivo dei piani
- 02 L'assestamento forestale nella politica ambientale e territoriale.
- 05 Le operazioni preliminari alla compilazione di un piano di assestamento.
- 07 La divisione particellare forestale.
- 10 Le comprese.
- 11 I rilevamenti generali.
- 12 Progetto bosco: gestione sostenibile- un sistema di supporto per i piani di gestione forestale (Progetto di ricerca del MIPAF "Ri.Selv.Italia")
Elementi di assestamento forestale: i piani di assestamento forestale
- 42 I piani di assestamento forestale. Le basi dei piani di assestamento.
- 47 Regolamentazione in materia forestale per le aree della rete natura 2000 in Basilicata.
- 53 Piani di assestamento comunali.
- 56 Linee guida per la redazione dei piani di assestamento forestale.
- 63 Norme in materia forestale - L.R. N°42/1998.
- 78 Norme per il taglio dei boschi in assenza di piani di assestamento forestale D.G.R. 956/2000.
Filizzola Tesina Esame di Assestamento Forestale - Scienze Forestali e Ambie UNIBAS
L'assestamento forestale nella politica ambientale e territoriale
I compiti dell'assestamento
L'assestamento è una pratica e una disciplina di studio che ha lo scopo di ordinare i boschi con piani di gestione adatti a garantire la produzione continua di legnami, oppure l'erogazione continua di servizi pubblici (Ricreativo, Energetico, Protettivo), senza pericoli di deterioramento. L'applicazione pratica avviene tramite una verifica delle risorse, cui conseguono prescrizioni normative, si ha dunque un lavoro di pianificazione.
Quando lo scopo prevalente è la produzione legnosa, l'ordine di assestamento si traduce in un ciclo continuo di tagli cui consegue la rinnovazione per interi popolamenti. Quando invece prevalgono scopi di conservazione della natura, oppure di erogazione di servizi idrogeologici, paesaggistici o turistici, l'assestamento si traduce in una sequenza ripetuta di studi finalizzati a controllare l'evoluzione del bosco e a definire tempestivamente operazioni rivolte a mantenere la funzionalità del bosco in relazione allo scopo.
Anche nel caso della produzione legnosa, l'assestamento forestale coincide con un interesse pubblico che consiste nell'impedire che le utilizzazioni impoveriscano il bosco e nel fare in modo che il ritmo costante della produzione soddisfi importanti esigenze di economia sociale: Impiego di mano d'opera, fornitura costante di prodotti, ecc.
Il proprietario privato non ha necessariamente l'interesse a realizzare spontaneamente l'assestamento, molto spesso egli preferisce sentirsi libero di considerare il suo bosco come una riserva patrimoniale da liquidare, in tutto o in parte, per sopperire a improvvise necessità finanziarie oppure per approfittare di inattese occasioni di guadagno.
L'assestamento e i vincoli forestali
In Italia l'assestamento trova antiche origini in provvedimenti della Repubblica di Venezia nel 1500 su foreste vincolate al suo arsenale (Produzione di carbone, travi per le navi, per le Armi e per produrre calore per forgiare il ferro e i vetri di Murano). Poi si è avuta una legge del Regno delle Due Sicilie del 1825 e una legge Austriaca (1836) valevole per il Trentino.
La legge italiana ancora attualmente operante in materia di assestamento è il testo unico forestale N° 3267 del 1923. L'articolo 130 di questo Regio Decreto prescrive l'obbligo di gestione secondo un piano per boschi dello Stato e dei comuni. Le ulteriori leggi non hanno sostanzialmente cambiato le cose salvo garantire contributi ai comuni e agli enti per la compilazione dei piani.
Le leggi italiane non parlano mai di piano di assestamento, ma usano varie altre denominazioni:
- Piano Economico
- Piano Decennale
- Piano di Gestione
Questo è dovuto al fatto che si richiede che questi piani non si limitino solo all'assestamento dei boschi, ma che si estendano anche a provvedimenti relativi alla gestione dei pascoli e di altri terreni connessi alla proprietà.
