Chemioterapia
Sbobinature delle lezioni di Chemioterapia
antimicrobica e antitumorale realizzate nell’anno
accademico 2010/2011
Matteo P.
NB: Questi appunti sono stato realizzati in buona parte come
trascrizioni delle lezioni tenute dai docenti del corso di Farmacologia
III, in parte come rielaborazione di informazioni reperite su libri di
testo. E’ il (duro) lavoro di un vostro compagno e pertanto contiene
sicuramente qualche errore. Inoltre, non può sostituire la frequenza
alle lezioni e bla bla bla bla.
1
Introduzione alla chemioterapia antimicrobica
Un antibiotico è una molecola naturale che sia metabolita secondario di microrganismi
quali eubatteri, actinomiceti, funghi inferiori. Questi metaboliti secondari sono prodotti
in coincidenza della differenziazione di strutture cellulari specializzate finalizzate alla
sopravvivenza della cellula in condizioni di deprivazione di un substrato. Il concetto di
metabolita secondario è opposto a quello di metabolita primario, cioè i metaboliti che
vengono utilizzati per le funzioni di replicazione cellulare, per il metabolismo degli acidi
nucleici e delle proteine. I metaboliti primari sono abbastanza conservati da specie a
specie. Diversamente, i metaboliti secondari sono molto diversi da specie a specie e sono
contraddistinti da strutture chimiche particolari, se vogliamo anche piuttosto
inconsuete. Non sono sostanze che il batterio utilizza per nutrirsi e per il suo
metabolismo, bensì si tratta di sostanze che hanno lo scopo di difendere il microbo da
altri microrganismi e di aiutarlo nella competizione per i substrati energetici togliendo
di mezzo i competitori. Infatti, i batteri della nostra flora associata, sempre ben nutriti,
non producono antibiotici. Diversamente i batteri del suolo e delle acque, che si trovano
ad affrontare una notevole scarsità di substrati. In queste condizioni, l’esaurimento dei
substrati energetici determina una fase di crescita non più logaritmica, ma a plateau, ed
è proprio al termine di questa fase di crescita che i batteri mettono in atto strategie
metaboliche di resistenza: la formazione di spore a partire dai bacilli, per esempio, è un
classico adattamento. In questa fase sono prodotti anche gli antibiotici, come molecole
in grado di ostacolare la vita di altre specie in competizione. È quello che accadde alle
colture di Fleming.
Gli streptomiceti sono tra i più attivi produttori di sostanze ad attività antibiotica, e
addirittura di sostanze che nella pratica clinica umana sono usati non come antibatterici
(amfenicoli, cefalosporine, -‐lattamine clavamiche, aminoglucosidi, macrolidi,
β
lincosamidi…), ma come chemioterapici antitumorali: sono, per esempio, la bleomicina e
la mitomicina. Anche le micromonosporacee sono attivi produttori di sostanze
antibiotiche quali gli aminoglucosidi (es: gentamicina). La vancomicina è prodotta da
una Nocardia. I composti isolati da colture e sottoposti a screening sono stati un numero
elevatissimo, tra 5000 e 10000.
Ma i batteri, così come producono gli antibiotici, hanno anche sviluppato meccanismi
genetici in grado di contrastare questi veleni: possono essere enzimi degradanti,
mutazioni a carico dei targets molecolari, modificazioni della permeabilità della
membrana e quindi dell’accessibilità del bersaglio, produzione di pompe di efflusso. I
meccanismi di resistenza sono genetici, ma esistono resistenza e sensibilità a
prioristiche nei confronti di un antibiotico: un esempio può essere la resistenza dei
Gram negativi alla penicillina. La sensibilità ad un certo antibiotico varia da specie a
specie, in relazione a molte varianti. Durante una terapia antibiotica, certamente
esistono nell’individuo anche batteri meno sensibili all’antibiotico che si sta usando
(tutto questo, chiaramente, in relazione alle caratteristiche biologiche della specie che
stiamo considerando, della scelta dell’antibiotico, che deve essere appropriata, ecc…).
Tuttavia, questo non vuol dire necessariamente che tali batteri saranno selezionati e che
daranno origine ad un’infezione sostenuta da un ceppo resistente: infatti potranno
anche essere eliminati dal prolungato contatto con l’antibiotico o, meglio, dal sistema
immunitario dell’individuo. Se però i batteri non vengono del tutto eradicati, possono
riespandarsi e creare una colonia di batteri resistenti: questo può accadere quando
viene impiegata una posologa sub-‐ottimale. In ospedale, invece, l’uso di uno stesso
antibiotico per diverse infezioni in uno stesso reparto può portare nel tempo alla
formazione di colonie “ambientali” che albergano in quei locali, formate da batteri che
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ormai hanno potuto sviluppare ampiamente resistenza a quel dato antibiotico. Lo
Stafilococco Aureo è un classico esempio.
