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Scandinavia dall'eta' del bronzo alla fine dell' Ottocento

Appunti di Lingue e letterature scandinave sulla Scandinavia dall'antichità all'età moderna, con profili storici, politici, economici, letterari delle varie epoche basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Finco dell’università degli Studi di Genova - Unige. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Lingue e letterature scandinave docente Prof. D. Finco

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Letterature scandinave

che confida ai suoi saggi genitori. Suo padre Odino si reca quindi nello Hel, il mondo dei morti, dove ne trova conferma: negli inferi già tutto è

pronto per accogliere Baldr, prossimo alla fine. Nel tentativo di scongiurare il destino incombente la madre Frigg raduna a sé tutto quel che esiste

al mondo, piante, animali, pietre, elementi, imponendo un giuramento universale: mai nulla dovrà recare del male a Baldr. Da allora gli dei

cominciano un gioco, che ripetono ogni giorno al loro consesso. Formano un cerchio intorno a Baldr, lanciandogli qualunque oggetto, armi,

pietre, veleni, perché nulla poteva più nuocergli. Loki, l'enigmatico dio del disordine, non gradiva la scena. Tramutatosi in donna mortale, chiamò

a sé Frigg, riuscendo, con l'inganno, a carpirle il punto debole del figlio: il vischio, che, apparso troppo giovane alla dea, non aveva giurato. Loki

quindi raccoglie una piantina di vischio, torna al consesso degli dei, e si avvicina a Höðr, il fratello di Baldr: Höðr è cieco, non può partecipare al

gioco degli dei; Loki quindi afferma di volerlo aiutare, perché possa anch'egli divertirsi come tutti, e far così piacere a suo fratello. Gli mette

quindi in mano il vischio e lo guida nel lancio. Il vischio vola verso Baldr come una freccia, trapassandolo e uccidendolo. Baldr finisce dunque

nel regno della dea Hel. Nel frattempo Hermóðr, figlio di Odino, cavalca verso Hel, nella speranza di far rendere al mondo Baldr. Ma la regina

degli inferi pose una condizione: tutti gli esseri della terra, vivi o morti, avrebbero dovuto piangere, dimostrando così il dolore universale per la

morte di Baldr. Solo così gli sarebbe stato permesso il ritorno tra i vivi. Gli Asi inviano dunque messaggeri in ogni dove, ottenendo che tutto,

uomini, creature fatate e animali, pietre e alberi, piangano per Baldr. Questo finché in una caverna trovano la gigantessa Þökk, che si rifiuta di

prendere parte al cordoglio cosmico, condannando per sempre il dio alla morte. Secondo alcuni, in realtà, Þökk era Loki sotto mentite spoglie.

f.) Hel: è la regina del mondo degli Inferi, figlia di Loki e dea del mare: suoi fratelli sono Fenrir il lupo e Jormungand il serpente marino . Si narra

che quando venne al mondo la malattia colpì per la prima volta l'umanità e che lei stessa portò nel mondo dei vivi il dolore e la

disperazione.Dunque, quando Odino venne a conoscenza che il perfido Loki aveva avuto dei figli, li bandì nei più remoti angoli del creato, perché

facessero il minor danno possibile. Nonostante il regno che Odino le diede fosse gelido e orribile, Hel ne fu contenta e gli diede, in

ringraziamento, una coppia di corvi: Huginn e Muninn . Odino le diede potestà su tutti coloro che il Valhalla non avesse accolto e dunque divenne

regina dei morti senza onore, per malattia, incidente o vecchiaia, dei traditori e dei criminali. Fu grazie a questo che riuscì ad ottenere uno sposo

di sangue reale, il re svedese Dyggvi, morto di morte naturale.

g.) Heimdallr: è il guardiano del regno degli Asi e sorveglia il ponte Bifröst. Il suo nome significa forse ariete celeste. Egli percepisce lo scorrere

del tempo (sente l'erba che cresce nei prati e la lana che cresce sulle pecore), i suoi sensi sono così acuti che può vedere la fine del mondo: quando

il tempo giungerà alla fine, egli suonerà il suo potentissimo corno, il cui suono raggiunge ogni luogo. Alla fine dei tempi si realizzerà il Ragnarök

o Ragnarøkkr (Ragna= degli dei/ rök= fato oppure røkkr=crepuscolo), cioè il “destino degli dei”, ovvero la battaglia finale tra le potenze della

luce e dell'ordine e quelle delle tenebre e del caos, in seguito alla quale l'intero mondo verrà distrutto e poi rigenerato (palingenesi> tempo

realizzato in cicli, ovvero nascita, sviluppo, conclusione).

Svedese Norvegese Divinità

Måndag Mandag Màni, la Luna

Tisdag Tirsdag Tyr

Onsdag Onsdag Odino

Torsdag Torsdag Thor

Fredag Fredag Freyja o Frigg

Lördag Lørdag Loki o Njörðr

Söndag Søndag Sol, il Sole

I concetti di norreno e medioevo scandinavo

L'Edda poetica e l'Edda prosastica

La letteratura scandinava non nasce prima del IX secolo; (abbiamo già le iscrizioni runiche comunque) conosce il suo periodo di fioritura tra il XII

e il XIV secolo, periodo in cui vengono composte quasi tutte le opere scandinave antiche (ovvero medioevali), periodo immediatamente succesivo

a quello vichingo (!). Poi ci sarà un periodo di crisi dalla metà del 300 al 700, per poi rinascere nelll'800. La letteratura medioevale scandinava è

quasi interamente islandese e norvegese: queste due nazioni danno la letteratura migliore. Uno dei motivi principali è dato dalla forte identità

culturale di queste due nazioni, rispetto a Svezia e Danimarca (arrivano molto dopo). Un secondo elemento da tenere in considerazione è il fatto

che Danimarca e Svezia vengono maggiormente contaminate, influenzate dal continente europeo (Danimarca> letteratura in latino addirittura). Si

può dire che due dei motori di origine della letteratura scandinava sono la colonizzazione dell'Islanda e la cristianizzazione. Prima gli scandinavi

avevano una lunga tradizione, che però era tramandata oralmente: solo in questi secoli viene messa per iscritto la prima volta soprattutto da

personaggi cristiani, che già conoscono la scrittura.

Concetto di norreno: norreno significa “nordico antico” ed è la lingua in cui sono scritti i testi di quest'epoca. Il norreno è dal punto di vista

letterario una lingua sovranazionale, che è poi alla base dello sviluppo delle lingue scandinave. È una lingua unitaria, con alcune differenze

geografiche ma non sostanziali: sopravvive fino al XIII e XIV secolo. Le lingue parlate in scandinavia si stanno già differenziando, più del

norreno, utilizzato nella scrittura anche.

Concetto di Medioevo: cosa consideriamo Medioevo? In Europa va circa dal V secolo (476) con la disgregazione dell'Impero Romano fino alla

scoperta dell'America (1492), con cui cambia il baricentro del mondo e la visione stessa del mondo (inizio dell'età moderna). Non è così per la

Scandinavia: il medioevo scandinavo comincia con la fine del periodo dei vichinghi (1050) e termina intorno al XVI secolo (1520 o 1550) quando

avviene qualcosa che cambia la storia scandinava.

Quando si studia la cultura dei paesi Scandinavi bisogna tener conto anche del concetto di sincretismo: è la conciliazione di diverse tradizioni,

religiose, culturali, letterarie, artistiche. L'esempio più evidente è la conciliazione della cultura pagana con quella cristiana > risultato sono testi

letterari con elementi pagani e cristiani assieme (si conserva meglio la mitologia antica, poiché la Scandinavia è ai margini dell'Europa: anche

quando arriva il cristianesimo troviamo nei testi molti più elementi pagani che nelle altre aree germaniche).

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Letterature scandinave

In generale in una letteratura troviamo i generi di poesia, prosa e teatro; nella letteratura scandinava medioevale non troviamo il teatro (nasce

tardissimo), ma soprattutto prosa e poesia (genere più antico): la poesia, grazie alle rime, alle allitterazioni si ricorda meglio; la prosa è già più

complessa e si afferma nell'età moderna con il romanzo. I generi della letteratura scandinava medioevale sono: la poesia eddica, la poesia scaldica

e le saghe (n tutte e tre ritroviamo Snorri Sturluson): c'è poi, a voler essere precisi, la storiografia, che si contamina però con la mitologia antica.

Edda: quando parliamo di Edda, in realtà facciamo riferimento ad un termine non univoco: esiste infatti una Edda poetica, o antica, o di Sæmundr

il Saggio, e una Edda in prosa/prosastica, o recente, o di Snorri Sturluson.

La prima di cui si ha conoscenza è l'Edda prosastica, opera scritta da Snorri Sturluson tra il 1220 e il 1230. Snorri scrive “questo libro si chiama

Edda”: ma cosa significa Edda? Non si sa, ma ci sono delle ipotesi e interpretazioni: c'è chi pensa faccia riferimento a Oddi, il luogo dove Snorri è

cresciuto, oppure chi pensa a un latino Edo (che ha a che fare con editare, pubblicare)> ma non c'è nulla di sicuro. È un libro che ha uno scopo

molto preciso: qui Snorri cita molti brani in versi che riguardano la mitologia, li commenta e li spiega. Si chiama Edda in prosa perchè la

spiegazione dei testi citati in poesia è in forma prosastica: è dunque un testo molto prezioso, in quanto ci spiega molti passaggi che sennò a noi

non sarebbero chiari. I testi che Snorri cita, evidentemente erano famosi nella sua epoca: successivamente però non se ne sente più parlare.

Quattro secoli dopo, in Islanda, viene trovato un manoscritto che contiene molti dei testi citati da Snorri: e allora, per analogia, quest'opera viene

chiamata Edda, l'Edda poetica, che contiene solo poesia. Questo manoscritto prende il nome di Codex Regius (codice regio) perchè viene donato

al re di Danimarca (perchè nel '600 l'Islanda è territorio danese). Ci si rende conto che se questi sono i testi citati da Snorri, esistevano già prima:

ecco perchè l'Edda poetica è anche detta Edda antica. In realtà il manoscritto che si trova è posteriore all'epoca di Snorri perchè è del 1270, ma

naturalmente è la trascrizione di testi più antichi (è probabile che ce ne fossero altri ma sono andati persi): si tratta di manoscritti anonimi, c'è

stato un compilatore che li ha raccolti, secondo una logica ben precisi. Precedentemente si era soliti attribuire questi manocritti a Sæmundr il

Saggio, uno dei primi nordici ad aver studiato all'Università di Parigi: a lui venivano attribuite tutte le opere del periodo che rimanevano senza

autore, era una prassi. In realtà oggi non si attribuisce più nulla a lui, nemmeno l'Edda.

