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Scienze della comunicazione

Appunti di Scienze della comunicazione del professore Andrea Pitasi.
Negli appunti sono contenuti i seguenti argomenti:
Competenza comunicativa: la capacità di produrre e comprendere messaggi nell’interazione comunicativa
Linguaggio: un codice,... Vedi di più

Esame di Teorie e tecniche della comunicazione pubblica docente Prof. A. Pitasi

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Intervening Variables: fattori presenti nella situazione comunicativa che favoriscono,

ostacolano o modificano la risposta al messaggio-stimolo (nel modello non vengono

considerate più del rumore). TEORIA MATEMATICA DELL’INFORMAZIONE

Shannon e Weaver: -

trasferimento dell’informazione, obiettivo volto ad assicurare la massima efficacia del

canale comunicativo. Modello di tipo lineare, si concentra quasi esclusivamente sul

"procedimento" comunicativo. Permette di calcolare l’entropia in bit; ridondanza binit.

Manca del tutto il feedback; ruolo ridimensionato del ricevente. Più che occuparsi del

percorso comunicativo, scompone la comunicazione in una serie di elementi costitutivi

semplici: mittente e destinatario, contesto, canale, codice. Il modello non è context-

dependent. Il modello focalizza la sua attenzione più sull’efficienza del processo

comunicativo che non verso la sua dinamica.

Eco - MODELLO SEMIOTICO-INFORMAZIONALE (1965). Problema della

significazione: introduzione delle nozioni di codice e sottocodice. Si incrina l’assoluta

linearità del modello informazionale ed emergono i problemi legati alla codifica e alla

decodifica. Il processo di codifica coinvolge un complesso numero di operazioni

emotive e cognitive, più una serie di operazioni tecniche, produttive e commerciali, nel

caso delle comunicazioni di massa. Codici digitali (nome, tutto o niente) o analogici

(immagine, più o meno). Il sistema analogico è più adatto per comunicare messaggi "di

relazione", mentre per il contenuto risulta più adatto il sistema digitale.

Per realizzare concretamente una comunicazione, occorre quindi non soltanto

codificare il messaggio in maniera intersoggettivamente comprensibile, ma anche

controllare le condizioni circostanti e assumere, entro certi limiti, il punto di vista del

destinatario (G.H. Mead: role-taking). Altrettanto decisivo risulta il feedback, ovvero

controllo dell’emittente sulla decodifica del messaggio.

il MODELLO SEMIOTICO-TESTUALE - successiva articolazione del

modello semiotico-informazionale - considera i destinatari della comunicazione di

massa come recettori non di singoli messaggi riconoscibili, bensì di insiemi testuali, e

quindi ricorso a codici "allargati".

MODELLO DEL FLUSSO IN UN SOLO MOMENTO: elidendo

sostanzialmente ruoli intermediari, si evolve però rispetto al modello ipodermico,

rilevando i processi selettivi di esposizione, percezione e memorizzazione che

intervengono sulla ricezione del messaggio, togliendo implicitamente parte del suo

potere alla persuasione operata dai media. sostiene l’esistenza di un numero

MODELLO DEL FLUSSO MULTIPLO:

variabile di collegamenti tra la fonte e i riceventi; la loro definizione dipende

dall’intenzione della fonte, dalla natura del messaggio, dalla sua importanza e da

numerosi altri fattori.

LA CONTESTUALIZZAZIONE DEL PROCESSO COMUNICATIVO

Il feedback introduce larvati elementi di "circolarità".

Evoluzione in più fasi del modello di Wilburn Schramm (1954): piena comprensione

della reciprocità e dell’interdipendenza del ciclo comunicativo. Struttura semicircolare.

Gerbner (1956): interpone, tra la fonte e il ricevente, una serie di nodi problematici

legati alla ricezione ed alla decodifica, entrambe influenzate dalle caratteristiche

interattive del significato e del contesto sociale. Pone l’accento sulla grande variabilità

della percezione rispetto all’evento. Gerbner mette in luce il carattere essenzialmente

creativo ed interattivo del processo percettivo, il valore del "contesto" nella lettura dei

messaggi e la natura "aperta" della comunicazione umana, sottolineando il rapporto

dinamico e interattivo rinvenibile tra forma (S = segnale) e contenuto (E = evento) nel

processo comunicativo; la lacuna del suo modello sta forse nel trascurare i problemi

relativi alla generazione del significato, poiché la forma, o il codice, del messaggio (S)

vengono dati per scontati, cioè semplicemente fatti coincidere con il segnale.