In generale, il materiale genetico che conferisce le resistenze può essere presente
costitutivamente, può originare da mutazioni puntiformi singole o multiple, oppure può
derivare dall’acquisizione di materiale genetico di tipo trasposonico o plasmidico. Gli
elementi mobili possono essere trasferiti da una specie all’altra o tra membri di una
stessa specie, per esempio attraverso il processo della coniugazione. Da un punto di
vista clinico, possiamo assistere ad epidemie di infezioni chemioresistenti dovute a
sviluppo o passaggio di unità replicative (trasposoni o plasmidi).
Tuttavia, bisogna tenere presente che un batterio che mette in atto meccanismi di
resistenza è un batterio sofferente, che spende gran parte della sua energia per tenere in
piedi questi meccanismi di resistenza e che, spesso, non ha neppure un buon
rifornimento di nutrienti (es: riduzione delle porine). Pertanto, i batteri resistenti, al di
fuori del paziente immunocompromesso, degli ospedali, delle strutture assistenziali,
tende ad essere sopraffatto dagli altri batteri wild.
Meccanismi di Resistenza
1. Ridotto accumulo di farmaco per diminuita permeabilità cellulare o
aumento dell’efflusso al livello della membrana cellulare
Sono due meccanismi che fanno riferimento alle concentrazioni di antibiotico a livello
della cellula, quindi riguardano antibiotici che agiscono a livello intracellulare o
periplasmico. La diminuita permeabilità cellulare è dovuta alla riduzione
dell’espressione o alla modificazione di proteine trasportatrici che mediano l’influsso.
L’aumentato efflusso è dovuto all’aumento di proteine deputate all’efflusso di sostanze
dannose per il batterio, come tensioattivi e metaboliti secondari di altre specie
batteriche, che sono formate da strutture circolari costituite da subunità proteiche che
circondano un canale attraverso il quale, a spesa di ATP, vengono estruse sostanze
antibiotiche. Queste sono strutture essenziali sia per i batteri che per gli animali
superiori, dove mediano l’efflusso dalle cellule (specialmente a livello degli organi
santuario) di sostanze esogene (xenobiotici) dannose. Un esempio è la Glicoproteina-‐P,
una struttura ad alto peso molecolare molto simile alle pompe di efflusso di cui sono
dotati i procarioti. Quando queste pompe di efflusso siano espresse ad alto livello, è
chiaro che l’antibiotico substrato viene più facilmente estruso, con decadimento delle
concentrazioni intracellulari e azione antibiotica notevolmente ridotta.
2. Alterazioni del target dell’antibiotico
In questo caso, il farmaco penetra nelle cellule, ma non riesce a legarsi con affinità
soddisfacente al suo bersaglio, o non vi si lega affatto. Classico esempio sono le
alterazioni delle PBPs, i recettori delle -‐lattamine.
β
Esempi:
-‐ -‐lattamine
β
-‐ Macrolidi
-‐ Cotrimossazolo (Trimetoprim + Sulfametossazolo)
-‐ Glicopeptidi
-‐ Fluorochinoloni
Per i fluorochinoloni, il batterio presenta modificazioni genetiche a carico della
topoisomerasi II (DNA girasi).
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3. Produzione di enzimi extracellulari o intracellulari che modificano o
inattivano il farmaco
Un esempio classico è quello delle -‐lattamasi, che distruggono l’anello -‐lattamico
β β
rendendo così inattive le penicilline e le cefalosporine. Anche per gli aminoglucosidi i
meccanismi di modificazione enzimatica sono molto importanti. Possiamo fare una
considerazione importante: in teoria, il meccanismo di resistenza tramite inattivazione
enzimatica è quello preferibile, poiché l’antibiotico viene distrutto e non esercita più
alcuna pressione selettiva sui ceppi resistenti, in quanto non può più essere attivo su
alcun batterio.
4. Alterazione delle vie metaboliche
Se un antibiotico agisce andando ad inibire o bloccare una certa via metabolica
finalizzata alla produzione di un certo metabolita fondamentale per la loro crescita e
sopravvivenza, i batteri possono “imp
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