Edda poetica

L'Edda poetica contiene 29 poemi o carmi (anche canzoni): sono 10 carmi degli dei e 19 carmi degli eroi. Questo è quello che a noi rimane:

probabilmente ne esistevano altri, anche un Edda minore. Qual è il contenuto? Il primo dei dieci carmi degli dei è la “profezia

dell'indovina”(Völuspá) : qui troviamo la spiegazione di quali dei abitano l'universo, quali mondi ci sono ecc.: è una descrizione, un'esposizione

in poesia del mondo, degli dei e del destino dell'universo: si tratta di una introduzione, è la cornice entro la quale tutto avviene. Tra gli altri carmi

abbiamo il “dialogo dell'eccelso” (Hàvamàl) cioè del superiore, della persona in alto, che è Odino (Odino dà dei consigli su come trattare gli

ospiti..il comportarsi bene per mantenere la pace sociale> grande saggezza di Odino). Poi c'è il carme Alvìssmal, “il discorso di Alvìs” (vedi

testo>LETTURA), che narra la conversazione tra Thor e Alvìss, un nano.

Tra le prime testimonianze letterarie del periodo scandinavo medioevale emergono Beowulf e Ynglingatal.

Beowulf è un poema epico , incompleto ed anonimo, scritto in una variante sassone occidentale dell'anglosassone (o inglese antico ). La datazione è

tuttora incerta, tuttavia gli indizi più significativi finora raccolti dagli studiosi tenderebbero a collocarla attorno alla metà dell'VIII secolo . Con i

suoi 3182 versi, è il più lungo poema anglosassone.Ci è giunto attraverso un unico manoscritto, il Cotton Vitellius , conservato alla British Library

.

Il titolo Beowulf (dal nome dell'eroe del poema) fu attribuito a quest'opera a partire dal XIX secolo . Non ci è stato tramandato nelle fonti nordiche

nessun racconto che corrisponda a quello del "Beowulf". È dunque possibile che l'autore del poema inglese antico abbia rielaborato

autonomamente materiale leggendario di origine nordica, creando un'opera originale sulla base di un patrimonio tramandato oralmente.

L'Ynglingatal (attribuito a Þjóðólfr da Hvinir>vedi dopo)è un poema scaldico dell'alto medioevo scandinavo che elenca i re del casato degli

Ynglingar datato dalla maggior parte degli studiosi al tardo IX secolo .La versione originale è attribuita a Þjóðólfr da Hvinir , scaldo di un re

norvegese chiamato Ragnvald l'Altissimo che era cugino di Harald Bellachioma . La ragione di questa attribuzione è che i re norvegesi si dicevano

discendenti degli dei norreni attraverso il casato reale svedese, una discendenza che dava gloria ai re norvegesi.L'Ynglingatal ci è giunto in tre

versioni, fra le quali la più conosciuta è la Saga degli Ynglingar contenuta nella raccolta di saghe di Snorri Sturluson chiamata Heimskringla. La

seconda versione, contenuta nel testo chiamato Historia Norvegiæ , è una traduzione in latino e contiene essenzialmente le stesse informazioni. La

terza versione è la più concisa ed è conservata solo come una lista di nomi del Libro degli Islandesi, o Íslendingabók, dell'inizio del XII secolo .

Uno dei principali carmi degli eroi è il Reginsmàl; la vicenda di Sigurðr; lettura e commento di Reginsmál. >LETTURA

L'Edda poetica è costruita con uno stile scarno, sintetico, a volte con formule. La grande sintesi è legata alla musicalità; ci sono molti passaggi

densi che presuppongono una certa conoscenza della mitologia. Esiste una distinzione tra carmi degli dei e degli eroi: oviamente è chiara in base

alle vicende che accadono, però gli dei si comportano spesso come eroi ed esiste un tono epico della narrazione delle imprese degli dei (compiono

delle imprese, sfidano a duello..)> hanno un atteggiamento diverso. D'altra parte, nei carmi degli eroi abbiamo elementi soprannaturali (es. spada

imbattibile di Sigurdr). Esiste un'intenzione compilativa da parte di colui che ha raggruppato carmi degli dei e degli eroi; esiste una circolarità

(DEI:parla dell'origine dell'universo, degli esseri che lo abitano, > profezia dell'indovina. Poi ci sono una serie di scontri, certami sapienziali,

insulti > Loki . Infine viene prefigurato il fato degli dei/EROI: nascita e l'educazione dell'eroe Sigurdr, preceduta dalla descrizione di Helgi.Poi le

avvventure dell'eroe. Infine la vendetta, che è data da una serie di uccisioni, di faide, fino alla distruzione generale di diverse famiglie. ) Si passa

spesso da mitologia a storia: si parla di Attila, il re degli Unni, uno dei personaggi della materia nibelungica, che viene presentato in maniera

diversa a seconda delle versioni (qui deve vendicare la morte di Grunilde). Attila è un personaggio storico e le vicende degli Unni si intrecciano

con quelle dei Germani, a volte con alleanze a volte con veri e propri scontri: a volte sono una esasperazione, una rielaborazione letteraria del

clima dinamico e violento del periodo delle migrazioni

Edda di Snorri

Snorri Sturluson (1178/9-1241) (figlio di Sturla. Ancora oggi in Islanda il modo di formare i cognomi richiama il nome proprio del padre).

Nacque in Islanda, ma ebbe a che fare con la Norvegia, poiché approdò alla corte di re Hakon. Qui assunse il ruolo di diplomatico, personaggi

decisivo nei rapporti tra Norvegia e Islanda (fu lui a rimandare la conquista dell'Islanda da parte della Norvegia: l'Islanda resta indipendente fino

al 1262-1264). Sturluson si dedica agli studi storici e letterari; è uno storico, ma anche filologo. Compie un enorme raccolta di materiale

mitologico che circolava oralmente e realizza una raccolta sistematica (se conosciamo molta della mitologia norrena è grazie a Snorri). L'opera

che Snorri scrive è l'Edda in prosa (pag. 4 fotocopia). La storia viene proposta in prosa; Snorri racconta la mitologia per spiegare la mitologia.

Snorri concepisce l'Edda come un “manuale per gli scaldi”: la parola scaldo deriva da “skaldr” che significa “poeta” o “poeta di corte” (le nazioni

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Letterature scandinave

scandinave nascono come monarchie: il re a corte ha anche i poeti). Il tema ricorrente della poesia scaldica è la celebrazione dei re ( valore

encomiastico); spesso l'autore ha un atteggiamento evemeristico, ovvero associa i re in questione alle divinità (Evemero aveva sostenuto che

alcuni dei sono sovrani divinnizzati). Lo scaldo deve conoscere bene la mitologia, la metrica e le figure retoriche (usate per rendere più efficace il

discorso): lo sottolinea lo stesso Snorri, che dedica le tre parti del suo libro (precedute da un prologo che fa da introduzione) a questa triade.

(1) La prima parte prende il nome di Gylfaginning (inganno di Gylfi); è una narrazione completa e organica dei miti norreni che tratta della

creazione e della distruzione del mondo da parte degli dei (dialogo tra Odino e re Gylfi)(vedi testo).

(2) La seconda parte prende il nome di Skaldskaparmal (dialogo sull'arte poetica): qui Snorri si occupa delle metafore (kenningar), molto in

voga presso gli scaldi.

(3) La terza parte prende il nome di Hattatal (enumerazione dei metri poetici): qui individua 100 tipi diversi di metri poetici.

Poesia scaldica

La poesia scaldica affonda le sue radici nel IX secolo: uno dei primi scaldi di cui si ha notizia è Þjóðólfr di Hvinir, poeta norvegese attivo intorno

al 900; viene ricordato anche Bragi Boddason (nella mitologia nordica è dio della poesia). I primi scaldi nascono in Norvegia (e non in Islanda>

assenza della monarchia e quindi di poeti) presso la corte di Haraldr Harfagri. La poesia scaldica è un fenomeno che copre diversi secoli e si

dirada sempre più per poi scomparire intorno al XIII-XIV secolo (esiste un elenco di nomi degli scaldi). Gli scaldi viaggiavano spesso di paese in

paese, accolti come ospiti onorati dei sovrani, normalmente ricevendo in cambio delle loro canzoni doni preziosi come l'oro (skaldfé= compenso

in oro); addirittura si ha notizia di duelli tra scaldi, a testimonianza del bottino conteso tra i poeti. Caratteristica della poesia scaldica è quella di

avere sempre un momento metapoetico: la poesia riflette cioè o sull'occasione della sua nascita o sulla morte, sull'impossibilità della vendetta.

Oggi non possediamo canzonieri degli scaldi ma ne abbiamo notizia attraverso le saghe: tra le figure retoriche più utilizzate spicca la metafora e

la perifrasi, nota come kenning. A differenza del linguaggio eddico, semplice sia in termini di contenuti che di stile e metrica, il linguaggio

scaldico è più complesso e articolato e presenta una vasta gamma di temi. Ecco alcuni esempi di kenning:

• il lampo della battaglia (=le spade, che luccicano al sole);

• l'albero della battaglia (=il soldato, che in battaglia deve essere saldo);

• la rugiada delle ferite (=il sangue);

• il destriero delle onde (=la nave);

Ci sono poi metafore più complesse come:

• la gioia di Huginn (=uccise molti nemici> si inserisce nella visione del guerriero che sacrifica la sua vita ad Odino)

• il seme di Kraki (=soldi : Kraki fu un re danese che, inseguito da nemici svedesi, seminò delle monete)

• il fuoco dell'onda(ossimoro)(=oro, tesoro: riferimento alla materia nibelungica> il tesoro era custodito sotto le sorgenti)

• la terra del fuoco dell'onda (=donna, che si adorna di gioielli come la terra produce i suoi frutti)

• la pelle della casa della balena (=ghiaccio)

• l'abitante della pelle della casa della balena (=islandese)

• la chioma di Sif (=oro: riferimento alla sposa di Thor, a cui Loki aveva rasato i capelli. Thor chiede ai Mani di forgiarne una nuova)

• il distruttore dell'oro distribuì la chioma di Sif (=capo vichingo, colui che spezza l'oro e le collane per distribuirle in parti uguali. Il

capo vichingo è anche detto “signore degli anelli”)

• albero della fiamma dell'oppressore della Terra (=guerriero. L'oppressore della Terra è il mare)

Altri scaldi che vengono menzionati sono:

Kormakr Őgmundarson: di lui troviamo poesie d'amore, tema raro nella poesia medioevale (i temi principali sono la celebrazione del re,

mitologia e battaglie): in queste canta l'amore per la sua donna, di cui si era innamorato vedendone le caviglie.