Filizzola Tesina Esame di Assestamento Forestale - Scienze Forestali e Ambie UNIBAS
La pianificazione forestale e la pianificazione territoriale
La pianificazione territoriale consiste in una raccolta di notizie e in una conseguente formulazione di decisioni relative all'uso di tutte le risorse e alla conservazione delle caratteristiche dell'ambiente. L'unità di pianificazione può essere una Regione, una Provincia oppure un consorzio di Comuni, comunque si deve trattare di enti territoriali a cui la legge di Stato ha conferito autorità di pianificare.
È impossibile che un'attività così complessa come la pianificazione territoriale, si possa concretizzare in un unico atto organico senza che si verifichino periodi di incertezza in cui si procede soprattutto per tentativi. Pertanto la pianificazione territoriale avanza per progressivi agganci tra i piani dei vari settori di attività verso un piano territoriale.
Nei Parchi naturali regionali, la gestione è regolamentata da un Piano Territoriale di Coordinamento. Dal piano territoriale di coordinamento scaturiscono i piani di settore: Uno di questi è il piano forestale.
La ricostruzione di una pianificazione forestale verso il generale è resa difficile in Italia dal fatto che le unità di pianificazione sottoposte all'obbligo dei piani (Stato, regioni, Comuni) interessano solo il 35% della superficie boscata italiana. In alcune Regioni (Abruzzo, Trentino, Friuli, Lazio e Molise) la percentuale si alza molto, mentre in altre (Liguria, Emilia Romagna, Toscana) scende sotto il 20% creando notevoli difficoltà.
Di qui scaturisce la necessità di estendere anche ai boschi privati opportune forme di pianificazione forestale particolareggiata.
I tentativi di estendere l'assestamento ai boschi privati
La regolamentazione della Selvicoltura privata segue una prassi consolidata: ogni Provincia emana un apposito regolamento che detta norme che risultano inevitabilmente generiche perché non sono basate su apposite informazioni sulla condizione dei boschi, come avverrebbe per un piano forestale generale. Le prescrizioni di massima sono state uno strumento di indubbia validità per tamponare molte situazioni di emergenza, ma richiedono un affinamento in senso pianificatorio.
Per questo si sono fatti diversi tentativi per estendere la pianificazione forestale anche ai privati. Le leggi di alcune Regioni prevedono contributi per i proprietari che vogliano compilare un piano e preferibilmente per i piccoli proprietari che si riuniscano in consorzio per la gestione dei loro boschi. Altre leggi Regionali proibiscono interventi drastici (come il taglio raso) a meno che non siano previsti da un piano di assestamento approvato.
In alcuni distretti della provincia autonoma di Bolzano è stata sperimentata da tempo una forma interessante di mini piano di assestamento denominata Scheda Forestale (a basso costo e adatta a piccole proprietà frazionate). L'estensione dell'assestamento ai privati trova 3 impedimenti principali:
- La spesa necessaria a compilare e gestire una notevole mole di piani.
- Le difficoltà tecniche nel compilare piani per piccole proprietà frazionate.
- La resistenza dei proprietari che, in grande maggioranza, preferiscono tenere il bosco in condizioni di maggiore liquidabilità possibile.
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Le procedure amministrative per la preparazione, approvazione e gestione dei piani di assestamento
Sui piani di assestamento che vengono preparati in Italia si fanno diversi appunti che possono destare un certo scetticismo:
- Non sempre vengono applicati.
- Se applicati, le operazioni previste provocano talvolta le proteste di associazioni protezionistiche.
- Non vengono puntualmente sottoposti a revisione al momento della scadenza decennale.
L'applicazione e la reale validità di un piano di assestamento non dipendono solo dall'abilità di chi lo compila (cioè della figura dell'Assestatore), ma dipendono anche dalla presenza di un contesto di organi politici (l'Autorità) che devono prevedere ed esprimere chiaramente delle decisioni di fondo. Al momento in cui si deve compilare il piano di una data foresta, un funzionario (Collaudatore del piano) assume il compito di sovrintendere alle successive operazioni. Il primo atto del collaudatore consiste nel compilare un capitolato che indica i dettagli specifici per il piano di quella data foresta. Questo capitolato deve essere compilato in accordo con l'Ispettore Forestale locale nonché con quel rappresentante della proprietà che avrà il compito di applicare il piano (Gestore della Foresta).
