Estratto del documento

Patologia generale

Patologia genetica

Alterazioni numeriche

Spesso causate dal fenomeno di "non disgiunzione":

  • Euploidie: alterazioni (sempre un multiplo del numero basale) di tutto il cariotipo (aploidia, diploidia, tetraploidia... poliploidie...). Rare e letali (cause di aborto).
  • Aneuploidie: numero anormale (non multiplo) di un singolo cromosoma e non di tutto il cariotipo (es. trisomia 21). Alcune sono letali, altre no (sindrome X0 o sindrome di Turner, XXY o sindrome di Klinefelter, e trisomia 21).

Trisomie

Comportano un iperdosaggio genico:

  • Trisomia 16-18 o sindrome di Edwards.
  • Trisomia 13-15 o sindrome di Patau.
  • Trisomia 21 o sindrome di Down, non solo può essere causata da una non disgiunzione, ma anche dalla formazione di un elemento atipico dovuto ad una traslocazione non conclusa tra due cromosomi eterologhi.

Alterazioni strutturali

Si trasmettono secondo le leggi di Mendel e sono causate da mutazioni come:

  • Traslocazione;
  • Delezione, che causa la sindrome del Cri du Chat (pianto del gatto, caratterizzata da ritardo mentale, orecchie ad impianto basso, eventuale labio-palatoschisi, ma soprattutto il pianto simile al verso di un gatto);
  • Inversione;
  • Sostituzione;
  • Formazione di isocromosomi.

La loro incidenza aumenta all'aumentare dell'età della madre. Queste patologie si verificano secondo il "principio di Hardy-Weinberg", secondo cui la frequenza del genotipo resta costante da generazione a generazione, a meno che non intervengano dei fattori che alterino questo equilibrio, come mutazioni, selezioni, deriva e flusso di geni. Inoltre, le malattie legate ad un singolo gene che si trasmettono mediante la genetica mendeliana sono piuttosto rare, mentre oggi la maggior parte delle patologie si trasmette in maniera "poligenica e multifattoriale".

Polimorfismo genico

La presenza contemporanea nello stesso habitat di due o più forme discontinue di caratteri (es. gruppi sanguigni). Il polimorfismo bilanciato si ha quando è la condizione eterozigote ad essere quella favorevole (per interferenza di fattori genetici e ambientali), e non la condizione di omozigosi.

Patologia del ritmo proliferativo e del differenziamento

Classificazione dei tessuti di Bizzozzero

  • Labili (es. tessuto emopoietico), caratterizzati da continuo ricambio cellulare.
  • Stabili (es. tessuto epatico), caratterizzati da fenomeni proliferativi.
  • Perenni (es. tessuto nervoso), caratterizzati da costanza del numero di cellule.

Alterazioni del ritmo proliferativo

Difetti acquisiti:

  1. Ipertrofia: aumento di volume di organo o tessuto, per aumento di volume delle cellule che lo compongono. Riguarda tessuti perenni.
  2. Iperplasia: aumento di volume di organo o tessuto, per aumento del numero delle cellule che lo compongono, senza modificazioni del rapporto superficie/volume cellulare, nessuna alterazione della velocità di scambio cellula-ambiente. Riguarda tessuti labili. Ricorrono all’iperplasia quando devono ricostituire parte dell’organo andato perduto (fenomeno “fegato rigenerante”) e all’ipertrofia le cell. stabili quando devono aumentare la funzione dell’organo per aumentata richiesta di lavoro (ip. muscolare, cardiaca, renale).
  3. Ipotrofia o atrofia: diminuzione di volume di organo rispetto al volume normale, per diminuzione del volume e/o del numero di cellule. Può essere:
    • Da inanizione (riduzione della nutrizione, anche per disfunzioni digestive/assorbimento, es. gastrite) atrofia del tessuto adiposo atrofia del sist. linfatico etc.
    • Da inanizione locale, per diminuito afflusso di sangue a un determinato organo.
    • Da ipofunzione, tipico di individui costretti a letto per qualche tempo.
    • Muscolare da denervazione.
  4. Da processi flogistici: sclerosi, indurimento patologico di un organo o tessuto anatomico, dovuto a ipertrofia del tessuto connettivo (stroma), con profonda degenerazione e atrofia del parenchima, che ha perso la sua funzione a causa della fibrosi. Spesso il connettivo ipertrofico tende a retrarsi per contrazione, provocando una diminuzione del volume e talora un vero raggrinzimento dell’organo (cirrosi).