Gunnlaugr Ormstung (=lingua di serpente): questo scaldo era conosciuto e definito “niđskar” cioè “svelto nel comporre versi di infamia”, per

insultare qualcuno, per vendicare un'offesa, ma anche per mandare maledizioni.

Steinunn Refsdottir: è una poetessa probabilmente islandese, famosa col soprannome di “Skaldskona” cioè “la poetessa”. Celebre per i suoi versi,

soprattutto nel contesto della cristianizzazione islandese, in uno dei suoi passi prende in giro un missionario norvegese che giunto in Islanda,

rischiò di morire in un naufragio. Lei replica così: “se avessi pregato Thor non avresti rischiato di morire”

Sigvatr Þordarson : scaldo norvegese, famoso per le sue “strofe sul viaggio a Oriente”. L'Oriente in questione è la Svezia: se ne parla poiché

Sigvatr era stato incaricato da Olaf il Santo, più grande patrono della Norvegia, di una missione diplomatica ed esplorativa in Svezia. Nel suo

resoconto di viaggio, lo scaldo ci racconta la vita nella Svezia del XI secolo, caratterizzata da una forte ostilità contro i cristiani (documenti storici

molto importanti).

Il più grande scaldo medioevale scandinavo è senza dubbio Egill Skallagrimsson. Conosciuto per la sua anima avventurosa e violenta (tipica

vichinga), Egill nacque nel 910 e morì intorno al 990 in Islanda: viaggiò molto e la sua vita ci è raccontata nella “saga di Egill” attribuita a Snorri

Sturluson. È considerato l'autore che ha rinnovato la poesia scaldica. Tra le sue opere più importanti spicca “il riscatto della testa”: durante uno

dei suoi viaggi naufraga in Inghilterra dove regna Erik Ascia insanguinata, norvegese (parente di Harald bellachioma) e fa imprigionare Egill. Qui

è costretto a comporre un testo che celebri il re, che diventa così testimonianza importantissima dell'attività scaldica del tempo. Scrive poi

“Sonatorrek” cioè “la perdita dei figli o la vendetta impossibile per i figli” > pag. 7. Egill aveva tre figli: Bođvarr, Gunvarr e Þorsteinn. Dopo la

morte dei primi due, Egill prova un forte dolore perchè non può vendicarsi contro nessuno (sono affogati in un naufragio): allora scrive queste

strofe per sfogarsi. Rappresenta un esempio di poesia scaldica ed è un'innovazione: non è una celebrazione di un sovrano.

Verso 6 > Viđurr è uno Heiti (un appellativo si Odino). Dalla seconda strofa il poeta introduce il suo dramma, la perdita dei due figli: intreccia poi

perifrasi mitologiche e poesia scaldica con un'espressione chiara e tragica del suo dolore. Nella poesia Egill si rivolge spesso a Odino; ci sono poi

riferimenti alla famiglia. A partire dal verso 81 ricorda il figlio. Vs. 115: si riferisce a Þorsteinn, che accetterebbe il risarcimento da parte della

comunità: il padre lo rimprovera duramente e dice che è un'offesa anche solo pensarlo. L'unico figlio rimasto in vita è quello peggiore. Esalta la

figura della moglie e inveisce contro la meschinità del figlio rimasto in vita. > è una poesia elegiaca/lirica non encomiastica. Vs. 171: Egill

comincia a rivolgersi insistentemente a Odino (già priva vi erano riferimenti) e afferma “riconosco che Odino mi ha dato la poesia, ma l'offesa che

mi ha dato è peggiore (bestemmia quasi). Aspetterò Hel (inferno della vecchiaia)”.

Confronto finale tra il linguaggio della poesia eddica e scaldica:

la poesia eddica è anonima mentre quella scaldica ha dei nomi (l'autore ne è orgoglioso)

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il linguaggio eddico è pieno di visioni, salti, lacune (passi che non si capiscono, ma che Snorri spiega); quello scaldico è più chiaro e

 lineare

la metrica dell'Edda è semplice, con poche irregolarità; quella scaldica è complessa e rigorosa (Snorri elenca più di 100 metri poetici

 alla fine della sua Edda)

gli obiettivi sono diversi: mentre i carmi degli dei sono una ricostruzione del mondo, hanno un valore universale e riflettono la visione

 dei Germani, la poesia scaldica riflette la visione del mondo vichinga.

Saga

Quando si parla di saga nel linguaggio comune si intendono due contesti diversi legati fra loro: innanzitutto il legame con la famiglia e poi il

carattere di complessità, a volte usato in senso ironico per indicare una storia che non ha mai fine. Esiste anche una serialità: per esempio quando

si parla di famiglia, il passaggio da una generazione all'altra (la saga di una famiglia di imprenditori) oppure una serie di avventure (la saga di

Harry Potter). Questi elementi hanno a che fare con la saga islandese per diversi motivi. Le saghe islandesi sono infatti storie di famiglie,

raccontano molti episodi, sono complesse e molto lunghe e possono essere considerate delle cronache: sono i testi che ci danno più informazioni

sui primi viaggi vichinghi, sulla migrazione in Islanda, sulle faide delle famiglie islandesi, sull'Islanda e sulla Scandinavia dell'epoca ma anche

sull'Europa dell'epoca (perchè comunque gli islandesi e gli scandinavi vengono a contatto con il continente). Il carattere della saga è il linguaggio

in prosa, anche se esistono degli inserti poetici (richiamati soprattutto come testimonianza): sono quasi dei romanzi per la loro complessità (poi si

può discutere sulla distinzione tra romanzo e racconto, che non è solo una distinzione di lunghezza> la definizione che aveva dato Elsa Morante:

il racconto è la rappresentazione di una parte di mondo e non importa che sia lungo o breve: il romanzo invece vuole costruire un mondo intero

dentro il quale fare agire le persone). Forse per la loro difficoltà, le saghe possono essere definite dei romanzi medioevali: c'è chi le ha individuate

come gli anticipatori del romanzo moderno che in genere si fa risalire al Don Chisciotte di Cervantes dell'inizio del XVII secolo. Le saghe

islandesi vengono composte in norreno per lo più nel XIII e XIV secolo, alcune anche prima: siamo un po' dopo rispetto al periodo vichingo e noi

non abbiamo dei manoscritti di questo periodo, ma soltanto delle copie del XV-XVI secolo.

Il termine saga (in islandese saga (sing.) e sögur (plur.)) è legato al verbo dire, perché le saghe sono racconti. Nell'etimologia del nome troviamo

la loro funzione: sono raccontate perché sono accadute e se ne vuole conservare la memoria. Sono un modo diretto di difendere il linguaggio:

sono un “monumento letterario”, concetto particolarmente caro agli scandinavi nei secoli successivi. È interessante notare che le saghe siano state

scritte proprio quando l'Islanda era in crisi (XII-XIII secolo): rimandano al periodo glorioso islandese.

Sotto il nome di saghe vengono radunati un gran numero di componimenti che differiscono parecchio tra di loro per natura, argomenti, luogo e

periodo di ambientazione; per questo le saghe vengono suddivise in più sottogruppi:

• le saghe degli islandesi (ìslendingasögur): più corpose, raccontano dell'Islanda dalla sua nascita, la cristianizzazione; sono delle

cronache e sono la rielaborazione di alcune cronache storiche del X e XI secolo come il “libro degli islandesi” (Islendingabok) e il

“libro della presa della Terra” (Landnamabok)> fanno da base per le vicende che vengono elaborate nelle saghe islandesi.

Le saghe degli islandesi si presentano ricche di indicazioni, toponimi e antroponimi (ancora oggi gli islandesi organizzano dei tour nei

territori delle saghe): ci sono innumerevoli nomi, anche molto precisi, grazie ai quali si possono individuare personaggi storici. Queste

saghe sono collettive: riflettono il senso della comunità e la vera protagonista è l'Islanda, dalle origini fino alla perdita della sua

indipendenza (si raccontano anche i rapporti, a volte travagliati, con la Scandinavia)

Testo, fotocopia p.9. brano tratto dalla Saga di Eirik il Rosso> sono cronache, hanno uno stile scarno e asciutto, il più possibile

oggettivo. L'io narrante non entra mai nella mente dei personaggi, c'è sempre una visione dall'esterno.

Testo, pag. 10. brano tratto dalla Saga di Njäll> è una saga che parla dello stato islandese, di due famiglie e del loro scontro. Gunnar e

Njäll sono i due protagonisti. La parte iniziale riporta tutta una serie di nomi e località (=richiamare alla mente gli antenati). Lo stile è

concreto, il linguaggio sobrio. Gunnar rappresenta la forza fisica e la lealtà: il suo amico Njäll è il suo alter ego. Njäll è anche l'esperto

di legge, figura molto importante in Islanda in quel tempo. I due rappresentano bene le qualità dell'uomo islandese del tempo.

Capitolo 35> le mogli. Le due donne si scannano a vicenda, seminano zizzania. La società che viene rappresentata è fortemente

instabile. Il loro litigio innescherà poi una faida. (realtà storica in Islanda!> anche se qui esasperata). L'avvento del cristianesimo porterà

la pace in Islanda ( Njäll sarà uno dei primi a convertirsi). Nella saga si parla anche di cristianizzazione infatti e di come la nuova

religione fosse più funzionale del politeismo.

Capitolo 43> un servo di Gunnar è stato ucciso da un membro della famiglia di Njäll: Gunnar va da Njäll che stabilisce un compenso

equilibrato. Questo però non interrompe la faida.

• Le saghe dei re: una delle più importanti opere di raccolta di saghe dei re è l'Heimskringla (Heims= mondo-universo, kringla=cerchio-

sfera> la sfera del mondo) di Snorri Sturluson. L'Heimskringla si configura come un insieme di 16 saghe scritte in lingua norrena che

contengono storie sui re norvegesi. In quest'opera Snorri parte dalle origini del mondo, con la leggendaria dinastia svedese della casa

degli Ynglingar. Qual è lo scopo dell'opera? Snorri scrive queste saghe per celebrare il re, re Håkon, presso la cui corte egli vive e

lavora; per la composizione si basa sulla Ynglingatal di Þjóðólfr da Hvinir, la rielabora e costruisce le sue saghe. Partendo dalle origini

mitiche del mondo passa a parlare della storia; scrive la saga di Harald Bellachioma, la saga di Olaf il Santo, la saga di Olaf Tryggvason

ecc. Snorri racconte che ai tempi dell'imperatore Augusto in Asia c'era una fortezza denominata Troia i cui abitanti si chiamavano Asi

(mette insieme la storia romana, l'Iliade e la strumentalizza al fine di creare una storia mitologica della Scandinavia); poi Odino prende

gli Asi e migra verso Nord, occupando Danimarca, Svezia, Norvegia..ecc. Oltre a queste saghe ce ne sono una decina anonime; in una si

narra del fiume Don, che scorre in Russia e separa la comunità degli Asi da quella dei Vani. Nonostante tutte le opere che Snorri

compose per il re, egli non ebbe un bel destino. Durante uno scontro tra il re e il suo disgnitario di corte (=lotta per il potere), Snorri fa

intendere di schierarsi dalla parte di quest'ultimo. Il re, approfittando del fatto che Snorri si era trasferito a Reykholt, in Islanda, manda

un sicario e lo fa uccidere nel 1241.