Il professionista assestatore, subito dopo essersi aggiudicato l'affidamento per la compilazione del piano, si riunisce con il collaudatore e con il gestore per concordare eventuali modifiche del capitolato. Durante i lavori di compilazione possono rendersi opportune altre riunioni o sopralluoghi per eventuali altre modifiche che siano rese necessarie alla luce dei dati parzialmente raccolti. Al termine dei lavori, il collaudatore riceve la bozza di piano e compila la sua relazione di collaudo. L'autorità, prima di approvare e di rendere esecutivo il piano, sente il parere di altre autorità consultive (Comuni interessati, Assessorati ai beni ambientali) e garantisce un periodo di disponibilità al pubblico della bozza di piano. Alla fine il piano è reso esecutivo con decreto dell'autorità competente da cui consegue la completa deresponsabilizzazione del professionista.
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Le operazioni preliminari alla compilazione di un piano di assestamento
Organizzazione
Mai come per la preparazione di un piano di assestamento vale l'esigenza di una buona organizzazione preliminare. In primo luogo occorre reclutare la squadra di assestamento e, se è il caso, trovargli una sistemazione logistica. È fondamentale instaurare buoni rapporti con il gestore e i suoi dipendenti e con l'ispettore forestale locale, bisogna assicurarsi che le guardie forestali abbiano ricevuto dai loro superiori il permesso di dare notizie in via breve. Tra il materiale da raccogliere ha particolare importanza una adeguata collezione di mappe e carte di vario tipo.
Predisposizione cartografica
Durante i rilievi si fa largo uso di carte topografiche per la preparazione delle carte assestamentali definitive da allegare al piano. La predisposizione cartografica consiste nella raccolta delle varie mappe cartografiche disponibili, questa si riduce al minimo quando si esegue la revisione di un piano scaduto di recente perché, in questo caso, bastano pochi controlli sulla carta di assestamento precedente.
Le carte catastali
Le carte catastali si adoperano, soprattutto ai fini dell'evidenziamento dei confini di proprietà, unitamente all'estratto catastale. L'estratto catastale è un documento ufficiale, rilasciato dall'Ufficio Tecnico Erariale, che ha la forma di una tabella a più pagine. Qui sono elencate le particelle catastali iscritte alla proprietà in questione, con a fianco la superficie e la qualità di coltura (occorre verificare che non ci siano state variazioni non ancora registrate).
La mappa catastale è una planimetria, divisa in fogli, alla scala 1:2.000 (A causa del loro grande formato i fogli catastali sono poco maneggevoli). Le carte catastali sono ritagli dei fogli catastali ridotte alla scala 1:5.000 oppure 1:10.000. Dalla carta catastale si può ricavare una prima importante carta di campagna colorando le particelle catastali secondo la qualità di coltura, così si evidenziano automaticamente anche i confini. La carta catastale ha il difetto di non riportare le curve di livello.
Le carte topografiche
L'unica carta topografica è notoriamente la tavoletta 1:25.000 dell'Istituto Geografico Militare (IGM). Molte Regioni sono coperte da recenti carte tecniche con curve di livello, in scala 1:5.000 oppure 1:10.000 (Queste sono ottime come basi per la carta assestamentale definitiva).
Materiale fotografico aereo
Anche le fotografie aeree fanno parte del materiale di lavoro in quanto servono a riportare sulle carte eventuali nuove strade, vuoti maggiori non coperti da vegetazione arborea e quei tipi di bosco che sia possibile individuare. In alcune Regioni sono disponibili le ortofotocarte che consistono in un montaggio di fotografie aeree corrette da distorsioni, riportate a scala costante di 1:10.000 (Reperibili dall’IGM di Firenze al costo di circa 10 €). Queste ortofoto sono reperibili alla Regione, ufficio cartografico al costo di circa 2 €. Inoltre esistono Ortofoto storiche utili per osservare l’evoluzione del territorio.
