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Politica e scienza

Manuale nuovo corso di scienza politica

Esame scritto, domande chiuse e domande aperte, integrabile ad un orale. Pre-appello alla fine di maggio. Lezione 1° 06/03/2018.

Introduzione alla scienza politica

Definizione di scienza politica: la scienza politica nasce alla fine dell’800, all’opera di Gaetano Mosca e Max Weber, pensatori politici che vengono considerati i padri dello studio della politica. Poi, la disciplina si è sviluppata nel secondo dopoguerra nel mondo anglosassone. In Italia, Giovanni Sartori è stato uno dei più grandi politologi italiani.

In che rapporti la scienza politica si colloca rispetto alle discipline affini?

La politica è stata sempre una materia presa in considerazione da tutte le società attraverso diverse materie. Perché si è sentito il bisogno di fondare una materia politica? La principale disciplina affine è la filosofia. Roberto Bobbio ha definito le differenze tra scienza politica e filosofia politica. Per Sartori, la differenza era:

  • La filosofia non è un pensare per applicare, ma un pensare alla traducibilità dell’idea. Il filosofo non si preoccupa della traducibilità pratica della sua idea, non pensa alle conseguenze. Si occupa poco della realtà.
  • La scienza pensa ad un’idea applicabile, si mettono in atto degli interventi trasformativi. Lo scienziato, oltre che conoscere, ha una necessità di formulare teorie pratiche.

Bobbio vede questa distinzione come infondata, non è corretta, perché in realtà tantissimi sono i filosofi le cui idee hanno dato vita a grandi trasformazioni e a movimenti reali, il filosofo non pensa solo per pensare. Questa distinzione non sta in piedi. Ogni discorso che si vuole scientifico, ogni scienza, in particolare le scienze umane, devono soddisfare tre requisiti:

  • Principio di verificazione come criterio di validità: verifica empirica delle sue idee.
  • La spiegazione come scopo: lo scopo dello scienziato è spiegare i fenomeni che la ricerca vuole indagare. Spiegazione per previsione.
  • Avalutatività: lo scienziato nel condurre le sue ricerche deve essere avalutativo, non deve farsi condizionare dalle sue idee o dai suoi pensieri politici. Deve eliminare più variabili possibili. La scienza è eticamente neutrale.

La disciplina affine alla disciplina politica, la filosofia politica soddisfa questi requisiti? La filosofia politica, intesa come la ricerca della miglior forma di governo, filosofia come ricerca del fondamento dello stato, filosofia che si occupa della natura della politica (Machiavelli). Filosofia come ricerca della miglior forma di governo: non viene rispettato il principio di avalutatività. Filosofia come ricerca del criterio del fondamento dello stato: non si soddisfa la spiegazione come scopo. Filosofia come ricerca della natura della politica: non si soddisfa la verificazione poiché indagare la vera natura della natura significa andare oltre la visione e raggiungere l’essenza, si va oltre le realtà empiriche ma non si possono verificare.

Nessuna versione della filosofia politica soddisfa tutti e tre i criteri di veridicità del discorso. Per Bobbio, la scienza politica invece li soddisfa tutti e tre, quindi è lecita. Mentre la filosofia politica non li soddisfa, non è avalutativa, non si preoccupa di verificare empiricamente le sue valutazioni (per approvare un pensiero si guarda la logica che collega conclusioni e premesse) e non usa la spiegazione come scopo. La scienza politica invece deve basarsi sulla prova empirica: lo scienziato può dire le proprie idee ma deve saper fare una distinzione tra giudizio interiore e prova empirica, non deve spacciare la sua idea come risultato oggettivo.

Definizione sintetica della scienza politica

Bobbio la definisce come lo studio empirico e generalizzante dei fenomeni politici, studio empirico per i tre motivi (verificazione empirica). Lo scienziato deve elaborare delle teorie ed individuare delle leggi che governano nel modo più generale possibile, si deve spiegare un’intera classe di fenomeni. L’approccio è nomotetico in quanto si cerca la legge generale, dare spiegazioni applicabili alla generalità.