Difetti congeniti:

  1. Ipoplasia: dimensioni dell’organo inferiori al normale. Il volume normale, però, non è mai stato raggiunto per un difetto dello sviluppo.
  2. Aplasia: mancanza di un organo perché non si è mai formato.

Alterazioni del differenziamento cellulare

Da repressione di geni regolatori:

  1. Metaplasia: trasformazione di un tessuto ben caratterizzato in un altro altrettanto ben caratterizzato, sia morfologicamente che funzionalmente, sempre entro i limiti della stessa derivazione istogenetica. Può essere:
    • Squamosa, epiteli cilindrici o cubici (tip. dotti pancreatici dell’intestino e vescica) si trasformano in epiteli pavimentosi (squamosi).
    • Ghiandolare, trasformazione di epiteli di rivestimento in epiteli ghiandolari.
    • Dei tessuti connettivi, trasformazione di un connettivo differenziato in un altro tipo di connettivo differenziato. Es. il mixedema, cute ispessita e pastosa per trasformazione del connettivo in uno ricco di mucopolisaccaridi.
  2. Anaplasia: cosiddetto difetto di maturazione, le cui cellule ricordano quelle del compartimento germinativo del tessuto di origine. Tipico dei processi tumorali (alto indice mitotico prevale su differenziamento).

Degenerazioni (indicate con il suffisso –osi)

Definizione

Condizioni patologiche caratterizzate dalla presenza nella cellula o negli spazi interstiziali di sostanze che normalmente non vi sono contenute o che lo sono in quantità non apprezzabili morfologicamente.

Classificazione

  1. Cellulari
  2. Connettivali

Degenerazioni cellulari

  1. Rigonfiamento torbido: da disfunzione mitocontriale. Tipico di fegato, rene e miocardio, che risultano aumentati di volume, compressione sui vasi, diminuzione del volume di sangue, colorito pallido degli organi. Normale: consumo di ATP, mitocondrio rigonfio, entrata di substrati, risintesi di ATP, mitocondrio contratto. Patologico: agenti tossici, come 2,4-dinitrofenilidrazina (2,4-DNP), impediscono l’ossidazione dei substrati impedendo al mitocondrio il ritorno della fase di contrazione. Mitocondrio costantemente rigonfio (forma sferica).
  2. Degenerazione idropica: aumento del contenuto idrico della cellula, per:
    • Aumento pressione idrostatica del liquido interstiziale per stasi venosa, infiammazione sierosa, intossicazioni etc.
    • Riduzione pO2, riduzione energia disponibile per il funzionamento delle pompe Na/K.
    Cellule morfologicamente simili a quelle del rigonfiamento torbido.
  3. Degenerazione vacuolare: contenuto idrico è normale ma compromissione della permeabilità selettiva della membrana cellulare, eccessivo passaggio di albumina proveniente dal plasma sanguigno, vacuoli endocitoplasmatici contenenti albumina. Tipico del fegato, organo più vulnerabile per questa degenerazione.
  4. Degenerazione mucosa: accumulo di glicoproteine (mucina, tipica di cellule caliciformi mucipare e del tessuto connettivo del cordone ombelicale) in cellule che normalmente non le contengono. Generato da processi flogistici cronici a carico dell’apparato gastroenterico o respiratorio o da neoplasie.
  5. Degenerazione colloidale: tipica della tiroide. Inibizione di una delle molteplici tappe per la sintesi degli ormoni tiroidei (assunzione di sodio, perossidazione, idrolisi) accumulo di colloide nei follicoli.
  6. Degenerazione grassa o steatosi: tipica del fegato (steatosi epatica). Accumulo di grassi nel citoplasma, per:
    • Alterazioni del metabolismo lipidico.
    • Alterazioni della sintesi proteica.
    Se adipocita reimmette in circolo gli acidi grassi liberi immagazzinati sotto forma di trigliceridi, metabolismo di tali acidi grassi da parte di epatociti (demolizione o esterificazione, coniugazione con proteine lipoproteine). Esempi di agenti steatogeni: antibiotici, falloidine e tetracloruro di carbonio (inibiscono la sintesi proteica), adrenalina (libera acidi grassi dal tessuto adiposo).

