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21.09

Scuole di pensiero sulla globalizzazione

Una classificazione delle scuole di pensiero a proposito della globalizzazione

• Globalization and work)

(Held et al., 1999, menzionato nel libro di testo

Come approcciare alla globalizzazione, vedendo un’altra delle classificazioni che si

possono utilizzare per capire questa e che il libro utilizza nel cap 1 facendo riferimento

a questo testo di David Held (p 15) uno dei tanti testi scritti sull’argomento. Ci

interessa capire che cosa vuol dire questa tripartizione. Ci sono delle posizioni critiche

diverse a riguardo di questa, ci sono liber-globalisti, cioè degli studiosi, commentatori,

giornalisti che sostenevano che la globalizzazione sia un fenomeno dominante e che è

in grado di appiattire sempre di più il mondo (sono a favore). Le crisi ci hanno fatto

vedere negli ultimi anni come permangano sulla scena globale le differenze, diversità,

importanza del ruolo degli Stati nazionali. Alla fine degli anni ’80, l’idea che ci fosse

una tendenza univoca della globalizzazione era una questione di tempi, adeguamento

del mondo a questa tendenza. Quest’idea era molto forte in termini politico-economici,

c’è una linea dominante che finisce per governare in tutto il mondo, in particolare

questa idea è che un certo tipo di globalizzazione neoliberale (meno regole, vincoli,

standard …) era vista come un’idea talmente potente per poter diffondersi

rapidamente e inesorabilmente, non sappiamo quando e con che ritmo poteva

diffondersi il tutto il mondo. C’è da parte di alcuni una condivisione dei valori fondanti

della globalizzazione, da parte di altri un riconoscimento, non c’era alternativa

Hyperglobalist.

A fronte di questi studiosi, commentatori, politici (HYPERGLOBALIST) ci sono degli

scettici della globalizzazione. Ma se c’è interdipendenza, interconnessione, movimento

di merci, uomini, capitali, la globalizzazione finanziaria, commerciale, produttiva…

come si fa ad essere scettici? Essere scettici vuol dire riconoscere che c’è stata

un’accelerazione sul fronte dell’internazionalizzazione di processi cruciali ma questo

non vuol dire che tutto sia uguale a tutto o che il mondo sia piatto, ma secondo gli

scettici che c’è ancora un ruolo dominante di alcune parti del mondo su altre parti del

mondo, che le partite decisive si giocano ancora in alcune parti del mondo e non in

tutto il mondo, che delle parti del mondo sono ancora escluse dal giocare in prima fila

(Africa), se andiamo a vedere il ruolo delle multinazionali, che sono degli attori cruciali

nella globalizzazione, vediamo che molte sono ancora americane e californiane. In

alcuni punti questa prospettiva ha senso, questa intensificazione dei rapporti

commerciali ha una storia, non esiste da ieri, non bisogna essere troppo veloci a

pensare che la globalizzazione cambi tutto, ci sono ancora aree con differenze

importanti.

Globalization «sceptic»

È vero però che fino a qualche anno fa quando parlavamo del ruolo delle

globalizzazioni, del ruolo dell’impatto sul lavoro, in mente in primis le multinazionali

del mondo euroatlantico, oggi abbiamo tutti di fronte il ruolo di multinazionali di

tutt’altra area del mondo. Questa parte del discorso scettico va vista in prospettiva

critica: perché quest’idea che ci sono ancora parti del mondo dove accadono le cose

più importanti e altre no, è vera ma può essere rafforzata dal fatto che se ci mettiamo

a ragionare sul ruolo di alcune particolari multinazionali, con un impatto importati sulla

vita di miliardi di persone (FB, Google..) ma questi giganti globali sono nati in una

certa area del mondo, dove si localizzano poteri d’innovazione e sperimentazione

ampi. Ma pensa a Huawei, gigante multinazionale cinese che ha un ruolo talmente

importante dal punto di vista politico, che alcune partite macro-politiche che hanno

visto in prima fila il presidente degli USA ed altre figure politiche mondiale hanno a che

fare con il comportamento di quella mutilazione cinese, con il fatto che debba avere

un ruolo nello sviluppo del 5G in Italia e GB. Il legame diretto in termini di proclami,

decisioni e rapporti, tra il presidente di una tradizionale super potenza mondiale e un

gigante multinazionale cinese. (divieto di scaricare TikTok negli USA, scelta politica

cruciale dai vertici politici statunitensi). Certo che alcune cose capitano in alcuni parti

del mondo, ma quelle parti non sono quelle che pensavamo alla fine degli anni ’90.

