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L'oggetto della scienza delle finanze

La scienza delle finanze ha come oggetto il finanziamento delle attività dello Stato nell’economia di mercato in cui la produzione dei beni è effettuata da produttori, motivati dalla ricerca del profitto, che, con l’uso di fattori produttivi, di loro proprietà o procurati sul mercato, producono e offrono beni e servizi a prezzi che dovrebbero riflettere i costi di produzione. Al mercato partecipano individui, consumatori e produttori che prendono libere decisioni di acquistare o non acquistare i beni offerti, confrontando i prezzi con i propri bisogni e i mezzi a disposizione. I prezzi che emergono dalle attività di scambio costituiscono la guida principale delle loro decisioni economiche.

Il mercato non può esistere in assenza di altre istituzioni, senza le quali non potrebbe esprimere il meglio della sua funzione. Tra queste istituzioni assume un ruolo particolarmente importante lo Stato, la cui presenza è molto più pervasiva di quanto non si pensi. Tutte le attività da esso svolte richiedono un volume elevato di mezzi finanziari che vengono in gran parte raccolti con imposte, ossia prelievi coattivi a carico dei cittadini. La descrizione delle spese e delle entrate è condensata nel bilancio dello Stato, o nei bilanci dei numerosi enti pubblici che compongono ciò che definiamo “Stato”.

Le tre funzioni dello Stato secondo Musgrave

Richard Musgrave ha schematizzato le tre funzioni fondamentali dello Stato, distinguendo tra:

  • Allocazione (efficienza)
  • Redistribuzione (equità)
  • Stabilizzazione macroeconomica

Allocazione

Cerca di capire in che modo lo Stato influenza l’efficienza economica. Obiettivo: assicurare l’allocazione efficiente delle risorse, in presenza dei fallimenti del mercato, attraverso:

  • Regolamentazione pubblica
  • Regolamentazione di attività private
  • Tassazione

Il paradigma dominante della teoria economica, il modello dell’equilibrio generale, tenta di fornire una spiegazione di come si formano i prezzi e le quantità prodotte in un’economia di mercato, sulla base del presupposto che gli attori economici agiscano secondo la razionalità economica: massimizzazione dei profitti, se produttori, massimizzazione dell’utilità, se consumatori. I risultati di questi comportamenti razionali sono efficienti.

Analisi dei fallimenti di mercato

Esiste un particolare tipo di beni – beni pubblici – che possiedono caratteristiche intrinseche tali da mettere in crisi alcune proprietà dell’economia di mercato (difesa, giustizia...). Infatti, la loro natura è tale per cui i consumatori NON hanno incentivo a manifestare la quantità desiderata ed il prezzo che sarebbero disposti a pagare e, di conseguenza, le imprese private NON hanno incentivo a produrre questi beni perché il segnale che proviene dal mercato è falso manca il mercato (missing market).

Teoria dei beni pubblici: studio dei meccanismi efficienti di produzione di tali beni e del ruolo dello Stato.

Un altro esempio di fallimento di mercato è dato dalle esternalità che portano ad una discrasia/divergenza tra la valutazione sociale e privata sulla produzione e sull’uso di un certo bene che ne rendono la quantità prodotta/consumata sovra/sottodimensionata rispetto a quella ottimale.

Teoria delle esternalità: studio del ruolo dello Stato a correzione di queste, in particolare nel campo dell’economia ambientale (costo sociale dell’inquinamento).

Oppure, altri fallimenti di mercato sono riconducibili ai monopoli naturali e alle asimmetrie informative.

Fallimenti dello Stato

L’esistenza di questi e altri fallimenti del mercato non è di per sé condizione sufficiente per giustificare l’interferenza dello Stato nell’economia poiché, anche l’intervento pubblico può essere causa di inefficienza e distorsioni.

  • Nei processi di decisione collettiva nelle democrazie rappresentative (teoria delle votazioni: Teorema delle impossibilità di Arrow)
  • Nel funzionamento dell’apparato burocratico (Teoria della burocrazia)

Alla base dello studio dei fallimenti dello Stato c’è una visione dello Stato molto diversa da quella tipica della scienza delle finanze:

Visione alla Musgrave (impostazione tradizionale)

  • Stato benevolente
  • Interesse comune
  • Democrazia rappresentativa

Si presuppone che il governo preferisca una distribuzione del reddito non troppo squilibrata e quindi persegue tale obiettivo con lo strumento di un trasferimento monetario, prelevato a carico di tutta la collettività.