Degenerazioni connettivali

Due cause:

  • Deficienza di enzimi essenziali nella sintesi del collagene, alterazioni a carico del collagene sindrome di Ehlers-Danlos, di Marfan, osteogenesi imperfetta, anomalo aspetto del tessuto connettivo.
  • Deposizioni di sostanze (a volte non prodotte nel tessuto affetto, ma derivate dalla circolazione sistemica, che sono qualitativamente o quantitativamente anormali) in sede extracellulare.
  1. Jalinosi: accumulo di materiale jalino extracellulare (fibrina, proteine plasmatiche, come albumina, frammenti cellulari, piastrine etc.). Possibile aspetto a granuli. Fisiologica trasformazione jalina in: connettivo che sostituisce il corpo luteo. Patologica presente in: sindrome diabetica e stati ipertensivi generali.
  2. Degenerazione fibrinoide: accumulo di sostanza fibrinoide extracellulare. Origine più varia delle sostanze depositate:
    • Immunoglobuline, nell’artrite reumatoide e nel LES.
    • Complessi antigene-anticorpo precipitati.
    • Fibrina, nella reazione di Schwartzman.
    • Prodotti di decomposizione del collagene.
  3. Amiloidosi: deposizione di amiloide (sostanza di natura proteica o glicoproteica) in sede extracellulare. Tipica del tessuto connettivo di organi parenchimatosi di soggetti affetti da alterazioni del sistema immunitario. Infatti, la sostanza amiloide è correlata con la sintesi di catene leggere: la maggior componente (70%) della sostanza amiloide. Esse si trovano sotto forma di fibrille associate a mucopolisaccaridi. Dato che le fibrille hanno una lunghezza inferiore rispetto alle normali catene leggere, si pensa che la malattia sia dovuta a:
    • Delezione di una porzione di DNA impegnato nella sintesi della struttura primaria delle catene leggere che, quindi, risulterebbero incomplete ed alterate (gener. per le amiloidosi primitive).
    • Digestione cateptica intralisosomiale delle catene leggere (gener. per le amiloidosi secondarie).
    Pertanto, ad uno stimolo antigenico prolungato e massiccio il sistema immunitario risponde con un’intensa proliferazione delle cellule immunocompetenti, macrofagi e plasmacellule e, conseguentemente, con un’alterazione del sincronismo di sintesi catene leggere-catene pesanti a netto favore delle prime. Successivamente, l’intervento dei macrofagi con la digestione cateptica a livello lisosomiale delle catene leggere, porta alla formazione di fibrille, che vengono poi depositate all’esterno della cellula. Le amiloidosi possono quindi essere:
    • Primitive: tendono a colpire prevalentemente i tessuti di derivazione mesenchimo-mesodermica, come la muscolatura liscia e striata, il cuore, la cute e i polmoni. Se ne distinguono diversi tipi:
      • Neuropatiche (autosomiche dominanti): neuropatia degli arti inferiori, nella quale la sostanza amiloide si riscontra nei nervi periferici, nei gangli nervosi, nel cuore e nell’apparato gastrointestinale. Infatti la malattia è caratterizzata da iperestesie (aumento della sensibilità) e parestesie degli arti inferiori e da difficoltà alla deambulazione. A queste manifestazioni possono associarsi inoltre disturbi della motilità gastrointestinale e lesioni neuropatiche a carico dell’arto superiore.
      • Neuropatia degli arti superiori, associata alla sindrome del tunnel carpale e caratterizzata da mano con deposito compressivo dell’amiloide attorno ai tendini, ai legamenti e a livello del tunnel carpale. Il deficit sensitivo e motorio si manifesta in età adulta.
      • Neuropatia degli arti con nefropatia: è una forma intermedia tra le sindromi neuropatiche e quelle nefropatiche, riscontrata in soggetti discendenti dalle popolazioni della Gran Bretagna e dell’Irlanda. Vengono colpiti contemporaneamente sia gli arti superiori che inferiori con lesioni anatomo-funzionali a livello del rene (insufficienza dell’organo fino all’uremia), dovute alla deposizione dell’amiloide anche a livello delle arteriole renali.
      • Nefropatiche: è l’unica malattia amiloidosica ereditaria trasmessa con un gene autosomico recessivo. È caratterizzata dalla febbre mediterranea familiare (FMF): dolori addominali (simili a quelli della peritonite), toracici (simili a quelli della pleurite) e alle articolazioni (dovuti a lesioni infiammatorie) accompagnati da notevoli rialzi della temperatura corporea. Tuttavia la lesione più grave è rappresentata dal deposito di amiloide a livello renale, provocando l’insorgenza della cosiddetta “nefrosi amiloidea” grave insufficienza renale coma uremico.
      • Febbre accompagnata da dolori addominali: è molto simile alla precedente ma si differenzia da essa per il fatto che viene trasmessa con un gene autosomico dominante e che non è presente insufficienza renale.
      • Del cuore: sindrome in cui le lesioni amiloidosiche sono maggiormente localizzate a livello cardiaco, provocando insufficienza del cuore destro, aumento pressione sanguigna nei vasi polmonari e nell’atrio destro. Queste lesioni sono associate a dispnea.
      • Localizzate:
        • Carcinoma midollare della tiroide producente amiloide.
        • Distrofia della cornea.
        • Amiloidosi cutanea.
    • Secondarie a processi patologici predisponenti e si localizzano negli organi ricchi di cellule reticoloendoteliali come fegato, milza, reni e surreni. Se ne distinguono diversi tipi:
      • Amiloidosi secondaria ad infiammazioni croniche ed a tumori (tbc, lebbra, sifilide, artrite reumatoide) (morbo di Hodgkin, ipernefroma, feocromocitoma). Amiloidosi dovuta a stimolo antigenico prolungato.
      • Amiloidosi secondaria a mieloma multiplo.

