Salute malattia, assistenza e cultura
Tra le grandi trasformazioni che hanno portato all’avvento della modernità, vi è sicuramente l’affermazione della medicina come sapere scientificamente organizzato.
Cenni di storia della medicina
Epoca classica
Ippocrate di Kos (460-377 a.C.)
Considerato il padre della medicina “scientifica”, non più associata a religione o filosofia, poiché ne rivoluziona il concetto esplicandola come professione.
Ebbe il merito di far progredire lo studio sistematico della medicina clinica, riassumendo le conoscenze mediche precedenti e descrivendo le pratiche per i medici (Corpus Hippocraticum e altre opere).
Sviluppa la “Teoria degli umori”, da cui dipende l’equilibrio del soggetto. Ogni umore ha una specifica funzione organica (bile gialla, bile nera, sangue, flemma). → Buon funzionamento umano dipende dall’equilibrio: eucrasia VS discrasia (squilibrio degli umori malattia)
Epoca medievale
La concezione di malattia è legata alla morale e concepita come idea di colpa (pestilenza come punizione divina) o grazia (malattia come metafora della croce di Cristo, quindi da accogliere con gioia)
Iacopone da Todi (1230 circa)
Insieme a san Francesco d’Assisi, Iacopone da Todi fu uno dei primi autori della letteratura italiana, probabilmente il maggiore del Duecento nell’ambito della poesia religiosa.
Il suo laudario è il più importante che sia stato tramandato, almeno tra quelli che sono da attribuirsi a una sola persona. In alcune di esse arriva ad invocare a Dio le più tremende malattie per mortificare il proprio corpo e renderlo immondo e ripugnante.
Nelle sue laudi troviamo estrema espressione della cultura mistica del mondo medievale.
Il rigido ascetismo praticato da Iacopone, l’estrema mortificazione del corpo, è concepita come identificazione nel corpo di Cristo sofferente.
Si inizia a percepire quanta pressione possa esercitare la Chiesa sulla vita di tutti gli uomini, anche in questo ambito: già all’inizio del IV secolo d.C la religione era appannaggio di una minoranza aristocratica e urbana, tra le popolazioni contadine arriva molti secoli dopo, e qui vengono mantenute le tradizioni pagane + altre portate dalle popolazioni barbariche.
Successivamente, nell’alto medioevo, il lato teoretico della medicina si riduce al minimo, viene dato più spazio alla terapia ed alla pratica (manuali di farmacopee, descrizioni di malattie e relative terapie)
Per il cristiano la cura fisica è inferiore alla cura spirituale, per questo motivo l’assistenza ai malati è concepita come atto di carità cristiana, espressione dell’amore verso Dio.
Rinascimento
Dal XII secolo vengono tradotti testi arabi sull’antica medicina greca e araba. Il più famoso è il Canone di Avicenna, risalente al 1030. Si tratta di una vera e propria enciclopedia medica che sintetizza la medicina greca, araba e ayurveda, basata principalmente sugli scritti di Galeno:
- La salute è determinata da precise cause (cause materiali, umori, facoltà psichiche)
- Riconosce la contagiosità di tisi, influenza, clima, malattie del terreno
- Tratta 760 sostanze medicinali (test su animali e uomini)
- Mette in stretta relazione le emozioni con lo stato fisico
La scuola medica salernitana (XI-XIII secolo)
È stata la prima e più importante istituzione medica d'Europa nel Medioevo (nascita già nell’Alto Medioevo, circa nel IX secolo); come tale è considerata da molti come l'antesignana delle moderne università.
La "Scuola" si fondava sull'unione tra la tradizione greco-latina e le nozioni acquisite grazie alle culture araba ed ebraica. Essa rappresenta un momento fondamentale nella storia della medicina per le innovazioni che introduce nel metodo e nell'impostazione della profilassi. L'approccio era basato fondamentalmente sulla pratica e sull'esperienza che ne derivava (conserva i concetti ippocratici sull’esercizio della pratica medica, la chirurgia, l’insegnamento clinico) aprendo così la strada al metodo empirico e alla cultura della prevenzione.
Di particolare importanza, dal punto di vista culturale, è anche il ruolo svolto dalle donne nella pratica e nell'insegnamento della medicina, soprattutto Trotula de Ruggiero, famosa ostetrica e levatrice (De passionibus). Le donne che insegnarono e operarono nella scuola divennero famose col nome di Mulieres Salernitanae
Le pestilenze
Di particolare importanza nello sviluppo della medicina in epoca medievale e successiva sono state le epidemie di: peste bubbonica del 543, di lebbra (mycobacterium leprae), di peste colica (VII secolo, forse poliomielite) e infine della peste nera del 1348 che si diffuse in tutta l’Europa.