• Le saghe del Tempo Antico o leggendarie (Fornaldarsögur): queste saghe traggono la materia da miti e leggende germaniche

antecedenti la colonizzazione dell'Islanda (cfr. saga dei Volsunghi e materia nibelungica).

testo pag. 6> riflessione di Claudio Magris: era presente un diverso tipo di etica nell'area scandinava rispetto all'area germanica. Mentre

in Scandinavia prevale l'etica della famiglia, del gruppo e della sippe (col tempo parzialmente contaminata dalla letteratura

continentale), in Germania prevale l'etica della famiglia acquisita, con elementi attinti dalla civiltà cortese, come la figura del cavaliere

presente nella letteratura francese. Le saghe del Tempo Antico si distinguono in due rami: le saghe del Nord (Saga dei Volsunghi) e le

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Letterature scandinave

saghe del Sud (troviamo cavalieri, damigelle, animali magici, situazioni simili a quelle dei poemi del ciclo bretone> re Artù, o

carolingio> Carlo Magno, Parsifaal). Tutti questi elementi influenzano la stesura delle saghe. Ci sono poi delle saghe dei vescovi

(biskupa s.), che sono delle agiografie, cioè storie di santi, e servono a raccontare la vita di queste persone; e saghe di cavalieri. Infine ci

sono le saghe degli Sturlungar, la dinastia che governa l'Islanda nell'ultimo periodo dell'indipendenza (1180-1262).

Saxo Grammaticus

Saxo Grammaticus è stato uno dei più importanti storici medioevali danesi. Della sua vita si hanno poche notizie: vive alla corte di Valdemaro I di

Danimarca ed è uno dei seguaci del vescovo Absalon di Lund, considerato il fondatore di Copenaghen. Saxo è famoso soprattutto per un'opera

enciclopedica di 16 volumi intitolata “Gesta danorum”: attraverso questo monumento, Saxo vuole presentare la Danimarca all'Europa, valorizzare

il patrimonio mitologico scandinavo e dimostrare che la Danimarca è un Paese moderno e cristiano, sullo stesso piano di altri paesi europei.

L'opera non contiene date, ma solo riferimenti a personaggi ed eventi particolari come la nascita di Cristo e altri re danesi. I primi 8 volumi sono

ricchi di mitologia, rielaborata successivamente da Snorri. Snorri spiegava la mitologia per dare conoscenza ai poeti scaldi: la verisone di Saxo

diventa sempre più romanzo, aumentando le motivazioni psicologiche. Saxo parte da un'origine mitica del mondo, raccontando i fatti fino ad

arrivare alla storia della sua epoca: l'autore ha inoltre un atteggiamento molto moderno, in quanto scrive in latino e non in danese. Saxo vuole

infatti usare una lingua internazionale: il latino in cui scrive è quello classico di Cicerone e non medioevale e nel '500 diventerà un monumento

letterario della Danimarca: fino all'800 sarà un'opera di riferimento per la cultura danese. In qeust'opera, nel IV libro, troviamo un personaggio,

Amleto, che diventerà famoso nel '600 attraverso Shakespeare. Amleto vuole vendicare l'assassinio del padre: la vendetta è anche la riconquista

del trono. L'azione è dunque simile a quella di Shakespeare, ma il personaggio è totalmente diverso: vuole conquistare il trono e riesce nel suo

intento. (la vicenda è ambientata ad Helsingør in Danimarca>p.12)

Generi letterari tra Duecento e Quattrocento

• Genere delle leggi. Fin dall'epoca vichinga i Paesi Scandinavi iniziano a darsi un'organizzazione giuridica. In Svezia intorno al 1225

compare la Västgötalagen (=la legge di Västgötland, la regione che comprende Göteborg), considerato un vero e proprio testo letterario.

Si tratta di un'opera fondamentale per capire la società del tempo; dal 1225 circa si fa partire lo svedese antico. Inizialmente sopravvive

il norreno; piano piano, però, si creano delle varianti fino ad arrivare alle moderne lingue scandinave. Nel 1241 anche in Danimarca

nasce la Jyske lov: nel 1274 addirittura la Norvegia arriva ad una prima legislazione nazionale.

• Genere della ballata.(Visa-Visor in svedese/ Vise-Viser in danese) genere che si diffonde soprattutto tra il Duecento e la metà del

Trecento. Pag. 13/14: è una delle 100 versioni del “colpo degli elfi”(Elverskud). È un testo ricco di elementi tipici della ballata:

commistione di ambienti cortesi, credenze pagani e di musiche provenienti dalla Francia. La sposa e la madre sono vittime di un

sortilegio. I personaggi sono stilizzati, sono tipi e sono funzionali alla trama. Il testo è diviso in strofe ed è musicale. Queste ballate

nascono quindi dall'incontro di credenze pagane, nuova società cortese e musiche provenienti dal continente (soprattutto la Francia). A

partire dal 1200 questo patrimonio di ballate popolari si conserva fino ad oggi. Si tratta di un esempio di sincretismo, ovvero di unione

di elementi scandinavi e stranieri.

[Fenomeno della cristianizzazione. PRIMO.Il cristianesimo porta con sé la scrittura: se saghe, storie mitologiche, poesia scaldica sono state messe

per iscritto è soltanto grazie all'avvento del cristianesimo e all'interesse degli studiosi cristiani per la mitologia norrena. Naturalemente ci sono

però anche degli svantaggi: quando viene introdotto un nuovo elemento culturale si fa strada una cultura dominante che ridimensiona quella che

c'era. È questo il caso dell'alfabeto runico, che viene sempre meno usato e inizia il suo lento declino (vengono conservati alcuni segni come la ð e

la þ, presenti ancora nell'islandese moderno).SECONDO. La visione del mondo è totalmente diversa tra la religione pagana germanica e quella

cristiana: quest'ultima è monoteista, quella pagana politeista. Oltre ad una visione dello spazio diversa c'è anche una visione del tempo diversa:

per i pagani il fato degli dei determina un nuovo inizio, mentre nella visione cristiana non c'è una palingenesi, non c'è una visione ciclica ma c'è

un progredire della storia verso il giorno del giudizio e il ritorno del messia. C'è nella visione cristiana l'idea di Bene e Male, meno rilevante nella

religione pagana, dove periscono entrambi. C'è la questione della vendetta e del perdono: la vendetta nel mondo germanico è intimamente

connessa al senso di giustizia, mentre il messaggio portato dai cristiani sottolinea l'importanza del perdono. La cristrianizzazione spesso avviene

in maniera violenta, a volte contamina la cultura pagana: la figura di Cristo addirittura diventa una delle divinità, una sorta di fulltrui (dio di cui si

ha piena fiducia) e messo in competizione con Thor, Odino ecc. Gesù viene anche visto come il capo di una banda, simile a quella vichinga

(apostoli>12). TERZO. Le direttrici, ovvero i modi con cui la religione cristiana si diffonde sono sia dall'alto che dal basso. Dal basso attraverso i

missionari: la Scandinavia viene cristianizzata su 4 fronti, la Germania (arcidiocesi di Amburgo-Brema), dalla Russia, dalla Francia e

dall'Inghilterra. L'aspetto dei missionari era spesso giudicato ambiguamente: saio, vesti lunghe associati all'omosessualità. Il primo missionario di

cui si ha notizia è Ansgar, che si stabilisce a Birka (nell'arcipelago interno di Stoccolma) intorno all'828-830. Da questo periodo ha avvio la

cristianizzazione della Scandinavia. Dall'alto avviene attraverso i re: l'affermarsi della nuova religione lo si deve ai sovrani che aiutano la chiesa a

diffondersi: perchè? 1. se il re si converte, anche il popolo deve cristianizzarsi. In Norvegia si hanno due sovrani, Olav Tryggvason (995-1000) e

Olav il Santo (1016-1028), che mettono in moto la cristianizzazione della nazione.2. La nuova religione è un formidabile motivo di unificazione

del paese> presenza capillare di villaggio in villaggio. La prima diocesi scandinava è quella di Lund (oggi svedese ma prima danese) fondata nel

1103. Nel 1164 nasce una prima arcidiocesi a Uppsala, la prima propriamente svedese: qui per la prima volta si trova il nome Svezia nei

documenti ufficiali, riconosciuta dalla chiesa di Roma come nazione. La prima sede vescovile è nell'attuale Tromsø nel 1152. Dalla Scandinavia

rimane fuori l'Islanda: i missionari arrivano anche qui ma sono disperati in quanto non riescono a convertire la popolazione (ci sono testimonianze

di ciò del 997-998). La decisione di convertirsi al cristianesimo viene proposta dall'alþingi (se ne parla nella saga di Njäll) e approvata nell'anno

1000: la nuova religione è più funzionale per l'Islanda> nasce un sentimento di unità nazionale. Nel 1104 vengono fondate le prime arcidiocesi,

quali Skalholt e Holar.]

• In questo periodo re Håkon IV (governa dal 1217 al 1263) accoglie presso la sua corte Snorri e gli commissiona la traduzione di alcuni

poemi francesi in norreno (poemi del ciclo bretone in versi). Li fa tradurre da intellettuali ed ecclesiastici della sua corte sotto forma di

saghe (saga di Tristano e Isotta, la saga di Ivano, la saga di Parsifaal..)(sono saghe del tempo antico del sud). Qualche tempo dopo, in

Norvegia, regna la regina di origine tedesca Eufemia (moglie di Håkon V): nel 1312 decide di fare un regalo letterario agli svedesi in

occasione del matrimonio della figlia con un consorte svedese. Fa tradurre materiale della poesia epica francese (le storie di duca

Federico....) in svedese antico in versi (utilizzando il verso knittel, tedesco): questi componimenti prendono il nome di Eufemiavisor,

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Letterature scandinave

ossia le ballate o i canti di Eufemia. Non li ha composti lei, poiché sono una traduzione, ma è lei che li ha commissionati. Gli originali

sono in prosa in francese e in tedesco.

