Scienza politica 2017/2018
Suiss - Struttura didattica speciale in scienze strategiche
Esame
11:00-14:00
Programma: manuale con l'eccezione del capitolo 12 e 2, integrati con alcuni brevi file. Esame prova scritta fatta di domande aperte e chiuse, integrabile con un orale. Possibilità di preappello alla fine del corso.
21 domande chiuse ognuna delle quali presenterà 4 o 5 possibili alternative, ognuna di queste vale 1 punto, poi 3 domande aperte, una valevole 4 e le altre 2 valevoli 3 punti ciascuno (31 punti). Una delle tre domande sarà quella della classificazione dei sistemi di partiti di Sartori. Gli argomenti di ampio respiro saranno le altre due domande.
Capitolo 1: Introduzione alla scienza politica
L'origine della scienza politica si colloca verso la fine dell'Ottocento con l'opera di Gaetano Mosca. Si parla dello studio scientifico della scienza politica, mentre come disciplina possiamo parlarne dopo la Seconda guerra mondiale.
Differenza tra scienza politica e filosofia politica
In che rapporti la scienza politica si colloca rispetto alle discipline affini? Sono tante le discipline che studiano la politica, come la sociologia politica, l'economia politica, storia diplomatica, diritto. Qual è lo specifico della scienza politica rispetto alle altre discipline che anche studiano la politica?
Chi meglio di altri ha definito la specificità della scienza politica rispetto alle altre discipline affini è Norberto Bobbio, il quale in un articolo ragionò sulle differenze tra filosofia e scienza politica. Ci aveva ragionato anche Sartori affermando che "la filosofia non è un pensare in funzione della traducibilità in fatto, mentre la scienza è una scienza che rinvia alla scienza, è un progettare per intervenire".
In sintesi, afferma che il filosofo politico non si preoccupa delle ricadute pratiche del suo pensiero e delle traducibilità pratica delle sue idee, mentre invece lo scienziato politico si preoccupa di tradurre in pratica le sue teorie, cioè di mettere in atto degli atti trasformativi della realtà. Bobbio osserva che la distinzione tra le due discipline operata da Sartori non è corretta perché sono tanti i filosofi che hanno dato vita a movimenti politici e a trasformazioni della civiltà (pensando ad esempio a Marx), quindi la distinzione non sta in piedi.
Come possiamo allora distinguere le discipline? Bobbio afferma che ogni scienza, non solo quella politica, in particolare quelle umane deve soddisfare tre requisiti:
- Il principio di verificazione come criterio di validità: uno scienziato si preoccupa di verificare empiricamente le teorie che elabora (a un filosofo non richiede di fare una valutazione empirica, può costituire dei sistemi di pensiero elaborati ma non si richiede nessuna verificazione).
- La spiegazione come scopo: lo scopo dello scienziato è spiegare i fenomeni a cui la sua scienza si applica. È la spiegazione finalizzata alla previsione. Potremmo aggiungere che è una spiegazione spesso finalizzata alla previsione.
- La avalutabilità come presupposto della ricerca: lo scienziato, nel condurre le sue analisi, deve essere avalutativo cioè non deve farsi condizionare dai suoi orientamenti, dalle sue condizioni, da nessuna variabile che ritenga le sue caratteristiche personali; la scienza è eticamente neutrale.
Bobbio afferma che la filosofia politica li soddisfa? Distingue varie specie di filosofia politica, afferma che c'è la:
- Filosofia politica intesa come ricerca della miglior forma di governo.
- Filosofia politica come ricerca del fondamento dello stato, dell'obbligo politico, perché i cittadini ubbidiscono alle leggi? Come si sottopongono all'autorità? E quando è lecito ribellarsi a questa autorità dello stato?
- Filosofi politici come ricerca sulla natura della politica, che affrontano il problema di cosa sia la politica e ne danno delle definizioni, un esempio è Machiavelli.
Nella filosofia come ricerca di miglior forma di governo, non viene applicato il criterio della avalutabilità, nella filosofia come ricerca del fondamento dello stato non viene rispettata la spiegazione come scopo e infine alla filosofia come ricerca sulla natura della politica il criterio non soddisfatto è il criterio di verificazione. Nessuna versione della filosofia politica ripeta tutti i criteri contemporaneamente e quindi la specificità per Bobbio della scienza politica rispetto alla disciplina affine della filosofia è quella di rispettare tutti i principi scientifici.