Scienza e politica: Scienza = il laboratorio di questa scienza è la storia. Si usa la storia per capire come funziona una determinata legge. Si analizzano gli eventi simili a quelli che sto studiando per individuare le leggi che li governano. Differenza tra induzione e deduzione: l'induzione parte dai casi specifici e poi arriva al caso generale e le sue leggi; la deduzione parte dalla formulazione di una teoria e poi si prende la teoria in relazione alla realtà e si vede se funziona. Il procedimento induttivo porta a formulare delle generalizzazioni empiriche (descrive) ma non formuleremo delle teorie (spiega).

Voglio indagare il nesso tra la natura del regime politico di uno stato e la sua propensione a fare e non fare la guerra. I paesi democratici sono più pacifici di quelli non democratici? Se adottassi un procedimento induttivo, selezionerei un campione di guerre e andrei a vedere da quali stati sono stati combattuti, arrivando alla conclusione che esiste una correlazione positiva, ma questa è una generalizzazione empirica perché non spiega. La teoria ci dovrebbe spiegare perché le democrazie sono più pacifiche poiché la scienza deve spiegare. In via induttiva si arriva facilmente a delle generalizzazioni. Per via deduttiva, perché scoppiano le guerre? Se adotto un procedimento induttivo analizzo un campione significativo di guerre e poi tento di formulare teorie; se adottassi una risposta attraverso la via deduttiva formulo deduttivamente (a priori) indipendentemente dalla realtà una serie di ipotesi. Prendo le teorie e le applico alla realtà per vedere se funzionano e si confermano empiricamente.

Il tipo di scienza a cui ci si riferisce quando si parla di scienza politica, non è quella supportata da una concezione deterministica governata da leggi oggettive. Si possono scoprire solo delle leggi tendenziali. Questo cambiamento avviene all’inizio del '900, con il neo-positivismo: atmosfera intellettuale che fa nascere la scienza politica come tentativo di applicare nello studio della politica le tecniche di ricerca delle scienze empiriche più sviluppate, ma tecniche nella codificazione fatta dal neo-positivismo (nessuna legge esaurisce per intero la natura di un fenomeno). Leggi probabilistiche e relative.

Bisogna rassegnarsi al pluralismo scientifico. Si danno molte definizioni: ogni spiegazione è parziale; vedere non è conoscere. Se fosse così, la conoscenza sarebbe solo un accumulo di osservazioni e dati, ma non è così. Conoscere è sempre interpretare. Ma di uno stesso fenomeno di interpretazioni se ne danno tante, a volte uguali e altre diverse, ma nessuna esaurisce per intero un fenomeno.

Il sistema internazionale post muro, che sistema è? Sistema bipolare, dopo la fine della guerra fredda non è più bipolare, ma come cambiano? Nasce il sistema internazionale post-bipolare: l’espressione non ce lo dice, ma ci sono molte tesi; unipolarismo, multipolarismo, scontro delle civiltà. Popper dice che quando si vuole verificare la teoria bisogna cercare le prove che la falsifichino. Se si trovano, le sue teorie sono assunte come vere fino a quando non verranno rese nulle da eventi non spiegabili. La verifica fisica della realtà deve consistere nel confutare una teoria; se non ci riesco allora è vera.

Politica: la politica dei Greci aveva un senso diverso dalla nostra, perché noi oggi distinguiamo da politico e sociale e tra stato e civiltà. I Greci vedevano tutto nel vivere politico. Quando Aristotele scrisse che l’uomo era un animale politico, venne tradotto in animale politico e sociale, il termine politica era più esteso perché inglobava tutte le caratteristiche del vivere sociale. Noi oggi vediamo con la politica la verticalità della vita: quali parole vengono in mente da associare alla politica? Riunione, confronto, potere, stato, istituzioni, rappresentatività stato, autorità. Nel concetto di politica mettiamo la struttura gerarchica della società, dove il politico è posto in alto. La dimensione verticale era estranea agli antichi, poiché la politica designava una dimensione orizzontale.