> Regina NORVEGESE Fa tradurre in SVEDESE ANTICO Poemi cavallereschi FRANCESI Utilizzando un metro TEDESCO

Troviamo così l'origine di tutte le letterature scandinave. Riassumendo:

sull'islandese e il norvegese antichi(che sono praticamente la stessa lingua) abbiamo le saghe, la poesia scaldica e la poesia eddica;

 sul danese antico abbiamo le ballate e qualche legge;

 sullo svedese antico abbiamo il corpo di leggi di Västgötland (1225) e le Eufemiavisor (1312).

• un altro personaggio molto importante in questo contesto è Santa Brigida (1303-1373).

• Genere delle cronache. Le cronache sono componimenti in versic che narrano fatti storici tra il XII e il XV secolo. Esistono sia per la

Svezia che per la Danimarca. Una delle più famose è la Erikskrönikan, ovvero la cronaca di Erik Eriksson, re svedese vissuto tra il 1222

e il 1250. E' famosa perché in quel periodo si compie la conquista della Finlandia da parte della Svezia: gli svedesi vogliono

cristianizzare la popolazione finlandese (in realtà la Svezia occupava il territorio finlandese già dal 1100). In questo periodo si afferma

la presenza svedese in Finlandia: presenza che durerà ininterrottamente fino al 1809. Il braccio destro di Eriksson è Birger Jarl, il

dignitario di corte, personaggio importante che col tempo assume sempre più potere (considerato il fondatore di Stoccolma). Il genere

delle cronache è in versi ed è poesia che parla di storia: i fatti narrati sono veri ma nascono con uno scopo propagandistico.

Testo pag. 80-85. Solarljolð (il canto del sole). Esempio di sincretismo, cioè connubio tra la morale cristiana e linguaggio mitologico germanico

pagano. Islanda Le saghe

Norvegia Heimskringla di Snorri

Svezia Erikskrönikan

Danimarca Gesta Danorum di Saxo

Excursus storico sulle nazioni scandinave fino alla fine del Trecento

Per le nazioni scandinave del Medioevo esisteva un triangolo di potere ben definito formato dalla Corona, dal Clero e dalla Nobiltà. In questo

periodo Svezia, Norvegia e Danimarca si formano sul modello delle monarchie straniere, europee: si tratta di un processo reso possibile dalla fitta

rete di scambi commerciali favorita dalla lega Anseatica. La lega Hanseatica fu un'alleanza di città che nel Tardo Medioevo e fino all'inizio

dell'era moderna mantenne il monopolio dei commerci su gran parte dell'Europa settentrionale e del Mar Baltico. Fu in questo periodo, tra il '200

e il '500, che i mercanti delle varie città, a maggioranza tedesche, cominciarono a formaere società (hanse) con l'intenzione di commerciare con

città straniere. Si accentua nelle città scandinave la presenza dei tedeschi: il basso tedesco (lingua della Germania del Nord) diventa una lingua

franca e condiziona fortemente svedese e danese (le nazioni nordiche erano neonate, perciò fragili > influenza soprattutto sul lessico e sulla

morfologia). La Danimarca

Il primo re danese di questo periodo, siamo nel X secolo, è Araldo Denteazzurro (Harald Blåtand), ricordato nella pietra runica di Jelling. È il re

che unificò e cristianizzò il popolo danese (si era convertito intorno al 960, in seguito alla prova di forza del vescovo). Successivamente si

susseguono diversi Valdemaro. Valdemaro I di Danimarca è il re alla cui corte lavora Saxo Grammaticus; per un certo periodo è vassallo di

Federico Barbarossa (il nome Danimarca deriva da marca dei danesi). Nel XIII secolo abbiamo Valdemaro II, importante perchè da' un impulso

all'espansione della Danimarca, conquistando l'Estonia: nella guerra combattuta tra danesi ed estoni, avvenuta nel 1219 vicino all'attuale Tallinn,

c'è una leggenda che narra che sia nata la bandiera danese, la più antica tra gli stati europei moderni (si dice che a un certo punto sia piovuta dal

cielo come segno dell'alleanza di Dio coi danesi; è chiaro che la croce richiama la crociata dei danesi che vanno a cristianizzare quei territori). La

Danimarca si espande poi anche nei territori della Germania del Nord: è la prima dei paesi scandinavi ad accogliere il cristianesimo, ad avere una

monarchia, dove si afferma una coscienza nazionale. Nel Medioevo la Danimarca prospera dal punto di vista economico: al triangolo di potere

composto da clero, corona e aristocrazia si aggiunge il popolo dei contadini, i quali per la prima volta ottengono la possibilità di organizzarsi in

assemblee. Nel 1282 addirittura una legge impone al re l'obbligo di tener conto delle decisioni del popolo (la monarchia assoluta con successione

dinastica si afferma solo nel '600). Tra il 1340 e il 1375 regna Valdemaro IV, detto il Nuovo giorno o la Nuova Alba: questo sovrano è famoso

perchè rafforza l'unità danese e riesce a svincolarsi dalla lega anseatica. Tra le sue conquiste la più importante è l'isola di Gotland (e l'espansione

verso il sud della Svezia); è un uomo molto abile e lavora per incrementare il suo potere.

La Svezia

Tra il X e il XII secolo la Svezia è segnata da una continua lotta tra due dinastie: quella degli Götar, dell'Ovest, e quella degli Svear, dell'Est.

Soltanto a partire dal XII secolo si ha una stbilizzazione della situazione interna: nel 1164 viene emanata una bolla papale per l'istituzione della

prima sede vescovile a Uppsala, a nord di Stoccolma. In questo periodo la Svezia occupa un territorio assai limitato: le attuali regioni del Nord

abitate dai sami verranno conquistate solo nel '600-'700, mentre la Scania è territorio danese (e lo rimane fino al '600). Uno dei primi re di grande

rilevanza è Erik XI Eriksson (vedi prima): sotto il suo regno vengono compiute delle crociate in Finlandia, nel 1238 e nel 1249. Lo scopo è come

sempre quello di cristianizzare i territori e le operazioni vengono condotte da Birger Jarl. Tra il 1319 e il 1363 regna Magnus IV Eriksson: eletto

re a 3 anni, Magnus IV è il primo sovrano a dare una costituzione alla Svezia ed è ricordato per la sua intensa attività legislativa e giuridica; nel

1347 Magnus unifica varie leggi (leggi provinciali..) e costruisce la prima costituzione nazionale. Magnus diviene re di Norvegia dal 1319 al

1343: alla fine del suo regno i nobili svedesi chimano al potere un perosnaggio tedesco, il duca Albrecht di Mecleburgo.

La Norvegia

Il primo grande re norvegese è Haraldr Harfagri (Araldo bellachioma), colui che inaugura la tradizione della poesia scaldica. Dopo di lui, la storia

della Norvegia è segnata da due sovrani cristianizzatori: Olav Tryggvason (995-1000) e Olav il Santo (1016-1028). Tra il 1217 e il 1263 regna Re

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Letterature scandinave

Håkon IV, che accoglie presso la sua corte il celeberrimo Snorri Sturluson. Intorno alla fine del suo regno, tra il 1262 e il 1264, Håkon IV

conquista l'Islanda, la Groenlandia, le Isole Ebridi, le isole Orcadi, le isole Shetland e le isole Fær Øer, raggiungendo così la più grande estensione

territoriale e l'apice della potenza sia commerciale che militare norvegese.

L'Islanda

L'Islanda viene colonizzata per la prima volta nell'874; la comunità islandese, a differenza delle altre nazioni scandinave, non nasce come

monarchia. Nel 930 si riunisce la prima assemblea dell'alþingi, composta dai rappresentanti delle famiglie locali, con lo scopo di prendere

decisioni su varie tematiche. In questo periodo l'unica autorità statale riconosciuta è l'uomo delle leggi, che impara a memoria il codice delle leggi

e viene chiamato a esporle al momento del bisogno. In questo sistema si creano però numerosi svantaggi: nascono delle famiglie più potenti (con

proprietà terriere..) che si contendono il potere. Una di queste famiglie, gli Sturlungar, detennero il potere nell'ultimo periodo dell'indipendenza

islandese: l'epoca degli Sturlungar fu uno dei più violenti e sanguinosi periodi della storia dell'Islanda, segnato da continui conflitti interni tra le

famiglie e i più potenti capi islandesi, i goðar. La Norvegia, da tempo interessata ad estendere la sua influenza sull'Islanda, approfitta della

situazione di debolezza interna: l'Islanda, ormai troppo fragile a causa dei conflitti interni, capisce che l'unico modo per ristabilire la pace è

affidarsi al dominio straniero. Approfittando anche della posizione geograficamente ai margini dell'Islanda, i norvegesi chiedono agli islandesi di

giurare fedeltà e sottomettersi in cambio di vantaggi come il continuo rifornimento di merci dal continente: il popolo islandese si vede costretto ad

accettare dopo 2 anni. L'età degli Sturlungar va dal 1180 al 1262; dal 1262 si apre il dominio norvegese, che durerà fino al 1397.

Le nazioni scandinave dopo il Trecento: Margherita I di Danimarca

Una catena di eventi casuali fa sì che nel XIV secolo si verifichi una svolta nelle nazioni scandinave.

Nel 1363 la figlia di Valdemaro IV di Danimarca, Margherita I di Danimarca, sposa il re di Norvegia Håkon VI (tipica alleanza tra famiglie reali).

Nel 1370 nasce l'erede al trono di Norvegia, Olav, figlio di Håkon e Margherita. Nel 1375 muore Valdemaro IV che non ha altri figli: Olav

diviene quindi re di Danimarca, anche se la reggenza spetta allla madre Margherita, vista la giovane età del figlioletto. Nel 1380 muore anche

Håkon VI: Olav diviene quindi re di Danimarca e Norvegia. Nel 1385 diventa maggiorenne, ma nel 1387 muore prematuramente. A questo punto

Margherita I di Danimarca assume il controllo di tutti i territori. Nel 1388, i nobili svedesi, insoddisfatti del tedesco Slbrecht di Meckleburgo, lo

depongono e offrono la corona a Margherita. Margherita accetta e decide di dare vita all'Unione di Kalmar: nel giugno del 1397 viene firmato a

Kalmar, di fronte all'isola di Gotland, il trattato che prevede la creazione di un forte regno scandinavo sotto un singolo monarca composto da:

Danimarca, Norvegia, Svezia, Islanda, Isole Ebridi, Orcadi, Shetland, Fær Øer, Groenlandia, parte della Finlandia ed Estonia. Margherita I regna

ancora per 15 anni e muore nel 1412: durante il suo governo si realizza un forte equilibrio nei paesi scandinavi. Alla sua morte qual è la situazione

che si presenta? Due sono le nazioni in declino: l'Islanda e la Norvegia. I due poli forti sono invece la Svezia e la Danimarca: l'Unione di Kalmar

nasce principalmente come un'egemonia danese infatti. Tuttavia a seguito di contrasti nati fra alcuni membri dell'unione e dopo il successo nella

riconquista della Svezia da parte di Cristiano II di Danimarca e il successivo bagno di sangue di Stoccolma nel 1520, gli svedesi diedero il via a

una nuova ribellione che scacciò nuovamente le forze danesi nel 1521. Con la reclamazione dell'indipendenza, l'elezione di Re Gustavo I dei

Vasa, il 6 giugno 1523, ripristinò la sovranità della Svezia e dissolse infine l'Unione.