Morte cellulare e necrosi tessutale

Ogni cellula è programmata per funzionare correttamente per un limitato periodo. La durata della vita di una cellula dipende dalla velocità delle reazioni di ossidazione. Nelle cellule post-mitotiche, con l’andare del tempo si accumulano errori di “lettura” e di “traduzione” degli acidi nucleici, con conseguenti sintesi di proteine e enzimi non funzionali. Quando la frequenza degli errori raggiunge un valore tale che uno dei processi metabolici necessari all’esistenza della cellula si riduce al di sotto di un livello critico, la cellula stessa non è più in grado di resistere agli agenti esterni e muore (la morte di una cellula è dovuta alla perdita della propria omeostasi).

Definizione

La cessazione irreversibile del funzionamento della cellula.

Agenti che possono essere causa di morte cellulare

  1. Agenti fisici (temperatura, radiazioni, traumi).
  2. Agenti chimici (veleni, modificazioni del pH).
  3. Microrganismi (virus, batteri, protozoi).

Tuttavia, qualsiasi agente potrebbe causare morte cellulare, poiché la loro attitudine a indurre il danno o la morte cellulare deriva da un sinergismo tra intensità, durata dell’azione lesiva, resistenza e riparazione.

Patogenesi

  1. Alterazione della continuità delle membrane cellulari e degli organuli (traumi o formazione di cristalli di ghiaccio).
  2. Alterazione dei processi metabolici cellulari o dei meccanismi che li regolano.

Caratteristiche

Se la morte cellulare avviene rapidamente, si parla di necrosi: morte quasi contemporanea di un gruppo di cellule non necessariamente dello stesso tessuto a causa dell’azione danneggiante di uno stesso agente o di una stessa associazione di agenti.