Altro materiale informativo
In alcune foreste già oggetto di alcuni piani scaduti, è disponibile il libro economico che rende conto delle operazioni eseguite in ciascuna particella forestale. Per i boschi comunali, gli uffici forestali conservano le registrazioni dei tagli eseguiti. Da queste forme di informazioni si può derivare un quaderno dei tagli che sarà utile nel corso dei rilievi. Anche le registrazioni degli animali “fidati” al pascolo sono molto utili. Nel caso di variazioni di proprietà recenti e non registrate al catasto bisogna cercare di consultare i contratti di compravendita.
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La ricognizione preliminare
La ricognizione preliminare serve a programmare i lavori e a controllare il grado di aggiornamento della cartografia disponibile. Bisogna percorrere tutte le strade rotabili esistenti, annotare l'imbocco delle nuove strade che si inseriscono. Poi bisogna cercare dei punti da cui vedere panoramicamente diversi tratti di foresta per verificare i tipi di bosco che dovranno essere analizzati e stabilire i criteri generali di divisione in particelle forestali e i criteri di rilevamento dendrometrico.
La ricognizione comprende anche contatti col gestore del bosco allo scopo di raccogliere informazioni riguardo ai diversi punti:
- Esistenza di incertezze o contestazioni sui confini di proprietà.
- Tratti di territorio concessi a terzi: affitto, mezzadria, ecc.
- Diritti di terzi: usi civici, servitù.
- Eventi recenti: tagli, rimboschimenti, ecc.
- Operazioni in progetto (tagli, ecc.) che saranno eseguite durante la compilazione del piano.
- Opere progettate e non ancora eseguite: strade, elettrodotti, ecc.
- Epoche e modalità di pascolo.
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Divisione particellare
La definizione e i compiti delle particelle forestali
La particella forestale (da non fare confusioni con la particella catastale) è il comparto elementare della foresta che viene numerato, catalogato con i suoi dati, classificato e sottoposto a specifiche prescrizioni. La particella è anche oggetto di registrazioni storiche (Massa prelevata, piantine messe a dimora, ecc.) e, per questo motivo, le revisioni del piano devono alterare il meno possibile la numerazione e l'assetto delle particelle.
La divisione particellare implica diverse difficoltà nel conciliare i diversi caratteri ideali della particella: Omogeneità, confini evidenti, superficie commisurata alla gestione dei lavori, ecc. Per questo motivo esistono diversi criteri di divisione che il più delle volte devono essere adattati alle esigenze della compresa. Il procedimento pratico della compartimentazione segue 3 fasi:
- Formulare un'ipotesi delle comprese che saranno necessarie.
- Procedere alla divisione particellare tenendo conto delle esigenze della compresa a cui la particella è ipoteticamente destinata.
- Formulare l'assetto definitivo delle comprese tenendo conto anche dei risultati dendrometrici e descrittivi di ciascuna particella.
I confini di particella
Sono confini obbligatori di particella i confini di proprietà, compresi i confini delle strade pubbliche e dei corsi d'acqua che attraversano il territorio in esame. Se la foresta si estende su più comuni, anche i confini amministrativi devono coincidere con i confini di particella.
I confini fisiografici sono costituiti da linee topografiche evidenti: Corsi d'acqua, Avvallamenti, Crinali, Strade, Sentieri, elettrodotti, ecc. Il ricorso ai confini fisiografici riduce i costi di rilievo e facilita la reperibilità della particella, però non porta necessariamente a formare particelle omogenee.
I confini geometrici sono costituiti da linee rette del tutto arbitrarie a cui si ricorre per due scopi:
- Prolungare un confine fisiografico che non arriva a chiusura.
- Dividere un vasto popolamento omogeneo in particelle di superficie voluta in mancanza di linee topografiche.
I confini analitici sono quei confini che dividono due popolamenti diversi allo scopo di conseguire l'omogeneità particellare. I confini analitici sono molto utili, però essi comportano un aumento di costi e possibili difficoltà di materializzazione sul terreno e di successiva reperibilità.
I confini di copertura sono quelli che dividono il bosco dai terreni non boscati, questi risultano chiari e facilmente rilevabili dalle fotografie aeree (Ortofotocarte).
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Selvicoltura e principi di gestione forestale - principi di assestamento forestale
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Selvicoltura - gestione terreno boscoso
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Selvicoltura speciale - Il dizionario forestale