Dal Quattrocento al Cinquecento: la Riforma di Lutero

Fino al XVI-XVII secolo la letteratura scandinava imita i modelli degli altri stati; c'è una forte influenza del mondo latino, dell'Europa

Meridionale. A partire dalla seconda metà del '200 ha inizio il declino politico dell'Islanda; dalla metà del '300 prende avvio il declino politico

della Norvegia; nella seconda metà del '300 Islanda e Norvegia subiscono anche un declino culturale. A causa di quest'ultimo diminuiscono le

opere manoscritte in questi Paesi. Per la Norvegia questo fenomeno è molto pesante: si perde una tradizione scritta e la lingua norvegese rimane

frammentata in molti dialetti e parlata da coloro che non sanno scrivere. Dal '300 all'800 la lingua scritta dello stato e della letteratura è il danese.

Nel 1476 viene fondata l'Università di Copenaghen, che diventa il centro dove studiano islandesi e norvegesi (parlano la loro lingua solo in

patria). Fino all'800 il norvegese rimane pressoché identico al danese. Poi tra '800 e '900 i norvegesi provvedono a riforme sistematiche sulla

lingua ( c,z,s > si pronunciano tutte s > i norvegesi hanno eliminato la c e la z). L'Islanda resiste maggiormente al danese, probabilmente anche per

la posizione geografica più isolata e quindi meno lambita. (oggi l'islandese è molto diverso da norvegese e danese).

La storia dei paesi scandinavi intanto si sta polarizzando intorno a due potenze che si contrappongono: la Svezia e la Danimarca. Nei primi anni

del '500 accadono inoltre due fatti importanti:

• nel 1523, con l'elezione di Gustav I Vasa, inizia l'indipendenza svedese. Si tratta di un anno zero per la storia della Svezia, che da' inizio

al periodo della modernità svedese.

• La riforma protestante luterana, che comporta la scissione all'interno della chiesa cristiana (esiste una scissione tra chiesa occidentale e

orientale> ortodossa; esiste una scissione rispetto alla chiesa anglicana) e ha effetti profondi soprattutto per il mondo centro-occidentale.

Lutero era un monaco e teologo agostiniano originario della Sassonia, iniziatore della Riforma protestante. Ci sono diversi piani della

protesta: lo scandalo riguarda la vendita delle indulgenze, ossia il fatto che si sia praticata una mercificazione della possibilità di avere

uno sconto sul periodo del Purgatorio (concetto teologico che ha dei risvolti economici e che viene denunciato dai protestanti). Però la

questione è molto più profonda e si allarga alla presenza del clero, della Chiesa, del suo ruolo e della rivendicazione di una maggiore

autonomia del fedele cristiano nel leggere le Sacre Scritture e nel rapportarsi con Dio. Cosa che non viene negata dal mondo cattolico

però prevede una struttura molto precisa e anche una dipendenza dal patto e dalla chiesa di Roma. Martin Lutero porta avanti la ua

protesta ed è famoso l'episodio del 31 ottobre 1517 dell'affissione delle 95 tesi sulla porta della cattedrale di Wittemberg, in cui si

denunciano le indulgenze papali: Lutero scrive anche a proposito della libertà del cristiano, della salvezza e della lettura delle Sacre

Scritture. Questo determina un'inevitabile scissione all'interno della chiesa, ma anche nella dimensione tra mondo germanico e mondo

mediterraneo: il nuovo orientamento che prende la chiesa del Nord Europa spezza il filo che si era creato nei secoli precedenti tra il

Nord e il Sud. È un fenomeno religioso che ha però conseguenze culturali di ampia portata: tra queste innanzitutto l'autonomia della

chiesa nell'Europa settentrionale, fenomeno che prosegue ancora adesso perchè parte della Germania è di religione protestante, così

come l'Olanda e i Paesi scandinavi. Poi c'è la riscoperta dell'interesse per i Paesi del Nord Europa, i quali perdono come riferimento il

Sud, la chiesa di Roma e cominciano a ritornare a se stessi. Il fenomeno religioso della Riforma viene declinato dal punto di vista

politico come un rinnovato interesse per le proprie nazioni: la Scandinavia ritrova e rafforza i propri legami con l'altra parte del mondo

germanico, con i principati tedeschi. Rinascono anche le lingue scandinave e la lingua tedesca; e a questo proposito si deve chiamare in

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Letterature scandinave

causa una prassi della chiesa riformata, cioè la lettura delle Sacre Scritture da parte del fedele, che esige che esse siano proposte in una

lingua comprensibile e non nell'originale greco per chi lo conosceva o nella vulgata latina, che si era diffusa nel Medioevo. Fin da

subito Lutero si preoccupa di tradurre la Bibbia in tedesco, il tedesco della Sassonia, che diventerà la base per la lingua nazionale della

Germania. La stessa cosa avviene a Nord: nel 1524 viene tradotto il Nuovo Testamento in danese e nel 1526 in svedese. Si procede poi

alla traduzione integrale delle Sacre Scritture e nel 1541 esce la prima Bibbia svedese e nel 1550 quella danese (diffusione molto rapida

della riforma luterana). A partire da queste traduzioni iniziano lo svedese e danese moderni: soltanto tra la fine del '500 e il '600 avremo

la traduzione della Bibbia in islandese (1584) e in finlandese (1642)(norvegese=danese). Naturalemente esistono a livello popolare delle

traduzioni perchè i vari pastori protestanti nelle piccole comunità norvegesi, finlandesi, islandesi si rendono conto di dover tradurre dei

passi per far capire qualcosa alla gente. Il testo ufficiale della Bibbia rimane però in danese e svedese e viene diffuso in modo capillare:

sia perchè si vuole imporre, realizzare la riforma della chiesa, sia perchè è il testo capitale del cristianesimo (la presenza diventa

radicale e quasi ogni famiglia possiede una Bibbia).

La riforma si diffonde in tutto il mondo scandinavoe questo avviene anche grazie ad una guida politica; la bibbia tradotta in svedese si chiama

Bibbia di Gustav Vasa, mentre quella tradotta in danese prende il nome di Bibbia di Cristiano III. Come era avvenuto per la cristianizzazione

abbiamo di nuovo una guida politica che si affinca alla guida religiosa: in questo modo si afferma la Riforma. Nel caso di gustav Vasa esiste anche

un forte movente economico, perchè in questo modo ha la possibilità di confiscare i beni delle chiese cattoliche (che smettono di esistere) e il

clero cattolico o se ne deve andare (pena della vita) o si adatta.

Nel cinquecento ci si inizia a domandare anche in quale lingua tradurre la letteratura: si cerca di collegare la lingua a una tradizione precedente ed

esiste una caccia ai monoscritti prodotti in epoca medioevale. Oppure si misura la forza delle lingue nazionali traducendo da opere in altre lingue:

si traducono opere italiane, francesi in svedese e danese per mostrare che esse hanno la dignità e la forza di esprimere le stesse cose (fenomeno

che accade nel '500, '600, '700). C'è poi una conseguenza ancora più profonda nell'animo nordico: il nuovo atteggiamento religioso proposto dalla

riforma condiziona la visione del mondo dei nordici. Spesso ci si chiede perchè a Nord abbiano un atteggiamento più speculativo, di riflessione

oppure banalmente più malinconico: si possono trovare le radici di questo, oltre che in ovvie ragioni climatiche, in questa riforma. Quest'ultima

mette il fedele davanti a Dio, ridimensionando il ruolo del clero e quindi il fedele, rispetto all'impostazione cattolica, è più disarmato; nello stesso

tempo deve leggere le Scritture, è un suo diritto: ma diventa anche un suo dovere. E poi c'è anche il concetto della grazia, concetto molto delicato

sviluppato dai vari teologi sul fatto se esista la grazia di Dio o la fede esclusivamente come dono che salva il fedele, se servano invece le opere.

L'impostazione della riforma è quindi più inquieta, si forma una certa inquietudine nel rapporto con Dio, che determina l'atteggiamento di

riflessione.

La riforma e l'affissione delle 95 tesi provocarono una durissima reazione da parte della chiesa cattolica. Il pontefice infatti scrisse a Lutero,

chiedendogli di ritrattare le sue idee. Egli, come gesto di rifiuto, bruciò pubblicamente la bolla papale. In seguito a questi fatti anche l'imperatore

Carlo V, nel timore di una scomunica o per via della sua ferrea morale cattolica, gli intimò di rinnegare le sue convinzioni, senza però ottenere

nulla. Il monaco tedesco fu salvato dalla condanna a morte solo grazie all'intervento di Federico III di Sassonia, che ne simulò il rapimento,

portandolo al castello di Wartburg, dove si dedicò alla traduzione delle sacre scritture, dal latino in lingua tedesca, divenendo per la lingua tedesca

ciò che fu Dante Alighieri per la lingua italiana.

Poiché in Scandinavia il Medioevo finisce intorno al '500, Umanesimo e Rinascimento arrivano in ritardo, già insieme alle nuove tendenze

barocche. Uno dei più importanti personaggi della letteratura svedese dell'epoca della Riforma è Olaus Petri. Olaus è un intellettuale umanista,

scrive una cronaca svedese, scrive di diritto, di leggi, e compone dei salmi. È un fervente sostenitore della Riforma e il suo ruolo è dovuto

soprattutto alla promozione di una nuova chiesa. Il Cinquecento e il Seicento

La letteratura cinquecentesca svedese ha come massimi esponenti due fratelli, Olaus e Johannes Magnus: essi sono gli autori delle opere più

famose del XVI secolo svedese, che curiosamente non sono state scritte in svedese e non sono state composte in Svezia. Johannes Magnus è

l'ultimo arcivescovo cattolico svedese, il quale per la sua ferma adesione alla dottrina cattolica è costretto ad abbandonare la Svezia e si trasferisce

a Roma. Il fratello Olaus è un importante erudito, direttore del centro di studi brigidini, dove si curavano e studiavano i testi di Santa Brigida.

