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FISIOPATOLOGIA DEL METABOLISMO DEGLI IDRATI DI CARBONIO

GENERALITA’: iperglicemia:

1) [glucosio ematico] > 110 mg/100 ml.

 ipoglicemia: [glucosio ematico] < 40-50 mg/100 ml.

- sindromi ipoglicemiche:

- lievi e moderate: caratt, da fame, astenia, sudorazione e tachicardia;

- gravi: caratt, da confusione mentale, cefalea, sonnolenza, convulsioni, coma e morte nei casi più gravi.

- secondarie , causate da eccessiva secrezione di insulina per adenomi o iperplasie pancreatiche.

- primitive , dovute a malattie del fegato che rendono insufficiente la produzione epatica del glucosio o dovute

a malattie del metabolismo del glicogeno determinate da un difetto enzimatico su base genetica, definite

glicogenosi. legami α1-4,con

2) BIOCHIMICA DEL GLICOGENO: è un polimero formato da residui di glucosio legati con

ramificazioni grazie a legami α1-6 .

- glicogenolisi, 

grazie all’enzima α1-4

glicogeno fosforilasi fosforilazione del legame

 

all’estremità non riducente glucosio-1-fosfato conversione in glucosio-6-fosfato,

grazie alla fosfoglucomutasi conversione in glucosio, grazie alla glucosio-6-fosfatasi,

enzima presente solo nel fegato.

- glicogenosintesi  conversione del glucosio-6-fosfato in glucosio-1-fosfato grazie alla

fosfoglucomutasi conversione in UDP-glucosio, grazie alla UDP-glucosio pirofosforilasi

 trasferimento del residuo glucosidico dall’UDP-glucosio a un’estremità non riducente

della molecola ramificata del glicogeno, grazie all’enzima glicogeno sintasi (per i legami

ramificati α1-6 viene invece utilizzato l’enzima glicosil 4-6 transferasi.

3) GLICOGENOSI: 1) glicogenosi di tipo I o malattia di Von Gierke: malattia autosomica recessiva dovuta a deficit della

glucosio-6-fosfatasi. Caratt. da epatomegalia, ipoglicemia e acidosi. Si può giungere a morte nei primi anni di vita in

seguito a danni cerebrali da ipoglicemia;

2) glicogenosi di tipo II o malattia di Pompe: α-

malattia autosomica recessiva dovuta ad assenza di

glucosidasi acida (un enzima capace di liberare glucosio dai polisaccaridi e disaccaridi tramite idrolisi). Rappresenta

la forma più grave di glicogenosi ed è caratt. da cardiomegalia, tachicardia, dispnea, edema polmonare ed

insufficienza cardiaca congestizia, vomito e stitichezza;

3) glicogenosi di tipo III o destrinosi limite: malattia autosomica recessiva dovuta alla mancanza

dell'enzima deramificante. Pertanto il glicogeno riesce ad essere degradato solo parzialmente e il quantitativo di

glucoso liberato sarà ridotto. Le manifestazioni cliniche sono simili alla glicogenosi di tipo I ma, in genere, più lievi.

4) glicogenosi di tipo IV o amilopectinosi: mancanza dell’enzima ramificante glicosil

malattia dovuta a 4-

che comporta una sintesi anomala di glicogeno (struttura simile all’amilopectina e da qui deriva il nome

6 transferasi, E’

della malattia), che risulta poco solubile. la forma più rara di glicogenosi ed è caratt. da sintomi gastrointestinali

aspecifici, epatosplenomegalia. Nei pazienti che vivono più a lungo è presente cirrosi e ascite e possono morire di

insufficienza epatica cronica, emorragie e insufficienza cardiaca.

5) glicogenosi di tipo V o malattia di Mc Ardle: malattia autosomica recessiva dovuta ad un difetto di

E’ caratt.

scissione del glicogeno che esiste solo nel muscolo scheletrico, per assenza in esso di glicogeno fosforilasi.

da adinamia e crampi muscolari, che insorgono dopo esercizio fisico, da ridotta forza muscolare e, nei pazienti con

età > 40 anni, da atrofia dei singoli gruppi muscolari.

6) glicogenosi di tipo VI o malattia di Hers: malattia dovuta questa volta ad un difetto di glicogeno

E’ una glicogenosi epatomegalica.

fosforilasi non a livello muscolare, bensì a livello epatico.

7) glicogenosi di tipo VII o malattia di Tarui: malattia autosomica recessiva dovuta a deficit di

enzima chiave nella glicolisi muscolare. E’ caratt. da

fosfofruttochinasi muscolare, affaticamento muscolare e

intolleranza all’esercizio fisico.

8) glicogenosi di tipo VIII: malattia caratterizzata da normale quantità di glicogeno fosforilasi epatica, ma essa

si presenta in una forma inattiva. Caratt. da epatomegalia e progressiva cerebropatia degenerativa.

9) sindromi da deficienza di glicogeno sintetasi, con manifestazioni simili alla glicogenosi di tipo I.

4) GALATTOSEMIE: malattie autosomiche recessive causate da un deficit congenito di enzimi deputati al

metabolismo del monosaccaride galattosio. Esso, sotto forma di galattosamina, entra a far parte di numerose glicoproteine che sono

costituenti indispensabili delle membrane cellulari. Viene ingerito principalmente come lattosio, scisso poi in galattosio e glucosio da una lattasi

intestinale.

a) sindrome galattosemica dovuta a deficienza di galattosio-1-P-uridil-transferasi

: caratt. da accumulo endocellulare di galattosio-1-

La mancanza di questo enzima spinge l’organismo ad utilizzare vie

P, che provoca ittero, epatosplenomegalia, ascite e spesso galattosuria.

del galattosio: una di queste, però, comporta l’accumulo di

collaterali per il metabolismo galattitolo, che si accumula nel cristallino provocandone

l’opacizzazione (cataratta). I soggetti affetti da una variante di questa malattia (varietà detta “Duarte”) non presentano segni clinici.

b) sindrome galattosemica dovuta a deficienza di galattochinasi: caratt. da accumulo di galattosio e da un quadro clinico più lieve della precedente,

in cui si ha solo l’instaurarsi progressivo di cataratte che possono culminare in cecità.

5) PENTOSURIA: escrezione di pentosi nelle urine. Può essere:

 in seguito all’ingestione di eccessive quantità di frutta;

alimentare,

 secondaria, legata ad altre sindromi, come ad es. distrofia muscolare;

 essenziale, da errori congeniti del metabolismo dei pentosi. Pertanto, essi si accumulano nelle

E’ una malattia autosomica recessiva che

urine (pentosuria, soprattutto di L-xilulosio).

non presenta manifestazioni cliniche degne di nota. Tuttavia, di frequente induce una

diagnosi errata di diabete.

6) FRUTTOSURIA: sindrome congenita da intolleranza del fruttosio, che comporta presenza di fruttosio nelle

urine. Tre tipi:

 fruttosuria essenziale: mancanza dell’enzima

la fruttochinasi provoca fruttosemia e fruttosuria. Assenza di

una manifesta sintomatologia clinica.

 intolleranza ereditaria al fruttosio: mancanza di fruttosio-1-fosfato aldolasi, che causa un quadro

clinico ben definito, con crisi ipoglicemica, nausea e vomito. Se non viene subito diagnosticata, si può istaurare un

quadro cronico di insufficienza epatica con ittero, ascite ed edema.

 mancanza ereditaria di fruttosio 1,6-disfosfatasi: ha un quadro clinico simile al precedente, ma

molto più lieve, poiché mancano i segni di insufficienza epatica.

FISIOPATOLOGIA DEL METABOLISMO DEI LIPIDI E DEI

MUCOPOLISACCARIDI

1) LIPOIDOSI: DEF: Gruppo di malattie caratterizzato da errori congeniti del metabolismo, che

comportano la perdita o la deficienza di uno o più enzimi responsabili della degradazione di particolari lipidi.

Essi, pertanto, si accumulano nei tessuti, interferendo con le normali funzioni cellulari.

- forme più gravi: trasmesse come carattere autosomico recessivo e letali, sono spesso dovute ad accumulo di lipidi nei neuroni, provocando

degenerazione nervosa, ma nessun altro danno evidente a livello di altri sistemi;

- forme meno gravi, che causano per lo più una malattia generalizzata, da deposito meno massivo ma diffuso.

a) lipoidosi con accumulo di lipidi normali: sfingolipidosi: accumulo di lipidi

rappresentate soprattutto dalle

contenenti tutti la base sfingosina. caratterizzata dall’accumulo

- Fosfosfingolipidosi o malattia di Niemann-Pick, di sfingomielina, specialmente al livello del fegato e della

milza, causata da deficit di sfingomielinasi. Infatti la sfingomielina si accumula soprattutto nelle cellule fagocitarie del sistema reticolo-

endoteliale (cellule schiumose) concentrandosi in quegli organi che ne sono più ricchi, come fegato e milza, con epatosplenomegalia, cecità e

osservabile sulla retina con l’oftalmoscopio;

ritardo mentale. Segno particolare è la macchia rosso-ciliegia β-galattosidasi,

- Glicosfingolipidosi: a) GM1-gangliosidosi: causata dal deficit di che scindono il galattosio terminale della catena saccaridica

legata alla sfingosina di GM1 (ganglioside monosialico 1). Ciò provoca accumulo di GM1 anche nelle cellule tubulari

del rene, oltre che nel fegato e nella milza.

b) GM2-gangliosidosi: causata dal deficit delle esosoaminidasi lisosomiali A e B, necessarie per idrolizzare la N-acetil-

galattosamina legata alla sfingosina di GM2 (ganglioside monosialico 2). Un esempio di GM2-gangliosidosi è la

sindrome di Tay-Sachs, causata dalla deficienza ereditaria di esosoaminidasi A, che comporta accumulo di GM2 nei

neuroni del SNC e nelle cellule della retina (macchia rosso-ciliegia; cecità). Un altro esempio è la malattia di

Sandhoff, causata da deficienza di esosoaminidasi A e B.

c) Cerebrosidosi o Malattia di Gaucher, causata dal deficit di glucosilceramido idrosilasi e consistente in una fatale

degenerazione cerebrale, splenomegalia e anemia.

d) Malattia di Fabry o angiocheratoma corporis diffusum: glicosfingolipidosi non gangliosidica legata al cromosoma X

e quindi ha la sua piena espressione solo nell’uomo. Dovuta a deficienza dell’enzima α-galattosidasi che provoca

accumulo di ceramide triesoso.

b) lipoidosi con accumulo di lipidi anormali: un esempio è:

malattia autosomica recessiva nella quale si ha un’incapacità nel degradare i lipidi che

alattia di Refsum o atassia polineuritiforme,

- M

contengono acido fitanico, che provoca il loro accumulo. Come dice il nome, è caratt. da polineuropatia con miopatia e atassia cerebellare.

c) leucodistrofie: .

lipoidosi cerebrali che influenzano maggiormente la sostanza bianca

una β-galattosidasi che provoca l’accumulo di un lipide anormale, il

- leucodistrofia globoide o malattia di Krabbe: dovuta a deficienza di

“corpi

galattosil-ceramide, in globoidi” localizzati nel cervello.

così chiamata poiché dovuta all’accumulo nei nervi di un lipide (un

- leucodistrofia metacromatica: sulfatide, a causa della deficienza di

aril-solfatasi) che si colora metacromaticamente di giallo-marrone con il colorante cresil violetto.

2) ALTERAZIONI DELLE LIPOPROTEINE DEL PLASMA:

deficienza familiare di α-lipoproteine

a) malattia di Tangier: per (HDL), che hanno la funzione di rimuovere il colesterolo

LDL in eccesso. Infatti i suoi esteri si accumulano soprattutto a livello delle tonsille, che si presentano con una sovracolorazione arancio o giallo-

grigia al di sopra della normale mucosa rossa. Inoltre, anche le cellule del sistema reticolo-endoteliale risultano ripiene di esteri di colesterolo. Nei

pazienti affetti si riscontra anche neuropatia periferica e spesso manifestazioni vascolari di varia entità.

deficit o assenza di β-lipoproteine

b) acantocitosi: (LDL)

rara malattia autosomica recessiva dovuta a e caratt. da steatorrea (eccesso

di grasso nelle feci, per riassorbimento di acidi grassi rallentato a causa della carente formazione di chilomicroni), debolezza muscolare, strabimo e

protuberanze irregolari o “spine”

disturbi cardiovascolari. Nei soggetti affetti da questa malattia, i globuli rossi presentano sulla loro superficie e

vengono perciò chiamati acantociti. Questo avviene per diminuzione della componente lipoproteica della membrana eritrocitaria.

b) iperlipoproteinemie: dovute a eccesso di lipoproteine. Vi sono 5 tipi:

- tipo I o iperchilomicronemia familiare: rara affezione caratt. da plasma lattescente, xantomi (degenerazioni della pelle di colore

giallastro, dovute ad accumulo di lipidi) e dolori addominali.

- tipo II o iperbetalipoproteinemia (LDL): caratt. da elevata incidenza di aterosclerosi, xantelasmi (depositi di colesterolo giallastri,

localizzati sotto la pelle al di sopra o intorno alle palpebre) e xantomi. Per questo motivo è anche chiamata xantomatosi familiare.

caratt. da aumento sia di β-lipoproteine

- tipo III: che di altri lipidi (colesterolo e trigliceridi), da frequenti lesioni aterosclerotiche e xantomi.

