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destinazione o senza vincolo di destinazione. Possono esserci anche

trasferimenti da e verso le famiglie;

5. Alienazioni/dismissioni: sono una possibile entrata di carattere

straordinario. Possono essere di beni immobili o di partecipazioni

finanziarie;

6. Debito: è la creazione di entrate per le amministrazioni pubbliche, è un

canale di finanziamento esterno:

a) Finanziamenti istituzionali: sono garantiti dallo stato (non hanno il

rischio creditizio);

b) Finanziamenti sul mercato: sono forme di credito da banche e

istituzioni creditizie (mutui) o raccolta del risparmio (emissione di

titoli) finalizzata alla realizzazione di opere, non a tappare il deficit.

LE IMPOSTE

Hanno tre requisiti:

1. Presupposto: è quella situazione di fatto a cui la legge ricollega

l’obbligo di pagare l’imposta;

2. Base imponibile B: è la traduzione quantitativa, numerica del

presupposto (quantità di reddito da tassare);

3. Aliquota α: è la quota percentuale di imposta per ogni unità di base

imponibile. Nelle imposte ad valorem l’aliquota è una certa

percentuale della base. Nelle imposte specifiche, invece, l’aliquota è

espressa in termini monetari (esempio: accise).

Il destinatario è il soggetto a cui è destinato il gettito, mentre il soggetto

passivo è colui che paga.

Le aliquote di imposta possono essere calcolate sul:

1. lordo (retribuzioni): la base imponibile è comprensiva dell’imposta

stessa. . ;

i= y – αy= y 1 – α i=αB. i=B−αB=B(1−α

( ) )

2. netto (prezzo al consumo da caricare di IVA): la base imponibile è al

netto dell’imposta. reddito netto = reddito lordo – i. .

i=P ×∝ i=αB.

P=B+αB=B 1+ α .

( )

Le imposte personali sono riferite alla situazione soggettiva del contribuente

(IRPEF) e tengono conto di tutti i redditi a lui afferenti. Le imposte reali

presuppongono l’esistenza di materia imponibile a prescindere dalla situazione

soggettiva del contribuente (imposta sul possesso di automobili, di televisori).

Le imposte dirette (IRPEF, IRES) colpiscono direttamente la capacità

contributiva a prescindere dai comportamenti dei soggetti passivi di imposta.

Colpiscono il patrimonio, il reddito. Le imposte indirette (IVA, IRAP, accise)

colpiscono indirettamente la capacità contributiva dei soggetti passivi, solo in

particolari situazioni.

Le imposte generali hanno un’applicabilità estesa a tutte le fattispecie (IVA).

Le imposte speciali colpiscono specifiche categorie di beni o alcune fasi del

processo produttivo dei beni.

L’imposta proporzionale prevede l’applicazione di un’aliquota costante a

prescindere dalla dimensione della base imponibile. L’imposta è progressiva

quando l’aliquota cresce al crescere della base imponibile, della capacità

contributiva (IRPEF). L’imposta è regressiva quando l’aliquota diminuisce al

crescere della base imponibile.

La progressività può essere realizzata secondo tre modalità:

8 8

1. per scaglioni: si identificano scaglioni, fasce successive di reddito e

sulla parte di reddito propria dello scaglione si applicano aliquote

specifiche crescenti al crescere del reddito;

2. per deduzione: riduce la base imponibile. È un valore che può essere

sottratto alla base imponibile (spese mediche). ;

T y−d

=α ( )

3. per detrazione: riduce l’imposta. È un valore sottratto direttamente

dall’imposta. .

T =αy−d

Mentre una detrazione produce una riduzione del debito di imposta uguale per

tutti i contribuenti, una deduzione comporta una riduzione del debito di

imposta che cresce al crescere del reddito dei contribuenti.

IRPEF

L’IRPEF è l’Imposta Personale sul Reddito delle Persone Fisiche. È

un’imposta diretta il cui presupposto è il possesso di redditi imponibili in denaro

o in natura. L’imposta si applica sulla base imponibile che è il reddito

complessivo del contribuente costituito: per i residenti da tutti i redditi

(prodotto nazionale) posseduti ovunque prodotti al netto degli oneri deducibili,

mentre per i non residenti soltanto dai redditi prodotti in Italia (prodotto

interno).

Il reddito complessivo si determina sommando i singoli redditi classificati nelle

seguenti categorie:

1. redditi fondiari (agrari o da fabbricati): derivano dal possesso o dalla

conduzione di terreni e fabbricati situati nel territorio dello Stato iscritti

con attribuzione di rendita nel catasto dei terreni e nel catasto edilizio

urbano. Possono essere:

a) dominicali: sono costituiti dalla parte del reddito ritraibile dal

terreno attraverso l’esercizio di attività agricole attribuita al

proprietario del terreno. Si ha la rivalutazione nel tempo della

proprietà, anno per anno;

b) agrari: sono costituiti dalla parte di reddito ritraibile dal terreno

imputabile al capitale di esercizio e al lavoro di organizzazione

impiegati nell’esercizio di attività agricole. Si ha il valore presunto

del terreno (rendimento produttivo);

c) da fabbricati: sono costituiti dai redditi ritraibili dalle unità

immobiliari urbane, in particolare abitazioni. La tassazione è del

23%, cedolare secca;

Questi redditi sono presunti, cioè stabiliti attraverso norme. Il catasto è

l’insieme degli atti e dei registri che contengono l’accertamento, la

misurazione e la stima dei terreni e dei fabbricati per determinarne la

consistenza e la rendita nonché di individuarne i proprietari;

2. redditi di capitale: le tipologie più importanti sono:

a) interessi su mutui, depositi e conti correnti: si applica

un’imposta sostitutiva del 20% trattenuta dal sostituto

d’imposta che è la banca. Il sostituto d’imposta è un soggetto

obbligato a prelevare e versare allo Stato per conto di un altro

soggetto;

b) interessi su obbligazioni (cedole): si applica un’imposta

sostitutiva del 12,50% trattenuta dal sostituto d’imposta che è

l’emettitore dell’obbligazione;