Johannes scrive la “storia dei re goto-svedesi”, la cui prima edizione esce a Roma nel 1554 in lingua latina. Quest'opera tratta la storia della

Svezia dalle origini mitiche: come già avevano fatto Saxo e Snorri, i primi antenati che vengono individuati sono gli dei, a cui si mescolano figure

della Bibbia. I Goti, popolazione germanica di origine scandinava stanziata nell'attuale Polonia, vengono scelti come antenati degli svedesi: è

questo un caso di storiografia goticista o goticismo, dove il passaggio storico viene in parte rielaborato e trasfigurato. Si tratta anche di un'opera di

elogio della potenza della Svezia, che viene apprezzata da Gustav Vasa.

Olaus scrive invece una “Historia de gentibus septentrionalibus”, che esce nel 1555. E' un'opera con carattere più enciclopedico rispetto alla

precedente: Olaus traccia una descrizione della Svezia trattando anche dei paesaggi, dell'economia, degli usi e dei costumi del popolo svedese. È

anche un'opera più moderna e viene illustrata a Venezia, contribuendo così a far conoscere la Svezia e a creare l'immagine che gli italiani avranno

per un certo periodo della popolazione scandinava.

Dal punto di vista economico, il Cinquecento è un secolo di povertà per buona parte del popolo svedese: le condizioni materiali sono misere e si

vive peggio che nel sud-Europa, sia a causa delle condizioni climatiche ostili, sia per la scarsità dei prodotti e lo strapotere del sovrano rispetto

alle assamblee. Il Cinquecento è però anche il secolo in cui la Svezia inizia la sua ascesa geo-politica, affermandosi come potenza in grado di

competere con le altre nazione europee. Il Seicento si configura infatti come il periodo in cui la Svezia afferma la sua superiorità in area baltica.

Questo fu possibile soprattutto grazie ad eventi internazionali, che coinvolsero buona parte d'Europa: il principale fu la guerra dei Trent'anni,

combattuta tra il 1618 e il 1648. Fu questo l'ultimo caso di guerra di religione nel continente europeo (cattolici vs protestanti). I combattimenti si

svolsero inizialmente nei territori dell'Europa centrale appartenti al Sacro Romano Impero Germanico, ma coinvolsero successivamente la

maggior parte delle potenze europee con le eccezioni di Inghilterra e Russia. La guerra, caratterizzata da gravissime e ripetute devastazioni di

centri abitati e campagne, da uccisioni in massa, da continue operazioni militari condotte con spietata ferocia da eserciti mercenari che senza

controllo saccheggiavano e depredavano, da micidiali epidemie e carestia, fu una catastrofe epocale in particolare per i territori dell'Europa

centrale. Secondo alcuni studiosi, la guerra dei trent'anni, che avrebbe provocato 12 milioni di morti, fu "in assoluto la maggiore catastrofe mai

abbattutasi" sulla Germania, che ne uscì polverizzata. All'interno delle varie operazioni militari si collocano anche una fase danese, dal 1625 al

1630 e una fase svedese, dal 1629 al 1635. Mentre la partecipazione della Danimarca alla guerra è infruttuosa in quanto i suoi territori non

subiscono cambiamenti rilevanti, la Svezia trae grande profitto dall'estensione dei suoi domini: conquista molte zone che si affacciano sul Baltico,

parte dei Paesi Baltici, la Pomerania, parte della Polonia e il sud della Svezia (tutte queste zone, per la loro vastità, prendono il nome di Lago

svedese). Questi eventi segnano l'ascesa al primo posto della Svezia: il periodo dal 1630 al 1700 prende il nome di “stormaktstiden”, cioè “epoca

13

Letterature scandinave

del grande potere”. In realtà questo periodo fiorente inizia per la Svezia già nel 1523 con l'ascesa al potere di Vasa e nel 1526 con la fine

dell'Unione di Kalmar.

Tra la fine del '600 e l'inizio del '700 la Svezia subisce una forte influenza della Francia (tutte le parole che finiscono in -i o in -ik hanno

l'accentazione sulla i, tipicamente francese): parallelamente però si ragìfforza l'autoelogio delle nazioni scandinave. Il '600 è il secolo dei

manoscritti in Scandinavia, un periodo nel quale inizia una caccia febbrile a questi importanti documenti del passato. La Danimarca, avvalendosi

del suo potere in Islanda, ne trova moltissimi: nel 1643 un islandese trova il manoscritto dell'Edda poetica, il Codex Regius, e lo consegna al re di

Danimarca. Nel 1648 le truppe svedesi trovano casualmente a Praga, durante episodi di razzia, il Codex Argenteus, che contiene la traduzione di

parte della Bibbia in gotico [cos'è il gotico? Il gotico era il gruppo di lingue germaniche orientali]. La Bibbia gotica, tra l'altro, viene trovata

proprio nel secolo in cui la storiografia goticista ha maggiore successo> coincidenza particolare! Il testo risale al IV secolo ed è attribuito ad un

certo Wulfila, vescovo ed evangelizzatore dei Goti: l'opera diventa dunque un monumento letterario importantissimo.

Tuttavia il '600 non è solo il secolo dei manoscritti: è il periodo in cui inizia la modernità, in cui nascono lo svedese e danese moderni. Modernità

non soltanto scandinava, ma a livello europeo: con Galilei, ad esempio, si avviano gli studi scientifici, che trovano terreno fertile nel Nord Europa.

Spicca in Danimarca il nome di Ole Worm, considerato il padre degli studi di archeologia in Scandinavia e fondatore degli studi sulle Rune e sugli

scaldi. (centro geografico importante per la Danimarca di questo periodo è Bergen, città attualmente norvegese).

Infine si può affermare che il periodo tra Seicento e Settecento è un periodo di continue guerre: la guerra si profila come il mezzo per espandersi,

ma diventa anche trasmissione di cultura. Vengono fondate in questo periodo nuove università: Lund, nel Sud della Svezia, nasce nel 1660 e

Turku, in Finlandia. Si da' maggiore importanza ai monumenti culturali, esaltando le opere capitali, fondamentali per ciascuna nazione (gesta

danorum, Danimarca; Heimskringla, Norvegia; saghe, Islanda; cronache e storiografia goticista, Svezia) e si misurano le lingue nazionali con altre

lingue europee. A questo proposito esaminiamo quali furono le più imporatnti figure del Seicento svdese e danese. In Svezia vi furono:

• Georg Stiernhielm: è il poeta di corte di uno dei più importanti sovrani svedesi, la regina Cristina di Svezia. La regina Cristina regna dal

1632 al 1650: è una grande mecenate, tant'è che invita filosofi, scienziati, maestri, come Cartesio, al fine di elevare la cultura di corte.

Vuole fondare una compagnia teatrale svedese (finora niente teatro), ma non ci riesce. Cristina è poi costretta a lasciare la Svezia perchè

si converte al cattolicesimo e un Paese protestante non può avere una regina cattolica: abdica e si traferisce a Roma. Nella capitale

vaticana fonda un salotto letterario, da cui nascerà poi il filone dell'Arcadia. Stiernhielm fu sia scienziato che umanista: stabilì le unità

di peso e di misura per la Svezia, scrisse opere di diritto e di scienze naturali. Compose inoltre “Hercules”, un poema pubblicato nel

1658 (scritto nel 1648) in svedese, in cui riprende una figura mitologica greca: Ercole, personaggio che si trova a decidere tra virtù e

vizio, tra tentazione del piacere e virtù civili (poema allegorico). Nell'opera di Stiernhielm viene tratteggiata la figura del cittadino

svedese ideale. Il poema, scritto con il metro classico dell'esametro, viene composto nel momento in cui la Svezia è all'apice del suo

potere: il poeta vuole infatti dimostrare come la lingua svedese possa sviluppare una materia classica in un metro classico. Lo svedese

ha bisogno di confrontarsi con altre lingue e da ciò nasce l'obbiettivo del poeta: dimostrare la forza della lingua e la sua ricchezza

espressiva. Stiernhielm infine redige anche un dizionario di lingua e compone dei trattati: è un purista, dunque ritiene sconveniente l'uso

di termini di altri lingue e sostiene la necessità di usare i termini della propria lingua.

• Skogekar Bergbo: poeta che si ispira al petrarchismo: la lirica del poeta italiano diventa modello di poesia. Nel 1680 Bergbo pubblica

dei sonetti petrarcheschi in svedese che hanno per protagonista una certa Wenerid ( simile alla Laura di Petrarca)> tentativo di misurare

lo svedese con la lirica.

• Emergono in questo periodo anche alcune Antologie di traduzione: si tratta di brani di altre lingue (soprattutto francese e italiano)

tradotti in svedese, con lo scopo di elevare la lingua e portarla al livello delle altre. È il tentativo messo in atto nel 1651 da un certo

Andreas Arvidi che scrive “Det swenska poetari”: manuale che contiene traduzioni varie in svedese. (tentativo già messo in atto col

tedesco).

• Testo\fotocopia : Lasse Lucidor e Lasse Wivallius sono due poeti che si sottraggono alla cerchia di intellettuali e vivono la guerra dei 30

anni. Sono poeti che conducono una vita irregolare (Wivallius finisce anche in galera) simili agli “scapigliati”: scrivono poesie per

matrimoni, funerali ed esprimono attraverso i versi un nuovo tipo di linguaggio. Cfr. poesia “Voi uomini di animo altero”.

Il Seicento è anche il secolo del Barocco, movimento che sviluppa due tendenze: la prima è carpe diem; l'altra è quella di non lasciarsi distrarre

dalle distrazioni terrene (divino come via d'uscita).

[Testo : Thomas Kingo, cfr. “A ciascuno il suo destino”. Thomas Kingo era un religioso, appartenente al clero. Si tratta di un salmo danese che

esprime un sentimento complementare: anziché sprofondare nel piacere dell'alcool> rifugio nel divino. ]

Il Seicento è il secolo che vede contrapporsi il Barocco e il Classicismo. Il Barocco è caratterizzato da uno stile che riflette da una parte

l'inquietudine e dall'altra la gioia di questo periodo. Il Barocco rende più difficile il percorso verso Dio del fedele (la chiesa si è scissa, è il secolo

della guerra dei 30 anni). Il Barocco si caratterizza per una grande varietà ed un eccesso di forme: eccesso spesso disarmonico e poco sentito. È

questo il secolo della peste europea, che si affaccia periodicamente in varie zone. La sopravvivenza alla peste ha a che fare con quella gioia che è

espressa dal Barocco, il quale offre due soluzioni: o l'abbandono al piacere, o il rifugio nel divino. Nel Seicento però emerge anche una corrente

classicista: si procede sempre più a creare e a darsi delle regole, si riprende la poetica di Aristotele (unità di tempo, luogo e azione). Si cercano

continuamente delle certezze: problema doppio in Scandinavia, dove lo svedese e il danese sono lingue giovani e neonate e hanno più bisogno

ancora di certezze. Nel Seicento emerge il contrasto tra fede e laicità: attraverso le scienze l'uomo si rende conto di conoscere sempre di più e

reagisce o con fede o con laicità (divino vs terreno)> esiste un atteggiamento razionale e scientifico già in questo periodo che anticipa

l'Illuminismo.

