SCIENZA DELLE FINANZE
INTRODUZIONE
Il corso di scienza delle finanze si occuperà delle entrate pubbliche, tralasceremo infatti gli ambiti di spesa
della pubblica amministrazione.
Innanzitutto come sopra detto l'aggregato pubblico che consideriamo è il settore delle amministrazioni
pubbliche (PA), composto da tre sotto aggregati: - amministrazioni centrali (dello stato ed enti dello stato)
amministrazioni locali (reg/prov/comuni/città metropol.) enti con competenza limitata
– territorialmente
enti di previdenza (unità istituzionali centrali e locali che erogano prestazioni sociali).
–
diventa allora importante comprendere come misurare il numero delle entrate della PA. Per farlo si usa un
indicatore sintetico: (entrate tributarie + entrate contributive)/ PIL = pressione fiscale.
Possiamo ottenere un indicatore più ristretto se non consideriamo i contributi:
entrate tributarie/ PIL = pressione tributaria.
Dalla definizione vediamo come solitamente pressione fiscale>pressione tributaria.
Una prima distinzione a monte delle entrate finanziarie, vede la distinzione tra entrate pubbliche collegate ad
un servizio offerto dallo stato che non risultano quindi obbligatorie, ma su richiesta del cittadino. Ci sono poi
le entrate obbligatorie, ad ex: IRPEF che non sono collegate direttamente ad un servizio ma che vengono
pagate obbligatoriamente dai cittadini.
Il finanziamento della spesa pubblica (classificazione).
I beni e i servizi destinati alla vendita possono essere finanziati da: -prezzi privati: rivali dei beni privati
prezzi pubblici: prezzo diverso dal privato ma che consente lo stesso di coprire i costi
– prezzi politici: i ricavi non ricoprono i costi.
–
Per i beni e i servizi non destinabili alla vendita: - imposte: sono prelievi coattivi di denaro senza vincoli di
destinazione
contributi sociali: prelievo che ha come destinazione specifica il finanziamento delle prestazioni
– sociali
tasse: sono il corrispettivo di un servizio, e servono anche a scoraggiarne la domanda
– contributi speciali: sono dei pagamenti obbligatori richiesti per circostanze oggettive,
– indipendentemente dalla domanda di servizi pubblici effettuata dai beneficiari.
IMPOSTE E REDISTRIBUZIONE (criteri che si possono seguire per suddividere l'onere fiscale all'interno
di una comunità e quindi ripartire il carico tributario fra le diverse categorie di contribuenti.).
Secondo quello che è il principio del beneficio l'imposta è il corrispettivo di un servizio erogato dalle
pubbliche amministrazioni, in generale sotto forma di spesa pubblica, si paga in cambio alla quota di
ottenimento del servizio. Vi sono tuttavia dei problemi all'applicazione di questo principio.
1. vi sono alcuni beni detti puri, che hanno due caratteristiche: la non rivalità nel consumo: il consumo
da parte di un individuo è compatibile con lo stesso livello di utilizzo da parte di tutti gli altri
componenti della collettività, e la non escludibilità tecnica o economica dal consumo è cioè
impossibile utilizzare sistemi di limitazione del consumo attraverso il normale meccanismo
economico del prezzo. A questi servizi puri non si può applicare il principio del beneficio, in quanto
la non escludibilità disincentiva i cittadini a pagare il servizio.
2. Qualunque utente di un servizio richiesto, dovrebbe pagare lo stesso importo, questo contrasta con i
principi di equità che il settore pubblico si propone. Anche se in realtà in qualche modo si cercano di
dare agevolazioni alle classi meno agiate.
Il principio del beneficio, ne deduciamo, si può quindi solo applicare a beni e servizi a domanda individuale.
Secondo il principio della capacità contributiva: ovvero pagare le imposte sulla base della capacità di
ognuno di pagare, in genere commisurata a indicatori di ability to pay quali il reddito o la ricchezza. Il
pagamento delle imposte non è quindi in alcun modo collegato al beneficio ottenuto. Al di sotto del principio
della capacità contributiva, si collegano i principi di equità, ovvero la ripartizione del carico tributario fra le
diverse categorie di contribuenti.
L'equità ha due dimensioni: orizzontale e verticale.
orizzontale: individui che hanno la stessa capacità contributiva dovrebbero pagare lo stesso
– ammontare di imposte. Diventa fondamentale capire cosa si intende per capacità di pagare le
imposte, quale unità di misura impiegare per descrivere tale capacità.