9 9

c) utili da partecipazione (qualificata o meno): la partecipazione di

una società quotata in Borsa è considerata qualificata per il

fisco se il socio possiede il 2% del diritto di voto o il 5% della

partecipazione. La partecipazione di una società non quotata

in Borsa è considerata qualificata per il fisco se il socio possiede

il 20% del diritto di voto e il 25% della partecipazione. Se il

socio è titolare di una partecipazione qualificata, il 50% del

loro valore è inserito nella base imponibile dell’IRPEF, mentre

il restante 50% viene dichiarato come reddito da capitale e quindi

è assoggettato al 12,50%. Se il socio non è titolare di una

partecipazione qualificata, viene assoggettato ad un’imposta del

20%. Se il socio è titolare di una partecipazione in una società

residente nei “paradisi fiscali”, il suo valore è interamente

inserito nella base imponibile IRPEF;

3. redditi di lavoro dipendente: sono tassati attraverso il prelievo e il

versamento delle imposte da un soggetto d’imposta che è il datore di

lavoro, che trattiene e versa mensilmente le imposte del dipendente e a

fine anno avviene il conguaglio (riconteggio della retribuzione lorda

complessiva e riconteggio del totale delle imposte versate ed

eventualmente versa ciò che non è stato versato). A marzo il datore di

lavoro redige il CUD (Certificato Unico Dipendente);

4. redditi di lavoro autonomo: derivano dall’esercizio abituale di attività

professionali, arti e professioni. Il reddito è dato dalla differenza tra ricavi

(fatturato) e costi dell’attività. I costi sono stabiliti dal fisco (esempio:

ricevute del ristorante). Vi è una quota che si può scaricare. Vi sono

spese indeducibili e alcune deducibili in modo forfetario: il 50% del costo

(esempio: autovettura, cellulare).

La base imponibile è la differenza tra ricavi e costi, cioè il reddito

effettivo. Può esserci una ritenuta d’acconto del 20% (forfetario

provvisorio). Alla fine dell’esercizio (anno) sulla base imponibile si calcola

l’imposta dovuta e si toglie l’importo delle ritenute d’acconto già versate:

la differenza viene versata o altrimenti si crea un credito d’imposta;

5. redditi d’impresa (individuale): derivano dall’esercizio di imprese

commerciali (impresa individuale o società di persone). La base

imponibile è la differenza tra ricavi e costi dell’attività. Tutti gli anni

questi soggetti sono obbligati a redigere la dichiarazione dei redditi e in

questo caso non si hanno acconti;

6. redditi diversi: sono plusvalenze immobiliari e finanziarie. Le

plusvalenze immobiliari non sono di lungo periodo ma sono derivanti

dall’acquisto e dalla rivendita di un immobile entro 5 anni o dall’acquisto,

dalla lottizzazione e dalla rivendita di un immobile anche dopo 5 anni.

Le plusvalenze finanziarie sono date dalla cessione di partecipazioni

societarie, dalla differenza tra il valore a cui vengono cedute le azioni e il

loro valore di acquisto. Le plusvalenze derivanti dalla cessione di

partecipazioni qualificate sono inserite per il 50% del loro valore nella

base imponibile IRPEF. Le plusvalenze connesse alla cessione di

partecipazioni non qualificate sono tassate con un’imposta sostitutiva del

20%. Le plusvalenze connesse alla cessione di partecipazioni in società

residenti nei “paradisi fiscali” sono interamente inserite nella base

imponibile IRPEF.

10 10

FONTI IMPIEGHI SALDI

1. patrimonio 6. consumi 10. variazione

iniziale patrimoniale (9-1)

2. redditi di lavoro 7. minusvalenze 11. risparmio corrente

(2+3-6)

3. redditi di capitale 8. 12. plusvalenze nette

donazioni/lasciti (4-7)

4. plusvalenze 9. patrimonio 13. donazioni/lasciti (5-8)

finale

(1+2+3+4+5-6-7

-8)

5. donazioni/lasciti

(eredità)

Ci sono tre concezioni di reddito:

1. reddito prodotto = reddito di lavoro + reddito di capitale + (donazioni

attive – donazioni passive). Questo è il modello italiano;

2. reddito entrata = reddito di lavoro + reddito di capitale + plusvalenze

nette + donazioni attive;

3. reddito consumo = consumi + donazioni passive.

Il pagamento dell’imposta avviene in un arco di tempo che va dall’inizio del

periodo di imposta, coincidente con l’anno solare, fino al 31 maggio dell’anno

successivo.

Nel corso del periodo di imposta il contribuente è tenuto a versare a titolo di

acconto un ammontare pari al 98% dell’imposta dell’anno precedente. Il

contribuente è tenuto a versare l’acconto dell’imposta in due rate: il 60%

entro giugno e il 40% entro novembre.

Entro giugno di ogni anno il contribuente deve versare il saldo dovuto.

L’ammontare dell’imposta netta deve risultare dalla dichiarazione dei redditi

che deve essere presentata tra luglio e ottobre di ogni anno con riferimento ai

redditi dell’anno precedente. Se si è a credito d’imposta si può dedurre il

credito sull’imposta dell’anno dopo oppure si può chiedere il rimborso del

credito.

Questo sistema è ancora troppo poco equo nel discernere le differenze tra

individui e famiglie: non incentiva la famiglia.

Il drenaggio fiscale o fiscal drag è l’aumento dell’aliquota dell’imposta

personale, dovuto al gonfiamento delle basi imponibili nominali, cioè è un

meccanismo per cui l’inflazione fa aumentare il valore monetario nominale dei

redditi che incide sull’aliquota. Bisogna rivedere verso l’alto le soglie degli

scaglioni.

