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Le imposte

Elementi costitutivi dell'imposta

Gli elementi costitutivi dell’imposta sono:

  • Il presupposto
  • Il soggetto attivo
  • La base imponibile B
  • L'aliquota t
  • L'ammontare dell'imposta T= t x B

Il presupposto è quella particolare situazione di fatto (come il recepimento di un reddito o il consumo di un bene) alla quale la legge ricollega l’obbligo di pagare l’imposta. Il soggetto attivo è lo stato o l’ente pubblico dotato di potestà impositiva. Con l’approvazione della legge delega per il federalismo fiscale (legge 5 maggio 2009 n.42) e del decreto attuativo (D. lgs. 6 maggio 2011 n. 68), è stata disciplinata anche la potestà impositiva delle regioni che potranno, con propria legge, istituire nuovi tributi regionali purché su basi imponibili libere. Il soggetto passivo è la persona fisica o giuridica che ha l’obbligo di pagare l’imposta. Fenomeni di traslazione dell’imposta rendono necessaria l’ulteriore distinzione tra soggetto percosso (individuato dalla norma) e soggetto inciso (chiamato effettivamente al pagamento).

La base imponibile e l'aliquota

La base imponibile è il valore, la grandezza a cui si commisura l’imposta. Essa può essere espressa in termini monetari (imposta ad valorem) ad esempio il valore monetario di un immobile. Nell’imposta ad valorem B è espresso in termini monetari, mentre t è un percentuale di B. Definendo:

  • t come aliquota nominale
  • y come imponibile
  • T come debito d’imposta

Avremo:

Fisici: (imposta specifica) ad esempio le quantità fisiche dei litri di benzina. Nell’imposta specifica B è espressa in termini fisici, mentre t è espressa in termini monetari.

L’aliquota indica ciò che è dovuto dal contribuente per ogni unità di base imponibile. Nelle imposte ad valorem è fissata in termini percentuali. Nelle imposte specifiche è determinata in unità monetarie. A livello aggregato, il prodotto tra aliquota e base imponibile costituisce il gettito d’imposta. Si distingue tra:

  • Aliquota media (ta): rappresenta quanto è dovuto in media dal contribuente per ogni unità di base imponibile. È data dal rapporto tra debito d’imposta T(y) e base imponibile y.
  • Aliquota marginale (tm): rappresenta quanto è dovuto dal contribuente per un’unità aggiuntiva di base imponibile e indica di quanto varia il debito di imposta al variare della base imponibile.

Tipologie di imposte

In relazione all’andamento di tali aliquote è possibile individuare tre diverse tipologie di imposte:

  1. Proporzionale: ta=tm. Se all’aumentare della base imponibile il debito di imposta aumenta nella stessa proporzione e aliquota media e marginale coincidono.
  2. Regressiva: ta>tm. Se all’aumentare della base imponibile il debito di imposta aumenta meno che proporzionalmente, l’aliquota, all’aumentare dell’imponibile, diminuisce.
  3. Progressiva: ta<tm. Se all’aumentare della base imponibile il debito di imposta aumenta più che proporzionalmente, l’aliquota cresce al crescere della base imponibile.

Progressività dell'imposta

La progressività dell’imposta rileva ai fini della valutazione degli effetti distributivi del prelievo tributario. Può essere attuata secondo sistemi diversi:

A. Sistema con aliquota legale costante

a. Progressività per deduzioni o detrazioni

La deduzione è un'agevolazione che dà la possibilità di sottrarre una parte del reddito complessivo all’applicazione dell’imposta. Il beneficio fiscale che ne deriva è commisurato all’aliquota marginale raggiunta dal contribuente. Una deduzione dell’imponibile, infatti, si traduce in uno sgravio fiscale il cui ammontare è tanto più elevato quanto più elevata è l’aliquota marginale del contribuente: ne beneficiano, pertanto, gli individui ad alto reddito, salvo che la struttura delle deduzioni non sia costruita in modo da assumere un andamento decrescente.

La detrazione è l’agevolazione che consiste nella possibilità di sottrarre determinate somme dall’imposta lorda. La detrazione, pertanto, corrisponde ad un abbattimento dell’imposta uguale per tutti i contribuenti: la detrazione, infatti, riduce in valore assoluto l’onere tributario in eguale misura per ogni contribuente.

B. Sistema con aliquota legale crescente

a. Progressività per classi

Si ha progressività per classi quando sono previste più classi di valore della base imponibile e per ciascuna è fissata una diversa aliquota (ad es. del 10% per basi imponibili da 0 a 10.000; del 20% per basi da 10.000 a 20.000 € ecc.) che viene applicata all’intero valore della base imponibile. In tal caso, tm e ta sono sempre uguali e coincidono con l’aliquota prevista per la classe di imponibile.

Questa modalità presenta una certa iniquità perché, in prossimità del limite tra una classe e l’altra, ad un aumento minimo della base imponibile corrisponde una forte variazione dell’imposta. Per questo motivo la progressività per classi è raramente utilizzata dai sistemi tributari, nei pochi casi in cui è adottata, sono previste numerose classi in modo da ridurre il differenziale tra il limite inferiore e superiore di ciascuna classe e, di conseguenza, l’effetto distorsivo di cui si è detto.