Un unità di misura corretta potrebbe essere il benessere, ma non è oggettivamente misurabile, ecco
che ci vengono in aiuto grandezze come reddito e patrimonio. Quindi individui con lo stesso livello
di reddito pagano lo stesso ammontare di imposte, tuttavia spesso il reddito viene corretto per tenere
conto del benessere dell'individuo, e quindi di alcune sue caratteristiche personali. Questo per dire
che non sempre individui con lo stesso livello di reddito pagano imposte uguali.
Verticale: individui che hanno una maggiore capacità di pagare le imposte dovrebbero pagare di più,
– a condizione che l'ordine nella distribuzione del reddito non sia modificato (no re-ranking).
Ovvero se un individuo è più ricco di un altro nel pagare le imposte, non deve essere più povero
dopo il pagamento delle imposte.
Ma quanto un individuo deve pagare più imposte? Sono diffusi due tipologie di aliquote:
proporzionale e progressiva.
Il nostro ordinamento e in particolare l'art. 53 della costituzione prevede che: “tutti sono tenuti a
concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario (nel
suo complesso) è informato a criteri di progressività”.
CONCETTI FONDAMENTALI E TERMINOLOGIA
le imposte vengono istituite attraverso le leggi del parlamento, la legge deve contenere come requisiti
minimi tre aspetti: i criteri per individuare i contribuenti che devono pagare le imposte; i criteri per definire
la base imponibile; le aliquote.
Gli elementi che caratterizzano ciascuna imposta sono quattro:
presupposto: la fattispecie giuridica che giustifica il pagamento dell'imposta, o meglio la particolare
– situazione di fatto alla quale la legge ricollega l'obbligo di pagare l'imposta.
Soggetti passivi: soggetti nei confronti dei quali si verifica la fattispecie prevista.
– Base imponibile: è la traduzione in termini quantitativi del presupposto di imposta.
– Aliquote: è la quota di imposta per ogni unità di base imponibile.
–
Aliquota X base imponibile = debito d'imposta.
CLASSIFICAZIONE IMPOSTE
1 Imposte dirette e imposte indirette.
L'imposta diretta, colpisce direttamente una manifestazione immediata di capacità contributiva, prescindendo
dal comportamento del contribuente, e solo in quanto il contribuente è titolare di un patrimonio o di un
reddito.
L'imposta indiretta colpisce manifestazioni mediate di capacità contributiva, attraverso indici tipicamente
legati o a un particolare comportamento del contribuente o a specifici atti, quali il consumo di certi beni o il
trasferimento di certe attività. Come imposte indirette possiamo o considerare l'IVA e le accise.
L'IVA, detta anche imposta ad valorem, si calcola come percentuale del prezzo del bene, ha la base
imponibile in termini monetari e l'aliquota in percentuale.
Le accise, dette anche imposte specifiche (attenzione non imposta speciale), hanno come base imponibile
l'unità del bene. La base imponibile è espressa in unità fisica e l'aliquota come ammontare monetario fisso.
Vi sono poi i contributi sociali che non sono però entrate tributarie ma entrate fiscali.
2 Le imposte dirette si suddividono a loro volta in imposte personali e imposte reali.
Le imposte reali prescindono dalla situazione personale del contribuente e fanno riferimento esclusivo
all'esistenza di una certa materia imponibile. Quindi il presupposto è possedere una certo tipo di reddito.
Si può quindi dire che l'ordinamento discrimina tra tipologie di reddito e non tra contribuenti, si attua la
cosiddetta discriminazione qualitativa dei redditi.
Le imposte personali tengono conto della situazione personale del contribuente e quindi, in linea generale, di
tutti i redditi a lui afferenti. Si ha la discriminazione quantitativa del reddito, non si tiene conto della
tipologia del reddito ma il reddito che fa capo ad un determinato soggetto (Irpef).
3 Si può inoltre distinguere tra imposte generali e imposte speciali.
Le imposte generali sono quelle che colpiscono o tutti i redditi o tutta la produzione o tutti i redditi afferenti
a un fattore.
Le imposte speciali sono quelle che colpiscono o un solo bene o l'impiego di un fattore in uno specifico
settore dell'economia o i redditi ottenuti da un fattore nella produzione di un bene.
CUNEO FISCALE
tutte le volte che applichiamo un'aliquota d'imposta ad un reddito ad un costo di produzione etc... il fatto di
aver applicato l'imposta crea un cuneo tra un valore al lordo dell'imposta e un valore al netto dell'imposta.