- tipo IV: caratt. da accumulo di VLDL ed è spesso associata a aterosclerosi, obesità e diabete.

- tipo V o dislipemia mista: caratt. segni che consistono nella combinazione variabile di quelli relativi alla iperlipoproteinemia di tipo I e di

tipo IV.

3) MUCOPOLISACCARIDOSI: DEF: anomalie del metabolismo di mucopolisaccaridi =

glicosamminoglicani, cioè catene di disaccaridi (acido uronico + aminozuccheri,

come glucosamina o galattosamina) che si ripetono. Spesso i glicosamminoglicani

sono legati fra di loro per formare proteoglicani (mucoproteine), importanti

elementi strutturali del tessuto connettivo.

I sei tipi di mucopolisaccaridosi principali sono i seguenti:

a) tipo I o malattia di Hurler: detta anche gargoilismo perché caratt. da alterazioni scheletriche (nanismo, grave cifosi e difetti

cranici che conferiscono una caratteristica facies) e da un aumento di grandezza del tessuto connettivale delle labbra, della lingua (macroglossia),

dell’endocardio e delle arterie coronarie (come anche quelle si presentano ingrandite per l’accumulo

del cuore. Infatti, le cellule di molti altri tessuti)

di mucopolisaccaridi acidi specialmente nei lisosomi. Un segno caratt. della malattia è il cronico scolo di muco nasale, di composizione diversa da

quella normale, dovuto ad alterazione delle ghiandole mucipare e all’infossamento della radice del naso (naso a sella). Nelle urine si ha eliminazione

di dermatan-solfato e eparan-solfato nel rapporto 2:1.

b) tipo II o malattia di Hunter: caratt. da manifestazioni simili alla malattia precedente ma meno gravi. La malattia è legata al

cromosoma X, per cui nelle madri eterozigote le cellule saranno “a mosaico”, cioè alcune presenteranno l’accumulo di mucopolisaccaridi altre no. A

differenza della malattia di Hurler, nelle urine si ha eliminazione di dermatan-solfato e eparan-solfato nel rapporto 1:1.

c) tipo III o malattia di Sanfilippo: caratt. soprattutto da nanismo e ritardo mentale, con deformità fisiche meno severe.

d) tipo IV o malattia di Morquio: caratt. soprattutto da nanismo ma non ritardo mentale. I pazienti hanno tipica facies a mascella

prominente, naso corto e bocca larga.

e) tipo V o malattia di Scheie: viene vista come variante della malattia di Hurler, ma con maggiore escrezione urinaria di

dermatan-solfato. Presenta anche irsutismo, retinite pigmentosa e marcata opacità corneale.

f) tipo VI o malattia di Maroteaux-Lamy: è un’altra variante della malattia di Hurler, con maggiore escrezione urinaria di

dermatan-solfato e deformità scheletriche in assenza assoluta di deficit intellettivo.

FISIOPATOLOGIA DEL METABOLISMO DEGLI AMMINOACIDI

Include: - alterazioni del metabolismo degli amminoacidi;

- alterazioni del trasporto degli amminoacidi, sia a livello dei tubuli renali, sia a livello delle cellule della parete intestinale.

In entrambe queste forme (causate da malattie ereditarie, metaboliti nefrotossici endogeni, farmaci nefrotossici) il sintomo

fondamentale è costituito dalla aminoaciduria.

1) ALTERAZIONI DEL METABOLISMO DEGLI AMMINOACIDI:

a) fenilchetonuria: malattia autosomica recessiva da alterazione del catabolismo della fenilalanina, che comporta un

a causa dell’assenza dell’enzima E’

blocco nella ossidazione della fenilalanina a tirosina fenilalanina idrossilasi nel fegato.

caratt. da aumento dei livelli plasmatici di fenilalanina, eliminazione urinaria di fenilalanina, di acido fenilpiruvico e di acido fenillattico (questi

ultimi due prodotti da transaminasi che tentano di ridurre la quantità di fenilalanina presente) e da un ritardato sviluppo mentale (per assenza di

tirosina e per i livelli plasmatici più bassi di tutti gli amminoacidi essenziali, che non permettono una corretta sintesi proteica). Altri segni clinici

spesso presenti sono le lesioni cutanee di tipo eczematoso e pigmentazione ridotta (colorito più chiaro della pelle). La diagnosi è semplice test

con cloruro ferrico: aggiunta di gocce di cloruro ferrico nelle urine. Se diventano verdi-olivastre fenilchetonuria. Un sorprendente effetto

terapeutico si ha con una dieta povera in fenilalanina. dovuta anch’essa ad alterazione del catabolismo della

b) alcaptonuria: rara malattia autosomica recessiva fenilalanina.

Tuttavia, in questo caso, si ha l’assenza dell’enzima che impedisce la conversione dell’acido

acido omogentistico ossidasi, l’acido

omogentistico (catabolita derivante dalla fenilalanina) in acido maleilacetoacetico. Così, omogentistico si accumula nelle

esposte all’aria).

urine, viene ossidato e trasformato in un pigmento nerastro simile alla melanina (colorazione nerastra delle urine In condizioni

normali l’acido omogentistico non viene escreto nemmeno in tracce nelle urine, poiché ha un rapido metabolismo epatico e renale. Si può avere

anche pigmentazione (detta ocronosi) delle cartilagini e di altri connettivi e artrite. Questi altri segni vengono utilizzati per la diagnosi di

alcaptonuria qualora nei soggetti con possibile malattia non sia presente iperpigmentazione delle urine.

2) ALTERAZIONI DEL TRASPORTO DEGLI AMMINOACIDI:

dall’accumulo e dalla formazione di calcoli di

a) cistinuria: malattia autosomica recessiva caratterizzata cistina nel rene,

nell’uretere e nella vescica. La sintomatologia compare di solito nella seconda o terza decade di vita con coliche renali, infezioni ed infine

insufficienza renale. I calcoli ai raggi X si presentano opachi per il loro alto contenuto di zolfo. Il trattamento della cistinuria ha lo scopo di

aumentare la solubilità dell’amminoacido e prevede l’uso della

in modo che non possa formare calcoli penicillamina. Questa sostanza si lega con la

cisteina formando un composto molto solubile e rendendo più facile la sua eliminazione.

difetto dell’assorbimento

b) malattia di Hartnup: intestinale e renale

rara malattia autosomica recessiva dovuta ad un di alcuni

triptofano

amminoacidi (soprattutto ) e si manifesta con esantema cutaneo pellagro-simile da fotosensibilità, crisi temporanee di atassia

cerebellare, presenza di triptofano e dei suoi cataboliti nelle urine e nelle feci.

FISIOPATOLOGIA DEL METABOLISMO PURINICO E PIRIMIDINICO

1) ALTERAZIONI DEL METABOLISMO PURINICO:

Il catabolita terminale del metabolismo purinico è rappresentato dall’acido urico. Esso viene completamente filtrato dal glomerulo e

viene riassorbito a livello del tubulo prossimale. Questo allo scopo di evitare nel tubulo un tasso di acido urico troppo elevato, capace di favorire la

precipitazione di cristalli di urato. Al riassorbimento a livello del tubulo prossimale segue una secrezione a livello del tubulo distale.

a) gotta: è una malattia del metabolismo purinico caratterizzata da attacchi ricorrenti di artrite infiammatoria acuta con

dolore, arrossamento e gonfiore delle articolazioni, causati dal deposito di cristalli di acido urico in presenza di iperuricemia.

La malattia colpisce i soggetti per lo più durante la notte, poiché precipitano più facilmente i cristalli di urato monosodico monoidrato. La gotta, che

viene oggi definita una “cristallosi”, può manifestarsi in maniera più o meno evidente a seconda della fase in cui essa si trova e può assumere

caratteri diversi a seconda che sia o meno associata con altri errori del metabolismo. Infatti, essa può manifestarsi o come una semplice dispurinia,

dell’artropatia

senza manifestazioni cliniche apprezzabili, o assumere i classici aspetti clinici dando il sintomo specifico gottosa, oppure presentare

sine gutta”,

sintomi aspecifici come ipertensione arteriosa, nefropatie e aterosclerosi (“gutta in cui mancano ancora le chiare manifestazioni

gottose). La gotta è una malattia che compare dopo il 30-50 anno di vita e si manifesta soprattutto in soggetti maggiormente predisposti (obesi e

sedentari). Pertanto è tale predisposizione ad essere ereditaria e non la malattia.

è un’alterazione neurologica di natura ereditaria legata al cromosoma X.

b) sindrome di Lesch-Nyhan: E’ caratt. da

ritardo mentale, coreo-atetosi (contrazioni muscolari involontarie) con crisi distoniche (disturbo della tensione), comportamento autolesivo

Questa malattia è causata da un’incapacità

(automutilazione) tipico, con tendenza a mordersi dita, labbra e cavità orale, iperuricemia e iperuricuria.

nella riutilizzazione delle basi puriniche (dovuta a deficit enzimatico) che, perciò, vengono direttamente degradate.

2) ALTERAZIONI DEL METABOLISMO PIRIMIDINICO: più rare di quelle precedenti:

autosomica recessiva dovuta ad un’alterazione della via metabolica della

a) oroticoaciduria: è una malattia

trasformazione dell’acido Quest’ultimo è il precursore delle basi pirimidiniche degli acidi nucleici.

orotico in uridinfosfato.

Dato che la quantità di acido orotico inutilizzato aumenta, esso viene escreto con le urine.

DELL’EME

FISIOPATOLOGIA DEL METABOLISMO

PORFIRIE: DEF: Tutte quelle malattie che interessano il metabolismo delle porfirine e che causano un eccessivo accumulo

e un’aumentata escrezione urinaria dei pigmenti porfirinici o dei loro precursori metabolici.

gruppo prostetico dei citocromi e delle metalloproteine (emoglobina, mioglobina…).

Le porfirine sono molecole importanti perché formano il La

loro biosintesi avviene nel fegato e nel tessuto eritropoietico. 2+

    

Sintesi protoporfirina IX: 2 succinil-CoA + 2 glicina pirrolo 4 pirroli protoporfirina IX protoporfirina IX + Fe eme

A seconda che le porfirine o i loro precursori siano prodotti in eccesso nel midollo eritropoietico o nel fegato, le porfirie si distinguono in:

porfiria

a) porfirie eritropoietiche: eritropoietica congenita o malattia di Gunther: malattia autosomica recessiva da

eccesso di porfirine (per difetto metabolico) estremamente grave e caratt. da una grave fotosensibilità.

Infatti l’esposizione alla luce del sole provoca la formazione di bolle e di flittene (vescicole)

sull’epidermide e successivamente di escare (porzioni di tessuto andate incontro a necrosi), con

perdita di tessuto e mutilazioni. Si ha accumulo di: uroporfirina I nelle urine, che conferisce ad esse

un colore rossastro; coproporfirina I nelle feci; protoporfirina I nei globuli rossi, che causa anemia

emolitica, per riduzione della vita media dei globuli rossi. La protoporfirina I che viene liberata dalla

lisi dei globuli rossi, poi, si accumula nel fegato, nelle ossa e nella cute,dove è causa di fotosensibilità.

protoporfiria eritropoietica: malattia autosomica dominante che può presentarsi sotto due varietà,

chiamate completa e latente, rispettivamente in relazione alla maggiore o minore concentrazione

l’esposizione alla luce

plasmatica di protoporfirina. Nei soggetti affetti da questo tipo di porfirie

solare causa lesioni pruriginose e zone edematose della cute.

porfiria

b) porfirie epatiche: acuta intermittente: malattia autosomica dominante detta anche porfiria di tipo svedese o

dall’elevata escrezione urinaria

pirroloporfiria e caratt. da alterazioni neurologiche sia sensoriali sia motorie e

di precursori porfirinici.

porfiria cutanea tarda: malattia acquisita (cioè che richiede uno stimolo esterno per scatenarsi) o autosomica

recessiva dovuta ad un conglomerato di alterazioni metaboliche della porfirina. Le porfirine prodotte in eccesso

dal fegato si accumulano nel corpo e causano fotosensibilità e emosiderosi (sovraccarico di ferro) I problemi

cutanei compaiono generalmente in età adulta e per questo è detta “tarda”. E’ caratt. anche da ipertricosi

(aumento della pelosità), iperpigmentazione e, in una particolare forma di porfiria cutanea tarda detta

“variegata”, crisi addominali acute.

porfiria acquisita tossica: manifestazione di tipo porfirinico che si verifica in soggetti i quali non avevano

manifestato in precedenza alcuna condizione patologica riferentesi al metabolismo delle porfirine. Dovuta

soprattutto all’azione tossica di farmaci o di sostanze chimiche. Rientrano in questa malattia, infatti, anche le

intossicazioni di piombo che si manifestano nei lavoratori delle industrie e delle miniere.

FISIOPATOLOGIA DEL METABOLISMO DEI TESSUTI

CONNETTIVO E MUSCOLARE

1) COLLAGENE

proteina più abbondante del nostro organismo. E’ formata da 3 catene polipeptidiche. Presenta:

- amminoacidi inusuali : idrossilisina, idrossiprolina;

un’unità X e Y sono spesso la prolina e l’idrossiprolina mentre Gly è glicina.