Chi fa scienza deve rispettare i tre criteri, questo non vuol dire che sia migliore della filosofia politica, a sua volta non significa che uno scienziato politico non possa esprimere le sue idee, l'importante è che tenga separati i due piani.
Definizione sintetica della scienza politica
Quella proposta da Bobbio è la migliore, come lo studio empirico e generalizzante dei fenomeni politici. Studio empirico perché lo scienziato si deve preoccupare di verificare empiricamente le proprie asserzioni, si tratta di uno studio empirico della politica, è generalizzante poiché lo scopo dello scienziato politico è formulare delle teorie, individuare delle leggi che siano il più generali possibili, l'approccio è nomotetico cioè teso a leggi generali che spiegano molti fenomeni, non cerca di spiegare quel fenomeno singolo nella sua univocità, non è un approccio idrografico.
Analisi di scienza
L'unico laboratorio possibile è la storia, nell'impossibilità di condurre esperimenti sul fenomeno è la storia cercando di indagare delle caratteristiche e formulare delle generalizzazioni. (differenza tra procedimento deduttivo dal generale al particolare; induttivo dal particolare al generale) se adottiamo un procedimento induttivo possiamo formulare delle formulazioni empiriche (descrive) ma non riusciremo a formulare una teoria (spiega).
La teoria è la spiegazione della generalizzazione. Esempio: le democrazie sono più pacifiche degli altri? La teoria ci dovrebbe spiegare perché le democrazie sono più pacifiche. In genere si ritiene che per via induttiva sia molto facile arrivare a delle generalizzazioni che a delle teorie. Invece per via induttiva è molto più semplice la teoria.
Esempio: devo rispondere alla domanda, perché scoppiano le guerre? Induttivamente prendo un campione di guerre e le analizzo e cerco delle ricorrenze per dare delle regole generali. Deduttivamente elaboro una serie di ipotesi, ad esempio le guerre scoppiano perché le istituzioni sono fatte male, le guerre scoppiano perché sono un meccanismo omeostatico... abbiamo una serie di ipotesi esplicative e dopo prendo tutte le teorie elaborate e le applico alla realtà e vedo se sono applicabili, confermate.
Per via induttiva cerco di formulare delle teorie a partire dai dati delle osservazioni empiriche e quindi si arrivi a esprimere ma non a spiegare, per via deduttiva io formulo le teorie a priori dei dati osservati e mi servo dell'osservazione della realtà come prova delle mie teorie, per la fondatezza della teoria in maniera aprioristica rispetto all'osservazione della realtà.
Il tipo di scienza, quando si parla di scienza politica, non è quell'approccio deterministico come il positivismo secondo cui ci sono delle leggi oggettive che determinano i fenomeni e lo scopo dello scienziato è quello di determinare queste leggi; questa idea è superata, non solo nelle scienze umane ma anche nelle scienze fisiche. Quello che possiamo scoprire sono delle leggi di tendenza, probabilista del tipo se..allora. Quando avviene questo passaggio di concezione? Da un paradigma concezionistico a probabilistico? All'inizio del 900 con la corrente del neopositivismo ed è in questo clima che si inserisce la nascita della scienza politica come tentativo di applicare nello studio della politica le tecniche di ricerca delle scienze empiriche più sviluppate, cioè le tecniche fatte del neopositivismo, con la consapevolezza che le leggi che possiamo pervenire sono probabilistiche cioè spiegano allo stato attuale la porzione più ampia di quella realtà, quindi in primis ci dobbiamo rassegnare al pluralismo scientifico (a uno stesso fenomeno si danno molteplici spiegazioni, spesso diverse tra di loro e anche confliggenti, ognuna delle quali è parziale, si ha un cambio di paradigma).