Machiavelli fonda la disciplina politica, è riconosciuta a lui il merito di fondare l'autonomia della politica sancendo una separazione tra politica e religione. La politica è il riconoscimento del fatto che il giudizio morale è diverso dal giudizio politico di azione giusta o sbagliata. Anche Weber applica una divisione tra etica della convinzione (si rifà chi pensa di dover obbedire ad un comando imperativo e che deve essere adempiuto a prescindere dalle conseguenze, fondamentalismo) che è un'etica non politica, e l’etica della responsabilità (fai quel che devi per far avverare quel che vuoi, il politico deve fare calcoli d’utilità e deve calcolare le possibili conseguenze). Ciò che è valido per giudicare la nostra vita privata non è valido per giudicare un'azione politica, solo l’efficacia può essere un metro di giudizio per un'azione politica.

La politica è amorale: sottostà a delle leggi che se non rispettate portano alla perdita di potere. C’è qualcosa in cui la politica consiste sempre? L’essenza della politica cambia a seconda della società e del periodo, c’è un'essenza della politica che non cambia. Varia la parte esteriore, ma l’interno no:

  • Le decisioni: la politica consiste nel prendere decisioni collettive che valgono per tutti i membri della comunità. Presa di decisioni collettive.
  • La forza: la forza politica ha sempre il potere di ricorrere all’uso della forza per far rispettare quelle decisioni. Definizione del potere e stato: politica ha a che fare con quella particolare forma di potere che è associato al monopolio tendenziale della violenza fisica legittima, essere l’unico attore legittimato dal popolo ad usare la forza. Il detentore del potere politico è colui che ha l’autorizzazione per le misure coercitive, violenza legittima.

Nella politica internazionale, l’equivalente del detentore della violenza fisica (Leviatano) c’è o non c’è? Non c’è perché ci sono più attori che hanno il controllo della forza, ad esempio l’ONU, che anche senza un esercito, ha il potere di usare la forza ma non ha il monopolio poiché tutti gli stati hanno questa forza. Tutti gli individui possono uscire dallo stato di natura ma gli stati sono condannati a rimanere in uno stato di natura internazionale poiché manca sempre un sovrano. In politica interna il leviatano c’è, a livello internazionale non c’è e regna l’anarchia come assenza di un terzo al di sopra delle parti a cui tutti assegniamo il potere legittimo e unico dell’uso della forza.

Il termine politica

Viene adoperato in lingua italiana con accezioni diverse:

  • Fare politica: alludiamo alla politica come ad una forma di agire, una particolare modalità d’azione che si differenzia da altre tipologie d’azione. Concepibile come una prassi di comportamento.
  • Entrato in politica/sceso in politica: politica più che un particolare azione è un luogo, uno spazio.

In lingua inglese questo cambia:

  • Politica come modalità dell’agire, come particolare tipo di azione: politics.
  • Politica come spazio ed arena con espressione: polity.
  • Espressioni politica estera/economica ecc.: politica come branca dell’attività di un governo: policy.

Nascita della scienza politica

Nata a fine dell’800. Perché? Periodo di transizione dall’idea di scienza kantiana a quella neopositivista. Ragione pratica, periodo in cui i processi di democratizzazione si approfondiscono con l’estensione del suffragio, masse umane prima escluse cominciano ad entrare in politica. Momento storico a cavallo della prima guerra mondiale con la nascita dei nuovi stati nati sulle ceneri degli imperi coloniali. La grande guerra vide la partecipazione della gente comune.

Paradigmi della scienza politica

  • Paradigma stato-centrico: centrato sull’idea che studiare la politica significhi studiare lo stato.
  • Approccio centrato sul concetto del potere: studiare la politica significa studiare il potere.
  • Analisi sistemica della politica: teoria dei sistemi applicata allo studio della politica.
  • Approccio della scelta nazionale: modello dell’attore razionale che vede un approccio di derivazione economico che ha introdotto dei termini di uso corrente (mercato politico, mercato elettorale, imprenditore politico).
  • Paradigma neo-istituzionale: riedizione del paradigma stato-centrico. Qui lo studio della politica è lo studio delle funzioni, qui lo studio della politica è lo studio delle istituzioni.
  • Paradigma delle identità: studiare la politica significa studiare come si formano le identità etnica, linguistica, religiosa.