- tripeptidica caratteristica (Gly-X-Y)n ripetuta , dove

Queste unità ripetute formano tre catene polipeptidiche le quali si assemblano generando la struttura quaternaria del collagene.

maturazione

Una volta avvenuta la sintesi nei fibroblasti, avviene la fase di che ha la funzione di far assumere al collageno le sue proprietà:

insolubilità in acqua, struttura fibrillare, resistenza alla trazione. Gli eventi chimici della maturazione sono:

Dentro la cellula:

- IDROSSILAZIONE: ha la funzione di legare residui OH agli amminoacidi lisina e prolina che diventano idrossilisina e idrossiprolina, grazie agli

enzimi prolina idrossilasi e lisina idrossilasi. Tra i cofattori della reazione vi è la vitamina C.

- GLICOSILAZIONE: reazione che aggiunge molecole glicidiche ai residui OH precedentemente aggiunti. La glicosilazione permette al collagene

di essere riconosciuto dal sistema di trasporto che effettua la sua esportazione al di fuori della cellula.

- RIMOZIONE DEI TELOPEPTIDI: permette di rimuovere le parti estreme della fibra di procollagene che diventa tropocollagene, grazie a

telopeptidasi I e II.

Fuori la cellula:

- OSSIDAZIONE DELLA LISINA: avviene a livello della matrice extracellulare grazie a lisina ossidasi. Ciò permette la formazione di legami

crociati per unione di due lisine tramite legame aldolico. Grazie a questi legami si originano le fibrille di collagene e, dal loro ulteriore

assemblaggio, le fibre vere e proprie.

Quando i processi di demolizione/biosintesi(maturazione del collageno non avvengono correttamente, si originano le

collagenopatie.

2) ELASTINA che anch’esse formano legami crociati. L’elastina

proteina con unità costitutive di tropoelastina ha la funzione di rendere il

connettivo elastico, li dove ce n’è bisogno (legamenti, vasi sanguigni, derma, albero respiratorio) e viene sintetizzata nei fibroblasti.

 scorbuto:

3) MALATTIE DEL sindrome acquisita la cui eziopatogenesi è da ricondurre alla carenza di acido ascorbico

CONNETTIVO (vitamina C) che impedisce una corretta sintesi di collagene. Presenta deiscenza delle ferite ed

emorragie;

 latirismo: sindrome neurologica dovuta ad alterazione della formazione del cross-linkage caratterizzata

da paraplegia spastica degli arti inferiori causata da modificazioni irreversibili del fascio

Dovuta all’ingestione di

piramidale-laterale a livello del midollo spinale. alcune droghe

contenute nelle piante della specie Lathyrus.

 sindrome di Marfan: disseccante dell’aorta,

sindrome caratt. da anomalie scheletriche, aneurisma

lussazione del cristallino, abnorme lunghezza delle dita (aracnodattilia),

aumentata escrezione urinaria di idrossiprolina. E’ dovuta ad alterazione

della formazione di legami crociati sia per il collagene sia per l’elastina.

 sindrome di Ehlers-Danlos: malattia autosomica dominante o legata al cromosoma X caratt.

dalla iperelasticità dei vasi, aumento della estensibilità delle articolazioni e fragilità della cute e dei vasi.

dell’apparato gastrointestinale, del cuore e dei grossi vasi.

Spesso è associata a alterazioni anatomo-funzionali

E’ dovuta ad alterazioni della formazione delle fibrille.

 Osteogenesi imperfetta: malattia anch’essa causata da alterazioni della formazione delle fibrille

ed è caratt. da fratture multiple, deformità scheletrica, lassità dei legamenti, sclera blu ed ipoacusia per

interessamento degli ossicini e dei legamenti dell’orecchio. Due forme: dominante, che si manifesta già alla

nascita; recessiva, che si manifesta in età adulta.

 Pseudoxantoma elastico: difetto dell’elastogenesi .

malattia autosomica recessiva causata da un

Infatti la cute si presenta lassa e anaelastica per la presenza di fibre elastiche frammentate, irregolari e con

estese calcificazioni.

 Omocistinuria: malattia rara dovuta ad un errore congenito del metabolismo e caratt. da presenza

dell’aminoacido omocistina nelle urine. Ha manifestazioni simili alla sindrome di Marfan , da cui differisce

mancanza dell’aneurisma disseccante dell’aorta

per la e per la presenza, di contro di un deficit mentale.

 Amiloidosi (vedi degenerazioni).

4) MALATTIE DEL MUSCOLO:

distrofie muscolari: sindromi caratt. da lesioni muscolari di tipo atrofico in assenza di lesioni primitivamente degenerative a carico

dei nervi. Ciò comporta grave debolezza muscolare. Nelle distrofie, la lesione istologica tipica a livello

muscolare è rappresentata dalla casuale e progressiva distruzione delle singole fibre muscolari e dalla

sostituzione di esse con tessuto adiposo e con connettivo fibroso.

distrofia muscolare di Duchenne: si manifesta in età infantile. E’ caratt. da debolezza della musc.pelvica, musc. pettorali e

progressivamente dei musc. distali degli arti. E’ legata all’X, per questo, nei soggetti femminili, vi è nel muscolo alternanza di miofibrille

normali con miofibrille atrofiche.

distrofia miotonica: è la distrofia più comune. Malattia autosomica dominante che pres. un quadro istologico simile alle altre distrofie,

sebbene non vi siano lesioni a carico dei nervi. Interessa inizial. gli sternocleidomastoidei, poi i muscoli delle mani, della lingua e dei piedi.

Alla debolezza muscolare si associano anche anomalie scheletriche, calvizie, cataratta e, nei maschi, atrofia testicolare.

OBESITA’ E MAGREZZE PATOLOGICHE

OBESITA’

1) .

eccessivo accumulo di tessuto adiposo, sia esso diffuso che localizzato in particolari zone del corpo Non è

una malattia a sé stante, bensì un sintomo.

tessuto adiposo: isolamento termico

 accumulatore di energia chimica.

 contiene adipociti, cellule ad anello con castone che accumulano lipidi provenienti da due fonti:

a) dai trigliceridi circolanti nel plasma: essi circolano sotto forma di lipoproteine di due tipi:

β-lipoproteine

- di origine epatica;

che originano nell’intestino tenue.

- chilomicroni

b) dalla sintesi intracellulare di acidi grassi a partire dal glucosio.

Regolazione nervosa dell’alimentazione:  centro ipotalamico della sazietà, localizzato nella regione del nucleo

ventro-mediano.

 centro ipotalamico della alimentazione, localizzato sullo stesso piano del

nucleo ventro-mediano, ma nella zona ipotalamica laterale. Contiene cellule che

inducono la sete e cellule che inducono la fame.

 l’obesità è spesso familiare.

Fattori eziologici: ereditarietà:

 alterazioni ipotalamiche: da azione irritativa o distruttiva sui centri della nutrizione o della sazietà, oppure da

stress chirurgici o stress psichici acuti;

 fattori psichici, responsabili di iperfagia di origine psicogena;

 diminuzione del consumo energetico;

 ritmo di alimentazione: a differenza di quanto si crede, quando il tubo gastro-enterico risulta vuoto

per un lungo periodo della giornata, i tessuti lipogenetici acquistano l’attitudine ad immagazzinare

rapidamente calorie glicidiche sotto forma di grassi, con aumento del correto enzimatico connesso

con la lipogenesi

1) MAGREZZE PATOLOGICHE dovute ad una deficienza calorica, che può derivare

- da mancato od insufficiente apporto di alimenti;

- da mancato od insufficiente assorbimento degli alimenti che vengono ingeriti;

da eccessivo consumo delle riserve di energia di cui dispone l’organismo.

- oppure possono essere dovute a cause di origine endocrina e neuroendocrina o tumorale.

Malnutrizione proteico-calorica: Se il deficit calorico riguarda tutti gli elementi nutritivi allora si parla di

marasma: il bambino affetto manca di grasso sottocutaneo e il tessuto muscolare è molto ridotto. Non è presente edema.

il deficit riguarda soltanto l’apporto proteico “kwashiorkor”

Se allora si parla di compare quando lo svezzamento è

:

stato praticato con una dieta carente di latte, uova, carne e pesce. Il grasso sottocutaneo può essere normale o persino

che è sempre presente così come l’edema.

aumentato e questo maschera il danno muscolare, Il fegato è ingrossato e steatosico

ed è presente anche diarrea (per irritazioni intestinali ed incapacità di digerire, dovuta ad una riduzione degli enzimi digestivi)

 

perdita di potassio e di magnesio alterazioni muscolari e cardiache. E DELL’EQ.

FISIOP. DEL RICAMBIO IDRO-ELETTROLITICO ACIDO-BASE:

Compartimentazione dei liquidi nell’organismo –

1) Guyton, capitolo 25. Rivedere anche da pag. 330 a pag. 336.

Regolazione dell’equilibrio acido-base –

2) Guyton, capitolo 30.

3) Metabolismo minerale:

potassio - Guyton, da pag. 345 a pag. 351.

- iperpotassiemia: può causare ritmi ectopici e fibrillazione ventricolare.

- paralisi periodica: attacchi improvvisi e intermittenti di paralisi muscolare flaccida (dovuti a riduzione o assenza del

potenziale d’azione) che colpiscono soggetti giovani e apparentemente in buona salute. Può essere:

- iperpotassiemica o adinamia episodica ereditaria. Insorge nei bambini nei primi due anni di vita;

- ipopotassiemica o paralisi periodica familiare propriamente detta. Colpisce i giovani;

+ o tireotossicosi. E’ la più tardiva.

- normo-potassiemica, indotta da somministrazione di K

sodio iponatremia…).

- Guyton, pag. 280 (ipernatremia,

calcio –

e fosforo - Guyton, pag. 351, 352 e 353 regolati da: - paratormone;

- calcitonina;

- vitamina D, pag. 927 e 928 del Guyton.

- all’esame radiografico.

Calcificazioni eterotopiche: deposizioni di sali di calcio in tessuti diversi da quello osseo. Ben visibili

- calcificazioni distrofiche : si formano nei tessuti necrotici o degenerati a causa di fattori locali, dato che il metabolismo del calcio e

  

del fosforo risulta normale. Ad es. se si ha necrosi rottura dei lisosomi liberazione di fosfatasi acida aumento della concentr.

locale dei fosfati fissazione del calcio legato ai fosfati. Le calcificazioni distrofiche nei tessuti in necrosi avvengono nel caso di

tubercolosi, di parassiti morti, di infarti, trombosi, ematomi; quelle nei tessuti degenerati avvengono nel caso di ferite, infiammazioni

croniche, ateroma, etc. a causa dell’alterazione del metabolismo del calcio e del

- calcificazioni metastatiche : si formano nei tessuti apparentemente sani

fosforo, provocando una eccessiva mobilizzazione del calcio dall’osso e la conseguente deposizione di esso a livello tessutale

(soprattutto rene (nefrocalcinosi), polmone, stomaco, vasi sanguigni, cornea). Spesso ciò avviene nei soggetti affetti da

iperparatiroidismo o in soggetti affetti da tumori.

magnesio: il suo metabolismo è scarsamente influenzato da calcitonina e paratormone. Invece lo influenza la vitamina D, che incrementa

l’assorbimento del magnesio a livello intestinale.

2+

- sindromi da eccesso di Mg : diminuita eccitabilità neuro-muscolare.

2+

- sindromi da carenza di Mg : sintomatologia simile alla tetania ipocalcemica.

cloro: diarrea clorurica familiare: sindrome caratt. da eccessiva perdita di cloruri con le feci. Eziologia ancora ignota.

FISIOPATOLOGIA DELLE PROTEINE DEL PLASMA:

1) Metodi di studio delle proteine del plasma:

- precipitazione frazionata con Sali neutri, etanolo o acetone a freddo. Tecnica che permette di separare le proteine

sfruttando differenze di solubilità; L’elettroforesi

- separazione elettroforetica (o migrazione in campo elettrico). è definita come la migrazione di particelle

sotto l’influenza di un campo elettrico. Essa sfrutta la diversa velocità di migrazione delle particelle verso un elettrodo:

più la molecola è grande minore è la velocità di migrazione. Quella su carta permette di separare le proteine del plasma

α α β β e γ-globuliniche;

nelle frazioni: albuminica, , , ,

1 2 1 2

- cromatografia di ripartizione su colonna di resina a scambio ionico e la filtrazione di gel. La separazione cromatografica

si attua sfruttando la diversa attitudine che ogni molecola o ione possiede nel distribuirsi fra due differenti fasi (mobile e

stazionaria);

- ultracentrifugazione. Sottoposte a centrifuga, le proteine sedimentano verso il fondo della provetta con una velocità che è

funzione della loro massa. Con tale tecnica le proteine del plasma vengono suddivise nelle frazioni: 4,5S, 7S e 19S.