Visioni sociologiche e Public Choice (orientate a favore della New Right)

  • Il policy maker ha una funzione obiettivo diversa da quella del cittadino (consumatore/produttore)
  • Ruolo della burocrazia
  • Motivazioni politiche

Di norma la distribuzione dei redditi non è simmetrica, ma presenta un bias verso sinistra: il numero dei soggetti che hanno un reddito inferiore alla media è maggiore di quello che ha un reddito superiore. In un sistema democratico in cui ogni testa ha un voto, è allora più facile che si formino maggioranze elettorali e quindi governi in cui sono rappresentati gli interessi dei più poveri.

Visioni marxiane

Un cultore di questa teoria potrebbe argomentare che nella società il potere politico è sempre espressione della classe dominante, nel sistema capitalistico rappresentata da chi detiene la proprietà dei mezzi di produzione che esercita lo sfruttamento delle classi che da quella proprietà sono escluse. Le politiche di contrasto della povertà si spiegherebbero con l’esigenza delle classi dominanti, di evitare tensioni sociali troppo forti.

Nonostante le teorie del fallimento dello Stato, originate dalla Scuola della Public Choice, forniscano una serie di contro esempi plausibili del ruolo benevolente dello Stato, esse non costituiscono un corpo teorico solido, tale da sostituirsi all’impianto teorico dell’Economia del benessere, che studia l’intervento pubblico nell’economia a scopi di equità ed efficienza.

Quindi, l’intervento dello Stato, nella sua attività di regolazione delle attività private o di produzione di beni e servizi che il mercato non ha interesse a produrre o non produce nella dimensione adeguata, finisce per avere degli effetti allocativi. L’imposizione di vincoli, come imposte per finanziare la propria attività, e la conseguente alterazione dei prezzi sono i segnali che guidano gli operatori economici nella ricerca di soluzioni efficienti.

Redistribuzione

Realizzata con il bilancio pubblico. Obiettivo: realizzare una equa distribuzione delle risorse, attraverso:

  • Imposte
  • Trasferimenti monetari (pensioni, spesa per assistenza, ammortizzatori sociali…)
  • Trasferimenti in natura (istruzione, sanità, edilizia pubblica)

Spesso gli interventi statali redistributivi riflettono una deliberata volontà di intervenire sulla distribuzione dei redditi e dei patrimoni che nella società si realizza attraverso l’operare del libero mercato. In assenza di tali politiche la distribuzione del reddito sarebbe determinata dalla distribuzione delle dotazioni iniziali dei soggetti che compongono una società. Anche se il mercato operasse nel modo più efficiente, la distribuzione del reddito e della ricchezza prodotta dal mercato non necessariamente corrisponderebbe a criteri di equità.

La presenza di istituti quali l’eredità ha l’effetto di rendere estremamente vischiosa la modificazione della distribuzione delle risorse. Il mercato, secondo Einaudi, è adatto per: “produrre beni e servizi nella quantità e nella qualità corrispondenti alla domanda degli uomini; non si afferma che il mercato indirizzi altresì la produzione a produrre beni e servizi nella quantità e nella qualità che sarebbe desiderata dagli stessi uomini. Sul mercato si soddisfano domande, non bisogni”.

Spesa pubblica per la protezione sociale:

  • Effetti di equità interpersonale (Robin Hood)
  • Intrapersonale (Welfare State as Piggy Bank)

Stabilizzazione

Garantisce un livello di produzione il più vicino possibile a quello di pieno impiego. Obiettivo: contribuire a realizzare il pieno impiego delle risorse, attraverso:

  • Manovra delle spese e delle imposte
  • Misure che incentivano l’attività produttiva (sussidi alla produzione, ecc..)

Il modello dell’equilibrio economico generale ha come esito il pieno impiego dei fattori produttivi, fra cui il lavoro. Tuttavia, la disoccupazione esiste e in misura molto superiore a quella indotta dai normali flussi in entrata e in uscita dal mercato. Negli anni ’30 Keynes cerca di spiegare questo fenomeno e negli anni ’50 Musgrave, nominando la lezione di keynesiana, parla di grande fiducia nella capacità della spesa pubblica e delle imposte di influenzare il livello di attività economica.