Esempio: dobbiamo rispondere alla domanda: il sistema dopo la guerra fredda che sistema è? Prima era bipolare, dopo la situazione cambia. Si ha un sistema post-bipolare, è un'espressione che non ci dice come cambia il sistema. Ci sono diverse tesi come quelle del multipolarismo, tesi del mondo a più dimensioni, tesi del mondo apolare ecc. La realtà è la stessa, spesso è uguale anche la cultura degli studiosi, però questi guardando la stessa realtà arrivano a conclusioni diverse anche contrastanti tra di loro. Questo vuol dire che ciascuna delle interpretazioni non è vera? Bisogna vedere quale di questi modelli ci appare più convincente, ma questo non è sufficiente; ad esempio Popper afferma che per andare a verificare la bontà della teoria non bisogna cercare prove che confermano la teoria, ma che la falsificano. Se non ci riesco l'assumo come temporaneamente vera.
Analisi di politica
Per l'etimologia si fa riferimento a "polis". La politica di cui parlavano i greci aveva un senso diverso da quello di oggi. Oggi noi siamo soliti a distinguere tra politica e società. Per i greci il vivere politico e il vivere sociale era la stessa cosa. Il vivere politico consisteva nel vivere sociale in tutte le sue accezioni. Noi oggi traforiamo nell'accezione politica la verticalità della vita associata, l'idea di una strutturazione gerarchica della società. Questa dimensione verticale del vivere associato è un'idea che ai greci era estranea, non segnava una dimensione verticale ma orizzontale. Comunemente riconosciamo a Machiavelli di aver fondato la scienza politica, è ampiamente riconosciuto a Machiavelli di fondare l'autonomia della politica nel senso che sancisce la differenza tra politica e sfera morale e religiosa.
Il criterio in base al quale giudichiamo se una nazione è buona o cattiva è diverso dal criterio usato per giudicare se la politica di una nazione è buona o cattiva. La differenza tra etica della convinzione riassumibile nel "fai quel che devi e dopo vien quel che può" l'etica a cui si rifà chi pensa di dover obbedire a un comando che gli viene dalla coscienza o da Dio e deve essere adempiuto a prescindere dalle convenzioni, è il principio ispiratore di tutti i fondamentalisti. È un'etica fortemente impolitica.
Il principio guida del politico di professione è l'etica della professionalità il cui motto è "fai quel che devi affinché ottieni ciò che vuoi", in generale il politico di professione è quello che fa calcoli di utilità e commisura i mezzi e i fini, i costi e l'utilità, e tiene conto delle prevedibili conseguenze delle proprie azioni. Sancire il principio ciò che valido per giudicare il nostro comportamento non è valido per giudicare un'azione politica, per quest'ultimo è necessario vedere solo la sua efficacia.
Essenza della politica
La domanda che dobbiamo porci: C'è qualcosa in cui la politica sempre consiste, sia che parliamo della politica greca periclea sia che parliamo della politica degli imperi o della politica contemporanea? C'è qualcosa invariabile nel tempo e nello spazio? Oppure invece i contenuti cambiano a seconda dei tempi e dei luoghi? L'essenza della politica è la stessa o varia?
C'è un'essenza invariante della politica, come l'esempio del serpente che nonostante cambi la muta l'essenza è la stessa. La politica varia in tempo in tempo ma consiste sempre in qualcosa.
- La prima cosa la politica consiste nel prendere delle decisioni collettive, che valgono per tutta la collettività "erga omnes", su cui la politica esercita la sua autorità, i cui effetti ricadono sulla sua intera collettività.
- La seconda cosa invariabile della politica è la forza, ciò che rende obbligatorie per tutte le decisioni che promanano dal potere politico è il fatto che la politica ha sempre il potere di ricorrere alla coercizione cioè all'uso della forza per far rispettare le sue decisioni.
La politica ha a che fare con quella particolare forma di potere che è associato al monopolio tendenziale della violenza fisica legittima. Noi riconosciamo come detentore dell'autorità fisica colui che detiene il monopolio della violenza fisica legittima cioè l'unico autore legittimato dai membri della collettività ad usare la forza.
A caratterizzare il potere politico non è l'uso stesso della forza, ma è il monopolio della violenza fisica legittima, cioè in quel contesto la collettività riconosce solo a quell'attore il diritto di impiegare la forza per far valere le proprie decisioni.