Iniziano a comparire lebbrosari e lazzaretti gestiti da personale ad hoc (ordine di S. Lazzaro di Gerusalemme). Sull'origine del nome "lazzaretto" l’ipotesi più probabile viene ricondotta a quella del lebbroso Lazzaro, protagonista della parabola evangelica e venerato come protettore delle persone affette da lebbra. Venezia fu probabilmente la prima città ad allestire un lazzaretto, sull'isola lagunare detta appunto Lazzaretto Vecchio. Su un'altra isola, Lazzaretto Nuovo, fu fondata una struttura dove erano raccolte ed esaminate le merci sospettate di essere infettate dal morbo della peste.
Evoluzione dei concetti di salute e malattia
Nel corso dei secoli i concetti di salute e malattia assumono diversi significati:
Medioevo
La malattia è identificata con l’idea di colpa, peccato, ma anche malattia = epidemia sociale, Pertanto la malattia è vissuta come un’esperienza caratterizzata da dei segni inconfondibili e che conduce inevitabilmente alla morte. Ancora oggi questi concetti sono presenti nella semantica sociale di malattia.
Ottocento
Il “mal sottile”, la tisi, diventa l’esemplificazione del concetto di malattia, in perfetta sintonia con l’ideale romantico dell’epoca
Erroneamente si credeva che la tisi fosse ereditaria, che colpisse principalmente i ricchi, i giovani, gli artisti (persone più sensibili e facili al turbamento. Era considerata la manifestazione nel corpo del “mal di vivere” (il corpo malato era il corpo consumato dalla passione).
Numerose, infatti, le correlazioni con l’arte e la letteratura (“A Silvia” Leopardi, “La signora delle camelie” Dumas-Verdi, “La Bohème” Puccini, “La traviata” Verdi, …)
La tubercolosi passa dall’essere considerata una malattia collettiva (Medioevo), a malattia individuale, nel senso che pone in evidenza il singolo malato). I sanatori erano concepiti più come luogo di ozio che di malattia.
Successivamente però, la TB è sempre meno mitizzata dagli intellettuali e diventa un vero e proprio stigma sociale: si diffonde nelle giovani società industriali, causando condizioni di vita ancora più insalubri, fame, miseria (da dimensione individuale torna ad avere dimensione sociale).
Ventennio fascista
La malattia è concepita come lo stigma che si contrappone ai canoni portanti condivisi dal regime (forza, forma fisica).
Culto del corpo, “sabato fascista”, educazione fisica.
Politica fascista sulla maternità e l’infanzia.
XX secolo
È a partire da quest’epoca che essere malato costituisce una vera e propria “categoria sociale” con relative aspettative, privilegi (pochi) e restrizioni. La malattia è un’esperienza individuale che però diventa un fatto collettivo che minaccia l’intera comunità. Il malato è colui che gli esperti in medicina definiscono tale, in cambio il malato deve riconoscere il proprio stato come indesiderabile e ha l’obbligo di impegnarsi per guarire (esempio: se ci si sottrae ad un controllo preventivo si è considerati socialmente irresponsabili; inoltre, concetto di malattia nascosta che può essere scoperta solo dagli esperti).
Dal concetto di malattia visibile (passato) a malattia invisibile (oggi).
(introduce il concetto di sovradiagnosi illustrato in seguito).
Oggi
L’esperienza di malattia sempre più lunga: il traguardo della guarigione (o morte) si è sostituito con i tentativi di ridurre o controllare la malattia: essere malati diventa una condizione di vita.
I bisogni di questi pazienti si estendono dall’ambito sanitario all’ambito sociale.
Vi è ancora lo stigma su alcune malattie legate (anche solo come presunzione) a comportamenti sospetti o moralmente riprovevoli (malattie sessualmente trasmissibili, malattie mentali). In questo caso la malattia è concepita come “morte” sociale.
I paradigmi socioculturali della salute
Il paradigma culturale è una rappresentazione condivisa che una società utilizza in un dato periodo storico per interpretare un fenomeno. Quando avvengono delle “rivoluzioni” il vecchio paradigma è sostituito (in tutto o in parte) da un nuovo paradigma, perché quello precedente ha smesso di funzionare adeguatamente (incompatibile).
Percorso evolutivo della medicina - sintesi
- Nell’antichità la medicina era esercitata in stretta relazione con la magia
- Con Ippocrate gli eventi morbosi vengono visti come fenomeni naturali (concezione naturalistica), quindi slegati dalla magia. Teoria degli umori: anima e corpo s
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