2) Funzioni generali delle proteine del plasma:

- mantenimento e regolazione della pressione colloido-osmotica;

- mantenimento e regolazione del pH del sangue;

- trasporto periferico e stabilizzazione di elettroliti, acidi grassi, lipidi complessi, metalli, ormoni, farmaci, etc.;

- sorgente di amminoacidi per i tessuti;

- capacità di emostasi e coagulazione;

- difesa contro le infezioni;

3) Caratteristiche delle proteine del plasma:

a) albumine: sintetizzate dal fegato;

dall’analisi elettroforetica vengono suddivise in α , α , β , β e γ-globuline.

b) globuline: Invece, in base alla loro composizione chimica si

1 2 1 2

ceruloplasmina (che ha la capacità di fissare il rame), l’α acida…

suddividono in: - glicoproteine, tra cui transferrina, -glicoproteina

1

- lipoproteine: HDL (α-lipoproteine), LDL (β-lipoproteine) , VLDL (very low density lipoproteins) e particelle

lipidiche, come i chilomicroni e i lipomicroni.

- proteine semplici.

FISIOPATOLOGIA DELLE CELLULE EMATICHE

1) generalità capitolo 32 del Guyton;

2) indagini di laboratorio – esame emocromocitometrico: conteggio dei globuli rossi, dei globuli bianchi e delle piastrine.

– formula leucocitaria: determinazione percentuale dei vari tipi cellulari di leucociti presenti nello striscio di

sangue periferico. La formula leucocitaria normale è orientativamente la seguente: NEUTROFILI: 60-70%

EOSINOFILI: 1-5%

BASOFILI: 0-1%

LINFOCITI: 20-40%

MONOCITI: 1-6%

– ematocrito: è il volume percentuale di sangue occupato dalle cellule (parte corpuscolata, circa il 45%).

L’ anemia è una riduzione della concentrazione dell’emoglobina, del numero degli eritrociti o del valore

3) LE ANEMIE:

ematocrito nel sangue periferico al di sotto dei livelli normali.

< di 13 g/dl nell’uomo

Livelli di Hb degli anemici: < di 12g/dl nella donna

La causa più frequente di anemia è la carenza di ferro, che presenta una particolare incidenza nelle donne e nei bambini.

L’assorbimento del ferro avviene principalmente nel duodeno. Esso è influenzato da:

- quantità e forma chimica del ferro alimentare. Infatti Il ferro allo stato ferroso è assorbito circa tre volte meglio del ferro allo stato ferrico

probabilmente a causa della maggiore solubilità al ph del lume intestinale.

- succhi gastrici;

- sostanze riducenti;

fattori, ad esempio l’alcool che stimola la secrezione di acido cloridrico e quindi potenzia l’assorbimento del ferro.

- altri

- Cause fondamentali: a) Diminuita produzione di globuli rossi (eritropoiesi);

b) Distruzione o perdita di eritrociti.

Sulla base di queste cause sono stati classificati vari tipi di anemie:

anemie dovute ad una diminuita eritropoiesi:

a) anemie aplastiche: dovute a aplasia o ipoplasia del midollo osseo. Possono essere primitive (ad eziologia ignota) o secondarie a

malattie croniche debilitanti, tumori, radiazioni, raggi-X, sostanze chimiche e farmaci.

b) anemia sideropriva: si verifica quando il ferro corporeo diventa insufficiente a mantenere la massa emoglobinica nei limiti della

norma. Un bilancio negativo di ferro può essere causato da: perdita di ferro (perdite mestruali), aumentata richiesta di ferro (gravidanza),

(ad es. nei pazienti gastroresecati, che hanno subito l’asportazione di una porzione più o meno ampia di

assorbimento inadeguato stomaco

per curare affezioni di varia natura), introduzione inadeguata di ferro alimentare. Patogenesi: diminuzione iniziale concentrazione Hb

risposta eritropoietica compensatoria (3-4 volte la norma) esaurimento riserve ferrodiminuzione sideremia (livelli di ferro plasmatico; i

μg/dl nell’uomo e 100 μg/dl

valori normali sono mediamente: 125 nella donna) microcitosi (riduzione graduale delle dimensioni degli

eritrociti: prima evidenza morfologica) diminuzione proporzione di emoglobina negli eritrocitianemia microcitica ipocromica (dove

microcitica indica eritrociti più piccoli; ipocromica: con un contenuto di emoglobina inferiore alla norma).

c) anemie sideroblastiche: in condizioni normali, nel midollo sono presenti normoblasti contenenti ferro sotto forma di molecole di

ferritina, non utilizzata nella formazione dell’eme. Queste cellule sono definite sideroblasti e sono presenti in proporzioni variabili in un

soggetto normale. Nelle anemie sideroblastiche si verifica un marcato aumento di queste cellule che possono presentare una disposizione

del ferro intracellulare ad anello intorno al nucleo della cellula (sideroblasti ad anello). Ciò impedisce: a) normale emoglobinizzazione delle

cellule; b) maturazione degli eritrociti e la loro immissione nel sangue. Le anemie sideroblastiche possono essere:

- Ereditarie (errori congeniti del metabolismo, struttura o sintesi anormale di enzimi delle vie metaboliche):

a) X-legata;

b) Autosomiche.

- Acquisite: inibitori chimici…);

a) Specifiche (mutazioni somatiche, carenza vitamina B₆,

b) Non specifiche (leucemie, tumori).

b) anemie megaloblastiche: così chiamate per la presenza di megaloblasti. Essi sono eritroblasti patologici che derivano da

un’anomalia di sintesi del DNA, conseguente alla carenza di vitamina B₁₂ (anemia perniciosa) e acido folico. Patogenesi: tumori o

 

infiammazioni croniche atrofia della muscosa gastrica inibizione della produzione del fattore intrinseco di Castle la vitamina B₁₂

 

dall’azione digestiva degli enzimi gastro-intestinali

non è protetta impossibile assorbimento della vitamina impossibile formazione di

(alla cui formazione è importante anche l’acido folico),

timidina trifosfato uno dei costituenti essenziali del DNA difetto di maturazione e

  

divisione nucleare le cellule eritroblastiche non si dividono e diventano più grandi di quelle normali megaloblasti più fragili delle

  L’anemia perniciosa è caratt. da

normali cellule vita più breve anemia. glossite (infiammazione della lingua) atrofica di Hunter, da

gastrite atrofica e dalla sindrome di Lichtheim: (malattia cronica, caratterizzata da focolai degenerativi localizzati nei cordoni posteriori e

laterali del midollo spinale. Il quadro clinico è caratterizzato da tre sintomi fondamentali: parestesie, alterazioni delle sensibilità profonde e

disturbi motori (essenzialmente astenia e facile stanchezza, più raramente vere paresi o paralisi) con diminuzione del tono muscolare e

frequente abolizione dei riflessi profondi). Medicamenti che possono provocare anemie megaloblastiche: antifolici e anticonvulsivi.

anemie dovute a distruzione o perdita di eritrociti:

a) anemie post-emorragiche: da perdita di sangue dovuta a copiose perdite di sangue ed emorragie

b) anemie emolitiche: Si definisce anemia emolitica ogni situazione in cui il ciclo vitale del globulo rosso in vivo è inferiore alla norma

e ciò non è sufficientemente compensato da una aumentata eritropoiesi. La massima attività eritropoietica non riesce ad espletare un effetto

L’emolisi può

compensatorio per un processo emolitico in cui il tempo di sopravvivenza dei globuli rossi sia inferiore a 15-20 giorni.

verificarsi per: l’aumento della permeabilità della membrana eritrocitaria abolisce il gradiente cationico esistente tra l’interno

a) lisi colloido-osmotica:

delle cellule e il plasma. Quindi si ha un aumento di cationi all’interno della cellula e conseguentemente un’entrata di acqua all’interno di

essa, per compensare la pressione osmotica dell’emoglobina e di altre macromolecole. La cellula si rigonfia , con distruzione della

membrana e dei suoi pori e conseguente perdita di componenti intracellulari e di emoglobina e quindi si ha emolisi.

b) perforazione primitiva della membrana cellulare con perdita diretta di emoglobina ed altre macromolecole (tip. di anemie da

autoanticorpi); che causa un’alterazione del rapporto superficie/volume e la cellula diventa sferica, con

c) frammentazione della membrana eritrocitaria,

conseguente aumento della rigidità e diminuzione della plasticità. Le cellule perdono l’abilità di attraversare gli stretti passaggi della

microcircolazione. Così vengono sequestrate, soprattutto nella milza, e distrutte.

d) eritrofagocitosi, da monociti e granulociti neutrofili.

l’aumentata emocateresi possono

I fattori che causano essere:

- extraglobulari: infezioni, sostanze tossiche di origine chimica, sistema immunitario (a causa di reazioni trasfusionali e autoanticorpi;

pag. 66 di “immunologia e citochine”);

vedi

- intraglobulari:

1) alterazioni della membrana eritrocitaria: per alterazione nella produzione dei suoi costituenti. Tra le possibili anomalie morfologiche

eritrocitarie dovute a questo difetto ricordiamo:

- anisocitosi: emazie di grandezza differente;

- poichilocitosi: emazie di forma differente;

- sferocitosi: emazie rotondeggianti (sferociti). Es. sferocitosi ereditaria: è la forma più

comune di anemia emolitica congenita detta anche ittero emolitico di Minkowski-

E’ trasmessa

Chauffard. come carattere autosomico dominante e presenta eritrociti a sfera

(sferociti), ittero intenso (dovuto alla notevole emolisi), splenomegalia, anemia variabile di

tipo ipercromico. Si pensa che la formazione degli sferociti sia dovuta ad una qualche

alterazione a livello della pompa del sodio.

- ellissocitosi: emazie di forma ovale;

- acantocitosi: emazie la cui superficie cellulare non mostra al microscopio un contorno liscio

e regolare, ma spine protoplasmatiche (cellule a ruota dentata).

eritroenzimopatie.

2) alterazioni del metabolismo intracellulare emoglobinopatie*.

alterazioni della produzione dell’emoglobina

3) * Nell'adulto normale sono presenti:

- l'emoglobina A1 (formata da 2 catene alfa e 2 catene beta), che costituisce il 97% di tutte l'emoglobine;

- l'emoglobina A2 (2 catene alfa e 2 catene delta), presente in percentuale inferiore al 3%;

dell‘1%. Infatti l’emoglobina F è un’emoglobina che

- l'emoglobina F (fetale) (2 catene alfa e 2 catene gamma), che costituisce meno

ritroviamo maggiormente nel feto che ha una maggiore affinità per l’ossigeno materno.

della sintesi dell’emoglobina possono essere:

Le alterazioni causata dalla sostituzione della valina con l’acido glutammico in un

anemia falciforme

- qualitative : anemia

determinato punto di ciascuna delle due catene beta dell’emoglobina. E’ un’anemia in cui gli eritrociti possiedono

un tipo di emoglobina normale detta HbS che, quando viene esposta a basse concentrazioni di ossigeno, precipita in lunghi cristalli

all’interno degli eritrociti. Questi cristalli danno al globulo rosso una forma allungata e conferiscono ad essa l’aspetto

(corpi tactoidi)

anziché di un disco biconcavo. L’emoglobina precipitata danneggia inoltre la membrana

di una falce cellulare, per cui la cellula

e si verifica una grave anemia. Spesso, in questi pazienti, si instaura un circolo vizioso noto come “crisi

diventa estremamente fragile

dell’anemia falciforme”, nella quale la bassa tensione di ossigeno nei tessuti provoca l’alterazione morfologica falciforme dei globuli

e che a sua volta provoca un’ulteriore diminuzione della tensione di ossigeno ed una maggior

rossi, che ne causa la rottura

deformazione e distruzione dei globuli rossi. Pertanto, una volta che il processo ha avuto inizio, esso progredisce rapidamente

portando a grave diminuzione della massa dei globuli rossi in poche ore e spesso ad esito letale. Infatti, se la crisi falcemica è tanto

importante da compromettere la irrorazione di un organo si avranno necrosi o infarti localizzati. La distribuzione geografica del gene

responsabile della malattia è simile a quella del parassita malarico e si ritiene che tale prevalenza rifletta una selezione ambientale di

una mutazione a causa dei vantaggi che conferisce al portatore contro la malattia.