“Ett samtal mellan döden och en säker männinska”, cioè “ un dialogo tra la morte e un uomo sicuro” > è un altro componimento di Lucidor.

Wivallius > descrizione della natura molto genuina e spontanea: la natura è rappresentata per quella che è, è una testimonianza molto importante,

un altro modo di guardare alla natura del Nord.

• Olof Rudbeck (1630-1702) fu uno scienziato e uno storico sui generis. Fu anche botanico e medico: fece una classificazione delle piante

e delle specie vegetali in modo sistematico. Studi che si rivelarono fondamentali per Carl Von Linné, detto Linneo. Rudbeck è autore di

una storia in 4 volumi (scritta tra il 1679 e il 1702) chiamata “Atland Eller Manheim”: Atland si riferisce ad Atlantide, uno dei

continenti scomparsi secondo la tradizione; Manheim è un termine già usato da Snorri per indicare il mondo; eller vuol dire oppure. Si

tratta di una storia dell Svezia: Rudbeck sostiene che l'Atlantide di cui si parla non sia altro che la Svezia e sostiene che il greco e il

latino derivino dallo svedese (!), tesi peraltro suffragata da centinaia di altri dati. Nell'opera Rudbeck ricorre a uno studio e una

rielaborazione rigorosa dei dati e porta all'estremo la storiografia goticista. È una storia che diventa un elogio della Svezia, un incontro

tra un atteggiamento mitologico e un rigore scientifico nel trattare le fonti.

In Danimarca vi furono: 14

Letterature scandinave

• Thomas Kingo : siamo a Copenaghen, centro della corona danese.

• Peter Dass: testo pag. 17: Dass era un parroco di un piccolo paesino nel Nord della Norvegia: scrive “La tromba del Norrland”, poemi

in versi dove rappresenta la condizione dell'uomo del Nord. Questo testo si configura come l'inquadramento delle meraviglie del mondo

nella lode del creatore (è il pastore che parla). Elemento un po' esotico è la caratteristica dei giorni, a volte lunghissimi a volte cortissimi

[ riproduzione della Scandinavia detta Carta Marina di Olao Magno del 1539: rappresentazione immaginifica del Nord, quasi buffa.

Fino all'800 non c'è un'immagine molto chiara di questi luoghi]. Importanza linguistica di questo testo: è scritto in danese ma Peter Dass

inserisce dei termini norvegesi, norvegesizza il testo, tanto che alcuni studiosi lo considerano il padre del norvegese. Comincia già in

questo periodo a risvegliarsi qualcosa, che porterà alla rivendicazione d'indipendenza della Norvegia molto dopo.

• Leonora Cristina è l'unica autrice del '600, figlia del re Cristiano IV di Danimarca. Dopo alcune discussioni entra in conflitto col padre,

che la fa imprigionare. Si tratta di un conflitto politico: in quel periodo Cristiano IV sta imponendo in Danimarca l'assolutismo regio,

che fino ad allora non c'era stato (siamo nel 1660). Uno dei principali oppositori è la figlia (e il genero) che viene imprigionata nella

Torre Blu di Copenaghen dal 1663 al 1685, per oltre 20 anni. Durante questo periodo di prigionia, Leonora scrive un diario dal titolo

“jammers minde”, “il ricordo della sofferenza”, riferendosi al periodo di prigione e al duro passaggio verso la monarchia assoluta

dettata dal padre.

• Thomas Bartholin (danese) e Arni Magnusson (islandese): scrivono un libro in latino basato sulla raccolta e sullo studio dei manoscritti

(“Tre libri sulle antichità danesi”, del 1685). In questo periodo, la Danimarca si appropria del passato storico e culturale norvegese e

islandese, portando sul suo territorio tutti i manoscritti provenienti da Islanda e Norvegia (verranno restituiti solo nel '900). Il mondo

norreno viene recuperato per esaltare la grandezza della Scandinavia: scoppiano anche delle dispute tra gli studiosi per affermare quale

nazione fu quella più potente, più importante, più autenticamente scandinava.

Il Settecento

Dal punto di vista storico-politico, con il Settecento cambia in parte lo scenario che aveva visto contrapporsi nei secoli precedenti Svezia e

Danimarca. La Svezia diventa una potenza piuttosto ingombrante in area baltica e si crea nuovi nemici, non soltanto danesi. Nasce in questo

periodo ed emerge una nuova potenza: la Russia, che entra in Europa grazie ai progetti dello zar Pietro I il Grande (fonda S.Pietroburgo). La

Russia inizia a nutrire interessi in area baltica e ha mire espansionistiche ben precise. A tale scopo si allea con la Danimarca, tradizionale rivale

della Svezia. All'inizio prevale quest'ultima, ma alla lunga viene accerchiata e sconfitta. La Svezia è guidata in questo periodo da Carlo XII, il

quale combatte in diverse battaglie e muore nella Guerra Nordica (1700-1718, trattati di pace del 1721). Questo conflitto ha ovviamente un effetto

contrario alla guerra dei Trent'anni sulla Svezia, che perde i territori conquistati in precedenza, conservando solo la Finlandia e la Pomerania. In

questo periodo si ridimensiona notevolmente la potenza svedese e si ribilanciano gli equilibri con la Danimarca. L'epoca tra il 1718 e il 1772 è

detta “ Frihetstiden”, cioè “Epoca della libertà” (libertà religiose, di stampa, di opinione..). Compare quindi il fenomeno Russia, che di qui in poi

si scontrerà più volte con la Svezia.

Dal punto di vista culturale il Settecento è il secolo dell'Illuminismo, della Rivoluzione francese, della Rivoluzione americana (delle colonie

dall'Inghilterra> 1776): esiste anche una rivoluzione danese (cfr. Medico di corte> tentativo di introdurre le idee illuministe in Danimarca).

L'Illuminismo è un fenomeno profondo: è una nuova posizione ideologica che invoca l'uso della ragione come facoltà umana universale (deve

prevalere sull'immaginazione e sulla irrazionalità), principio che di per sé apre alla democrazia (visto che tutti sono dotati di ragione tutti hanno il

diritto di partecipare alla vita politica). Questa visione in realtà è sia una conseguenza sia una causa della fiducia nel progresso, nell'idea di

progresso storico, nel fatto che le cose possano migliorare andando avanti. In questo senso l'Illuminismo segna una cesura, un taglio rispetto ai

secoli oscuri venuti prima come il Medioevo o anche il Seicento (secolo dell'assolutismo e delle superstizioni). Nel Settecnto la battaglia contro

questi secoli oscuri e contro l'irrazionalità è particolarmente forte. Con l'Illuminismo la Scandinavia si apre nuovamente e la Francia e l'Inghilterra

divengono modelli per gli intellettuali scandinavi. Legato all'Illuminismo è il concetto di formazione e quindi di educazione e anche di

informazione: infatti l'informazione è un dato, una conoscenza che mi forma come individuo. [Fondamentale è l'Enciclopedia.] Legato al concetto

di Illuminismo e di Rivoluzione francese c'è quello di cosmopolitismo, ovvero il sentirsi cittadini del mondo. Infatti nell'idea di formazione c'è

anche quella del viaggio, ovvero muoversi dal proprio paese per visitarne altri e apprendere altre lingue, vedere come si vive in altri luoghi: anche

nei secoli precedenti le classi abbienti mandavano i figli all'estero per studiare, ma ora questo diventa un vero e proprio atteggiamento di tutti gli

intellettuali. Tutti questi sono gli elementi da tenere presente per esaminare il settecento scandinavo, i cui maggiori autori sono svedesi e danesi.

Settecento dano-norvegese: Brorson, Holberg e Wessel

Hans Adolph Brorson, scrittore danese, rappresenta una tendenza radicalmente diversa dagli ideali di ragione e razionalità espressi

dall'Illuminismo tradizionale. Brorson era un religioso ed era uno dei più importanti esponenti del pietismo in Scandinavia. Membro del clero a

un certo punto Brorson divenne vescovo e aderì al pietismo: il pietismo era l'atteggiamento religioso di coloro che facevano parte della chiesa

riformata, della chiesa protestante. Costoro, in particolare, trovavano inadeguata la austerità, la sobrietà, il modo di vivere la religione che si stava

diffondendo nelle chiese del Nord; la chiesa riformata si era opposta a Roma ma in questa sua opposizione tendeva a privare il fedele degli aspetti

più caldi, vissuti e vivaci della fede. La vita religiosa, avvertita come sterile e fredda, sentiva quindi l'esigenza di creare nuovi gruppi di preghiera

e delle comunità. Il movimento nacque in Germania verso la fine del Seicento e poi si diffuse in Scandinavia.

Il pietismo si richiamava alle posizioni originarie di Lutero e si contrapponeva fermamente all'ortodossia dell'altra parte della chiesa riformata.

Brorson interpreta questo sentimento e lo esprime nelle sue poesie, nei suoi salmi; riprende anche la tradizione inaugurata da Thomas Kingo .

Scrive molti componimenti di ispirazione religiosa in cui vuole dare spazio a questo linguaggio del cuore e ad una fede passionale: la lirica di

Brorson rappresenta una linea sotterranea nel Settecento. Nel secolo della ragione, della formazione, della scienza, del progresso, ecc. c'è questo

tema del sentimento, della passione, del cuore, che poi sfocerà alla fine del secolo quando dopo l'Illuminismo nascerà il pre-romanticismo e il

romanticismo. (la lirica di Brorson anticipa quindi un atteggiamento pre-romantico). Il fatto che queste correnti siano ostacolate è testimoniato

dall'atteggiamento dei sovrani: ad esempio nel 1706 re Federico IV di Danimarca proibisce addirittura le riunioni dei pietisti, perchè considerate

sovversive e pericolose. Con il re Cristiano VI la situazione si capovolge: il re stesso è pietista e a partire dal 1730 l'atteggiamento pietista inizia a

inserirsi accanto alla chiesa luterana ufficiale.

Ludvig Holberg è uno dei nomi più importanti di tutta la letteratura scandinava. Holberg (Bergen, 1684- Copenaghen 1754) incarnò la figura del

tipico pensatore illuminista: in qualità di studioso si occupò di storia, ma fu anche filosofo e studiò soprattutto il giusnaturalismo (corrente della

filosofia che si fonda sull'idea che esista un diritto di natura; cioè l'essere umano, essendo pensante, si può organizzare in modo da darsi delle

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e culture moderne
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Nordic Iceman di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingue e letterature scandinave e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Finco Davide.

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