Quando facciamo riferimento di multinazionali, dobbiamo ricordarci il ruolo di prese

multinazionali e catene di produzione e di fornitura localizzate in altre parti del mondo

diverse dagli USA.

Transformationalist

Una prospettiva diversa dalle altre due e che si stacca da quella degli scettici perché

riconosce il ruolo cruciale della globalizzazione come ruolo decisivo, però più che

centrare l’attenzione sul fatto che renda il mondo piatto o meno, che sia un processo

incontestabile o no, ma mette in questione il fatto che la globalizzazione abbia un

punto di arrivo già conosciuto. Per questo approccio che guarda alla trasformazioni, il

punto non è dire che la globalizzazione è dominatane o no, ma è comprendere che la

globalizzazione chiama ad una trasformazione di tutti gli attori e di tutti i processi ( del

ruolo dello Stato, di processi politici …) non si tratta di “lo Stato o i confini scompaiono

perché il mondo diventa piatto oppure no”, si tratta di dire “guardate che la

globalizzazione impone una serie di trasformazioni e cambiamenti che non

possiamo leggerli e capire dove si va a finire”. Alcune di queste trasformazioni

hanno a che fare con il problema della regolazione transazionale dei processi sociali ed

economici. Quindi chi guarda dalla prospettiva delle trasformazioni dice: quello di cui

noi siamo sicuri è che l’economia ed il lavoro non potranno essere regolati come

prima, ci dovranno essere dei soggetti capaci di farlo ad un nuovo livello, ad un livello

transnazionale, i soggetti che hanno radicalmente nazionale, tenderanno a perdere

d’importanza rispetto a dei movimenti sociali internazionali e transnazionali, ci sarà un

ruolo decisivo dei soggetti di regolazione che per struttura e cultura sono molto diversi

da quelli del governo italiano, del sindacato tedesco. Questo in parte è vero, nel senso

che questa pressione alla trasformazione esiste, in parte anche questo possiamo

metterlo in discussione, perché questo ruolo che tutti gli scorsi decenni si immaginava

destinato inesauribilmente ad aumentare, il ruolo di questi soggetti transnazionali, in

realtà è ancora difficile da inquadrare ( ruolo dell’organizzazione internazionale del

lavoro, o al ruolo dell’organizzazione mondiale della sanità, ci troviamo di fronte a dei

soggetti a cui riconosciamo o riconosceremo una grande potenzialità, soggetti

necessari devono esistere e dovrebbero essere più rilevanti e potenti, ma la realtà è

che il ruolo di questa nuova regolazione a livello transnazionale è ancora in embrione,

molto lento nell’assumere rango di reale leva di governo di processi globali, per questo

ancora oggi tante cose e 20 anni fa era difficilmente immaginabile che si arrivasse ad

una realtà del genere, molte cose sono ancora decise, messe in opera a livello

nazionale (Huawei, per comprendere le dinamiche, lì c’è una questione in questi mesi:

Paesi che dicevano di no all’intervento di un gigante cinese, in quanto pensavano che

la gestione del 5G da parte di un soggetto di cui si sospettava la vicinanza troppo

stretta con l’autorità politica cinese non fosse opportuno, quindi un Paese X europeo

che dice di non volere il 5G in accordo con quanto dicono gli americani, nel mio Paese

non decise Huawei, nonostante questo potrebbe portare una serie di vantaggi dal

punto di vista economico, altri Paesi che dicono “siamo possibilisti” non c’è affatto una

posizione univoca neanche a livello europeo rispetto a delle sfide tecnologiche di

capitale importanza.

Uno potrebbe dire: “sono fenomeni globali, li gestiscono dei mercati globali” certo; “le

risposte si giocano a livello globale” assolutamente no. Ci sono posizioni politiche

chiaramente diversa che si interfacciano con la grande posizione

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mima00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Globalizzazione, lavoro e società e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Doria Luigi.
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