Un altro tipo di emoglobina che si può formare da alterazioni qualitative a carico della sequenza amminoacidica della catena

globinica è la metaemoglobina. Viene chiamata metaemoglobina la molecola di emoglobina, strutturalmente normale, in cui l'atomo

2+ 3+

di ferro contenuto nei 4 gruppi eme sia stato ossidato da Fe a Fe . Il cambiamento dello stato di ossidazione priva la molecola della

sua capacità di legare reversibilmente l'ossigeno e quindi perde anche la sua funzione fisiologica di trasporto dello stesso. Ogni

giorno, circa l’1% di tutta l’emoglobina circolante è rappresentata da metaemoglobina, ma una serie di meccanismi protettivi

permettono il ritorno del pigmento a emoglobina. Infatti, se si verifica un deficit congenito della NADH reduttasi (importante nella

riconversione della metaemoglobina in emoglobina normale) si ha metaemoglobinemia. Questo è simile a quello che si verifica nel

dove l’ingestione di fave induce un deficit dell’enzima importante per ripristinare l’NADH.

favismo, glucosio-6-fosfato deidrogenasi

In assenza di quest’ultimo si ha maggiore formazione L’ossidazione da 2+ a 3+ può avvenire

di metaemoglobina. anche per difetti

genetici (metaemoglobinemia ereditaria). In particolare un residuo di istidina prossimale della globina viene sostituito da un residuo

(se ciò avviene nella catena α si parla di emoglobina se ciò avviene nella catena β si parla

di tirosina M di tipo Iwate; di emoglobina

M di tipo Hyde Park. La sostituzione di un residuo di istidina distale con un residuo di tirosina produce invece altri due tipi di

emoglobina M: se la sostituzione avviene nella catena α si parla di emoglobina M di tipo se ciò avviene nella catena β si parla

Boston;

di emoglobina M di tipo Saskatoon). Infatti, tale amminoacido è in grado di legarsi covalentemente all'atomo di ferro stabilizzandone

L’eccessiva formazione di metaemoglobina si può avere anche ad opera di vari composti chimici

l'ossidazione a 3+. o farmaci, come

la fenacetina e derivati del benzene. La metaemoglobina conferisce al sangue una colorazione brunastra e produce cianosi visibile

della pelle. talassemie:

- quantitative sono un gruppo di disordini ereditari della sintesi globinica, dovuti alla difettosa o

assente produzione di una delle catene globiniche (alfa, beta, gamma, delta) che costituiscono le molecole

dell'emoglobina umana. La sintesi difettiva di una globina comporta una produzione sbilanciata delle altre catene. Le catene in

eccesso formano tetrameri instabili che si aggregano nei precursori degli eritrociti e causano eritropoiesi inefficace e anemia. Tanto

maggiore è lo sbilanciamento nella sintesi delle catene, tanto maggiore è la gravità delle manifestazioni cliniche. In base al tipo di

globina interessata si distinguono principalmente due varietà di talassemia:

a) talassemia (microcitemia) beta: è una malattia ad ereditarietà autosomica recessiva caratterizzata da una marcata

riduzione (b talassemia o talassemia classica o di tipo siciliano) o assenza di produzione (b° talassemia o di tipo Ferrara) delle

catene beta-globiniche. La malattia è più diffusa nel bacino del mediterraneo e per questo viene anche chiamata anemia

causata da un

mediterranea. E’ difettoso funzionamento del gene beta-globinico, localizzato sul cromosoma 11, dovuto a

meccanismi delezionali o, molto più spesso, a mutazioni puntiformi che ne impediscono o riducono l'attività. Quando entrambe le

copie, materna e paterna, del gene sono difettose si instaura una condizione di omozigosi che causa:

- talassemia major: grave anemia microcitica trasfusione-dipendente che si manifesta entro i due anni di vita. Presenta

La grave anemia comporta un’iperattività

eritrociti con caratteristiche particolari, detti cellule a bersaglio di tiro a segno.

compensatoria del midollo osseo, che causa a sua volta alterazioni scheletriche, specialmente del cranio (aspetto mongoloide),

favorendo l’istaurarsi di quel quadro radiologico peculiare definito “cranio a spazzola”.

- talassemia intermedia: si rende clinicamente manifesta più tardi e spesso può non richiedere un supporto trasfusionale

costante.

In entrambi i casi si sviluppa un importante sovraccarico di ferro dovuto all'eritropoiesi inefficace e alle trasfusioni, che richiede

l'utilizzo di terapie per rimuovere il ferro in eccesso (ferrochelazione).

Quando, invece, una sola copia del gene è alterata si verifica una condizione di eterozigosi che causa:

- talassemia minor: lieve anemia microcitica, spesso asintomatica, ma trasmissibile ai figli.

b) talassemia (microcitemia) alfa : presenta un modello ereditario più complesso, poiché il controllo genico della sintesi

α

della catena coinvolge due paia di geni strutturali. Ci sono quindi due geni alfa su ciascun cromosoma 16 e, pertanto, possono

instaurarsi una serie di combinazioni patologiche:

- un solo gene difettivo su quattro: nessun segno clinico;

- mutazioni su due geni alfa: quadro clinico simile a quello di individui eterozigoti per la beta-talassemia (portatori sani);

- deficit funzionale contemporaneo di 3 geni: quadro clinico simile a talassemia intermedia;

- deficit a carico di tutti e quattro i geni alfa-globinici : formazione di tetrameri di emoglobina di Bart e morte intrauterina per

idrope fetale (condizione del feto caratterizzata dall'accumulo di fluido, o edema, in almeno due dei compartimenti fetali).

La talassemia alfa è più diffusa in Africa.

4) policitemia: aumento dei globuli rossi circolanti, dovuto all’alterazione creatasi nell’equilibrio dinamico esistente tra produzione e

distruzione delle emazie, tale da stabilire un eccesso di produzione.

5) poliglobulia o eritrocitosi: aumento degli eritrociti circolanti per adattamento funzionale del sistema eritropoietico alle richieste

dell’organismo.

FISIOPATOLOGIA GENERALE DEL CUORE:

1) Generalità Guyton, capitolo 9,10 e 20. Rivedere anche elettrocardiogramma.

L'ipertrofia cardiaca è l’aumento della massa cardiaca in risposta

2) Ipertrofia miocardica - ad un aumento importante e

protratto del carico di lavoro. Pertanto, è considerata una risposta adattativa. Il cuore adulto si ingrossa esclusivamente per aumento del volume

La patogenesi dell’ipertrofia cardiaca

delle cellule esistenti (ipertrofia) e non per aumento del numero cellulare (iperplasia). può essere spiegata con

diverse ipotesi:

l’aumentata domanda lavorativa comporterebbe una locale ipossia tessutale o una diminuzione fino alla scomparsa delle riserve

- energetiche con

Infatti l’ischemia è spesso associata con l’ipertrofia.

accumulo di metaboliti, i quali, a loro volta, indurrebbero o reprimerebbero i processi di sintesi.

l’aumentata tensione della parete o l’ipossia condurrebbero al risultato di un effetto di “tira e molla” che porterebbe alla

- rottura di macromolecole

con la conseguente liberazione di sostanze capaci di stimolare la crescita.

stiramento delle cellule muscolari costituirebbe uno stimolo per l’aumentata sintesi.

- lo

- fattori umorali o ormonici potrebbero rivestire un ruolo preminente nel processo di ipertrofia.

sviluppo di un’ipertrofia miocardica di grado tra lieve e modesto sembra costituire un meccanismo efficiente con il quale il

Lo cuore riesce a

sopperire ad un’aumentata richiesta funzionale. Uno sforzo eccessivo o prolungato può, tuttavia, condurre allo scompenso.

3) Disturbi della frequenza e del ritmo Il cuore possiede una propria:

- frequenza di contrazione (attività cronotropa);

- eccitazione (attività batmotropa);

- forza di contrazione (attività inotropa);

conduzione dell’impulso

- (attività dromotropa).

Turbe dell’attività cronotropa:

 dall’attività automatica del nodo seno-atriale;

dipendono: a)

b) innervazione estrinseca:

- nervo vago: attività cronotropa negativa;

- sistema simpatico: attività cronotropa positiva.

a) tachicardia : frequenza cardiaca > 100 bpm (battiti al minuto).

- tachicardia fisiologica: se aumenta la richiesta di ossigeno da parte dei tessuti (ad es. da sforzo fisico o stress emotivo);

- tachicardia sinusale farmacologica: da farmaci simpaticomimetici (adrenalina efedrina, etc.) o vagolitici (atropina);

- tachicardia sinusale patologica: dovuta a: azione di tossine batteriche sui centri bulbari cardioregolatori; ad aumentata

richiesta di ossigeno da parte dei tessuti nelle varie forme di ipertiroidismo; a necessità di

mantenere una gittata cardiaca sufficiente nonostante il diminuito ritorno venoso, come

avviene nel collasso e in alcune forme di scompenso; a necessità di assicurare un

sufficiente apporto di ossigeno ai tessuti nonostante la diminuita capacità trasportatrice

del sangue, come nelle anemie.

b) bradicardia : frequenza cardiaca < 60 bpm.

- bradicardia fisiologica: si riscontra negli atleti allenati;

da farmaci simpaticolitici (β-bloccanti)

- bradicardia sinusale farmacologica: o vagomimetici;

- bradicardia sinusale patologica: dovuta a: itteri ostruttivi (per azione depressiva esercitata dai sali biliari sulle cellule del

nodo seno-atriale); malattie infettive (tifo); ipertensione endocranica (per eccitazione dei

centri bulbari del vago); nell’ipotiroidismo etc.

Turbe dell’attività

 batmotropa: le alterazioni del ritmo cardiaco (aritmie) dipendono:

sede d’insorgenza dello stimolo;

a) dalla

b) irregolare susseguirsi delle contrazioni (atri e ventricoli);

c) variazioni della forza delle diverse contrazioni.

a) extrasistole

: si definisce extrasistole una contrazione miocardica la cui eccitazione si origina in un centro eterotopo (ectopico) ed il cui

L’extrasistole è definita anche

battito si inserisce nel contesto dei normali periodi di ritmo cardiaco, alterandolo. battito

in quanto ricadente in maniera anticipata rispetto al battito successivo del ritmo di base dell’attività

prematuro, cardiaca.

b) tachicardia parossistica : aritmie caratterizzate da un ritmo ectopico ad elevata frequenza (160-220 bpm) che presentano un

andamento accessuale, insorgendo repentinamente ed altrettanto improvvisamente cessando. Sono spesso

espressione di miocardiopatie.

c) flutter : tachisistolia ectopica ritmica a frequenza compresa tra i 200 e i 400 bpm.

d) fibrillazione : tachisistolia ectopica ritmica a frequenza superiore a quella del flutter, compresa tra i 400 e i 600 bpm.

Turbe dell’attività

 dromotropa: avvengono quando la conduzione dello stimolo viene alterata in seguito a malattie miocardiche, come la

malattia reumatica, la sifilide, l’infarto del miocardio, vizi cardiaci, miocardiosclerosi etc.

: mancata trasmissione dell’impulso originatosi nel

a) blocco senoatriale nodo del seno al miocardio atriale circostante. Se il blocco è

permanente, il cuore non cessa di battere, ma la funzione di segnapassi viene assunta da un centro automatico posto più in basso del nodo

SA, cosicchè il cuore si contrae alla frequenza caratteristica di questo nuovo segnapassi.

b) blocco atrioventricolare : è un difetto nel sistema di conduzione del cuore, che si verifica nella porzione tra atrio e ventricolo.Pertanto,

l'impulso elettrico non raggiunge i ventricoli o è alterato. Possono essere di primo, di secondo e di terzo grado (completo) in base alla

gravità del blocco. Anche nel caso in cui si verifichi un'interruzione completa della conduzione dal nodo senoatriale, i ventricoli continuano

a contrarsi, sebbene ad un ritmo minore, grazie al pacemaker naturale.

c) blocchi di branca destra o sinistra .

4) Vizi cardiaci dicesi vizio cardiaco qualsiasi alterazione anatomica degli apparati valvolari, dei setti interatriale e interventricolare o dei

cuore o una sezione dell’apparato

tronchi arteriosi aortico e polmonare capace di provocare una turba emodinamica in seguito alla quale il

vascolare deve compiere permanentemente un maggior lavoro ai fini di stabilire e mantenere l’equilibrio emodinamico. Possono essere congeniti

L’endocardite reumatica è la causa più

(alterazioni dello sviluppo) o acquisiti, in genere da endocarditi, di natura reumatica o batterica. frequente e

può causare due fenomeni: stenosi o insufficienza valvolare.

 l’endocardite provoca una reazione infiammatoria che sfocia in una parziale saldatura dei lembi valvolari, cosicché

stenosi: durante la fase di

apertura della valvola questi rimangono parzialmente adesi fra di loro restringendo conseguentemente l’orificio valvolare.

l’atrio sinistro si svuota con difficoltà ed il sangue vi ristagna, distendendo

- stenosi mitralica: progressivamente le pareti atriali e provocando un

aumento della pressione endoatriale. Affinché il sangue si porti dal ventricolo destro all’atrio sinistro è necessario un gradiente pressorio fra

non avverrebbe se nell’atrio sinistro non vigesse una pressione più bassa rispetto a quella esistente in

queste due cavità cardiache. Infatti il flusso

tutto il circolo polmonare. Per questo motivo, l’ipertensione atriale si ripercuote anche a monte, verso il circolo polmonare, causando un

aumento pressorio anche dei vasi polmonari sia venosi che capillari ed arteriosi. Ciò costringe il ventricolo destro a un maggior lavoro per

pompare il sangue (ipertrofia del ventricolo destro), allo scopo di mantenere quel gradiente pressorio necessario allo scorrimento del sangue.

Inoltre, aumenta anche l’attività tonica dei vasi venosi polmonari grazie alla contrazione della tunica muscolare, allo scopo di aumentare la

velocità di scorrimento del sangue (ipertensione venosa attiva). Tuttavia, a causa di questo aumentato carico di lavoro duraturo, il ventricolo

destro, dopo un certo periodo di tempo, inizia a cedere poiché le sue riserve energetiche sono consumate. Così esso si svuota con difficoltà e si

dilata per la presenza di maggiore quantità di sangue. Se la dilatazione è troppo eccessiva, essa può provocare insufficienza della valvola

destro. A causa dell’ipertensione atriale destra, le vene cave incontrano

tricuspide e il sangue refluisce durante la sistole dal ventricolo all’atrio

maggiore difficoltà a svuotarsi nell’atrio, per cui è necessario, allo scopo di mantenere un ritorno venoso efficiente, l’ipertono attivo delle vene

circolo. A questo punto si dice che il vizio mitralico si è “tricuspidalizzato”, poiché il compenso è raggiunto con un meccanismo

del grande Inoltre, l’aumentata pressione idrostatica vigente nei capillari

simile a quello messo in atto nei vizi tricuspidali. polmonari induce una certa

quadro dell’edema

quantità di plasma a trasudare negli alveoli. Se la quantità di plasma che inonda gli alveoli è elevata, si genera il gravissimo

polmonare.

