Scienza delle finanze
Entrate delle amministrazioni pubbliche
Se pensiamo alla generalità delle entrate che fluiscono nei bilanci degli enti delle amministrazioni pubbliche, possiamo classificarli in due comparti:
- Entrate direttamente collegate all'erogazione dei servizi da parte degli enti della Pubblica Amministrazione (il comune offre dei servizi al cittadino in cambio di un corrispettivo, come ad esempio i trasporti pubblici)
- Entrate che un soggetto paga sotto forma di imposta indipendentemente dal fatto che utilizzi o meno i servizi offerti dal settore pubblico.
Le imposte sono un prelievo coercitivo che i cittadini pagano, indipendentemente dal fatto che utilizzino o meno i servizi offerti dall'ente pubblico. Hanno lo scopo fondamentale di finanziare la spesa pubblica: rappresentano infatti la principale entrata dello stato.
Teoria del beneficio
Chi deve pagare? Quanto bisogna pagare? Come si ripartisce l'onere tributario tra la collettività? Bisogna richiamare delle teorie e dei principi economici.
Secondo la teoria del beneficio, le imposte sono una contropartita, dovute dagli individui, a fronte dei benefici ottenuti dalla spesa pubblica. Tuttavia, i beni e servizi di cui gli individui possono usufruire non sono tutti uguali. Bisogna effettuare una distinzione tra:
- Beni privati (puri);
- Beni pubblici (puri).
La differenza non ha nulla a che fare con il soggetto erogatore dei servizi. Un bene non è pubblico perché è erogato dall’Amministrazione Pubblica e non è privato perché è erogato da un soggetto privato. La differenza è di tipo tecnico:
- I beni privati puri sono rivali nel consumo ed anche escludibili dal consumo.
- I beni pubblici sono beni non rivali nel consumo e sono non escludibili dal consumo (es: difesa, sanità etc.).
Un bene è definito rivale quando non può essere usato contemporaneamente da più soggetti nello stesso tempo e nella stessa quantità (occhiali, penna etc.). Un bene è definito escludibile quando esistono dei meccanismi che permettono di escludere uno o più individui dal consumo di quel bene.
Con il bene non escludibile, non è quindi possibile escludere nessuno dall’usare un determinato bene: una volta che questa tipologia di bene è prodotta, può essere consumato da tutti e nella stessa quantità. Inoltre, quando il bene non è escludibile, produce l’incentivo di non rivelare le proprie preferenze perché l’individuo, consapevole del fatto che può utilizzarlo ugualmente, sa che nessuno lo può escludere dal consumo di quel bene.
Come si applica il principio del beneficio in presenza di beni pubblici, che sono beni non escludibili? La risposta al quesito è che non è possibile applicare il principio del beneficio in presenza di beni pubblici, che sono appunto non escludibili.
Il principio del beneficio può essere applicato per la domanda individuale (es: se un cittadino ha bisogno di un mezzo di trasporto, compra e paga il biglietto e utilizzando il servizio, ottiene un beneficio). Il principio del beneficio non è adatto per le politiche di redistribuzione.
Quali sono le fasce di popolazione che vanno verso l’utilizzo dell’istruzione o della sanità privata? Quelle più agiate. Immaginiamo di poter misurare il beneficio di tutti i beni. I benefici che le classi più povere ottengono dalla spesa pubblica sono maggiori di quelle che ottengono le classi più ricche (perché magari questi ultimi si rivolgono ai privati per l’istruzione o sanità etc.).
Questo significa che se qualcuno paga in rapporto ai benefici che trae dai servizi pubblici, le classi più povere dovrebbero pagare di più perché sono gli utenti maggiori. Ciò in realtà non si verifica perché nel nostro ordinamento vi è un correttivo al principio del beneficio, a vantaggio di determinate categorie: chi ha un reddito più basso paga una retta inferiore rispetto a chi ha un reddito più elevato. Pertanto, il principio del beneficio non è applicabile in modo diretto.
In conclusione: il principio del beneficio non si può applicare per la distribuzione dell’onere tributario all’interno di una categoria perché ha molti difetti e perché non è possibile misurare il beneficio.