I redditi differiti (TFR o forme assicurative previdenziali sulla vita)

costituiscono il risparmio nel tempo fruito in un’unica soluzione. Una parte è il

rendimento finanziario di questo risparmio che viene tassato con aliquota

dell’11%. La parte di capitale invece è tassata secondo un sistema forfetizzato:

montanteo importo TFR ×12 . Si tratta di un trattamento agevolato.

anni di maturazione

La struttura economico-sociale del nostro paese, caratterizzata dalla forte

presenza di imprese di piccole dimensioni e di lavoratori autonomi, facilita

11 11

comportamenti evasivi e pone grossi problemi di controllo fiscale per

l’amministrazione finanziaria. Vi sono delle contromisure conto l’evasione:

1. piani di settore: a livello statistico si raccolgono dati relativi alla storia

dell’attività e alla componente territoriale. I piani di settore stabiliscono

quanto è il fatturato minimo da dichiarare;

2. redditometro: è l’applicazione dei principi del piano di settore al singolo

cittadino, mette in relazione i redditi percepiti dal cittadino con le sue

attività economiche;

IRES

L’IRES è l’Imposta sul Reddito delle Società, in vigore dal 2004 che

sostituisce l’IRPEG.

Presupposto dell’IRES è il possesso di redditi in denaro o in natura da parte dei

seguenti soggetti passivi: le società di capitali, gli enti pubblici e privati

(fondazioni), le società e gli enti non residenti in Italia limitatamente alla parte

di reddito prodotta sul territorio nazionale. La legge prevede l’esclusione per la

Pubblica Amministrazione.

La base imponibile è l’utile dell’esercizio. L’utile può essere civilistico o

fiscale, differenziandosi per la diversa deducibilità. L’aliquota è fissa, costante,

proporzionale pari al 27,50%.

[

i=∝ ricavi−( lavoro+ costi variabili ± ∆ scorte ±redditi finanziari ± plusvlenze patrimoniali+ kD

+ammortamenti

Il lavoro è la capitalizzazione dei costi, che sono investimenti e non costi diretti.

Vi sono delle norme per la defiscalizzazione della ricerca, che non è gravata da

imposte: è un incentivo.

Una parte dei costi variabili può essere capitalizzata.

L’ammortamento è il procedimento con cui il costo di un bene per l’attività di

impresa di durata pluriennale è ripartito fra i diversi esercizi di utilizzo. Esistono

tre tipi di ammortamento:

1. ordinario: ha una durata prestabilita per ogni categoria;

2. accelerato: ha un periodo più breve rispetto a quello previsto per gli

ammortamenti ordinari. C’è un’accelerazione nell’utilizzo del bene;

3. anticipato: la distribuzione delle quote non è omogenea ma mantiene la

durata degli ammortamenti ordinari.

La variazione delle scorte viene effettuata con due metodi: LIFO e FIFO. La

valorizzazione è effettuata al costo storico. Problemi di valutazione delle scorte

si pongono quando i prezzi variano nel corso del periodo di imposta. Se c’è una

svalutazione si realizza una perdita, un costo aggiuntivo, e il costo storico non è

più congruo. Il magazzino però può anche venire rivalutato realizzando un

guadagno.

La variazione dei redditi finanziari è data dalla differenza tra i proventi e gli

oneri finanziari. I proventi sono investimenti in titoli o depositi bancari, sono

un reddito di impresa che va ad aumentare l’utile e quindi la base imponibile.

Gli oneri sono prestiti (mutui o liquidità corrente). C’è un risparmio fiscale se si

utilizzano prestiti bancari.

Le plusvalenze immobiliari o finanziarie (partecipazioni, titoli) sono

normalmente valorizzate al costo storico e c’è la possibilità o l’obbligo

periodicamente di svalutare o rivalutare. Nascono anche da operazioni

straordinarie di fusioni e incorporazioni.

12 12

L’inflazione incide sull’andamento economico della società: se l’inflazione è

alta, la rivalutazione delle scorte sarà alta. Se i salari non sono perfettamente

indicizzati una parte dei costi cresce meno dei ricavi e la base imponibile

aumenta insieme all’imposta pagata.

IVA

L’IVA o Imposta sul Valore Aggiunto è un’imposta indiretta e generale sulle

vendite che colpisce il valore della generalità degli scambi di beni e servizi. Le

imposte sulle vendite si applicano sul valore intero o sull’incremento di

valore che si manifesta in un determinato stadio della produzione o della

distribuzione.

L’imposta è monofase quando è applicata una sola volta nel ciclo di vita del

prodotto, mentre è plurifase quando l’applicazione è ripetuta. L’imposta

plurifase è anche cumulativa quando colpisce più volte la stessa base

imponibile.

L’IVA si applica all’incremento di valore che si realizza in ogni stadio del

processo produttivo e distributivo, rientrando quindi nell’ambito delle imposte

plurifase non cumulative.

L’imposta può essere calcolata secondo due criteri:

1. imposta da imposta: l’aliquota si applica sull’intero valore del bene.

L’imposta da versare risultante è pari alla differenza tra l’imposta

incassata sulle vendite (IVA a debito) e l’imposta pagata sugli acquisti

(IVA a credito);

2. base da base: la base imponibile è data dalla differenza tra il valore

delle vendite e il valore degli acquisti in ogni stadio delle produzione e

della distribuzione: sul valore aggiunto così determinato si applica

l’aliquota.

Se la differenza tra imposte pagate e imposte ricevute è positiva, viene versata

al fisco.