- stenosi aortica: il ventricolo sinistro dovrà aumentare il suo lavoro per mantenere una gittata sistolica sufficiente, nonostante il restringimento

dell’ostio aortico. Si verifica quindi ipertrofia del ventricolo sinistro e pressione arteriosa sistolica piuttosto bassa. Tipiche dei pazienti portatori

provocate da ipossia cerebrale transitoria causata all’impossibilità da parte del cuore di incrementare

di stenosi aortica sono le sincopi da sforzo,

adeguatamente la gittata cardiaca in seguito all’improvvisa maggior richiesta di ossigeno da parte dei tessuti.

l’atrio destro si svuota con difficoltà e si verifica, conseguentemente, un’ipertensione venosa a monte dell’atrio destro. Ciò

- stenosi tricuspidale:

può provocare epatomegalia congestizia e ascite, fenomeni provocati dalla stasi intraepatica.

 l’endocardite provoca una reazione infiammatoria

insufficienza valvolare: e conseguente rigonfiamento edematoso dei pizzi valvolari nei

loro punti di contatto. Dopo la formazione di una sclerosi cicatriziale a livello dei lembi, questa si retrae, facendo in modo che i lembi non

combacino più perfettamente durante la chiusura della valvola, cosicché si genera insufficienza valvolare.

quando il ventricolo sinistro si contrae il sangue, oltre a fluire nell’aorta, può anche refluire nell’atrio a causa

- insufficienza mitralica:

dell’insufficienza della valvola mitrale. La quota di sangue che refluisce nell’atrio, che prende il nome di “caput può essere anche

mortuum”,

maggiore della gittata sistolica ventricolare. Ciò conduce alla dilatazione precoce della camera atriale, costretta a contenere il sangue

proveniente dalle vene polmonari insieme a quello che refluisce dal ventricolo, e ad un innalzamento della sua pressione (sebbene essa non sia

cosi elevata come quella osservabile nella stenosi). La gittata sistolica sarà dunque piuttosto bassa ma, poiché il metabolismo dei tessuti non può

svolgersi adeguatamente senza l’ossigeno trasportato dal sangue, il cuore, per mantenere la sua gittata entro limiti accettabili, deve incrementare

la forza di contrazione. Tuttavia, in questo caso, l’incremento della forza di contrazione non fa altro che incrementare il caput mortuum.. Per

questo il compenso può essere raggiunto soltanto attraverso la tachicardia, la quale però facilmente conduce allo scompenso cardiaco.

di sangue dall’aorta al ventricolo sinistro. Quest’ultimo deve quindi

- insufficienza aortica: durante la diastole si verifica un reflusso dilatarsi per

accogliere una maggior quantità di sangue ed ipertrofizzarsi per poter esplicare un maggior lavoro aumentando la gittata sistolica. Ciò comporta

della pressione sistolica, ma una diminuzione della pressione diastolica, a causa del reflusso di sangue dall’aorta al

un aumento ventricolo

sinistro che fa cadere rapidamente la pressione nell’aorta.

- insufficienza tricuspidale: il ventricolo destro sarà costretto a compiere un maggior lavoro, dovendo spingere con la sua contrazione sia il

sangue destinato all’arteria polmonare (e quindi al piccolo circolo) sia il caput mortuum che refluisce nel sovrastante atrio. Inoltre, l’atrio destro

subirà una dilatazione e lo svuotamento delle vene cave diventerà più difficile, con conseguente stasi nel circolo portale con epatomegalia e

ascite. –

5) Scompenso cardiaco In genere, in condizioni fisiologiche, quando al cuore viene richiesto un aumentato lavoro, ciò si verifica sempre

in maniera occasionale e transitoria (sforzo fisico). Tuttavia, una serie di condizioni patologiche (vizi cardiaci, ipertensione arteriosa sistemica,

insufficienza valvolare, stenosi valvolari) possono generare una maggiore richiesta di lavoro dell’apparato

anemie gravi, ipertiroidismo,

cardiovascolare in maniera duratura, destinata a non regredire e spesso ad incrementarsi nel tempo. Il cuore reagisce a questa richiesta attraverso

tachicardia e ipertrofia. Tuttavia, la capacità che ha il cuore di lavorare ad un regime permanentemente più alto, per quanto grande, non è illimitata.

Pertanto, dopo un periodo più o meno lungo di compenso, il cuore non sarà più capace di fornire l’aumentato lavoro richiesto e subentrerà lo

una condizione patologica caratterizzata dall’impossibilità da parte del cuore di mantenere

scompenso. Quindi, lo scompenso cardiaco rappresenta

una portata circolatoria utile a soddisfare le richieste dei tessuti. Pertanto, la portata circolatoria sarà quindi generalmente diminuita al di sotto dei

4-5 litri normali. Gli scompensi possono essere suddivisi in:

- destri e sinistri, a seconda della sezione cardiaca principalmente interessata;

- iposistolici e ipodiastolici, a seconda che il deficit si esplichi primitivamente a carico della gittata sistolica o del riempimento diastolico.

 scompensi iposistolici del ventricolo sinistro:

- scompenso iposistolico sinistro acuto: si verifica in soggetti in cui il ventricolo sinistro non è più in grado di mantenere la sua gittata davanti a

condizioni che richiedono improvvisamente maggiori prestazioni di lavoro. Pertanto, il ventricolo sinistro, avendo esaurito la sua riserva di

energia si contrae con minore forza e si ha una gittata più bassa. Ciò provoca ristagno di sangue a monte, nel circolo polmonare, e le vene

l’asma cardiaco,

peribronchiali ricolme di sangue costringono i bronchi, generando dispnea parossistica. A questa si aggiunge anche

caratterizzato da dispnea sia inspiratoria, sia espiratoria. In condizioni molto gravi si può avere anche l’edema polmonare acuto per aumentata

permeabilità capillare: il plasma trasuda dai vasi e inonda gli alveoli ostacolando gravemente gli scambi respiratori. Il malato si presenta così

l’intervento

intensamente dispnoico ed emette dalla bocca un liquido schiumoso spesso tinto di rosa. Questa crisi è rapidamente letale se

medico non è tempestivo.

- scompenso iposistolico sinistro cronico: simile a quello acuto, con la sola differenza che il cedimento del ventricolo sinistro, invece di

manifestarsi improvvisamente, avviene lentamente, cosicché la riduzione della gittata diventa un fenomeno cronico. La dispnea generata da

questa forma di scompenso non sarà parossistica, bensì permanente.

 scompensi ipodiastolici del ventricolo sinistro:

- scompenso ipodiastolico sinistro acuto: piuttosto raro e provocato da fattori capaci di impedire improvvisamente il riempimento del ventricolo

sinistro (grossi trombi formatisi nell’atrio, mixomi atriali peduncolati). Il risultato è una drastica riduzione della portata circolatoria che si

manifesta con il quadro dello shock cardiogeno, a prognosi spesso severissima.

- scompenso ipodiastolico sinistro cronico: provocato da fattori che alterano cronicamente il riempimento ventricolare, come la stenosi mitralica.

Il diminuito riempimento comporta una diminuita gittata. Il meccanismo che ne consegue è quello della stenosi mitralica (vedi dove è scritto in

grigio e poi continua da qui). Se si verifica un’ulteriore decadimento dell’attività contrattile ventricolare destra, si avrà un’ulteriore diminuzione

della gittata sistolica del ventricolo destro e, conseguentemente, una diminuzione del riempimento diastolico del ventricolo sinistro. Così, mentre

il ventricolo destro va incontro ad uno scompenso iposistolico, il ventricolo sinistro cade in scompenso ipodiastolico. Il quadro clinico sarà

dunque complesso, presentando i caratteri di uno scompenso biventricolare, caratterizzato da una costellazione di sintomi (dispnea, oliguria,

edema…).

 scompensi iposistolici del ventricolo destro:

- scompenso iposistolico destro acuto: si verifica generalmente in seguito a embolia polmonare, rottura di aneurisma nella polmonare o

In seguito all’iposistolia acuta del ventricolo destro si realizza il quadro del cosiddetto “cuore

pneumotorace spontaneo a valvola. polmonare

caratterizzato da abnorme ristagno di sangue nelle vene cave, per impedito scarico nell’atrio destro, che ha un’elevata pressione

acuto”, a causa

del cedimento dell’attività del ventricolo destro. Ciò provoca: turgore della giugulare, epatomegalia, dispnea e cianosi. Inoltre, poiché viene

meno inevitabilmente anche la gittata del ventricolo sinistro, si manifesta il collasso cardiogeno con caduta della pressione, perdita dei sensi e

prognosi grave.

- scompenso iposistolico destro cronico: dovuto a stati ipertensivi polmonari (come nel caso della stenosi mitralica) e a tutte quelle condizioni che

il lavoro del ventricolo destro. La ridotta attività contrattile ventricolare provoca stasi a monte, cioè nell’atrio

aumentano permanentemente e nel

circolo venoso sistemico, per cui si instaura una ipertensione venosa passiva (diversa da quella attiva!). Poiché quindi le vene sono dilatate e

congeste, questa forma di scompenso viene anche chiamata “scompenso Ciò provoca la cosiddetta “cirrosi

cardiaco congestizio”. cardiaca”,

cirrosi dovuta a stasi e a fenomeni degenerativi di steatosi e sclerosi. A livello renale la stasi provoca diminuzione della diuresi (rene da stasi).

La rallentata velocità del circolo provoca inoltre maggior desaturazione dell’emoglobina e conseguente cianosi. Il sintomo più appariscente e più

costante è costituito però dagli edemi (ascite, idrotorace).

 scompensi ipodiastolici del ventricolo destro:

- scompenso ipodiastolico destro acuto: molto raro, riproduce dal punto di vista patogenetico la corrispondente forma a carico del ventricolo

sinistro (scompenso ipodiastolico sinistro acuto).

- scompenso ipodiastolico destro cronico: differisce dalla forma iposistolica solo per la patogenesi, in questo caso dovuta ad un ostacolato

riempimento diastolico, come avviene ad esempio, nella stenosi tricuspidale. Pertanto il quadro clinico è dominato dalla stasi venosa.

turbe dell’equilibrio idrico ed elettrolitico nello scompenso cardiaco

 – vedi pag. 243-244 del Guyton.

FISIOPATOLOGIA DELLA CIRCOLAZIONE E DEI VASI:

1) Ipertensione Un soggetto viene ritenuto “iperteso” quando la sua

aumento abnorme della pressione arteriosa sistemica.

pressione arteriosa media è maggiore di 110 mmHg a riposo. Per circa il 90% degli individui che hanno ipertensione, non è possibile stabilirne

l’eziologia specifica. Tuttavia si pensa che l’ipertensione possa avere diverse origini:

- neurogena, da stimoli psicogeni (stress) o da adeguamento della sensibilità dei barocettori a pressioni più elevate;

- dovuta a eccesso di sale ipertensione da sovraccarico di liquido (vedi pag. 201, 202, 203 e 204 del Guyton).

la malattia ha spesso un’incidenza familiare;

- dovuta a fattori ereditari: 

elasticità dell’aorta

- dovuta a ridotta (arteriosclerosi ispessimento delle arterie);

(per tireotossicosi, insufficienza valvolare aortica…);

- dovuta a aumento della gittata cardiaca

da glomerulonefrite, rene policistico…

- renale,

- endocrina, da morbo di Cushing, iperaldosteronismo primario, acromegalia, feocromocitoma (per aumentata secrezione delle catecolamine);

- da carenza di sostanze anti-ipertensive, come le prostaglandine (isolate nella midollare renale) che promuovono la dilatazione

arteriolare periferica

RIVEDERE CAPITOLO 19 DEL GUYTON.