Teoria della capacità contributiva
Indipendentemente dal fatto che un soggetto tragga o non tragga benefici dai beni e servizi del settore pubblico, ciascuno contribuisce alla spesa pubblica in misura che dipende dalla sua capacità di pagare le imposte, ossia la capacità di contribuire al finanziamento della spesa pubblica (anche se non si utilizza nessuno dei servizi pubblici). Quindi, in questo caso, non c’è nessun collegamento tra le imposte pagate e i benefici che si traggono dall’utilizzo dei beni e servizi.
La teoria della capacità contributiva si basa sul concetto di equità:
- Equità orizzontale: gli individui aventi la medesima capacità contributiva sono tenuti a pagare lo stesso ammontare d’imposta;
- Equità verticale: gli individui con diversa capacità contributiva devono pagare un ammontare diverso d’imposta.
Due individui hanno la stessa capacità di pagare le imposte, se godono, nella loro vita, dello stesso livello di benessere. Quindi individui con lo stesso livello di benessere pagano le stese imposte; individui con diverso livello di benessere, pagano imposte diverse. Tuttavia, il livello di benessere non è misurabile in termini quantitativi. Pertanto, per poter misurare la capacità contributiva, dato che bisogna confrontare tutti gli individui della collettività, sarà necessario utilizzare grandezze osservabili e direttamente misurabili come ad esempio reddito, patrimonio, consumi.
Esempio: Contribuente A ha un reddito di 100 e il contribuente B ha un reddito di 200. Supponiamo che A deve pagare 10 di imposte; quanto deve pagare B?
Ipotesi:
- B paga 20, cioè il 10% del suo reddito. Anche A paga il 10% del suo reddito. Questo vuol dire che se estendiamo tale esempio a tutti i contribuenti e teniamo fermo il 10%, ciò vorrà dire che qualunque sia il reddito di un individuo, il fisco andrà a sottrargli sempre la stessa quota (in questo caso 10%). Un sistema così costituito indica la presenza di un’imposta proporzionale.
- B paga 25, cioè il 12.5% del suo reddito, che è una quota più elevata di quanto paga A, cioè il 10%. Questo vuol dire che la quota d’imposta che un individuo paga aumenta all’aumentare del suo reddito. In questo caso non ci si riferisce all’imposta totale che l’individuo paga, ma alla quota/percentuale che viene sottratta dal reddito. Un sistema così costituito indica la presenza di un’imposta progressiva.
- B paga 15 cioè il 7.5% del suo reddito. A paga sempre 10%. Ciò significa che più un individuo è ricco, minore sarà la quota d’imposta che si sottrae al contribuente. Un sistema così costituito indica la presenza di un’imposta regressiva.
L’art 53 della Costituzione prevede che “tutti sono tenuti a concorrere alla spese pubbliche in ragione alla propria capacità contributiva”. Da ciò ne deriva che non può esserci imposizione senza capacità contributiva e non si può chiedere ad un soggetto un concorso superiore a quello che sia consentito ragionevolmente dalla sua capacità contributiva. Il nostro sistema tributario è quindi informato a criteri di progressività.
Affinché un’imposta venga introdotta nell’ordinamento occorre che venga emanata una legge (legge istitutiva). Questo tipo di leggi devono contenere almeno tre elementi fondamentali:
- Criteri per individuare chi deve pagare l’imposta;
- Criteri per la definizione della base imponibile;
- Criteri strutturali.
L’art 23 Costituzione prevede infatti che nessuna prestazione patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge (principio di legalità): la previsione legislativa non può ridursi alla mera enunciazione di un titolo d’imposizione che fornisca solo il supporto nominale del tributo e non deve contenere nemmeno l’intera disciplina ma solo gli elementi essenziali dell’imposta:
- Presupposto: fattispecie giuridica che deve sussistere perché sorga l’obbligo al pagamento dell’imposta. Il presupposto varia a seconda della tipologia di imposta (Es: se un soggetto non effettua acquisiti allora non pagherà l’IVA perché manca il presupposto dell’acquisito).
- Soggetti passivi: soggetti nei confronti dei quali si verifica il presupposto d’imposta e che quindi sono tenuti al versamento di questa.
- Base imponibile: è la traduzione quantitativa del presupposto.
- Aliquota: è la quota d’imposta per ogni unità di base imponibile.