Il detentore del potere politico è colui che ha il monopolio della violenza legittima. Ci possono essere altri autori a usare la forza ma non sono legittimati. Esempio: a livello internazionale gli autori a usare la forza non sono solo uno, è una situazione per la quale mentre gli individui possono uscire dallo stato di natura e costituirsi stato civile costituendo il levitano, gli stati sono condannati a uno stato di natura. Il leviatano in politica interna c'è, a livello internazionale il leviatano non c'è e quindi vige l'anarchia (intesa come soggetto terzo unico legittimato).
In che cosa sempre consiste la politica? Ha sempre a che fare con la presa di decisione collettive valevoli per tutta la comunità e per il fatto che queste decisioni sono fatte rispettare all'occorrenza con la forza. La nascita della scienza politica abbiamo detto alla fine dell'800; perché la scienza è nata in quel periodo lì?
Nascita della scienza politica
La scienza politica nasce all'interno del mutamento del cambio di paradigma caratterizzato dal punto di vista neopositivista, vi è un'altra ragione pratica, cioè è il periodo in cui, innanzitutto abbiamo un processo di democratizzazione, masse umane cominciano a entrare in politica con il diritto di voto, organizzazione, nascono i partiti sociali di massa, è il momento storico in cui abbiamo nuovi stati che nascono soprattutto sulle ceneri degli imperi coloniali, anche perché la grande guerra vede la partecipazione della gente comune, sono guerre totali che implicano lo sforzo dell'intera nazione che fanno partecipare persone comuni le quali chiamate a rischiare la vita per la patria; in questo contesto si avverte l'esigenza di studiare la politica in maniera meno vaga e astratta come avevano fatto fino ad ora i filosofi politici, con l'intento di migliorare e trasformare la civiltà.
Principali paradigmi della scienza politica
Principali paradigmi studiati dalla nascita della scienza politica fino ad oggi in ordine cronologico:
- Paradigma stato-centro: studiare la politica significa studiare lo stato e le sue funzioni.
- Power approach: studiare la politica significa studiare il potere politico.
- Analisi sistemica della politica: significa studiare il sistema politico.
- Teoria della scelta razionale: approccio di derivazione economica che ha introdotto nel lessico della politica come mercato politico, domanda politica, imprenditore politico.
- Paradigma neoistituzionale: è una riedizione riveduta e corretta del paradigma stato centro, la differenza è che per quest'ultimo studiare la politica significa studiare le istituzioni che non sono solo lo stato.
- Paradigma dell’identità: secondo questo paradigma studiare la politica significa studiare il modo in cui si costituiscono le identità, ragioni dei modi in cui i gruppi umani si riconoscono membri di una collettività che riconoscono una stessa identità.
Oggi quelli usati sono la teoria della scelta razionale e quello neo-istituzionale. L'insieme di questi approcci fornisce un quadro completo di tutti i modi in cui si è studiata la politica fino ad oggi.
Paradigma stato-centro in cui lo stato moderno è il parametro dell'analisi politica. Più complesso è invece il power approach.
Power Approach
Cos'è il potere? Nella letteratura si danno tre diverse accezioni:
- Sostanzialistica: il potere viene concepito come una cosa che si possiede e attraverso la quale si possono conseguire determinati obiettivi ed effetti. La cosa che si possiede può essere materiale come la ricchezza, oppure doti e qualità naturali come l'intelligenza. Quale che sia la cosa che ci permette di raggiungere i nostri effetti, il potere consiste nella proprietà di questa cosa.
- Soggettivistica: guarda al potere come una facoltà, capacità che si possiede, (il fuoco ha il potere di fondere i metalli) il sovrano ha il potere di fare le leggi, intesa come possesso della capacità di fare leggi, non possesso di un bene.
- Relazionale: la concezione universalmente accettata che afferma che per potere si intende una relazione asimmetrica tra almeno due soggetti di cui uno impone all'altro la propria volontà inducendo ad agire in un modo in cui l'altro altrimenti non agirebbe. È un rapporto unidirezionale in quanto chi detiene il potere è in grado di influenzare il comportamento dell'altro. In questo senso potremmo dire che il potere è una specie di causazione sociale, cioè affermare che A esercita su B, cioè esercitare l'azione di A rende probabile il comportamento di B.
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