Effetto ritorsivo della progressività per classi: Riordinamento dei redditi netti

La progressività per classi viola il principio del non riordinamento: si pensi a due soggetti, uno con un reddito pari a 9,9 (soggetto A) e uno con un reddito pari a 10.1 (soggetto B). Il soggetto A cadrà nella prima classe, che ha un’aliquota del 10% e avrà un reddito netto pari a 8,91. Il soggetto B cadrà nella seconda classe, che ha un’aliquota del 20%, e avrà un reddito netto pari a 8,08. Prima di pagare le tasse, il reddito di B era maggiore di quello di A, ma dopo il soggetto A finisce per avere un reddito post-tax maggiore.

b. Progressività per scaglioni

La progressività per scaglioni è stata introdotta per superare l’effetto distorsivo della progressività per classi. Anche in questo caso si hanno differenti classi di valori della base imponibile (dette scaglioni), cui corrispondono aliquote crescenti. La base imponibile viene suddivisa nelle quote che ricadono entro i singoli scaglioni e a ciascuna di queste quote viene applicata l’aliquota del corrispondente scaglione.

Ad esempio, se è prevista un’aliquota del 10% da 0 a 10.000 e del 20% da 10 a 20.000 €, una base imponibile di 15.000 € verrà ripartita in una quota di 10.000 € nel primo scaglione, e in una di 5000 € nel secondo. Alla prima quota si applicherà l’aliquota del 10%, ottenendo così un’imposta di 1000, alla seconda un’aliquota del 20%, ottenendo un’imposta di 1000 €. L’importo complessivo dell’imposta sarà di 1000+1000=2000 €.

In questo modo, tm corrisponde a quella stabilità per lo scaglione nel quale ricade l’ultima quota della base imponibile, mentre ta è sempre inferiore (a parte nel primo scaglione, dove è uguale) ed è pari alla media delle aliquote ponderate con le quote di base imponibile che ricadono in ciascuno scaglione. La progressività per scaglioni è quella normalmente utilizzata per le imposte sul reddito e sul patrimonio (come l’IRPEF).

c. Progressività continua

La progressività continua si ha quando l’aliquota aumenta in maniera continua all’aumentare della base imponibile, fino al raggiungimento di un’aliquota massima oltre la quale resta costante. È calcolata mediante l’uso di un algoritmo da applicare a qualsiasi reddito dichiarato. Non è utilizzata, perché è difficile da calcolare e presenta alcuni rilievi di ingiustizia sociale. Il problema di questo sistema è amministrativo (chi deve controllare e accertare le imposte avrebbe dovuto creare una busta paga per ogni lavoratore, applicando un’aliquota variabile).

Classificazione delle imposte

La contabilità nazionale utilizza tre raggruppamenti:

  • Imposte dirette
  • Imposte indirette
  • Contributi sociali (prelevati principalmente dagli enti previdenziali)

Rapportando le entrate fiscali al PIL si ottiene un indicatore della pressione fiscale. Da un punto di vista economico, le imposte dirette e indirette possono essere viste sotto due aspetti:

  • Quello basato sulla possibilità che l’onere dell’imposta si trasferisca su altri soggetti. Secondo questo criterio:
  • Le imposte dirette sono quelle che non si trasferiscono, cioè quelle che rimangono a carico di chi è obbligato dalla legge a pagarle e quindi non provocano una variazione dei prezzi dei prodotti.
  • Le imposte indirette sono quelle che si trasferiscono da chi è tenuto a pagare per legge ad altri soggetti.

Quello basato sugli indici di capacità contributiva cui l’imposta si commisura. Secondo questo criterio:

  • Le imposte dirette sono quelle che si commisurano a manifestazioni immediate della capacità contributiva come il reddito e il patrimonio (es. IRPEF, IRES, ISOS).
  • Le imposte indirette sono quelle che colpiscono manifestazioni medie della capacità contributiva, come il trasferimento o il consumo di beni (es. IVA o IMU).

Questo criterio sembra ridursi a considerare come imposte dirette quelle commisurate al possesso di un reddito o di un patrimonio e indirette tutte le altre, che colpiscono la produzione, il trasferimento o il consumo di beni. Un’utile suddivisione è anche quella tra:

  • Imposte reali: che sono quelle che si riferiscono in modo esclusivo a un oggetto imponibile, come ad esempio l’imposta sul reddito dei terreni.
  • Imposte personali: che sono quelle che colpiscono non un oggetto imponibile in quanto tale, ma riferendolo alla situazione personale del contribuente, come ad esempio l’imposta sul reddito complessivo del contribuente.

Le imposte reali, a differenza di quelle personali, sono in generale proporzionali e non progressive, perché ciò creerebbe un trattamento sperequato tra soggetti che abbiano lo stesso ammontare di reddito ma proveniente in proporzioni diverse da varie fonti. Inoltre, le imposte personali consentono più facilmente di considerare l’eventuale diverso carico di famiglia e in generale le diverse condizioni di ogni contribuente.

Gli effetti economici delle imposte

Nell’analisi degli effetti delle imposte, un posto di rilievo lo merita sicuramente l’individuazione della loro incidenza, cioè l’effettiva ripartizione del carico fiscale.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

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