- Debito d’imposta: è l’oggetto dell’obbligazione tributaria, dato dal prodotto tra l’aliquota e la base imponibile (imposta complessiva da pagare).
Classificazione delle imposte
Le imposte si possono classificare in diverse categorie:
- Imposte dirette: colpiscono una manifestazione immediata e diretta di capacità contributiva, prescindendo dal comportamento del contribuente, e solo quando il contribuente è titolare di un patrimonio o di un reddito.
- Imposte indirette: colpiscono una manifestazione mediata o indiretta di capacità contributiva, attraverso indici tipicamente legati o a un particolare comportamento del contribuente o a specifici atti, quali il consumo di certi beni o il trasferimento di certe attività.
Nell’ambito delle imposte dirette si può fare un’ulteriore distinzione tra:
- Imposte personali: tengono conto della situazione personale del contribuente (attraverso strumenti quali la deduzione e la detrazione) e quindi, in linea generale, di tutti i redditi a lui afferenti. Presupposto dell’imposta personale è il percepimento di un certo reddito o il possesso di un patrimonio da parte di un soggetto.
- Imposte reali (o proporzionali): prescindono dalla situazione personale del contribuente e fanno riferimento esclusivo all’esistenza di una certa materia imponibile. Presupposto di un’imposta reale è l’esistenza di un certo reddito o patrimonio. Le imposte reali si basano sulla discriminazione qualitativa dei redditi: i redditi sono tassati separatamente e anche in misura diversa a seconda della tipologia e quindi qualità.
- Imposte generali: imposte che colpiscono tutti i redditi (nessuno escluso), o tutta la produzione, o tutti i redditi afferenti ad un fattore. Prevedono quindi l’applicazione di un’aliquota uniforme con riferimento a un’intera categoria di contribuenti o categoria di reddito.
- Imposte speciali: imposte che colpiscono o un solo bene, o l’impiego di un fattore in uno specifico settore dell’economia, o i redditi ottenuti da un fattore nella produzione di un bene. Vengono utilizzate aliquote diverse (IVA).
- Imposta progressiva: l’aliquota media aumenta all’aumentare della base imponibile.
- Imposta proporzionale: l’aliquota media rimane costante all’aumentare della base imponibile.
- Imposta regressiva: l’aliquota media diminuisce all’aumentare della base imponibile.
Le imposte indirette possono essere:
- Specifiche (Accise): la base imponibile non è espressa in termini monetari ma in termini fisici (un’unità di beni), inoltre l’aliquota è espressa in termini monetari (non confonderle con quelle speciali).
- Imposte ad valorem: base è definita in termini monetari e l’aliquota è una certa percentuale della base.
Concetti fondamentali
Ci sono tre definizioni fondamentali da comprendere:
- Erosione: consiste nel restringimento della base imponibile che dipende dalle norme stesse della legislazione vigente. È la differenza tra la base imponibile potenziale e la base imponibile effettiva (base effettiva < base potenziale).
- Elusione: è un fenomeno del tutto legale che consiste nella capacità dei contribuenti o di coloro che adempiono al posto del contribuente, di sfruttare tutte le possibilità lecite per ridurre il carico fiscale.
- Evasione: è un fenomeno illegale che consiste nel fatto che il contribuente utilizzi metodi illegali per occultare diversi tipi di attività che a loro volta possono legali o illegali. Può essere definita come la differenza tra la base imponibile effettiva e quella dichiarata.
Se il lavoratore dipendente costa 100 ma 30 il datore li utilizza come contributi sociali, alla fine dovrà al lavoratore 130. Tutte le volte che si applica l’aliquota d’imposta, l’applicazione di questa genera una differenza tra il valore lordo dell’imposta e il valore netto dell’imposta, chiamata cuneo fiscale (se pensiamo alle imposte sul reddito, qualunque dipendente ha un reddito lordo, paga l’IRPEF e determina il suo reddito al netto dell’imposta).
Pressione fiscale e caratteristiche del sistema tributario
La pressione fiscale dipende da alcuni fattori:
- Interventi del legislatore (discrezionalità);
- Andamento dell’economia: maggiore è la crescita economica, maggiori sono i redditi e maggiore sarà il gettito tributario; viceversa, in mancanza di crescita economica e quindi in fase di recessione, minore sarà il gettito.