Classificazione delle necrosi tessutali

  1. Necrosi da coagulazione: se la causa del danneggiamento è in grado, nel momento stesso che produce la morte, di inibire l’attività di enzimi autolitici, anche i tessuti morti presenteranno un aspetto compatto ed asciutto. Un tipo di necrosi da coagulazione è la necrosi caseosa, contenente una miscela di proteine e grassi.
  2. Necrosi da colliquazione: se, al verificarsi del danno tessutale, l’attività degli enzimi autolitici non viene inibita. Tipica di tessuti colpiti da infezione batterica che provoca la formazione di pus. A volte, evoluzione della necrosi coagulativa.
  3. Necrosi grassa: per particolari evenienze patologiche, il succo pancreatico si riversa nei tessuti circostanti, provocando la scissione dei grassi cellulari da parte delle lipasi in acidi grassi e glicerolo.
  4. Necrosi gangrenosa: se l’apporto di sangue ad un tessuto è insufficiente (gangrena secca). Spesso il tessuto viene rapidamente invaso da batteri (gangrena umida).
  5. Se la morte cellulare avviene per gradi necrobiosi o agonia cellulare.

Dopo la morte cellulare, i macrofagi limitrofi (cosiddette cellule spazzine) fagocitano i frammenti cellulari. Ai fini della sopravvivenza, la morte delle cellule invecchiate è un evento favorevole. Infatti, esse vengono sostituite da nuove cellule prodotte dalla mitosi di cellule già presenti. Tuttavia, le divisioni cellulari hanno un limite. Infatti, in vitro, dopo un certo periodo di tempo, le cellule perdono l’attività mitotica. Il numero delle cellule embrionali (cioè dalla nascita) si raddoppia non più di 50 volte e questo limite è conosciuto come limite di Hayflick. Pertanto, una cellula ha un numero di divisioni programmato. Per questo si ha l’invecchiamento.

Le pigmentazioni patologiche

Definizione

I pigmenti biologici sono un gruppo eterogeneo di sostanze presenti nella materia vivente e che hanno in comune tra loro la caratteristica di assorbire la luce visibile.

Classificazione per origine

  1. Esogeni
  2. Endogeni

Classificazione per struttura chimica

  1. Inorganici, responsabili di:
    • Antracosi: inalazione di polveri di carbone, fagocitosi dalle cellule degli alveoli polmonari, immissione in via linfatica, linfoghiandole ilari e mediastiniche. Tipica del polmone e linfonodi ilomediastinici.
    • Argirosi: deposizione di granuli di argento, introdotti per os.
    • Saturnismo: deposizione di composti di piombo, per ingestione o inalazione. Tipica è la colorazione grigio-scura delle gengive dovuta a deposizione di PbS nelle cellule istiocitarie della sottogengiva.
Anteprima
Vedrai una selezione di 17 pagine su 77
Schemi patologia generale Pag. 1 Schemi patologia generale Pag. 2
Anteprima di 17 pagg. su 77.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Schemi patologia generale Pag. 6
Anteprima di 17 pagg. su 77.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Schemi patologia generale Pag. 11
Anteprima di 17 pagg. su 77.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Schemi patologia generale Pag. 16
Anteprima di 17 pagg. su 77.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Schemi patologia generale Pag. 21
Anteprima di 17 pagg. su 77.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Schemi patologia generale Pag. 26
Anteprima di 17 pagg. su 77.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Schemi patologia generale Pag. 31
Anteprima di 17 pagg. su 77.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Schemi patologia generale Pag. 36
Anteprima di 17 pagg. su 77.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Schemi patologia generale Pag. 41
Anteprima di 17 pagg. su 77.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Schemi patologia generale Pag. 46
Anteprima di 17 pagg. su 77.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Schemi patologia generale Pag. 51
Anteprima di 17 pagg. su 77.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Schemi patologia generale Pag. 56
Anteprima di 17 pagg. su 77.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Schemi patologia generale Pag. 61
Anteprima di 17 pagg. su 77.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Schemi patologia generale Pag. 66
Anteprima di 17 pagg. su 77.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Schemi patologia generale Pag. 71
Anteprima di 17 pagg. su 77.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Schemi patologia generale Pag. 76
1 su 77
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze mediche MED/04 Patologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher grn di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Patologia e immunologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Conti Pio.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community