Le operazioni di scambio di beni e servizi possono essere distinte in tre

categorie:

1. imponibili: tutte le operazioni di vendita sono assoggettate a imposta

sul loro intero valore secondo l’aliquota specificamente prevista dalla

legge;

2. non imponibili o ad aliquota zero: l’aliquota applicata nell’ultimo

stadio produttivo è nulla e le imposte afferenti ai precedenti stadi sono

rimborsate. Le esportazioni sono tipiche operazioni non imponibili;

3. esenti: non è prevista l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto

creato nello stadio finale; non sorge peraltro il diritto al rimborso

dell’imposta afferente agli acquisti intermedi. Tipiche operazioni esenti

sono le prestazioni di servizi assicurativi, creditizi e finanziari, quelle di

trasporto urbano e quelle relative ai settori della sanità, della previdenza

e dell’educazione.

La base imponibile dell’IVA può essere riferita a tre tipologie fondamentali:

1. reddito lordo: non è ammessa in detrazione l’IVA pagata sugli

investimenti;

2. reddito netto: l’IVA è ammessa in detrazione ma solo in proporzione alla

quota di ammortamento dei beni capitali utilizzati nel periodo d’imposta;

13 13

3. consumo: è ammessa una detrazione in misura integrale dell’IVA pagata

sugli investimenti. Questo è il regime italiano. Un’imposta di tipo

consumo crea il credito d’IVA: se l’investimento è importante si può

chiedere il rimborso dell’IVA in eccesso. Il fisco chiede una fideiussione

del valore del rimborso a garanzia; se non si ha il diritto al rimborso

scatta la fideiussione.

In Italia il calcolo dell’IVA avviene mediante l’applicazione del metodo imposta

da imposta. Sono previste tre aliquote: del 21% (prima 20%) su beni e servizi,

del 10% sulla ristorazione e sui trasporti, del 4% sui beni di prima

necessità (soprattutto quelli alimentari).

Il contribuente IVA è un soggetto commerciale che ha una partita IVA. È

tenuto a versare l’IVA al fisco mensilmente o trimestralmente, se sotto

certe soglie. Il soggetto che riceve fatture fa la somma dell’IVA attiva e passiva,

facendo la differenza. Se è attiva, deve versarla al fisco entro il 15 del mese

successivo. Se l’IVA non è stata ancora incassata, deve anticiparla. A fine

esercizio i soggetti IVA devono produrre la dichiarazione IVA annuale,

confrontata con quella dei trimestri o dei mesi dal fisco. È possibile che in uno

dei trimestri si sia a credito di IVA e bisogna contare il credito nel periodo

successivo.

IVA SULLE ESPORTAZIONI

Il meccanismo impositivo deve essere neutrale, non deve distorcere i flussi

commerciali internazionali, garantendo un’allocazione efficiente delle risorse.

Le imposte non devono creare un ostacolo al commercio internazionale.

Un bene prodotto in un paese e utilizzato in un altro può essere assoggettato a

diversi regimi tributari: può essere tassato nel paese di produzione, in quello di

consumo o in entrambi con la possibilità di doppie imposizioni. Il gettito delle

imposte generali sulle vendite deve essere attribuito ai paesi in cui il consumo

è localizzato.

Esiste un principio di destinazione: la tassazione indiretta (IVA o simile) si

applica dal destinatario del bene e non dal produttore, si realizza a

destinazione. Le esportazioni sono non imponibili nel paese di origine, mentre

le importazioni sono colpite da imposta secondo l’aliquota del paese in cui il

bene è utilizzato.

Il principio di destinazione non è stato più utilizzabile dal 1° gennaio 1993,

quando l’attuazione del mercato unico ha comportato l’abolizione dei controlli

doganali per la libera circolazione. Il venditore emette una fattura non

imponibile con IVA a zero. Rimane il principio di destinazione ma, non

essendoci più la dogana, è stato necessario introdurre un sistema di verifiche e

controlli: l’esportatore è obbligato a segnalare al proprio fisco una vendita con

IVA a zero, è stata istituita una partita IVA europea, riconoscibile in tutti i paesi

UE. Esiste un sistema informatico per garantire che il contribuente abbia

emesso fatture con IVA.

Non c’è ancora un’armonizzazione fiscale: il presupposto è la neutralità

dell’imposta, ma in realtà provoca effetti distorsivi (economie di confine).

IRAP

14 14

L’IRAP è l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive. L’imposta si

applica al valore della produzione delle attività dirette alla produzione o allo

scambio di beni o alla prestazione di servizi.

Presupposto dell’imposta è l’esercizio abituale di un’attività diretta alla

produzione o allo scambio di beni o servizi. È un tributo deciso dal Parlamento,

che ha fissato l’aliquota base al 3,9% ma ha lasciato manovrabilità alle

Regioni dell’1%.

I soggetti passivi d’imposta sono i soggetti IRES, le società di persone

IRPEF, gli esercenti di arti e professioni e gli organi di amministrazioni

statali/pubbliche. Sfuggono le ditte individuali e le attività professionali se

dimostrano di non avere una struttura organizzativa stabile. Per le PA l’aliquota

è dell’8,5%.

La base imponibile IRAP è costituita dal risultato d’esercizio, dal costo del

lavoro e dagli interessi passivi.

L’IRAP si distingue dall’IVA per il carattere reale, l’uso del metodo base da base,

l’aliquota uniforme, la base imponibile di tipo reddito netto, la tassazione delle

attività delle Pubbliche Amministrazioni e delle esportazioni e la non

imponibilità delle importazioni.

Le grandi imprese che hanno più stabilimenti in diverse regioni pagano l’IRAP

complessivamente al 3,9% se l’aliquota è uguale in tutte le regioni, sennò si

valuta la distribuzione del solo costo del lavoro applicata a tutta la base

imponibile regione per regione e si applica l’aliquota competente alla regione.

ACCISE

Le accise sono imposte indirette specifiche, cioè colpiscono specifici beni in

specifiche fasi del loro ciclo. Sono cumulative. Possono essere imposte sulla

produzione (di fabbricazione) e sul consumo. In molti casi sono imposte ad

valorem, espresse in valore per unità di prodotto: possono essere espresse in

percentuale o a importo.