Schema di Berlo (1960) - sigla SMCR (Source, Message, Channel, Receiver).

Propone uno sviluppo del modello in termini sociologici, rilevando l’importanza della

cultura e del sistema sociale in cui la comunicazione si svolge. Suggerisce che alla base

di un atto comunicativo riuscito si debbano porre l’accordo tra le abilità della fonte e

quelle del ricevente, così come la sintonia delle attitudini o dei valori sociali.

Chomsky: trascura le condizioni pratiche nelle quali avviene la comunicazione e,

soprattutto, tende a minimizzare il ruolo del ricevente, appiattito su quello

dell’emittente in virtù dell’omologia strutturale della loro relazione linguistica. Ne

risulta una drastica sottovalutazione dell’agire empirico context-dependent.

Brown e Fraser: hanno individuato tre categorie per indicare le principali

caratteristiche che definiscono una situazione: ambiente, partecipante e scopo.

illustra l’influenza dei contesti come sistemi di riferimento

Tatiana Slama-Cazacu:

per i componenti dell’azione comunicativa. Gli influssi del contesto sono tali e tanti che

in certe condizioni è utile ritenere che siano essi stessi a "generare" la comunicazione,

molto più che la volontà della fonte, la quale assume infatti maggiore importanza nei

contesti fortemente formalizzati o poveri di scambio sociale.

CONTESTI SOCIALI E CONTESTI PSICOLOGICI

Theodore Newcomb: Teoria degli atti comunicativi (rielaborazione della teoria

dell’equilibrio di Heider) - evoluzione in senso "circolare" della struttura troppo lineare

dei modelli "classici". Partendo dalla constatazione che la tendenza all’equilibrio è una

caratteristica dei rapporti fra le persone, ne deduce che la comunicazione

interpersonale è destinata a corroborare gli orientamenti simili tra i soggetti.

Introduce per primo la situazione (o contesto sociale) dentro cui avviene lo scambio

comunicativo.

Modello di Wesley e McLean (1957) - Agli elementi A (soggetto comunicante), B

nell’ambiente di A e B,

(partner comunicativo) e X (qualsiasi evento o oggetto

argomento della comunicazione), viene aggiunto un quarto elemento C, rappresentante

la funzione comunicativa redazionale: ossia il processo decisionale su cosa e come

comunicare. Avvicinano A e C, cioè la fonte e le organizzazioni comunicative,

identificabili come gli agenti che controllano il canale. Dal modello risulta che X non

deve necessariamente passare sia per A che per C, ma, mentre può "aggirare" A, non

può mai prescindere da C. C viene a svolgere un ruolo di intermediario forte, sotto la

duplice veste intenzionale (accesso al canale per uno specifico messaggio) e non

intenzionale (la normale programmazione informativa ad una audience). Viene

finalmente introdotto l’elemento f (feedback), ma manca la dimensione sociale delle

influenze.

Schema dei Riley (1959) - Inseriscono decisamente il processo di comunicazione

all’interno del sistema sociale, di cui è ritenuto parte integrante. Sia l’emittente E che il

ricevente R sono influenzati dall’ordine sociale in cui sono inseriti: dal gruppo primario

e dal sistema sociale nel suo insieme. Tutti i gruppi condividono un’interazione

dinamica nella quale circolano messaggi pluridirezionali.

Il riconoscimento dell’importanza del feedback genera

Modello di Dance (1967) -

innumerevoli tentativi di soluzioni grafico-concettuali: in qualunque tipo di modello

circolare, pur raccogliendo evoluzioni rispetto a quelli lineari, la comunicazione,

finisce comunque col ritornare al punto da dove è partita. GLI ULTIMI MODELLI

Alla fine degli anni Sessanta la parabola dei modelli lineari può dirsi conclusa

Mosaico comunicativo di Becker: la gran parte degli atti comunicativi mettono in

connessione non soltanto con la situazione sociale immediata, ma con altri elementi del

contesto comunicativo: impressioni e comunicazioni precedenti, mezzi di

comunicazione in generale, etc.

Modello di Anders, Staat, Bostrom: importanza dei fattori contestuali e ambientali,

natura interattiva del processo comunicativo, centralità dell’elemento di feedback.

Modello "transazionale" di Barnlund: il "significato non è il risultato

dell’operazione passiva del ricevere, bensì un’invenzione, un attributo, un "dato".