Teoria degli effetti macroeconomici della spesa pubblica a sostegno del ciclo economico e dell’occupazione. La spesa pubblica non si finanzia solo con le entrate ma anche con l’emissione di debito pubblico. Due problemi teorici:

  • “Onere del debito”
  • “Limiti” del debito

L’esito è una domanda aggregata inferiore all’offerta potenziale. L’economia keynesiana insegna che la spesa pubblica e le imposte possono modificare il livello della domanda e l’andamento del ciclo, complicando il controllo dell’andamento dei saldi finanziari. L’efficacia delle politiche fiscali nazionali di stabilizzazione risulta poi indebolita dal grado sempre più elevato di integrazione reale. Per un paese europeo l’analisi degli effetti macroeconomici dell’attività pubblica è fortemente condizionata dalla partecipazione all’Unione monetaria. Per il nostro paese, il raggiungimento di questa meta ha imposto e pone una grande attenzione ai problemi derivanti dalla presenza di un debito pubblico elevato.

Tuttavia, la crisi del 2008 ha riproposto con forza l’importanza delle politiche di sostegno della domanda attraverso il bilancio pubblico, con la conseguente nascita della domanda se i principi di corretta gestione della finanza pubblica possano essere compatibili con interventi volti a promuovere la crescita delle economie.

Lo studio delle due funzioni dello Stato secondo la tripartizione musgraviana è tipico di una visione di una società in cui lo Stato è visto come unico, un dittatore benevolente, che ha come finalità il perseguimento del bene comune. In realtà, l’economia pubblica mettendo a fuoco il concetto di bene pubblico, è stata stimolata da meccanismi di formazione della volontà politica attraverso la quale è possibile comprendere modi alternativi al mercato per spiegare la produzione, l’offerta e il finanziamento dei beni pubblici.

L'equilibrio economico generale (EEG)

È una generalizzazione del funzionamento di un singolo mercato; si va oltre all’analisi di equilibrio parziale, in quanto:

  • Variazioni del prezzo di un bene determina variazioni nella domanda di beni complementari/sostituti
  • L’impiego di input nella produzione di un determinato output riduce l’impiego di quelli stessi per produrre altri output

Edgeworth analizza il concetto di equilibrio economico generale. EQUILIBRIO = assimilato al concetto di quiete, secondo il quale non succede più niente quando si raggiunge poiché la domanda e l’offerta sono tra di loro uguali; i piani di domanda dei consumatori sono soddisfatti dai piani di offerta dei produttori e il prezzo di mercato è stabile. Se il mercato non fosse stabile ci sarebbero scorte indesiderate (eccesso di offerta) o, viceversa, eccesso di domanda. In queste situazioni, il prezzo di mercato sale o scende in maniera tale da azzerare gli eccessi e riportare il mercato in equilibrio.

È decisiva l’ipotesi che ci sia una variabile, il prezzo, che possa aggiustarsi per portare in equilibrio il mercato, tuttavia, in alcuni mercati i prezzi sono rigidi (mercato del lavoro). I mercati sono tra di loro interconnessi e la variazione del prezzo di un bene potrebbe produrre effetti anche su altri mercati.

Immaginiamo un’economia di puro scambio a due beni e due consumatori e costruiamo la scatola di Edgeworth. Le dimensioni della scatola rappresentano la quantità disponibile dei due beni, x e y. Le coordinate di E misurano le quantità fisiche possedute dai due consumatori (la somma delle quantità fisiche del bene x e y devono essere la quantità complessivamente disponibile nell’economia). In E è rappresentata la dotazione iniziale. I due consumatori hanno due possibilità:

  • Consumano le dotazioni di beni a loro disposizione, ottenendone un determinato livello di utilità
  • Scambiano le dotazioni di beni a loro disposizione, se ciò avantaggia almeno uno dei due (ne aumenta la sua utilità) senza penalizzare l’altro. Lo scambio è sempre volontario.