2) Shock o collasso la presenza di ostacoli meccanici alla funzione del cuore, deficit gravi del ritorno venoso, del riempimento diastolico o

della forza di contrazione miocardica possono provocare una condizione di insufficienza circolatoria acuta. Lo shock è dunque

una sindrome causata da una ridotta perfusione a livello sistemico con conseguente sbilanciamento fra la disponibilità di ossigeno e la sua

domanda metabolica a livello tessutale che, se non trattata, ha evoluzione rapida e ingravescente fino alla morte del paziente. La principale

caratteristica fisiopatologica dello shock è la grave insufficienza del flusso capillare periferico. Se essa è dovuta ad una diminuzione della

Se invece l’insufficienza del flusso capillare

volemia (emorragie, interventi chirurgici, disidratazione, ustioni), allora si parla di shock ematogeno.

periferico è dovuta ad una caduta delle resistenze periferiche, si parla invece di shock neurogeno, che non è altro lo shock da tossinfezione o da

reazione anafilattica. Una volta instauratasi la grave insufficienza del flusso capillare periferico, susseguono tre fasi:

- prima fase, caratterizzata da un ipertono reattivo del simpatico, che provoca vasocostrizione arteriolare e venulare più accentuata nei territori

muscolare, cutaneo e splancnico, allo scopo di preservare il flusso nel circolo coronarico e cerebrale, diminuendo lo spazio vascolare;

- fase intermedia: la vasocostrizione da parte del simpatico è talmente elevata da riservare il flusso ematico esclusivamente al circolo coronarico e a

quello cerebrale e il volume capillare circolante nei territori muscolare, cutaneo e splancnico è nettamente insufficiente e si instaura acidosi

metabolica; (irreversibile): l’accumulo di metaboliti acidi provoca la perdita del tono degli sfinteri arteriolari, mentre continua la costrizione

- terza fase

venulare. Ne consegue il ristagno di sangue nel territorio capillare con aumento della pressione idrostatica e fuoriuscita di liquidi verso gli spazi

extravascolari. –

3) Emorragia la fuoriuscita di una quantità più o meno notevole di elementi figurati dal torrente

per emorragia si intende Quest’ultima può

circolatorio, in seguito ad alterazione della parete vasale. derivare da un trauma o da uno stato morboso che leda la

parete vasale, oppure da difetti vascolari, come teleangectasie, scorbuto, o infine da piastrinopenie e piastrinopatie. La parete vasale può essere

Quando si hanno piccole emorragie disseminate nelle mucose e nella cute denominate “petecchie”, si

alterata anche da ateromi o da ulcere gastriche. Conseguenze dell’emorragia:

instaura lo stato patologico che prende il nome di porpora.

- rapida diminuzione del volume di sangue;

- perdita di una quantità più o meno notevole di eritrociti, trasportatori di ossigeno ai tessuti.

Se l’emorragia è di discreta ma non grave entità, il volume plasmatico perso viene reintegrato per passaggio di liquidi dallo spazio interstiziale a

quello vascolare. –

4) Trombosi la massiva coagulazione del sangue all’interno dei vasi.

per trombosi si intende I fattori predisponenti della trombosi vengono

classicamente riassunti nella cosiddetta “triade (ogni condizione è necessaria, ma da sola non è sufficiente):

di Virchow”

- alterazioni delle pareti dei vasi o del cuore: infatti, tutte le zone di disendotelizzazione costituiscono un punto di inizio ed uno stimolo alla

aggregazione delle piastrine.

- rallentamento della corrente sanguigna (ciò avviene più facilmente nelle biforcazioni arteriose o nelle sacche aneurismatiche, dove si formano

anche vortici e controcorrenti).

- modificazioni dei costituenti del sangue.

Così come un coagulo, il trombo può poi andare incontro a retrazione, la quale può provocarne la frammentazione.

5) Embolia Una delle evenienze più frequenti della trombosi è il distacco dal trombo iniziale di trombi più piccoli che vengono trasportati in

Il trasporto nel sistema vascolare e l’arresto in una qualsiasi sezione di esso di materiale non

circolo. disciolto, viene definito embolia. Il materiale

trasportato prende il nome di embolo. Gli emboli non rappresentano soltanto trombi più piccoli trasportati in circolo; infatti gli emboli possono

essere rappresentati anche da cellule neoplastiche che si distaccano dalla massa tumorale, da frammenti di tessuti necrotici. Frequenti sono gli

emboli di natura gassosa, specie nei subacquei nei quali l’azoto atmosferico si può sciogliere nel sangue. L’embolo, qualunque sia la sua

costituzione, una volta formatosi, segue la corrente circolatoria che lo trasporta, arrestandosi nelle strettoie del sistema vascolare.

6) Infarto Una conseguenza della trombosi e dell’embolia è l’arresto della circolazione nel tessuto irrorato dal vaso sanguigno leso dal

L’effetto più grave che si viene a determinare a carico del tessuto irrorato dal vaso colpito da trombosi o da embolia è

processo patologico.

l’ischemia. Se la trombosi o l’embolia non colpiscono un vaso terminale, c’è la possibilità che si instauri un circolo collaterale e che venga in

qualche modo garantita una fornitura di ossigeno sufficiente al tessuto in esame, evitandone la necrosi. Tuttavia, se l’embolia o la trombosi

colpiscono un vaso sanguigno terminale, l’ischemia che ne consegue si instaura rapidamente e diviene duratura senza che ci sia possibilità che si

stabilisca un circolo collaterale valido: in questo caso la zona di necrosi prende il nome di infarto (vedi cardiopatia ischemica, pag 232. del

Guyton). La zona infartuata si presenta nel contesto dell’organo colpito come un’area a forma di cono con apice nel punto in cui l’arteria è stata

occlusa e base sulla superficie dell’organo. La zona risulta circondata da un alone iperemico che fornisce macrofagi, i quali attaccano e lisano

l’infarto, sostituendolo da tessuto connettivo di granulazione.

FISIOPATOLOGIA DELLA FUNZIONE RENALE

1) generalità capitoli 26 e 27 del Guyton;

caratteri e composizione dell’urina normale:

2)

- peso specifico: 1015-1025;

- volume: varia sensibilmente a seconda della capacità di concentrazione del rene. 1000-1600 ml al giorno.

- pH: il valore medio è di 5,8.

l’urina raccolta di recente si presenta perfettamente limpida. Se alcalina, può intorbidirsi per precipitazione di fosfati di

- torbidità: calcio e

magnesio. In condiz. patologiche, l’intorbidimento può essere dovuto alla presenza di sostanze mucoidi, mucoproteine o di elementi corpuscolati.

viene definito normalmente “sui In alcune circostanze, l’urina può assumere un particolare odore che può essere caratteristico

- odore: generis”.

morbosa o dell’alterazione metabolica di cui esso è il risultato;

della condizione

- colore: varia dal giallo citrino molto pallido al giallo intenso.

- costituenti organici: acqua, urea, ammoniaca, acido urico, creatinina, amminoacidi, acido ippurico, pentosi (ma non il glucosio!), corpi

chetonici, acido lattico, acido ossalico, urobilinogeno.

- costituenti inorganici: zolfo, fosfati e floruri.

- sedimento urinario: eritrociti (in numero molto esiguo se non in casi patologici), leucociti, cellule di sfaldamento…

3) nefropatie possono essere determinate da agenti infettivi o tossici, da fattori immuno-allergici oppure essere di natura neoplastica.

- alterazioni dei glomeruli:

- glomerulonefrosi: alterazioni di natura degenerativa o distrofica;

- glomerulonefriti: alterazioni di natura infiammatoria più frequenti rispetto alle precedenti. Poche volte le glomerulonefriti possono essere

cioè che si instaurano i in seguito al passaggio ed alla localizzazione dell’agente patogeno

intrainfettive, a livello di alcuni glomeruli ed alla

cioè si instaurano in una fase regressiva dell’infezione,

successiva infiammazione. Più spesso le glomerulonefriti sono di natura post-infettiva,

quasi sempre ad eziologia streptococcica. Infatti in questo caso le glomerulonefriti sono causate dalla formazione e conseguente precipitazione

che, fissandosi alla membrana basale, provocano una risposta di tipo infiammatorio. L’infiammazione riduce l’ultrafiltrato

di immunocomplessi

più gravi portare all’anuria. La glomerulonefrite può guarire con restitutio ad integrum, ma altre volte cronicizzarsi, innescando

e nei casi i

processi degenerativi che instaurano il quadro della nefrosi.

- alterazioni dei tubuli: tubulari sono sensibili all’azione di numerose sostanze tossiche e a veleni e vanno incontro a un processo degenerativo,

- tubulonefrosi: le cellule

che può comprendere tutte le alterazioni distrofiche e degenerative comuni agli altri distretti parenchimali dell’organismo, quali il rigonfiamento

torbido, la steatosi, la degenerazione jalina etc., la cui evoluzione conduce prima o poi alla necrosi. Condizioni geneticamente determinate e

quindi ereditarie (per lo più recessive) nelle quali le cellule dei tubuli renali sono carenti o sprovviste dell’attività di determinati enzimi o di

sostanze trasportatrici (carriers), vanno sotto il nome di tubulodisplasie.

si ha quando l’attività emuntoria e regolatrice dei reni si riduce a circa 1/3 di quella normale.

- insufficienza renale: l’insufficiente filtrazione può essere causata da

- insufficienza glomerulare: ipotensione arteriosa o glomerulonefrite cronica. Data la diminuita

filtrazione la poca urina formatasi verrà in massima parte riassorbita e si avrà oliguria.

- insufficienza tubulare: il diminuito riassorbimento di acqua e sali provocherà poliuria.

- uremia: è lo stadio terminale dell'insufficienza renale. Il nome deriva dall'accumulo nel sangue e di sostanze azotate, in particolare di urea, a

La intossicazione si riflette su tutti gli apparati vitali dell’organismo causando sonnolenza,

causa dell'incapacità da parte dei reni di eliminarle.

apatia, convulsioni, aritmie, anemie etc… Nei casi più gravi o estremi, l’uremia può sfociare nel coma uremico, caratt. da perdita di coscienza,

anuria, ipotermia ed iperazotemia marcata, con esito fatale.

FISIOPATOLOGIA DEL FEGATO E DELL’APPARATO DIGERENTE

1) fegato –

- anatomia funzionale del fegato Pag. 817 del Guyton.

*

- funzioni del fegato: a) biligenesi ;

b) omeostasi glicemica (glicogenolisi e glicogenosintesi);

c) regolazione del metabolismo lipidico (scissione e sintesi di acidi grassi e colesterolo);

d) metabolismo protidico (sintesi, scissione e trasformazioni di amminoacidi e proteine);

e) regolazione della coagulazione (sintesi dei fattori della coagulazione);

f) emopoiesi ed emocateresi (quest’ultima attuata dalle cellule del Kupffer);

g) regolazione del metabolismo degli ormoni e delle vitamine;

h) ureogenesi;

i) attività detossicante (grazie a meccanismi di coniugazione, ossidazione, riduzione etc.);

l) deposito di ferro.

*Secrezione biliare: il serbatoio naturale della bile prodotta dal fegato è la cistifellea. La bile contiene anioni e cationi inorganici (sodio, cloro,

potassio, calcio…) e sali biliari (acido biliare + amminoacido), bilirubina, colesterolo, fosfolipidi etc (quelli in grassetto sono i costituenti

principali, che devono avere dei rapporti di proporzionalità abbastanza definiti, al di fuori dei quali il colesterolo precipita formando una bile

litogena, cioè bile che da luogo a calcoli). Gli acidi biliari contenuti nella bile sono essenzialmente tre: acido colico, deossicolico e

chenodeossicolico. Essi vengono coniugati con la glicina o la taurina formando i sali biliari (glicocolati (70%) e taurocolati). Una volta completata

la sintesi a livello epatico i sali biliari passano nel duodeno dove contribuiscono a:

- solubilizzare i lipidi;

- attivare la lipasi.

Nel digiuno e nel tenue prossimale essi permettono:

- assorbimento delle vitamine liposolubili ( A, D, E e K).

Quando essi arrivano nel tenue distale, si possono verificare due eventi:

- assorbimento dei sali biliari come tali;

- i sali biliari subiscono idrolisi e ossidazione ad opera della flora batterica intestinale e vengono assorbiti come acidi biliari.

Nel colon si verifica invece:

- assorbimento di altri acidi biliari;

perdita di acidi biliari con le feci (molto piccola, considerando che circa l’85% degli acidi biliari viene recuperato).

-

- principali test per la valutazione funzionale del fegato:

- bilirubinemia (bilirubina libera e coniugata, per la valutazione del metabolismo dei pigmenti biliari);

- albuminemia (valutazione metabolismo proteico);

- transaminasi (valutazione enzimi del siero);

- glicemia (valutazione metabolismo glucidico);

- colesterolemia (valutazione metabolismo lipidico).

- lesioni epatiche: il fegato può andare incontro a:

- processi degenerativi (vedi degenerazioni): tutte tranne degenerazione fibrinoide, degenerazione mucosa e colloidale;

- necrosi;

- processi rigenerativi: il fegato è un organo che ha una notevole capacità di rigenerazione. Essa può essere:

- laminare (riparazione fisiologica): dopo un processo necrotico gli epatociti superstiti rigenerano e ricostruiscono le

lamine epatiche, sfruttando il connettivale normale;

- nodulare (riparazione patologica): la ricostruzione delle lamine epatiche non avviene ordinatamente poiché la trama

reticolare, lungo la quale le cellule neoformate si debbono allineare, è scompaginata. In tal caso si formano focolai di

rigenerazione di tipo anomalo.

- lipoidosi e glicogenosi; 

- pigmentazioni patologiche: - accumulo di pigmenti biliari colestasi;

- accumulo di ferro siderosi;

- accumulo di rame Morbo di Wilson (degenerazione epato-lenticolare).