Dentro i soggetti della comunicazione, ed intorno a loro, esiste un numero illimitato di

stimoli percettivi inconsci, seppure di diverso rilievo a seconda dei momenti. Barnlund

indica tre gruppi di stimoli, fra loro interreagenti:

 stimoli pubblici - sono quelli offerti dal mondo fisico (naturali) e quelli che risultano

dall’intervento delle persone sull’ambiente (artificiali)

sono quelli provenienti dall’attività interiore del soggetto

 stimoli privati -

 stimoli comportamentali - sono quelli "iniziati o controllati dal comunicatore stesso,

in risposta a suggerimenti pubblici e privati, coloriti dai successi e dai fallimenti

passati, in combinazione con i suoi appetiti e bisogni attuali che determinano la sua

posizione nei confronti dell’ambiente".

Modello commerciale della non interferenza nelle comunicazioni - riflette il

modello economico della libertà di mercato, nel quale i produttori competono per

conquistare i consumatori. Ne risulta una varietà di informazioni ed opinioni che

"democratizza" i mass media e riduce al minimo il rischio della manipolazione. Coloro

che utilizzano tale punto di vista mettono il luce la libertà delle scelte del consumatore

e la necessità per i mezzi di comunicazione di adattare la loro produzione alle

preferenze del pubblico.

Finestra di Johari (1975) - illustra i rapporti fra coscienza e consapevolezza attraverso

la bipolarizzazione tra ciò che è noto (o ignoto) a se stessi e ciò che è noto (o ignoto)

agli altri: schema interpretativo dell’atteggiamento e del comportamento individuale.

Noto a sé Ignoto a sé

Noto agli altri Area Aperta (sfera Area Cieca

pubblica) - (retroazioni

dell’ambiente)

comunicazione

aperta

Ignoto agli altri Area nascosta Area Ignota

(sfera privata) - (inconscio) - non

doppio messaggio comunicazione

Modello di Schmidt (teoria dei giochi) - stretto legame tra la comunicazione

linguistica e l’interazione sociale, identificazione di una precisa unità di analisi: il gioco

d’azione comunicativo. LE FUNZIONI DELLA COMUNICAZIONE

Perché si comunica? due serie di motivazioni:

 riferibili alla fonte (teorie della manipolazione)

 riferibili al ricevente (teorie degli usi e gratificazioni)

Il linguista Roman Jakobson ha introdotto nel suo modello comunicativo il significato

Parallelismo tra l’approccio linguistico e la teoria

e la struttura interna dei messaggi.

matematica dell’informazione: l’attività comunicativa continua ad essere rappresentata

come la trasmissione di un contenuto tra due poli definiti che, codificando e

decodificando secondo un codice fisso, riducono la ricezione al senso letterale del

messaggio.

Problematica degli effetti. Si possono individuare due principali linee di indagine:

 studi sulla persuasione (privilegiano i contesti macrocomunicativi);

 studi sociologici (pur accordando grande rilievo alla macrocomunicazione gestita dai

mass media, ne analizzano perspicuamente gli effetti sociali, ovvero le ripercussioni

non tanto sull’individuo o sul corpo sociale come sommatoria di unità singole, quanto

sul sistema sociale nel suo complesso,

 approcci conversazionalisti - attenzione alle dinamiche relazionali

La grande complessità dei fenomeni comunicativi induce ad una corrispettiva

complessità di possibili effetti (personali o sociali, dichiarati o latenti, voluti o non

voluti).

Effetto: conseguenze dirette dei media, sia volute che "accidentali". Tre tipi:

 modifica cognitiva

 modifica affettiva

 modifica del comportamento (a favore o contro l’intenzione di

Gli effetti possono inoltre essere distinti per direzione

chi attiva il processo comunicativo) e intensità (che varia da un massimo ad un minimo

di mutamento).

C’è chi considera come effetto della comunicazione le modificazioni, prodotte nel

ricevente, dal contenuto espresso nell’atto comunicativo, e chi, come Marshall

McLuhan ("il medium è il messaggio"), invita ad attribuire le conseguenze dei media,

sulla società o sugli individui, alle caratteristiche tecnologiche del medium anziché al

contenuto di volta in volta diffuso.