Le più importanti sono indirizzate sui prodotti energetici (di fabbricazione e

di consumo) e sugli alcolici (imposta di fabbricazione).

Il sistema d’imposizione dei prodotti energetici persegue diverse finalità:

• produrre un gettito rilevante: i volumi acquistati sono rilevanti, quindi

la base imponibile è estremamente ampia, essendo richiesto l’uso di

energia in tutte le attività produttive e in molte attività di consumo. Si

tratta di beni ad ampia diffusione e domanda rigida;

• perseguire politiche industriali, di settore: con la tassazione dei

prodotti energetici si può incentivare o disincentivare l’utilizzo, il

consumo di un bene a favore o a sfavore di un settore o di un prodotto. Si

possono per esempio effettuare politiche ambientali: incentivare l’energia

rinnovabile penalizzando l’energia tradizionale.

Esistono altri tipi di imposte:

• le imposte sui giochi sono imposte indirette e domanda rigida;

• le imposte di successione colpiscono il passaggio di proprietà sull’asse

ereditario, colpiscono un incremento di patrimonio;

• l’ICI o l’IMU sono imposte sul possesso dell’immobile, con aliquota

proporzionale ma differenziata a seconda della tipologia di immobile;

15 15

• le imposte minori (sul registro) colpiscono gli immobili, le autovetture

(bollo), la televisione.

PRESSIONE FISCALE Σ imposte

La pressione fiscale di un paese è data dal rapporto: .

PIL

La pressione fiscale allargata è data dal rapporto:

Σ imposte+contributi previdenziali .

PIL

Le imposte hanno impatto sull’economia di un sistema: se aumentano le

imposte, diminuisce la crescita.

EFFETTI DELLE IMPOSTE

Gli effetti delle imposte possono essere ricondotti a due tipologie fondamentali:

1. le imposte esercitano un effetto di reddito in quanto sottraggono

potere d’acquisto ai contribuenti che si troveranno nella necessità di

diminuire il consumo di tutti i beni;

2. le imposte esercitano un effetto di sostituzione quando l’imposizione

determina una sostituzione dei beni tassati o più pesantemente tassati

con quelli esenti o tassati più mitemente.

Ci sono due tipi di effetti:

1. sul consumo: si considerino due beni x e y, i cui prezzi sono p e p .

x y

Rappresentiamo le curve di indifferenza e il vincolo di bilancio del

consumatore, che è espresso dall’equazione xp + yp = Y, dove Y

x y

rappresenta il reddito monetario. L’inclinazione α è pari a –p /p . Il punto

x y

E individua l’equilibrio iniziale. Introducendo un’imposta ad valorem sul

bene x, l’inclinazione del vincolo di bilancio si modifica e l’equilibrio è ora

individuato dal punto E . L’imposta sul consumo va a gravare sul prezzo

1

dei due beni: Y 1+ t ypy 1+t

( ) ( )

=xpx +

Y 1+t xpx ypy

=( ) ( )

+

Y ypy

=xpx +

1+t

se t>0  (1+t)>1. Il reddito cala, è inferiore a quello originario,

introducendo l’imposta.

16 16

L’introduzione dell’imposta, modificando il prezzo del bene x, determina

due conseguenze:

• modifica il reddito reale del consumatore (essendo aumentato il

prezzo di uno dei beni, il potere di acquisto del consumatore è

diminuito);

• aumenta il prezzo relativo del bene soggetto a tassazione;

2. sul risparmio: consideriamo un individuo che vive due periodi, in

ognuno dei quali percepisce un reddito di lavoro rispettivamente pari a Y 1

e Y . Egli deve decidere come allocare il reddito tra consumo del periodo

2

corrente e consumo nel futuro in modo da massimizzare la funzione di

utilità di tutta la vita. La differenza tra salario e consumo nel primo

periodo (Y – C ) dà il risparmio dell’individuo:

1 1 S=Y1−C1

Il consumo nel secondo periodo è quindi pari al reddito del secondo

periodo più il risparmio del primo periodo con l’interesse maturato:

C2=Y2+ 1+ r S

( )

Sostituendo il risparmio della prima equazione nella seconda si ottiene il

vincolo di bilancio intertemporale dell’individuo:

C2=Y2+ 1+ r Y1−C1

( )( )

1+r C1+C2= 1+ r Y1+Y2

( ) ( )

Dividendo per (1 + r) otteniamo il vincolo di bilancio intertemporale:

C2 Y2

C1+ =Y1+

1+r 1+r

Il valore attuale del consumo deve essere uguale al valore attuale del

reddito percepito.

Il consumatore sceglie il punto di tangenza tra il vincolo di bilancio e la

curva di indifferenza; in questo caso l’equilibrio è individuato dal punto E,

in cui il consumo ottimale è minore del reddito e il risparmio è positivo. In

alternativa, con il punto E collocato a destra di W l’individuo consuma più

del suo reddito e, quindi, si indebita prendendo a prestito la differenza.

17 17

Un’imposta sul reddito produce un effetto reddito. Un’imposta sugli interessi

attivi e sulla deducibilità degli interessi passivi produce un effetto sostituzione

verso il risparmio del periodo 1. L’esenzione del risparmio produce un effetto

sostituzione verso il risparmio del periodo 1.