Attenzione: se l'IVA aumenta dell'1% il prezzo di un bene non aumenta dell'1% (provare).
Grafico pressione fiscale in Italia (43%).
confrontando la pressione fiscale italiana con quella degli altri paesi europei possiamo vedere che: l'Italia
non il paese con la pressione fiscale più alta, ma ci sono paesi dove la pressione fiscale è più bassa. Tuttavia
l'Italia ha una pressione fiscale sopra la media dell'Europa.
Come avevamo già accennato, l'ordinamento tributario presente oggi in Italia, non è lo stesso che c'era prima
degli anni '70. ci viene quindi spontaneo porgersi delle domande: è migliore l'ordinamento tributario presente
oggi o quello precedente? La struttura del nostro ordinamento è migliore o peggiore delle altre europee?
Per rispondere a queste domande, bisogna trovare un criterio di valutazione tale da permetterci di valutare un
ordinamento tributario.
La risposta ci arriva da Adam Smith, attraverso la sua opera: “la ricchezza delle nazioni”.
In questa opera l'economista delinea cinque caratteristiche desiderabili in un ordinamento tributario:
efficienza economica
– semplicità amministrativa
– flessibilità
– trasparenza politica
– equità
–
1) efficienza economica: l'ordinamento tributario dovrebbe interferire il meno possibile con l'efficienza
economica.
Per efficienza si intende la pareto-efficienza, che sostiene che: si raggiunge quando non è più
possibile aumentare il livello di benessere di un individuo senza diminuire quello di un altro.
Le imposte sono inefficienti, a causa dei loro effetti distorsivi, in altre parole le imposte hanno effetti
sui comportamenti degli individui e o delle imprese. Modifiche dei comportamenti degli individui
derivano dal minimizzare le imposte da pagare, tutte le volte che un'imposta modifica un
comportamento di un individuo, introduce una distorsione.
L'unica imposta che non produce effetti distorsivi è la “lump-sum tax” o imposta a somma fissa.
Questo tipo di imposta va pagata dal contribuente in ogni caso, comunque il cliente modifichi le
proprie abitudini (comportamenti) la tassa va pagata lo stesso.
Importante: l''imposta a somma fissa è diversa dall'accisa (imposta specifica).
Dunque il contribuente non può evitare di pagare l'imposta, un esempio immediato di imposta a
somma fissa è l'imposta capitaria, pagata da qualunque essere vivente in quanto tale. Quest'imposta
non è mai stata introdotta nei sistemi tributari.
L'efficienza di un sistema tributario, è quindi una caratteristica desiderabile ma non raggiungibile, al
massimo si può ridurre al minimo gli effetti distorsivi.
2) Semplicità amministrativa: l'ordinamento tributario dovrebbe essere semplice e poco costoso. Sia dal
punto di vista dei contribuenti che dal punto di vista dell'amministrazione delle imposte del fisco.
Naturalmente in ogni ordinamento tributario ci sono imposte più facili da gestire e imposte, come i
grandi tributi, più complicate.
3) Flessibilità: un ordinamento tributario che sia in buona parte in grado di reagire al variare dello
scenario economico circostante.
Un esempio di imposta flessibile è l'Irpef, quando vi è stata la crisi del 2007, si è assistito al ridursi
dei redditi degli italiani, il gettito dell'imposta si è ridotto in modo più che proporzionale al ridursi
del reddito per via della diminuzione automatica delle aliquote senza che via sia stato l'intervento del
legislatore.
D'altro canto l'imposta meno flessibile sono le accise.
L'iva è un'imposta abbastanza flessibile in quanto varia al variare dei prezzi.
4) Trasparenza politica: tutti i contribuenti siano perfettamente consapevoli di quante, quali e a chi
pagano le imposte. Le imposte possono infatti essere pagate alle amministrazioni centrali o a quelle
locali.
Tuttavia è molto difficile individuare un ordinamento che sia trasparente.
5) Equità. L'ordinamento tributario deve essere caratterizzato sia da equità orizzontale sia da equità
verticale.
È molto difficile che un sistema tributario abbia tutte queste 5 caratteristiche insieme. Esiste infatti un trade-
off soprattutto tra efficienza ed economicità.
LE IMPOSTE INDIRETTE (imposta sul valore aggiunto)
le imposte indirette sono quelle imposte che vanno a colpire la capacità contributiva attraverso indici che
fanno riferimento a specifiche attività, quali il consumo di particolari beni o il trasferimento di attività
patrimoniali.