Effetti generali delle comunicazioni di massa:

1. moltiplicazione delle organizzazione impegnate nella manipolazione di simboli

2. riduzione delle distanze

3. modificazione del linguaggio

4. determinazione dello status sociale

accrescimento dell’importanza dei tratti personali quali fattori della vita sociale e

5. politica

6. modifica delle strutture familiari

7. attribuzione di maggior peso ai valori materiali

8. accelerazione dei processi di diffusione culturale

Gli effetti sociali sono quelli risultanti dall’incrocio delle variabili dell’"involontarietà"

e del "lungo termine: (sistematica propensione dei media alla conferma dell’ordine

 controllo sociale

costituito)

 socializzazione (ruolo nella diffusione di norme e valori)

 avvenimenti come conseguenza dei media (importanza dei media assumono oggi

duranti gli eventi sociali più "critici", quali guerre, rivoluzioni, crisi sociali, etc.)

(quest’effetto si produce nella sfera delle

 definizione della realtà cognizioni anziché

in quella dei valori)

 mutamento istituzionale e culturale EFFETTI VOLONTARI

Due paradigmi:

 scuola di Francoforte (apocalittici)

 scuola empirica di cultura anglosassone (integrati)

In realtà la ricerca empirica riesce in genere a confermare soltanto una posizione

agnostica, a metà strada tra le due posizioni concorrenti.

Dalla parte dei pessimisti possiamo porre la cosiddetta "teoria del complotto", che

paventa una sistematica manipolazione da parte dei media al fine di favorire le classi

privilegiate e i loro interessi.

Sul versante degli ottimisti può essere collocata, invece, la teoria della "comunicazione

di massa come piacere", elaborata da William Stephenson: i media servono anzitutto

al pubblico come chance di divertimento; i media, quindi, fornendo "piacere

comunicativo", si pongono come un baluardo contro l’ansia, poiché nell’ambito di una

cultura nazionale, il primo bisogno popolare è qualcosa di cui tutti possono parlare.

Acquisizioni teorico-empiriche: dell’effetto, mettendo in crisi l’idea stessa di

 è caduta la presunzione di automaticità

"effetto volontario". Questo concetto infatti è costruito sopra una metonimia

impropria che gioca su un equivoco scambio tra fonte e ricevente, trasferendo su

quest’ultimo una qualità che invece è propria della prima. McQuail distingue un

"responso individuale" e una "reazione individuale", al fine di cogliere la differenza

tra un rapporto comunicativo interattivo e un rapporto che invece non implica

nessuna "scelta" da parte del ricevente.

 I quadri motivazionali (gli obiettivi) delle fonti si presentano oggi - in un panorama

dominato dal broadcasting - enormemente complessi e molto più sfumati che in

passato.

L’efficacia di un messaggio sarà maggiore se esso proviene da una fonte ritenuta

 credibile; funzionerà meglio un contenuto più volte ribadito e senza alternative;

quanto più l’argomento è marginale per il ricevente, tanto più egli sarà disponibile a

lasciarsi influenzare. EFFETTI PROGRAMMATI E IMPREVISTI

A volta i media vengono impiegati per stimolare il consenso: obiettivi specifici e palesi,

a breve o medio raggio, tendenti a produrre una sensibilizzazione abbastanza limitata

nel tempo: campagne vere e proprie (elezioni, pubblicità, enti istituzionali). Soltanto

"campagna" possiamo dire di trovarci di fronte ad un’influenza che si

nel caso della

propone attraverso una serie di stimoli identificabili con chiarezza e che, producendo

risposte a breve scadenza, risulta misurabile in maniera consistente, anche se

ovviamente non univoca.

ACCUSE ai media:

 Amplificazione della devianza. Si può avviare una "spirale di amplificazione" che

conduce il controllo sociale e la devianza a rincorrersi l’un l’altro. Jock Young: è

soprattutto attraverso i media che il pubblico viene a sapere degli episodi di

criminalità e l’intervento massiccio degli organi di informazione su questo tema può

Ha rilevato inoltre

produrre effetti psicologi di preoccupazione o addirittura panico.


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ninja13

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Scienze della comunicazione del professore Andrea Pitasi.
Negli appunti sono contenuti i seguenti argomenti:
Competenza comunicativa: la capacità di produrre e comprendere messaggi nell’interazione comunicativa
Linguaggio: un codice, o l’insieme di più codici
Shannon e Weaver: teoria matematica dell'informazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ninja13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teorie e tecniche della comunicazione pubblica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Suor Orsola Benincasa - Unisob o del prof Pitasi Andrea.

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