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I siciliani

Nei secoli XI e XII la Francia era il centro della civiltà europea; mentre a nord si sviluppò una letteratura in lingua d'oil con una produzione tipicamente epica, a sud si sviluppò una letteratura in lingua d'oc che diede l'avvio ad un'ampia produzione di poesia d'amore dei trovatori. La letteratura italiana delle origini risentì molto dell'influenza francese e questa causò la nascita di una produzione lirica verso la prima metà del Duecento.

Il regno di Sicilia

In questo contesto assume importanza il regno di Sicilia. All'epoca comprendeva tutta l'Italia meridionale e l'isola siciliana ovviamente, e godeva di un equilibrio politico­amministrativo affiancato da una grande prosperità economica per via del sovrano Federico II. Iniziative importanti furono ad esempio la fondazione dell'università di Napoli. Presso poi la sua corte a Palermo, si raccolsero le figure più rappresentative dell'epoca e si svilupparono numerosi interessi culturali: venne dato un notevole impulso alle conoscenze tecnico­scientifiche, alla letteratura, alla poesia provenzale che costituiva una tradizione volgare laica di prestigio, nata e diffusa nelle corti signorili e legata ad uno stile raffinato. La corte sveva diventa quindi il centro propulsore di questa esperienza, ed è proprio qui che ebbe origine la scuola siciliana, come fu definita da Dante nel "De vulgari eloquentia". Inoltre lo stesso sovrano era un poeta volgare e autore di un trattato in latino di falconeria ("De arte venandi cum avibus"). A lui spetta il merito di aver posto le premesse di questa esperienza poetica, che lui senz'altro incoraggiò, ma non fu lui l'iniziatore effettivo.

I primi rimatori cortesi

Il termine siciliani, già a quell'epoca, indicava i primi rimatori cortesi in volgare, prevalentemente ma non esclusivamente siculo­meridionali, attivi durante il regno di Federico II e suo figlio Manfredi; durò infatti dal 1230 fino 1266 (un trentennio) con la battaglia di Benevento dove si vide la sconfitta di Manfredi e lo sgretolamento di quell'ambiente di raffinata cultura.

Il termine "siciliani" nella letteratura

Questo termine compare per la prima volta nel "De vulgari eloquentia" di Dante, nella quale afferma che gli italiani che fanno poesia vengono detti siciliani; ulteriore documento è il "Regles de trobar" (regole del poetare), nella quale viene fatto un elenco di lingue d'arte dove compare per la zona italiana, ilPetrarca che nel "Trionfo d'amore" parla di ciciliani per compiere una distinzione tra poeti bolognesi e toscani. Oggi invece il termine è usato di norma per indicare quei rimatori italiani vissuti alla corte di Federico II o che ebbero rapporti con essa (visione più limitata).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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