Il criterio per valutare la convenienza dello scambio è quello usato nella scelta razionale del consumatore (curve di indifferenza). È possibile rappresentare una struttura di preferenza individuale, rappresentabile da una mappa di curve di indifferenza che hanno pendenza sempre negativa, sono convesse rispetto agli ordini degli assi e non possono mai intersecarsi. Per il punto E passa una curva di indifferenza di entrambi i consumatori. È quindi possibile individuare un paniere di consumo (x,y) che assicura ad entrambi i consumatori lo stesso livello di utilità. Bisogna però verificare se per almeno uno dei due esiste un vantaggio reciproco per scambiare queste quantità, andando a vedere se ci sono panieri di beni (x,y) che rispetto alla dotazione iniziale permettano ad entrambi, o almeno ad uno, un livello di utilità maggiore, senza penalizzare l’altro. I panieri che si trovano a nord-est rispetto alla curva IC* sono preferibili per il consumatore A. I panieri che si trovano a sud-ovest rispetto alla curva IC* sono preferibili per il consumatore B. L’insieme dei panieri di consumo (area della scatola) che sta tra le due curve di indifferenza che si intersecano, mostra che esistono dei panieri strettamente preferiti per entrambi i consumatori, che quindi hanno un incentivo reciproco a scambiare le due quantità, per ottenere un livello di benessere maggiore. In questa economia vige il baratto, ma i consumatori possono immaginare un prezzo psicologico che è la disponibilità a scambiare il bene con un altro (saggio marginale di sostituzione). La pendenza della curva misura la disponibilità a scambiare un bene con un altro per il determinato consumatore.

Scambi reciprocamente vantaggiosi all'interno della scatola di Edgeworth

L’ipotesi rimane sempre quella di un’economia di puro scambio, senza moneta. I due consumatori individuano un prezzo relativo a cui trovano conveniente scambiare le loro dotazioni iniziali. Facendo ricorso alla propria struttura delle preferenze: in E ciascuno dei due consumatori ha un SMS di: dY/dX = SMS diverso l’uno dall’altro e misurato dalla pendenza della curva di indifferenza in quel punto. Se SMS ≠ SMS , c’è spazio per la contrattazione e per uno scambio vantaggioso per entrambi.

Esempio numerico: nel punto E sia SMSA = 2 e SMSB = 1/2; ossia: il consumatore A è disposto a cedere 2 unità di Y in cambio di 1 unità di X, a parità di utilità, mentre il consumatore B è disposto a cedere 1 unità di X in cambio di 1/2 unità di Y, a parità di utilità. Poiché il SMS rappresenta il prezzo implicito nella struttura di preferenza di ciascun consumatore, uno scambio reciprocamente vantaggioso è possibile. Ad esempio, i due consumatori potrebbero accordarsi così: B cede ad A 1 unità di X e riceve in cambio 1 unità di Y. Lo scambio è vantaggioso per entrambi perché: A era disposto a cedere 2 unità di Y per avere 1 unità di X e invece si priva di 1 sola unità di Y; B era disposto a cedere 1 unità di X in cambio di 1/2 unità di Y e invece riceve 1 unità di Y. Lo scambio ha luogo e i due consumatori si spostano da E a E1bis dentro allo spicchio compreso tra le due curve di indifferenza passanti per E1, con un guadagno di utilità per entrambi. Lo spostamento da E a E1bis non esaurisce tutti i possibili vantaggi derivanti dallo scambio, perché a E1bis corrisponde un ulteriore insieme (seppure più piccolo) di scambi reciprocamente vantaggiosi. Lo scambio non è più conveniente quando A e B raggiungono un punto della scatola in cui le loro curve di indifferenza sono tangenti tra loro (SMSA = SMSB). In tale punto NON c’è incentivo a continuare a scambiare (ossia ad allontanarsi da esso) perché al guadagno di utilità dell’uno corrisponderebbe una perdita per l’altro: i due insieme che rappresentano un guadagno per ciascuno sono disgiunti (E2). L’allocazione E2 si dice Pareto-efficiente o Pareto-ottimale poiché non è possibile individuare un’altra allocazione, diversa da E2, tale da migliorare il benessere di entrambi i consumatori.

Definizione di Pareto-efficienza

Un’allocazione si dice Pareto-efficiente se non è possibile migliorare la posizione di qualcuno, senza peggiorare la posizione di qualcun altro.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/03 Scienza delle finanze

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Federica1542 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Scienza delle finanze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Toso Stefano.
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