- Andamento dell’inflazione: maggiore è l’inflazione, maggiore è l’aumento dei prezzi, maggiori sono i redditi nominali indicizzati, maggiore è l’IVA.
- Condoni. (????)
Caratteristiche del sistema tributario:
- Efficienza economica: si tratta di un fattore che deve interferire il meno possibile in quanto non dovrebbe ostacolare l’allocazione efficiente delle risorse. Un’allocazione è definita pereto efficiente quanto non è possibile migliorare l’utilità, e quindi il benessere, di un individuo senza peggiorare il benessere di un altro. Questo significa che l’introduzione delle imposte non dovrebbe modificare il benessere di una persona per essere efficiente; ciò è di difficile realizzazione in quanto la presenza delle imposte ha effetti sui comportamenti delle famiglie, imprese e investitori. Esiste una sola imposta ritenuta efficiente e non distorsiva, nel senso che non varia l’allocazione efficiente delle risorse, cioè la Lump-Sum-Tax, ossia imposta a somma fissa (da non confondere con le accise): si tratta di un’imposta che ogni cittadino deve pagare per il solo fatto di vivere.
- Semplicità amministrativa: l’ordinamento e le singole imposte dovrebbero essere facili da gestire, non sono da parte dell’amministrazione finanziaria, ma anche da parte del contribuente.
- Flessibilità: l’imposta ha la capacità di adattarsi in modo automatico al mutare delle condizioni economiche;
- Trasparenza politica: consapevolezza del contribuente di quante e quali sono le imposte da pagare e chi li deve pagare.
- Equità orizzontale: gli individui aventi la medesima capacità contributiva sono tenuti a pagare lo stesso ammontare d’imposta;
- Equità verticale: gli individui con diversa capacità contributiva devono pagare un ammontare diverso d’imposta.
Imposte indirette
Le imposte indirette sono quelle imposte che colpiscono la capacità contributiva attraverso indici che fanno riferimento a specifiche attività quali il consumo di particolari beni o il trasferimento di attività particolari.
Nelle classificazioni usate nei documenti ufficiali si distinguono:
- Imposte indirette sugli affari: rientrano l’imposta sul valore aggiunto, le imposte di registro e di bollo, riscosse nel momento in cui si stipulano i contratti, si trasferiscono i beni o si depositano atti;
- Imposte sulla produzione: rientrano le imposte sugli oli minerali, sul gas metano e sull’energia elettrica;
- Monopoli e lotti.
Sono inoltre classificate come imposte indirette l’IMU (Imposta municipale unica) e l’IRAP (Imposta regionale sulle attività produttive).
Imposte generali sulle vendite
Le imposte generali sulle vendite sono delle imposte che colpiscono il valore della generalità degli scambi di beni e servizi. Le imposte sulle vendite possono colpire o l’intero valore di un bene, prendendo il nome di imposte sul valore pieno, o l’incremento di valore che si manifesta in un determinato stadio della produzione o della distribuzione, che prendono il nome di imposte sul valore aggiunto.
Il valore aggiunto è il valore dei beni e servizi prodotti in un certo periodo di tempo da un soggetto economico, mediante l’impiego di fattori produttivi, al netto dei costi sostenuti per l’acquisto delle materie prime e dei beni intermedi.
Il ciclo produttivo e distributivo di un bene può essere suddiviso in più fasi: se l’imposta è applicata a una sola fase del ciclo produttivo allora si chiama imposta monofase; se l’imposta viene applicata a più fasi del ciclo produttivo allora si parla di imposta plurifase.
I due criteri possono essere tra loro combinati, dando luogo a diverse tipologie di imposte generali sulle vendite:
- Imposta monofase sul valore pieno: rientrano le imposte sulle vendite al dettaglio che colpiscono l’intero valore del bene al momento del consumo;
- Imposte plurifase sul valore pieno: l’imposta, colpendo il valore totale del bene in tutte le fasi produttive, risulta essere di tipo cumulativo (viene anche chiamata “imposta a cascata”);
- Imposta plurifase sul valore aggiunto: colpisce l’incremento di valore realizzato in ogni stadio del processo produttivo.
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