POLITICHE FISCALI E IMPATTI SUL SISTEMA MACROECONOMICO

DELL’EFFETTO REDDITO E DELL’EFFETTO SOSTITUZIONE

AUMENTO RIDUZIONE

FISCO Minori consumi Maggior reddito disponibile 

maggiori consumi e/o

maggiori risparmi

SPESA Maggiori consumi e/o Minori consumi e/o

PUBBLICA investimenti investimenti

SISTEMA SANITARIO

Il sistema sanitario è il mercato della salute, è un sistema dove si

manifestano domanda e offerta di salute. Il sistema sanitario presenta due

peculiarità che lo differenziano in modo significativo dai mercati in sui si

scambiano i tipici beni e servizi:

1. asimmetria informativa: i consumatori hanno solo una limitata

conoscenza dei beni e servizi che acquistano quando devono tutelare il

loro benessere fisico, hanno una limitata conoscenza della qualità e

dell’appropriatezza del servizio offerto. In questa situazione le decisioni

dei consumatori dipendono in larga misura dalle indicazioni dei venditori

dei servizi sanitari;

2. principi equitativi: l’accesso alle cure mediche deve essere garantito a

prescindere dalla condizione reddituale del beneficiario, sulla base del

diritto alla salute.

In un sistema sanitario l’intervento dello Stato può assumere le seguenti

configurazioni:

1. regolare il mercato, l’accesso alla prestazione sanitaria: in tutti i

paesi lo Stato interviene come regolatore del sistema sanitario;

2. sovraintendere al funzionamento del mercato assicurativo;

3. integrare il meccanismo assicurativo privato con interventi

indirizzati alle fasce deboli della popolazione;

4. detenere la proprietà e gestire le strutture di cura pubbliche;

5. realizzare convenzioni pubblico-privato;

6. intervenire direttamente nel processo produttivo ma consentendo forme

di concorrenza pubblico-privato, fra strutture private e pubbliche.

Esistono due modelli di sistema sanitario: il primo ha natura privatistica,

essendo fondato su un meccanismo assicurativo; il secondo invece è pubblico.

Il modello privatistico non è privato, cioè non si tratta di un’offerta di servizi

privati che si pagano personalmente. Si fonda invece su meccanismi

assicurativi. I cittadini non devono pagare la prestazione. Lo Stato non

interviene, ma non è comunque assente. Ha le seguenti funzioni:

• regola l’accesso alla professione: l’accesso alla professione medica è

riservato a chi ha raggiunto una particolare qualifica. Chi si occupa di

18 18

sanità deve avere un percorso formativo garantito dal pubblico (medici,

paramedici);

• sperimenta/autorizza i farmaci: c’è un percorso di verifica

sull’efficacia e sull’assenza di controindicazioni del farmaco;

• pone limiti alla concorrenza: vengono garantiti attraverso forme di

tariffazioni controllate da organi professionali. La concorrenza non è

praticabile, non c’è l’abbattimento dei prezzi perché la qualità deve

essere garantita. Ci sono fasce minime di prezzo da rispettare;

• pone limiti alla pubblicità di farmaci e strutture: i farmaci devono

essere prescritti dai medici.

I limiti del sistema assicurativo sono:

• la varianza del reddito fra cittadini;

• l’eterogeneità della popolazione: gli individui non hanno tutti la

stessa probabilità di ammalarsi, ma le necessità di cura e quindi le spese

mediche non sono uniformemente distribuite nella vita, ma si

concentrano nelle fasce di età più elevate;

• la selezione avversa: esiste un problema di incertezza di rischiosità.

L’assicurazione pone la rischiosità sul grado più alto. Gli individui a basso

rischio potrebbero essere indotti a rifiutare l’assicurazione, la media di

rischiosità aumenterebbe e il costo dell’assicurazione sarebbe più

elevato;

• l’azzardo morale: è il comportamento dell’assicurato che tende a far

crescere il numero di sinistri e il costo dell’assicurazione, in virtù della

copertura assicurativa. Il problema si pone quando l’impresa non può

osservare i comportamenti degli individui assicurati e si trova dunque in

una situazione di asimmetria informativa. Con informazione simmetrica si

potrebbero stipulare contratti capaci di disincentivare comportamenti

sleali.

Il sistema sanitario privatistico ha un costo più elevato di quello pubblico.

Il sistema di sanità pubblica ha le seguenti caratteristiche:

• diritto alla salute e copertura di tutta la popolazione: presuppone

la partecipazione obbligatoria e universale: tutti i cittadini devono

finanziarie il sistema sanitario attraverso il prelievo di un contributo

sanitario proporzionale al reddito o attraverso la fiscalità generale;

• lo Stato è proprietario e gestore delle strutture sanitarie, in

particolare di quelle ospedaliere, del personale medico;

• l’accesso alle cure è svincolato dal reddito delle persone;

• c’è burocratizzazione dei processi;

• c’è assenza di concorrenza.

In un mercato tradizionale, l’input sono i fattori produttivi, le risorse, e l’output

sono le prestazioni. Il confronto tra input e output dà l’efficienza. L’outcome è

la conseguenza della prestazione (stato di salute), che dà l’efficacia, che può

essere assoluta o relativa.

L’equità è l’uguaglianza delle condizioni di salute e dell’accessibilità ai servizi.

MODELLO INGLESE

Il National Health Service nasce nel XIX secolo ed è stato caratterizzato fin

dalla sua istituzione da:

• finanziamento a carico del bilancio pubblico;

19 19

• proprietà pubblica delle strutture sanitarie;

• integrazione verticale, nel senso che le strutture di erogazione delle

prestazioni di prevenzione costituivano una struttura unificata con gli

ospedali pubblici;

• forte centralizzazione della spesa e del controllo.

La riforma del 1989 ha separato i medici di base, che sono gli acquirenti o

purchasers e che hanno il compito di acquistare per conto dei propri pazienti

prestazioni mediche, dagli ospedali, che sono i fornitori o providers e che

forniscono cure mediche specialistiche e assistenza ospedaliera.

I medici di base hanno una loro retribuzione in base al numero di clienti. Hanno

un budget virtuale assegnato loro dallo Stato in relazione al profilo dei clienti in

proporzione alla rischiosità. Se risparmiano sul budget, ricercando le modalità

di cura più efficaci e più economiche fra tutti i possibili providers, percepiscono

un premio.