- itteri Gli itteri epatici si hanno invece per alterata funzione

itteri pre-epatici e post-epatici a pag. 820 del Guyton.

dell’epatocito. La iperbilirubinemia sarà di tipo indiretto o diretto a seconda del livello della lesione. Infatti, se c’è una

l’aumento della bilirubina nel sangue sarà di tipo non coniugato, quindi

turba della captazione o della coniugazione,

Invece, qualora a livello dell’epatocito (dopo la coniugazione) vi sia un difetto della

indiretta. escrezione a livello del polo

biliare, ne risulterà un aumento della bilirubinemia di tipo coniugato e quindi diretta. Tra gli itteri epatici si ricordano:

- sindrome di Crigler-Najaar, in cui per un difetto di glicuronazione, si ha un ittero molto marcato con impregnazione dei

nuclei della base dell’encefalo (ittero nucleare o kernicterus), che comporta gravissime alterazioni neurologiche. Tale evenienza è legata al

fatto che la bilirubina indiretta è liposolubile e, qualora essa si svincoli dal legame albuminico, supera la ancora immatura barriera

ematoencefalica del bambino, per dar luogo ad un quadro neurologico caratt. da stato soporoso, perdita di alcuni riflessi, strabismo e turbe

cardio-circolatorie e respiratorie.

- sindrome di Gilbert, causata sempre da un difetto di glucuronazione, che riduce la capacità degli epatociti di estrarre la bilirubina dal

plasma. Un terzo dei pazienti affetti dalla sindrome sono completamente asintomatici, mentre i rimanenti due terzi accusano disturbi

Un’iperbilirubinemia di tipo indiretto simile

aspecifici quali dolori addominali, affaticabilità, cefalee e malessere. a quella provocata da

in alcuni soggetti, dopo la guarigione da un’epatite acuta. Questi soggetti stanno perfettamente bene, sebbene

questa patologia si può avere

vi sia una lieve colorazione itterica ad andamento oscillante.

- epatiti virali infezioni che si trasmettono o per via ematica diretta o per via sessuale. Le epatiti virali sono dei processi infiammatori

del fegato ad eziologia virale. I principali virus che causano epatite sono: HAV, HBV, HCV, HDV.

Il virus dell’epatite B è un virus a DNA appartenente alla famiglia degli hepadnaviridae. Ha una forma sferica ed è costituito

- epatite B. da un

involucro esterno lipoproteico (envelope o pericapside) contenente l’antigene HbsAg, ed un nucleo interno (capside) che contiene gli

antigeni HbeAg e HbcAg. L’HBsAg è il primo indicatore virologico a comparire nel siero. Precede la comparsa dei sintomi clinici e permane

Dopo la scomparsa dell’HbsAg,

generalmente durante tutta la fase acuta. Di olito, scompare dal sangue durante la convalescenza. compare

l’anticorpo anti-HBs l’HBsAg può persistere a lungo

che rimane per tutta la vita. A volte realizzandosi così lo stato di portatore cronico.

dopo l’HBsAg

Invece, l’HBcAg non è mai libero nel sangue, a differenza dell’anti-HBc, un anticorpo che compare in genere alcuni giorni e

persiste a titoli elevati durante tutta la fase acuta. Successivamente i suoi livelli si riducono gradualmente, restando comunque dosabile per

all’attività replicativa del virus, per cui il dosaggio dell’anticorpo può

anni. Titoli elevati di anti-HBc risultano quasi sempre correlati

dell’HBV. l’HBeAg quasi contemporaneamente all’HbsAg

essere utilizzato come indicatore della presenza Infine, è dosabile nel siero ma

virus, in quanto correlato all’antigene del core. La sua

per breve periodo. Viene considerato un marcatore di infettività del persistenza è un

segno prognostico sfavorevole, di probabile evoluzione cronica del processo epatitico. I portatori di HBeAg sono altamente infettanti. Al

dell’antiCHbe, che segue allaeliminazione dell’HBeAg, sta ad indicare Dopo la penetrazione nell’ospite e

contrario, la comparsa guarigione.

conseguente viremia, il virus si localizza a livello epatico dove avviene la replicazione. Il danno agli epatociti non è provocato direttamente

dall’HBV, ma dalla risposta immunitaria dell’ospite contro l’epatocita infettato.

cellulo-mediata Il quadro clinico presenta:

- PERIODO PREITTERICO: con sintomi aspecifici (astenia, anoressia, nausea, vomito, febbricola o febbre e patologie da

immunocomplessi (artralgie e mialgie).

- PERIODO ITTERICO: comparsa di ittero, epatomegalia, aumento delle transaminasi, che sono un indice di citonecrosi epatica, urine scure

e feci chiare. risoluzione dell’epatite con

- CONVALESCENZA: riduzione progressiva dei valori delle transaminasi oppure CRONICIZZAZIONE ed

epatite cronica infiammazione cronica del fegato che si protrae oltre i sei mesi.

- epatite A. Questa forma di epatite viene anche chiamata epatite a breve incubazione, per distinguerla da quella di tipo B, detta anche a lunga

A differenza delle altre epatiti l’HAV

incubazione. si trasmette quasi esclusivamente per via oro-fecale, generalmente mediante l'ingestione

di acqua o cibo contaminato, spesso molluschi bivalvi come ostriche, vongole o cozze che filtrano acqua con residui fecali contenenti il

virus, mentre è insolita la trasmissione parenterale così come quella sessuale. HAV una volta ingerito penetra attraverso

L’antigene che è stato rinvenuto in soggetti affetti da epatite A prende il

l'epitelio orofaringeo o intestinale nella circolazione sanguigna. clinico è a tre fasi e molto simile a quello dell’epatite B.

nome di Antigene Milano, che somiglia molto ad una lipoproteina. Il quadro

dell’epatite D è un virus difettivo in quanto dipende obbligatoriamente dal virus dell’epatite B.

- epatite D. Il virus ha genoma ad RNA ed

Infatti colpisce soltanto i soggetti già colpiti dal virus HBV. Se infetta simultaneamente all’HBV si parla di coinfezione; se infetta

l’organismo dopo l’infezione di HBV si parla di dell’HBV (

sovrainfezione. Il rivestimento superficiale di HDV è costituito dall’envelope

Una volta all’interno della cellula, l’HDV è in

HBsAg) e questa parte serve al virus per poter penetrare e fuoriuscire dalla cellulla epatica.

L’infezione da HDV

grado poi di replicarsi in modo autonomo. solitamente si manifesta con una forma acuta, che può evolvere verso la

elevata rispetto all’epatite B

forma fulminante in una percentuale di casi più (5%). Inoltre, una sovrainfezione Delta peggiora il decorso di

una epatite cronica B, aumentando la possibilità di evoluzione verso la cirrosi.

- epatite C. Il virus appartiene alla famiglia delle flaviviridae ed è la più frequente causa di epatopatia cronica, incluse la

E’ anche

cirrosi epatica e il carcinoma epatocellulare. la più frequente causa di trapianto di fegato nei paesi industrializzati. La replicazione

epatociti e non c’è integrazione

virale avviene nel citoplasma degli del genoma in quello della cellula ospite come avviene per altri virus

l’HBV.

come La sintomatologia, quando presente, caratterizzata da stanchezza, dolori addominali, calo ponderale, prurito, nausea, vomito

febbre, ittero. 

- cirrosi epatica la definizione di cirrosi poggia su una triade istologica: necrosi cellulare, fibrosi e rigenerazione nodulare (vedi

Tra i principali fattori eziologici della cirrosi epatica ricordiamo:

sclerosi, in patologia del ritmo proliferativo e del differenziamento).

- epatiti;

- malnutrizione;

- morbo di Wilson (o degenerazione epato-lenticolare);

- sifilide;

- turbe metaboliche;

- sostanze tossiche. della cirrosi epatica è caratterizzato dall’insufficienza

Il quadro sintomatologico epatica che causa:

- emorragie, per diminuzione dei fattori della coagulazione;

- edemi e ascite; a causa dell’accumulo di ammoniaca e derivati nel SNC, che può portare al cosiddetto “coma

- encefalopatia epatica, epatico”.

2) apparato digerente:

- digestione e assorbimento dei grassi: i grassi ingeriti con la dieta vengono emulsionati dai Sali biliari, formando micelle

  

contenenti trigliceridi e Sali biliari maggiore accessibilità per le lipasi scissione dei trigliceridi in acidi grassi liberi e glicerolo

 

assorbimento da parte delle cellule della mucosa intestinale riassemblaggio degli acidi grassi liberi e del glicerolo in trigliceridi unione

dei trigliceridi al colesterolo e alle apolipoproteine formazione dei chilomicroni (essenziale per rendere i grassi talmente solubili da essere

  

trasportati nel sistema linfatico) passaggio dei chilomicroni nel sistema linfatico sangue tessuto adiposo e muscolo.

- digestione e assorbimento delle proteine: 

ingresso delle proteine della dieta nello stomaco stimolazione delle cellule della

mucosa gastrica a secernere l’ormone quest’ultimo stimola la secrezione di

gastrina acido cloridrico da parte delle cellule parietali e del

 l’acidità uccide

pepsinogeno da parte delle cellule adelomorfe nella regione delle ghiandole gastriche i batteri, denatura le proteine e

 

attiva il pepsinogeno, grazie a enzimi che lo trasformano in pepsina la pepsina idrolizza le proteine generando una miscela di peptidi il

contenuto dello stomaco passa nell’intestino tenue l’acidità l’ormone

del contenuto stimola le cellule S del duodeno a produrre secretina,

l’HCl), e l’ormone

che stimola il pancreas a secernere bicarbonato (per neutralizzare colecistochinina che stimola la secrezione di enzimi

 

pancreatici le cellule esocrine del pancreas secernono tripsinogeno, chimotripsinogeno e le procarbossipeptidasi A e B le cellule

intestinali secernono l’enteropeptidasi, un enzima proteolitico che scinde il tripsinogeno formando la tripsina la tripsina attiva il

chimotripsinogeno e le procarbossipeptidasi A e B tripsina, chimotripsina e carbossipeptidasi scindono i peptidi in amminoacidi, che

vengono assorbiti dalle cellule intestinali.

- sindromi da alterazioni della secrezione di gastrina:

caratt. da ipersecrezione di HCl e ipermotilità gastrica. Ciò favorisce l’insorgenza di gastriti e di

- sindromi da ipersecrezione gastrinica:

ulcera peptica. Appartiene a questa categoria la sindrome di Zollinger-Ellison, dovuta a tumori pancreatici o ipertrofia delle cellule G della

mucosa antrale. L’ipersecrezione che ne consegue determina ulcere peptiche multiple, anche a livello di tratti intestinali.

- sindromi da iposecrezione gastrinica: caratt. da iposecrezione di HCl e ipomotilità gastrica.

- digestione dei carboidrati: la digestione dei carboidrati avviene grazie all’amilasi e all’amilasi

salivare pancreatica, che scindono

i legami dei carboidrati complessi ottenendo monosaccaridi.

- malassorbimento dei carboidrati: da deficit di amilasi o accelerato transito intestinale. Gli oligosaccaridi, se non vengono scissi,

dato che hanno un’attività osmotica maggiore rispetto ai monosaccaridi, attraggono molta acqua nella cavità intestinale provocando spesso

diarrea acquosa contenente carboidrati. Le sindromi da malassorbimento dovute a deficit di enzimi preposti alla digestione e

dei carboidrati includono:

all’assorbimento responsabile di diarrea e nausea in seguito all’ingestione di latte. E’ dovuta ad assenza di

- intolleranza al lattosio, lattasi;

responsabile di sintomi simili a quelli da intolleranza al lattosio. E’ dovuta ad assenza di

- intolleranza al saccarosio, saccarasi;

dovuto ad un’alterazione dei meccanismi di trasporto di essi a livello di membrana. Infatti in

- malassorbimento di glucosio e galattosio,

questi pazienti vi è spesso glicosuria.

- sindromi da malassorbimento: possono essere idiopatiche (morbo celiaco e sprue tropicale) oppure secondarie, dovute a

infettive, parassitarie, iatrogene dell’intestino tenue, oppure a

insufficienza pancreatica o biliare, a patologie infiammatorie-granulomatose, l’intestino tenue si presenta con parete sottile e

patologie extra-intestinali, come le endocrinopatie. Dal punto di vista anatomo-patologico,

atrofia della mucosa, mentre per quanto riguarda i sintomi clinici si hanno feci pallide, abbondanti e grasse (steatorrea).

- morbo celiaco: malattia a probabile trasmissione poligenica che può comparire fin dalla nascita oppure manifestarsi in età adulta, sebbene

sia presente fin dall’infanzia in una forma più attenuata. La sintomatologia di questa malattia è dovuta all’intolleranza al glutine (presente

nel grano, nella segale, nell’avena e nell’orzo), o meglio della gliadina (proteina che è contenuta nel glutine). L'esposizione alla gliadina

causa una reazione infiammatoria che porta ad un troncamento dei villi che rivestono l'intestino tenue (atrofia dei villi). Ciò interferisce con

l'assorbimento delle sostanze nutritive, poiché i villi intestinali ne sono responsabili. L'unico trattamento efficace conosciuto è una

permanente dieta priva di glutine. I sintomi includono diarrea cronica, ritardo della crescita nei bambini e stanchezza.

- sprue tropicale: malattia caratterizzata da glossite aftosa, da stomatite, da evacuazioni pallide e abbondanti, da debolezza ed anemia


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in odontoiatria e protesi dentaria (5 anni)
SSD:
Docente: Conti Pio
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher grn di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Patologia e immunologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Conti Pio.

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