Fra queste imposte l'IVA è una grossa fonte di gettito per lo stato italiano, dovuto anche alla presenza di una
grossa base imponibile a cui applicare le aliquote.
IMPOSTE GENERALI SULLE VENDITE
Nei sistemi tributari moderni, hanno assunto sempre maggior rilievo le imposte generali sulle vendite,
ovverosia le imposte che colpiscono il valore della generalità degli scambi di beni e servizi.
È bene ricordarsi che le imposte generali sono quelle imposte che colpiscono con aliquota uniforme una
stessa categoria di redditi o scambi. Data questa definizione possiamo dire che l'IVA dal punto di vista
teorico è un'imposta generale ma nella tradizione pratica no in quanto vi è la differenziazione di aliquota.
Queste imposte sono classificabili sulla base di due criteri fondamentali:
riferimento economico: le imposte sulle vendite possono colpire l'intero valore di un bene o
– l'incremento di valore, e possono quindi essere applicate alternativamente o al valore pieno o al
valore aggiunto.
Modalità di applicazione dell'imposta nel ciclo produttivo e distributivo: il ciclo produttivo e
– distributivo di un bene può essere suddiviso in più fasi. L'imposta può essere monofase, quando è
applicata una sola volta nell'arco del ciclo produttivo e plurifase quando l'applicazione è ripetuta.
I due criteri possono essere combinati, dando luogo alle tipologie più rilevanti di imposte generali sulle
vendite:
1. imposta monofase sul valore pieno.
In questo ambito rientrano le imposte sulle vendite al dettaglio che colpiscono l'intero valore del
bene al momento del consumo (presenti negli USA).
L'imposta colpendo l'ultima fase dove il prezzo del bene è più alto permette l'applicazione di
un'aliquota più bassa a parità di gettito.
2. Imposta plurifase sul valore pieno. L'imposta colpendo il valore totale del bene in tutte le fasi
produttive, risulta essere di tipo cumulativo. Un esempio di questo tipo di imposta è l'IGE (imposta
generale sull'entrata), che era in vigore in Italia prima dell'introduzione dell'IVA.
3. Imposta plurifase sul valore aggiunto. Questa imposta, in vigore in tutti i paesi sviluppati con
l'eccezione degli Stati Uniti, colpisce l'incremento di valore realizzato in ogni stadio del processo
produttivo e distributivo di un bene o di un servizio.
Definizione di valore aggiunto: è il valore dei beni e servizi prodotti in un dato periodo di tempo da un
soggetto economico, mediante l'impiego dei fattori produttivi al netto dei costi sostenuti per l'acquisto delle
materie prime e dei beni intermedi.
Ora, distinguendo le tre fasi del ciclo economico di un prodotto (produzione/ingrosso/dettaglio), vediamo gli
effetti sul prezzo finale di un bene.
A: valore del bene alla produzione; m: margine applicato dal grossista; n: margine applicato al dettaglio.
In un mondo senza imposte: P=A+m*A+n(A+mA). Che si può riassumere nella seguente: p=a(1+m)(1+n).
vediamo ora come cambia il prezzo con l'introduzione delle imposte:
imposta monofase al dettaglio: (aliquota t) P(d)= [A(1+m)(1+n)(1+t)]. questo tipo di imposte sono
– caratterizzate da aliquote elevate e avendo la localizzazione del prelievo in una sola fase del processo
produttivo rende queste imposte estremamente vulnerabili a fenomeni di evasione.
plurifase sul valore pieno: detta cumulativa in quanto si va ad applicare l'imposizione ad ogni stadio
– sul valore pieno. P(c)= A(1+m)(1+n)+At+A(1+m)t+tA(1+n)(1+m).
questa applicazione viene anche detta a cascata in quanto viene tassato tutte le volte il valore pieno.
Il prezzo finale del bene che incorpora l'imposta dipende dal numero di fasi di produzione e scambi.
Maggiori sono le fasi e maggiore sarà il prezzo. Il carico fiscale è minimizzato quando le imprese
sono perfettamente integrate (l'imposta viene applicata solo al prezzo finale, come nel caso
dell'imposta monofase al dettaglio). Un altro difetto è che l'imposta è poco trasparente: il
consumatore non è in grado di capire la parte di imposta all'interno del prezzo.
D'altro canto quest'imposta ha dei van
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