Sono paradigmi diversi ma anche complementari.

Paradigma stato-centrico

Studiare la politica significa studiare lo stato territoriale, concezione moderna. L’analisi politica ruota attorno a questa idea di stato.

Approccio del Power Approach

Su quale potere bisogna ragionare? Esistono varie forme di potere e bisogna capire cosa è il potere politico. Il potere nella letteratura filosofica e politica si danno tre diverse accezioni:

  • Accezione sostanzialistica. Potere concepito come una cosa che si possiede, e possedendo la quale si può realizzare certi obiettivi. Si possiede cosa? O beni materiali come la ricchezza o i mezzi di produzione oppure si possiedono doti e qualità naturali.
  • Accezione soggettivistica. Non guarda al potere come una cosa che si possiede, ma come ad una capacità che si possiede. Il sovrano ha il potere di fare le leggi, il sovrano ha la capacità, non ha un possesso di un bene.
  • Accezione relazionale. Per potere si deve intendere una relazione tra due soggetti di cui uno impone all’altro la propria volontà inducendolo ad agire in un modo che l’altro non agirebbe.

Il potere è una specie di causazione sociale. Afferma che A esercita potere su B, significa affermare che l'azione di A rende molto probabile l’azione di B. Non basta, perché occorre che ci sia l’intenzionalità. Per dire che A ha potere su B, non basta che A sia in grado di influenzare il comportamento di B ma che A voglia condizionare il comportamento di B nel modo da lui voluto.

Definizione: il potere è una causazione sociale intenzionale, ma non basta ancora perché esclude dall’ambito di potere i rapporti che privi di intenzione sono vicini alla causazione sociale. Regola delle reazioni previste: un giornalista lavora per il giornale di proprietà di un politico, faccio un’indagine e scopro una notizia grave che riguarda il politico. Se il giornalista non la dà per un divieto da parte del direttore si ha un’imposizione di comportamento, ma se il direttore non impone nessun comportamento anche senza un divieto o con un invito, il giornalista si autocensura perché prevede che se la pubblicasse potrebbe andare nei guai. Anche nel secondo caso c’è un rapporto di potere, non c’è intenzionalità tra A e B.

Definizione: il potere è una causazione sociale intenzionale e o interessata.

Lezione 2° 07/03/2018

Il potere si manifesta in diversi modi:

  • Il potere economico si fonda sul possesso di certi beni, in condizione di scarsità dei beni posseduti. La terra, i mezzi di produzione: possesso fisico di qualcosa che è preziosa.
  • Potere ideologico: potere tecnocratico, possesso di conoscenza e sapere. Il potere spirituale di Saint-Simon: potere fondato sulle proprie maggiori competenze.
  • Potere politico si fonda sul potere co-attivo, ovvero sul monopolio della violenza fisica legittima. Monopolio degli strumenti di coercizione. A caratterizzare il potere politico non è solo l’uso della forza, è l’esclusività dell’esercizio della forza, si è gli unici ad essere autorizzati.

Bobbio ne individua delle caratteristiche peculiari:

  • Esclusività: unico soggetto detentore del potere politico.
  • Universalità: i comandi che provengono dal detentore politico sono imperativi per tutti perché si fondano sull’uso di strumenti di coercizione.
  • Inclusività: per sua natura il potere politico tende ad essere un potere totalitario e a fuoriuscire dai confini politici e a coinvolgere tutte le forme della collettività. I regimi democratici frenano la vocazione inclusiva totalitaria del potere politico, si evita che la politica controlli ogni cosa come avviene nei sistemi totalitari.

Esistono vari modi in cui un potere si può legittimare agli occhi di coloro che si esercita. Max Weber elabora una classificazione dei principali tipi di potere legittimo:

  1. Potere tradizionale: il motivo per cui si obbedisce è la credenza nel carattere sacro della tradizione (monarchie assolute).
  2. Potere legale-razionale: si fonda sul fatto che si rispettano leggi che sono uguali per tutti, il re si fa garante del rispetto della costituzione.
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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tiger.luca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università della Sicilia Centrale "KORE" di Enna o del prof Coralluzzo Walter Maria.
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