SISTEMA SANITARIO ITALIANO

Dopo il fascismo sono state istituite le mutue che davano copertura sanitaria

agli associati ed erano organizzate su base settoriale, quindi l’assistenza

sanitaria era differenziata sulla base della specifica posizione professionale..

Non esaurivano completamente la copertura della popolazione e gli associati

non erano trattati in modo uguale tra loro.

Il Sistema Sanitario Nazionale (SSN), introdotto nel nostro paese nel 1978,

è stato all’origine caratterizzato dai seguenti obiettivi:

• estensione della copertura assicurativa a tutti i cittadini

indipendentemente dalla loro condizione economica, sociale e lavorativa;

• finanziamento pubblico fondato sulla fiscalità generale

(contributi);

• gratuità del servizio per l’utente finale;

• coinvolgimento dei diversi livelli di governo nella gestione del

servizio:

a) lo Stato: è garante e finanziatore del sistema con la raccolta dei

fondi che confluiscono nel Fondo Sanitario. Ripartisce le risorse

fra le Regioni, definisce e controlla gli standard minimi di servizio;

b) le Regioni: a queste vengono assegnate le risorse dallo Stato,

programmano gli interventi nel territorio regionale dell’offerta

sanitaria e sono proprietarie delle strutture sanitarie;

c) le Unità Sanitarie Locali (USL): gestiscono i servizi. Sono

strutture di gestione costruite a base territoriale, con componenti

tecniche (direttori generali) e politiche. Gli obiettivi gestionali sono

la perequazione territoriale dell’intervento pubblico e il

contenimento della spesa pubblica. L’autonomia gestionale

deve essere esercitata in termini di vincolo di bilancio.

Alla fine degli anni ‘80 c’è stata la riforma, la revisione del sistema

sanitario che ha portato a fissare la spesa pro capite uniforme su tutto il

territorio nazionale. Il finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale deve basarsi

su una spesa uniforme: livello di spesa storica (si attribuiscono maggiori

fondi alle regioni che sono caratterizzate da maggiori prestazioni pro capite) e

mobilità ospedaliera interregionale (si compensano con maggiori

20 20

trasferimenti le regioni che assistono cittadini provenienti da altre aree

geografiche).

Il finanziamento della spesa sanitaria regionale deriva da due componenti

essenziali: la prima componente è costituita dal gettito dell’IRAP e le

dall’addizionale regionale dell’IRPEF; la seconda componente deriva da

una percentuale del gettito dell’IVA e delle accise.

È stata affermata la piena responsabilizzazione delle Regioni che hanno il

divieto di ripianamenti per i deficit sanitari a carico del bilancio statale.

Negli anni ‘90 e 2000 c’è stata l’aziendalizzazione della gestione dei

servizi sanitari con il passaggio da USL a ASL, aziende dotate di personalità

giuridica pubblica e con autonomia organizzativa, amministrativa, contabile,

gestionale e tecnica. La struttura di comando ha un vertice monocratico, il

direttore generale, nominato dalla Regione, ed è richiesta competenza. Sotto

di lui ci sono il direttore amministrativo e il direttore sanitario, che è il

capo dello stabilimento e coordina i diversi reparti, cioè le unità operative a

capo di cui c’è il responsabile.

Viene introdotto il concetto di centri di costo che vanno a costituire un budget

di spesa triennale. I centri di costo sono costituiti principalmente dal personale,

che è un costo fisso.

È stato adottato il sistema dei DRG, cioè dei raggruppamenti diagnostici

omogenei, con cui le strutture ospedaliere vengono finanziate sulla base delle

prestazioni effettuate, secondo un tariffario formulato a livello regionale. Il fine

è quello di controllare l’evoluzione della spesa ospedaliera e di evitare

fenomeni di sottoutilizzo delle risorse.

SISTEMA PREVIDENZIALE

Il sistema pensionistico è parte del sistema previdenziale, che è un

sistema di norme finalizzato al mantenimento della sicurezza economica in età

anziana. Il sistema pensionistico è un meccanismo redistributivo che

trasferisce risorse prodotte dalla popolazione attiva a favore di chi:

• ha cessato l’attività lavorativa per ragioni di età anagrafica o contributiva

(pensioni di vecchiaia o di anzianità);

• non è più in grado di partecipare al processo produttivo per una

sopravvenuta incapacità lavorativa (pensioni di invalidità);

• è legato da rapporti familiari con persone decedute che hanno fatto parte

della forza lavoro (pensioni ai superstiti o di reversibilità);

• è sprovvisto di qualunque forma di reddito e non è in grado di lavorare

(pensioni assistenziali o sociali).

Il cambiamento demografico è avvenuto ad una velocità tale da lasciare

impreparato il sistema, che è molto più lento. L’età anziana è aumentata

perché c’è stato un aumento della vita media nei paesi europei e un

cambiamento della struttura della popolazione (tasso di natalità in

diminuzione): c’è stato un aumento degli anziani e una diminuzione dei

giovani.

Il sistema pensionistico ha tre funzioni:

a) assistenziale: è la capacità del sistema previdenziale di assicurare a

tutti i cittadini un reddito minimo adeguato a garantire una dignitosa

sopravvivenza (invalido);

21 21

b) previdenziale: questa funzione si realizza quando un sistema garantisce

al pensionato il mantenimento del tenore di vita raggiunto durante la vita

lavorativa, è in grado di massimizzare il tasso di sostituzione, definito

come il rapporto tra la pensione al momento della cessazione dell’attività

lavorativa e la retribuzione finale;

c) assicurativa: è il versamento dei contributi. All’individuo viene restituito

in età anziana quanto ha accantonato nel corso dell’età lavorativa. Il

valore attuale dei contributi deve essere uguale alla somma delle

pensioni attese per essere un buon sistema previdenziale, per essere in

equilibrio.

Il finanziamento del sistema avviene attraverso il versamento periodico dei

contributi previdenziali obbligatori da parte degli assicurati e dei datori di

lavoro. L’INPS è l’ente previdenza nazionale che riceve i contributi e paga le

pensioni. Il finanziamento avviene anche con un’integrazione con il bilancio

dello Stato quando il sistema va fuori controllo.

Nelle diverse funzioni e nelle modalità di finanziamento di un sistema

previdenziale si possono riconoscere differenti concetti di equità:

a) assistenziale: il sistema è equo se è in grado di dare a tutti i cittadini

almeno un reddito minimo;

b) previdenziale: il sistema è equo quando garantisce a tutti i cittadini

almeno una percentuale dell’ultima retribuzione o della media delle

ultime retribuzioni;

c) assicurativa: il sistema è equo se garantisce a tutti la fruizione di tutto il

risparmio accantonato.

Con l’industrializzazione sono nati gli istituti di mutuo soccorso, enti di

previdenza che creavano fondi per intervenire in caso di morte del dipendente

e nel caso non ci fosse un adulto in famiglia capace di sostituirlo oppure in caso

di inabilità al lavoro.

Nel 1919 viene introdotta l’assicurazione previdenziale obbligatoria per

gli operai. Negli anni ’50 i trattamenti pensionistici sono stati estesi agli

impiegati e ai lavoratori autonomi. Negli anni ’70, dopo le lotte sindacali, viene

creato un sistema nazionale obbligatorio contributivo e a ripartizione,

capace di coprire l’80% dell’ultima retribuzione. Nei primi anni ’90 interviene il

governo sul sistema pensionistico italiano che è stato profondamente

modificato dalle due riforme Amato e Dini.

I sistemi pensionistici possono essere o a ripartizione o a capitalizzazione. La

distinzione fa riferimento alle modalità di finanziamento adottate.

In un sistema a ripartizione il gettito contributivo riscosso in ogni periodo è

destinato a finanziare le prestazioni erogate nello stesso periodo. Il

contribuente versa risorse all’ente previdenziale che le eroga in forma di

pensioni. Ha un equilibrio finché la parte che entra è maggiore o uguale a

quella che esce, sennò il meccanismo si inceppa. Non c’è un investimento né

l’accumulo ma equilibrio finanziario del sistema.

α × w × Nocc=P× Npens

Il numero di occupati deve crescere in proporzione al numero di pensionati per

aversi equilibrio.

In un sistema a capitalizzazione i contributi che ogni lavoratore versa nel

periodo di attività sono investiti sul mercato dei capitali. È un sistema

individuale e ad accantonamento ed è previsto l’investimento e il rendimento

finanziario. Nel periodo di pensionamento la pensione percepita dallo stesso

22 22

lavoratore è pari ai contributi versati aumentati del rendimento ottenuto dal

loro impiego. Genera per ciascun contribuente un monte contributi rivalutato

uguale al monte pensione.

monte pensione

pensione= anniresidui vita media

( )

Le pensioni vengono rivalutate in base all’inflazione.

Il modello a capitalizzazione genera risparmi e investimenti (effetto di crescita

per il sistema), quello a ripartizione invece non genera risparmio, ma solo una

redistribuzione dei consumi.

In un sistema a ripartizione le pensioni possono essere calcolate secondo due

metodi fondamentali:

1. metodo di calcolo retributivo: è stato utilizzato dagli anni ’70 fino al

1996. È basato sul valore della retribuzione del singolo lavoratore che va

in pensione. La pensione annuale è pari a una certa percentuale (2%) β, il

coefficiente di rendimento, della retribuzione pensionabile R p

moltiplicata per il numero di anni di contribuzione L. . La

P=β × Rp× L

retribuzione pensionabile può essere uguale all’ultima retribuzione

percepita oppure alla retribuzione media degli ultimi 5 anni. Con la

riforma Amato è stato introdotto un correttivo: la retribuzione

pensionabile è uguale alla media rivalutata della retribuzione di tutta la

vita;

2. metodo di calcolo contributivo: nel 1996 in sostituzione al sistema

retributivo con la riforma Dini si è passati al sistema contributivo, che è

stato applicato solo a coloro che iniziavano a lavorare nel 1996. Per chi

lavorava da 18 anni si applicava ancora il sistema retributivo Amato. Per

chi non era ancora arrivato a 18 anni di lavoro, dal ’96 in poi il calcolo

sarebbe avvenuto con il sistema contributivo.

Con il metodo contributivo si procede alla costituzione di un montante

contributivo individuale ottenuto con la capitalizzazione, a un tasso

fissato convenzionalmente, dei contributi afferenti a un certo lavoratore.

La pensione annua si ottiene dividendo il montante per la speranza di

vita all’età del pensionamento.

montante contributivo

P= numero anni di vita attesa

Si possono manifestare dei rischi:

• rischio d’inadeguatezza dei rendimenti: il lavoratore,

nonostante il versamento dei contributi, si potrebbe trovare al

momento del pensionamento a fruire di un trattamento

previdenziale insufficiente per una vita dignitosa. Si possono

manifestare rischi nel periodo successivo al pensionamento. I

contributi versati non rendono come se li avessi impiegati in altro

modo, per esempio comprando una casa. Con la capitalizzazione

non c’è la tutela dei rendimenti. Il rischio è in capo al lavoratore;

• rischio d’inflazione: il valore reale della prestazione non si

mantiene nel tempo, nel senso che fenomeni inflazionistici possono

portare a una sensibile riduzione della rendita. Questo rischio è in

capo ai pensionati;

• rischio demografico: il valore del trattamento pensionistico

dipende dalla durata attesa della vita al momento del

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'economia e della gestione aziendale
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ladyfranky di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Valle d'Aosta - Univda o del prof Lèveque Massimo.

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